di Maria Sorbi Giornale.it
aiuto Ci si mettono pure i botti di Capodanno a rendere irrespirabile l’aria. Non bastavano le vecchie auto, le emissioni delle caldaie, le stufe di una volta, i diesel, le fabbriche. Anche mortaretti, fuochi d’artificio e miccette inquinano. E non poco. In base ai dati del Codacons, i botti sparati nella notte di San Silvestro contribuiscono a raddoppiare le polveri sottili già presenti nell’aria, facendo superare il limite di legge di 50 microgrammi al metro cubo fissato per il Pm10. Per questo l’associazione a difesa dei consumatori ha chiesto di vietarli in tutta Milano, facendo leva anche sullo spirito ecologista di chi a mezzanotte, dai balconi e dalle piazze, dà fondo ad autentici arsenali per salutare l’anno nuovo.
Anche perché i pericoli, quando si parla di fuochi, sono sempre dietro l’angolo. Certo, contrastare il mercato dei botti non è cosa da poco. Due giorni prima di Natale sono state sequestrate dalla Guardia di finanza 17 tonnellate di petardi e affini, materiale esplosivo detenuto illegalmente.
Ma non basta: fumogeni, trottole, girelle, fontane e vari giochi pirotecnici vengono venduti ovunque, non solo dai cinesi, e sono accessibili a tutte le tasche. Non sempre però rispettano le norme di sicurezza. Da qui l’idea del Codacons: mettere in guardia chi li compra, soprattutto le famiglie con bambini. Innanzitutto controllando se la confezione dei fuochi riporta la dicitura «prodotto non esplodente» o meno. Si consiglia poi di non usare mai fuochi pirotecnici che sull’etichetta hanno la dicitura articoli di «IV categoria» (giocattoli pirici) o di «V categoria» (fuochi artificiali): sono pericolosi e non possono essere venduti al pubblico senza la licenza di pubblica sicurezza sia per la vendita sia per la detenzione. Altra dritta per non incappare in brutte sorprese e per prevenire gli incidenti: assicurarsi che sulla scatola dei fuochi ci sia l’etichetta con il timbro del ministero dell’Interno (altrimenti sono illegali) e le istruzioni d’uso. Il prodotto inoltre deve essere in ottimo stato di conservazione e non deve presentare segni di umidità o di danneggiamento.
Oltre a inquinare l’aria, i botti sono da maneggiare con cura soprattutto quando restano inesplosi. «Mai raccogliere per strada i botti non esplosi - raccomanda l’associazione - la prima mattina dell’anno è la più pericolosa da questo punto di vista perché molti bambini raccolgono per strada le miccette e provano a riaccenderle». Non solo. Prima di spararli in aria, assicurarsi che miccette e petardi non siano ammassati tutti in un unico punto della casa e mai farli accendere a un minorenne.
In ogni caso, gli ospedali milanesi sono attrezzati contro ogni evenienza e per tutta la notte di Capodanno rimarranno in allerta, pronti a soccorrere eventuali vittime di ustioni o di incidenti causati da esplosioni inaspettate o mal riuscite.
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martedì 30 dicembre 2008
domenica 28 dicembre 2008
Tisane digestive per le abbuffate natalizie
Pubblicato da ladygeorgie in Piante e fiori, Primo Piano, Salute e benessere.
Domenica, 28 Dicembre 2008.
Foto "Tisane Digestive"
Si sa che durante le festività siamo soliti esagerare un pò tutti. Natale è appena passato, ma sta per arrivare il cenone di Capodanno.
Pesantezza, bruciore, acidità di stomaco, ma anche rischio di indigestione possono rovinarci la festa. Che si può fare per evitare questi disturbi?
Se il nostro stomaco è particolarmente delicato e abbiamo difficoltà digestive, sarebbe meglio controllare l’alimentazione anche durante i pranzi e le cene delle feste che ancora ci aspettano.
Bisogna mangiare con calma, senza esagerare; evitare i piatti troppo elaborati, stare alla larga da salsine varie, da maionese, da spezie e alimenti piccanti. Insomma, i cibi troppo pesanti e difficili da digerire andrebbero evitati.
Chi ha una digestione difficile o soffre di gastrite, solitamente utilizza, sotto prescrizione medica, i farmaci procinetici: si tratta di medicinali che favoriscono la digestione e la motilità gastrica.
Anche gli antiacidi sono un ottimo aiuto.
I farmaci vanno utilizzati solo se prescritti o consigliati da un medico e solitamente vengono usati da chi ha problemi abbastanza seri. Per chi non ha disturbi gravi, c’è l’aiuto dei rimedi naturali.
I disturbi digestivi possono essere curati e prevenuti con le erbe.
Anche in questo caso, ricordatevi che è meglio chiedere prima il parere di un medico e che i rimedi naturali sono sconsigliati durante la gravidanza.
La tisana a base di finocchio favorisce la digestione e l’eliminazione dei gas intestinali.
Per preparare una perfetta tisana digestiva, basterà mescolare in parti uguali le seguenti erbe (si acquistano in erboristeria): finocchio, origano, achillea, anice, camomilla romana e alloro.
Bisogna mettere in infusione due cucchiaini della miscela di erbe in una tazza di acqua bollente e poi filtrare.
Anche il rosmarino ha proprietà digestive, così come la malva che inoltre ha proprietà antifiammatorie, utile nel caso di intestino irritabile.
http://www.pourfemme.it/articolo/tisane-digestive-per-le-abbuffate-natalizie/1087/
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Domenica, 28 Dicembre 2008.
Foto "Tisane Digestive"
Si sa che durante le festività siamo soliti esagerare un pò tutti. Natale è appena passato, ma sta per arrivare il cenone di Capodanno.
Pesantezza, bruciore, acidità di stomaco, ma anche rischio di indigestione possono rovinarci la festa. Che si può fare per evitare questi disturbi?
Se il nostro stomaco è particolarmente delicato e abbiamo difficoltà digestive, sarebbe meglio controllare l’alimentazione anche durante i pranzi e le cene delle feste che ancora ci aspettano.
Bisogna mangiare con calma, senza esagerare; evitare i piatti troppo elaborati, stare alla larga da salsine varie, da maionese, da spezie e alimenti piccanti. Insomma, i cibi troppo pesanti e difficili da digerire andrebbero evitati.
Chi ha una digestione difficile o soffre di gastrite, solitamente utilizza, sotto prescrizione medica, i farmaci procinetici: si tratta di medicinali che favoriscono la digestione e la motilità gastrica.
Anche gli antiacidi sono un ottimo aiuto.
I farmaci vanno utilizzati solo se prescritti o consigliati da un medico e solitamente vengono usati da chi ha problemi abbastanza seri. Per chi non ha disturbi gravi, c’è l’aiuto dei rimedi naturali.
I disturbi digestivi possono essere curati e prevenuti con le erbe.
Anche in questo caso, ricordatevi che è meglio chiedere prima il parere di un medico e che i rimedi naturali sono sconsigliati durante la gravidanza.
La tisana a base di finocchio favorisce la digestione e l’eliminazione dei gas intestinali.
Per preparare una perfetta tisana digestiva, basterà mescolare in parti uguali le seguenti erbe (si acquistano in erboristeria): finocchio, origano, achillea, anice, camomilla romana e alloro.
Bisogna mettere in infusione due cucchiaini della miscela di erbe in una tazza di acqua bollente e poi filtrare.
Anche il rosmarino ha proprietà digestive, così come la malva che inoltre ha proprietà antifiammatorie, utile nel caso di intestino irritabile.
http://www.pourfemme.it/articolo/tisane-digestive-per-le-abbuffate-natalizie/1087/
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il sorriso
http://www.laterapiadelsorriso.com
Il pensiero razionale è il mezzo attraverso il quale si possono “catalogare gli eventi” e riporle in un ordine facilmente accessibile; esso può essere definito come il recupero e la manipolazione delle informazioni, codificate precedentemente; con lo scopo di risolvere dei problemi oppure senza un fine specifico, come accade ad esempio nel pensiero artistico e creativo.
Il pensiero è in parte conscio e in parte inconscio, utilizza la simbolizzazione per immagini o parole , oppure assume una forma assume una forma astratta, difficilmente codificabile.
Il pensiero può essere visto anche come magnifico decodificatore di emozioni e può aiutarci quando vogliamo comunicare attraverso il linguaggio l’emozione che proviamo, o quando desideriamo comprendere, a livello cosciente, quelle che sono le emozioni che ci suscita una certa situazione.
Il pensiero quindi collabora con la parte emotiva del nostro essere profondo e ne attribuisce una più specifica collocazione all’interno dei dati presenti nella mente.
Le emozioni descritte e codificate possono essere centinaia, ma quelle che vengono considerate alla base del nostro mondo emotivo sono sei :
AMORE
GIOIA
SORPRESA
COLLERA
TRISTEZZA
PAURA
Si possono valutare le emozioni tramite le qualità :
piacevole/ spiacevole
positiva / negativa
tramite la potenza di queste sensazioni:
forte
debole
tramite l’attività:
alta
bassa
L’espressione delle emozioni ha un risvolto fisiologico, corporeo e psicologico; alla paura ad esempio si associa generalmente un aumento della frequenza cardiaca, un aumento della respirazione, un aumento della pressione del sangue e via dicendo.
Le emozioni hanno quindi, un risvolto consapevole (riconoscere un emozione a livello cognitivo), sia un risvolto sociale (esprimere attraverso il linguaggio o il corpo l’emozione provata), che fisico (cambiamenti fisiologici).
L’interpretazione delle emozione degli altri è data dalla lettura del comportamento non verbale (la postura, il colorito del viso, la gestualità, la direzione dello sguardo).
La capacità di comprendere l’emozione dell’altro è dovuta principalmente al grado di empatia che la persona ha sviluppato nel tempo.
L’abitudine ad utilizzare il pensiero, come principale fonte a cui affidarsi per controllare e determinare l’azione, diviene un ostacolo nel caso in cui la razionalità comprime le emozioni che sono parte fondamentale del nostro essere.
Il primo contenitore delle emozioni è l’utero materno: il primo linguaggio del feto è l’emozione, indistinta e non codificata, poiché non ha ancora una struttura cognitiva formata e l’uso del linguaggio è ancora lontano.
L’emozione pura in questo caso è l’unica forma di comunicazione che il feto, e in seguito il neonato utilizzerà con la madre innanzi tutto e poi con il mondo circostante, fino a che non potrà sostituirlo con l’uso della parola.
Ma anche allora quando verrà consolidato il linguaggio, come espressione dei sentimenti, l’emozione sarà la prima ad essere sentita, ed espressa, al di là delle parole stesse che molte volte non fanno che confondere.
L’emozione è quindi sintomo di essenza , è lo specchio del nostro modo personale di interpretare la realtà.
E’ con l’emozione che ci rapportiamo a qualsiasi evento possa scorrere sulla nostra strada sia esso positivo o negativo, ed è seguendo l’impulso dettato dalle emozioni che spesso facciamo certe scelte piuttosto che altre.
Non è a caso che i momenti in cui vi è un maggior trasporto emotivo (momenti in cui l’emozione viene lasciata fluire) siano quelli che rimangono maggiormente impressi, attimi in cui ci si parla con lo sguardo o si comunica con un semplice sorriso ....
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Il pensiero è in parte conscio e in parte inconscio, utilizza la simbolizzazione per immagini o parole , oppure assume una forma assume una forma astratta, difficilmente codificabile.
Il pensiero può essere visto anche come magnifico decodificatore di emozioni e può aiutarci quando vogliamo comunicare attraverso il linguaggio l’emozione che proviamo, o quando desideriamo comprendere, a livello cosciente, quelle che sono le emozioni che ci suscita una certa situazione.
Il pensiero quindi collabora con la parte emotiva del nostro essere profondo e ne attribuisce una più specifica collocazione all’interno dei dati presenti nella mente.
Le emozioni descritte e codificate possono essere centinaia, ma quelle che vengono considerate alla base del nostro mondo emotivo sono sei :
AMORE
GIOIA
SORPRESA
COLLERA
TRISTEZZA
PAURA
Si possono valutare le emozioni tramite le qualità :
piacevole/ spiacevole
positiva / negativa
tramite la potenza di queste sensazioni:
forte
debole
tramite l’attività:
alta
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L’espressione delle emozioni ha un risvolto fisiologico, corporeo e psicologico; alla paura ad esempio si associa generalmente un aumento della frequenza cardiaca, un aumento della respirazione, un aumento della pressione del sangue e via dicendo.
Le emozioni hanno quindi, un risvolto consapevole (riconoscere un emozione a livello cognitivo), sia un risvolto sociale (esprimere attraverso il linguaggio o il corpo l’emozione provata), che fisico (cambiamenti fisiologici).
L’interpretazione delle emozione degli altri è data dalla lettura del comportamento non verbale (la postura, il colorito del viso, la gestualità, la direzione dello sguardo).
La capacità di comprendere l’emozione dell’altro è dovuta principalmente al grado di empatia che la persona ha sviluppato nel tempo.
L’abitudine ad utilizzare il pensiero, come principale fonte a cui affidarsi per controllare e determinare l’azione, diviene un ostacolo nel caso in cui la razionalità comprime le emozioni che sono parte fondamentale del nostro essere.
Il primo contenitore delle emozioni è l’utero materno: il primo linguaggio del feto è l’emozione, indistinta e non codificata, poiché non ha ancora una struttura cognitiva formata e l’uso del linguaggio è ancora lontano.
L’emozione pura in questo caso è l’unica forma di comunicazione che il feto, e in seguito il neonato utilizzerà con la madre innanzi tutto e poi con il mondo circostante, fino a che non potrà sostituirlo con l’uso della parola.
Ma anche allora quando verrà consolidato il linguaggio, come espressione dei sentimenti, l’emozione sarà la prima ad essere sentita, ed espressa, al di là delle parole stesse che molte volte non fanno che confondere.
L’emozione è quindi sintomo di essenza , è lo specchio del nostro modo personale di interpretare la realtà.
E’ con l’emozione che ci rapportiamo a qualsiasi evento possa scorrere sulla nostra strada sia esso positivo o negativo, ed è seguendo l’impulso dettato dalle emozioni che spesso facciamo certe scelte piuttosto che altre.
Non è a caso che i momenti in cui vi è un maggior trasporto emotivo (momenti in cui l’emozione viene lasciata fluire) siano quelli che rimangono maggiormente impressi, attimi in cui ci si parla con lo sguardo o si comunica con un semplice sorriso ....
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Terapia del Sorriso
La Terapia del Sorriso comprende due tecniche, entrambe hanno il fine di esternare e riequilibrare le emozioni.
L'Animazione Terapeutica risveglia la parte sana che vive dentro noi, l’Animazione emozionale riequilibra le emozioni della persona .
ANIMAZIONE TERAPEUTICA
L’Animazione Terapeutica è rivolta al bambino , agli educatori e ai famigliari, prevede degli esercizi gioco al fine di esternare e riequilibrare le sue emozioni.
ANIMAZIONE EMOZIONALE
L’Animazione Emozionale è una tecnica rivolta al neonato, al neonato pretermine e alle persone non autonome, si serve di un metodo per entrare in contatto con chi non può esprimersi, comunicando con un linguaggio non verbale.
la Terapia del Sorriso nasce da un lungo lavoro di ricerca , osservando i Reali bisogni delle persone in difficoltà al fine di aiutare a sorridere i bambini e gli adulti in difficoltà.
Il paziente
Dopo molti anni di esperienza a contatto con le persone sofferenti, seguendo le esigenze dei bambini e dei genitori in ospedale, e cercando di comprendere cosa servisse loro per sentirsi meglio, ho potuto comprovare che insegnando loro a prendere consapevolezza delle proprie paure ed aiutandoli a sconfiggerle con semplici esercizi per gli adulti e alcuni giochi per i bambini, si acquisiva la serenità perduta e tornava a splendere il sorriso.
L'operatore sanitario
Chi soffre non è soltanto il paziente, ma anche chi si prende cura di lui, per questo ho voluto osservare la situazione sotto più punti di vista.
Il genitore o colui che sta vicino alla persona sofferente, così come il personale sanitario negli ospedali e gli educatori nelle scuole, si fanno carico ogni giorno del dolore di chi soffre e a volte, non avendo i mezzi per "leggere" e porre rimedio a questi disequilibri, svolgono il loro lavoro con tecnicismo, aiutando il paziente solo sotto l'aspetto fisico.
camminiamo insieme...
"parlare" un nuovo linguaggio; "leggere" i reali bisogni delle persone; "vedere" quali sono i problemi e "toccare" con mano le emozioni, sono le regolette che aiutano a camminare insieme, con gioia, sorridendo...
L'amore è l'ingrediente che accompagna ogni gesto e che fa nascere il sorriso ....
La Terapia del Sorriso non vuole essere solo una "tecnica" che include il linguaggio per entrare in contatto con le emozioni , ma uno strumento di consapevolezza che permetta al bambino di sentirsi protagonista della sua vita attraverso la creatività e all'adulto di consapevolizzare che il riequilibrio emozionale è un importante mezzo per agevolare la sua guarigione ..
...vorrei dedicare la Terapia del Sorriso a tutti gli adulti del Mondo perché possano trasmettere ai bambini la semplicità, l’amore e la comprensione ...
Silvia Lauretta Pepe
http://www.laterapiadelsorriso.com
L'Animazione Terapeutica risveglia la parte sana che vive dentro noi, l’Animazione emozionale riequilibra le emozioni della persona .
ANIMAZIONE TERAPEUTICA
L’Animazione Terapeutica è rivolta al bambino , agli educatori e ai famigliari, prevede degli esercizi gioco al fine di esternare e riequilibrare le sue emozioni.
ANIMAZIONE EMOZIONALE
L’Animazione Emozionale è una tecnica rivolta al neonato, al neonato pretermine e alle persone non autonome, si serve di un metodo per entrare in contatto con chi non può esprimersi, comunicando con un linguaggio non verbale.
la Terapia del Sorriso nasce da un lungo lavoro di ricerca , osservando i Reali bisogni delle persone in difficoltà al fine di aiutare a sorridere i bambini e gli adulti in difficoltà.
Il paziente
Dopo molti anni di esperienza a contatto con le persone sofferenti, seguendo le esigenze dei bambini e dei genitori in ospedale, e cercando di comprendere cosa servisse loro per sentirsi meglio, ho potuto comprovare che insegnando loro a prendere consapevolezza delle proprie paure ed aiutandoli a sconfiggerle con semplici esercizi per gli adulti e alcuni giochi per i bambini, si acquisiva la serenità perduta e tornava a splendere il sorriso.
L'operatore sanitario
Chi soffre non è soltanto il paziente, ma anche chi si prende cura di lui, per questo ho voluto osservare la situazione sotto più punti di vista.
Il genitore o colui che sta vicino alla persona sofferente, così come il personale sanitario negli ospedali e gli educatori nelle scuole, si fanno carico ogni giorno del dolore di chi soffre e a volte, non avendo i mezzi per "leggere" e porre rimedio a questi disequilibri, svolgono il loro lavoro con tecnicismo, aiutando il paziente solo sotto l'aspetto fisico.
camminiamo insieme...
"parlare" un nuovo linguaggio; "leggere" i reali bisogni delle persone; "vedere" quali sono i problemi e "toccare" con mano le emozioni, sono le regolette che aiutano a camminare insieme, con gioia, sorridendo...
L'amore è l'ingrediente che accompagna ogni gesto e che fa nascere il sorriso ....
La Terapia del Sorriso non vuole essere solo una "tecnica" che include il linguaggio per entrare in contatto con le emozioni , ma uno strumento di consapevolezza che permetta al bambino di sentirsi protagonista della sua vita attraverso la creatività e all'adulto di consapevolizzare che il riequilibrio emozionale è un importante mezzo per agevolare la sua guarigione ..
...vorrei dedicare la Terapia del Sorriso a tutti gli adulti del Mondo perché possano trasmettere ai bambini la semplicità, l’amore e la comprensione ...
Silvia Lauretta Pepe
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I Virus influenzali
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Fino ad ora sono stati identificati tre tipi differenti di virus influenzali, costituenti il genere Orthomixovirus: il tipo A e B, responsabili della sintomatologia influenzale classica, e il tipo C, di scarsa rilevanza clinica (generalmente asintomatico).
I virus di tipo A circolano sia nell'uomo che in altre specie animali e sono ulteriormente suddivisi in sottotipi, distinti in base alle differenze tra le proteine di superficie: emagglutinina (HA) e neuramminidasi (NA), verso le quali si indirizza la risposta immunitaria dei soggetti infettati o vaccinati. Ad oggi sono stati identificati 15 sottotipi di emagglutinina e 9 di neuramminidasi.
I virus di tipo B sono presenti solo nell'uomo e non esistono sottotipi distinti nell'ambito delle loro proteine di superficie HA e NA.
I virus di tipo C, come già detto, danno una infezione generalmente asintomatica o simile al raffreddore comune. Alla base della epidemiologia dell'influenza vi è la marcata tendenza di tutti i virus influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie che permettono loro di aggirare la barriera costituita dalla immunità presente nella popolazione che in passato ha subito l’infezione influenzale. I cambiamenti possono avvenire secondo due meccanismi distinti:
Deriva antigenica (antigenic drift). Si tratta di una graduale modifica della sequenza degli aminoacidi che compongono le proteine in grado di stimolare una risposta immune. Questo fenomeno riguarda sia i virus A, sia i B (ma negli A avviene in modo più marcato e frequente) ed è responsabile delle epidemie stagionali. Infatti le nuove varianti diventano sufficientemente irriconoscibili agli anticorpi nella maggior parte delle popolazione, così da rendere un ampio numero di individui suscettibile al nuovo ceppo.
Spostamento antigenico (antigenic shift). È un fenomeno che riguarda solo i virus influenzali di tipo A e consiste nella comparsa nell'uomo di un nuovo ceppo virale con una proteina di superficie (HA e/o NA) appartenente a un sottotipo diverso da quelli comunemente circolanti nell'uomo. Gli shift antigenici sono dovuti o a riassortimenti tra virus umani e animali (aviari o suini) oppure alla trasmissione diretta di virus non-umani all'uomo (l'esempio più recente è quello verificatosi ad Hong Kong nel 1997). Quindi la fonte dei nuovi sottotipi sono sempre virus animali. Poiché la popolazione non ha mai incontrato prima questi antigeni, in determinate circostanze questi cambiamenti di maggiore entità possono provocare una infezione improvvisa e invasiva in tutti i gruppi di età, su scala mondiale, che prende il nome di "pandemia".
by:influenza.it
Fino ad ora sono stati identificati tre tipi differenti di virus influenzali, costituenti il genere Orthomixovirus: il tipo A e B, responsabili della sintomatologia influenzale classica, e il tipo C, di scarsa rilevanza clinica (generalmente asintomatico).
I virus di tipo A circolano sia nell'uomo che in altre specie animali e sono ulteriormente suddivisi in sottotipi, distinti in base alle differenze tra le proteine di superficie: emagglutinina (HA) e neuramminidasi (NA), verso le quali si indirizza la risposta immunitaria dei soggetti infettati o vaccinati. Ad oggi sono stati identificati 15 sottotipi di emagglutinina e 9 di neuramminidasi.
I virus di tipo B sono presenti solo nell'uomo e non esistono sottotipi distinti nell'ambito delle loro proteine di superficie HA e NA.
I virus di tipo C, come già detto, danno una infezione generalmente asintomatica o simile al raffreddore comune. Alla base della epidemiologia dell'influenza vi è la marcata tendenza di tutti i virus influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie che permettono loro di aggirare la barriera costituita dalla immunità presente nella popolazione che in passato ha subito l’infezione influenzale. I cambiamenti possono avvenire secondo due meccanismi distinti:
Deriva antigenica (antigenic drift). Si tratta di una graduale modifica della sequenza degli aminoacidi che compongono le proteine in grado di stimolare una risposta immune. Questo fenomeno riguarda sia i virus A, sia i B (ma negli A avviene in modo più marcato e frequente) ed è responsabile delle epidemie stagionali. Infatti le nuove varianti diventano sufficientemente irriconoscibili agli anticorpi nella maggior parte delle popolazione, così da rendere un ampio numero di individui suscettibile al nuovo ceppo.
Spostamento antigenico (antigenic shift). È un fenomeno che riguarda solo i virus influenzali di tipo A e consiste nella comparsa nell'uomo di un nuovo ceppo virale con una proteina di superficie (HA e/o NA) appartenente a un sottotipo diverso da quelli comunemente circolanti nell'uomo. Gli shift antigenici sono dovuti o a riassortimenti tra virus umani e animali (aviari o suini) oppure alla trasmissione diretta di virus non-umani all'uomo (l'esempio più recente è quello verificatosi ad Hong Kong nel 1997). Quindi la fonte dei nuovi sottotipi sono sempre virus animali. Poiché la popolazione non ha mai incontrato prima questi antigeni, in determinate circostanze questi cambiamenti di maggiore entità possono provocare una infezione improvvisa e invasiva in tutti i gruppi di età, su scala mondiale, che prende il nome di "pandemia".
by:influenza.it
INFLUENZA: RISCHIO TRIPLO PER CHI NON SI VACCINA
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Londra, 23 dic. - Chi non si vaccina ha un rischio triplo di ammalarsi di influenza rispetto a chi e' vaccinato. E' quanto risulta da uno studio dell'Istituto epidemiologico britannico, secondo il quale i giovani, per i quali non è raccomandata la vaccinazione, si ammalano tre volte di più dei genitori vaccinati. Su 100mila persone tra i 15 e i 44 anni, scrive l'"Independent", il 54,4 per cento hanno già avuto l'influenza, contro il 18 di quelli di più di 65 anni (la media e' del 39 per cento). Secondo le autorità sanitarie, e' il vaccino a fare la differenza, ma va tenuto in considerazione anche il fatto che i giovani tendono a trascurare i primi sintomi e continuano ad andare a scuola e al lavoro, mentre gli anziani sono più attenti alla salute.
Londra, 23 dic. - Chi non si vaccina ha un rischio triplo di ammalarsi di influenza rispetto a chi e' vaccinato. E' quanto risulta da uno studio dell'Istituto epidemiologico britannico, secondo il quale i giovani, per i quali non è raccomandata la vaccinazione, si ammalano tre volte di più dei genitori vaccinati. Su 100mila persone tra i 15 e i 44 anni, scrive l'"Independent", il 54,4 per cento hanno già avuto l'influenza, contro il 18 di quelli di più di 65 anni (la media e' del 39 per cento). Secondo le autorità sanitarie, e' il vaccino a fare la differenza, ma va tenuto in considerazione anche il fatto che i giovani tendono a trascurare i primi sintomi e continuano ad andare a scuola e al lavoro, mentre gli anziani sono più attenti alla salute.
contro la crisi energetica
WASHINGTON - Carburante dal grasso prelevato con le liposuzioni? Sembra una follia solo immaginarlo, ma pare che qualcuno lo abbia fatto davvero. Protagonista di questa nuova via contro la crisi energetica- secondo quanto riportato da diversi media internazionali, fra cui The Independent e il New York Times - è Alan Bittner, uno specialista di Los Angeles, che avrebbe usato il grasso «umano» come carburante per la sua vettura e quella della fidanzata (rispettivamente un Suv Ford e una Lincoln Navigator). Il dottor Bittner, proprietario dello studio medico «Beverly Hills Liposculture», ha detto di avere riscontrato un consenso entusiasta tra i suoi pazienti alla richiesta di usare il grasso prelevato dai loro corpi con fini ambientali: trasformare la sostanza in bio-carburante. «La grande maggioranza dei mie pazienti ha acconsentito che il loro grasso fosse usato come carburante - ha scritto il medico sul suo sito Internet - Il fatto di usare i loro eccessi corporei per salvare la Terra suscitava sempre grande entusiasmo».
«LIPODIESEL» - Cinque litri di grasso umano producono una quantità quasi equivalente di bio-carburante: i trigliceridi (che compongono le cellule grasse) sono estratti e trasformati in diesel. È una strada esplorata anche da alcune compagnie che producono pollame. La vicenda non ha comunque un lieto fine perchè usare residui umani per la produzione di carburante è illegale in California e il medico e la sua fidanzata, che usavano il bio-carburante proveniente dalla liposuzione per alimentare i serbatoi delle loro vetture sono finiti sotto inchiesta. Inoltre il medico, che è stato parecchio vago su come e dove trasformasse il grasso in bio-carburante, è stato denunciato da tre pazienti per avere usato come assistenti in sala operatoria personale non qualificato (compresa la sua fidanzata).
FUGA IN SUDAMERICA - Alcuni interventi sarebbero terminati in modo disastroso per il prelievo di una quantità eccessiva di grasso durante la proceduta di liposuzione. Ma l'indagine è resa difficile dal fatto che il medico abbia chiuso il mese scorso il suo controverso studio per trasferirsi in Sud America per «fare del volontariato in una clinica per bisognosi». I legali della sue vittime affermano che il medico è fuggito per sottrarsi alla scomoda inchiesta avviata sulle sue attività.
26 dicembre 2008(ultima modifica: 27 dicembre 2008)
«LIPODIESEL» - Cinque litri di grasso umano producono una quantità quasi equivalente di bio-carburante: i trigliceridi (che compongono le cellule grasse) sono estratti e trasformati in diesel. È una strada esplorata anche da alcune compagnie che producono pollame. La vicenda non ha comunque un lieto fine perchè usare residui umani per la produzione di carburante è illegale in California e il medico e la sua fidanzata, che usavano il bio-carburante proveniente dalla liposuzione per alimentare i serbatoi delle loro vetture sono finiti sotto inchiesta. Inoltre il medico, che è stato parecchio vago su come e dove trasformasse il grasso in bio-carburante, è stato denunciato da tre pazienti per avere usato come assistenti in sala operatoria personale non qualificato (compresa la sua fidanzata).
FUGA IN SUDAMERICA - Alcuni interventi sarebbero terminati in modo disastroso per il prelievo di una quantità eccessiva di grasso durante la proceduta di liposuzione. Ma l'indagine è resa difficile dal fatto che il medico abbia chiuso il mese scorso il suo controverso studio per trasferirsi in Sud America per «fare del volontariato in una clinica per bisognosi». I legali della sue vittime affermano che il medico è fuggito per sottrarsi alla scomoda inchiesta avviata sulle sue attività.
26 dicembre 2008(ultima modifica: 27 dicembre 2008)
venerdì 26 dicembre 2008
A Natale IN 100 MILA KOINFLUENZA: 500 MILA A LETTO DOPO CAPODANNO
) - Roma, 26 dic. - Ha gia' messo a letto per il Natale 100 mila italiani tra adulti e bambini da zero a quattro anni ed il numero e' presto destinato a quintuplicarsi, al giro di boa del Capodanno saranno 500 mila, per raggiungere gradualmente i 5-7 milioni del picco previsto tra meta' gennaio e fine febbraio. A parlare del 'cattivo' virus australiano, e' il virologo dell'Universita' di Milano Fabrizio Pregliasco che, con la sua equipe, vaglia quotidianamente i casi isolati del virus come le segnalazioni dei 'medici-sentinella'. Dunque, gia' l'uno per mille della popolazione generale tra cui il 6 per mille dei bambini piu' piccoli (0-4 anni) e' gia' a letto con l'influenza. "E' il saldo, per ora, dei casi isolati e delle segnalazioni dei 'medici-sentinella' ma ci attendiamo data la diffusione aggressiva del virus favorita dal freddo continuo ed intenso, un'impennata - avverte Pregliasco - subito dopo il Capodanno, diciamo nella prima settimana di gennaio con 500 mila italiani a letto". A questo punto della stagione "vaccinarsi e' un po' tardi ma - aggiunge il virologo - nessuno vieta di farla: la vaccinazione pero' dispiega i suoi effetti dopo una decina di giorni". Il virus australiano e' "aggressivo, cattivo per la sua diffusione ma i suoi effetti saranno - spiega Pregliasco - nella casistica classica: febbre alta, dolori muscolari, un diffuso e fastidioso senso di stanchezza, inappetenza. Raccomandazioni? In primis, trattare la febbre con accortezza e prudenza usando gli antiperetici per abbassarla e non per stroncarla". E poi, "non prendere antibiotici, star al caldo, mangiare leggero, a esempio brodini ricchi di proteine e richiedere l'intervento del medico solo se - precisa il virologo - dopo 4-5 giorni i sintomi non sono passati per evitare ogni eventuale complicanza". Insomma, tutto secondo copione? "Si' ci aspettiamo il picco tra meta' gennaio e fine febbraio e prevediamo da 5 a 7 milioni gli italiani che saranno colpiti dall'australiana", risponde il virologo per il quale, "accanto all'australiana - conclude - si faranno sentire i virus di stagione, come i rinovirus, con naso chiuso e raffreddore".
giovedì 25 dicembre 2008
Vladimir Luxuria racconta a Ok Salute l'intervento per la ricostruzione del seno
«Dal torace piatto a una terza piena:
tra dolori atroci sono rinata donna»
Vladimir Luxuria durante una pausa dei lavori parlamentari: è stata deputata del Prc dal 2006 al 2008 (Lapresse)
Prima di addormentarmi ho immaginato il mare. Poi sono caduta assopita, grazie all’anestesia, sul lettino del chirurgo. Sapevo che quando mi sarei svegliata avrei avuto quello che da tempo desideravo. Il seno, come qualsiasi donna di questo mondo. Dietro le palpebre chiuse immaginavo una distesa placida: più che una visione, un sussurro, una ninnananna. Ed ero tranquilla come mai.
A 42 anni, con una poltrona in Parlamento nelle file di Rifondazione comunista, oramai alle spalle le frenetiche stagioni delle discoteche, avevo raggiunto la stabilità psicologica necessaria per affrontare l’intervento: mi sarei sottoposta a una mastoplastica additiva. Un passo decisivo sulla strada che stavo percorrendo da una vita intera: riappropriarmi del genere a cui da sempre so di appartenere. Io lo chiamo un processo androginoide: sono nata uomo, ma dentro sono donna. Erano almeno cinque anni che ci pensavo. A bloccarmi, la paura per l’operazione e la consapevolezza che non sarebbe stato facile né immediato convivere con una parte del corpo nuova, appiccicata addosso.
È stata la mia amica Silvia, anche lei transgender, a convincermi. Il chirurgo che l’aveva operata, Maurizio Eleuteri, aveva fatto un buon lavoro e lei sfoggiava un seno invidiabile. Ho preso fiducia. Ho cominciato la trafila di visite e accertamenti dallo stesso specialista, con lui abbiamo deciso l’aspetto e la misura di quello che sarebbe stato il mio nuovo décolleté. Ho scelto una terza abbondante, che si armonizasse con il mio metro e 80 di statura. Di esagerare non mi andava proprio. Quel seno lo volevo per piacere di più a me stessa, non per attirare gli sguardi degli uomini su una quinta gonfia e statica.
Il dottore mi ha informata di tutti gli effetti collaterali possibili: che il silicone si indurisse e creasse l’effetto palloncino o che il corpo rigettasse le protesi. Ma ero decisa. Abbiamo optato per un tipo di silicone di ultima generazione, cosiddetto ruvido: si adattava meglio alla forma del mio petto, che per natura non era completamente piatto come spesso quello dei maschi. Non ho dovuto sottopormi ad alcuna cura ormonale.
I giorni precedenti all’operazione mi turbinavano in testa timori, domande, dubbi: mi riconoscerò? Riuscirò a indossare vestiti scollati o mi vergognerò? La notte potrò dormire a pancia in giù? Per l’intervento ho approfittato delle vacanze pasquali, era l’aprile del 2007. Quando mi sono guardata allo specchio, anche con addosso una fasciatura stretta, ho saputo subito una cosa: quel seno era come se l’avessi sempre avuto. Ho passato due notti in clinica, con dolori atroci perché la pelle sotto cui erano state inserite le protesi tirava per adattarsi alle nuove mammelle. Due cannule per il drenaggio sporgevano dalla medicazione e aiutavano il mio corpo a eliminare le secrezioni e il sangue. Il petto era gonfio, come spingesse, ma io mi sentivo molto femmina: si sa, le donne hanno una soglia di sopportazione del dolore molto più alta rispetto agli uomini.
Tornata a casa, ho tenuto per un mese un reggiseno ortopedico. Ma ci è voluto un anno perché il seno risultasse davvero naturale. Poi è arrivata L’Isola dei famosi: in Honduras mi sono messa a nudo, in ogni senso. Sapevo della morbosità che avrebbero suscitato le mie tette nuove di zecca, non solo sui compagni di avventura ma anche sugli spettatori. Ho evitato il topless ma mi sono sentita perfettamente a mio agio con il bikini, anche perché un pareo legato allo slip nascondeva i genitali. Lì l’operazione non l’ho fatta. E non ci penso. A dirla con una battuta, ciascuno deve accettare i propri difetti. E poi, con i 17 chili persi durante il programma, mi sento in forma, più femminile e soddisfatta che mai.
Vladimir Luxuria
(testo raccolto da Francesca Gambarini / Ok Salute)
24 dicembre 2008
tra dolori atroci sono rinata donna»
Vladimir Luxuria durante una pausa dei lavori parlamentari: è stata deputata del Prc dal 2006 al 2008 (Lapresse)
Prima di addormentarmi ho immaginato il mare. Poi sono caduta assopita, grazie all’anestesia, sul lettino del chirurgo. Sapevo che quando mi sarei svegliata avrei avuto quello che da tempo desideravo. Il seno, come qualsiasi donna di questo mondo. Dietro le palpebre chiuse immaginavo una distesa placida: più che una visione, un sussurro, una ninnananna. Ed ero tranquilla come mai.
A 42 anni, con una poltrona in Parlamento nelle file di Rifondazione comunista, oramai alle spalle le frenetiche stagioni delle discoteche, avevo raggiunto la stabilità psicologica necessaria per affrontare l’intervento: mi sarei sottoposta a una mastoplastica additiva. Un passo decisivo sulla strada che stavo percorrendo da una vita intera: riappropriarmi del genere a cui da sempre so di appartenere. Io lo chiamo un processo androginoide: sono nata uomo, ma dentro sono donna. Erano almeno cinque anni che ci pensavo. A bloccarmi, la paura per l’operazione e la consapevolezza che non sarebbe stato facile né immediato convivere con una parte del corpo nuova, appiccicata addosso.
È stata la mia amica Silvia, anche lei transgender, a convincermi. Il chirurgo che l’aveva operata, Maurizio Eleuteri, aveva fatto un buon lavoro e lei sfoggiava un seno invidiabile. Ho preso fiducia. Ho cominciato la trafila di visite e accertamenti dallo stesso specialista, con lui abbiamo deciso l’aspetto e la misura di quello che sarebbe stato il mio nuovo décolleté. Ho scelto una terza abbondante, che si armonizasse con il mio metro e 80 di statura. Di esagerare non mi andava proprio. Quel seno lo volevo per piacere di più a me stessa, non per attirare gli sguardi degli uomini su una quinta gonfia e statica.
Il dottore mi ha informata di tutti gli effetti collaterali possibili: che il silicone si indurisse e creasse l’effetto palloncino o che il corpo rigettasse le protesi. Ma ero decisa. Abbiamo optato per un tipo di silicone di ultima generazione, cosiddetto ruvido: si adattava meglio alla forma del mio petto, che per natura non era completamente piatto come spesso quello dei maschi. Non ho dovuto sottopormi ad alcuna cura ormonale.
I giorni precedenti all’operazione mi turbinavano in testa timori, domande, dubbi: mi riconoscerò? Riuscirò a indossare vestiti scollati o mi vergognerò? La notte potrò dormire a pancia in giù? Per l’intervento ho approfittato delle vacanze pasquali, era l’aprile del 2007. Quando mi sono guardata allo specchio, anche con addosso una fasciatura stretta, ho saputo subito una cosa: quel seno era come se l’avessi sempre avuto. Ho passato due notti in clinica, con dolori atroci perché la pelle sotto cui erano state inserite le protesi tirava per adattarsi alle nuove mammelle. Due cannule per il drenaggio sporgevano dalla medicazione e aiutavano il mio corpo a eliminare le secrezioni e il sangue. Il petto era gonfio, come spingesse, ma io mi sentivo molto femmina: si sa, le donne hanno una soglia di sopportazione del dolore molto più alta rispetto agli uomini.
Tornata a casa, ho tenuto per un mese un reggiseno ortopedico. Ma ci è voluto un anno perché il seno risultasse davvero naturale. Poi è arrivata L’Isola dei famosi: in Honduras mi sono messa a nudo, in ogni senso. Sapevo della morbosità che avrebbero suscitato le mie tette nuove di zecca, non solo sui compagni di avventura ma anche sugli spettatori. Ho evitato il topless ma mi sono sentita perfettamente a mio agio con il bikini, anche perché un pareo legato allo slip nascondeva i genitali. Lì l’operazione non l’ho fatta. E non ci penso. A dirla con una battuta, ciascuno deve accettare i propri difetti. E poi, con i 17 chili persi durante il programma, mi sento in forma, più femminile e soddisfatta che mai.
Vladimir Luxuria
(testo raccolto da Francesca Gambarini / Ok Salute)
24 dicembre 2008
il sesto senso..esiste!
ultimo aggiornamento: 23 dicembre, ore 18:53
Roma, 23 gen. (Adnkronos Salute) - Protagonista di film e leggende metropolitane, il sesto senso esiste. Ed è la forza misteriosa che guida un cieco oltre gli ostacoli senza altri aiuti, un po' come accade al supereroe non vedente Daredevil. Lo hanno scoperto i ricercatori statunitensi e olandesi che, insieme a colleghi italiani dell'Università di Torino e a scienziati britannici e svizzeri, firmano uno studio sul sesto senso pubblicato su 'Current Biology'. Al centro della ricerca un uomo rimasto cieco dopo un ictus, ma perfettamente in grado di evitare sedie e scatole senza finirci contro, usando connessioni alternative nel cervello.
Lo studio suggerisce dunque che il famoso sesto senso non è un'invenzione di scrittori o fumettisti. Esiste e, in alcuni casi, funziona: tutti noi - dicono i ricercatori - usiamo risorse cerebrali del subconscio e, grazie a questo nuovo senso, potremmo fare cose che non sappiamo di essere in grado di fare.
Il paziente protagonista dello studio, noto solo come T.N., è rimasto cieco dopo un danno alla corteccia visuale in entrambi gli emisferi del cervello, dovuto a ictus ripetuti. I suoi occhi sono normali, ma il suo cervello non può processare le informazioni che gli inviano, rendendo di fatto l'uomo totalmente privo di vista. T.N. si era accorto di avere la cosiddetta 'vista dei ciechi', l'abilità di percepire la presenza di alcuni oggetti nell'ambiente pur senza vederli. Ad esempio, era in grado di rispondere alle espressioni del volto altrui. Nonostante ciò, camminava come un cieco: usava un bastone per tracciare gli ostacoli e aveva bisogno della guida degli altri quando camminava in strada.
Ebbene, un video realizzato dai ricercatori dell'Harvard Medical School (Usa) mostra T.N. che completa in scioltezza un percorso a ostacoli messo a punto dagli scienziati, senza l'aiuto del suo cane o di un'altra persona. E oltretutto T.N. "non si rendeva conto di fare qualcosa di eccezionale: pensava di aver camminato in linea retta lungo un corridoio", spiega Beatrice de Gelder della Tilburd University (Paesi Bassi) e dell'ateneo americano, che ha firmato la ricerca insieme a Marco Tamietto dell'Università di Torino e un gruppo di colleghi internazionali.
"Si tratta in assoluto della prima ricerca su questa abilità nell'uomo. Dallo studio emerge un messaggio importante, specie per le persone con danni cerebrali", aggiunge la responsabile della ricerca. "Puoi subire una totale perdita della visione corticale, ma ancora avere delle capacità" misteriose, "che ti permettono di muoverti dentro e fuori da un luogo senza farti male", spiega l'esperta. "Lo studio - conclude - ci mostra l'importanza di questi elementi visuali, molto antichi dal punto di vista dell'evoluzione, che contribuiscono più di quanto pensiamo al nostro 'funzionamento' nel mondo reale". Insomma, c'è molto che i pazienti possono fare se superano l'idea di non essere in grado di farlo.
Roma, 23 gen. (Adnkronos Salute) - Protagonista di film e leggende metropolitane, il sesto senso esiste. Ed è la forza misteriosa che guida un cieco oltre gli ostacoli senza altri aiuti, un po' come accade al supereroe non vedente Daredevil. Lo hanno scoperto i ricercatori statunitensi e olandesi che, insieme a colleghi italiani dell'Università di Torino e a scienziati britannici e svizzeri, firmano uno studio sul sesto senso pubblicato su 'Current Biology'. Al centro della ricerca un uomo rimasto cieco dopo un ictus, ma perfettamente in grado di evitare sedie e scatole senza finirci contro, usando connessioni alternative nel cervello.
Lo studio suggerisce dunque che il famoso sesto senso non è un'invenzione di scrittori o fumettisti. Esiste e, in alcuni casi, funziona: tutti noi - dicono i ricercatori - usiamo risorse cerebrali del subconscio e, grazie a questo nuovo senso, potremmo fare cose che non sappiamo di essere in grado di fare.
Il paziente protagonista dello studio, noto solo come T.N., è rimasto cieco dopo un danno alla corteccia visuale in entrambi gli emisferi del cervello, dovuto a ictus ripetuti. I suoi occhi sono normali, ma il suo cervello non può processare le informazioni che gli inviano, rendendo di fatto l'uomo totalmente privo di vista. T.N. si era accorto di avere la cosiddetta 'vista dei ciechi', l'abilità di percepire la presenza di alcuni oggetti nell'ambiente pur senza vederli. Ad esempio, era in grado di rispondere alle espressioni del volto altrui. Nonostante ciò, camminava come un cieco: usava un bastone per tracciare gli ostacoli e aveva bisogno della guida degli altri quando camminava in strada.
Ebbene, un video realizzato dai ricercatori dell'Harvard Medical School (Usa) mostra T.N. che completa in scioltezza un percorso a ostacoli messo a punto dagli scienziati, senza l'aiuto del suo cane o di un'altra persona. E oltretutto T.N. "non si rendeva conto di fare qualcosa di eccezionale: pensava di aver camminato in linea retta lungo un corridoio", spiega Beatrice de Gelder della Tilburd University (Paesi Bassi) e dell'ateneo americano, che ha firmato la ricerca insieme a Marco Tamietto dell'Università di Torino e un gruppo di colleghi internazionali.
"Si tratta in assoluto della prima ricerca su questa abilità nell'uomo. Dallo studio emerge un messaggio importante, specie per le persone con danni cerebrali", aggiunge la responsabile della ricerca. "Puoi subire una totale perdita della visione corticale, ma ancora avere delle capacità" misteriose, "che ti permettono di muoverti dentro e fuori da un luogo senza farti male", spiega l'esperta. "Lo studio - conclude - ci mostra l'importanza di questi elementi visuali, molto antichi dal punto di vista dell'evoluzione, che contribuiscono più di quanto pensiamo al nostro 'funzionamento' nel mondo reale". Insomma, c'è molto che i pazienti possono fare se superano l'idea di non essere in grado di farlo.
Influenza, a Natale in 100mila a letto
MILANO (23 dicembre) – Arriva a grandi passi: l'influenza si sta affacciando alle festività ormai come vuole la tradizione, visto che sono anni che proprio nel periodo natalizio si ha il culmine dell'infezione. «A cavallo del Natale oltre 100 mila italiani passeranno le feste sotto le coperte con febbre alta», prevede Fabrizio Pregliasco, professore di virologia all'università degli Studi di Milano.
Come previsto dagli esperti fin da ottobre, la curva di crescita di nuovi casi di influenza, iniziata in concomitanza con le festività natalizie, raggiungerà il picco dopo la metà di gennaio. «Nelle malattie da raffreddamento - afferma Pregliasco - è sufficiente ricorrere ai farmaci di automedicazione o da banco che possiamo comprare in farmacia senza prescrizione medica. L'uso degli antibiotici, invece, è da valutare con il proprio medico in quanto utile solo in presenza di infezioni batteriche».
13,5 milioni italiani vaccinati In media, ogni medico inocula il vaccino a circa 300 dei propri assistiti ed i medici stessi si vaccinano (il 70% lo ha fatto e il 75% sottopone al vaccino il proprio personale di studio), sono le cifre fornite dal Centro Studi della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg). Secondo il 20% dei medici di famiglia, inoltre, ci sono limitazioni nell'erogazione delle dosi vaccinali destinate alle categorie protette da parte delle Asl. L'indagine, su 1100 medici di base, mostra che circa il 70% dei medici si sottopone al vaccino e in media il 75% dei medici vaccina o fa vaccinare contro l'influenza il proprio personale di studio (da un minimo del 72% al Nord-est ad un massimo del 78% al Sud e Isole). Questi dati dimostrano la fiducia riposta dai medici di famiglia nel trattamento preventivo.
Come previsto dagli esperti fin da ottobre, la curva di crescita di nuovi casi di influenza, iniziata in concomitanza con le festività natalizie, raggiungerà il picco dopo la metà di gennaio. «Nelle malattie da raffreddamento - afferma Pregliasco - è sufficiente ricorrere ai farmaci di automedicazione o da banco che possiamo comprare in farmacia senza prescrizione medica. L'uso degli antibiotici, invece, è da valutare con il proprio medico in quanto utile solo in presenza di infezioni batteriche».
13,5 milioni italiani vaccinati In media, ogni medico inocula il vaccino a circa 300 dei propri assistiti ed i medici stessi si vaccinano (il 70% lo ha fatto e il 75% sottopone al vaccino il proprio personale di studio), sono le cifre fornite dal Centro Studi della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg). Secondo il 20% dei medici di famiglia, inoltre, ci sono limitazioni nell'erogazione delle dosi vaccinali destinate alle categorie protette da parte delle Asl. L'indagine, su 1100 medici di base, mostra che circa il 70% dei medici si sottopone al vaccino e in media il 75% dei medici vaccina o fa vaccinare contro l'influenza il proprio personale di studio (da un minimo del 72% al Nord-est ad un massimo del 78% al Sud e Isole). Questi dati dimostrano la fiducia riposta dai medici di famiglia nel trattamento preventivo.
lunedì 22 dicembre 2008
20Santa came early for Bianca White, providing some cheer before she starts treatment today that will leave her too miserable to enjoy herself on Chri

In the St Nick of time
By RUTH HILL - The Dominion Post | Monday, 22 December 20Santa came early for Bianca White, providing some cheer before she starts treatment today that will leave her too miserable to enjoy herself on Christmas Day.
The White family celebrated Christmas yesterday before the five-year-old starts a five-day round of steroid treatment to help her battle against acute lymphoblastic leukaemia.
Her father, Terence, said Bianca left out some fairy bread and milk for Santa on Saturday night, which must have worked, because she awoke to a pile of presents at the end of her bed. "She woke up and leapt straight into them."
Her favourite present was the board game Mouse Trap, which had been top of her wish list.
Her parents' families in South Africa sent presents early and Bianca, who is a good reader, played Santa's helper, handing out the gifts under the tree to her parents and little sister Caitlyn.
Lea White said her daughter's monthly steroid treatment was always a tough time, turning the sunny little girl "very grumpy and sad".
"It's terrible ... basically we anticipate none of us is going to be up to much on the 25th itself and we'd all have more fun if we celebrated early."
Bianca's leukaemia was diagnosed two weeks before her fourth birthday.
Families with child cancer patients in the lower North Island had it even tougher after July last year when Wellington Hospital downgraded its service after the departure of a paediatric oncologist.
The other specialist left in January. For 15 months, children had to travel to Auckland and Christchurch for treatment till the arrival in October of husband-and-wife team Christian Kratz and Mwe Mwe Chao.
Their arrival was too late for the Whites, who moved to Auckland in May to be nearer to specialist services.
Bianca has finished the intensive phase of her treatment but will be on daily chemotherapy tablets, steroids and monthly lumbar punctures till September. Her parents are determined to give her as normal a life as possible.
Bianca loves school and Caitlyn, 21 months, has started daycare. Previously, she could not mix with other children because of the threat she could bring bugs home to Bianca, who was especially vulnerable to infection.
Bianca has also been given permission by her doctors to begin swimming lessons and her parents plan to send her to a camp for child cancer sufferers in January.
Mrs White said she and her husband felt grateful for how far they had come this year. "You don't know what you can bear till you have to we've been privileged to meet some incredible people, doctors and nurses and other families of kids with cancer."
dimagrire a natale nonostante tutto???
Alcuni riescono a darsi delle regole e limitano i danni, altri non fanno nulla e nel giro di due settimane si “rovinano”. Pandoro, Panettoni, cenoni, pranzoni, spumante dolci vari, ora ti aspetterai che io ti dica che sono cibi banditi. Invece no! Non è giusto privarsene, fa parte della nostra tradizione e poi noi italiani siamo buone forchette, non mangiare e lasciarsi andare durante le feste, sarebbe come violentare il nostro corpo.
La mia risposta è comportarsi in modo intelligente.
Il problema è infatti che legato al fatto che tendenzialmente non solo ci si ciba molto di più, ma si accantona, spesso completamente, l’attività fisica.
Con la scusa che si è “mangiato troppo” non ci si allena praticamente mai!!
Per non finire così, io mi do’ delle regole. Alcuni semplici consigli che potrebbero anche farti dimagrire!
Dimagrire non è certo facile, ma più realisticamente non prendere un etto non è una chimera.
Il mio consiglio è di seguire questa semplice scaletta:
24 Dicembre: Allenati! Attività aerobica 30 minuti + allenamento di tonificazione generale.
25 Dicembre: Buon Natale! Non allenarti e non pensarci neanche!
26 Dicembre: Attività Aerobica
27 Dicembre: allenamento di tonificazione
28 Dicembre: Attività aerobica 30 minuti
29 Dicembre: riposo
30 Dicembre: Attività aerobica 30 minuti + allenamento di tonificazione generale
31 Dicembre: Ultimo allenamento dell’anno. Attività Aerobica 30 minuti di “preparazione” al cenone
1 Gennaio: Primo giorno dell’anno, rinvia al 2 il primo allenamento.
2 Gennaio: Attività aerobica 30 minuti + allenamento di tonificazione generale
3 Gennaio: Attività aerobica 30 minuti
4 Gennaio: allenamento di tonificazione
5 Gennaio: Attività aerobica 30 minuti
6 Gennaio: Riposo e conclusione delle feste senza pensieri.
Se seguirai questi consigli, potrai mangiare senza rimorsi e senza preoccuparti di ingrassare.
Gli allenamenti sono veloci ed assolutamente non impegnativi e ti garantisco che se non esageri con il cibo riuscirai a mantenere la linea o addirittura a Dimagrire!!
Buone feste
A presto
Massimo
Sito: http://www.fitnessmax.it
E-mail: fitnessmax@fitnessmax.it
La mia risposta è comportarsi in modo intelligente.
Il problema è infatti che legato al fatto che tendenzialmente non solo ci si ciba molto di più, ma si accantona, spesso completamente, l’attività fisica.
Con la scusa che si è “mangiato troppo” non ci si allena praticamente mai!!
Per non finire così, io mi do’ delle regole. Alcuni semplici consigli che potrebbero anche farti dimagrire!
Dimagrire non è certo facile, ma più realisticamente non prendere un etto non è una chimera.
Il mio consiglio è di seguire questa semplice scaletta:
24 Dicembre: Allenati! Attività aerobica 30 minuti + allenamento di tonificazione generale.
25 Dicembre: Buon Natale! Non allenarti e non pensarci neanche!
26 Dicembre: Attività Aerobica
27 Dicembre: allenamento di tonificazione
28 Dicembre: Attività aerobica 30 minuti
29 Dicembre: riposo
30 Dicembre: Attività aerobica 30 minuti + allenamento di tonificazione generale
31 Dicembre: Ultimo allenamento dell’anno. Attività Aerobica 30 minuti di “preparazione” al cenone
1 Gennaio: Primo giorno dell’anno, rinvia al 2 il primo allenamento.
2 Gennaio: Attività aerobica 30 minuti + allenamento di tonificazione generale
3 Gennaio: Attività aerobica 30 minuti
4 Gennaio: allenamento di tonificazione
5 Gennaio: Attività aerobica 30 minuti
6 Gennaio: Riposo e conclusione delle feste senza pensieri.
Se seguirai questi consigli, potrai mangiare senza rimorsi e senza preoccuparti di ingrassare.
Gli allenamenti sono veloci ed assolutamente non impegnativi e ti garantisco che se non esageri con il cibo riuscirai a mantenere la linea o addirittura a Dimagrire!!
Buone feste
A presto
Massimo
Sito: http://www.fitnessmax.it
E-mail: fitnessmax@fitnessmax.it
come comportersi per non ingrassare a natale
Ormai il Natale è alle porte e come sempre la maggior parte degli Italiani metteranno su un paio di chili nel periodo che va dal 24 Dicembre al 6 Gennaio. Come già ribadito lo scorso anno in questo articolo, io non ti dirò mai di rinunciare ai cenoni e pranzoni, ma semplicemente ti voglio dire una cosa: non è la cena e/o pranzo di Natale o il cenone di Capodanno o i bagordi dell’Epifania a farti ingrassare, ma bensì i giorni che stanno in mezzo.
Certo, tante cene e pranzi abbondanti di cibi super calorici e grassi qualche danno lo farebbero, ma il grasso che accumuli, per la maggior parte è causa delle cattive abitudini degli anonimi giorni 27-28-29 etc…
In questi giorni, prende vita un circolo vizioso che porta a rilassarsi e continuare a mangiare di più del normale, con la scusa di finire gli avanzi. In più, causa l’eccessiva alimentazione e quindi la spossatezza, si rinuncia magari al poco movimento che normalmente facevi prima delle feste.
Nessuno ti sta dicendo di buttare via gli avanzi, ma è bene farne un giusto utilizzo. Infatti, solitamente, gli avanzi più comuni riguardano gli antipasti. Se sostituisci il tuo normale pasto bilanciando le varie tipologie di antipasti, senz’altro non sarà un problema. Purtroppo, quasi tutti, con la scusa degli “avanzi da finire” lì sommano al normale pasto! Le conseguenze sono eccessvi pasti ipercalorici e digestione lenta con pesantezza allo stomaco per tutto il giorno.
Inoltre, spesso si tende a rimandare il momento in cui si vuole rimettersi in forma, con una vocina nella tua testa insistente che ti dice:
“Ma sì…dopo le vacanze mi metto lì e dimagrisco!”
Purtroppo il 99% delle volte, questo non accadrà! Anzi, avrai 2 kg in più nel girovita o girovita o nel sedere e questo ti deprimerà ancora di più. Quindi datti da fare e previeni. Non devi rinunciare ai cibi prelibati del periodo natalizio, sarà sufficiente porsi delle semplici regole e fare un po’ di movimento.
http://www.fitnessmax.it/dimagrire-durante-le-feste-possibile/
Certo, tante cene e pranzi abbondanti di cibi super calorici e grassi qualche danno lo farebbero, ma il grasso che accumuli, per la maggior parte è causa delle cattive abitudini degli anonimi giorni 27-28-29 etc…
In questi giorni, prende vita un circolo vizioso che porta a rilassarsi e continuare a mangiare di più del normale, con la scusa di finire gli avanzi. In più, causa l’eccessiva alimentazione e quindi la spossatezza, si rinuncia magari al poco movimento che normalmente facevi prima delle feste.
Nessuno ti sta dicendo di buttare via gli avanzi, ma è bene farne un giusto utilizzo. Infatti, solitamente, gli avanzi più comuni riguardano gli antipasti. Se sostituisci il tuo normale pasto bilanciando le varie tipologie di antipasti, senz’altro non sarà un problema. Purtroppo, quasi tutti, con la scusa degli “avanzi da finire” lì sommano al normale pasto! Le conseguenze sono eccessvi pasti ipercalorici e digestione lenta con pesantezza allo stomaco per tutto il giorno.
Inoltre, spesso si tende a rimandare il momento in cui si vuole rimettersi in forma, con una vocina nella tua testa insistente che ti dice:
“Ma sì…dopo le vacanze mi metto lì e dimagrisco!”
Purtroppo il 99% delle volte, questo non accadrà! Anzi, avrai 2 kg in più nel girovita o girovita o nel sedere e questo ti deprimerà ancora di più. Quindi datti da fare e previeni. Non devi rinunciare ai cibi prelibati del periodo natalizio, sarà sufficiente porsi delle semplici regole e fare un po’ di movimento.
http://www.fitnessmax.it/dimagrire-durante-le-feste-possibile/
dobbiamo dimagrire!!!!almeno io....
Mi è capitato molto spesso di sentire o leggere che per dimagrire bisogna svolgere un allenamento per gli addominali.
Infatti è frequente vedere pubblicità in cui una persona sovrappeso, allenandosi con una panca per addominali, si sgonfiasse diventando snello.
Ma non funziona così!
Gli addominali sono una fascia muscolare come le altre e se allenata produce una tonificazione della zona, ma non brucia i grassi sulla pancia.
In sostanza, si possono fare anche 500 addominali al giorno, ma se non si segue una buona dieta ed un allenamento aerobico (corsa, bicicletta, nuoto….), i risultati allo specchio saranno davvero minimi, più probabilmente inesistenti.
Infatti possiamo avere addominali allenati e tonici, ma se sopra c’è uno strato di grasso, non si vedono!!!
Continuerete a fare addominali, non arriverete a nulla e quindi come risultato, lascerete perdere pensando che sia impossibile dimagrire.
Al contrario dimagrire è tutt’altro che impossibile!
In realtà l’ allenamento da svolgere per dimagrire è una moderata attività aerobica.
In questo modo si consumano molte più calorie ed in più si vanno ad intaccare direttamente le riserve di grasso durante l’ allenamento, cosa che non avviene facendo gli addominali.
Detto questo, il mio consiglio è iniziare con 4 allenamenti settimanali di circa 40′ alternando le attività aerobiche che preferite.
Allenateti per 4 settimane con costanza ed otterrete risultati molto buoni.
L’importante è non imbrogliare te stesso, costanza ed impegno sono le armi segrete per riuscire a dimagrire e ritrovare la giusta forma.
Arriveranno giornate storte, in cui avrai lavorato molto, sei stressato/a, quelle giornate in cui il tuo cervello vuole solo stravaccarsi sul divano davanti alla TV, ma è proprio in quei momenti che dovrai reagire e importi l’ allenamento!
Non è facile, ma questa è la chiave, ciò che fa la differenza tra chi perde tempo e chi perde peso e riesce a dimagrire. Nel prossimo articolo vi indicherò l’ intesità ottimale d’ allenamento per ottenere il miglior dimagrimento possibile (non certo 500 addominali al giorno)!
Massimo
http://www.fitnessmax.it/allenamento-per-dimagrire/
Infatti è frequente vedere pubblicità in cui una persona sovrappeso, allenandosi con una panca per addominali, si sgonfiasse diventando snello.
Ma non funziona così!
Gli addominali sono una fascia muscolare come le altre e se allenata produce una tonificazione della zona, ma non brucia i grassi sulla pancia.
In sostanza, si possono fare anche 500 addominali al giorno, ma se non si segue una buona dieta ed un allenamento aerobico (corsa, bicicletta, nuoto….), i risultati allo specchio saranno davvero minimi, più probabilmente inesistenti.
Infatti possiamo avere addominali allenati e tonici, ma se sopra c’è uno strato di grasso, non si vedono!!!
Continuerete a fare addominali, non arriverete a nulla e quindi come risultato, lascerete perdere pensando che sia impossibile dimagrire.
Al contrario dimagrire è tutt’altro che impossibile!
In realtà l’ allenamento da svolgere per dimagrire è una moderata attività aerobica.
In questo modo si consumano molte più calorie ed in più si vanno ad intaccare direttamente le riserve di grasso durante l’ allenamento, cosa che non avviene facendo gli addominali.
Detto questo, il mio consiglio è iniziare con 4 allenamenti settimanali di circa 40′ alternando le attività aerobiche che preferite.
Allenateti per 4 settimane con costanza ed otterrete risultati molto buoni.
L’importante è non imbrogliare te stesso, costanza ed impegno sono le armi segrete per riuscire a dimagrire e ritrovare la giusta forma.
Arriveranno giornate storte, in cui avrai lavorato molto, sei stressato/a, quelle giornate in cui il tuo cervello vuole solo stravaccarsi sul divano davanti alla TV, ma è proprio in quei momenti che dovrai reagire e importi l’ allenamento!
Non è facile, ma questa è la chiave, ciò che fa la differenza tra chi perde tempo e chi perde peso e riesce a dimagrire. Nel prossimo articolo vi indicherò l’ intesità ottimale d’ allenamento per ottenere il miglior dimagrimento possibile (non certo 500 addominali al giorno)!
Massimo
http://www.fitnessmax.it/allenamento-per-dimagrire/
Natale a tavola, la dieta per non prendere peso
TABELLA: TUTTE LE CALORIE A TAVOLA
Sono in arrivo le tentazioni. Perché il Natale oltre a portare in casa i regali, i parenti e gli addobbi porta anche tanto cibo. Ma ogni anno si ripresenta lo stesso problema: cercare di limitare i chili di troppo. “Non bisogna avere paura di ingrassare perché il Natale è un’occasione per condividere tutto con amici e parenti, anche il cibo. Rinunciare ai piaceri della tavola – spiega il professor Pietro Antonio Migliaccio, medico nutrizionista – è un dolore per se stessi e per gli altri. Allora nessun senso di colpa se durante la Vigilia, il Natale e Santo Stefano si è mangiato troppo, basta un po’ di moderazione nei giorni successivi. Stesso discorso vale per Capodanno e per il primo dell’anno ma, poi, di nuovo contegno fino all’Epifania”.
Mangiando in maniera abbondante si può avere un aumento di peso che può oscillare da un minimo di tre Kg a un massimo di cinque. “E ad aumentare – continua Migliaccio - non sono solo i liquidi ma anche una piccola percentuale di massa muscolare”. Ma basta seguire poche regole e l’organismo non ingrasserà troppo. Mangiare sì, ma attenzione a non esagerare quando si è lontani dai pranzi e dalle cene che ci impone la festività.
Il programma alimentare. Il prof. Pietro Antonio Migliaccio propone un programma per il periodo natalizio. Vanno alternati tre regimi alimentari: una dieta di base, una libera e una di compenso. La dieta di base, sia per un soggetto sano sia per chi segue una dieta ipocalorica (dimagrante), è costituita da un’alimentazione corretta che rispetti il giusto equilibrio tra proteine, carboidrati, zuccheri e grassi, includendo anche vitamine e sali minerali. “Per compensare i cosiddetti ‘strappi’ invece – continua il nutrizionista – si può seguire una dieta da 800-900 calorie”. Ma chi deve comunque prestare attenzione a ciò che mangia sono: gli ipertesi, che devono evitare i cibi salati; i diabetici, a cui si richiede di limitare i dolci; gli ‘obesi’ e le persone in sovrappeso che devono seguire un’alimentazione corretta nei giorni feriali.
Lo schema da seguire. Se per il 22 dicembre va bene un’alimentazione corretta, il giorno prima della Vigilia è meglio mantenersi sule 800-900 calorie. E il pranzo del 24 invece si può rispettare la propria dieta di base e la sera godersi la festa con amici e parenti. Stesso discorso per il giorno di Natale e per quello di Santo Stefano. Mentre il 28 dicembre il medico consiglia di seguire una dieta di base, il 29 quella di compenso e il 30 di nuovo quella di base. Il 31, invece, a pranzo bisogna seguire il pasto della dieta di compenso e la cena è libera, così come tutto il primo gennaio. A seguire: il due e il cinque serve la dieta di compenso, il tre e il quattro quella di base, alla Befana si può mangiare liberamente, per poi proseguire il sette con la dieta antistrappi.
DIETA ANTISTRAPPI (800-900 CALORIE)
Colazione
Un bicchiere di latte parzialmente scremato con caffè oppure del succo di frutta o in alternativa un tè, una fetta biscottata o 2 biscotti. A chi beve tè è concesso un cucchiaino di marmellata.
Spuntino di metà mattina
Un mandarino o un cappuccino o un tè con una fetta biscottata.
Pranzo
Secondo piatto: tonno sott'olio sgocciolato (una confezione da g 80) o un uovo, o formaggio light (g 70).
Contorno: verdure a piacere, evitando legumi, patate e mais. La verdura può essere sostituita con un frutto a fine pasto.
Condimento per il contorno: un cucchiaino da tè extravergine di oliva.
Pane: gr. 40 (mezza rosetta)
Spuntino del pomeriggio
Un mandarino o un cappuccino o un tè con due biscotti secchi.
Cena
Secondo piatto: una porzione a base di carne o di pesce (g 130) oppure petto di pollo (g 130).
Contorno: verdure a piacere, evitando legumi, patate e mais. La verdura può essere sostituita con un frutto.
Condimento per il contorno: un cucchiaino da tè di olio extravergine di oliva.
Pane: g 40 (mezza rosetta)
Oppure
Latte parzialmente scremato (g 100), un cucchiaio di zucchero, g 100 di panettone.
http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,5714,00.html
Sono in arrivo le tentazioni. Perché il Natale oltre a portare in casa i regali, i parenti e gli addobbi porta anche tanto cibo. Ma ogni anno si ripresenta lo stesso problema: cercare di limitare i chili di troppo. “Non bisogna avere paura di ingrassare perché il Natale è un’occasione per condividere tutto con amici e parenti, anche il cibo. Rinunciare ai piaceri della tavola – spiega il professor Pietro Antonio Migliaccio, medico nutrizionista – è un dolore per se stessi e per gli altri. Allora nessun senso di colpa se durante la Vigilia, il Natale e Santo Stefano si è mangiato troppo, basta un po’ di moderazione nei giorni successivi. Stesso discorso vale per Capodanno e per il primo dell’anno ma, poi, di nuovo contegno fino all’Epifania”.
Mangiando in maniera abbondante si può avere un aumento di peso che può oscillare da un minimo di tre Kg a un massimo di cinque. “E ad aumentare – continua Migliaccio - non sono solo i liquidi ma anche una piccola percentuale di massa muscolare”. Ma basta seguire poche regole e l’organismo non ingrasserà troppo. Mangiare sì, ma attenzione a non esagerare quando si è lontani dai pranzi e dalle cene che ci impone la festività.
Il programma alimentare. Il prof. Pietro Antonio Migliaccio propone un programma per il periodo natalizio. Vanno alternati tre regimi alimentari: una dieta di base, una libera e una di compenso. La dieta di base, sia per un soggetto sano sia per chi segue una dieta ipocalorica (dimagrante), è costituita da un’alimentazione corretta che rispetti il giusto equilibrio tra proteine, carboidrati, zuccheri e grassi, includendo anche vitamine e sali minerali. “Per compensare i cosiddetti ‘strappi’ invece – continua il nutrizionista – si può seguire una dieta da 800-900 calorie”. Ma chi deve comunque prestare attenzione a ciò che mangia sono: gli ipertesi, che devono evitare i cibi salati; i diabetici, a cui si richiede di limitare i dolci; gli ‘obesi’ e le persone in sovrappeso che devono seguire un’alimentazione corretta nei giorni feriali.
Lo schema da seguire. Se per il 22 dicembre va bene un’alimentazione corretta, il giorno prima della Vigilia è meglio mantenersi sule 800-900 calorie. E il pranzo del 24 invece si può rispettare la propria dieta di base e la sera godersi la festa con amici e parenti. Stesso discorso per il giorno di Natale e per quello di Santo Stefano. Mentre il 28 dicembre il medico consiglia di seguire una dieta di base, il 29 quella di compenso e il 30 di nuovo quella di base. Il 31, invece, a pranzo bisogna seguire il pasto della dieta di compenso e la cena è libera, così come tutto il primo gennaio. A seguire: il due e il cinque serve la dieta di compenso, il tre e il quattro quella di base, alla Befana si può mangiare liberamente, per poi proseguire il sette con la dieta antistrappi.
DIETA ANTISTRAPPI (800-900 CALORIE)
Colazione
Un bicchiere di latte parzialmente scremato con caffè oppure del succo di frutta o in alternativa un tè, una fetta biscottata o 2 biscotti. A chi beve tè è concesso un cucchiaino di marmellata.
Spuntino di metà mattina
Un mandarino o un cappuccino o un tè con una fetta biscottata.
Pranzo
Secondo piatto: tonno sott'olio sgocciolato (una confezione da g 80) o un uovo, o formaggio light (g 70).
Contorno: verdure a piacere, evitando legumi, patate e mais. La verdura può essere sostituita con un frutto a fine pasto.
Condimento per il contorno: un cucchiaino da tè extravergine di oliva.
Pane: gr. 40 (mezza rosetta)
Spuntino del pomeriggio
Un mandarino o un cappuccino o un tè con due biscotti secchi.
Cena
Secondo piatto: una porzione a base di carne o di pesce (g 130) oppure petto di pollo (g 130).
Contorno: verdure a piacere, evitando legumi, patate e mais. La verdura può essere sostituita con un frutto.
Condimento per il contorno: un cucchiaino da tè di olio extravergine di oliva.
Pane: g 40 (mezza rosetta)
Oppure
Latte parzialmente scremato (g 100), un cucchiaio di zucchero, g 100 di panettone.
http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,5714,00.html
tanti consigli per affronatare al meglio le feste natalizie
Più belli per le feste? Ecco come
Agnese Ferrara
Per le serate di festa la pelle può avere bisogno di un aiuto in più per apparire splendente, compatta e riposata. Soprattutto perché durante questa settimana di festa la cute ha tutte le ragioni per essere di colorito più spento, magari più secca o più grassa del solito, con le rughe più pronunciate. Tutto perché in questi giorni si conduce uno stile di vita diverso dal solito: si rimane svegli più a lungo per giocare a carte o a tombola in famiglia, appesantiti anche dall’alimentazione più ricca e grassa. Panettone, torrone e ogni genere di leccornie tipiche di questi giorni affaticano la digestione e la pelle ne risente subito.
“Chi dorme poco invecchia prima” mette in guardia uno studio appena pubblicato sulla rivista medica The Lancet. I ricercatori hanno sperimentato che se si dorme poco compaiono precocemente i segni dell’invecchiamento: prima di tutto sulla pelle, ma anche nei tessuti interni.
Se si vuole affrontare una serata con gli amici sentendosi più affascinanti e belli ci sono alcuni accorgimenti che possono aiutare nell’impresa.
Esistono trattamenti cosmetici specifici ad azione rapida capaci di sfumare i segni della stanchezza con poche e semplici applicazioni. Oppure si possono fare delle maschere defaticanti e sbiancanti per la pelle che apparirà subito più luminosa.
Si può dedicare parte della giornata che precede una festa importante alla cura della propria bellezza.
Ecco come.
1° PULIRE:
La detersione è un momento estremamente delicato.
Il latte detergente è il prodotto più indicato per pulire il viso ed eliminare i residui di trucco prima di passare al trattamento di bellezza successivo.
Il latte deve essere scelto in base al tipo di pelle che si possiede: per la pelle secca è preferibile un latte denso, una crema detergente (emulsione acqua in olio A/O) o un olio vegetale che puliscono la pelle senza "sgrassarla", da applicare con la punta delle dita su viso e collo massaggiando delicatamente e rimuovere con un batuffolo di cotone.
Per la pelle grassa è bene scegliere un latte detergente leggero, non grasso, cioè un'emulsione olio in acqua (O/A), da sciacquare con acqua tiepida. Non usare la saponetta.
2° FARE UNA MASCHERA
Le maschere si differenziano dalle creme cosmetiche per formulazione e modo d'uso; sono ideali per svolgere trattamenti specifici, come una pulizia più profonda, un nutrimento ed una emollienza maggiore per la pelle più stanca.
Le maschere agiscono in modo profondo perché creano sulla pelle una barriera temporanea, che la isola dall'ambiente esterno con un effetto occlusivo permettendo una maggiore azione dei principi attivi in essa contenuti ed i risultati sono visibili immediatamente.
COME SCEGLIERE LA MASCHERA
Esistono differenti tipi di maschere, in polvere, in crema ed in gel da scegliere in base al proprio tipo di pelle.
Per la pelle grassa sono indicate le maschere "a strappo" che, appena applicate si seccano sul viso e si asportano appunto strappandole. Anche le maschere a base di fanghi termali vanno bene per la pelle seborroica, perché composte da microgranuli che assorbono il grasso in eccesso lasciando la pelle levigata.
Per la pelle secca è bene scegliere le maschere in crema. Emulsioni abbastanza grasse, già pronte per l'uso, contenenti sostanze come il sorbitolo, l'urea ed i glucosaminoglicani ad azione fortemente idratante perché "igroscopiche", cioè capaci di trattenere ed assorbire acqua. Proteine come il collagene e l'elastina inoltre svolgono attività elasticizzante ed idratante.
Per ottenere il massimo risultato è bene applicare sulla pelle ben pulita uno strato spesso di maschera sul viso e sul collo, tralasciando la zona del contorno occhi, lasciare agire per 10 minuti e risciacquare con acqua distillata o acqua di fiori utilizzando un dischetto da trucco.
Un ulteriore tipo di maschera per pelle secca ad effetto distensivo ed idratante è costituito da fogli di collagene nativo, da appoggiare sul viso e bagnare con acqua. A contatto con l'acqua si ammorbidiscono a si adattano ai lineamenti ed ai solchi del viso.
Per la pelle secca e sensibile esistono maschere in gel ad azione calmante e rinfrescante, oltre che tonificante e distensiva. Le formule contengono le proteine del collagene e l'urea ad azione idratante, insieme a sostanze calmanti, come l'hamamelis, la camomilla e l'aloe vera, ingrediente fondamentale per decongestionare la pelle arrossata. Tali maschere, inoltre, possono essere utilizzate anche per la zona del contorno occhi, che risulterà più liscio e, in caso di borse ed occhiaie, più rilassato e decongestionato.
Dopo 10 minuti di posa si tolgono con un fazzoletto di carta o, applicate in strato sottile, possono essere impiegate come base per il trucco.
3° LE CURE D'URTO
Per distendere la pelle ci sono soluzioni oleose e gel per il viso ed il collo adatti allo scopo. Cosmetici che compattano e levigano la pelle regalando un effetto di stiramento e freschezza al colorito, non duraturo nel tempo ma immediato ed utile per una serata importante.
L'effetto di "tensione" è dovuto alla presenza di sostanze che, in pratica, ricostruiscono il naturale fattore idratante (NMF) della cute, perché contengono ingredienti simili a quelli naturalmente presenti nella pelle, come acido jaluronico, lattato, piroglutammato di sodio, aminoacidi, collagene, urea ed allantoina.
Tali componenti svolgono un'azione "igroscopica", cioè trattengono l'acqua e regalano alla pelle maggiore idratazione, elasticità, compattezza ed un turgore immediato. Possono contenere anche oli vegetali, come l'olio di germe di grano, di noci e di riso, ricchi di acidi grassi essenziali e vitamine.
Inoltre, utilizzate come base per il trucco, ne assicurano una maggiore resa.
La pelle risulta più liscia, morbida, compatta e pronta per una serata importante.
LE MASCHERE DA FARE IN CASA:
Dalla natura ecco le maschere da fare ed utilizzare subito:
Pelle secca:
MASCHERA ALLA BANANA
Frullare insieme 1 banana, ricca di zuccheri e vitamine, 1 cucchiaio di miele ed 1 cucchiaio di yogurt.
Applicare il composto per 15 minuti e risciacquare con cura.
Oppure:
mescolare sei parti di argilla, due parti di succo di aloe vera, diluite con bianco di uovo o acqua minerale.
Pelle grassa:
MASCHERA ALL'ARGILLA
Versare in una ciotola un bicchiere di argilla in polvere (in erboristeria), mezzo bicchiere di acqua ed 1 cucchiaio di yogurt. Mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo da spalmare sul viso e sul collo.
Lasciare in posa 15 minuti e risciacquare con acqua tiepida.
Per pelle invecchiata:
MASCHERA AL MIELE ED ALOE
Unire sei parti di argilla, tre di miele, due di aloe vera, diluite in olio di rosa canina o di borragine. Per pelle molto invecchiata, arida: sei parti di argilla, una parte di yogurt, due parti di olio di jojoba;
TONICO FATTO IN CASA:
Dopo avere asportato le parti di maschera residue è bene passare un tonico non alcolico. Sono da preferire le acque di fiori. Per pelle normale i fiori di sambuco e rosmarino, per cute secca e matura di rose, per pelle grassa l’acqua di amamelide, coriandolo, finocchio ed ortica.
TRUCCHI D'EMERGENZA
Come coprire i brufoli, la macchie scure o le piccole cicatrici
Sui brufoli si può applicare una pomata disinfettante per calmare l’infiammazione e facilitarne il disarrossamento. E ricorrere ad un correttore di colore verde chiaro per nascondere il pedicello alla perfezione. Il correttore di passa esclusivamente sulla zona arrossata, sfumandolo ai bordi. E’ necessario poi passare il fondotinta su tutto il viso. Per coprire le imperfezioni del viso, come macchie scure e cicatrici invece può essere di grande aiuto ricorrere ai principi della tecnica del "camouflage", ovvero all’uso di prodotti da trucco molto coprenti e più duraturo rispetto al make-up di tutti i giorni.
Per nascondere le borse sotto gli occhi è bene applicare un fondotinta di una tonalità più scura di quello usato abitualmente.
Per coprire le occhiaie è meglio utilizzare un correttore di tonalità chiara, applicato con il bastoncino e picchiettato con i polpastrelli solo sulle zone interessate. Subito dopo è bene stendere il fondotinta.
Per eliminare l'effetto "lucido" della pelle grassa è utile effettuare una maschera di pulizia a strappo e come tocco finale del make up applicare la cipria, in polvere o compatta, perché assorbe l'untuosità e opacizza la superficie della pelle. La cipria va messa in borsetta perché sarà necessario rinnovare un po’ il trucco durante la serata. L’effetto lucido si ricrea infatti dopo circa due ore. Nella scelta di prodotti da trucco è bene preferire quelli adatti alla pelle grassa perché sono formulati senza ingredienti comedogenici.
MANI IN PRIMO PIANO
Nelle serate importanti lo smalto è generalmente colorato, dai toni perlati a quelli choc, ed inevitabilmente le mani catturano l'attenzione.
Gli scrub esfolianti per il corpo possono essere passati anche sul dorso delle mani: leggeri peeling contenenti microgranuli che rinnovano la pelle.
Subito dopo lo scrub, a pelle lavata ed asciutta, si può applicare una vera e propria maschera di bellezza per le mani fatta con olio di mandorle dolci, ad azione emolliente, addolcente ed ammorbidente.
L'olio può essere applicato la sera e lasciato agire tutta la notte, indossando dei guanti di cotone per non ungere le lenzuola. Al mattino la pelle sarà morbida e vellutata.
BARBA DIFFICILE?
Il problema della barba difficile e della pelle delicata è un bel dilemma in occasione delle feste di Natale o di capodanno. Follicoliti da rasatura e dermatite irritativa sono solo alcune delle complicanze che si manifestano dopo avere usato il rasoio, a mano o elettrico.
Per cercare di limitare tali manifestazioni i dermatologi consigliano di sospendere tutte le fonti di “irritazione”, come l’uso del sapone, del profumo e del dopobarba, ed applicare una crema lenitiva all’ossido di zinco e glicerina, da applicare alla sera prima di andare a dormire.
Invece subito dopo la rasatura si può applicare una lozione calmante composta di: hamamelis virginiana, malva sylvestris in tintura, olio essenziale di lavandula angustifolia, alcol etilico. La lozione va passata sul viso con del cotone. Alla fine dell’operazione è bene applicare una crema idratante specifica per pelli altamente reattive. Si trovano in farmacia.
PIEDI GONFI?
Piedi indolenziti dal freddo o dalle scarpe col tacco alto se non si è abituate. Si prospetta una lunga serata di festa e i piedi già reclamano? L’ideale sarebbe non indossare scarpe scomode e preferire quelle con un tacco più basso ed a pianta larga.
Mentre per rimediare alla sensazione di stanchezza è bene cercare di camminare in casa propria il più possibile senza calzature. Quindi indossare un paio di calzettoni antiscivolo e camminare, muovere i piedi e le dita, roteare le caviglie per riattivare la circolazione e sgranchire muscoli e tendini. Anche effettuare un pediluvio di acqua fresca e calda alternata, aggiungendo abbondante sale dà sollievo. Infine sarebbe bene dormire con le gambe sollevate, bere molta acqua e rinunciare ai cibi grassi, preferendo verdure, fibra e frutta. Infine abbassare la temperatura dei termosifoni, se supera i 20 gradi. Il calore infatti peggiora il problema.
http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,3110,00.html
Agnese Ferrara
Per le serate di festa la pelle può avere bisogno di un aiuto in più per apparire splendente, compatta e riposata. Soprattutto perché durante questa settimana di festa la cute ha tutte le ragioni per essere di colorito più spento, magari più secca o più grassa del solito, con le rughe più pronunciate. Tutto perché in questi giorni si conduce uno stile di vita diverso dal solito: si rimane svegli più a lungo per giocare a carte o a tombola in famiglia, appesantiti anche dall’alimentazione più ricca e grassa. Panettone, torrone e ogni genere di leccornie tipiche di questi giorni affaticano la digestione e la pelle ne risente subito.
“Chi dorme poco invecchia prima” mette in guardia uno studio appena pubblicato sulla rivista medica The Lancet. I ricercatori hanno sperimentato che se si dorme poco compaiono precocemente i segni dell’invecchiamento: prima di tutto sulla pelle, ma anche nei tessuti interni.
Se si vuole affrontare una serata con gli amici sentendosi più affascinanti e belli ci sono alcuni accorgimenti che possono aiutare nell’impresa.
Esistono trattamenti cosmetici specifici ad azione rapida capaci di sfumare i segni della stanchezza con poche e semplici applicazioni. Oppure si possono fare delle maschere defaticanti e sbiancanti per la pelle che apparirà subito più luminosa.
Si può dedicare parte della giornata che precede una festa importante alla cura della propria bellezza.
Ecco come.
1° PULIRE:
La detersione è un momento estremamente delicato.
Il latte detergente è il prodotto più indicato per pulire il viso ed eliminare i residui di trucco prima di passare al trattamento di bellezza successivo.
Il latte deve essere scelto in base al tipo di pelle che si possiede: per la pelle secca è preferibile un latte denso, una crema detergente (emulsione acqua in olio A/O) o un olio vegetale che puliscono la pelle senza "sgrassarla", da applicare con la punta delle dita su viso e collo massaggiando delicatamente e rimuovere con un batuffolo di cotone.
Per la pelle grassa è bene scegliere un latte detergente leggero, non grasso, cioè un'emulsione olio in acqua (O/A), da sciacquare con acqua tiepida. Non usare la saponetta.
2° FARE UNA MASCHERA
Le maschere si differenziano dalle creme cosmetiche per formulazione e modo d'uso; sono ideali per svolgere trattamenti specifici, come una pulizia più profonda, un nutrimento ed una emollienza maggiore per la pelle più stanca.
Le maschere agiscono in modo profondo perché creano sulla pelle una barriera temporanea, che la isola dall'ambiente esterno con un effetto occlusivo permettendo una maggiore azione dei principi attivi in essa contenuti ed i risultati sono visibili immediatamente.
COME SCEGLIERE LA MASCHERA
Esistono differenti tipi di maschere, in polvere, in crema ed in gel da scegliere in base al proprio tipo di pelle.
Per la pelle grassa sono indicate le maschere "a strappo" che, appena applicate si seccano sul viso e si asportano appunto strappandole. Anche le maschere a base di fanghi termali vanno bene per la pelle seborroica, perché composte da microgranuli che assorbono il grasso in eccesso lasciando la pelle levigata.
Per la pelle secca è bene scegliere le maschere in crema. Emulsioni abbastanza grasse, già pronte per l'uso, contenenti sostanze come il sorbitolo, l'urea ed i glucosaminoglicani ad azione fortemente idratante perché "igroscopiche", cioè capaci di trattenere ed assorbire acqua. Proteine come il collagene e l'elastina inoltre svolgono attività elasticizzante ed idratante.
Per ottenere il massimo risultato è bene applicare sulla pelle ben pulita uno strato spesso di maschera sul viso e sul collo, tralasciando la zona del contorno occhi, lasciare agire per 10 minuti e risciacquare con acqua distillata o acqua di fiori utilizzando un dischetto da trucco.
Un ulteriore tipo di maschera per pelle secca ad effetto distensivo ed idratante è costituito da fogli di collagene nativo, da appoggiare sul viso e bagnare con acqua. A contatto con l'acqua si ammorbidiscono a si adattano ai lineamenti ed ai solchi del viso.
Per la pelle secca e sensibile esistono maschere in gel ad azione calmante e rinfrescante, oltre che tonificante e distensiva. Le formule contengono le proteine del collagene e l'urea ad azione idratante, insieme a sostanze calmanti, come l'hamamelis, la camomilla e l'aloe vera, ingrediente fondamentale per decongestionare la pelle arrossata. Tali maschere, inoltre, possono essere utilizzate anche per la zona del contorno occhi, che risulterà più liscio e, in caso di borse ed occhiaie, più rilassato e decongestionato.
Dopo 10 minuti di posa si tolgono con un fazzoletto di carta o, applicate in strato sottile, possono essere impiegate come base per il trucco.
3° LE CURE D'URTO
Per distendere la pelle ci sono soluzioni oleose e gel per il viso ed il collo adatti allo scopo. Cosmetici che compattano e levigano la pelle regalando un effetto di stiramento e freschezza al colorito, non duraturo nel tempo ma immediato ed utile per una serata importante.
L'effetto di "tensione" è dovuto alla presenza di sostanze che, in pratica, ricostruiscono il naturale fattore idratante (NMF) della cute, perché contengono ingredienti simili a quelli naturalmente presenti nella pelle, come acido jaluronico, lattato, piroglutammato di sodio, aminoacidi, collagene, urea ed allantoina.
Tali componenti svolgono un'azione "igroscopica", cioè trattengono l'acqua e regalano alla pelle maggiore idratazione, elasticità, compattezza ed un turgore immediato. Possono contenere anche oli vegetali, come l'olio di germe di grano, di noci e di riso, ricchi di acidi grassi essenziali e vitamine.
Inoltre, utilizzate come base per il trucco, ne assicurano una maggiore resa.
La pelle risulta più liscia, morbida, compatta e pronta per una serata importante.
LE MASCHERE DA FARE IN CASA:
Dalla natura ecco le maschere da fare ed utilizzare subito:
Pelle secca:
MASCHERA ALLA BANANA
Frullare insieme 1 banana, ricca di zuccheri e vitamine, 1 cucchiaio di miele ed 1 cucchiaio di yogurt.
Applicare il composto per 15 minuti e risciacquare con cura.
Oppure:
mescolare sei parti di argilla, due parti di succo di aloe vera, diluite con bianco di uovo o acqua minerale.
Pelle grassa:
MASCHERA ALL'ARGILLA
Versare in una ciotola un bicchiere di argilla in polvere (in erboristeria), mezzo bicchiere di acqua ed 1 cucchiaio di yogurt. Mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo da spalmare sul viso e sul collo.
Lasciare in posa 15 minuti e risciacquare con acqua tiepida.
Per pelle invecchiata:
MASCHERA AL MIELE ED ALOE
Unire sei parti di argilla, tre di miele, due di aloe vera, diluite in olio di rosa canina o di borragine. Per pelle molto invecchiata, arida: sei parti di argilla, una parte di yogurt, due parti di olio di jojoba;
TONICO FATTO IN CASA:
Dopo avere asportato le parti di maschera residue è bene passare un tonico non alcolico. Sono da preferire le acque di fiori. Per pelle normale i fiori di sambuco e rosmarino, per cute secca e matura di rose, per pelle grassa l’acqua di amamelide, coriandolo, finocchio ed ortica.
TRUCCHI D'EMERGENZA
Come coprire i brufoli, la macchie scure o le piccole cicatrici
Sui brufoli si può applicare una pomata disinfettante per calmare l’infiammazione e facilitarne il disarrossamento. E ricorrere ad un correttore di colore verde chiaro per nascondere il pedicello alla perfezione. Il correttore di passa esclusivamente sulla zona arrossata, sfumandolo ai bordi. E’ necessario poi passare il fondotinta su tutto il viso. Per coprire le imperfezioni del viso, come macchie scure e cicatrici invece può essere di grande aiuto ricorrere ai principi della tecnica del "camouflage", ovvero all’uso di prodotti da trucco molto coprenti e più duraturo rispetto al make-up di tutti i giorni.
Per nascondere le borse sotto gli occhi è bene applicare un fondotinta di una tonalità più scura di quello usato abitualmente.
Per coprire le occhiaie è meglio utilizzare un correttore di tonalità chiara, applicato con il bastoncino e picchiettato con i polpastrelli solo sulle zone interessate. Subito dopo è bene stendere il fondotinta.
Per eliminare l'effetto "lucido" della pelle grassa è utile effettuare una maschera di pulizia a strappo e come tocco finale del make up applicare la cipria, in polvere o compatta, perché assorbe l'untuosità e opacizza la superficie della pelle. La cipria va messa in borsetta perché sarà necessario rinnovare un po’ il trucco durante la serata. L’effetto lucido si ricrea infatti dopo circa due ore. Nella scelta di prodotti da trucco è bene preferire quelli adatti alla pelle grassa perché sono formulati senza ingredienti comedogenici.
MANI IN PRIMO PIANO
Nelle serate importanti lo smalto è generalmente colorato, dai toni perlati a quelli choc, ed inevitabilmente le mani catturano l'attenzione.
Gli scrub esfolianti per il corpo possono essere passati anche sul dorso delle mani: leggeri peeling contenenti microgranuli che rinnovano la pelle.
Subito dopo lo scrub, a pelle lavata ed asciutta, si può applicare una vera e propria maschera di bellezza per le mani fatta con olio di mandorle dolci, ad azione emolliente, addolcente ed ammorbidente.
L'olio può essere applicato la sera e lasciato agire tutta la notte, indossando dei guanti di cotone per non ungere le lenzuola. Al mattino la pelle sarà morbida e vellutata.
BARBA DIFFICILE?
Il problema della barba difficile e della pelle delicata è un bel dilemma in occasione delle feste di Natale o di capodanno. Follicoliti da rasatura e dermatite irritativa sono solo alcune delle complicanze che si manifestano dopo avere usato il rasoio, a mano o elettrico.
Per cercare di limitare tali manifestazioni i dermatologi consigliano di sospendere tutte le fonti di “irritazione”, come l’uso del sapone, del profumo e del dopobarba, ed applicare una crema lenitiva all’ossido di zinco e glicerina, da applicare alla sera prima di andare a dormire.
Invece subito dopo la rasatura si può applicare una lozione calmante composta di: hamamelis virginiana, malva sylvestris in tintura, olio essenziale di lavandula angustifolia, alcol etilico. La lozione va passata sul viso con del cotone. Alla fine dell’operazione è bene applicare una crema idratante specifica per pelli altamente reattive. Si trovano in farmacia.
PIEDI GONFI?
Piedi indolenziti dal freddo o dalle scarpe col tacco alto se non si è abituate. Si prospetta una lunga serata di festa e i piedi già reclamano? L’ideale sarebbe non indossare scarpe scomode e preferire quelle con un tacco più basso ed a pianta larga.
Mentre per rimediare alla sensazione di stanchezza è bene cercare di camminare in casa propria il più possibile senza calzature. Quindi indossare un paio di calzettoni antiscivolo e camminare, muovere i piedi e le dita, roteare le caviglie per riattivare la circolazione e sgranchire muscoli e tendini. Anche effettuare un pediluvio di acqua fresca e calda alternata, aggiungendo abbondante sale dà sollievo. Infine sarebbe bene dormire con le gambe sollevate, bere molta acqua e rinunciare ai cibi grassi, preferendo verdure, fibra e frutta. Infine abbassare la temperatura dei termosifoni, se supera i 20 gradi. Il calore infatti peggiora il problema.
http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,3110,00.html
Accuse al gruppo AstraZeneca: “Ha influenzato la decisione per vendere più farmaci contro il cancro”
Ombre sul Nobel della Medicina
"Premio pilotato"
L'asseganzione del premio Nobel per la Medicina a Harald zur Hausen lo scorso ottobre a Stoccolma.
LONDRA
L’ombra lunga della corruzione sembra proprio non risparmiare niente e nessuno: persino il premio Nobel, massimo riconoscimento cui possono aspirare scienziati, letterati e politici di tutto il mondo, è infatti finito sul banco degli imputati. L’azienda farmaceutica AstraZeneca, che ha il suo quartier generale a Londra, avrebbe forse influenzato l’assegnazione dell’ultimo premio alla medicina – tributato a Harald zur Hausen per i suoi studi sul papilloma virus (Hpv). Due figure chiave della commissione di selezione hanno infatti forti legami con la casa farmaceutica. Che, guarda caso, ha forti interessi nella produzione del vaccino contro l’Hpv.
Una circostanza che ha insospettito Christer van der Kwast, direttore dell’unità anti corruzione della polizia svedese. Che ha ordinato un’indagine preliminare per accertare il reale svolgimento dei fatti. A suscitare l’attenzione degli investigatori sono Bertil Fredholm, presidente della commissione che valuta i candidati al premio, e Bo Angelin, membro del comitato di 50 persone che decide i vincitori. Entrambi hanno – o hanno avuto – legami con la AstraZeneca: Fredholm ha fornito consulenze, nel 2006, mentre Angelin siede nel consiglio di amministrazione.
Ma c’è di più. La compagnia farmaceutica – scrive il «Times» di Londra – finanzia direttamente sia il sito web della fondazione Nobel che la controllata Nobel Media. Quanto valga questo contratto di sponsorizzazione non si sa: né la fondazione, né l’AstraZeneca hanno voluto rivelarlo. Ma si crede che la cifra sia nell’ordine delle centinaia di migliaia di dollari. Un rapporto, quello tra la casa farmaceutica e la fondazione Nobel, di natura quanto meno impropria. Che, stando a quanto rivelato dal quotidiano britannico, ha suscitato non poche ansie ad alcuni membri della fondazione stessa. In ballo, dicono, c’è la rispettabilità dell’intera organizzazione.
Il pm svedese incaricato dell’indagine ha poi rincarato la dose. E ha lanciato un’inchiesta parallela, sempre per corruzione: si è infatti scoperto che molti commissari si sono recati in Cina – a spese del governo cinese – per spiegare i criteri di selezione. «Ho preso l’iniziativa per accertare se ci sono gli estremi o meno di un’indagine - ha spiegato al «Times» van der Kwast -. Così ho chiesto al pm di turno di occuparsene». Un portavoce della compagnia farmaceutica ha però negato con decisione ogni malversazione. «Noi – ha spiegato il portavoce – non abbiamo nessun potere d’influenza sulla commissione che decide i vincitori del premio Nobel né aspiriamo ad averne». «Il coinvolgimento di Bo Angelin con la fondazione – ha proseguito – è del tutto indipendente dal ruolo da lui ricoperto nell’azienda. Bertil Fredholm, invece, è un esperto conosciuto. Ha svolto per noi dei lavori nel 2006 come d’altra parte ci capita di avere a che fare con alter persone che hanno esperienza nel loro campo. La nostra relazione non è andata oltre».
Non si può negare però che l’AstraZeneca abbia degli interessi strettamente legati al lavoro svolto da Harald zur Hausen. Nel 2007, infatti, la multinazionale con sede a Londra ha acquistato una società che produce un componente essenziale per la realizzazione del vaccino contro il virus Hpv – vaccino che viene poi realizzato da società terze. Ma non è solo l’AstraZeneca a dirsi estranea alla vicenda. Anche Michael Sohlman, direttore esecutivo della Nobel Foundation, ha rimandato al mittente critiche e sospetti. E ha anzi accusato van der Kwast di volersi fare solo pubblicità. «Como posso dire? È uno che va spesso in televisione», ha infatti detto Sohlman alla rivista Scientific American. Le ombre, però, ci sono. La gloria del Nobel, dicono alcuni membri della fondazione, fa gola a tutti: aziende e nazioni. «È troppo, Carla!»: è una stroncatura senza appello quella di «Le Monde» all’intervista «Carla Bruni in piena libertà», lo speciale andato in onda l’altra sera sulla tv privata francese M6. Per l’autorevole quotidiano parigino, alla première dame sono stati riservati troppi elogi. Anzi, solo elogi: ospiti compiacenti, tono celebrativo e nessuna domanda scomoda. Tra confessioni e promozione del suo nuovo disco, per l’ex modella è stata una «serata tra amici». A chiacchierare sui divani del salotto televisivo di Laurent Boyer, Carla Bruni Sarkozy ha trovato gli stilisti Jean-Paul Gaultier, Christian Lacroix e Karl Lagerfeld, che non le hanno risparmiato complimenti. E poi ancora i cantanti Julien Clerc, Laurent Voulzy e Jean-Louis Murat, pronti ad esaltare le qualità canore dell’ex modella, al terzo disco da solista. «Oggi ci sono solo amici nella tua trasmissione», le ha detto il presentatore. «Non si fa fatica a crederlo», ironizza «Le Monde». L’intervista è stata seguita in seconda serata da 1.170.000 telespettatori.
"Premio pilotato"
L'asseganzione del premio Nobel per la Medicina a Harald zur Hausen lo scorso ottobre a Stoccolma.
LONDRA
L’ombra lunga della corruzione sembra proprio non risparmiare niente e nessuno: persino il premio Nobel, massimo riconoscimento cui possono aspirare scienziati, letterati e politici di tutto il mondo, è infatti finito sul banco degli imputati. L’azienda farmaceutica AstraZeneca, che ha il suo quartier generale a Londra, avrebbe forse influenzato l’assegnazione dell’ultimo premio alla medicina – tributato a Harald zur Hausen per i suoi studi sul papilloma virus (Hpv). Due figure chiave della commissione di selezione hanno infatti forti legami con la casa farmaceutica. Che, guarda caso, ha forti interessi nella produzione del vaccino contro l’Hpv.
Una circostanza che ha insospettito Christer van der Kwast, direttore dell’unità anti corruzione della polizia svedese. Che ha ordinato un’indagine preliminare per accertare il reale svolgimento dei fatti. A suscitare l’attenzione degli investigatori sono Bertil Fredholm, presidente della commissione che valuta i candidati al premio, e Bo Angelin, membro del comitato di 50 persone che decide i vincitori. Entrambi hanno – o hanno avuto – legami con la AstraZeneca: Fredholm ha fornito consulenze, nel 2006, mentre Angelin siede nel consiglio di amministrazione.
Ma c’è di più. La compagnia farmaceutica – scrive il «Times» di Londra – finanzia direttamente sia il sito web della fondazione Nobel che la controllata Nobel Media. Quanto valga questo contratto di sponsorizzazione non si sa: né la fondazione, né l’AstraZeneca hanno voluto rivelarlo. Ma si crede che la cifra sia nell’ordine delle centinaia di migliaia di dollari. Un rapporto, quello tra la casa farmaceutica e la fondazione Nobel, di natura quanto meno impropria. Che, stando a quanto rivelato dal quotidiano britannico, ha suscitato non poche ansie ad alcuni membri della fondazione stessa. In ballo, dicono, c’è la rispettabilità dell’intera organizzazione.
Il pm svedese incaricato dell’indagine ha poi rincarato la dose. E ha lanciato un’inchiesta parallela, sempre per corruzione: si è infatti scoperto che molti commissari si sono recati in Cina – a spese del governo cinese – per spiegare i criteri di selezione. «Ho preso l’iniziativa per accertare se ci sono gli estremi o meno di un’indagine - ha spiegato al «Times» van der Kwast -. Così ho chiesto al pm di turno di occuparsene». Un portavoce della compagnia farmaceutica ha però negato con decisione ogni malversazione. «Noi – ha spiegato il portavoce – non abbiamo nessun potere d’influenza sulla commissione che decide i vincitori del premio Nobel né aspiriamo ad averne». «Il coinvolgimento di Bo Angelin con la fondazione – ha proseguito – è del tutto indipendente dal ruolo da lui ricoperto nell’azienda. Bertil Fredholm, invece, è un esperto conosciuto. Ha svolto per noi dei lavori nel 2006 come d’altra parte ci capita di avere a che fare con alter persone che hanno esperienza nel loro campo. La nostra relazione non è andata oltre».
Non si può negare però che l’AstraZeneca abbia degli interessi strettamente legati al lavoro svolto da Harald zur Hausen. Nel 2007, infatti, la multinazionale con sede a Londra ha acquistato una società che produce un componente essenziale per la realizzazione del vaccino contro il virus Hpv – vaccino che viene poi realizzato da società terze. Ma non è solo l’AstraZeneca a dirsi estranea alla vicenda. Anche Michael Sohlman, direttore esecutivo della Nobel Foundation, ha rimandato al mittente critiche e sospetti. E ha anzi accusato van der Kwast di volersi fare solo pubblicità. «Como posso dire? È uno che va spesso in televisione», ha infatti detto Sohlman alla rivista Scientific American. Le ombre, però, ci sono. La gloria del Nobel, dicono alcuni membri della fondazione, fa gola a tutti: aziende e nazioni. «È troppo, Carla!»: è una stroncatura senza appello quella di «Le Monde» all’intervista «Carla Bruni in piena libertà», lo speciale andato in onda l’altra sera sulla tv privata francese M6. Per l’autorevole quotidiano parigino, alla première dame sono stati riservati troppi elogi. Anzi, solo elogi: ospiti compiacenti, tono celebrativo e nessuna domanda scomoda. Tra confessioni e promozione del suo nuovo disco, per l’ex modella è stata una «serata tra amici». A chiacchierare sui divani del salotto televisivo di Laurent Boyer, Carla Bruni Sarkozy ha trovato gli stilisti Jean-Paul Gaultier, Christian Lacroix e Karl Lagerfeld, che non le hanno risparmiato complimenti. E poi ancora i cantanti Julien Clerc, Laurent Voulzy e Jean-Louis Murat, pronti ad esaltare le qualità canore dell’ex modella, al terzo disco da solista. «Oggi ci sono solo amici nella tua trasmissione», le ha detto il presentatore. «Non si fa fatica a crederlo», ironizza «Le Monde». L’intervista è stata seguita in seconda serata da 1.170.000 telespettatori.
domenica 21 dicembre 2008
Pediatria: Usa, Estratto Un Piccolo Piede Dalla Testa Di Un Bebe'
Roma, 19 dic. (Adnkronos Salute) - Operazione straordinaria al Memorial Hospital for Children di Colorado Springs, negli Stati Uniti: il neurochirurgo Paul Grabb ha estratto dalla testa di un bebé di due mesi un piccolo piede e altre parti di corpo parzialmente formate, dopo che la risonanza magnetica aveva mostrato tracce di un tumore nel cervello del bimbo. Il professor Grabb - riporta il quotidiano britannico Telegraph - ha raccontato che mentre stava rimuovendo la formazione neoplastica, si è accorto che conteneva un vero e proprio piede in miniatura e tracce di un altro piede, una mano e un femore.
"Un fenomeno davvero inusuale ed estremamente unico", assicura l'esperto, che non è ancora certo dell'origine di queste formazioni: "potrebbe essere la conseguenza di un particolare tipo di tumore cerebrale congenito, oppure un caso di 'feto nel feto', per cui si inizia a formare un altro bambino all'interno di quello già concepito. Ma raramente le conseguenze si osservano solo nel cervello".
I genitori del piccolo Sam Esquibel, che ora ha due mesi ma che al momento dell'operazione aveva solo tre giorni di vita, dicono che sta bene, anche se deve sottoporsi ad analisi del sangue mensili per controllare che il cancro non si ripresenti e a sedute di fisioterapia per migliorare i movimenti del collo.
"Un fenomeno davvero inusuale ed estremamente unico", assicura l'esperto, che non è ancora certo dell'origine di queste formazioni: "potrebbe essere la conseguenza di un particolare tipo di tumore cerebrale congenito, oppure un caso di 'feto nel feto', per cui si inizia a formare un altro bambino all'interno di quello già concepito. Ma raramente le conseguenze si osservano solo nel cervello".
I genitori del piccolo Sam Esquibel, che ora ha due mesi ma che al momento dell'operazione aveva solo tre giorni di vita, dicono che sta bene, anche se deve sottoporsi ad analisi del sangue mensili per controllare che il cancro non si ripresenti e a sedute di fisioterapia per migliorare i movimenti del collo.
sabato 20 dicembre 2008
Ricerca: Science, Cellule Ringiovanite Miglior Scoperta 2008
Adnkronos - Ieri - 18.33
Roma, 19 gen. (Adnkronos Salute) - La scoperta e l'attivazione del cocktail di geni che dà ordine alle cellule di 'ringiovanire' fino a uno stadio di staminali simil-embrionali è la miglior ricerca scientifica dell'anno. Almeno secondo la rivista Science, che ha stilato la classifica delle più importanti scoperte del 2008. Eccola:
2) EXOPIANETI - Al secondo posto c'è l'osservazione diretta dei pianeti orbitanti al di fuori del sistema solare. Ottenuta grazie a speciali telescopi in grado di distinguere la debole luce dei pianeti da quella degli astri di riferimento.
3) AMPLIAMENTO DEL CATALOGO DEI GENI TUMORALI - Mappando i geni di varie cellule di cancro, i ricercatori hanno ampliato il catalogo dei geni implicati nei tumori.
4) NUOVI MATERIALI DEL MISTERO - Sono stati scoperti nuovi superconduttori, materiali che conducono elettricità senza resistenza a temperature inspiegabilmente alte.
5) GUARDARE LE PROTEINE AL LAVORO - Un gruppo di biochimici ha avuto molte sorprese osservando le proteine 'al lavoro', mentre si legano ai recettori e modificano lo stato metabolico delle cellule, contribuendo alle proprietà dei tessuti.
6) VERSO ENERGIE RINNOVABILI A RICHIESTA - Lo studio riguarda nuove tecniche promettenti per immagazzinare l'eccesso di energia elettrica prodotto da fonti part-time, come vento e sole, su scala industriale.
7) IL VIDEO DEGLI EMBRIONI - Gli scienziati sono riusciti a osservare la danza delle cellule: sono arrivati video dettagliati dello sviluppo embrionale. E' stato possibile anche registrare e analizzare la formazione tappa dopo tappa dello zebrafish, dal primo giorno fino al completamento dello sviluppo.
8) GRASSO 'BUONO' - In uno studio si è fatta luce sul grasso bruno, che brucia quello 'bianco' cattivo per generare energia per l'organismo.
9) CALCOLARE IL PESO DEL MONDO - I fisici hanno messo a punto modelli matematici per predire accuratamente la massa di neutroni e protoni.
10) MAPPE RAPIDE ED ECONOMICHE DEL DNA - Dal sequenziamento del genoma dei Mammuth a quello dei pazienti colpiti da tumori: le tecniche sono diventate molto più rapide ed economiche rispetto a quella usata per mappare il primo genoma umano.
Per maggiori informazioni visita Adnkronos
Roma, 19 gen. (Adnkronos Salute) - La scoperta e l'attivazione del cocktail di geni che dà ordine alle cellule di 'ringiovanire' fino a uno stadio di staminali simil-embrionali è la miglior ricerca scientifica dell'anno. Almeno secondo la rivista Science, che ha stilato la classifica delle più importanti scoperte del 2008. Eccola:
2) EXOPIANETI - Al secondo posto c'è l'osservazione diretta dei pianeti orbitanti al di fuori del sistema solare. Ottenuta grazie a speciali telescopi in grado di distinguere la debole luce dei pianeti da quella degli astri di riferimento.
3) AMPLIAMENTO DEL CATALOGO DEI GENI TUMORALI - Mappando i geni di varie cellule di cancro, i ricercatori hanno ampliato il catalogo dei geni implicati nei tumori.
4) NUOVI MATERIALI DEL MISTERO - Sono stati scoperti nuovi superconduttori, materiali che conducono elettricità senza resistenza a temperature inspiegabilmente alte.
5) GUARDARE LE PROTEINE AL LAVORO - Un gruppo di biochimici ha avuto molte sorprese osservando le proteine 'al lavoro', mentre si legano ai recettori e modificano lo stato metabolico delle cellule, contribuendo alle proprietà dei tessuti.
6) VERSO ENERGIE RINNOVABILI A RICHIESTA - Lo studio riguarda nuove tecniche promettenti per immagazzinare l'eccesso di energia elettrica prodotto da fonti part-time, come vento e sole, su scala industriale.
7) IL VIDEO DEGLI EMBRIONI - Gli scienziati sono riusciti a osservare la danza delle cellule: sono arrivati video dettagliati dello sviluppo embrionale. E' stato possibile anche registrare e analizzare la formazione tappa dopo tappa dello zebrafish, dal primo giorno fino al completamento dello sviluppo.
8) GRASSO 'BUONO' - In uno studio si è fatta luce sul grasso bruno, che brucia quello 'bianco' cattivo per generare energia per l'organismo.
9) CALCOLARE IL PESO DEL MONDO - I fisici hanno messo a punto modelli matematici per predire accuratamente la massa di neutroni e protoni.
10) MAPPE RAPIDE ED ECONOMICHE DEL DNA - Dal sequenziamento del genoma dei Mammuth a quello dei pazienti colpiti da tumori: le tecniche sono diventate molto più rapide ed economiche rispetto a quella usata per mappare il primo genoma umano.
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Gb: Coppia Avra' Primo Bebe' 'Ogm', Immune Da Cancro Seno
di (Sal/Col/Adnkronos) Adnkronos - Ieri - 16.43
Roma, 19 dic. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Sara' una coppia inglese ad avere il primo bebe' geneticamente modificato per essere immune dal cancro al seno. Il piccolo nascera' la prossima settimana e a renderlo possibile sono stati i medici del University College Hospital di Londra, guidati da Paul Serhal, che hanno effettuato speciali screening sugli embrioni da impiantare e scelto quelli privi del gene che espongono al rischio di malattia, il Brca1. Per gli esperti, in questo modo si apre una speranza per tutte le famiglie con una pesante storia di cancro al seno. Il gene 'incriminato' sara' dunque eliminato dalla linea familiare, come voleva la coppia.
Per maggiori informazioni visita Adnkronos
Roma, 19 dic. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Sara' una coppia inglese ad avere il primo bebe' geneticamente modificato per essere immune dal cancro al seno. Il piccolo nascera' la prossima settimana e a renderlo possibile sono stati i medici del University College Hospital di Londra, guidati da Paul Serhal, che hanno effettuato speciali screening sugli embrioni da impiantare e scelto quelli privi del gene che espongono al rischio di malattia, il Brca1. Per gli esperti, in questo modo si apre una speranza per tutte le famiglie con una pesante storia di cancro al seno. Il gene 'incriminato' sara' dunque eliminato dalla linea familiare, come voleva la coppia.
Per maggiori informazioni visita Adnkronos
venerdì 19 dicembre 2008
Artrite reumatoide, il "T" che la scatena
di Gianfranco Ferraccioli * e Francesco Ria *
L'artrite reumatoide è una malattia fortemente invalidante, che colpisce circa una persona su 200, soprattutto donne. Di natura autoimmune, è caratterizzata dal fatto che le difese immunitarie del nostro corpo (i linfociti), anziché attaccare agenti patogeni esterni, si dirigono contro le cellule dell'organismo che devono difendere.
Dopo alcuni anni di ricerca, siamo riusciti a individuare il tipo di linfocita T che "esplode" in questa grave malattia. Il lavoro è sull'ultimo numero di Arthritis Research & Therapy. Oggi non esiste un metodo affidabile per seguire i linfociti T nei pazienti autoimmuni, anche se sono sempre stati considerati responsabili dell'insorgere della malattia. Partendo da studi precedenti sui topi con malattia autoimmune, siamo riusciti a trasferire nell'uomo la metodica per individuare le cellule T responsabili dell'artrite reumatoide.
L'infiammazione che causa l'artrite reumatoide colpisce per prima la cartilagine, una specie di impalcatura fatta di proteine, all'interno della quale si dispongono ordinatamente le cellule ossee. Una delle proteine più importanti della cartilagine è il collagene, da sempre considerata l'obiettivo contro cui la reazione autoimmune nell'artrite reumatoide si scatena. Per riuscire a smascherare i tipi di cellule T associate alla malattia, abbiamo utilizzato un frammento particolare del collagene, un peptide di 13 aminoacidi che è il bersaglio più frequente di queste cellule T. Ci siamo riusciti utilizzando un metodo molto più sensibile di quelli usati finora, tanto che questa tecnica innovativa è stata brevettata per l'artrite reumatoide in Italia ed è in corso di riconoscimento internazionale.
A partire da quanto osservato su di un malato, abbiamo scoperto che anche gli altri utilizzano per circa i tre quarti le stesse famiglie di linfociti T. Non solo: anche i parenti sani possiedono cellule T specifiche per il collagene ma di tipo leggermente diverso rispetto a quelle dei pazienti, e non portano quindi all'insorgere della malattia. Inoltre, a conferma del legame fra questi linfociti e l'artrite, quando la malattia scompare in seguito alla terapia, scompaiono anche questi gruppi di cellule T. La scoperta è molto importante perché in tal modo possiamo seguire l'andamento clinico dei pazienti. Ancora più interessante è che, per quanto sinora ci dicono i nostri risultati, siamo anche in grado di prevedere le ricadute. Le cellule T specifiche per la malattia, infatti, ricompaiono prima ancora che il paziente mostri i sintomi della malattia. Se questi risultati verranno confermati, si tratterebbe di uno strumento diagnostico formidabile: se fossimo in grado di intervenire precocemente con terapie mirate sulle cellule T, potremmo riuscire a spegnere la malattia prima che questa abbia il tempo di provocare danni irreversibili.
La nostra ricerca lascia aperti ancora molti filoni di indagine scientifica. Nei topi le cellule T caratteristiche degli individui sani vengono perse nel momento in cui viene somministrato l'antigene che porta alla malattia e non vengono più ricostituite. L'ipotesi su cui stiamo proseguendo la ricerca è che questo set di linfociti T "sani" protegga anche l'uomo dall'insorgere della malattia.
* Reumatologia e Ist. Patologia
generale, Un. Cattolica di Roma
RICERCHE CORRELATE
Francesco RiaGianfranco Ferraccioli
L'artrite reumatoide è una malattia fortemente invalidante, che colpisce circa una persona su 200, soprattutto donne. Di natura autoimmune, è caratterizzata dal fatto che le difese immunitarie del nostro corpo (i linfociti), anziché attaccare agenti patogeni esterni, si dirigono contro le cellule dell'organismo che devono difendere.
Dopo alcuni anni di ricerca, siamo riusciti a individuare il tipo di linfocita T che "esplode" in questa grave malattia. Il lavoro è sull'ultimo numero di Arthritis Research & Therapy. Oggi non esiste un metodo affidabile per seguire i linfociti T nei pazienti autoimmuni, anche se sono sempre stati considerati responsabili dell'insorgere della malattia. Partendo da studi precedenti sui topi con malattia autoimmune, siamo riusciti a trasferire nell'uomo la metodica per individuare le cellule T responsabili dell'artrite reumatoide.
L'infiammazione che causa l'artrite reumatoide colpisce per prima la cartilagine, una specie di impalcatura fatta di proteine, all'interno della quale si dispongono ordinatamente le cellule ossee. Una delle proteine più importanti della cartilagine è il collagene, da sempre considerata l'obiettivo contro cui la reazione autoimmune nell'artrite reumatoide si scatena. Per riuscire a smascherare i tipi di cellule T associate alla malattia, abbiamo utilizzato un frammento particolare del collagene, un peptide di 13 aminoacidi che è il bersaglio più frequente di queste cellule T. Ci siamo riusciti utilizzando un metodo molto più sensibile di quelli usati finora, tanto che questa tecnica innovativa è stata brevettata per l'artrite reumatoide in Italia ed è in corso di riconoscimento internazionale.
A partire da quanto osservato su di un malato, abbiamo scoperto che anche gli altri utilizzano per circa i tre quarti le stesse famiglie di linfociti T. Non solo: anche i parenti sani possiedono cellule T specifiche per il collagene ma di tipo leggermente diverso rispetto a quelle dei pazienti, e non portano quindi all'insorgere della malattia. Inoltre, a conferma del legame fra questi linfociti e l'artrite, quando la malattia scompare in seguito alla terapia, scompaiono anche questi gruppi di cellule T. La scoperta è molto importante perché in tal modo possiamo seguire l'andamento clinico dei pazienti. Ancora più interessante è che, per quanto sinora ci dicono i nostri risultati, siamo anche in grado di prevedere le ricadute. Le cellule T specifiche per la malattia, infatti, ricompaiono prima ancora che il paziente mostri i sintomi della malattia. Se questi risultati verranno confermati, si tratterebbe di uno strumento diagnostico formidabile: se fossimo in grado di intervenire precocemente con terapie mirate sulle cellule T, potremmo riuscire a spegnere la malattia prima che questa abbia il tempo di provocare danni irreversibili.
La nostra ricerca lascia aperti ancora molti filoni di indagine scientifica. Nei topi le cellule T caratteristiche degli individui sani vengono perse nel momento in cui viene somministrato l'antigene che porta alla malattia e non vengono più ricostituite. L'ipotesi su cui stiamo proseguendo la ricerca è che questo set di linfociti T "sani" protegga anche l'uomo dall'insorgere della malattia.
* Reumatologia e Ist. Patologia
generale, Un. Cattolica di Roma
RICERCHE CORRELATE
Francesco RiaGianfranco Ferraccioli
Salute/ Tumore all'utero? Attenzione all'HPV45
Venerdí 19.12.2008 10:40
Di Silvia Finazzi.
Si arricchisce il gruppo dei cattivi: se fino a ieri i virus più temibili per la salute del collo dell’utero (cervice) erano due, oggi sono diventati tre. Secondo i ginecologi di tutto il mondo, infatti, oltre al virus 16 e 18, bisogna temere anche il 45: sono questi i tre tipi di virus del papilloma umano più spesso responsabili di tumori alla cervice.
L’HPV o Papilloma virus è un molto diffuso: si calcola che circa l’80% delle persone ne sia entrata in contatto almeno una volta nel corso della sua vita sessuale. Ne esistono più di 100 tipologie diverse, molte delle quali si trasmettono attraverso i rapporti intimi e colpiscono gli organi genitali.
I tipi più temibili sono quelli ad alto rischio, che non causano sintomi visibili, ma nella donna sono in grado di trasformare le cellule del collo dell’utero in cellule anomale. Nel corso del tempo, queste possono moltiplicarsi e dare origine al tumore del collo dell’utero.
Fino a oggi sotto accusa erano soprattutto i tipi 16 e 18 responsabili del 75% circa dei casi di tumore del collo dell’utero. Gli esperti, però, si sono resi conto che anche il tipo 45 è pericoloso: è la principale causa dell’adenocarcinoma, il più aggressivo dei tumori della cervice uterina.
Non solo, il tipo 45 è anche l’unico dei tre a non poter essere prevenuto. Contro le tipologie 16 e 18, infatti, da pochi mesi è disponibile un vaccino preventivo. E’ indicato soprattutto alle ragazze molti giovani, con meno di 13 anni, perché solitamente non hanno ancora avuto rapporti intimi e, quindi, non sono state esposte al virus. Ecco perché in Italia tutte le dodicenni possono sottoporsi gratuitamente alla vaccinazione.
Il 45 è dunque invincibile? Non proprio. La soluzione è sottoporsi a controlli regolari. Il classico Pap test è sempre utile: durante la visita dal ginecologo si preleva del materiale dal collo dell’utero e lo si fa analizzare in laboratorio. Ma da solo non basta.
"L’incidenza dell’adenocarcinoma causato dal tipo 45 sta notevolmente aumentando, anche perché si sviluppa all’interno del canale cervicale ed è difficilmente diagnosticabile precocemente con il Pap test" spiega il dottor Attila Lorincz, PhD, professore alla “Barts and The London School of Medicine”.
La soluzione? Esiste un test per l’HPV, il digene HPV Test che è approvato dalla FDA americana e marcato CE, che identifica la presenza dei ceppi 16, 18 e 45 prima ancora che le cellule del collo dell’utero presentino delle modificazioni visibili al Pap test. E’ consigliato alle donne sopra i 30 anni di età in combinazione con il Pap test, che può rilevare cellule anormali ma non direttamente la
presenza dell’HPV.
Di Silvia Finazzi.
Si arricchisce il gruppo dei cattivi: se fino a ieri i virus più temibili per la salute del collo dell’utero (cervice) erano due, oggi sono diventati tre. Secondo i ginecologi di tutto il mondo, infatti, oltre al virus 16 e 18, bisogna temere anche il 45: sono questi i tre tipi di virus del papilloma umano più spesso responsabili di tumori alla cervice.
L’HPV o Papilloma virus è un molto diffuso: si calcola che circa l’80% delle persone ne sia entrata in contatto almeno una volta nel corso della sua vita sessuale. Ne esistono più di 100 tipologie diverse, molte delle quali si trasmettono attraverso i rapporti intimi e colpiscono gli organi genitali.
I tipi più temibili sono quelli ad alto rischio, che non causano sintomi visibili, ma nella donna sono in grado di trasformare le cellule del collo dell’utero in cellule anomale. Nel corso del tempo, queste possono moltiplicarsi e dare origine al tumore del collo dell’utero.
Fino a oggi sotto accusa erano soprattutto i tipi 16 e 18 responsabili del 75% circa dei casi di tumore del collo dell’utero. Gli esperti, però, si sono resi conto che anche il tipo 45 è pericoloso: è la principale causa dell’adenocarcinoma, il più aggressivo dei tumori della cervice uterina.
Non solo, il tipo 45 è anche l’unico dei tre a non poter essere prevenuto. Contro le tipologie 16 e 18, infatti, da pochi mesi è disponibile un vaccino preventivo. E’ indicato soprattutto alle ragazze molti giovani, con meno di 13 anni, perché solitamente non hanno ancora avuto rapporti intimi e, quindi, non sono state esposte al virus. Ecco perché in Italia tutte le dodicenni possono sottoporsi gratuitamente alla vaccinazione.
Il 45 è dunque invincibile? Non proprio. La soluzione è sottoporsi a controlli regolari. Il classico Pap test è sempre utile: durante la visita dal ginecologo si preleva del materiale dal collo dell’utero e lo si fa analizzare in laboratorio. Ma da solo non basta.
"L’incidenza dell’adenocarcinoma causato dal tipo 45 sta notevolmente aumentando, anche perché si sviluppa all’interno del canale cervicale ed è difficilmente diagnosticabile precocemente con il Pap test" spiega il dottor Attila Lorincz, PhD, professore alla “Barts and The London School of Medicine”.
La soluzione? Esiste un test per l’HPV, il digene HPV Test che è approvato dalla FDA americana e marcato CE, che identifica la presenza dei ceppi 16, 18 e 45 prima ancora che le cellule del collo dell’utero presentino delle modificazioni visibili al Pap test. E’ consigliato alle donne sopra i 30 anni di età in combinazione con il Pap test, che può rilevare cellule anormali ma non direttamente la
presenza dell’HPV.
mercoledì 17 dicembre 2008
sistemare le sopracciglia
Esiste una vera e propria "arte delle sopracciglia": insegna a disegnarle seguendo i concetti della geometria e a valorizzare (anche correggendo) la forma di ogni viso. Sanihelp.it - Sono il cruccio di molte donne, che amano il make-up e non tralasciano nessun dettaglio del loro look quotidiano. Anche loro soggette ai cambiamenti della moda, come si portano oggi le sopracciglia? «Nel '900 lo stile è cambiato molte volte - racconta Cinzia Debenedetto, make up artist di Genova - Negli anni '20 avevano una linea discendente conferendo al viso un’espressione un po’ mesta; negli anni '30 erano sottilissime e si inarcavano sfiorando certe volte l’esagerazione; negli anni ‘40 invece si preferivano piuttosto alte e folte, introducendo così la forma degli anni ’50 dove tornavano a essere più naturali. Negli anni '60 erano piuttosto regolari; negli anni ’70 era di moda sia il sopracciglio folto che sottile o addirittura assente, infatti molte donne lo depilavano, per poi tornare, oggi, a linee più nette, realizzate con depilazioni mirate e correzioni con apposite matite».
Si può imparare a “farsi le sopracciglia”? «Sì – continua Cinzia - Prima di tutto procurandosi gli accessori giusti: pinzette per depilazione (le migliori hanno la punta leggermente obliqua) e matite apposite per sopracciglia di colore appropriato.
E poi ci vuole un po’ di geometria. Le sopracciglia si caratterizzano con tre elementi: l’origine (dove inizia il sopracciglio: punto A), l’angolo (il punto dove il sopracciglio crea la cosiddetta forma ad Angolo di Gabbiamo: punto B) e la fine del sopracciglio (punto C). Il punto più alto (in corrispondenza dell'angolo C) e la lunghezza dell'inclinazione dei due segmenti sono fondamentali per l'equilibrio delle linee del viso.
Agendo su questi elementi si può correggere (almeno a livello di effetto ottico) la forma di un viso. Un viso ovale dovrà optare per sopracciglia con curve naturali, uno rotondo aumentare con la matita l'angolo per correggere l'eventuale rotondità; un viso allungato starà bene con sopracciglia lunghe e poco accentuate; infine, un viso quadrato dovrà disegnare una curva morbida, che andrà ad armonizzare lineamenti talvolta un po' duri». Ecco come procedere.
1. Davanti allo specchio tracciate una linea immaginaria che vada dal bordo inferiore del naso fino all' inizio del sopracciglio (origine A); questa linea dovrebbe risultare più o meno verticale e sfiorare il margine interno dell'occhio.
2. Tracciate una seconda linea immaginaria che, partendo dal bordo inferiore del naso, passi lungo il margine esterno della pupilla e incroci il sopracciglio (angolo B); il punto di incrocio tra la linea e il sopracciglio è quello dove dovrete disegnare l' apice della curvatura del sopracciglio stesso.
3. Tracciate infine una terza linea ( fine C) che, partendo dallo stesso punto delle precedenti, sfiori il margine esterno dell'occhio; questa linea indicherà il limite laterale che il sopracciglio dovrà raggiungere.
4. Eliminate con una pinzetta i peli in eccesso estirpandoli nella direzione della crescita, dal basso verso l’altro o dall’interno all’esterno e non viceversa, fino a ottenere un contorno omogeneo. Se il sopracciglio risulta troppo corto, e non giunge fino alla linea C indicata precedentemente, allungatelo utilizzando una matita per sopracciglia, tracciando una linea delicata che sfumerete con le dita o un pennellino n°5.
5. Per sollevare il sopracciglio e formare la curvatura nel punto più alto (angolo B), utilizzate sempre la tecnica precedente, eliminando i peli del sopracciglio nelle zone che intendete rendere visivamente più alte.
«Il sopracciglio dovrà risultare più pieno nella sua parte interna, subito al di sopra dell'angolo interno dell' occhio, e assottigliarsi man mano che si procede lateralmente. Se la porzione interna del sopracciglio non è sufficientemente folta, potete ricorrere all' applicazione della matita per sopracciglia seguita da una polvere di colore appropriato».
Ma c’è un momento ideale per depilarsi le sopracciglia? «In effetti sì, subito prima di andare a dormire: in questo modo il rossore che dovesse comparire andrà via prima del mattino successivo, senza essere notato. Per lo stesso motivo è sconsigliabile depilare le sopracciglia prima del trucco».
Si può imparare a “farsi le sopracciglia”? «Sì – continua Cinzia - Prima di tutto procurandosi gli accessori giusti: pinzette per depilazione (le migliori hanno la punta leggermente obliqua) e matite apposite per sopracciglia di colore appropriato.
E poi ci vuole un po’ di geometria. Le sopracciglia si caratterizzano con tre elementi: l’origine (dove inizia il sopracciglio: punto A), l’angolo (il punto dove il sopracciglio crea la cosiddetta forma ad Angolo di Gabbiamo: punto B) e la fine del sopracciglio (punto C). Il punto più alto (in corrispondenza dell'angolo C) e la lunghezza dell'inclinazione dei due segmenti sono fondamentali per l'equilibrio delle linee del viso.
Agendo su questi elementi si può correggere (almeno a livello di effetto ottico) la forma di un viso. Un viso ovale dovrà optare per sopracciglia con curve naturali, uno rotondo aumentare con la matita l'angolo per correggere l'eventuale rotondità; un viso allungato starà bene con sopracciglia lunghe e poco accentuate; infine, un viso quadrato dovrà disegnare una curva morbida, che andrà ad armonizzare lineamenti talvolta un po' duri». Ecco come procedere.
1. Davanti allo specchio tracciate una linea immaginaria che vada dal bordo inferiore del naso fino all' inizio del sopracciglio (origine A); questa linea dovrebbe risultare più o meno verticale e sfiorare il margine interno dell'occhio.
2. Tracciate una seconda linea immaginaria che, partendo dal bordo inferiore del naso, passi lungo il margine esterno della pupilla e incroci il sopracciglio (angolo B); il punto di incrocio tra la linea e il sopracciglio è quello dove dovrete disegnare l' apice della curvatura del sopracciglio stesso.
3. Tracciate infine una terza linea ( fine C) che, partendo dallo stesso punto delle precedenti, sfiori il margine esterno dell'occhio; questa linea indicherà il limite laterale che il sopracciglio dovrà raggiungere.
4. Eliminate con una pinzetta i peli in eccesso estirpandoli nella direzione della crescita, dal basso verso l’altro o dall’interno all’esterno e non viceversa, fino a ottenere un contorno omogeneo. Se il sopracciglio risulta troppo corto, e non giunge fino alla linea C indicata precedentemente, allungatelo utilizzando una matita per sopracciglia, tracciando una linea delicata che sfumerete con le dita o un pennellino n°5.
5. Per sollevare il sopracciglio e formare la curvatura nel punto più alto (angolo B), utilizzate sempre la tecnica precedente, eliminando i peli del sopracciglio nelle zone che intendete rendere visivamente più alte.
«Il sopracciglio dovrà risultare più pieno nella sua parte interna, subito al di sopra dell'angolo interno dell' occhio, e assottigliarsi man mano che si procede lateralmente. Se la porzione interna del sopracciglio non è sufficientemente folta, potete ricorrere all' applicazione della matita per sopracciglia seguita da una polvere di colore appropriato».
Ma c’è un momento ideale per depilarsi le sopracciglia? «In effetti sì, subito prima di andare a dormire: in questo modo il rossore che dovesse comparire andrà via prima del mattino successivo, senza essere notato. Per lo stesso motivo è sconsigliabile depilare le sopracciglia prima del trucco».
il bambino ha il raffreddore....che fare?
Un raffreddore è un infezione virale che interessa il naso e la gola.
I virus del raffreddore si diffondono da una persona all'altra attraverso le vie aeree o le mani, per contatto con soggetti affetti o attraverso oggetti contaminati. Essi possono sopravvivere sui giochi o sugli altri oggetti in genere per 3 ore. Dagli oggetti il virus è trasmesso al naso o agli occhi, attraverso le mani che toccano normalmente la faccia. I germi si trasmettono inoltre per via aerea starnutendo o tossendo, attraverso le gocce di saliva. Una volta raggiunti naso e occhi, i virus cominciano a moltiplicarsi e a diffondersi verso il basso nella gola e nella trachea, causando mal di gola e tosse.
Poichè ci sono più di 200 virus del raffreddore, molti bambini sani, soprattutto se frequentano la scuola materna, possono avere più episodi di raffreddore in un anno. Con l'età scolare, il numero di episodi/anno comincia a diminuire.
Il clima freddo, il vento freddo, le correnti d'aria, l' aria condizionata, i piedi bagnati non aumentano le possibilità di prendere un raffreddore.
Come si manifesta
I raffreddori o infezioni delle vie aeree superiori sono caratterizzati da naso chiuso e colante, a volte associato a mal di gola e febbre, qualche volta a tosse, raucedine, occhi rossi e ingrossamento dei linfonodi del collo.
Il raffreddore nei bambini si presenta con più disturbi rispetto all'adulto e dura qualche giorno in più. Di solito, la febbre dura meno di 3 giorni, l'infiammazione di gola e naso circa una settimana, la tosse anche 2 o 3 settimane.
Sono possibili sovrainfezioni batteriche: otite, congiuntivite con secrezione gialla dagli occhi, sinusite, o polmonite. Queste complicazioni sopravvengono nel 5% dei casi perchè l'infezione virale diminuisce temporaneamente le difese immunitarie del bambino. Nei lattanti l'ostruzione nasale può interferire sulla capacità di succhiare tanto da da causare un temporaneo rallentamento della crescita.
Distinguiamolo da ...
Riniti vasomotorie. Molti bambini ed adulti hanno spesso durante il periodo invernale o la permanenza in luoghi a bassa temperatura il naso che cola e che facilmente sanguina. Questo sanguinamento si interrompe solitamente dopo circa 15 minuti dal rientro in ambiente chiuso. Non richiede trattamento medico e non ha alcuna relazione con le infezioni.
Rinite allergica o Febbre da Fieno. Il sintomo principale è il naso colante e il prurito nasale, tipici dell'allergia.
Sinusite. Sospettate questa complicanza del raffreddore se compare secrezione nasale gialla persistente e il bambino lamenta dolore o sensazione di tensione alle cavità nasali (v. scheda).
Quando chiamare il pediatra
Immediatamente se:
la respirazione è difficoltosa e non migliora dopo aver pulito il naso.
il bambino sembra molto sofferente.
Senza urgenza se:
c'è mal d'orecchio o dolore alle cavità paranasali.
la pelle sotto il naso è coperta di croste (si tratta probabilmente di una impetigine).
il muco nasale è giallo o è presente da più di 15 giorni.
il muco nasale contiene sangue, e la cosa si sta ripetendo.
gli occhi presentano una suppurazione gialla (oltre ad essere rossi e lacrimanti).
c'è febbre (oltre i 38° C) da oltre 72 ore.
Cosa fare negli altri casi
Se curate il raffreddore guarirà entro una settimana; se non lo curate, durerà comunque 7 giorni; in ogni caso, potete seguire queste utili indicazioni:
Pulite bene il naso. La pulizia nasale è importante, a qualsiasi età, per prevenire l'accumulo di muco infetto e quindi lo sviluppo di complicazioni batteriche, come la sinusite (v. scheda). Lo è ancor di più nel lattante, che non riesce a respirare dalla bocca e contemporaneamente a succhiare. Inoltre i bambini nei primi 6 mesi di vita non riescono a respirare dalla bocca e respirano quindi dal naso, che deve essere libero, soprattutto prima del sonno. La pulizia nasale deve pertanto essere effettuata più volte al giorno, tanto più frequentemente quanto più il bambino ha il naso ostruito dal muco. Inoltre, non appena possibile insegnate al bambino a soffiare bene il naso, una narice per volta.
Vediamo come fare una buona pulizia nasale:
Aspirate con una siringa (senza ago!) la seguente dose di soluzione fisiologica (nei neonati e nei lattanti possono essere utilizzate le fialette di plastica già pronte in commercio; nei bambini più grandi gli spray nebulizzatori)
2-3 ml per il bambino fino all'anno di età
3-5 ml per il bambino da 1 a 3 anni
5-10 ml per il bambino più grandicello
Mettete il bambino seduto, o se più grande, in piedi, chino sul lavandino
Appoggiate la siringa alla narice, e spruzzate , con una certa energia, la soluzione fisiologica nel naso, direzionando il getto verso l'orecchio
Infine invitate il bambino a soffiare il naso, o, nel bambino più piccolo, utilizzate una pompetta aspiramuco (il lavaggio è poco efficace se non è seguito da questa manovra), avendo cura di schiacciarla prima di inserirla nella narice
Trattamento dei sintomi associati al raffreddore
Febbre. Usate farmaci antifebbrili/antidolorifici (ad esempio paracetamolo) se compaiono febbre, dolori muscolari, mal di testa. E' prudente evitare l'acido acetilsalicilico perchè si è dimostrata l'associazione con la sindrome di Reye (malattia grave che colpisce il cervello e il fegato).
Mal di gola. Potete utilizzare caramelle balsamiche o spray antidolorifici.
Tosse. Utilizzate preferibilmente umidificatori. Usate farmaci solo se è molto fastidiosa e solo se prescritti dal pediatra;
Occhi rossi. Sciacquateli frequentemente con battufoli di cotone inumiditi in acqua bollita.
Scarso appetito. Incoraggiate i bambini a bere liquidi zuccherati. Ponete particolare attenzione all'alimentazione, che in caso di scarso appetito dovrà comporsi di piccoli e frequenti spuntini leggeri.
Dopo aver attuato le precedenti misure chiamate il pediatra se:
Il bambino ha meno di 3 mesi di vita e compare febbre.
La febbre dura da più di 3 giorni.
La secrezione è diventata spessa e gialla.
La pelle sotto il naso presenta croste.
Dagli occhi fuoriesce una secrezione gialla.
Non riuscite a liberare il naso del vostro bambino nonostante la somministrazione di liquidi adeguati.
Il respiro diventa difficile e non solo per il naso chiuso.
Compaiono mal d' orecchi o dolore alle cavità nasali.
Compare mal di gola
Vi sembra che il bambino stia peggiorando molto.
Cosa non fare
Uso scorretto delle gocce di fisiologica nel naso. Gli errori principali:
non instillare un numero sufficiente di gocce
non aspettare abbastanza per liberare le secrezioni
non ripetere la procedura fino a quando il respiro è libero. La parte anteriore del naso può sembrare libera, mentre quella posteriore può essere ancora piena di muco asciutto. Ricordatevi che introdurre le gocce nel naso senza poi cercare di liberarlo produce pochi risultati.
Abuso di gocce decongestionanti o spray per il naso chiuso. Se la congestione nasale interferisce con la respirazione, insistete con i lavaggi nasali; invece utilizzate con molta cautela le gocce vasocostritttici e solo su prescrizione medica: questi prodotti liberano solo inizialmmente il naso e hanno poi un effetto irritante e congestionante; se usati tante volte determinano secchezza e atrofia ( perdita della produzione di muco) delle mucose.
Evitate di usare farmaci per bocca di tipo antistaminico, perchè non sono in grado di rimuovere le secrezioni secche del naso e non hanno alcun effetto sui virus. Se il naso è realmente colante e si tratta di una forma allergica accertata, prendete in considerazione un antistaminico locale o per bocca.
Usate farmaci antiinfiammatori in caso di raffreddore solo se il bambino ha la febbre, mal di gola, o dolori muscolari.
Prevenzione
Poichè le complicazioni di un banale raffreddore sono molto comuni nei bambini durante il primo anno di vita, cercate di evitare i contatti con altri bambini o adulti con il raffreddore; fate attenzione ai luoghi affollati: nidi, asili, supermercati.
Poichè i virus del raffreddore sono continuamente trasmessi dalla contaminazione delle mani, lavare frequentemente le mani ed evitare di metterle in bocca o nel naso, sono delle misure di prevenzione molto utili.
Insegnate al vostro bambino a coprirsi il naso e la bocca quando starnutisce.
Un umidificatore per l'ambiente previene la secchezza delle vie nasali, che risultano più suscettibili alle infezioni. Tenete pulito l'umidificatore una volta alla settimana con una soluzione di candeggina.
Vitamina C: sfortunatamente non è stato provato che prevenga o riduca la durata dei raffreddori. Inoltre dare troppa vit.C (più di 2 gr. al giorno) può causare diarrea.
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Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni.
amicopediatra.it non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste
http://www.amicopediatra.it/genitori/Curiosando_Cosa_fare_se/Raffreddore.htm
I virus del raffreddore si diffondono da una persona all'altra attraverso le vie aeree o le mani, per contatto con soggetti affetti o attraverso oggetti contaminati. Essi possono sopravvivere sui giochi o sugli altri oggetti in genere per 3 ore. Dagli oggetti il virus è trasmesso al naso o agli occhi, attraverso le mani che toccano normalmente la faccia. I germi si trasmettono inoltre per via aerea starnutendo o tossendo, attraverso le gocce di saliva. Una volta raggiunti naso e occhi, i virus cominciano a moltiplicarsi e a diffondersi verso il basso nella gola e nella trachea, causando mal di gola e tosse.
Poichè ci sono più di 200 virus del raffreddore, molti bambini sani, soprattutto se frequentano la scuola materna, possono avere più episodi di raffreddore in un anno. Con l'età scolare, il numero di episodi/anno comincia a diminuire.
Il clima freddo, il vento freddo, le correnti d'aria, l' aria condizionata, i piedi bagnati non aumentano le possibilità di prendere un raffreddore.
Come si manifesta
I raffreddori o infezioni delle vie aeree superiori sono caratterizzati da naso chiuso e colante, a volte associato a mal di gola e febbre, qualche volta a tosse, raucedine, occhi rossi e ingrossamento dei linfonodi del collo.
Il raffreddore nei bambini si presenta con più disturbi rispetto all'adulto e dura qualche giorno in più. Di solito, la febbre dura meno di 3 giorni, l'infiammazione di gola e naso circa una settimana, la tosse anche 2 o 3 settimane.
Sono possibili sovrainfezioni batteriche: otite, congiuntivite con secrezione gialla dagli occhi, sinusite, o polmonite. Queste complicazioni sopravvengono nel 5% dei casi perchè l'infezione virale diminuisce temporaneamente le difese immunitarie del bambino. Nei lattanti l'ostruzione nasale può interferire sulla capacità di succhiare tanto da da causare un temporaneo rallentamento della crescita.
Distinguiamolo da ...
Riniti vasomotorie. Molti bambini ed adulti hanno spesso durante il periodo invernale o la permanenza in luoghi a bassa temperatura il naso che cola e che facilmente sanguina. Questo sanguinamento si interrompe solitamente dopo circa 15 minuti dal rientro in ambiente chiuso. Non richiede trattamento medico e non ha alcuna relazione con le infezioni.
Rinite allergica o Febbre da Fieno. Il sintomo principale è il naso colante e il prurito nasale, tipici dell'allergia.
Sinusite. Sospettate questa complicanza del raffreddore se compare secrezione nasale gialla persistente e il bambino lamenta dolore o sensazione di tensione alle cavità nasali (v. scheda).
Quando chiamare il pediatra
Immediatamente se:
la respirazione è difficoltosa e non migliora dopo aver pulito il naso.
il bambino sembra molto sofferente.
Senza urgenza se:
c'è mal d'orecchio o dolore alle cavità paranasali.
la pelle sotto il naso è coperta di croste (si tratta probabilmente di una impetigine).
il muco nasale è giallo o è presente da più di 15 giorni.
il muco nasale contiene sangue, e la cosa si sta ripetendo.
gli occhi presentano una suppurazione gialla (oltre ad essere rossi e lacrimanti).
c'è febbre (oltre i 38° C) da oltre 72 ore.
Cosa fare negli altri casi
Se curate il raffreddore guarirà entro una settimana; se non lo curate, durerà comunque 7 giorni; in ogni caso, potete seguire queste utili indicazioni:
Pulite bene il naso. La pulizia nasale è importante, a qualsiasi età, per prevenire l'accumulo di muco infetto e quindi lo sviluppo di complicazioni batteriche, come la sinusite (v. scheda). Lo è ancor di più nel lattante, che non riesce a respirare dalla bocca e contemporaneamente a succhiare. Inoltre i bambini nei primi 6 mesi di vita non riescono a respirare dalla bocca e respirano quindi dal naso, che deve essere libero, soprattutto prima del sonno. La pulizia nasale deve pertanto essere effettuata più volte al giorno, tanto più frequentemente quanto più il bambino ha il naso ostruito dal muco. Inoltre, non appena possibile insegnate al bambino a soffiare bene il naso, una narice per volta.
Vediamo come fare una buona pulizia nasale:
Aspirate con una siringa (senza ago!) la seguente dose di soluzione fisiologica (nei neonati e nei lattanti possono essere utilizzate le fialette di plastica già pronte in commercio; nei bambini più grandi gli spray nebulizzatori)
2-3 ml per il bambino fino all'anno di età
3-5 ml per il bambino da 1 a 3 anni
5-10 ml per il bambino più grandicello
Mettete il bambino seduto, o se più grande, in piedi, chino sul lavandino
Appoggiate la siringa alla narice, e spruzzate , con una certa energia, la soluzione fisiologica nel naso, direzionando il getto verso l'orecchio
Infine invitate il bambino a soffiare il naso, o, nel bambino più piccolo, utilizzate una pompetta aspiramuco (il lavaggio è poco efficace se non è seguito da questa manovra), avendo cura di schiacciarla prima di inserirla nella narice
Trattamento dei sintomi associati al raffreddore
Febbre. Usate farmaci antifebbrili/antidolorifici (ad esempio paracetamolo) se compaiono febbre, dolori muscolari, mal di testa. E' prudente evitare l'acido acetilsalicilico perchè si è dimostrata l'associazione con la sindrome di Reye (malattia grave che colpisce il cervello e il fegato).
Mal di gola. Potete utilizzare caramelle balsamiche o spray antidolorifici.
Tosse. Utilizzate preferibilmente umidificatori. Usate farmaci solo se è molto fastidiosa e solo se prescritti dal pediatra;
Occhi rossi. Sciacquateli frequentemente con battufoli di cotone inumiditi in acqua bollita.
Scarso appetito. Incoraggiate i bambini a bere liquidi zuccherati. Ponete particolare attenzione all'alimentazione, che in caso di scarso appetito dovrà comporsi di piccoli e frequenti spuntini leggeri.
Dopo aver attuato le precedenti misure chiamate il pediatra se:
Il bambino ha meno di 3 mesi di vita e compare febbre.
La febbre dura da più di 3 giorni.
La secrezione è diventata spessa e gialla.
La pelle sotto il naso presenta croste.
Dagli occhi fuoriesce una secrezione gialla.
Non riuscite a liberare il naso del vostro bambino nonostante la somministrazione di liquidi adeguati.
Il respiro diventa difficile e non solo per il naso chiuso.
Compaiono mal d' orecchi o dolore alle cavità nasali.
Compare mal di gola
Vi sembra che il bambino stia peggiorando molto.
Cosa non fare
Uso scorretto delle gocce di fisiologica nel naso. Gli errori principali:
non instillare un numero sufficiente di gocce
non aspettare abbastanza per liberare le secrezioni
non ripetere la procedura fino a quando il respiro è libero. La parte anteriore del naso può sembrare libera, mentre quella posteriore può essere ancora piena di muco asciutto. Ricordatevi che introdurre le gocce nel naso senza poi cercare di liberarlo produce pochi risultati.
Abuso di gocce decongestionanti o spray per il naso chiuso. Se la congestione nasale interferisce con la respirazione, insistete con i lavaggi nasali; invece utilizzate con molta cautela le gocce vasocostritttici e solo su prescrizione medica: questi prodotti liberano solo inizialmmente il naso e hanno poi un effetto irritante e congestionante; se usati tante volte determinano secchezza e atrofia ( perdita della produzione di muco) delle mucose.
Evitate di usare farmaci per bocca di tipo antistaminico, perchè non sono in grado di rimuovere le secrezioni secche del naso e non hanno alcun effetto sui virus. Se il naso è realmente colante e si tratta di una forma allergica accertata, prendete in considerazione un antistaminico locale o per bocca.
Usate farmaci antiinfiammatori in caso di raffreddore solo se il bambino ha la febbre, mal di gola, o dolori muscolari.
Prevenzione
Poichè le complicazioni di un banale raffreddore sono molto comuni nei bambini durante il primo anno di vita, cercate di evitare i contatti con altri bambini o adulti con il raffreddore; fate attenzione ai luoghi affollati: nidi, asili, supermercati.
Poichè i virus del raffreddore sono continuamente trasmessi dalla contaminazione delle mani, lavare frequentemente le mani ed evitare di metterle in bocca o nel naso, sono delle misure di prevenzione molto utili.
Insegnate al vostro bambino a coprirsi il naso e la bocca quando starnutisce.
Un umidificatore per l'ambiente previene la secchezza delle vie nasali, che risultano più suscettibili alle infezioni. Tenete pulito l'umidificatore una volta alla settimana con una soluzione di candeggina.
Vitamina C: sfortunatamente non è stato provato che prevenga o riduca la durata dei raffreddori. Inoltre dare troppa vit.C (più di 2 gr. al giorno) può causare diarrea.
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Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni.
amicopediatra.it non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste
http://www.amicopediatra.it/genitori/Curiosando_Cosa_fare_se/Raffreddore.htm
efficacissima maschera contro i brufoletti
Maschera viso agli agrumi e rosmarino per pelle grassa
Il rosmarino ha un'azione astringente e purificante e normalizza la produzione di sebo, svolgendo un'efficace azione contro brufoli e punti neri. Gli agrumi esaltano la funzione astringente del rosmarino e la mela è un idratante leggero, infatti combinata ad una maschera purificante aiuta a non seccare troppo la pelle e a pulirla in profondità ma con dolcezza. maschera fatta in casa,maschera di bellezza fatta in casa,maschera di bellezza naturale,maschera fai da te,maschera purificante,maschera pulente,maschera astringente,detergente brufoli,pulizia punti neri,punti neri, brufoli,maschera viso,maschera viso contro brufoli,maschera viso contro i punti neri,maschera anti brufoli,maschera contro i punti neri,cosmetica naturale, cosmesi naturale,cosmesi fai da te,rosmarino,agrumi,mela,limoneIngredienti:
1 arancia
1 mela acerba sbucciata
2 rametti di rosmarino
1 cucchiaino di succo di limone
Preparazione:
Fai un infuso di rosmarino lasciando i 2 rametti per 10 minuti in una ciotola di acqua bollente coperta; nel frattempo metti nel frullatore l'arancia e la mela per alcuni minuti e in seguito aggiungi al composto ottenuto tre cucchiaini di infuso e il succo di limone.
Uso:
Applica sul viso per una ventina di minuti circa, poi lava con acqua tiepida e asciuga tamponando.
Il rosmarino ha un'azione astringente e purificante e normalizza la produzione di sebo, svolgendo un'efficace azione contro brufoli e punti neri. Gli agrumi esaltano la funzione astringente del rosmarino e la mela è un idratante leggero, infatti combinata ad una maschera purificante aiuta a non seccare troppo la pelle e a pulirla in profondità ma con dolcezza.
http://cosmetici-fai-da-te.myblog.it/archive/2008/06/14/maschera-viso-pelle-grassa-pori-dilatati-arancia-rosmarino.html
Il rosmarino ha un'azione astringente e purificante e normalizza la produzione di sebo, svolgendo un'efficace azione contro brufoli e punti neri. Gli agrumi esaltano la funzione astringente del rosmarino e la mela è un idratante leggero, infatti combinata ad una maschera purificante aiuta a non seccare troppo la pelle e a pulirla in profondità ma con dolcezza. maschera fatta in casa,maschera di bellezza fatta in casa,maschera di bellezza naturale,maschera fai da te,maschera purificante,maschera pulente,maschera astringente,detergente brufoli,pulizia punti neri,punti neri, brufoli,maschera viso,maschera viso contro brufoli,maschera viso contro i punti neri,maschera anti brufoli,maschera contro i punti neri,cosmetica naturale, cosmesi naturale,cosmesi fai da te,rosmarino,agrumi,mela,limoneIngredienti:
1 arancia
1 mela acerba sbucciata
2 rametti di rosmarino
1 cucchiaino di succo di limone
Preparazione:
Fai un infuso di rosmarino lasciando i 2 rametti per 10 minuti in una ciotola di acqua bollente coperta; nel frattempo metti nel frullatore l'arancia e la mela per alcuni minuti e in seguito aggiungi al composto ottenuto tre cucchiaini di infuso e il succo di limone.
Uso:
Applica sul viso per una ventina di minuti circa, poi lava con acqua tiepida e asciuga tamponando.
Il rosmarino ha un'azione astringente e purificante e normalizza la produzione di sebo, svolgendo un'efficace azione contro brufoli e punti neri. Gli agrumi esaltano la funzione astringente del rosmarino e la mela è un idratante leggero, infatti combinata ad una maschera purificante aiuta a non seccare troppo la pelle e a pulirla in profondità ma con dolcezza.
http://cosmetici-fai-da-te.myblog.it/archive/2008/06/14/maschera-viso-pelle-grassa-pori-dilatati-arancia-rosmarino.html
martedì 16 dicembre 2008
Borse sotto gli occhi..che fare?
Di solito l’inestetismo delle borse emerge e si accentua con l’età, ma a volte può essere un prolema congenito, causato da disturbi del microcircolo che provocano ristagno di tossine e liquidi nella zona sottoculare.
Make up
Per attenuare le borse sotto gli occhi vi consigliamo di applicare sulla zona dell’ombretto bianco brillante e poi di truccarle con un fondotinta di colore scuro; applicate poi un leggero strato di cipria e truccate il viso normalmente, accentuando molto il trucco degli occhi. Provate ad applicare sulle ciglia un mascara trasparente, prima di quello nero, per ottenere un effetto volumizzante e allungante.
Potete anche applicare un correttore più scuro della vostra carnagione proprio sulla cosiddetta “borsa” e uno più chiaro subito sotto, sfumando un po’.
Rimedi naturali
Efficaci e d’effetto immediato le maschere defaticanti e sbiancanti possono aiutarvi a rendere la pelle più giovane e luminosa: agiscono in maniera profonda creando sulla pelle una barriera temporanea che permette una maggiore azione dei principi attivi in esse contenute.
Altre soluzioni oleose e gel specifici che compattano e levigano la pelle possono regalarvi un effetto di stiramento e freschezza immediati, non sono duraturi ma potete ricorrere a loro per una serata importante in cui desiderate essere al top!
Un intervento veloce ma efficace prima di andare a dormire e vi accorgete del “colorito bluastro” delle borse, consiste nello sdraiarsi e applicare sugli occhi chiusi due compresse di cotone (quelle che usate solitamente per struccarvi) imbevute di camomilla fredda o di acqua di rose: in 10 minuti avrete un ottimo effetto decongestionante e rinfrescante.
Chirurgia estetica
Se per voi invece questo inestetismo è proprio un problema potete ricorrere alla chirurgia estetica. L’intervento, molto semplice e di breve durata, risolverà definitivamente il problema. Il costo della correzione varia a seconda del tipo di tecnica utilizzata.
Comunque ricordate che una sana alimentazione, l’astensione dal fumo e un buon riposo notturno sono corrette abitudini che possono aiutare a contrastare questo fasidioso inestetismo.
Make up
Per attenuare le borse sotto gli occhi vi consigliamo di applicare sulla zona dell’ombretto bianco brillante e poi di truccarle con un fondotinta di colore scuro; applicate poi un leggero strato di cipria e truccate il viso normalmente, accentuando molto il trucco degli occhi. Provate ad applicare sulle ciglia un mascara trasparente, prima di quello nero, per ottenere un effetto volumizzante e allungante.
Potete anche applicare un correttore più scuro della vostra carnagione proprio sulla cosiddetta “borsa” e uno più chiaro subito sotto, sfumando un po’.
Rimedi naturali
Efficaci e d’effetto immediato le maschere defaticanti e sbiancanti possono aiutarvi a rendere la pelle più giovane e luminosa: agiscono in maniera profonda creando sulla pelle una barriera temporanea che permette una maggiore azione dei principi attivi in esse contenute.
Altre soluzioni oleose e gel specifici che compattano e levigano la pelle possono regalarvi un effetto di stiramento e freschezza immediati, non sono duraturi ma potete ricorrere a loro per una serata importante in cui desiderate essere al top!
Un intervento veloce ma efficace prima di andare a dormire e vi accorgete del “colorito bluastro” delle borse, consiste nello sdraiarsi e applicare sugli occhi chiusi due compresse di cotone (quelle che usate solitamente per struccarvi) imbevute di camomilla fredda o di acqua di rose: in 10 minuti avrete un ottimo effetto decongestionante e rinfrescante.
Chirurgia estetica
Se per voi invece questo inestetismo è proprio un problema potete ricorrere alla chirurgia estetica. L’intervento, molto semplice e di breve durata, risolverà definitivamente il problema. Il costo della correzione varia a seconda del tipo di tecnica utilizzata.
Comunque ricordate che una sana alimentazione, l’astensione dal fumo e un buon riposo notturno sono corrette abitudini che possono aiutare a contrastare questo fasidioso inestetismo.
Digestione: problemi di digestione lenta o difficile
Molte persone soffrono di digestione lenta o difficile. Capirne le cause ed eliminare le brutte abitudini può essere di aiuto. Conosciamo alcuni rimedi naturali per migliorare la digestione.
Argomenti
- come avviene
- problemi di digestione
- rimedi naturali
Tempo di lettura: 5 minuti
Come avviene la digestione
La digestione è un fenomeno complesso che coinvolge diversi organi dell'apparato digerente e impiega diverso tempo per avvenire completamente. È il passaggio obbligato tra l'ingestione di cibi e il loro utilizzo da parte del nostro organismo tramite l'assorbimento delle sostanze nutritive nel sangue. Inizia, subito dopo l'introduzione dei cibi, nella bocca stessa, tramite la digestione meccanica operata dall'azione di denti e della lingua, combinata con la digestione chimica operata dai succhi digestivi prodotti dalle ghiandole salivari. Queste 3 ghiandole sono situate intorno alla cavità orale e producono una saliva ricca di un enzima chiamato amilasi che digerisce l'amido e inizia la scissione delle macromolecole in molecole più piccole e più facilmente assimilabili dal nostro organismo.
Nella cavità orale si forma il bolo, cioè un ammasso informe di cibo masticato e saliva, che tramite la deglutizione, un processo involontario, passa nella faringe che è l'ultimo tratto in comune tra apparato respiratorio e digerente. Una valvola, l'epiglottide, è posta a separazione dei due apparati, e fa si che il cibo scivoli nell'esofago senza entrare nella laringe, altrimenti si provocherebbe soffocamento.
L'esofago è un “tubo” attraverso il quale il bolo passa nello stomaco, aiutato anche dalle onde peristaltiche, cioè da movimenti dei muscoli della parete del sistema digerente. Il bolo nell'esofago attraversa anche il diaframma che è un muscolo respiratorio posto a divisione tra torace e addome.
Nello stomaco avviene la maggior parte della digestione delle proteine e degli amminoacidi che le compongono, attraverso la forte azione chimica dei succhi gastrici, prodotti dalle ghiandole gastriche della parete dello stomaco, che contengono muco, acido cloridrico ed enzimi digestivi.
Dallo stomaco esce il chimo, cioè la trasformazione del bolo, ed entra nell'intestino dove avviene la maggior parte dell'assorbimento delle sostanze nutritive, la digestione dei grassi ad opera dell'enzima lipasi e dove termina la digestione dell'amido e delle proteine. L'intestino è diviso in intestino tenue (che a sua volta è diviso in duodeno, digiuno e ileo) e intestino crasso, entrambi molto circonvoluti per aumentare la superficie di assorbimento. Alla digestione soprattutto dei grassi partecipano, oltre al succo enterico (prodotto dall'intestino in speciali ghiandole), anche il succo pancreatico prodotto dal pancreas e la bile prodotta dal fegato e immagazzinata nella cistifellea, riversati nell'intestino.
Quindi in sostanza la digestione è la riduzione delle grosse macromolecole (grazzi, zuccheri, proteine) nelle piccole parti che le compongono (aminoacidi, monosaccaridi, ecc) in modo tale da renderle delle dimensioni giuste per essere assorbiti nel sangue passando attraverso la parete dell'intestino.
Problemi di digestione o digestione lenta
Proprio perché la digestione inizia nella bocca si ribadisce sempre di masticare bene e lentamente, non solo per affaticare meno le zone successive del sistema digerente, ma anche per evitare l'entrata eccessiva di aria che può provocare aerofagia.
A livello dello stomaco di sono molte sostanze che possono rovinarne la parete, e sono ad esempio sostanze irritanti come l'alcool o l'aspirina. Quando la mucosa dello stomaco è danneggiata o viene prodotto meno muco che ha azione protettiva, lo stomaco “si digerisce da solo” ovvero si crea per opera dell'acido cloridrico una gastrite, un'ulcera o più semplicemente acidità di stomaco o reflusso gastrico. Inoltre molto spesso c'è anche una scausa batterica, cioè la presenza dell'Helicobacter pylori. Per quanto riguarda l'intestino possono esserci dei problemi soprattutto a carico della sua parte finale che ha la funzione di eliminare i residui di cibo non digerito insieme ad eventuali microrganismi estranei, tramite la formazione delle feci.
Se la peristalsi che accompagna tutto il movimento del cibo all'interno del sistema digerente non è ottimale, a causa di una dieta sbagliata e del poco movimento fisico, si può avere stitichezza, ovvero difficoltà ad eliminare le feci. Questo sgradevole fenomeno colpisce soprattutto le donne.
Se al contrario il cibo passa troppo velocemente nell'intestino e viene espulso senza dare all'intestino stesso il tempo di riassorbire l'acqua in eccesso, si ha la diarrea, che può essere data da infiammazioni locali o addirittura da infezioni.
Infine, ma non meno importante, non possiamo dimenticare le connessioni tra il sistema digerente e il sistema immunitario, per cui una buona salute dell'intestino è sintomo di buona salute generale.
Aiuti e rimedi naturali
Per aiutare la nostra digestione possiamo agire a diversi livelli. Innanzitutto controllare la nostra dieta ed introdurre cibi poco complessi e sani (non esagerare con grassi e fritture ad esempio) e non eccedere con sostanze irritanti come caffeina, alcool o altro.
Masticare lentamente e prendersi il proprio tempo per ogni pasto, un pasto frettoloso è nemico della nostra digestione.
Per evitare aerofagia e flatulenze il finocchio e il carbone vegetale sono indicati. Per l'acidità di stomaco l'argilla verde è un ottimo rimedio accompagnato da tisane calmanti e sfiammanti di camomilla e tiglio. Le alghe, attraverso la presenza dell'alginato, aiutano in casi di reflusso gastrico, e così i preparati a base di liquirizia e calendula.
Per la digestione sono anche consigliate tisane a base di arancia amara, anice stellato, menta piperita e alloro.
http://www.rodiola.it/digestione_lenta_difficile.php
Argomenti
- come avviene
- problemi di digestione
- rimedi naturali
Tempo di lettura: 5 minuti
Come avviene la digestione
La digestione è un fenomeno complesso che coinvolge diversi organi dell'apparato digerente e impiega diverso tempo per avvenire completamente. È il passaggio obbligato tra l'ingestione di cibi e il loro utilizzo da parte del nostro organismo tramite l'assorbimento delle sostanze nutritive nel sangue. Inizia, subito dopo l'introduzione dei cibi, nella bocca stessa, tramite la digestione meccanica operata dall'azione di denti e della lingua, combinata con la digestione chimica operata dai succhi digestivi prodotti dalle ghiandole salivari. Queste 3 ghiandole sono situate intorno alla cavità orale e producono una saliva ricca di un enzima chiamato amilasi che digerisce l'amido e inizia la scissione delle macromolecole in molecole più piccole e più facilmente assimilabili dal nostro organismo.
Nella cavità orale si forma il bolo, cioè un ammasso informe di cibo masticato e saliva, che tramite la deglutizione, un processo involontario, passa nella faringe che è l'ultimo tratto in comune tra apparato respiratorio e digerente. Una valvola, l'epiglottide, è posta a separazione dei due apparati, e fa si che il cibo scivoli nell'esofago senza entrare nella laringe, altrimenti si provocherebbe soffocamento.
L'esofago è un “tubo” attraverso il quale il bolo passa nello stomaco, aiutato anche dalle onde peristaltiche, cioè da movimenti dei muscoli della parete del sistema digerente. Il bolo nell'esofago attraversa anche il diaframma che è un muscolo respiratorio posto a divisione tra torace e addome.
Nello stomaco avviene la maggior parte della digestione delle proteine e degli amminoacidi che le compongono, attraverso la forte azione chimica dei succhi gastrici, prodotti dalle ghiandole gastriche della parete dello stomaco, che contengono muco, acido cloridrico ed enzimi digestivi.
Dallo stomaco esce il chimo, cioè la trasformazione del bolo, ed entra nell'intestino dove avviene la maggior parte dell'assorbimento delle sostanze nutritive, la digestione dei grassi ad opera dell'enzima lipasi e dove termina la digestione dell'amido e delle proteine. L'intestino è diviso in intestino tenue (che a sua volta è diviso in duodeno, digiuno e ileo) e intestino crasso, entrambi molto circonvoluti per aumentare la superficie di assorbimento. Alla digestione soprattutto dei grassi partecipano, oltre al succo enterico (prodotto dall'intestino in speciali ghiandole), anche il succo pancreatico prodotto dal pancreas e la bile prodotta dal fegato e immagazzinata nella cistifellea, riversati nell'intestino.
Quindi in sostanza la digestione è la riduzione delle grosse macromolecole (grazzi, zuccheri, proteine) nelle piccole parti che le compongono (aminoacidi, monosaccaridi, ecc) in modo tale da renderle delle dimensioni giuste per essere assorbiti nel sangue passando attraverso la parete dell'intestino.
Problemi di digestione o digestione lenta
Proprio perché la digestione inizia nella bocca si ribadisce sempre di masticare bene e lentamente, non solo per affaticare meno le zone successive del sistema digerente, ma anche per evitare l'entrata eccessiva di aria che può provocare aerofagia.
A livello dello stomaco di sono molte sostanze che possono rovinarne la parete, e sono ad esempio sostanze irritanti come l'alcool o l'aspirina. Quando la mucosa dello stomaco è danneggiata o viene prodotto meno muco che ha azione protettiva, lo stomaco “si digerisce da solo” ovvero si crea per opera dell'acido cloridrico una gastrite, un'ulcera o più semplicemente acidità di stomaco o reflusso gastrico. Inoltre molto spesso c'è anche una scausa batterica, cioè la presenza dell'Helicobacter pylori. Per quanto riguarda l'intestino possono esserci dei problemi soprattutto a carico della sua parte finale che ha la funzione di eliminare i residui di cibo non digerito insieme ad eventuali microrganismi estranei, tramite la formazione delle feci.
Se la peristalsi che accompagna tutto il movimento del cibo all'interno del sistema digerente non è ottimale, a causa di una dieta sbagliata e del poco movimento fisico, si può avere stitichezza, ovvero difficoltà ad eliminare le feci. Questo sgradevole fenomeno colpisce soprattutto le donne.
Se al contrario il cibo passa troppo velocemente nell'intestino e viene espulso senza dare all'intestino stesso il tempo di riassorbire l'acqua in eccesso, si ha la diarrea, che può essere data da infiammazioni locali o addirittura da infezioni.
Infine, ma non meno importante, non possiamo dimenticare le connessioni tra il sistema digerente e il sistema immunitario, per cui una buona salute dell'intestino è sintomo di buona salute generale.
Aiuti e rimedi naturali
Per aiutare la nostra digestione possiamo agire a diversi livelli. Innanzitutto controllare la nostra dieta ed introdurre cibi poco complessi e sani (non esagerare con grassi e fritture ad esempio) e non eccedere con sostanze irritanti come caffeina, alcool o altro.
Masticare lentamente e prendersi il proprio tempo per ogni pasto, un pasto frettoloso è nemico della nostra digestione.
Per evitare aerofagia e flatulenze il finocchio e il carbone vegetale sono indicati. Per l'acidità di stomaco l'argilla verde è un ottimo rimedio accompagnato da tisane calmanti e sfiammanti di camomilla e tiglio. Le alghe, attraverso la presenza dell'alginato, aiutano in casi di reflusso gastrico, e così i preparati a base di liquirizia e calendula.
Per la digestione sono anche consigliate tisane a base di arancia amara, anice stellato, menta piperita e alloro.
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lunedì 15 dicembre 2008
disturbi del sonno del bambino
Il ritmo sonno-veglia del bambino nei primi mesi di vita è molto diverso da quello dell'adulto; nei primi mesi infatti il bambino non conosce la differenza fra giorno e notte, il suo ritmo è indipendente dall'ambiente, regolato dai bisogni interni legati alla fame e alla sete e dura intorno alle 25 ore. Stare con un bambino nei primi mesi significa adattare i propri ritmi ai suoi e non cercare di resistere o modificare solo alcune abitudini per continuare a fare le cose che si facevano prima.
Nei primi 4 mesi il ritmo della madre deve sovrapporsi a quello del figlio.
Dopo i 4 mesi, gradualmente si verifica il contrario; il bambino si adatta progressivamente ai ritmi esterni e delle abitudini regolari lo aiutano a sincronizzare il ritmo endogeno con quello esterno e a concentrare il sonno nelle ore notturne: è questa una tappa fondamentale nello sviluppo del bambino.
Bisogna ricordare che il buon sonno è una condizione che si apprende nei primi mesi di vita e conoscere come si sviluppa l'organizzazione del sonno del bambino è fondamentale per un genitore per comprendere ed adattarsi ai suoi ritmi, per capire come e quando questi vanno modificati e come e quando invece bisogna rispettarli.
Risposte comuni fornite ai genitori
"Il disturbo del sonno si risolverà da solo"
"Non si preoccupi, se non dorme, dormirà"
"Fa parte dello sviluppo normale del bambino"
"La colpa è di voi genitori ansiosi"
"Gli dia un po di sciroppo o di tisana"
Errori comuni o conoscenze sbagliate dei genitori
Pensare che tutti i bambini siano uguali
Mettere il bambino a letto già addormentato
Giocare e stimolare eccessivamente il bambino nelle ore serali
Lasciare il bambino piangere da solo
Non fidarsi dell'istinto materno
Il disturbo del sonno nel bambino è normale ed inevitabile ed è tipico della società occidentale
Il disturbo del sonno riflette un bisogno (di mangiare o di essere consolato) del bambino
Le tecniche basate sull'estinzione (lasciare piangere il b.) sono dannose perché vanno contro l'istinto genitoriale
Come aiutare il bambino a dormire la notte
Mettete il bambino nella culla o nel lettino ancora sveglio
Dategli un oggetto per addormentarsi
Seguite degli orari regolari durante il giorno
Cercate di instaurare un rituale per l'addormentamento
Separate bene le attività che fa di giorno da quelle che fa la sera o la notte; insegnategli che la notte è fatta per dormire
Scegliete insieme le cose da fare prima di andare a dormire (es. quale pigiama, quale canzoncina, etc.)
Ricordate al bambino con un certo anticipo quando arriva l'ora di andare a dormire
Durante i pasti notturni, interagite meno possibile con il bambino
Incoraggiate il bambino ad addormentarsi da solo
Conseguenze del disturbo del sonno
Persistenza dell'insonnia (2/3 dei bambini con insonnia nei primi anni continuano a dormire male dopo 5 anni
I disturbi comportamentali (iperattività, aggressività, etc.) hanno una incidenza 3 volte superiore nei bambini con insonnia
Affaticamento e deficit di concentrazione
Microsonni diurni
Disturbi dell'umore (genitori e bambino)
Alterazione della relazione madre-bambino
Come riposarsi?
Cercate di dormire quando il bambino dorme. Non cercate di sbrigare le faccende domestiche o di lavorare ma riposate quando il b. dorme, anche se non riuscite ad addormentarvi
Cercate di organizzarvi prima per il pasto notturno
Cercate di fare una attività motoria. Passeggiate con il bambino, uscite da casa se possibile con lui
Chiedete aiuto a chi vi è vicino
Fate attenzione a come vi sentite psicologicamente; la deprivazione di sonno può contribuire allo sviluppo
di una depressione post-partum e interferire con l'attaccamento al vostro bambino
Ricordatevi che tutto passa
Principi di igiene del sonno nell'infanzia ovvero consigli utili per aiutare il bambino ad adattarsi ad un ritmo di sonno regolare:
Programmate la notte come tempo dedicato al sonno; evitate di giocare e divertirvi la notte con il bambino. Lasciate queste attività nelle ore diurne.
Aiutate il bambino ad associare il letto con il sonno. Cercare di far addormentare il bambino nella sua stanza, evitate se possibile di farlo addormentare in braccio o in altri luoghi e poi metterlo nel lettino. Quando si sveglierà il b. si troverà in un posto che non riconosce subito e vorrà ritornare fra le braccia del genitore per riaddormentarsi. Resistete alla tentazione di usare il ciuccio o il biberon per farlo addormentare.
L'ambiente dove dorme il bambino deve essere tranquillo, il più silenzioso possibile e poco illuminato
La temperatura della stanza deve essere mantenuta ad un livello confortevole (intorno a 20° C). Temperature troppo elevate disturbano il sonno.
Il bambino non deve essere mai troppo coperto.
Il letto non deve essere troppo grande, il bambino va a cercare un bordo per appoggiarsi; non si sveglia mai perché sbatte contro le sbarre del letto. Evitate perciò i paracolpi. Questi possono essere pericolosi perché sono un appiglio tramite cui il bambino può arrampicarsi e scavalcare le sbarre del lettino; inoltre non permettono al bambino di esplorare e controllare l'ambiente quando è sdraiato.
Fatelo dormire su un fianco o sulla schiena, evitate la posizione a pancia sotto.
Non tenete oggetti che possono essere pericolosi nel lettino
L'orario di risveglio al mattino e di addormentamento serale devono essere mantenuti costanti, sempre alla stessa ora.
Non mandare il bambino a letto affamato.
Evitare di farlo bere troppo prima e durante la notte.
Cibi e bevande che contengono caffeina e teofillina devono essere evitate per molte ore prima dell'orario di addormentamento. Queste sostanze sono contenute in molti cibi e bevande di uso comune (coca-cola, cioccolata, caffè, tè)
Alcuni farmaci contengono alcool e caffeina e possono disturbare il sonno
Il bambino deve imparare ad addormentarsi da solo, senza l'intervento dei genitori.
Alcuni giochi possono essere eccitanti e interferire con l'addormentamento; vanno evitati da una a due ore prima dell'orario abituale di addormentamento.
Alcuni giochi o musiche o carillon (con piccole figure di animali che girano) messi sopra la culla del bambino possono causare sovraeccitazioni visive o uditive del bambino che interferiscono con l'addormentamento. Meglio tornare alle vecchie canzoncine o ninna-nanne. La voce della madre è sempre meglio di una musica meccanica.
Il bagno può essere un'attività eccitante per alcuni bambini e dovrebbe essere spostato in un altro orario della giornata se il bambino presenta difficoltà dell'addormentamento.
Se il bambino piange, andate vicino ma non colmatelo di attenzioni. Rassicuratelo con un piccolo massaggio o cambiate il pannolino se necessario (possibilmente senza togliere il bambino dal letto). Non accendete le luci forti, e mantenete il tono della voce al minimo senza fare confusione.
I sonnellini diurni sono legati all'età del bambino. In ogni caso dovrebbero essere evitati i sonnellini diurni troppo frequenti e troppo lunghi, specie nelle ore serali.
Il ritmo sonno-veglia del neonato e del bambino
I neonati non conoscono ancora la differenza fra il giorno e la notte; hanno bisogno di mangiare spesso, con un ritmo modulato dalla fame di circa 3-4 ore, non importa che ora del giorno o della notte sia, i numerosi risvegli sono modulati dal senso di fame e sazietà ma sembrano anche essere geneticamente determinati. Il sonno è costituito da cicli che si ripetono con una certa regolarità durante la notte; la lunghezza e la struttura di questi cicli varia con l'età. Il ciclo di sonno del bambino è molto più breve di quello dell'adulto e il bambino nei primi mesi ha una maggiore quantità di sonno leggero rispetto all'adulto. Nel neonato un ciclo è costituito da una prima parte di sonno attivo o sonno REM* e da una seconda parte di sonno calmo o sonno Non-REM. Nei primi due mesi un ciclo dura circa 50 minuti; ed è ugualmente distribuito nelle 24 ore. Il susseguirsi di 3-4 cicli permette un sonno di 3-4 ore consecutive. Nell'arco delle 24 ore si susseguono 18-20 cicli di sonno senza una periodicità diurna o notturna. A 6 mesi i cicli durano 70 minuti e sono prevalentemente concentrati nelle ore notturne; a questa età già si comincia a differenziare il sonno Non-REM in una fase più leggera ed in una fase più profonda. Gradualmente i cicli si allungano fino ad arrivare a 90-120 minuti e si verificano circa 4-5 volte per notte in un sonno normale dell'adulto di circa 8 ore.
* Sonno REM (dall'inglese Rapid Eye Movement: movimenti oculari rapidi, perché in questa fase si verificano movimenti improvvisi dei globi oculari; guardate le palpebre del vostro bambino mentre dorme e vedrete anche voi questi movimenti; corrisponde al periodo di sonno in cui si sogna, il nostro cervello è attivo ma il nostro corpo è praticamente immobile)
Nel sonno attivo il bambino presenta movimenti degli occhi, piccoli movimenti del viso ed espressioni del viso innate come paura, sorpresa, collera, gioia con grandi sorrisi, che sono i segni di una attività cerebrale legata all'apprendimento delle emozioni e della capacità di comunicare; possono esserci improvvisi sussulti.
Nel sonno calmo invece il bambino si muove molto poco, il viso è poco espressivo, non ci sono movimenti oculari , ma si possono osservare movimenti di suzione.
Talvolta il bambino vocalizza e un genitore può credere che sia sveglio ma invece sta dormendo; un bambino è sveglio quando è calmo, ha gli occhi ben aperti, segue con lo sguardo e vuole comunicare (veglia calma) oppure quando geme, fa smorfie, muove braccia e gambe si ripiega su se stesso, talora piange con pianto forte e difficilmente consolabile (veglia attiva).
Il neonato dorme circa 16-18 ore al giorno e il sonno è distribuito uniformemente durante le 24 ore. (Figura 1). Esistono però grandi differenze interindividuali, già a questa età si può notare quello che sarà un breve o un lungo dormitore: alcuni bambini dormono 20 ore, mentre per altri sono sufficienti 14 ore; alcuni iniziano a fare un sonno continuativo durante la notte, altri si svegliano ogni 30-60 minuti.
Inoltre è da tenere presente che i bambini oggi dormono probabilmente molto meno di qualche decennio fa. Una ricerca recente su bambini di Roma ha evidenziato che i bambini oggi dormono meno di quanto sia riportato come norma dagli studi internazionali.
I primi mesi di vita sono quelli in cui il b. struttura e definisce il proprio ritmo circadiano; tutto avviene gradualmente, senza brusche variazioni o modificazioni improvvise.
Se valutiamo lo sviluppo del sonno vediamo come le modificazioni più importanti si verificano nei primi 6 mesi, successivamente le variazioni sono minime:
tra 1 e 6 mesi compare una periodicità giorno-notte, la veglia si distribuisce nel tardo pomeriggio e nella sera, si determinano modificazioni progressive dei ritmi circadiani della temperatura, dell'attività cardiaca e respiratoria e delle secrezioni ormonali; il sonno matura sul piano elettroencefalografico e si struttura in maniera simile all'adulto.
tra 4 e 6 mesi un bambino può iniziare a dormire anche 6 ore continuative durante la notte, riesce a stare più tempo sveglio durante il giorno e inizia ad essere influenzato dal ritmo luce-buio. La quantità totale di sonno è di 12-14 ore e si distribuisce prevalentemente nelle ore notturne. Il primo segno di una ritmicità circadiana è la comparsa, fra 3 e 4 settimane di una lunga fase quotidiana di veglia tra le 17 e le 22; spesso è veglia agitata con pianto incoercibile, e viene riconosciuta come forma di fame o dolore addominale (colica gassosa).
tra 6 mesi e 4 anni il tempo di sonno si riduce progressivamente fino a 10-12 ore fra sonno notturno e diurno e aumenta la veglia; a 1 anno il bambino dorme 13 ore, tra 3 e 4 anni 12 ore; si passa da 3-4 sonnellini giornalieri a 6 mesi, a 2 verso i 12 mesi, poi uno solo di pomeriggio, un po' più lungo, a 18 mesi.
Intorno ai 9 mesi si verifica un aumento dei risvegli notturni tra le 21 e le 24 e tra le 3 e le 6 (l'84% dei bambini si sveglia almeno una volta) che continua spesso fino a 2-3 anni. Man mano che il bambino prende sempre più coscienza del mondo che lo circonda, gli stimoli esterni possono cominciare a disturbarlo di più di notte e anche la sua fantasia, che si traduce di notte in sogni ed incubi, può cominciare a interrompergli il sonno.
tra 5 e 12 anni è il periodo del sonno "migliore" e della maggiore capacità di essere vigile ed attento, il sonno evolve verso un pattern adulto con durata tra 8 e 9.5 ore, la struttura del sonno è più stabile, scompare il sonno diurno; l'addormentamento è rapido e l'orario di addormentamento ritarda progressivamente mentre l'orario di risveglio rimane fisso.
in adolescenza il sonno è di circa 8-9 ore; i ritmi sono influenzati dalle abitudini sociali: in breve tempo il tempo di sonno si riduce di 2-3 ore e si determina un debito di sonno, associato ad un aumento fisiologico della sonnolenza diurna in relazione alle modificazioni ormonali. Ricompare infatti il sonnellino diurno in adolescenza (23% fra 15 18 anni) .
Il mio bambino dorme poco durante il giorno. E' normale?
I nostri bambini non devono essere costantemente stimolati, hanno bisogno di calma di serenità e di stabilità; oggi, più che qualche decennio fa, bisogna imparare a rispettare i loro ritmi e farli vivere in un ambiente protetto. Maggiori stimoli avranno, più saranno irrequieti, agitati e iperattivi durante il giorno.
Perché i bambini dormono tanto?
Una delle funzioni del sonno nel bambino è la maturazione del cervello, nel sonno vengono prodotti ormoni fondamentali per la crescita del bambino, nel sonno si consolidano le informazioni ricevute durante il giorno e si apprende. Il neonato è un essere straordinario in uno stato di continuo apprendimento. Questo elevato bisogno di sonno è parallelo all'intensa crescita che si verifica a questa età.
Dove e come deve dormire il mio bambino?
Nei primi mesi della vita il bambino in genere dorme in una culla accanto al letto dei genitori. La cameretta è troppo lontana e i risvegli per le poppate sono frequenti. Esistono diverse scuole di pensiero sul fatto di far dormire il bambino nel letto dei genitori; molti genitori hanno paura di fargli del male involontariamente durante la notte; alcuni ricercatori sostengono tuttavia che il dormire insieme alla madre a contatto fisico migliora lo sviluppo psicofisico del bambino e previene le "morti bianche o morti in culla". E' buona regola, una volta deciso il posto dove farlo dormire, mantenere lo stesso per il sonno diurno e notturno (es. non farlo dormire nel passeggino di giorno e nel lettino di notte).
E' opportuno inoltre che il bambino nei primi mesi sia messo a dormire su un fianco o sulla schiena, evitate la posizione a pancia sotto, a meno che non ci siano indicazioni specifiche; tra il quarto e il settimo mese il bambino avrà la capacità di muoversi e girarsi e sceglierà la posizione più giusta per dormire
Perché alcuni bambini dormono tutta la notte ed altri si svegliano continuamente?
Esiste certamente una componente genetica :chiedete ai nonni come eravate voi genitori da piccoli e spesso vi sentirete raccontare l'esperienza che vivete voi adesso. Come negli adulti, esistono anche bambini che hanno bisogno di meno sonno (brevi dormitori) e quelli che hanno bisogno di più sonno (lungo dormitori); esistono bambini che sono meno attivi la sera e che la mattina si svegliano pieni di energia e bambini che invece non vorrebbero mai andare a dormire la sera e la mattina hanno difficoltà a svegliarsi.
Quando il bambino si sveglia è estremamente importante avere pazienza: non precipitatevi subito ma aspettate; valutate l'intensità del pianto e cercate di resistere. Quando andate vicino al bambino, non accendete luci, non prendetelo in braccio, cercate di calmarlo con voce bassa e cullatelo un po' nel lettino; se non c'è proprio bisogno non dategli da bere latte o altre cose, evitate camomille o cose simili; andate via dalla stanza prima che il b. sia completamente addormentato; non diventate voi l'unico mezzo per farlo addormentare.
A che età il bambino inizia a dormire senza svegliarsi la notte?
In generale intorno ai 4-6 mesi, ma c'è una grande variabilità. La cosa più importante a questa età è di regolarizzare gli orari, ora in cui metterlo a dormire, ora in cui svegliarlo, orario dei pasti regolare; un'altra cosa molto importante è esporlo alla luce durante il giorno e giocare in queste ore mentre si dovrebbe ridurre le attività verso sera e cercare di evitare luci intense.
Perché il bambino inizia a piangere in maniera inconsolabile la sera?
Contemporaneamente all'acquisizione di un ritmo circadiano e all'adattamento al ciclo luce-buio, il bambino, che passa una giornata calma e regolare, la sera si innervosisce ed inizia a piangere. Queste fasi vengono comunemente identificate come dolori addominali o coliche gassose del primo trimestre; non sappiamo se effettivamente ci sia un dolore addominale ma è tuttavia chiaro che i bambini che presentano questo disturbo in maniera intensa, saranno dei bambini che avranno probabilmente maggior difficoltà nel sonno. Queste manifestazioni sono legate alla maturazione dei meccanismi che predispongono al sonno e sono la manifestazione della normale fase di iperattività alla fine della giornata che corrisponde al periodo di massima vigilanza dell'adulto; la comparsa tra 3 e 4 settimane di vita di una lunga fase di veglia che si verifica tra le 17 e le 22 è il primo segno che il bambino inizia ad assumere una ritmicità circadiana. In alcuni bambini queste fasi sono lievi e di breve durata, in altri sono prolungate e si possono protrarre a lungo, anche fino a tarda notte; in altri ancora si verificano in orari più tardivi. E' in questa fase che il ritmo circadiano del bambino si stabilizza ed è perciò estremamente importante controllare questi stati di agitazione; bisogna creare un ambiente tranquillo, poco luminoso, senza stimolazioni ulteriori (tipo cullamento intenso); lasciatelo nel lettino in camera per dargli la possibilità di addormentarsi da solo.
E' giusto dare da bere o da mangiare ogni volta che piange?
Nelle prime settimane di vita il ritmo del neonato è regolato dai bisogni interni e può essere giusto alimentarlo ad ogni risveglio. Dopo i 4-6 mesi di vita non ha più bisogno di mangiare durante la notte se di giorno fa dei pasti regolari; quindi non si dovrebbe dare da bere o mangiare se si sveglia; la grande quantità di liquidi che alcuni bambini ingeriscono durante la notte, specie se a base di tisane, aumentano la diuresi ed il bambino si bagnerà più spesso, e di conseguenza tenderà a svegliarsi più spesso e a piangere. Oltre al fatto che a lungo andare il biberon diventerà il mezzo esclusivo per addormentarsi e che il bambino si sveglierà perché "è abituato a bere durante la notte".
E' giusto usare sciroppi o tisane o erbe per farlo dormire?
No. Sia i "cosiddetti rimedi naturali" che i farmaci sono da evitare sotto i due anni di età. Spesso non risolvono il problema o questo si ripresenta una volta interrotta la somministrazione. Possono dare un effetto paradosso, cioè eccitare invece di calmare. A questa età l'insonnia nella maggior parte dei casi è legata ad un mancato adattamento ai ritmi normali o a dei condizionamenti o circoli viziosi che vanno modificati per poter risolvere il problema. Spesso poi si instaurano dei sensi di colpa dei genitori in relazione alla somministrazione di un ipnotico al bambino. Se usati sotto controllo medico possono essere utili, e a volte indispensabili, per poter modificare alcune cattive abitudini.
Esistono fasi dello sviluppo che sono momenti chiave per l'acquisizione di un buon sonno?
Sì. Due momenti dello sviluppo sono estremamente importanti per l'acquisizione di un corretto ritmo circadiano e di un buon sonno.
a 3-4 mesi quando il bambini inizia ad essere influenzato dagli stimoli ambientali e gradualmente si adatta al ciclo luce-buio di 24 ore. Il bambino va esposto alla luce solare di giorno e mantenuto in penombra o al buio la notte; vanno ridotti gli stimoli esterni mentre spesso la sera, con il papà e la mamma che ritornano a casa dal lavoro, diventa invece una occasione di eccitazione e di gioco. Cercate di stabilire degli orari fissi per l'addormentamento e per il risveglio.
a 8-9 mesi compare l'angoscia dell'estraneo e aumenta l'ansia di separazione: è una fase evolutiva normale del bambino che si accompagna ad aumento fisiologico dei risvegli (vedi la sezione sull'ansia di separazione)
Cosa fare se il bambino ha difficoltà ad addormentarsi?
Cerca di instaurare un rituale fisso, che il bambino associerà con il momento per rilassarsi ed andare a dormire. Cantare una ninna-nanna o effettuare le operazioni di pulizia, (bagnetto, cambio pannolino, ecc.) possono costituire un buon segnale per il bambino. Cercate sempre di metterlo nel lettino o nella culla ancora sveglio. Lasciate il tempo al bambino di addormentarsi da solo. Gia intorno ai 4-6 mesi si può iniziare con queste pratiche. Il muoversi o piagnucolare o vocalizzare non significa che il bambino sia sveglio o voglia essere preso in braccio; in questo caso l'attesa per vedere quello che succede è fondamentale: bisogna dare il tempo al bambino di farci capire cosa vuole. Spesso (si spera) il bambino si addormenterà da solo senza aiuto. Se le difficoltà persistono e il bambino "lotta contro il sonno" si può adottare la tecnica dell'estinzione graduale (vedi sezione sui risvegli notturni).
Cosa fare se il bambino ha l'angoscia di separazione (paura di addormentarsi e separarsi dalla madre)?
Intorno agli 8-9 mesi si verifica un aumento fisiologico dei risvegli notturni in relazione alla fase di sviluppo chiamata "angoscia dell'estraneo" che corrisponde ad una angoscia di separazione dalla madre. Il b. piange e si dispera se la madre è distante da lui e cerca continuamente il contatto visivo o fisico. E' un momento estremamente importante anche per acquisire un buon sonno.
Si può adottare la tecnica del "minimal checking" che consiste nell'instaurare il solito rituale per l'addormentamento e lasciare la stanza ma tornare a controllare il bambino ogni 2-3 minuti, anche se non piange o chiama; quando si entra nella stanza bisogna tranquillizzarlo parlandogli dolcemente e uscire di nuovo dalla stanza, senza aspettare che si addormenti; si deve continuare fino a che non si addormenta. La stessa tecnica va adottata durante i risvegli notturni, ma vedrete che non sarà necessario fare molti controlli notturni.
Cosa fare per i risvegli notturni?
E' estremamente difficile adottare delle tecniche perché ogni bambino e ogni genitore hanno un diverso modo di comportarsi al momento dell'addormentamento e dei risvegli notturni; pertanto ogni intervento va individualizzato sulla singola coppia genitore-bambino. Oltre al minimal checking, una tecnica generale può essere quella dell'estinzione graduale. Questa consiste nel cercare di ottenere il comportamento desiderato tramite piccole conquiste successive, come abituare il bambino alla progressiva distanza dai genitori al momento di andare a letto o durante i risvegli.
Se il bambino comincia a piangere o a chiamare, aspettate 30 secondi poi entrate nella stanza tranquillizzatelo con il minimo di interazione reciproca ed uscite dalla stanza quando il bambino è ancora sveglio. Ad ogni chiamata successiva allungate progressivamente l'intervallo di tempo passando a 1 minuto, poi 2 minuti e così via, finché il bambino si addormenta da solo. La notte successiva raddoppiate il tempo di attesa e continuate così. Dopo una settimana le cose dovrebbero migliorare. Mettete sempre una piccola luce e date la possibilità al bambino di controllare l'ambiente circostante. Non fatevi venire i sensi di colpa perché il bambino piange e voi non intervenite. Non creerete nessun trauma psicologico al vostro figlio. Se sarete costanti otterrete il risultato aspettato.
http://www.amicopediatra.it/genitori/Opuscolo_%20Disturbi_del_Sonno/disturbidel%20sonno.htm
Nei primi 4 mesi il ritmo della madre deve sovrapporsi a quello del figlio.
Dopo i 4 mesi, gradualmente si verifica il contrario; il bambino si adatta progressivamente ai ritmi esterni e delle abitudini regolari lo aiutano a sincronizzare il ritmo endogeno con quello esterno e a concentrare il sonno nelle ore notturne: è questa una tappa fondamentale nello sviluppo del bambino.
Bisogna ricordare che il buon sonno è una condizione che si apprende nei primi mesi di vita e conoscere come si sviluppa l'organizzazione del sonno del bambino è fondamentale per un genitore per comprendere ed adattarsi ai suoi ritmi, per capire come e quando questi vanno modificati e come e quando invece bisogna rispettarli.
Risposte comuni fornite ai genitori
"Il disturbo del sonno si risolverà da solo"
"Non si preoccupi, se non dorme, dormirà"
"Fa parte dello sviluppo normale del bambino"
"La colpa è di voi genitori ansiosi"
"Gli dia un po di sciroppo o di tisana"
Errori comuni o conoscenze sbagliate dei genitori
Pensare che tutti i bambini siano uguali
Mettere il bambino a letto già addormentato
Giocare e stimolare eccessivamente il bambino nelle ore serali
Lasciare il bambino piangere da solo
Non fidarsi dell'istinto materno
Il disturbo del sonno nel bambino è normale ed inevitabile ed è tipico della società occidentale
Il disturbo del sonno riflette un bisogno (di mangiare o di essere consolato) del bambino
Le tecniche basate sull'estinzione (lasciare piangere il b.) sono dannose perché vanno contro l'istinto genitoriale
Come aiutare il bambino a dormire la notte
Mettete il bambino nella culla o nel lettino ancora sveglio
Dategli un oggetto per addormentarsi
Seguite degli orari regolari durante il giorno
Cercate di instaurare un rituale per l'addormentamento
Separate bene le attività che fa di giorno da quelle che fa la sera o la notte; insegnategli che la notte è fatta per dormire
Scegliete insieme le cose da fare prima di andare a dormire (es. quale pigiama, quale canzoncina, etc.)
Ricordate al bambino con un certo anticipo quando arriva l'ora di andare a dormire
Durante i pasti notturni, interagite meno possibile con il bambino
Incoraggiate il bambino ad addormentarsi da solo
Conseguenze del disturbo del sonno
Persistenza dell'insonnia (2/3 dei bambini con insonnia nei primi anni continuano a dormire male dopo 5 anni
I disturbi comportamentali (iperattività, aggressività, etc.) hanno una incidenza 3 volte superiore nei bambini con insonnia
Affaticamento e deficit di concentrazione
Microsonni diurni
Disturbi dell'umore (genitori e bambino)
Alterazione della relazione madre-bambino
Come riposarsi?
Cercate di dormire quando il bambino dorme. Non cercate di sbrigare le faccende domestiche o di lavorare ma riposate quando il b. dorme, anche se non riuscite ad addormentarvi
Cercate di organizzarvi prima per il pasto notturno
Cercate di fare una attività motoria. Passeggiate con il bambino, uscite da casa se possibile con lui
Chiedete aiuto a chi vi è vicino
Fate attenzione a come vi sentite psicologicamente; la deprivazione di sonno può contribuire allo sviluppo
di una depressione post-partum e interferire con l'attaccamento al vostro bambino
Ricordatevi che tutto passa
Principi di igiene del sonno nell'infanzia ovvero consigli utili per aiutare il bambino ad adattarsi ad un ritmo di sonno regolare:
Programmate la notte come tempo dedicato al sonno; evitate di giocare e divertirvi la notte con il bambino. Lasciate queste attività nelle ore diurne.
Aiutate il bambino ad associare il letto con il sonno. Cercare di far addormentare il bambino nella sua stanza, evitate se possibile di farlo addormentare in braccio o in altri luoghi e poi metterlo nel lettino. Quando si sveglierà il b. si troverà in un posto che non riconosce subito e vorrà ritornare fra le braccia del genitore per riaddormentarsi. Resistete alla tentazione di usare il ciuccio o il biberon per farlo addormentare.
L'ambiente dove dorme il bambino deve essere tranquillo, il più silenzioso possibile e poco illuminato
La temperatura della stanza deve essere mantenuta ad un livello confortevole (intorno a 20° C). Temperature troppo elevate disturbano il sonno.
Il bambino non deve essere mai troppo coperto.
Il letto non deve essere troppo grande, il bambino va a cercare un bordo per appoggiarsi; non si sveglia mai perché sbatte contro le sbarre del letto. Evitate perciò i paracolpi. Questi possono essere pericolosi perché sono un appiglio tramite cui il bambino può arrampicarsi e scavalcare le sbarre del lettino; inoltre non permettono al bambino di esplorare e controllare l'ambiente quando è sdraiato.
Fatelo dormire su un fianco o sulla schiena, evitate la posizione a pancia sotto.
Non tenete oggetti che possono essere pericolosi nel lettino
L'orario di risveglio al mattino e di addormentamento serale devono essere mantenuti costanti, sempre alla stessa ora.
Non mandare il bambino a letto affamato.
Evitare di farlo bere troppo prima e durante la notte.
Cibi e bevande che contengono caffeina e teofillina devono essere evitate per molte ore prima dell'orario di addormentamento. Queste sostanze sono contenute in molti cibi e bevande di uso comune (coca-cola, cioccolata, caffè, tè)
Alcuni farmaci contengono alcool e caffeina e possono disturbare il sonno
Il bambino deve imparare ad addormentarsi da solo, senza l'intervento dei genitori.
Alcuni giochi possono essere eccitanti e interferire con l'addormentamento; vanno evitati da una a due ore prima dell'orario abituale di addormentamento.
Alcuni giochi o musiche o carillon (con piccole figure di animali che girano) messi sopra la culla del bambino possono causare sovraeccitazioni visive o uditive del bambino che interferiscono con l'addormentamento. Meglio tornare alle vecchie canzoncine o ninna-nanne. La voce della madre è sempre meglio di una musica meccanica.
Il bagno può essere un'attività eccitante per alcuni bambini e dovrebbe essere spostato in un altro orario della giornata se il bambino presenta difficoltà dell'addormentamento.
Se il bambino piange, andate vicino ma non colmatelo di attenzioni. Rassicuratelo con un piccolo massaggio o cambiate il pannolino se necessario (possibilmente senza togliere il bambino dal letto). Non accendete le luci forti, e mantenete il tono della voce al minimo senza fare confusione.
I sonnellini diurni sono legati all'età del bambino. In ogni caso dovrebbero essere evitati i sonnellini diurni troppo frequenti e troppo lunghi, specie nelle ore serali.
Il ritmo sonno-veglia del neonato e del bambino
I neonati non conoscono ancora la differenza fra il giorno e la notte; hanno bisogno di mangiare spesso, con un ritmo modulato dalla fame di circa 3-4 ore, non importa che ora del giorno o della notte sia, i numerosi risvegli sono modulati dal senso di fame e sazietà ma sembrano anche essere geneticamente determinati. Il sonno è costituito da cicli che si ripetono con una certa regolarità durante la notte; la lunghezza e la struttura di questi cicli varia con l'età. Il ciclo di sonno del bambino è molto più breve di quello dell'adulto e il bambino nei primi mesi ha una maggiore quantità di sonno leggero rispetto all'adulto. Nel neonato un ciclo è costituito da una prima parte di sonno attivo o sonno REM* e da una seconda parte di sonno calmo o sonno Non-REM. Nei primi due mesi un ciclo dura circa 50 minuti; ed è ugualmente distribuito nelle 24 ore. Il susseguirsi di 3-4 cicli permette un sonno di 3-4 ore consecutive. Nell'arco delle 24 ore si susseguono 18-20 cicli di sonno senza una periodicità diurna o notturna. A 6 mesi i cicli durano 70 minuti e sono prevalentemente concentrati nelle ore notturne; a questa età già si comincia a differenziare il sonno Non-REM in una fase più leggera ed in una fase più profonda. Gradualmente i cicli si allungano fino ad arrivare a 90-120 minuti e si verificano circa 4-5 volte per notte in un sonno normale dell'adulto di circa 8 ore.
* Sonno REM (dall'inglese Rapid Eye Movement: movimenti oculari rapidi, perché in questa fase si verificano movimenti improvvisi dei globi oculari; guardate le palpebre del vostro bambino mentre dorme e vedrete anche voi questi movimenti; corrisponde al periodo di sonno in cui si sogna, il nostro cervello è attivo ma il nostro corpo è praticamente immobile)
Nel sonno attivo il bambino presenta movimenti degli occhi, piccoli movimenti del viso ed espressioni del viso innate come paura, sorpresa, collera, gioia con grandi sorrisi, che sono i segni di una attività cerebrale legata all'apprendimento delle emozioni e della capacità di comunicare; possono esserci improvvisi sussulti.
Nel sonno calmo invece il bambino si muove molto poco, il viso è poco espressivo, non ci sono movimenti oculari , ma si possono osservare movimenti di suzione.
Talvolta il bambino vocalizza e un genitore può credere che sia sveglio ma invece sta dormendo; un bambino è sveglio quando è calmo, ha gli occhi ben aperti, segue con lo sguardo e vuole comunicare (veglia calma) oppure quando geme, fa smorfie, muove braccia e gambe si ripiega su se stesso, talora piange con pianto forte e difficilmente consolabile (veglia attiva).
Il neonato dorme circa 16-18 ore al giorno e il sonno è distribuito uniformemente durante le 24 ore. (Figura 1). Esistono però grandi differenze interindividuali, già a questa età si può notare quello che sarà un breve o un lungo dormitore: alcuni bambini dormono 20 ore, mentre per altri sono sufficienti 14 ore; alcuni iniziano a fare un sonno continuativo durante la notte, altri si svegliano ogni 30-60 minuti.
Inoltre è da tenere presente che i bambini oggi dormono probabilmente molto meno di qualche decennio fa. Una ricerca recente su bambini di Roma ha evidenziato che i bambini oggi dormono meno di quanto sia riportato come norma dagli studi internazionali.
I primi mesi di vita sono quelli in cui il b. struttura e definisce il proprio ritmo circadiano; tutto avviene gradualmente, senza brusche variazioni o modificazioni improvvise.
Se valutiamo lo sviluppo del sonno vediamo come le modificazioni più importanti si verificano nei primi 6 mesi, successivamente le variazioni sono minime:
tra 1 e 6 mesi compare una periodicità giorno-notte, la veglia si distribuisce nel tardo pomeriggio e nella sera, si determinano modificazioni progressive dei ritmi circadiani della temperatura, dell'attività cardiaca e respiratoria e delle secrezioni ormonali; il sonno matura sul piano elettroencefalografico e si struttura in maniera simile all'adulto.
tra 4 e 6 mesi un bambino può iniziare a dormire anche 6 ore continuative durante la notte, riesce a stare più tempo sveglio durante il giorno e inizia ad essere influenzato dal ritmo luce-buio. La quantità totale di sonno è di 12-14 ore e si distribuisce prevalentemente nelle ore notturne. Il primo segno di una ritmicità circadiana è la comparsa, fra 3 e 4 settimane di una lunga fase quotidiana di veglia tra le 17 e le 22; spesso è veglia agitata con pianto incoercibile, e viene riconosciuta come forma di fame o dolore addominale (colica gassosa).
tra 6 mesi e 4 anni il tempo di sonno si riduce progressivamente fino a 10-12 ore fra sonno notturno e diurno e aumenta la veglia; a 1 anno il bambino dorme 13 ore, tra 3 e 4 anni 12 ore; si passa da 3-4 sonnellini giornalieri a 6 mesi, a 2 verso i 12 mesi, poi uno solo di pomeriggio, un po' più lungo, a 18 mesi.
Intorno ai 9 mesi si verifica un aumento dei risvegli notturni tra le 21 e le 24 e tra le 3 e le 6 (l'84% dei bambini si sveglia almeno una volta) che continua spesso fino a 2-3 anni. Man mano che il bambino prende sempre più coscienza del mondo che lo circonda, gli stimoli esterni possono cominciare a disturbarlo di più di notte e anche la sua fantasia, che si traduce di notte in sogni ed incubi, può cominciare a interrompergli il sonno.
tra 5 e 12 anni è il periodo del sonno "migliore" e della maggiore capacità di essere vigile ed attento, il sonno evolve verso un pattern adulto con durata tra 8 e 9.5 ore, la struttura del sonno è più stabile, scompare il sonno diurno; l'addormentamento è rapido e l'orario di addormentamento ritarda progressivamente mentre l'orario di risveglio rimane fisso.
in adolescenza il sonno è di circa 8-9 ore; i ritmi sono influenzati dalle abitudini sociali: in breve tempo il tempo di sonno si riduce di 2-3 ore e si determina un debito di sonno, associato ad un aumento fisiologico della sonnolenza diurna in relazione alle modificazioni ormonali. Ricompare infatti il sonnellino diurno in adolescenza (23% fra 15 18 anni) .
Il mio bambino dorme poco durante il giorno. E' normale?
I nostri bambini non devono essere costantemente stimolati, hanno bisogno di calma di serenità e di stabilità; oggi, più che qualche decennio fa, bisogna imparare a rispettare i loro ritmi e farli vivere in un ambiente protetto. Maggiori stimoli avranno, più saranno irrequieti, agitati e iperattivi durante il giorno.
Perché i bambini dormono tanto?
Una delle funzioni del sonno nel bambino è la maturazione del cervello, nel sonno vengono prodotti ormoni fondamentali per la crescita del bambino, nel sonno si consolidano le informazioni ricevute durante il giorno e si apprende. Il neonato è un essere straordinario in uno stato di continuo apprendimento. Questo elevato bisogno di sonno è parallelo all'intensa crescita che si verifica a questa età.
Dove e come deve dormire il mio bambino?
Nei primi mesi della vita il bambino in genere dorme in una culla accanto al letto dei genitori. La cameretta è troppo lontana e i risvegli per le poppate sono frequenti. Esistono diverse scuole di pensiero sul fatto di far dormire il bambino nel letto dei genitori; molti genitori hanno paura di fargli del male involontariamente durante la notte; alcuni ricercatori sostengono tuttavia che il dormire insieme alla madre a contatto fisico migliora lo sviluppo psicofisico del bambino e previene le "morti bianche o morti in culla". E' buona regola, una volta deciso il posto dove farlo dormire, mantenere lo stesso per il sonno diurno e notturno (es. non farlo dormire nel passeggino di giorno e nel lettino di notte).
E' opportuno inoltre che il bambino nei primi mesi sia messo a dormire su un fianco o sulla schiena, evitate la posizione a pancia sotto, a meno che non ci siano indicazioni specifiche; tra il quarto e il settimo mese il bambino avrà la capacità di muoversi e girarsi e sceglierà la posizione più giusta per dormire
Perché alcuni bambini dormono tutta la notte ed altri si svegliano continuamente?
Esiste certamente una componente genetica :chiedete ai nonni come eravate voi genitori da piccoli e spesso vi sentirete raccontare l'esperienza che vivete voi adesso. Come negli adulti, esistono anche bambini che hanno bisogno di meno sonno (brevi dormitori) e quelli che hanno bisogno di più sonno (lungo dormitori); esistono bambini che sono meno attivi la sera e che la mattina si svegliano pieni di energia e bambini che invece non vorrebbero mai andare a dormire la sera e la mattina hanno difficoltà a svegliarsi.
Quando il bambino si sveglia è estremamente importante avere pazienza: non precipitatevi subito ma aspettate; valutate l'intensità del pianto e cercate di resistere. Quando andate vicino al bambino, non accendete luci, non prendetelo in braccio, cercate di calmarlo con voce bassa e cullatelo un po' nel lettino; se non c'è proprio bisogno non dategli da bere latte o altre cose, evitate camomille o cose simili; andate via dalla stanza prima che il b. sia completamente addormentato; non diventate voi l'unico mezzo per farlo addormentare.
A che età il bambino inizia a dormire senza svegliarsi la notte?
In generale intorno ai 4-6 mesi, ma c'è una grande variabilità. La cosa più importante a questa età è di regolarizzare gli orari, ora in cui metterlo a dormire, ora in cui svegliarlo, orario dei pasti regolare; un'altra cosa molto importante è esporlo alla luce durante il giorno e giocare in queste ore mentre si dovrebbe ridurre le attività verso sera e cercare di evitare luci intense.
Perché il bambino inizia a piangere in maniera inconsolabile la sera?
Contemporaneamente all'acquisizione di un ritmo circadiano e all'adattamento al ciclo luce-buio, il bambino, che passa una giornata calma e regolare, la sera si innervosisce ed inizia a piangere. Queste fasi vengono comunemente identificate come dolori addominali o coliche gassose del primo trimestre; non sappiamo se effettivamente ci sia un dolore addominale ma è tuttavia chiaro che i bambini che presentano questo disturbo in maniera intensa, saranno dei bambini che avranno probabilmente maggior difficoltà nel sonno. Queste manifestazioni sono legate alla maturazione dei meccanismi che predispongono al sonno e sono la manifestazione della normale fase di iperattività alla fine della giornata che corrisponde al periodo di massima vigilanza dell'adulto; la comparsa tra 3 e 4 settimane di vita di una lunga fase di veglia che si verifica tra le 17 e le 22 è il primo segno che il bambino inizia ad assumere una ritmicità circadiana. In alcuni bambini queste fasi sono lievi e di breve durata, in altri sono prolungate e si possono protrarre a lungo, anche fino a tarda notte; in altri ancora si verificano in orari più tardivi. E' in questa fase che il ritmo circadiano del bambino si stabilizza ed è perciò estremamente importante controllare questi stati di agitazione; bisogna creare un ambiente tranquillo, poco luminoso, senza stimolazioni ulteriori (tipo cullamento intenso); lasciatelo nel lettino in camera per dargli la possibilità di addormentarsi da solo.
E' giusto dare da bere o da mangiare ogni volta che piange?
Nelle prime settimane di vita il ritmo del neonato è regolato dai bisogni interni e può essere giusto alimentarlo ad ogni risveglio. Dopo i 4-6 mesi di vita non ha più bisogno di mangiare durante la notte se di giorno fa dei pasti regolari; quindi non si dovrebbe dare da bere o mangiare se si sveglia; la grande quantità di liquidi che alcuni bambini ingeriscono durante la notte, specie se a base di tisane, aumentano la diuresi ed il bambino si bagnerà più spesso, e di conseguenza tenderà a svegliarsi più spesso e a piangere. Oltre al fatto che a lungo andare il biberon diventerà il mezzo esclusivo per addormentarsi e che il bambino si sveglierà perché "è abituato a bere durante la notte".
E' giusto usare sciroppi o tisane o erbe per farlo dormire?
No. Sia i "cosiddetti rimedi naturali" che i farmaci sono da evitare sotto i due anni di età. Spesso non risolvono il problema o questo si ripresenta una volta interrotta la somministrazione. Possono dare un effetto paradosso, cioè eccitare invece di calmare. A questa età l'insonnia nella maggior parte dei casi è legata ad un mancato adattamento ai ritmi normali o a dei condizionamenti o circoli viziosi che vanno modificati per poter risolvere il problema. Spesso poi si instaurano dei sensi di colpa dei genitori in relazione alla somministrazione di un ipnotico al bambino. Se usati sotto controllo medico possono essere utili, e a volte indispensabili, per poter modificare alcune cattive abitudini.
Esistono fasi dello sviluppo che sono momenti chiave per l'acquisizione di un buon sonno?
Sì. Due momenti dello sviluppo sono estremamente importanti per l'acquisizione di un corretto ritmo circadiano e di un buon sonno.
a 3-4 mesi quando il bambini inizia ad essere influenzato dagli stimoli ambientali e gradualmente si adatta al ciclo luce-buio di 24 ore. Il bambino va esposto alla luce solare di giorno e mantenuto in penombra o al buio la notte; vanno ridotti gli stimoli esterni mentre spesso la sera, con il papà e la mamma che ritornano a casa dal lavoro, diventa invece una occasione di eccitazione e di gioco. Cercate di stabilire degli orari fissi per l'addormentamento e per il risveglio.
a 8-9 mesi compare l'angoscia dell'estraneo e aumenta l'ansia di separazione: è una fase evolutiva normale del bambino che si accompagna ad aumento fisiologico dei risvegli (vedi la sezione sull'ansia di separazione)
Cosa fare se il bambino ha difficoltà ad addormentarsi?
Cerca di instaurare un rituale fisso, che il bambino associerà con il momento per rilassarsi ed andare a dormire. Cantare una ninna-nanna o effettuare le operazioni di pulizia, (bagnetto, cambio pannolino, ecc.) possono costituire un buon segnale per il bambino. Cercate sempre di metterlo nel lettino o nella culla ancora sveglio. Lasciate il tempo al bambino di addormentarsi da solo. Gia intorno ai 4-6 mesi si può iniziare con queste pratiche. Il muoversi o piagnucolare o vocalizzare non significa che il bambino sia sveglio o voglia essere preso in braccio; in questo caso l'attesa per vedere quello che succede è fondamentale: bisogna dare il tempo al bambino di farci capire cosa vuole. Spesso (si spera) il bambino si addormenterà da solo senza aiuto. Se le difficoltà persistono e il bambino "lotta contro il sonno" si può adottare la tecnica dell'estinzione graduale (vedi sezione sui risvegli notturni).
Cosa fare se il bambino ha l'angoscia di separazione (paura di addormentarsi e separarsi dalla madre)?
Intorno agli 8-9 mesi si verifica un aumento fisiologico dei risvegli notturni in relazione alla fase di sviluppo chiamata "angoscia dell'estraneo" che corrisponde ad una angoscia di separazione dalla madre. Il b. piange e si dispera se la madre è distante da lui e cerca continuamente il contatto visivo o fisico. E' un momento estremamente importante anche per acquisire un buon sonno.
Si può adottare la tecnica del "minimal checking" che consiste nell'instaurare il solito rituale per l'addormentamento e lasciare la stanza ma tornare a controllare il bambino ogni 2-3 minuti, anche se non piange o chiama; quando si entra nella stanza bisogna tranquillizzarlo parlandogli dolcemente e uscire di nuovo dalla stanza, senza aspettare che si addormenti; si deve continuare fino a che non si addormenta. La stessa tecnica va adottata durante i risvegli notturni, ma vedrete che non sarà necessario fare molti controlli notturni.
Cosa fare per i risvegli notturni?
E' estremamente difficile adottare delle tecniche perché ogni bambino e ogni genitore hanno un diverso modo di comportarsi al momento dell'addormentamento e dei risvegli notturni; pertanto ogni intervento va individualizzato sulla singola coppia genitore-bambino. Oltre al minimal checking, una tecnica generale può essere quella dell'estinzione graduale. Questa consiste nel cercare di ottenere il comportamento desiderato tramite piccole conquiste successive, come abituare il bambino alla progressiva distanza dai genitori al momento di andare a letto o durante i risvegli.
Se il bambino comincia a piangere o a chiamare, aspettate 30 secondi poi entrate nella stanza tranquillizzatelo con il minimo di interazione reciproca ed uscite dalla stanza quando il bambino è ancora sveglio. Ad ogni chiamata successiva allungate progressivamente l'intervallo di tempo passando a 1 minuto, poi 2 minuti e così via, finché il bambino si addormenta da solo. La notte successiva raddoppiate il tempo di attesa e continuate così. Dopo una settimana le cose dovrebbero migliorare. Mettete sempre una piccola luce e date la possibilità al bambino di controllare l'ambiente circostante. Non fatevi venire i sensi di colpa perché il bambino piange e voi non intervenite. Non creerete nessun trauma psicologico al vostro figlio. Se sarete costanti otterrete il risultato aspettato.
http://www.amicopediatra.it/genitori/Opuscolo_%20Disturbi_del_Sonno/disturbidel%20sonno.htm
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