Individuata una nuova terapia contro la distrofia muscolare
Scoperta la sede del materiale genetico per curare la DM
Un team di ricercatori dell’Università del Missouri (Usa) ha individuato la sede genetica dove viene prodotta la proteina nNOS, che genera ossido nitrico.
La distrofia muscolare di Duchenne, che colpisce prevalentemente i maschi, è il tipo più comune di distrofia muscolare. I pazienti con distrofia muscolare mostrano una mutazione genetica che sconvolge la produzione di una proteina, la distrofina, che ha come conseguenza la scomparsa progressiva della forza muscolare e la perdita delle abilità motorie. Un precedente studio aveva scoperto un metodo di sostituzione del gene mutato con dei geni sani. Dopo la sostituzione di questi geni si è osservato che la produzione di distrofina negli animali affetti da distrofia muscolare è ricominciata.
Tuttavia, mentre la distrofina è di vitale importanza per lo sviluppo muscolare, la proteina ha bisogno anche di ‘aiutanti’ per poter mantenere efficiente il tessuto muscolare. Uno di questi ‘aiutanti’ è stato individuato nel composto molecolare nNOS che, come detto, produce ossido nitrico, assai importante per i muscoli quando si praticano movimenti energici, come nell’esercizio fisico o la ginnastica.
Nello studio, che sarà pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, il team ha individuato l’ubicazione del materiale genetico responsabile della produzione di nNOS. Inoltre, dopo una modifica genetica nei topi con il nuovo gene, il team ha scoperto che il nNOS è stato reintegrato nei muscoli colpiti dalla malattia e gli animali non hanno mostrato danni muscolari o stanchezza dopo essere stati sottoposti a esercizio fisico.
(Luigi Mondo e Stefania Del Principe)
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Luigi Mondo e Stefania Del Principe
28 febbraio 2009
Individuata una nuova terapia contro la distrofia muscolare
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=555&ID_sezione=34&sezione=
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sabato 28 febbraio 2009
terapia per l'aids,ora tutto in una sola compressa
IL PRIMO TRATTAMENTO IN UN'UNICA COMPRESSA ,CHE SI ASSUME UNA
SOLA VOLTA AL GIORNO CONTRO "L'HIV " , PERMETTE UNA MIGLIORE
ADERENZA ALLA TERAPIA E IL MANTENIMENTO DELLA RISPOSTA
IMMNOLOGICA .
LO AFFERMANO I PRIMI RISULTATI DELLO STUDIO " ITALIANO ADONE "
SULLA TERAPIA CHE ASSOCIA IN UN UNICA COMPRESSA
TRE MOLECOLE ANTI - HIV DI EFFICACIA E STABILITà
PROVATA , "EFAVIRENZ, EMTRICITABINA E TENOFOVIR DI SOPROXIL
FUMARATO " FRUTTO DI UNA PARTNER SHIP TRA ...
BRISTOL -MYERS SQUIBB E GILEAD SCIENCES.
IL TRATTAMENTO PERMETTE AI PAZIENTI DI SEGUIRE
PIù FACILMENTE LA PRESCRIZIONE :" I RISULTATI PRELIMINARI "
DI " ADONE " MOSTRANO UN VANTAGGIO NELL'ADERENZA
E NELLA PREFERENZA DEL PAZIENTE NEL PASSAGGIO
A SINGOLA " PILLOLA " SOTTOLINEA " FRANCO MAGGIOLO "
UNITà OPERATIVA MALATTIE INFETTIVE , OSPEDALI RIUNITI
DI BERGAMO - CON UN MANTENIMENTO DELLA
RISPOSTA IMMUNOLOCICA E VIROLOGICA
andreaceleste
SOLA VOLTA AL GIORNO CONTRO "L'HIV " , PERMETTE UNA MIGLIORE
ADERENZA ALLA TERAPIA E IL MANTENIMENTO DELLA RISPOSTA
IMMNOLOGICA .
LO AFFERMANO I PRIMI RISULTATI DELLO STUDIO " ITALIANO ADONE "
SULLA TERAPIA CHE ASSOCIA IN UN UNICA COMPRESSA
TRE MOLECOLE ANTI - HIV DI EFFICACIA E STABILITà
PROVATA , "EFAVIRENZ, EMTRICITABINA E TENOFOVIR DI SOPROXIL
FUMARATO " FRUTTO DI UNA PARTNER SHIP TRA ...
BRISTOL -MYERS SQUIBB E GILEAD SCIENCES.
IL TRATTAMENTO PERMETTE AI PAZIENTI DI SEGUIRE
PIù FACILMENTE LA PRESCRIZIONE :" I RISULTATI PRELIMINARI "
DI " ADONE " MOSTRANO UN VANTAGGIO NELL'ADERENZA
E NELLA PREFERENZA DEL PAZIENTE NEL PASSAGGIO
A SINGOLA " PILLOLA " SOTTOLINEA " FRANCO MAGGIOLO "
UNITà OPERATIVA MALATTIE INFETTIVE , OSPEDALI RIUNITI
DI BERGAMO - CON UN MANTENIMENTO DELLA
RISPOSTA IMMUNOLOCICA E VIROLOGICA
andreaceleste
aiuto sono stressata!!!colpa degli ormoni!
Se ci sentiamo sempre stressati e sotto pressione è tutta colpa degli ormoni. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori Usa, dopo aver tenuto sotto osservazione il comportamento dei soldati.
Quelli che reagiscono meglio in condizioni di stress estremo hanno un più alto livello di sostanze chimiche che limitano l'effetto della paura. Gli scienziati hanno studiato i livelli ormonali dello stress dei soldati che si sottopongono all'addestramento di sopravvivenza, tra cui la simulazione di guerre.
I campioni di sangue prelevati ai soldati nei programmi di addestramento hanno dimostrato che quelli che agiscono meglio in condizione di stress estremo hanno livelli più bassi dell'ormone detto cortisol e livelli più alti di neuropeptidi, che hanno la funzione di rilassare il corpo. I medici stanno ora cercando di capire se possa servire assumere una dose di neuropeptidi per frenare lo stress ed essere più reattivi. Con la speranza che non ci venga un'insana voglia di schiaffeggiare il nostro capo rompiscatole.
http://www.asylumitalia.it/2009/02/17/se-vi-sentite-sempre-sotto-stress-e-tutta-colpa-dei-vostri-ormon/
Quelli che reagiscono meglio in condizioni di stress estremo hanno un più alto livello di sostanze chimiche che limitano l'effetto della paura. Gli scienziati hanno studiato i livelli ormonali dello stress dei soldati che si sottopongono all'addestramento di sopravvivenza, tra cui la simulazione di guerre.
I campioni di sangue prelevati ai soldati nei programmi di addestramento hanno dimostrato che quelli che agiscono meglio in condizione di stress estremo hanno livelli più bassi dell'ormone detto cortisol e livelli più alti di neuropeptidi, che hanno la funzione di rilassare il corpo. I medici stanno ora cercando di capire se possa servire assumere una dose di neuropeptidi per frenare lo stress ed essere più reattivi. Con la speranza che non ci venga un'insana voglia di schiaffeggiare il nostro capo rompiscatole.
http://www.asylumitalia.it/2009/02/17/se-vi-sentite-sempre-sotto-stress-e-tutta-colpa-dei-vostri-ormon/
per diventare neri bere tanto caffè
Volete una tintarella sicura? Avete voglia di abbronzarvi standovene ore sotto il sole senza rischiare di giocarvi ogni centimetro quadrato della vostra pelle? Bene, la soluzione c'è: dovete bere tanto caffè.
Il segreto è tutto lì. Sembra, infatti, che la caffeina possa proteggere la pelle contro i danni dell'esposizione ai raggi Uv, almeno secondo uno studio pubblicato da un team di ricercatori americani sulla versione online del Journal of Investigative Dermatology.
Paul Nghiem dell'University of Washington di Seattle è riuscito per primo a dimostrare l'effetto della sostanza eccitante sulle cellule umane: il caffè, in sostanza, spinge al "suicidio" le cellule danneggiate dai raggi uva. Lasciando invece perfettamente al loro posto le altre. Forza, l'estate si avvicina. Pausa caffè?
http://www.asylumitalia.it/2009/02/17/se-vi-sentite-sempre-sotto-stress-e-tutta-colpa-dei-vostri-ormon/
ricordarsi che troppa caffeina fa male però!
Il segreto è tutto lì. Sembra, infatti, che la caffeina possa proteggere la pelle contro i danni dell'esposizione ai raggi Uv, almeno secondo uno studio pubblicato da un team di ricercatori americani sulla versione online del Journal of Investigative Dermatology.
Paul Nghiem dell'University of Washington di Seattle è riuscito per primo a dimostrare l'effetto della sostanza eccitante sulle cellule umane: il caffè, in sostanza, spinge al "suicidio" le cellule danneggiate dai raggi uva. Lasciando invece perfettamente al loro posto le altre. Forza, l'estate si avvicina. Pausa caffè?
http://www.asylumitalia.it/2009/02/17/se-vi-sentite-sempre-sotto-stress-e-tutta-colpa-dei-vostri-ormon/
ricordarsi che troppa caffeina fa male però!
giornata nazionale delle malattie rare
MALATTIE RARE: ANCHE 7 ANNI PER DIAGNOSI. DOMANI GIORNATA NAZIONALE
(ASCA) - Roma, 27 feb - Aggiornare l'elenco delle patologie rare e prevedere un fondo specifico per l'erogazione gratuita di farmaci innovativi, orfani, di fascia C, parafarmaci e prodotti alimentari per i pazienti. Il tutto con l'obiettivo generale di ridurre le distorsioni del federalismo con cui fanno i conti i malati rari, soggetti a disparita' di trattamento a seconda della regione di residenza.
Sono queste le principali richieste avanzate dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici-Cittadinanzattiva in occasione della Giornata delle malattie rare che si terra' domani 28 febbraio in tutta Italia su iniziativa di Uniamo.
Secondo i dati del I Rapporto sulle malattie rare presentato di recente da Cittadinanzattiva, i pazienti affetti da malattie rare attendono anche sette anni per giungere alla diagnosi, e spendono fino a 7000 euro l'anno per curarsi. Ed accedere alle cure innovative e' quasi un miraggio.
A fare la diagnosi sono soprattutto gli specialisti, in piu' di 8 casi su 10; i medici piu' vicini alle famiglie, e cioe' pediatri di libera scelta e medici di famiglia, ipotizzano la malattia rara rispettivamente nel 16,7% e 4,2% dei casi. E i dati del Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva mettono in luce le numerose difficolta' incontrate dai cittadini nell'accesso ai farmaci e alle cure innovative.
res-mpd/sam/alf
(ASCA) - Roma, 27 feb - Aggiornare l'elenco delle patologie rare e prevedere un fondo specifico per l'erogazione gratuita di farmaci innovativi, orfani, di fascia C, parafarmaci e prodotti alimentari per i pazienti. Il tutto con l'obiettivo generale di ridurre le distorsioni del federalismo con cui fanno i conti i malati rari, soggetti a disparita' di trattamento a seconda della regione di residenza.
Sono queste le principali richieste avanzate dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici-Cittadinanzattiva in occasione della Giornata delle malattie rare che si terra' domani 28 febbraio in tutta Italia su iniziativa di Uniamo.
Secondo i dati del I Rapporto sulle malattie rare presentato di recente da Cittadinanzattiva, i pazienti affetti da malattie rare attendono anche sette anni per giungere alla diagnosi, e spendono fino a 7000 euro l'anno per curarsi. Ed accedere alle cure innovative e' quasi un miraggio.
A fare la diagnosi sono soprattutto gli specialisti, in piu' di 8 casi su 10; i medici piu' vicini alle famiglie, e cioe' pediatri di libera scelta e medici di famiglia, ipotizzano la malattia rara rispettivamente nel 16,7% e 4,2% dei casi. E i dati del Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva mettono in luce le numerose difficolta' incontrate dai cittadini nell'accesso ai farmaci e alle cure innovative.
res-mpd/sam/alf
venerdì 27 febbraio 2009
per restar giovani il cloruro di magnesio.

Il Cloruro di Magnesio per la Salute
Per chi ancora non conoscesse le proprietà incredibili del cloruro di magnesio, trascrivo qui le sue proprietà. L’ho provato su di me e lo raccomando a tutti!
Il magnesio produce l’equilibrio minerale che anima gli organi nell’espletamento delle loro funzioni catalizzatrici, come i reni, per eliminare l’acido urico. Nelle artrosi decalcifica fino alle più sottili membrane, nelle articolazioni e nelle sclerosi calcificate, aiuta ad evitare infarti, purificando il sangue, rinvigorisce il cervello e restituisce e mantiene la gioventù fino alla vecchiaia.
Questo minerale è fra tutti i minerali il meno somministrato!
Il Magnesio non crea assuefazione ma sospendendone l’uso se ne perde il beneficio. Non è una medicina ma un alimento senza controindicazione ed è compatibile con qualsiasi cura farmacologica in corso. Molte persone con il male detto “becco di pappagallo”, col male del “nervo sciatico”, coi mali alla colonna vertebrale e calcificazioni, sono state curate con risultati eccellenti, quasi strabilianti, con il magnesio. E’ anche un blando antidepressivo, una prevenzione per i problemi di prostata, e distende il sistema nervoso.
Acciacchi della vecchiaia: rigidezza muscolare, crampi, tremolii, arteriosclerosi.
L’acido urico si deposita nelle articolazioni del corpo e in modo visibile nelle dita, che così si gonfiano, i questo perché i reni non funzionano bene per mancanza di magnesio!
IL MAGNESIO SI TROVA IN MOLTI ALIMENTI
Il magnesio è contenuto soprattutto nei seguenti alimenti: i cereali integrali, la soia, i fagioli, i vegetali in genere se coltivati con metodo biologico, i frutti di mare e, per la gioia dei golosi, il cacao e la cioccolata.Anche il sale marino integrale (reperibile presso tutti i negozi di alimenti integrali e biologici) è moltoricco di magnesio
Dosi consigliate:
Un individuo può arrivare ad assumere fino a 400 mg di cloruro di magnesio al giorno. La dose media consigliata è di 200 mg al giorno ma questo dipende anche dal tipo di vita che la persona conduce. Ad es. una persona che svolge un lavoro manuale, che implica uno sforzo fisico, oppure che si allena giornalmente, potrebbe necessitare di più di 200 mg che è la dose normale per chi conduce una vita “normale”.http://adf.ly/DYCYB
20 grammi di magnesio (si acquista in farmacia) sciolti in 1 litro di acqua.
Bere una tazzina di caffè x 3 volte al giorno per una settimana;
Poi bere una tazzina di caffè x 2 volte al giorno per un’altra settimana;
Poi 1 tazzina al giorno per sempre!
La bottiglia dove è sciolto deve essere rigorosamente di vetro, non di plastica!
Da bere al mattino a digiuno.
Questo rimedio naturale libera dai dolori!
Provare per credere!
Saluti
http://trascienzaemistero.forumfree.net/?t=37127034&st=0#lastpostlastpost
facebook,nuoce gravemente alla salute,maneggiare con cura
Web, scoppia la Facebook mania
Ma attenti a non restare in trappola
Dopo aver festeggiato il suo quinto compleanno, Facebook, il social network più famoso del mondo, festeggia anche il record di iscritti, passati in meno di un mese da 150 a 175 milioni. Il numero dei visitatori unici, stando a quanto reso noto dalla società di analisi e ricerche comScore, nel mese di dicembre, sarebbe schizzato a quota 220 milioni, il 22,4% degli internauti del pianeta, con quasi 80 miliardi di pagine viste. “Se Facebook fosse un Paese - aveva detto un mese fa il suo fondatore Mark Zuckerberg - sarebbe quello con l'ottava popolazione mondiale, superando addirittura Giappone e Russia”. Tale affermazione, visto il nuovo risultato, è ormai vecchia. Con gli attuali 175milioni di iscritti il popolare social network guadagna due posizioni, scavalcando di fatto Pakistan e Bangladesh.
Anche gli utenti italiani sono stati conquistati, alcuni usano il termine stregati, dalla magia di Facebook. A fine 2008, evidenzia la comScore, il numero dei nostri connazionali iscritti al social network era pari a circa 8 milioni e mezzo (il 40,8% degli internauti con più di 15 anni). Un dato importante che crea tuttavia non poca preoccupazioni nei genitori dei navigatori più giovani. Molti, infatti, considerano Facebook al pari di una droga. Ci sono ragazzi che ormai dimenticano di studiare e, a dirla tutta, anche adulti che lavorano poco o male e trascurano persino la famiglia. L’importante è restare on-line il più possibile. Tutto farebbe pensare insomma ad una vera e propria dipendenza collettiva che, confermano anche gli esperti, è dovuta a stimoli di soddisfazione e piacere che la parte più arcana del nostro cervello riceve con lo stare perennemente collegati a Internet.
I genitori devono pertanto stare con gli occhi ben aperti e vestire i panni del controllore: fare cioè quanto possibile per limitare il numero delle ore trascorse on-line dal proprio figlio. La Rete crea infatti dipendenza e tale patologia ha già un nome: “Internet addiction disorder”. Per un utente del Web è particolarmente difficile rendersi conto che sta progressivamente diventando “dipendente dalla Rete”. Chi osserva dall’esterno può invece notare cambiamenti che possono essere sintomatici. Chi “cade nella rete” del Web ha bisogno di trascorrere on-line un tempo sempre maggiore, anche semplicemente per restare in attesa di fantomatici messaggi di posta elettronica che potrebbero esser letti anche il giorno seguente.
Un sintomo che evidenzia uno stato di malessere psicologico è poi rappresentato dalla perdita di interesse per tutte quelle attività che non sono collegate a Internet. La persona “intossicata” presenta quella che gli esperti chiamano sindrome da astinenza: ansia, depressione, sudorazione, paura perché non si sa che cosa sta succedendo in quel momento sul network. Nel caso in cui un genitore dovesse accorgersi che il proprio figlio ha difficoltà a separarsi dal computer e dunque anche da Internet, è bene prenda contatti con uno psicologo che saprà certamente offrire dei validi consigli.
-http://www.giornaletecnologico.it/news/200902/19/499c1aea054b1/-------------------------------------------------------------------------------
Ma attenti a non restare in trappola
Dopo aver festeggiato il suo quinto compleanno, Facebook, il social network più famoso del mondo, festeggia anche il record di iscritti, passati in meno di un mese da 150 a 175 milioni. Il numero dei visitatori unici, stando a quanto reso noto dalla società di analisi e ricerche comScore, nel mese di dicembre, sarebbe schizzato a quota 220 milioni, il 22,4% degli internauti del pianeta, con quasi 80 miliardi di pagine viste. “Se Facebook fosse un Paese - aveva detto un mese fa il suo fondatore Mark Zuckerberg - sarebbe quello con l'ottava popolazione mondiale, superando addirittura Giappone e Russia”. Tale affermazione, visto il nuovo risultato, è ormai vecchia. Con gli attuali 175milioni di iscritti il popolare social network guadagna due posizioni, scavalcando di fatto Pakistan e Bangladesh.
Anche gli utenti italiani sono stati conquistati, alcuni usano il termine stregati, dalla magia di Facebook. A fine 2008, evidenzia la comScore, il numero dei nostri connazionali iscritti al social network era pari a circa 8 milioni e mezzo (il 40,8% degli internauti con più di 15 anni). Un dato importante che crea tuttavia non poca preoccupazioni nei genitori dei navigatori più giovani. Molti, infatti, considerano Facebook al pari di una droga. Ci sono ragazzi che ormai dimenticano di studiare e, a dirla tutta, anche adulti che lavorano poco o male e trascurano persino la famiglia. L’importante è restare on-line il più possibile. Tutto farebbe pensare insomma ad una vera e propria dipendenza collettiva che, confermano anche gli esperti, è dovuta a stimoli di soddisfazione e piacere che la parte più arcana del nostro cervello riceve con lo stare perennemente collegati a Internet.
I genitori devono pertanto stare con gli occhi ben aperti e vestire i panni del controllore: fare cioè quanto possibile per limitare il numero delle ore trascorse on-line dal proprio figlio. La Rete crea infatti dipendenza e tale patologia ha già un nome: “Internet addiction disorder”. Per un utente del Web è particolarmente difficile rendersi conto che sta progressivamente diventando “dipendente dalla Rete”. Chi osserva dall’esterno può invece notare cambiamenti che possono essere sintomatici. Chi “cade nella rete” del Web ha bisogno di trascorrere on-line un tempo sempre maggiore, anche semplicemente per restare in attesa di fantomatici messaggi di posta elettronica che potrebbero esser letti anche il giorno seguente.
Un sintomo che evidenzia uno stato di malessere psicologico è poi rappresentato dalla perdita di interesse per tutte quelle attività che non sono collegate a Internet. La persona “intossicata” presenta quella che gli esperti chiamano sindrome da astinenza: ansia, depressione, sudorazione, paura perché non si sa che cosa sta succedendo in quel momento sul network. Nel caso in cui un genitore dovesse accorgersi che il proprio figlio ha difficoltà a separarsi dal computer e dunque anche da Internet, è bene prenda contatti con uno psicologo che saprà certamente offrire dei validi consigli.
-http://www.giornaletecnologico.it/news/200902/19/499c1aea054b1/-------------------------------------------------------------------------------
influenza addio?
Cura definitiva contro l’influenza
Scoperti 10 super-anticorpi
Da quella stagionale a una possibile feroce pandemia, la soluzione terapeutica tanto attesa per l'influenza potrebbe trovarsi in dieci anticorpi umani 'universali' creati in laboratorio. E non solo sono efficaci contro ogni forma di influenza, hanno anche i 'superpoteri', infatti salvano cavie da dosi letali di diversi virus influenzali, dall'influenza stagionale, al ben più temuto virus H5N1 che causa l'aviaria, e addirittura da H1N1, virus della pandemia influenzale del 1918, la Spagnola.
A rendere super questi anticorpi, spiega sulla rivista Nature Structural and Molecular Biology Wayne Marasco del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, è la loro capacità di attaccare il virus legandosi alla base della 'chiave' con cui tutti i virus influenzali entrano nelle cellule e le infettano, la proteina emoagglutinina (HA). Identica in tutti i virus influenzali, la base dell'HA è fondamentale per l'infezione perché, come una chiave ruota nella toppa per aprire la serratura, questa porzione di HA deve 'ruotare' per far entrare il virus nella cellula, 'rotazione' indispensabile per il processo infettivo.
I nuovi anticorpi bloccano la rotazione e impediscono al virus di infettare. "Nel caso di una nuova pandemia - commenta Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) Usa che ha finanziato lo studio - questi anticorpi potrebbero essere un'importante aggiunta ai farmaci antivirali nel periodo finestra di 4-6 mesi che passerebbe dallo scoppio della pandemia alla disponibilità di un vaccino".
Tutti i virus influenzali iniziano il ciclo infettivo legandosi con la molecola di superficie emoagglutinina ad una molecola specifica esposta sulle cellule umane bersaglio (recettore per l'emoagglutinina). Ogni virus influenzale ha uno specifico tipo di HA. Se pensiamo a HA come a una chiave, la dentellatura della chiave è diversa per ciascun virus influenzale ed è molto mutevole per cui anticorpi che si legano alla 'lama' di HA non sono molto utili a contrastare un'infezione. L'impugnatura della chiave (la base di HA), invece, è universale, uguale per ogni virus dell'influenza e molto poco mutevole perché svolge un ruolo clou nel processo infettivo: quando il virus si appresta ad invadere le cellule umane, l'impugnatura di HA cambia conformazione e ciò permette al virus di entrare. Gli scienziati Usa hanno prodotto in laboratorio, nelle 'fabbriche cellulari' di molecole umane, decine di miliardi di anticorpi anti-influenza.
Tra questi hanno selezionato i 10 anticorpi dai superpoteri. Testandoli su cavie sottoposte a dosi massicce di vari virus influenzali, così alte da essere letali, gli anticorpi hanno protetto i topi, anche se somministrati tardivamente, ben dopo tre giorni l'infezione. Funzionano contro l'influenza stagionale come pure contro l'aviaria e contro il virus 'resuscitato' della Spagnola. Studiando il 'modellino in 3D' di questi anticorpi super, gli scienziati ne hanno compreso il meccanismo d'azione sulla chiave HA. Gli anticorpi legano l'impugnatura di HA e le impediscono di 'ruotare' per aprire un varco nella cellula al virus.
Poiché è importantissima per la funzione infettiva di HA, è difficile che la parte di HA cui si lega l'anticorpo muti, quindi oltre ad essere potenti e universali, questi dieci anticorpi potrebbero essere una soluzione a lungo termine. Durante l'influenza stagionale questi anticorpi potrebbero essere usati per immunizzare persone debilitate, a rischio, o anziani. In caso di pandemia, invece, potrebbero essere somministrati alle persone a rischio, personale sanitario e colleghi e familiari di persone colpite e potrebbero servire nel periodo finestra prima che un vaccino anti-pandemico ad hoc venga prodotto.
http://www.giornaletecnologico.it/scienza/200902/25/49a2924a04608/
Scoperti 10 super-anticorpi
Da quella stagionale a una possibile feroce pandemia, la soluzione terapeutica tanto attesa per l'influenza potrebbe trovarsi in dieci anticorpi umani 'universali' creati in laboratorio. E non solo sono efficaci contro ogni forma di influenza, hanno anche i 'superpoteri', infatti salvano cavie da dosi letali di diversi virus influenzali, dall'influenza stagionale, al ben più temuto virus H5N1 che causa l'aviaria, e addirittura da H1N1, virus della pandemia influenzale del 1918, la Spagnola.
A rendere super questi anticorpi, spiega sulla rivista Nature Structural and Molecular Biology Wayne Marasco del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, è la loro capacità di attaccare il virus legandosi alla base della 'chiave' con cui tutti i virus influenzali entrano nelle cellule e le infettano, la proteina emoagglutinina (HA). Identica in tutti i virus influenzali, la base dell'HA è fondamentale per l'infezione perché, come una chiave ruota nella toppa per aprire la serratura, questa porzione di HA deve 'ruotare' per far entrare il virus nella cellula, 'rotazione' indispensabile per il processo infettivo.
I nuovi anticorpi bloccano la rotazione e impediscono al virus di infettare. "Nel caso di una nuova pandemia - commenta Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) Usa che ha finanziato lo studio - questi anticorpi potrebbero essere un'importante aggiunta ai farmaci antivirali nel periodo finestra di 4-6 mesi che passerebbe dallo scoppio della pandemia alla disponibilità di un vaccino".
Tutti i virus influenzali iniziano il ciclo infettivo legandosi con la molecola di superficie emoagglutinina ad una molecola specifica esposta sulle cellule umane bersaglio (recettore per l'emoagglutinina). Ogni virus influenzale ha uno specifico tipo di HA. Se pensiamo a HA come a una chiave, la dentellatura della chiave è diversa per ciascun virus influenzale ed è molto mutevole per cui anticorpi che si legano alla 'lama' di HA non sono molto utili a contrastare un'infezione. L'impugnatura della chiave (la base di HA), invece, è universale, uguale per ogni virus dell'influenza e molto poco mutevole perché svolge un ruolo clou nel processo infettivo: quando il virus si appresta ad invadere le cellule umane, l'impugnatura di HA cambia conformazione e ciò permette al virus di entrare. Gli scienziati Usa hanno prodotto in laboratorio, nelle 'fabbriche cellulari' di molecole umane, decine di miliardi di anticorpi anti-influenza.
Tra questi hanno selezionato i 10 anticorpi dai superpoteri. Testandoli su cavie sottoposte a dosi massicce di vari virus influenzali, così alte da essere letali, gli anticorpi hanno protetto i topi, anche se somministrati tardivamente, ben dopo tre giorni l'infezione. Funzionano contro l'influenza stagionale come pure contro l'aviaria e contro il virus 'resuscitato' della Spagnola. Studiando il 'modellino in 3D' di questi anticorpi super, gli scienziati ne hanno compreso il meccanismo d'azione sulla chiave HA. Gli anticorpi legano l'impugnatura di HA e le impediscono di 'ruotare' per aprire un varco nella cellula al virus.
Poiché è importantissima per la funzione infettiva di HA, è difficile che la parte di HA cui si lega l'anticorpo muti, quindi oltre ad essere potenti e universali, questi dieci anticorpi potrebbero essere una soluzione a lungo termine. Durante l'influenza stagionale questi anticorpi potrebbero essere usati per immunizzare persone debilitate, a rischio, o anziani. In caso di pandemia, invece, potrebbero essere somministrati alle persone a rischio, personale sanitario e colleghi e familiari di persone colpite e potrebbero servire nel periodo finestra prima che un vaccino anti-pandemico ad hoc venga prodotto.
http://www.giornaletecnologico.it/scienza/200902/25/49a2924a04608/
reflusso gastroesofageo la dieta
Consigli dietetici
Il cibo è una delle cause del reflusso. Esistono molti alimenti che fanno venire il reflusso o che possono peggiorarlo. Per questo chi soffre di reflusso deve fare molta attenzione a quello che mangia.
Seguire una dieta adatta serve sia a curare, sia a prevenire questo disturbo.
Curare l'alimentazione non significa solo sapere scegliere gli alimenti adatti. Chi soffre di reflusso deve anche cambiare il modo di mangiare.
Seguire una dieta adatta aiuta a migliorare i sintomi del reflusso nel 50% dei casi. Ecco qualche consiglio sulla dieta più adatta a chi soffre di reflusso.
Cosa mangiare e cosa evitare
In generale, è meglio mangiare cibi ricchi di fibre e proteine. Eliminare fritti, condimenti e salse. Ridurre il consumo di aglio, cipolla, menta, anice, caffè e tè. Ed evitare di mangiare cibi acidi o speziati. Ecco un elenco di alimenti consentiti e sconsigliati:
Carboidrati: si possono mangiare pasta e riso con sughi e condimenti leggeri.
Carni: sono più indicate le carni bianche (tacchino, pollo) e quelle magre (vitello e coniglio). Sono invece da evitare le carni grasse (maiale) e quelle affumicate. Tra gli affettati si possono mangiare la bresaola e il prosciutto (sia crudo che cotto). Gli insaccati vanno evitati.
Pesce: vanno bene tutti i tipi di pesce (sia fresco che surgelato).
Formaggi: sono più adatti quelli freschi (come ricotta o mozzarella). È meglio evitare di mangiare quelli molto grassi o fermentati (gorgonzola, taleggio, mascarpone e brie).
Latte: il latte non è controindicato. È meglio bere quello scremato.
Uova: vanno bene. Meglio evitare quelle sode o fritte. Preferire quelle alla coque.
Dolci: è sempre meglio mangiarne pochi. Evitare quelli farciti con creme o cioccolato. E preferire i biscotti secchi e piccole quantità di marmellata alla frutta.
Condimenti: eliminare burro, strutto e dado. Condire solo con olio d'oliva (meglio se extra-vergine). Evitare l'uso di spezie (cannella, noce moscata e curry).
Bevande: limitare il consumo di alcolici, tè, caffè, bibite gassate, bibite contenenti caffeina, succhi di frutta (arancio, pompelmo, limone, ananas, pomodoro). Bere acqua naturale non gassata.
Frutta: si possono tranquillamente mangiare mele, more, lamponi, meloni, banane, pere, pesche.
Verdure: tutte le verdure vanno bene.
Quando e come mangiare
Anche il modo in cui si mangia è importante. Ecco alcune regole che è bene seguire:
Evitare i pasti abbondanti.
Mangiare poco e spesso (preferire 4 o 5 piccoli pasti nell'arco di una giornata). Mangiare lentamente.
Aspettare almeno tre o quattro ore prima di coricarsi dopo aver mangiato. Consumare cene leggere.
http://www.reflusso.net/consumer/reflusso_cura_fare_consigli.asp
Il cibo è una delle cause del reflusso. Esistono molti alimenti che fanno venire il reflusso o che possono peggiorarlo. Per questo chi soffre di reflusso deve fare molta attenzione a quello che mangia.
Seguire una dieta adatta serve sia a curare, sia a prevenire questo disturbo.
Curare l'alimentazione non significa solo sapere scegliere gli alimenti adatti. Chi soffre di reflusso deve anche cambiare il modo di mangiare.
Seguire una dieta adatta aiuta a migliorare i sintomi del reflusso nel 50% dei casi. Ecco qualche consiglio sulla dieta più adatta a chi soffre di reflusso.
Cosa mangiare e cosa evitare
In generale, è meglio mangiare cibi ricchi di fibre e proteine. Eliminare fritti, condimenti e salse. Ridurre il consumo di aglio, cipolla, menta, anice, caffè e tè. Ed evitare di mangiare cibi acidi o speziati. Ecco un elenco di alimenti consentiti e sconsigliati:
Carboidrati: si possono mangiare pasta e riso con sughi e condimenti leggeri.
Carni: sono più indicate le carni bianche (tacchino, pollo) e quelle magre (vitello e coniglio). Sono invece da evitare le carni grasse (maiale) e quelle affumicate. Tra gli affettati si possono mangiare la bresaola e il prosciutto (sia crudo che cotto). Gli insaccati vanno evitati.
Pesce: vanno bene tutti i tipi di pesce (sia fresco che surgelato).
Formaggi: sono più adatti quelli freschi (come ricotta o mozzarella). È meglio evitare di mangiare quelli molto grassi o fermentati (gorgonzola, taleggio, mascarpone e brie).
Latte: il latte non è controindicato. È meglio bere quello scremato.
Uova: vanno bene. Meglio evitare quelle sode o fritte. Preferire quelle alla coque.
Dolci: è sempre meglio mangiarne pochi. Evitare quelli farciti con creme o cioccolato. E preferire i biscotti secchi e piccole quantità di marmellata alla frutta.
Condimenti: eliminare burro, strutto e dado. Condire solo con olio d'oliva (meglio se extra-vergine). Evitare l'uso di spezie (cannella, noce moscata e curry).
Bevande: limitare il consumo di alcolici, tè, caffè, bibite gassate, bibite contenenti caffeina, succhi di frutta (arancio, pompelmo, limone, ananas, pomodoro). Bere acqua naturale non gassata.
Frutta: si possono tranquillamente mangiare mele, more, lamponi, meloni, banane, pere, pesche.
Verdure: tutte le verdure vanno bene.
Quando e come mangiare
Anche il modo in cui si mangia è importante. Ecco alcune regole che è bene seguire:
Evitare i pasti abbondanti.
Mangiare poco e spesso (preferire 4 o 5 piccoli pasti nell'arco di una giornata). Mangiare lentamente.
Aspettare almeno tre o quattro ore prima di coricarsi dopo aver mangiato. Consumare cene leggere.
http://www.reflusso.net/consumer/reflusso_cura_fare_consigli.asp
Cosa vuol dire se le feci son scure o chiare
Sostanza di Rifiuto terminale delle Nostra Digestione, eliminata per via rettale. Normalmente Sono costituite da:
Il 75% da acqua,
25% da Materiale Solido Che includono Batteri,
fibre non digerite,
Grasso,
materia inorganica (calcio e Fosfati),
muco,
cellule desquamate intestinali,
alcune Proteine.
Una Parte Notevole della massa fecale non E di origine Alimentare, le Feci SI formano infatti also Durante il Digiuno. C
Cosa sono le feci :
Sostanza di rifiuto terminale delle nostra digestione, eliminata per via rettale. Normalmente sono costituite da :
75% da acqua ,
25% da materiale solido che include batteri ,
fibre non digerite ,
grasso ,
materia inorganica (calcio e fosfati) ,
muco ,
cellule intestinali desquamate ,
alcune proteine .
Una parte notevole della massa fecale non è di origine alimentare, le feci si formano infatti anche durante il digiuno.
Caratteristiche delle feci :
Colore marrone dovuto alla conversione chimica della bilirubina in urobilina e stercobilina da parte dei batteri intestinali e degli enzimi.
Odore delle feci è il risultato della decomposizione batterica delle proteine nell’ intestino.
Consistenza soffice a forma cilindrica che ha la dimensione del retto.
Quantità : giornalmente vengono prodotti da 150 a 300 g di feci .
Feci e diagnosi :
L'esame obiettivo delle feci può aiutarci a capire lo stato di salute del nostro apparato digerente. In particolare se si riscontra una delle anomalie di seguito
riportate, è bene contattare il proprio medico per sottoporsi ad una visita di controllo.
La presenza di sangue nelle feci , secondo colore e aspetto, può indicare varie patologie :
se di colore nero catrame, indica la melena e proviene dal tratto digestivo superiore
se di colore rosso vivo, indica la rettoragia o la ematochezia e proviene dal tratto digestivo inferiore
se il sangue è misto alle feci, indica un sanguinamento colico
se le feci sono segnate di sangue, indicano un sanguinamento rettale o anale e possono indicare : emorroidi , regadi o tumori dell ' ultimo tratto intestinale.
Feci di media consistenza che si attaccano al water, untuose , grasse , dal cattivo odore, grigiastre con riflessi argentati : possono indicare la steatorrea (condizione patologica in cui si ha una esagerata perdita di grassi con le feci).
Feci acoliche (color argilla ) : cattiva digestione dei grassi per ostruzione biliare .
Presenza di muco o pus : probabili colite ulcerosa, coliti infettive, tumori villosi.
Feci piccole, secche , dure : probabile stipsi (stitichezza), ostruzione intestinale .
Aspetto simil marmoreo (lucide, poco ossidate ) : riscontrabile nella sindrome del colon irritabile.
Feci grigie e cremose : si riscontrano nei soggetti con disturbi di assorbimento dei grassi .
Aumento del contenuto in acqua nelle feci : diarrea .
Feci scure : eccesso di ferro nell'alimentazione, assunzione di carbone, sanguinamenti gastrici. In genere la stitichezza si associa a feci scure, mentre la diarrea a feci più chiare.
Oltre all'esame obiettivo esistono indagini di laboratorio per ricercare la presenza di alterazioni non visibili ad occhio nudo ( presenza di sangue occulto nelle feci, presenza di infezioni ecc.).
Feci nei bambini :
Neonato :: La causa più frequente di passaggio di sangue nelle feci del neonato, è dovuta ad ingestione di sangue materno, ciò si può verificare o durante il parto o successivamente attraverso le ragadi formatesi sui capezzoli.
Altro evento possibile è la malattia emorragica del neonato la cui causa va ricercata nell'assunzione di farmaci da parte della madre nelle ultime fasi della gravidanza, ciò provoca sia un allungamento del tempo di protrombina sia una diminuzione delle piastrine.
Se l' enterorragia è accompagnata da distensione addominale, da uno stato di shock e da vomito, bisogna presupporre la presenza di una diarrea infettiva in genere batterica.
Non dobbiamo dimenticare anche se rare, la presenza di sangue nelle feci per ulcera gastrica da stress o da gastrite emorragica o da colite ulcerativa acuta.
Lattante : I motivi più comuni sono certamente le fessure e le ragadi anali; si tratta di piccole quantità di sangue rosso vivo che assumono l'aspetto di striature all'esterno delle feci o qualche volta come poche gocce di sangue che seguono l'emissione delle feci.
Si tratta in genere di lattanti in buone condizioni generali con tendenza alla stitichezza e all'emissione di feci molto dure.
Anche le diarree infettive sono causa frequente di enterorragia in questa età; il sangue si trova mischiato con le feci che sono in genere liquide e le condizioni del lattante sono spesso compromesse.
Altra causa può essere l'intolleranza alle proteine del latte di mucca; in questo caso accanto alla diarrea è quasi sempre presente il vomito.
Età prescolare : Dopo le fissurazioni anali e le diarree infettive, la causa più frequente è la presenza di polipi che possono essere evidenziati mediante clisma opaco o una rettosigmoidoscopia.
Si tratta in genere di piccole quantità di sangue rosso vivo che può verniciare all'esterno le feci o mischiarsi ad esse.
In caso di perdite abbondanti di sangue, da poter provocare addirittura uno stato di shock, si deve sospettare un diverticolo di Meckel in particolare se si tratta di bambini piccoli.
L' invaginazione intestinale è caratterizzata da emissioni di feci frammiste a sangue e a muco come fosse una gelatina mentre più rara è l'ulcera duodenale.
Età scolare : La comparsa in questa età di una diarrea mucosanguinolenta, deve far sospettare una colite ulcerativa o una enterite regionale, in quest' ultimo caso sono presenti dimagramento e dolori addominali.
Le feci possono avere il colore della pece e se sono accompagnate da vomito, dolori epigastrici ed anemia, si deve sospettare un'ulcera peptica.
L' esofagite peptica da ernia iatale rappresenta la causa più frequente di melena (sangue scuro rigurgitato) nel bambino piccolo.
Bisogna ricordare che spesso in età pediatrica non sono rari i casi in cui non si riesce ad identificare la causa di sangue nelle feci
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osteoporosi :cos'è? che fare?
Di cosa si tratta
L'osteoporosi è una malattia dismetabolica dello scheletro caratterizzata da una diffusa riduzione della massa ossea. Il tessuto osseo perde progressivamente la sua originaria compattezza e acquisisce un'anomala porosità che lo rende fragile e, di conseguenza, esposto al rischio di fratture. Per capire, però, come la malattia riesca ad instaurarsi e a progredire nel tempo gradualmente bisogna prima conoscere la struttura delle ossa e i loro meccanismi di sviluppo e mantenimento.
LA STRUTTURA DELLE OSSA
Il tessuto osseo è caratterizzato da una struttura rigida e allo stesso tempo molto leggera. La rigidità è importante per permettere alle ossa di sopportare il peso di carichi importanti, mentre la leggerezza è essenziale per consentire ai muscoli di poter muovere lo scheletro. Le due caratteristiche coesistono grazie alla presenza, all’interno delle ossa, di due tessuti differenti. Uno è detto "corticale" ed è compatto e resistente ai carichi; l'altro è detto "trabecolare" e presenta una struttura porosa per potersi adattare ai movimenti muscolari. L'80% della massa dello scheletro è composta da tessuto compatto che forma la superficie esterna di tutte le ossa; il restante 20% è formato da tessuto poroso rappresentato da un reticolo rigido mineralizzante.
Il tessuto osseo, nel suo insieme, è costituito da proteine (che formano l'impalcatura ossea), da sali di calcio (per dare rigidità e la compattezza allimpalcatura proteica) e da particolari cellule che prendono il nome di osteoblasti e osteoclasti. Queste lavorano insieme sviluppando le ossa nell'infanzia e nell'adolescenza, e garantendo un continuo rinnovamento nell'età adulta. Le ossa, infatti, non sono strutture statiche ma crescono, invecchiano, muoiono e si rinnovano. Nello specifico, i due gruppi di cellule svolgono le seguenti funzioni:
Gli osteoblasti
servono a produrre il tessuto dell'osso, sintetizzando il collagene. Questo è un tessuto formato da proteine e rappresenta il 65% della struttura dell'osso. Le cellule, così, partecipano al meccanismo della mineralizzazione delle ossa, che avviene grazie al calcio trasportato dal sangue. Gli osteociti, invece, sono i precursori degli osteoblasti e si trovano sia sulla superfice, sia all'interno del tessuto osseo;
Gli osteoclasti
hanno il compito di rimuovere il tessuto osseo, privandolo prima del calcio e poi fagocitandolo. Sono cellule abbastanza grandi e hanno un bordo esterno molto rugoso. La parte di tessuto che vanno a scavare viene selezionata in base alla presenza o meno di osteoblasti in superficie. La loro azione distruttrice, però, è contrastata dagli estrogeni (ormoni femminili prodotti dalle ovaie) che inibiscono il rilascio delle citochine (mediatori chimici che stimolano la formazione degli osteoclasti).
Entrambi i gruppi di cellule provvedono, pertanto, al continuo ricambio del tessuto osseo, sostituendo la parte vecchia con nuovo tessuto. Questo meccanismo è molto importante per la salute dell'osso poichè permette di rimediare alle microfratture che quasi ogni giorno si producono nello scheletro.
Quando, però, l'azione degli osteoclasti (cellule distruttrici) supera quella degli osteoblasti (cellule costruttrici) le ossa si indeboliscono, diventando letteralmente più "spugnose". Questo avviene anche quando si hanno carenze di calcio.
continua qui
http://www.dica33.it/cds/osteopor/fotograf.asp
L'osteoporosi è una malattia dismetabolica dello scheletro caratterizzata da una diffusa riduzione della massa ossea. Il tessuto osseo perde progressivamente la sua originaria compattezza e acquisisce un'anomala porosità che lo rende fragile e, di conseguenza, esposto al rischio di fratture. Per capire, però, come la malattia riesca ad instaurarsi e a progredire nel tempo gradualmente bisogna prima conoscere la struttura delle ossa e i loro meccanismi di sviluppo e mantenimento.
LA STRUTTURA DELLE OSSA
Il tessuto osseo è caratterizzato da una struttura rigida e allo stesso tempo molto leggera. La rigidità è importante per permettere alle ossa di sopportare il peso di carichi importanti, mentre la leggerezza è essenziale per consentire ai muscoli di poter muovere lo scheletro. Le due caratteristiche coesistono grazie alla presenza, all’interno delle ossa, di due tessuti differenti. Uno è detto "corticale" ed è compatto e resistente ai carichi; l'altro è detto "trabecolare" e presenta una struttura porosa per potersi adattare ai movimenti muscolari. L'80% della massa dello scheletro è composta da tessuto compatto che forma la superficie esterna di tutte le ossa; il restante 20% è formato da tessuto poroso rappresentato da un reticolo rigido mineralizzante.
Il tessuto osseo, nel suo insieme, è costituito da proteine (che formano l'impalcatura ossea), da sali di calcio (per dare rigidità e la compattezza allimpalcatura proteica) e da particolari cellule che prendono il nome di osteoblasti e osteoclasti. Queste lavorano insieme sviluppando le ossa nell'infanzia e nell'adolescenza, e garantendo un continuo rinnovamento nell'età adulta. Le ossa, infatti, non sono strutture statiche ma crescono, invecchiano, muoiono e si rinnovano. Nello specifico, i due gruppi di cellule svolgono le seguenti funzioni:
Gli osteoblasti
servono a produrre il tessuto dell'osso, sintetizzando il collagene. Questo è un tessuto formato da proteine e rappresenta il 65% della struttura dell'osso. Le cellule, così, partecipano al meccanismo della mineralizzazione delle ossa, che avviene grazie al calcio trasportato dal sangue. Gli osteociti, invece, sono i precursori degli osteoblasti e si trovano sia sulla superfice, sia all'interno del tessuto osseo;
Gli osteoclasti
hanno il compito di rimuovere il tessuto osseo, privandolo prima del calcio e poi fagocitandolo. Sono cellule abbastanza grandi e hanno un bordo esterno molto rugoso. La parte di tessuto che vanno a scavare viene selezionata in base alla presenza o meno di osteoblasti in superficie. La loro azione distruttrice, però, è contrastata dagli estrogeni (ormoni femminili prodotti dalle ovaie) che inibiscono il rilascio delle citochine (mediatori chimici che stimolano la formazione degli osteoclasti).
Entrambi i gruppi di cellule provvedono, pertanto, al continuo ricambio del tessuto osseo, sostituendo la parte vecchia con nuovo tessuto. Questo meccanismo è molto importante per la salute dell'osso poichè permette di rimediare alle microfratture che quasi ogni giorno si producono nello scheletro.
Quando, però, l'azione degli osteoclasti (cellule distruttrici) supera quella degli osteoblasti (cellule costruttrici) le ossa si indeboliscono, diventando letteralmente più "spugnose". Questo avviene anche quando si hanno carenze di calcio.
continua qui
http://www.dica33.it/cds/osteopor/fotograf.asp
per avere meno rischi alla propria salute consumare yogurt e latticini
Tumori, formaggio e yogurt riducono i rischi
Il formaggio e lo yogurt potrebbero aiutare a ridurre il rischio di sviluppare alcuni tumori.
n particolare, le donne che consumano prodotti lattiero-caseari ricchi di calcio o anche solo dei supplementi hanno il 23% in meno di probabilità di sviluppare il cancro. Gli uomini invece che consumano alimenti ricchi di calcio hanno il 16% in meno di probabilità di ammalarsi di cancro. E' quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori National Cancer Institute degli Usa e pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine.
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno coinvolto nello studio circa 500mila persone, che hanno compilato un questionario tra il 1995 e il 1996 riguardante la loro dieta. Di tutti i soggetti studiati, 36.965 uomini e 16.605 donne si sono ammalati di cancro. Comparando questi dati con quelli rilevati tramite il questionario, i ricercatori hanno concluso che gli uomini che hanno consumato circa 1.530 milligrammi al giorno di calcio hanno avuto il 16% di probabilità in meno di sviluppare il cancro rispetto a quelli che hanno consumato in media 526 milligrammi al giorno. Le donne, invece, che hanno consumato all'incirca 1.881 milligrammi di calcio al giorno hanno avuto il 23% di probabilità in meno di ammalarsi di cancro rispetto a quelle che hanno consumato 494 milligrammi.
La diminuzione del rischio ha riguardato maggiormente il cancro al colon. Secondo i ricercatori, il calcio ha dimostrato di essere un ottimo alleato per la prevenzione dei tumori.
http://news.paginemediche.it/it/230/ultime-notizie/oncologia/detail_105198_tumori-formaggio-e-yogurt-riducono-i-rischi.aspx?c1=72
AGI Salute
Data pubblicazione 25/02/2009 0.00.00
Data ultima modifica 24/02/2009 22.59.00
Il formaggio e lo yogurt potrebbero aiutare a ridurre il rischio di sviluppare alcuni tumori.
n particolare, le donne che consumano prodotti lattiero-caseari ricchi di calcio o anche solo dei supplementi hanno il 23% in meno di probabilità di sviluppare il cancro. Gli uomini invece che consumano alimenti ricchi di calcio hanno il 16% in meno di probabilità di ammalarsi di cancro. E' quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori National Cancer Institute degli Usa e pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine.
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno coinvolto nello studio circa 500mila persone, che hanno compilato un questionario tra il 1995 e il 1996 riguardante la loro dieta. Di tutti i soggetti studiati, 36.965 uomini e 16.605 donne si sono ammalati di cancro. Comparando questi dati con quelli rilevati tramite il questionario, i ricercatori hanno concluso che gli uomini che hanno consumato circa 1.530 milligrammi al giorno di calcio hanno avuto il 16% di probabilità in meno di sviluppare il cancro rispetto a quelli che hanno consumato in media 526 milligrammi al giorno. Le donne, invece, che hanno consumato all'incirca 1.881 milligrammi di calcio al giorno hanno avuto il 23% di probabilità in meno di ammalarsi di cancro rispetto a quelle che hanno consumato 494 milligrammi.
La diminuzione del rischio ha riguardato maggiormente il cancro al colon. Secondo i ricercatori, il calcio ha dimostrato di essere un ottimo alleato per la prevenzione dei tumori.
http://news.paginemediche.it/it/230/ultime-notizie/oncologia/detail_105198_tumori-formaggio-e-yogurt-riducono-i-rischi.aspx?c1=72
AGI Salute
Data pubblicazione 25/02/2009 0.00.00
Data ultima modifica 24/02/2009 22.59.00
giovedì 26 febbraio 2009
endometriosi cos'è come riconoscerla
1 Italiana su 8 è colpita dall'Endometriosi malattia sconosciuta
26/02/2009 - 14:18
Molte donne ne soffrono senza saperlo. E sopportano dolori - mestruali, all'addome, con disturbi urinari ciclici o fastidio durante i rapporti sessuali - considerandoli 'normali' anche se lancinanti. E' l'endometriosi una malattia poco conosciuta, che però colpisce un'italiana su 8, con punte del 50% nella fascia di età tra i 29 e i 39 anni. E che, oltre a pesare sull'attività quotidiana, con almeno 5 giorni lavorativi al mese perduti, mette a rischio anche la fertilità, di cui soffre fino al 40% delle donne colpite. Per far conoscere meglio il problema è partita la campagna di comunicazione 'Quello che non so di me' del ministero del Welfare, in collaborazione con l'azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma, presentata questa mattina nella capitale. L'iniziativa si rivolge, in particolare alle donne giovani e giovanissime, per meglio prevenire questa malattia legata agli estrogeni, in cui il tessuto che riveste la parete interna dell'utero crea lesioni fuori dall'utero stesso. Già dal 18 febbraio e fino al 16 marzo, nelle sale cinematografiche viene proiettato prima del film un video che, ripercorrendo la giornata di una studentessa - colpita da endometriosi senza saperlo - mostra le difficoltà ma anche le possibilità di scoprire le cause del disagio, rivolgendosi allo specialista. Nelle sale, inoltre, saranno collocati totem con il numero verde per le informazioni (800-219992) e i siti Internet di riferimento: www.quellochenonsodime.it e www.ministerosalute.it. Sono previsti poi messaggi diffusi dalle emittenti radiofoniche Rtl102.5 e Radio Italia solo musica italiana. Opuscoli e materiale informativo saranno invece distribuiti sul territorio in collaborazione con la Federazione italiana di ostetricia e ginecologia (Fiog). La campagna, però, servirà anche a puntare i riflettori sulla malattia, di cui anche gli specialisti sanno poco, per migliorare la ricerca. E' stato costituito, infatti, un gruppo di ricerca nazionale ad hoc, che si riunirà a Roma il 9 marzo, con l'obiettivo di fornire agli studiosi uno strumento per lo sviluppo di nuove proposte di ricerca interdisciplinare e chiarire gli aspetti sconosciuti della malattia. "La ricerca - ha spiegato Massimo Moscarini, direttore del Dipartimento di scienze ginecologiche dell'ospedale Sant'Andrea - è fondamentale per capire di più dell'endometriosi. E soprattutto per cercare strumenti più efficaci e semplici di diagnosi". Oggi la diagnosi arriva tardi, con una media di 9 anni di attesa, colpa anche di metodi diagnostici inadeguati che necessitano, per la conferma della malattia 'suggerita' dai sintomi, di interventi chirurgici. "L'endometriosi è una malattia silenziosa - ha detto il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, presentando la campagna - che viene confusa con i dolori mestruali e a cui spesso le donne non danno peso, fino a quando i dolori diventano insopportabili". Ma si tratta di un problema che preoccupa "sia per i suoi effetti invalidanti che limitano la vita quotidiana, basti pensare alle assenze dal lavoro - ha continuato Roccella - sia per il forte rischio di infertilità". Da qui la necessità di informare attraverso la campagna di comunicazione. Iniziativa in linea anche con la richiesta dell'Europa di favorire informazioni, diagnosi precoce e adeguato trattamento. "La Ue - ha proseguito Roccella - ha anche rilevato che non esiste una giornata dedicata alla malattia. Per quanto ci riguarda il 9 marzo organizzeremo, per il momento, un convegno al ministero, nella nuova sede dell'ex ministero della Salute". In contemporanea si riunirà il gruppo nazionale di esperti. Per Roccella, infatti, "bisogna investire di più in ricerca perché questa malattia è ancora poco esplorata anche dagli studiosi. Una lacuna da colmare".
Molte donne ne soffrono senza saperlo. E sopportano dolori - mestruali, all'addome, con disturbi urinari ciclici o fastidio durante i rapporti sessuali - considerandoli 'normali' anche se > 14:18 del 26/02/2009
http://www.055news.it/img/CANTIERI.jpg
26/02/2009 - 14:18
Molte donne ne soffrono senza saperlo. E sopportano dolori - mestruali, all'addome, con disturbi urinari ciclici o fastidio durante i rapporti sessuali - considerandoli 'normali' anche se lancinanti. E' l'endometriosi una malattia poco conosciuta, che però colpisce un'italiana su 8, con punte del 50% nella fascia di età tra i 29 e i 39 anni. E che, oltre a pesare sull'attività quotidiana, con almeno 5 giorni lavorativi al mese perduti, mette a rischio anche la fertilità, di cui soffre fino al 40% delle donne colpite. Per far conoscere meglio il problema è partita la campagna di comunicazione 'Quello che non so di me' del ministero del Welfare, in collaborazione con l'azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma, presentata questa mattina nella capitale. L'iniziativa si rivolge, in particolare alle donne giovani e giovanissime, per meglio prevenire questa malattia legata agli estrogeni, in cui il tessuto che riveste la parete interna dell'utero crea lesioni fuori dall'utero stesso. Già dal 18 febbraio e fino al 16 marzo, nelle sale cinematografiche viene proiettato prima del film un video che, ripercorrendo la giornata di una studentessa - colpita da endometriosi senza saperlo - mostra le difficoltà ma anche le possibilità di scoprire le cause del disagio, rivolgendosi allo specialista. Nelle sale, inoltre, saranno collocati totem con il numero verde per le informazioni (800-219992) e i siti Internet di riferimento: www.quellochenonsodime.it e www.ministerosalute.it. Sono previsti poi messaggi diffusi dalle emittenti radiofoniche Rtl102.5 e Radio Italia solo musica italiana. Opuscoli e materiale informativo saranno invece distribuiti sul territorio in collaborazione con la Federazione italiana di ostetricia e ginecologia (Fiog). La campagna, però, servirà anche a puntare i riflettori sulla malattia, di cui anche gli specialisti sanno poco, per migliorare la ricerca. E' stato costituito, infatti, un gruppo di ricerca nazionale ad hoc, che si riunirà a Roma il 9 marzo, con l'obiettivo di fornire agli studiosi uno strumento per lo sviluppo di nuove proposte di ricerca interdisciplinare e chiarire gli aspetti sconosciuti della malattia. "La ricerca - ha spiegato Massimo Moscarini, direttore del Dipartimento di scienze ginecologiche dell'ospedale Sant'Andrea - è fondamentale per capire di più dell'endometriosi. E soprattutto per cercare strumenti più efficaci e semplici di diagnosi". Oggi la diagnosi arriva tardi, con una media di 9 anni di attesa, colpa anche di metodi diagnostici inadeguati che necessitano, per la conferma della malattia 'suggerita' dai sintomi, di interventi chirurgici. "L'endometriosi è una malattia silenziosa - ha detto il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, presentando la campagna - che viene confusa con i dolori mestruali e a cui spesso le donne non danno peso, fino a quando i dolori diventano insopportabili". Ma si tratta di un problema che preoccupa "sia per i suoi effetti invalidanti che limitano la vita quotidiana, basti pensare alle assenze dal lavoro - ha continuato Roccella - sia per il forte rischio di infertilità". Da qui la necessità di informare attraverso la campagna di comunicazione. Iniziativa in linea anche con la richiesta dell'Europa di favorire informazioni, diagnosi precoce e adeguato trattamento. "La Ue - ha proseguito Roccella - ha anche rilevato che non esiste una giornata dedicata alla malattia. Per quanto ci riguarda il 9 marzo organizzeremo, per il momento, un convegno al ministero, nella nuova sede dell'ex ministero della Salute". In contemporanea si riunirà il gruppo nazionale di esperti. Per Roccella, infatti, "bisogna investire di più in ricerca perché questa malattia è ancora poco esplorata anche dagli studiosi. Una lacuna da colmare".
Molte donne ne soffrono senza saperlo. E sopportano dolori - mestruali, all'addome, con disturbi urinari ciclici o fastidio durante i rapporti sessuali - considerandoli 'normali' anche se > 14:18 del 26/02/2009
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mercoledì 25 febbraio 2009
sindrome pre mestruale come alleviare i sintomi
Lotta dura alla SPM
Spiegare scientificamente la sindrome premestruale è ancora difficile. Tuttavia, le armi per combatterla non mancano: dalla pillola anticoncezionale più venduta negli Usa ai più naturali integratori dietetici
Che l’umore femminile sia soggetto a cambiamenti nelle diverse fasi del ciclo mestruale è un dato inconfutabile: chi più, chi meno, ben oltre la metà delle donne in età fertile subisce cambiamenti nello stato d’animo e nel comportamento poco prima dell’arrivo delle mestruazioni. Si chiama sindrome premestruale (SPM), rappresenta una patologia importante che, nei casi più seri, può avere riflessi negativi sulla qualità della vita ed è alla base di un notevole numero di giornate di lavoro perse. Eppure continua a rimanere piuttosto enigmatica nelle sue cause scatenanti e, purtroppo, viene ancora spesso sottovalutata dai ginecologi.
I recentissimi dati raccolti su un campione di circa duemila donne parlano chiaro: nel periodo che precede il ciclo una su tre lamenta alterazioni dell’umore, tristezza e depressione, il 27% irritabilità e aggressività. Pesanti anche i disturbi che derivano dalla ritenzione idrica come gonfiore (che interessa il 35% delle donne), cefalea e tensione mammaria.
Per un miglior controllo della sintomatologia premestruale, dal 2 febbraio è sbarcata sul mercato italiano quella che viene pubblicizzata come un’arma in più: si chiama Yaz, è stata messa a punto a Berlino ed è la pillola anticoncezionale più utilizzata negli Stati Uniti. Grazie al drospirenone, un progestinico di quarta generazione molto simile al progesterone naturale, questa nuova pillola dovrebbe essere in grado di contrastare la ritenzione idrica e di agire sul sistema nervoso centrale, con un miglioramento dell’instabilità emotiva e dei disturbi comportamentali. A differenza delle pillole tradizionali, Yaz possiede un nuovo dosaggio: 24 pillole contenenti ormone attivo più 4 placebo. In questo modo, l’assunzione del nuovo blister inizia immediatamente dopo la conclusione di quello vecchio, senza intervallo di sospensione, riducendo al minimo il rischio di dimenticanze o errori di assunzione, particolarmente frequenti nelle adolescenti.
Ad aiutare le donne colpite da forme lievi di SPM, che però non volessero ricorrere alla contraccezione ormonale, sul mercato esistono poi una serie di integratori dietetici che, grazie a vitamine ed estratti vegetali specifici, favoriscono il sonno e attenuano l’irritabilità, l’emicrania, il gonfiore e la tensione. Naturalmente i nutraceutici vanno associati a un’alimentazione equilibrata. I cibi che aiutano a prevenire i disturbi del ciclo sono quelli ricchi di triptofano, un aminoacido che il nostro organismo utilizza per produrre la serotonina (l’ormone del buonumore): cereali integrali, legumi, formaggi freschi e pesce. Cereali integrali, legumi e verdure verdi forniscono poi fibre e minerali, tra cui il magnesio, necessari per lenire il dolore e placare il nervosismo. Ok anche a cioccolato fondente e frutta secca, ma senza esagerare perché sono molto calorici.
http://www.farmasalute.it/shop/articolo.asp?ID=2755
Spiegare scientificamente la sindrome premestruale è ancora difficile. Tuttavia, le armi per combatterla non mancano: dalla pillola anticoncezionale più venduta negli Usa ai più naturali integratori dietetici
Che l’umore femminile sia soggetto a cambiamenti nelle diverse fasi del ciclo mestruale è un dato inconfutabile: chi più, chi meno, ben oltre la metà delle donne in età fertile subisce cambiamenti nello stato d’animo e nel comportamento poco prima dell’arrivo delle mestruazioni. Si chiama sindrome premestruale (SPM), rappresenta una patologia importante che, nei casi più seri, può avere riflessi negativi sulla qualità della vita ed è alla base di un notevole numero di giornate di lavoro perse. Eppure continua a rimanere piuttosto enigmatica nelle sue cause scatenanti e, purtroppo, viene ancora spesso sottovalutata dai ginecologi.
I recentissimi dati raccolti su un campione di circa duemila donne parlano chiaro: nel periodo che precede il ciclo una su tre lamenta alterazioni dell’umore, tristezza e depressione, il 27% irritabilità e aggressività. Pesanti anche i disturbi che derivano dalla ritenzione idrica come gonfiore (che interessa il 35% delle donne), cefalea e tensione mammaria.
Per un miglior controllo della sintomatologia premestruale, dal 2 febbraio è sbarcata sul mercato italiano quella che viene pubblicizzata come un’arma in più: si chiama Yaz, è stata messa a punto a Berlino ed è la pillola anticoncezionale più utilizzata negli Stati Uniti. Grazie al drospirenone, un progestinico di quarta generazione molto simile al progesterone naturale, questa nuova pillola dovrebbe essere in grado di contrastare la ritenzione idrica e di agire sul sistema nervoso centrale, con un miglioramento dell’instabilità emotiva e dei disturbi comportamentali. A differenza delle pillole tradizionali, Yaz possiede un nuovo dosaggio: 24 pillole contenenti ormone attivo più 4 placebo. In questo modo, l’assunzione del nuovo blister inizia immediatamente dopo la conclusione di quello vecchio, senza intervallo di sospensione, riducendo al minimo il rischio di dimenticanze o errori di assunzione, particolarmente frequenti nelle adolescenti.
Ad aiutare le donne colpite da forme lievi di SPM, che però non volessero ricorrere alla contraccezione ormonale, sul mercato esistono poi una serie di integratori dietetici che, grazie a vitamine ed estratti vegetali specifici, favoriscono il sonno e attenuano l’irritabilità, l’emicrania, il gonfiore e la tensione. Naturalmente i nutraceutici vanno associati a un’alimentazione equilibrata. I cibi che aiutano a prevenire i disturbi del ciclo sono quelli ricchi di triptofano, un aminoacido che il nostro organismo utilizza per produrre la serotonina (l’ormone del buonumore): cereali integrali, legumi, formaggi freschi e pesce. Cereali integrali, legumi e verdure verdi forniscono poi fibre e minerali, tra cui il magnesio, necessari per lenire il dolore e placare il nervosismo. Ok anche a cioccolato fondente e frutta secca, ma senza esagerare perché sono molto calorici.
http://www.farmasalute.it/shop/articolo.asp?ID=2755
martedì 24 febbraio 2009
mangiare mandorle fa bene alle ossa
particolarmente ricche di magnesio (260 mg/100 grammi), ma ne contengono buone quantità anche fagioli (170), nocciole (160), noci (130), mais (120). Il magnesio è attivo, come sottolinea la letteratura scientifica internazionale, contro l'osteoporosi e contro il diabete. "Insieme al calcio - spiega Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele - è un fattore attivo nella formazione di osteoblasti, cellule specializzate nella costruzione di tessuto osseo, e previene l'osteoporosi" . [Fonte: ANSA] Ricercatori del London National Heart and Lung Institute all'Imperial College di Londra hanno compiuto uno studio su 2.640 bambini dai 5 ai 10 anni d'età, controllando e registrando i dati ottenuti a seguito di un'assunzione programmata di...
Leggi il post completo >>>http://news.scienzaesalute.blogosfere.it/protonutrizione/2009/02/cibi-che-curano-mandorle-per-le-ossa-e-mele-per-lasma.html
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un test per prevedere la menopausa,fatelo la menopausa precoce c'è ma le donne non ne parlano
Avere l’ansia da “orologio biologico” significa, si sa, voler affrettare i tempi per la maternità per paura di arrivare alla menopausa senza accorgersene. Prossimamente, questa ansia avrà dei confini ben precisi. Infatti, è stato elaborato un test che prevede, per ogni donna, il momento in cui la capacità di procreare arriva alla “scadenza”.
Come avverrà: semplicemente tramite una analisi del livello di ormoni nel sangue, gli scienziati potranno stabilire con precisione a che età terminerà il ciclo produttivo della donna.
Gli esperti dell’Università del Michigan autori del test (ancora in sperimentazione), specificano però che si potrà prevedere il numero di cicli che rimangono al soggetto in questione e non la qualità, e che quindi nulla potrà dirsi circa il livello della loro reale fertilità man mano che ci si allontana dalla boa dei 35-40 anni.
Via | ABC.net
http://www.benessereblog.it/categoria/diagnosi
Come avverrà: semplicemente tramite una analisi del livello di ormoni nel sangue, gli scienziati potranno stabilire con precisione a che età terminerà il ciclo produttivo della donna.
Gli esperti dell’Università del Michigan autori del test (ancora in sperimentazione), specificano però che si potrà prevedere il numero di cicli che rimangono al soggetto in questione e non la qualità, e che quindi nulla potrà dirsi circa il livello della loro reale fertilità man mano che ci si allontana dalla boa dei 35-40 anni.
Via | ABC.net
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termometri a mercurio addio
Molti di noi hanno almeno un ricordo di un fragile termometro che si schianta a terra riversando una cascata di palline argentate che rotolano qua e là. Tutti gli altri hanno comunque conosciuto l’uso frequente del classico termometro con la lineetta che sale, sale e sale al salire della febbre.
Dal 3 Aprile i termometri a mercurio inizieranno il loro inevitabile declino per l’applicazione di una direttiva CE che li mette al bando per evitare che finiscano tra i rifiuti con grave danno per l’ambiente e a lungo termine anche per la salute umana.
La misura, tuttavia, non coinvolgerà per il momento i termometri già in possesso delle famiglie italiane ma solo quelli di nuova produzione: sarà vietato produrne e metterne in commercio. Sono allo studio soluzioni alternative, anche per sostituire simili strumenti scientifici e non solo sanitari.
http://www.benessereblog.it/
Dal 3 Aprile i termometri a mercurio inizieranno il loro inevitabile declino per l’applicazione di una direttiva CE che li mette al bando per evitare che finiscano tra i rifiuti con grave danno per l’ambiente e a lungo termine anche per la salute umana.
La misura, tuttavia, non coinvolgerà per il momento i termometri già in possesso delle famiglie italiane ma solo quelli di nuova produzione: sarà vietato produrne e metterne in commercio. Sono allo studio soluzioni alternative, anche per sostituire simili strumenti scientifici e non solo sanitari.
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fotovoltaico i nuovi contratti sono meno convenienti

Per chi produce energia tramite pannelli fotovoltaici (e risparmia sulla spesa per l'elettricità) è tempo di preparare i documenti. Se ha scelto il regime dello scambio sul posto – un'opzione che, semplificando, consente di cedere alla rete l'energia elettrica prodotta in più e di prelevarla quando serve – entro il 31 marzo dovrà stipulare una convenzione con il Gestore dei servizi elettrici (Gse), la società pubblica che promuove le fonti rinnovabili.
http://current.com/items/89838093/fotovoltaico_meno_conveniente_con_i_nuovi_contratti.htm
lunedì 23 febbraio 2009
Il fabbisogno giornaliero di ferro
La donna, nella normalità richiede un fabbisogno di ferro al giorno pari a 18 mg, all’uomo ne occorre meno, bastano infatti 10 mg. al giorno, stessa cosa accade alla donna in menopausa. Il motivo per cui la donna in età fertile richiede maggiori quantitativi di ferro andrà ricercato nel fatto che la donna perde tale elemento in larga misura col ciclo mestruale.
Si parla di anemia sideropenica quando la carenza di ferro si manifesti nel tempo, come dimostrerebbero, a parte i segni obiettivi del soggetto che soffra di questa deficienza, anche le analisi ematiche ripetute a distanza ravvicinata l’una dall’altra. Dunque, livelli almeno per ciò che stabilisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tali da far parlare di anemia, sono quelli che indicano un valore di emoglobina inferiore ai 14 g/dl nell’uomo, ai 12 g/dl nella donna e agli 11 g/dl nella donna gravida. Questa è una situazione che a livello percentuale riguarda i Pesi sviluppati i cui abitanti hanno incidenza di sideropenia in ragione del 3% tra gli uomini adulti, del 20% tra le donne e del 50% tra le donne gravide.
Quali gli alimenti che contengono ferro
Sono diversi gli alimenti che contengono ferro sia per quanto concerne i vegetali che gli alimenti di origine animale e qui occorrerà fare una precisazione importante, non prima, però di aver elencato quali fra i cibi sono a maggiore quantitativo di ferro.
Prima di fare un elenco vero e proprio, ricordiamo che i legumi, fra i vegetali, sono gli alimenti che detengono il maggior quantitativo di ferro nella loro costituzione, stessa cosa dovrà dirsi per il tuorlo d’uovo ma anche per i mitili e per la carne animale, quella di cavallo ma anche quella di bovino in particolare e la lista potrebbe continuare, per cui alleghiamo un elenco degli alimenti maggiormente ricchi in ferro:
Alimenti ricchi di ferro - Ferro in 100 g
Fegato d’oca 30,53 mg
Cioccolato fondente amaro 17,4 mg
Vongola 13,98 mg
Cacao amaro 13,86 mg
Ostrica, cotta 11,99 mg
Caviale 11,88 mg
Paté di pollo inscatolato 9,19 mg
Muesli con frutta e frutta secca 8,75 mg
Muesli 8,20 mg
Lenticchie 7,54 mg
Ostrica 6,66 mg
Farina di soia 6,37 mg
Germe di grano 6,26 mg
Pollo - coscia 6,25 mg
Ceci 6,24 mg
Patate, bollite 6,07 mg
Seppia 6,02 mg
Pinoli secchi 5,53 mg
Fagioli cannellini 5,49 mg
Fagioli borlotti freschi 5,00 mg
Fiocchi d’avena 4,72 mg
Nocciole 4,70 mg
Alici sott’olio 4,63 mg
Arachidi 4,58 mg
Grano duro 4,56 mg
Mandorle secche 4,51 mg
Crema di nocciole e cacao
Nell’indicare cio’ occorre dire che, come si vede nella tabella allegata, esistono cibi che detengono quantitativi di ferro in quantità maggiore di quelli comunemente ricordati perché a maggiore concentrazione dell’elemento, ma si riferiscono, come si vede ad alimenti che vengono consumati, di norma, in piccole quantità, insomma, lo stesso cioccolato fondente amaro, sarà pure ricco di ferro, ma la quantità che è possibile consumarne dovrà essere per forza di cose limitata e meno frequente di quanto si faccia con alimenti di uso quotidiano o quasi.
La biodisponibilità
Ma c’è di più, a parità di contenuto di ferro di un alimento è utile conoscere, ai fini di un aggiustamento della dieta correggendo un’eventuale anemia o solo prevenendola, quali sono a questo punto gli alimenti che più di altri rilasciano il ferro in modo che esso sia prontamente assorbito dall’organismo.
Questa caratteristica dell’elemento si chiama Biodisponibilità e dovrà farci riflettere sul fatto che, pur ricorrendo a tanti alimenti, giustamente considerati ricchi in ferro, l’anemia non si guarisce per il semplice motivo che tali nutrimenti non rilasciano il ferro desiderato in quantità ottimale che quindi non possiamo assorbire.
Questo dovrà farci riflettere sul fatto che, pur detenendo un alimento un’elevata concentrazione di ferro nella sua costituzione non significa altresì che ai fini del rilascio e della correzione dei livello ematico dell’elemento nell’organismo, tutti i cibi, anche i più ricchi di questo micronutriente siano uguali. Il motivo per il quale da sempre si è ritenuto che le carni animali e di pesce fossero più ricche di ferro di quanto lo fossero alimenti di natura vegetale, che addirittura quantitativamente contengono il micronutriente in maggior quantità, sta proprio nella biodisponiobilità e nella capacità, dunque, di opporsi all’anemia.
Ferro in forma “EME” e “NON EME”
Il ferro contenuto nella carne animale e del pesce è definito in forma “EME”, ovvero immediatamente disponibile per l’organismo che lo assume, gli alimenti che invece contengono ferro nella forma “NON EME”, come avviene nei cereali e nei vegetali, uno per tutti gli spinaci ricchi in ferro ma poco efficaci per correggere l’anemia,non sono immediatamente disponibili da parte dell’organismo e dunque poco adatti a correggere eventuali carenze ematiche di ferro.
Come assorbire al meglio il ferro dei vegetali nella forma “NON EME”
Ciò non significa però che non sia possibile ricavare il prezioso micronutriente anche dai vegetali, si tratta di studiare il modo per rendere assorbile anche il ferro poco disponibile perché in forma “NON EME”. Una soluzione valida è quella di accompagnare il pasto vegetale con la carne, anche se questa è prevista in modica quantità, oppure col pesce, oppure mischiando fra loro diversi alimenti di natura vegetale e ricchi in ferro.
Così come è possibile ricavare quanto più ferro dai vegetali con tale procedimento, è anche utile sapere che sostanze come il caffè, limitano l’assorbimento del ferro, stessa cosa avviene con la crusca, con il tè, con un certo tipo di frutta secca, ad esempio le noci.
Ciò non significa che i soggetti anemici non possano bere caffè, soltanto dovranno farlo lontano dai pasti. Così come, le carenze di ferro in soggetti che hanno del tutto eliminato la carne dalla loro dieta sono più frequenti poiché mentre è più facile accompagnare la carne con le verdure e le insalate è più raro che ci si alimenti con verdure e ortaggi insieme.
la Scuola di specializzazione in Scienze dell’Alimentazione le cui pubblicazioni ci hanno fornito lo spunto per questo articolo, è utile, al fine di evitare carenze ematiche, condire, ad esempio il radicchio verde col limone, evitare di bere il caffè a ridosso dei pasti, così come sarebbe consigliabile l’assunzione del succo d’arancia coi cereali a colazione; tuttavia, se il disturbo persiste….. consultare il medico!
andrea celeste....4 amiche al bar
Si parla di anemia sideropenica quando la carenza di ferro si manifesti nel tempo, come dimostrerebbero, a parte i segni obiettivi del soggetto che soffra di questa deficienza, anche le analisi ematiche ripetute a distanza ravvicinata l’una dall’altra. Dunque, livelli almeno per ciò che stabilisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tali da far parlare di anemia, sono quelli che indicano un valore di emoglobina inferiore ai 14 g/dl nell’uomo, ai 12 g/dl nella donna e agli 11 g/dl nella donna gravida. Questa è una situazione che a livello percentuale riguarda i Pesi sviluppati i cui abitanti hanno incidenza di sideropenia in ragione del 3% tra gli uomini adulti, del 20% tra le donne e del 50% tra le donne gravide.
Quali gli alimenti che contengono ferro
Sono diversi gli alimenti che contengono ferro sia per quanto concerne i vegetali che gli alimenti di origine animale e qui occorrerà fare una precisazione importante, non prima, però di aver elencato quali fra i cibi sono a maggiore quantitativo di ferro.
Prima di fare un elenco vero e proprio, ricordiamo che i legumi, fra i vegetali, sono gli alimenti che detengono il maggior quantitativo di ferro nella loro costituzione, stessa cosa dovrà dirsi per il tuorlo d’uovo ma anche per i mitili e per la carne animale, quella di cavallo ma anche quella di bovino in particolare e la lista potrebbe continuare, per cui alleghiamo un elenco degli alimenti maggiormente ricchi in ferro:
Alimenti ricchi di ferro - Ferro in 100 g
Fegato d’oca 30,53 mg
Cioccolato fondente amaro 17,4 mg
Vongola 13,98 mg
Cacao amaro 13,86 mg
Ostrica, cotta 11,99 mg
Caviale 11,88 mg
Paté di pollo inscatolato 9,19 mg
Muesli con frutta e frutta secca 8,75 mg
Muesli 8,20 mg
Lenticchie 7,54 mg
Ostrica 6,66 mg
Farina di soia 6,37 mg
Germe di grano 6,26 mg
Pollo - coscia 6,25 mg
Ceci 6,24 mg
Patate, bollite 6,07 mg
Seppia 6,02 mg
Pinoli secchi 5,53 mg
Fagioli cannellini 5,49 mg
Fagioli borlotti freschi 5,00 mg
Fiocchi d’avena 4,72 mg
Nocciole 4,70 mg
Alici sott’olio 4,63 mg
Arachidi 4,58 mg
Grano duro 4,56 mg
Mandorle secche 4,51 mg
Crema di nocciole e cacao
Nell’indicare cio’ occorre dire che, come si vede nella tabella allegata, esistono cibi che detengono quantitativi di ferro in quantità maggiore di quelli comunemente ricordati perché a maggiore concentrazione dell’elemento, ma si riferiscono, come si vede ad alimenti che vengono consumati, di norma, in piccole quantità, insomma, lo stesso cioccolato fondente amaro, sarà pure ricco di ferro, ma la quantità che è possibile consumarne dovrà essere per forza di cose limitata e meno frequente di quanto si faccia con alimenti di uso quotidiano o quasi.
La biodisponibilità
Ma c’è di più, a parità di contenuto di ferro di un alimento è utile conoscere, ai fini di un aggiustamento della dieta correggendo un’eventuale anemia o solo prevenendola, quali sono a questo punto gli alimenti che più di altri rilasciano il ferro in modo che esso sia prontamente assorbito dall’organismo.
Questa caratteristica dell’elemento si chiama Biodisponibilità e dovrà farci riflettere sul fatto che, pur ricorrendo a tanti alimenti, giustamente considerati ricchi in ferro, l’anemia non si guarisce per il semplice motivo che tali nutrimenti non rilasciano il ferro desiderato in quantità ottimale che quindi non possiamo assorbire.
Questo dovrà farci riflettere sul fatto che, pur detenendo un alimento un’elevata concentrazione di ferro nella sua costituzione non significa altresì che ai fini del rilascio e della correzione dei livello ematico dell’elemento nell’organismo, tutti i cibi, anche i più ricchi di questo micronutriente siano uguali. Il motivo per il quale da sempre si è ritenuto che le carni animali e di pesce fossero più ricche di ferro di quanto lo fossero alimenti di natura vegetale, che addirittura quantitativamente contengono il micronutriente in maggior quantità, sta proprio nella biodisponiobilità e nella capacità, dunque, di opporsi all’anemia.
Ferro in forma “EME” e “NON EME”
Il ferro contenuto nella carne animale e del pesce è definito in forma “EME”, ovvero immediatamente disponibile per l’organismo che lo assume, gli alimenti che invece contengono ferro nella forma “NON EME”, come avviene nei cereali e nei vegetali, uno per tutti gli spinaci ricchi in ferro ma poco efficaci per correggere l’anemia,non sono immediatamente disponibili da parte dell’organismo e dunque poco adatti a correggere eventuali carenze ematiche di ferro.
Come assorbire al meglio il ferro dei vegetali nella forma “NON EME”
Ciò non significa però che non sia possibile ricavare il prezioso micronutriente anche dai vegetali, si tratta di studiare il modo per rendere assorbile anche il ferro poco disponibile perché in forma “NON EME”. Una soluzione valida è quella di accompagnare il pasto vegetale con la carne, anche se questa è prevista in modica quantità, oppure col pesce, oppure mischiando fra loro diversi alimenti di natura vegetale e ricchi in ferro.
Così come è possibile ricavare quanto più ferro dai vegetali con tale procedimento, è anche utile sapere che sostanze come il caffè, limitano l’assorbimento del ferro, stessa cosa avviene con la crusca, con il tè, con un certo tipo di frutta secca, ad esempio le noci.
Ciò non significa che i soggetti anemici non possano bere caffè, soltanto dovranno farlo lontano dai pasti. Così come, le carenze di ferro in soggetti che hanno del tutto eliminato la carne dalla loro dieta sono più frequenti poiché mentre è più facile accompagnare la carne con le verdure e le insalate è più raro che ci si alimenti con verdure e ortaggi insieme.
la Scuola di specializzazione in Scienze dell’Alimentazione le cui pubblicazioni ci hanno fornito lo spunto per questo articolo, è utile, al fine di evitare carenze ematiche, condire, ad esempio il radicchio verde col limone, evitare di bere il caffè a ridosso dei pasti, così come sarebbe consigliabile l’assunzione del succo d’arancia coi cereali a colazione; tuttavia, se il disturbo persiste….. consultare il medico!
andrea celeste....4 amiche al bar
le piastrine del sangue cosa sono ,le malattie
LE MALATTIE DELLE PIASTRINE
MALATTIE PIASTRINE A cura di Fabio Raja
Nel sangue, accanto ai globuli rossi e bianchi, circolano delle microscopiche particelle, le piastrine, che derivano dalla frammentazione dei megacariociti, cellule che si trovano nel midollo delle ossa.
Tutte le cellule del nostro sangue, hanno un ciclo vitale piuttosto breve, per questo devono esserne prodotte sempre di nuove per rimpiazzare quelle che giunte al termine della loro vita, sono distrutte. Questa incessante produzione avviene in uno spazio vuoto nella parte più interna di molte ossa. Questo spazio è riempito da una sostanza molliccia che prende il nome di midollo rosso.
Le piastrine hanno un ruolo molto importante nell'emostasi, che è il mezzo con il quale il nostro organismo cerca di arrestare le perdite di sangue.
Quando un vaso sanguigno è danneggiato, infatti, le piastrine si uniscono a formare un tappo ( trombo piastrinico) in corrispondenza della lesione, che blocca subito la perdita di sangue.
Le piastrine circolano sciolte nel sangue, in una goccia che ne sono alcune decina di migliaia, ma quando c'è un'emorragia si aggregano tra loro, grazie a sostanze sprigionate dai tessuti danneggiati, mentre alla periferia della zona colpita i tessuti sani, elaborando altre sostanze, impediscono al trombo di estendersi troppo.
Normalmente ci sono tra 150 mila e 400 mila piastrine nella millesima parte di un litro di sangue. Alcune persone hanno poche piastrine, allora i medici parlano di piastrinopenia, cioè sono povere di piastrine. Altre, pur avendone un numero regolare, soffrono di vari disturbi perché le loro piastrine non funzionano come si deve ed i medici chiamano queste condizioni piastrinopatie, cioè malattie delle piastrine. Spesso i medici quando parlano delle piastrine usano un altro nome, trombociti, perciò i termini trobocitopenia e trombocitopatia sono perfettamente equivalenti a quelli usati prima.
Tutti questi pazienti hanno disturbi causati da un'emostasi difettosa e perciò spesso sanguinano dal naso, dalle gengive o hanno mestruazioni abbondanti e prolungate.
Talora la loro pelle si ricopre di piccoli puntini rossi, petecchie emorragiche, che altro non sono che piccolissime emorragie superficiali. Raramente ci sono disturbi importanti o emorragie gravi.
Una riduzione del numero di piastrine sotto 20-30 mila può causare questi disturbi, ma non necessariamente.
Non c'è un rapporto netto, infatti, tra il numero delle piastrine e la gravità dei disturbi.
Le cause
Le piastrine, qualche volta, diminuiscono perché il midollo rosso ne produce poche, come avviene in molte forme congenite e in qualche caso il difetto è trasmesso dai genitori, anche se la malattia si manifesta molti anni dopo la nascita.
Le forme più comuni di piastrinopenia sono, però, quelle prese da adulti, spesso a seguito dell'uso di farmaci come i chemioterapici antitumorali, certi diuretici o a causa dell'abuso d'alcol.
Nel corso di molte malattie virali, morbillo, varicella, rosolia, mononucleosi infettiva e infezioni da cytomegalovirus, ci può essere una diminuzione delle piastrine, che tuttavia è momentanea e si risolve, quando l'infezione guarisce.
Più raramente la riduzione delle piastrine è dovuta a tumori molto avanzati o gravi infezioni.
Pubblicità
In certi pazienti la riduzione del numero delle piastrine è, al contrario, dovuta ad una eccessiva distruzione.
In altre parole questi malati producono regolarmente le piastrine, ma queste, una volta entrate nel sangue, sono rapidamente distrutte. Nella Porpora idiopatica di Werlhof l'eccessiva distruzione delle piastrine è causata da anticorpi che le aggrediscono. In altri casi, invece, come in donne incinte con una grave complicazione della gravidanza, che i medici chiamano eclampsia, o in certe malattie infettive, non sono gli anticorpi a distruggere le piastrine.
Quando le piastrine sono trattenute all'interno della milza e poi distrutte, la milza è ingrandita (splenomegalia). Le piastrinopenie causate da farmaci migliorano rapidamente con la sospensione del farmaco responsabile, così, quando la causa è una malattia infettiva, il difetto delle piastrine scompare con la guarigione dell'infezione.
Le persone con malattia congenita, spesso, migliorano con il trascorrere degli anni.
Ci sono, tuttavia delle persone che hanno disturbi piuttosto seri o che, in considerazione della loro attività, corrono maggiori rischi.
E' evidente, infatti, che, poiché ogni minima battitura o taglio può causare una perdita di sangue eccessiva, chi ha una vita calma e tranquilla rischia meno di chi, per motivi di lavoro o sport, è più esposto a ferirsi.
La diagnosi
Chi sanguina con facilità e ha spesso lividi o petecchie, potrebbe avere un qualche problema alle sue piastrine, perciò è bene rivolgersi al medico per avere consigli.
Un semplice conteggio delle piastrine e la loro osservazione al microscopio permette subito di valutare se c'è una penuria o una cambiamento della forma delle piastrine.
Altri esami più complessi (autoanticorpi antipiastrine, biopsia del midollo osseo, test per valutare se reni e fegato funzionano come si deve, anticorpi virali, e altri) possono essere utili per capire perché le piastrine si sono ammalate.
Qualche consiglio
Chi ha poche piastrine deve evitare di assumere farmaci antinfiammatori, certi antidolorifici e medicine per abbassare la febbre.
Queste medicine, come ad esempio l'aspirina, diminuiscono la capacità delle piastrine di unirsi l'una con l'altra per formare il trombo piastrinico. Per questo l'aspirina è data a chi ha una propensione a formare trombi, come chi soffre di coronarie.
Altro utile consiglio è evitare le iniezioni intramuscolari perché c'è sempre il rischio che l'ago provochi dei sanguinamenti esagerati all'interno del muscolo, che possono essere molto fastidiosi e trasformarsi in ascessi.
Le piastrinopenia da eparina
Alcune persone sono costrette ad assumere eparina per cercare di sciogliere i trombi che si sono formati nelle loro vene o per prevenirli quando ci sono fondati motivi che ciò possa accadere.
La trombosi è la formazione dentro un vaso sanguigno di un grumo di sangue che blocca od ostacola lo scorrimento del sangue.
L'eparina, è una sostanza prodotta dal fegato, ed è in grado di impedire che si formi il coagulo o quando si è formato ne ostacola l'ingrandimento. Se è data subito dopo la formazione del coagulo può persino scioglierlo.
La cura con eparina è un'impegnativa perché questa sostanza, impedendo la coagulazione del sangue, può causare gravi emorragie. Per questo deve essere fatta sotto attento controllo medico, eseguendo periodici esami per evitare rischi. L'eparina, che è data per iniezione sottocutanea o endovenosa, può causare una riduzione delle piastrine.
Una modesta e passeggera piastrinopenia si osserva in quasi tutti i pazienti che fanno l'eparina, ma in una piccola percentuale di questi la diminuzione del numero delle piastrine non è modesta né passeggera.
In queste persone si formano degli anticorpi contro le piastrine che causa la distruzione delle piastrine da un lato e trombosi delle vene profonde delle gambe, embolia polmonare, dall'altra.
Le cure
La cura delle emorragie da piastrinopenia è locale, durante le manifestazioni emorragiche.
Le trasfusioni sono indicate quando la perdita di sangue causa una anemia acuta.
Le trasfusioni di piastrine sono poco usate perché le piastrine trasfuse sono rapidamente distrutte.
La plasmaferesi, una tecnica usata dai medici trasfusionisti per ridurre gli anticorpi contro le piastrine, ha dato buoni risultati, ma passeggeri.
I farmaci più comuni utilizzati sono il cortisone che, è noto, ha molti effetti collaterali, come ritenzione idrica, peluria esagerata, iperglicemia, ipertensione, danni allo stomaco.
In definitiva raramente queste malattie danno disturbi importanti, così nella maggior parte dei casi non c'è necessità di cure particolari e sarà sufficiente qualche attenzione e seguire attentamente i consigli del proprio medico per evitare inconvenienti più gravi.
http://www.benessere.com/salute/disturbi/trombocitopenie.htm
MALATTIE PIASTRINE A cura di Fabio Raja
Nel sangue, accanto ai globuli rossi e bianchi, circolano delle microscopiche particelle, le piastrine, che derivano dalla frammentazione dei megacariociti, cellule che si trovano nel midollo delle ossa.
Tutte le cellule del nostro sangue, hanno un ciclo vitale piuttosto breve, per questo devono esserne prodotte sempre di nuove per rimpiazzare quelle che giunte al termine della loro vita, sono distrutte. Questa incessante produzione avviene in uno spazio vuoto nella parte più interna di molte ossa. Questo spazio è riempito da una sostanza molliccia che prende il nome di midollo rosso.
Le piastrine hanno un ruolo molto importante nell'emostasi, che è il mezzo con il quale il nostro organismo cerca di arrestare le perdite di sangue.
Quando un vaso sanguigno è danneggiato, infatti, le piastrine si uniscono a formare un tappo ( trombo piastrinico) in corrispondenza della lesione, che blocca subito la perdita di sangue.
Le piastrine circolano sciolte nel sangue, in una goccia che ne sono alcune decina di migliaia, ma quando c'è un'emorragia si aggregano tra loro, grazie a sostanze sprigionate dai tessuti danneggiati, mentre alla periferia della zona colpita i tessuti sani, elaborando altre sostanze, impediscono al trombo di estendersi troppo.
Normalmente ci sono tra 150 mila e 400 mila piastrine nella millesima parte di un litro di sangue. Alcune persone hanno poche piastrine, allora i medici parlano di piastrinopenia, cioè sono povere di piastrine. Altre, pur avendone un numero regolare, soffrono di vari disturbi perché le loro piastrine non funzionano come si deve ed i medici chiamano queste condizioni piastrinopatie, cioè malattie delle piastrine. Spesso i medici quando parlano delle piastrine usano un altro nome, trombociti, perciò i termini trobocitopenia e trombocitopatia sono perfettamente equivalenti a quelli usati prima.
Tutti questi pazienti hanno disturbi causati da un'emostasi difettosa e perciò spesso sanguinano dal naso, dalle gengive o hanno mestruazioni abbondanti e prolungate.
Talora la loro pelle si ricopre di piccoli puntini rossi, petecchie emorragiche, che altro non sono che piccolissime emorragie superficiali. Raramente ci sono disturbi importanti o emorragie gravi.
Una riduzione del numero di piastrine sotto 20-30 mila può causare questi disturbi, ma non necessariamente.
Non c'è un rapporto netto, infatti, tra il numero delle piastrine e la gravità dei disturbi.
Le cause
Le piastrine, qualche volta, diminuiscono perché il midollo rosso ne produce poche, come avviene in molte forme congenite e in qualche caso il difetto è trasmesso dai genitori, anche se la malattia si manifesta molti anni dopo la nascita.
Le forme più comuni di piastrinopenia sono, però, quelle prese da adulti, spesso a seguito dell'uso di farmaci come i chemioterapici antitumorali, certi diuretici o a causa dell'abuso d'alcol.
Nel corso di molte malattie virali, morbillo, varicella, rosolia, mononucleosi infettiva e infezioni da cytomegalovirus, ci può essere una diminuzione delle piastrine, che tuttavia è momentanea e si risolve, quando l'infezione guarisce.
Più raramente la riduzione delle piastrine è dovuta a tumori molto avanzati o gravi infezioni.
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In certi pazienti la riduzione del numero delle piastrine è, al contrario, dovuta ad una eccessiva distruzione.
In altre parole questi malati producono regolarmente le piastrine, ma queste, una volta entrate nel sangue, sono rapidamente distrutte. Nella Porpora idiopatica di Werlhof l'eccessiva distruzione delle piastrine è causata da anticorpi che le aggrediscono. In altri casi, invece, come in donne incinte con una grave complicazione della gravidanza, che i medici chiamano eclampsia, o in certe malattie infettive, non sono gli anticorpi a distruggere le piastrine.
Quando le piastrine sono trattenute all'interno della milza e poi distrutte, la milza è ingrandita (splenomegalia). Le piastrinopenie causate da farmaci migliorano rapidamente con la sospensione del farmaco responsabile, così, quando la causa è una malattia infettiva, il difetto delle piastrine scompare con la guarigione dell'infezione.
Le persone con malattia congenita, spesso, migliorano con il trascorrere degli anni.
Ci sono, tuttavia delle persone che hanno disturbi piuttosto seri o che, in considerazione della loro attività, corrono maggiori rischi.
E' evidente, infatti, che, poiché ogni minima battitura o taglio può causare una perdita di sangue eccessiva, chi ha una vita calma e tranquilla rischia meno di chi, per motivi di lavoro o sport, è più esposto a ferirsi.
La diagnosi
Chi sanguina con facilità e ha spesso lividi o petecchie, potrebbe avere un qualche problema alle sue piastrine, perciò è bene rivolgersi al medico per avere consigli.
Un semplice conteggio delle piastrine e la loro osservazione al microscopio permette subito di valutare se c'è una penuria o una cambiamento della forma delle piastrine.
Altri esami più complessi (autoanticorpi antipiastrine, biopsia del midollo osseo, test per valutare se reni e fegato funzionano come si deve, anticorpi virali, e altri) possono essere utili per capire perché le piastrine si sono ammalate.
Qualche consiglio
Chi ha poche piastrine deve evitare di assumere farmaci antinfiammatori, certi antidolorifici e medicine per abbassare la febbre.
Queste medicine, come ad esempio l'aspirina, diminuiscono la capacità delle piastrine di unirsi l'una con l'altra per formare il trombo piastrinico. Per questo l'aspirina è data a chi ha una propensione a formare trombi, come chi soffre di coronarie.
Altro utile consiglio è evitare le iniezioni intramuscolari perché c'è sempre il rischio che l'ago provochi dei sanguinamenti esagerati all'interno del muscolo, che possono essere molto fastidiosi e trasformarsi in ascessi.
Le piastrinopenia da eparina
Alcune persone sono costrette ad assumere eparina per cercare di sciogliere i trombi che si sono formati nelle loro vene o per prevenirli quando ci sono fondati motivi che ciò possa accadere.
La trombosi è la formazione dentro un vaso sanguigno di un grumo di sangue che blocca od ostacola lo scorrimento del sangue.
L'eparina, è una sostanza prodotta dal fegato, ed è in grado di impedire che si formi il coagulo o quando si è formato ne ostacola l'ingrandimento. Se è data subito dopo la formazione del coagulo può persino scioglierlo.
La cura con eparina è un'impegnativa perché questa sostanza, impedendo la coagulazione del sangue, può causare gravi emorragie. Per questo deve essere fatta sotto attento controllo medico, eseguendo periodici esami per evitare rischi. L'eparina, che è data per iniezione sottocutanea o endovenosa, può causare una riduzione delle piastrine.
Una modesta e passeggera piastrinopenia si osserva in quasi tutti i pazienti che fanno l'eparina, ma in una piccola percentuale di questi la diminuzione del numero delle piastrine non è modesta né passeggera.
In queste persone si formano degli anticorpi contro le piastrine che causa la distruzione delle piastrine da un lato e trombosi delle vene profonde delle gambe, embolia polmonare, dall'altra.
Le cure
La cura delle emorragie da piastrinopenia è locale, durante le manifestazioni emorragiche.
Le trasfusioni sono indicate quando la perdita di sangue causa una anemia acuta.
Le trasfusioni di piastrine sono poco usate perché le piastrine trasfuse sono rapidamente distrutte.
La plasmaferesi, una tecnica usata dai medici trasfusionisti per ridurre gli anticorpi contro le piastrine, ha dato buoni risultati, ma passeggeri.
I farmaci più comuni utilizzati sono il cortisone che, è noto, ha molti effetti collaterali, come ritenzione idrica, peluria esagerata, iperglicemia, ipertensione, danni allo stomaco.
In definitiva raramente queste malattie danno disturbi importanti, così nella maggior parte dei casi non c'è necessità di cure particolari e sarà sufficiente qualche attenzione e seguire attentamente i consigli del proprio medico per evitare inconvenienti più gravi.
http://www.benessere.com/salute/disturbi/trombocitopenie.htm
La Pedana Vibrante per l’Estetica, la Bellezza e il Benessere
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A cura del Dottor Andrea Cristofori
Benefici con la Pedana Vibrante per il Benessere
Ci sono benefici, per la salute e il benessere di tutte le persone comuni, ottenibili attraverso l’utilizzo della pedana vibrante: incremento del metabolismo e aumento dell'ormone somatotropo GH (coadiuvanti nel dimagrimento), aumento della densità minerale ossea, aumento del tono e del rassodamento muscolare, miglioramento del flusso linfatico e della circolazione sanguigna, miglioramento della salute della pelle, riduzione del grado di cellulite, riduzione del Cortisolo (ormone dello stress).
Le pedane vibranti aiutano il corpo in tutti questi modi (e non solo) con uno scarso impatto traumatico sulle articolazioni e i legamenti, e senza avere sempre la sensazione di fare "i comuni esercizi tradizionali” (inoltre c’è la possibilità di eseguire oltre 250 esercizi diversi, da effettuare sulle pedane vibranti a vibrazione verticale sussultoria).
Benefici con la Pedana Vibrante per la Bellezza e per l’Estetica
Le pedane vibranti offrono anche la possibilità di un massaggio e rilassamento di tutto il corpo. Infatti le pedane vibranti non solo fanno lavorare tutti i gruppi muscolari corporei, ma riducono anche lo stress diminuendo i livelli di cortisolo (ormone dello stress) e aumentando al contempo i livelli di serotonina (ormone del benessere e del buon umore).
L'utilizzo delle pedane vibranti aiuta ad aumentare la circolazione e ad ossigenare il flusso sanguigno, con conseguente diminuzione delle tossine nel corpo e riduzione dei segni antiestetici della cellulite. Aiuta inoltre il corpo, aumentando la densità minerale ossea, a combattere l'osteoporosi, nonché a potenziare la produzione di collagene e favorire una pelle più liscia, tonica ed elastica.
Mi raccomando, sempre e comunque, di rivolgersi a un allenatore specialista (un Personal Trainer professionista e specializzato in allenamento vibratorio che sia laureato in Scienze Motorie e abbia effettuato degli studi e corsi specifici e riconosciuti in questo campo), che sia in grado di elaborare il più opportuno programma d’allenamento, specifico e personalizzato, prima di iniziare le sedute di stimolo vibratorio.
L'aumento della temperatura cutanea e sottocutanea è senza dubbio un effetto positivo dell'allenamento sulla pedana vibrante (migliore irrorazione sanguigna e nutrimento cellulare, oltre che un attivato metabolismo cellulare).
Tra gli effetti riferiti in seguito ad applicazione vibratoria, può tranquillamente essere inclusa anche la sensazione di pruriti (tipo pizzicorii), soprattutto localizzati nelle zone più basse degli arti inferiori (piedi, polpacci e cosce) o comunque in quelle parti del corpo più vicine allo stimolo vibratorio della pedana (quindi più prossime al contatto con essa).
Questi pruriti, che vengono a manifestarsi con la sollecitazione vibratoria, si presentano quasi come una forma di solletico, tanto da indurre i soggetti a grattarsi, a testimonianza di una forte sollecitazione e incremento della circolazione locale (si nota anche la pelle ben colorita e irrorata di sangue).
Ma i risultati sicuramente più importanti, quelli correlati ad effetti di lunga durata nel tempo (cronici), sono quelli riferiti ad una netta sensazione di maggiore leggerezza di tutti gli arti inferiori e a una riduzione, nei soggetti di sesso femminile, del gonfiore (soprattutto a livello della caviglia e della gamba).
In tutti i casi ora citati, si può affermare con certezza che le sensazioni finora riferite hanno a che fare con il miglioramento del sistema circolatorio e linfatico.
Se si dà per certa un'importante attività di tipo neuro-muscolare in seguito all'allenamento vibratorio (come dimostrato da innumerevoli studi scientifici), è estremamente corretto sostenere, come provano ricerche scientifiche, un deciso incremento del circolo sanguigno per via metabolica.
Si può inoltre affermare che vi è una facilitazione del ritorno sanguigno venoso, dato dal miglioramento della funzionalità della pompa muscolare.
Con questa iperattività della circolazione, ossigeno e vari materiali metabolici vanno a raggiungere molto più copiosamente le zone coinvolte in questo processo. Come sappiamo, l'incremento del flusso sanguigno e della sua velocità favoriscono, anche a livello linfatico, una riduzione dei processi di ristagno e di ritenzione, campi che preludono a patologie come la cellulite (dermopanniculopatia fibrosclerotica). Sono infatti numerose le testimonianze di tecniche medico-estetiche (come quelle mesoterapiche per esempio) precedute da applicazione vibratoria per ridurre i problemi di cellulite e di gonfiore.
Poi, in considerazione della teoria che vede anche nello squilibrio posturale uno dei fattori eziologici più frequenti di problematiche come la cellulite, allora l'azione dell'allenamento su pedana vibrante troverà un ulteriore e significativo campo applicativo (infatti con l'allenamento vibratorio è possibile ottenere grandi miglioramenti dal punto di vista posturale, del controllo dell'equilibrio e a livello propriocettivo).
Inoltre l'aumento della massa magra, la diminuzione della massa grassa e l'equilibrio funzionale di tutti i muscoli, contribuiranno a migliorare un più elegante e armonioso portamento, insieme a un aspetto più tonico e rassodato.
Come abbiamo evidenziato già in precedenza, gli effetti delle vibrazioni e dell’esercizio vibratorio, danno Risultati Immediati sul metabolismo dell’individuo (con l’utilizzo della Pedana Vibrante sussultoria a movimento Verticale).
Infatti, con l’utilizzo delle pedane vibranti sussultorie verticali, si ha un innalzamento del metabolismo basale, dovuto al lavoro svolto dal muscolo; tale innalzamento permette una migliore capacità di sintesi dei grassi, di conseguenza una riduzione dello strato adiposo (di grasso) sottocutaneo.
Studi scientifici inerenti al dimagrimento per mezzo dell’utilizzo dello stimolo vibratorio, infatti, dimostrano che si registra un dispendio calorico aumentato del 20%, un aumento del metabolismo basale dal 10% al 15% fino alle 6-8 ore dopo lo stimolo vibratorio, un aumento del tono muscolare e della massa magra, che porta di conseguenza a un aumento stabile del metabolismo basale mediamente del 18% (grazie anche all’effetto dell’aumento del GH).
Il lavoro svolto con costanza sulla pedana vibrante porta ad un miglior rassodamento del muscolo, quindi diminuzione di ritenzione idrica e di cellulite; con l’aumento del tono muscolare anche la pelle ne risente, aumentando la propria elasticità; i primi risultati si ottengo e si notano già dopo 20 giorni utilizzando le pedane vibranti a movimento verticale per 10 minuti al giorno, minimo 3 volte la settimana.
Infatti per quel che riguarda la tonicità e il rassodamento muscolare studi scientifici hanno registrato una contrazione muscolare aumentata fino del 400% rispetto a prima dello stimolo vibratorio (senza un aumento significativo del volume) e un’attivazione del 95% delle fibre muscolari.
Durante una seduta di esercizi vibratori, il sangue viene distribuito grazie ad una maggiore capillarizzazione, anche ai tessuti meno soggetti a movimento, apportando sino a 50 volte più ossigeno rispetto ad una camminata.
Questo grande beneficio ha molteplici risultati dimostrati da test scientifici quali:
- miglioramento della circolazione
- diminuzione della cellulite grazie a importante effetto linfodrenante
- miglior tono muscolare
- aumentata elasticità e ringiovanimento della pelle
- riduzione del grasso
Infatti da studi scientifici si è potuto constatare che vi è un aumento del 200% generale della circolazione sanguigna e linfatica e una riduzione dell’indice di resistività periferica; vi è un’apertura di nuovi capillari, un aumento del 300% della circolazione sottocutanea e si registra uno scuotimento dei nodi linfatici, insieme ad un effetto drenante e di diuresi.
Altri studi confermano che si evidenzia un calo del grado della cellulite del 25,7% e del 32,3% abbinata a un’attività aerobica tipo cyclette.
Anche per quel che riguarda la salute della pelle si registra un aumento della temperatura sottocutanea, un aumento del circolo sanguigno, con conseguente maggior rifornimento di sostanze nutritive (nonché un potenziamento della produzione di collagene che favorisce una pelle più liscia, tonica ed elastica), e un maggior tono dei muscoli del viso.
Le pedane vibranti inducono sostanziali e visibili benefici estetici, di bellezza e salutari.
Altro beneficio imputabile all’utilizzo di una pedana vibrante, ma di movimento fisico/motorio in genere, è la capacità del corpo di espellere, attraverso il miglioramento le tossine, vedi ad esempio acido lattico e altri cataboliti.
Dopo l’uso di pedane vibranti verticali sussultorie noterete un benessere psico-fisico, le vibrazioni della pedana vibrante sussultoria agiscono attraverso il rilascio nel nostro corpo, in modo del tutto naturale, di ormoni e di neurotrasmetittori quali la Serotonina, la Dopamina, le Catecolamine, il GH (ormone somatotropo aumentato del 460%) e le Beta-Endorfine che migliorano l’umore e danno una sensazione di benessere generale, del tutto simile a quella che si ha dopo che si è praticato dello sport sano e dell’attività fisica all’aria aperta. Inoltre c’è un abbassamento del Cortisolo del 32% (ormone che produce lo stress).
Vi è proprio una sensazione di benessere prodotta dall’aspetto benefico ormonale, circolatorio e nocicettivo (diminuzione della sensazione di dolore).
Si riscontra anche un mantenimento e aumento della densità ossea a seconda delle ricerche dall’1,5% fino al 5,4% nel tempo di 3-6 mesi (importantissimo risultato contro la degenerazione ossea, quindi osteoporosi, in donne in menopausa e soggetti anziani).
Si registra anche un aumento dell’efficienza fisica generale: dal 12% al 50% di efficienza muscolare in più (a seconda delle diverse ricerche scientifiche).
Inoltre, sempre a livello di benessere, vi è anche un aumento della coordinazione, dell’equilibrio corporeo e dei riflessi in quanto le vibrazioni agiscono direttamente sulla propriocezione, ovvero il meccanismo che regola l’equilibrio e la percezione del movimento.
http://www.my-personaltrainer.it/bellezza/pedana-vibrante1.html
Seconda parte >>
A cura del Dottor Andrea Cristofori
Benefici con la Pedana Vibrante per il Benessere
Ci sono benefici, per la salute e il benessere di tutte le persone comuni, ottenibili attraverso l’utilizzo della pedana vibrante: incremento del metabolismo e aumento dell'ormone somatotropo GH (coadiuvanti nel dimagrimento), aumento della densità minerale ossea, aumento del tono e del rassodamento muscolare, miglioramento del flusso linfatico e della circolazione sanguigna, miglioramento della salute della pelle, riduzione del grado di cellulite, riduzione del Cortisolo (ormone dello stress).
Le pedane vibranti aiutano il corpo in tutti questi modi (e non solo) con uno scarso impatto traumatico sulle articolazioni e i legamenti, e senza avere sempre la sensazione di fare "i comuni esercizi tradizionali” (inoltre c’è la possibilità di eseguire oltre 250 esercizi diversi, da effettuare sulle pedane vibranti a vibrazione verticale sussultoria).
Benefici con la Pedana Vibrante per la Bellezza e per l’Estetica
Le pedane vibranti offrono anche la possibilità di un massaggio e rilassamento di tutto il corpo. Infatti le pedane vibranti non solo fanno lavorare tutti i gruppi muscolari corporei, ma riducono anche lo stress diminuendo i livelli di cortisolo (ormone dello stress) e aumentando al contempo i livelli di serotonina (ormone del benessere e del buon umore).
L'utilizzo delle pedane vibranti aiuta ad aumentare la circolazione e ad ossigenare il flusso sanguigno, con conseguente diminuzione delle tossine nel corpo e riduzione dei segni antiestetici della cellulite. Aiuta inoltre il corpo, aumentando la densità minerale ossea, a combattere l'osteoporosi, nonché a potenziare la produzione di collagene e favorire una pelle più liscia, tonica ed elastica.
Mi raccomando, sempre e comunque, di rivolgersi a un allenatore specialista (un Personal Trainer professionista e specializzato in allenamento vibratorio che sia laureato in Scienze Motorie e abbia effettuato degli studi e corsi specifici e riconosciuti in questo campo), che sia in grado di elaborare il più opportuno programma d’allenamento, specifico e personalizzato, prima di iniziare le sedute di stimolo vibratorio.
L'aumento della temperatura cutanea e sottocutanea è senza dubbio un effetto positivo dell'allenamento sulla pedana vibrante (migliore irrorazione sanguigna e nutrimento cellulare, oltre che un attivato metabolismo cellulare).
Tra gli effetti riferiti in seguito ad applicazione vibratoria, può tranquillamente essere inclusa anche la sensazione di pruriti (tipo pizzicorii), soprattutto localizzati nelle zone più basse degli arti inferiori (piedi, polpacci e cosce) o comunque in quelle parti del corpo più vicine allo stimolo vibratorio della pedana (quindi più prossime al contatto con essa).
Questi pruriti, che vengono a manifestarsi con la sollecitazione vibratoria, si presentano quasi come una forma di solletico, tanto da indurre i soggetti a grattarsi, a testimonianza di una forte sollecitazione e incremento della circolazione locale (si nota anche la pelle ben colorita e irrorata di sangue).
Ma i risultati sicuramente più importanti, quelli correlati ad effetti di lunga durata nel tempo (cronici), sono quelli riferiti ad una netta sensazione di maggiore leggerezza di tutti gli arti inferiori e a una riduzione, nei soggetti di sesso femminile, del gonfiore (soprattutto a livello della caviglia e della gamba).
In tutti i casi ora citati, si può affermare con certezza che le sensazioni finora riferite hanno a che fare con il miglioramento del sistema circolatorio e linfatico.
Se si dà per certa un'importante attività di tipo neuro-muscolare in seguito all'allenamento vibratorio (come dimostrato da innumerevoli studi scientifici), è estremamente corretto sostenere, come provano ricerche scientifiche, un deciso incremento del circolo sanguigno per via metabolica.
Si può inoltre affermare che vi è una facilitazione del ritorno sanguigno venoso, dato dal miglioramento della funzionalità della pompa muscolare.
Con questa iperattività della circolazione, ossigeno e vari materiali metabolici vanno a raggiungere molto più copiosamente le zone coinvolte in questo processo. Come sappiamo, l'incremento del flusso sanguigno e della sua velocità favoriscono, anche a livello linfatico, una riduzione dei processi di ristagno e di ritenzione, campi che preludono a patologie come la cellulite (dermopanniculopatia fibrosclerotica). Sono infatti numerose le testimonianze di tecniche medico-estetiche (come quelle mesoterapiche per esempio) precedute da applicazione vibratoria per ridurre i problemi di cellulite e di gonfiore.
Poi, in considerazione della teoria che vede anche nello squilibrio posturale uno dei fattori eziologici più frequenti di problematiche come la cellulite, allora l'azione dell'allenamento su pedana vibrante troverà un ulteriore e significativo campo applicativo (infatti con l'allenamento vibratorio è possibile ottenere grandi miglioramenti dal punto di vista posturale, del controllo dell'equilibrio e a livello propriocettivo).
Inoltre l'aumento della massa magra, la diminuzione della massa grassa e l'equilibrio funzionale di tutti i muscoli, contribuiranno a migliorare un più elegante e armonioso portamento, insieme a un aspetto più tonico e rassodato.
Come abbiamo evidenziato già in precedenza, gli effetti delle vibrazioni e dell’esercizio vibratorio, danno Risultati Immediati sul metabolismo dell’individuo (con l’utilizzo della Pedana Vibrante sussultoria a movimento Verticale).
Infatti, con l’utilizzo delle pedane vibranti sussultorie verticali, si ha un innalzamento del metabolismo basale, dovuto al lavoro svolto dal muscolo; tale innalzamento permette una migliore capacità di sintesi dei grassi, di conseguenza una riduzione dello strato adiposo (di grasso) sottocutaneo.
Studi scientifici inerenti al dimagrimento per mezzo dell’utilizzo dello stimolo vibratorio, infatti, dimostrano che si registra un dispendio calorico aumentato del 20%, un aumento del metabolismo basale dal 10% al 15% fino alle 6-8 ore dopo lo stimolo vibratorio, un aumento del tono muscolare e della massa magra, che porta di conseguenza a un aumento stabile del metabolismo basale mediamente del 18% (grazie anche all’effetto dell’aumento del GH).
Il lavoro svolto con costanza sulla pedana vibrante porta ad un miglior rassodamento del muscolo, quindi diminuzione di ritenzione idrica e di cellulite; con l’aumento del tono muscolare anche la pelle ne risente, aumentando la propria elasticità; i primi risultati si ottengo e si notano già dopo 20 giorni utilizzando le pedane vibranti a movimento verticale per 10 minuti al giorno, minimo 3 volte la settimana.
Infatti per quel che riguarda la tonicità e il rassodamento muscolare studi scientifici hanno registrato una contrazione muscolare aumentata fino del 400% rispetto a prima dello stimolo vibratorio (senza un aumento significativo del volume) e un’attivazione del 95% delle fibre muscolari.
Durante una seduta di esercizi vibratori, il sangue viene distribuito grazie ad una maggiore capillarizzazione, anche ai tessuti meno soggetti a movimento, apportando sino a 50 volte più ossigeno rispetto ad una camminata.
Questo grande beneficio ha molteplici risultati dimostrati da test scientifici quali:
- miglioramento della circolazione
- diminuzione della cellulite grazie a importante effetto linfodrenante
- miglior tono muscolare
- aumentata elasticità e ringiovanimento della pelle
- riduzione del grasso
Infatti da studi scientifici si è potuto constatare che vi è un aumento del 200% generale della circolazione sanguigna e linfatica e una riduzione dell’indice di resistività periferica; vi è un’apertura di nuovi capillari, un aumento del 300% della circolazione sottocutanea e si registra uno scuotimento dei nodi linfatici, insieme ad un effetto drenante e di diuresi.
Altri studi confermano che si evidenzia un calo del grado della cellulite del 25,7% e del 32,3% abbinata a un’attività aerobica tipo cyclette.
Anche per quel che riguarda la salute della pelle si registra un aumento della temperatura sottocutanea, un aumento del circolo sanguigno, con conseguente maggior rifornimento di sostanze nutritive (nonché un potenziamento della produzione di collagene che favorisce una pelle più liscia, tonica ed elastica), e un maggior tono dei muscoli del viso.
Le pedane vibranti inducono sostanziali e visibili benefici estetici, di bellezza e salutari.
Altro beneficio imputabile all’utilizzo di una pedana vibrante, ma di movimento fisico/motorio in genere, è la capacità del corpo di espellere, attraverso il miglioramento le tossine, vedi ad esempio acido lattico e altri cataboliti.
Dopo l’uso di pedane vibranti verticali sussultorie noterete un benessere psico-fisico, le vibrazioni della pedana vibrante sussultoria agiscono attraverso il rilascio nel nostro corpo, in modo del tutto naturale, di ormoni e di neurotrasmetittori quali la Serotonina, la Dopamina, le Catecolamine, il GH (ormone somatotropo aumentato del 460%) e le Beta-Endorfine che migliorano l’umore e danno una sensazione di benessere generale, del tutto simile a quella che si ha dopo che si è praticato dello sport sano e dell’attività fisica all’aria aperta. Inoltre c’è un abbassamento del Cortisolo del 32% (ormone che produce lo stress).
Vi è proprio una sensazione di benessere prodotta dall’aspetto benefico ormonale, circolatorio e nocicettivo (diminuzione della sensazione di dolore).
Si riscontra anche un mantenimento e aumento della densità ossea a seconda delle ricerche dall’1,5% fino al 5,4% nel tempo di 3-6 mesi (importantissimo risultato contro la degenerazione ossea, quindi osteoporosi, in donne in menopausa e soggetti anziani).
Si registra anche un aumento dell’efficienza fisica generale: dal 12% al 50% di efficienza muscolare in più (a seconda delle diverse ricerche scientifiche).
Inoltre, sempre a livello di benessere, vi è anche un aumento della coordinazione, dell’equilibrio corporeo e dei riflessi in quanto le vibrazioni agiscono direttamente sulla propriocezione, ovvero il meccanismo che regola l’equilibrio e la percezione del movimento.
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Pressione bassa ,perchè si ha???che fare?
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La pressione bassa, o ipotensione che dir si voglia, è una condizione caratterizzata da valori pressori inferiori alla norma. In termini numerici, un individuo soffre di ipotensione quando la sua pressione arteriosa a riposo scende al di sotto dei 90/60 mm Hg.
Il primo valore, detto pressione arteriosa sistolica (o massima), dipende dalla forza di contrazione cardiaca e dall'elasticità delle pareti arteriose; il secondo, detto pressione arteriosa diastolica (o minima), dipende invece dalle resistenze periferiche.
Seppur meno frequente della più grave e preoccupante ipertensione, la pressione bassa è un disturbo piuttosto diffuso che, specie nella stagione calda, è frequentemente associato a stanchezza generalizzata e capogiri.
In virtù della variabilità individuale, un'ipotensione lieve è generalmente priva di significato clinico. Quando è fisiologica, una pressione arteriosa attorno ai limiti minimi normali, viene addirittura considerata positiva, poiché mette al riparo da diverse malattie cardiovascolari. Questa condizione si registra più frequentemente nelle donne che, rispetto agli uomini di pari età, presentano valori pressori lievemente inferiori. Analogo discorso può essere fatto per gli atleti di endurance che, avendo un letto capillare più esteso dei sedentari, fanno registrare una pressione più bassa a riposo. Anche la gravidanza, a causa dell'importante vasodilatazione indotta dal progesterone, si accompagna ad una diminuzione dei valori pressori. Nelle prime 24 settimane di gestazione, si assiste ad un calo medio della pressione arteriosa sistolica di circa 5-10 punti; più sensibile è invece la diminuzione della pressione minima, che fa registrare un calo medio superiore ai 10 punti.
L'ipotensione assume significato clinico quando si accompagna a segni di sofferenza cerebrale. In base alla loro intensità, possono comparire disturbi leggeri, come il lieve capogiro avvertito nell'alzarsi velocemente da una posizione sdraiata, o manifestazioni più severe, come lo svenimento o sincope. Quest'ultimo evento è un vero e proprio meccanismo di difesa, che l'organismo mette in atto per ripararsi dagli effetti negativi di un eccessivo calo pressorio. Quando un individuo è sdraiato a terra, il sangue incontra infatti meno difficoltà nel suo percorso e raggiunge più facilmente cuore e cervello. Per lo stesso motivo, in attesa dei soccorsi sanitari, una persona colpita da collasso cardiocircolatorio dev'essere messa in posizione supina, con gli arti inferiori sollevati (per facilitare il ritorno venoso) ed il capo iperteso (per evitare il soffocamento). Qualora siano presenti, è inoltre utile allentare lacci e cinture.
Quando l'ipotensione è una caratteristica costituzionale, quindi non patologica, l'organismo riesce a compensare più o meno efficacemente tale situazione, assicurando un adeguato apporto di sangue agli organi vitali ed evitando lo svenimento.
L'ipotensione patologica può essere riscontrata in malattie di varia natura, che possono causare cali pressori improvvisi (acuti) o cronici. Per quanto detto ad inizio articolo, l'ipotensione arteriosa può essere causata dalla diminuzione della gittata cardiaca o da un calo delle resistenze vascolari. A questi due fattori ne va aggiunto un terzo, rappresentato dalla diminuzione del volume plasmatico (ipovolemia). Tale condizione si verifica, per esempio, in caso di copiosa emorragia o disidratazione (diabete, diarrea e vomito protratti, ustioni estese ed eccessiva sudorazione). Anche i diuretici, che non a caso sono utilizzati per curare il disturbo opposto (ipertensione), sono responsabili del calo pressorio. Vi sono poi numerosi altri farmaci, come i beta bloccanti, i narcotici e gli antidepressivi triciclici, in grado di scatenare il medesimo effetto avverso.
All'origine dell'ipotensione possono esservi anche disfunzioni della pompa cardiaca, come aritmie, marcata tachicardia o infarto miocardico acuto.
Altre cause di ipotensione sono le infezioni severe (setticemiche), disfunzioni tiroidee, reazioni allergiche ed anemie (comprese quelle indotte da carenze nutrizionali di folati e vitamina B12).
Quando la pressione bassa non è associata a segnali o sintomi particolari, generalmente non richiede cure o trattamenti specifici. Tuttavia, specie nei mesi estivi, può essere d'aiuto aumentare l'apporto idrico e salino nella dieta. In particolare, un pizzico di sale, senza comunque esagerare, e qualche bicchiere di acqua in più, aiutano a prevenire la disidratazione e ad aumentare il volume plasmatico. Anche cacao, caffè e the, pur agendo in modo differente, favoriscono un moderato rialzo pressorio. L'alcol, al contrario, aumenta la disidratazione corporea e favorisce la comparsa di ipotensione.
In caso di vene varicose si consiglia l'utilizzo di calze elastiche graduate che, esercitando una compressione decrescente dal piede verso la coscia, favoriscono il ritorno venoso dagli arti inferiori al cuore.
Infine, chi soffre di pressione bassa dovrebbe evitare pasti troppo abbondanti e passare lentamente dalla posizione sdraiata a quella eretta.
http://www.my-personaltrainer.it/salute/pressione-bassa.html
La pressione bassa, o ipotensione che dir si voglia, è una condizione caratterizzata da valori pressori inferiori alla norma. In termini numerici, un individuo soffre di ipotensione quando la sua pressione arteriosa a riposo scende al di sotto dei 90/60 mm Hg.
Il primo valore, detto pressione arteriosa sistolica (o massima), dipende dalla forza di contrazione cardiaca e dall'elasticità delle pareti arteriose; il secondo, detto pressione arteriosa diastolica (o minima), dipende invece dalle resistenze periferiche.
Seppur meno frequente della più grave e preoccupante ipertensione, la pressione bassa è un disturbo piuttosto diffuso che, specie nella stagione calda, è frequentemente associato a stanchezza generalizzata e capogiri.
In virtù della variabilità individuale, un'ipotensione lieve è generalmente priva di significato clinico. Quando è fisiologica, una pressione arteriosa attorno ai limiti minimi normali, viene addirittura considerata positiva, poiché mette al riparo da diverse malattie cardiovascolari. Questa condizione si registra più frequentemente nelle donne che, rispetto agli uomini di pari età, presentano valori pressori lievemente inferiori. Analogo discorso può essere fatto per gli atleti di endurance che, avendo un letto capillare più esteso dei sedentari, fanno registrare una pressione più bassa a riposo. Anche la gravidanza, a causa dell'importante vasodilatazione indotta dal progesterone, si accompagna ad una diminuzione dei valori pressori. Nelle prime 24 settimane di gestazione, si assiste ad un calo medio della pressione arteriosa sistolica di circa 5-10 punti; più sensibile è invece la diminuzione della pressione minima, che fa registrare un calo medio superiore ai 10 punti.
L'ipotensione assume significato clinico quando si accompagna a segni di sofferenza cerebrale. In base alla loro intensità, possono comparire disturbi leggeri, come il lieve capogiro avvertito nell'alzarsi velocemente da una posizione sdraiata, o manifestazioni più severe, come lo svenimento o sincope. Quest'ultimo evento è un vero e proprio meccanismo di difesa, che l'organismo mette in atto per ripararsi dagli effetti negativi di un eccessivo calo pressorio. Quando un individuo è sdraiato a terra, il sangue incontra infatti meno difficoltà nel suo percorso e raggiunge più facilmente cuore e cervello. Per lo stesso motivo, in attesa dei soccorsi sanitari, una persona colpita da collasso cardiocircolatorio dev'essere messa in posizione supina, con gli arti inferiori sollevati (per facilitare il ritorno venoso) ed il capo iperteso (per evitare il soffocamento). Qualora siano presenti, è inoltre utile allentare lacci e cinture.
Quando l'ipotensione è una caratteristica costituzionale, quindi non patologica, l'organismo riesce a compensare più o meno efficacemente tale situazione, assicurando un adeguato apporto di sangue agli organi vitali ed evitando lo svenimento.
L'ipotensione patologica può essere riscontrata in malattie di varia natura, che possono causare cali pressori improvvisi (acuti) o cronici. Per quanto detto ad inizio articolo, l'ipotensione arteriosa può essere causata dalla diminuzione della gittata cardiaca o da un calo delle resistenze vascolari. A questi due fattori ne va aggiunto un terzo, rappresentato dalla diminuzione del volume plasmatico (ipovolemia). Tale condizione si verifica, per esempio, in caso di copiosa emorragia o disidratazione (diabete, diarrea e vomito protratti, ustioni estese ed eccessiva sudorazione). Anche i diuretici, che non a caso sono utilizzati per curare il disturbo opposto (ipertensione), sono responsabili del calo pressorio. Vi sono poi numerosi altri farmaci, come i beta bloccanti, i narcotici e gli antidepressivi triciclici, in grado di scatenare il medesimo effetto avverso.
All'origine dell'ipotensione possono esservi anche disfunzioni della pompa cardiaca, come aritmie, marcata tachicardia o infarto miocardico acuto.
Altre cause di ipotensione sono le infezioni severe (setticemiche), disfunzioni tiroidee, reazioni allergiche ed anemie (comprese quelle indotte da carenze nutrizionali di folati e vitamina B12).
Quando la pressione bassa non è associata a segnali o sintomi particolari, generalmente non richiede cure o trattamenti specifici. Tuttavia, specie nei mesi estivi, può essere d'aiuto aumentare l'apporto idrico e salino nella dieta. In particolare, un pizzico di sale, senza comunque esagerare, e qualche bicchiere di acqua in più, aiutano a prevenire la disidratazione e ad aumentare il volume plasmatico. Anche cacao, caffè e the, pur agendo in modo differente, favoriscono un moderato rialzo pressorio. L'alcol, al contrario, aumenta la disidratazione corporea e favorisce la comparsa di ipotensione.
In caso di vene varicose si consiglia l'utilizzo di calze elastiche graduate che, esercitando una compressione decrescente dal piede verso la coscia, favoriscono il ritorno venoso dagli arti inferiori al cuore.
Infine, chi soffre di pressione bassa dovrebbe evitare pasti troppo abbondanti e passare lentamente dalla posizione sdraiata a quella eretta.
http://www.my-personaltrainer.it/salute/pressione-bassa.html
domenica 22 febbraio 2009
Come attenuare naturalmente il dolore ai denti
di Gorgone0 voti
hai male ai denti e non hai analgesici? Ecco un rimedio naturale per attenuarlo
Istruzioni
1prendi un chiodo di garofano2posizionalo sotto al dente che ti duole3schiaccialo tra il dente dolente e quello posto sotto, serrando le mandibole4attendi fino a che i principi attivi del chiodo di garofano non fanno effettoTags
come lenire il dolore ai denti nel caso in cui non si abbiano a disposizione degli analgesici
http://it.ewrite.us
hai male ai denti e non hai analgesici? Ecco un rimedio naturale per attenuarlo
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1prendi un chiodo di garofano2posizionalo sotto al dente che ti duole3schiaccialo tra il dente dolente e quello posto sotto, serrando le mandibole4attendi fino a che i principi attivi del chiodo di garofano non fanno effettoTags
come lenire il dolore ai denti nel caso in cui non si abbiano a disposizione degli analgesici
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Come dare sollievo ai dolori atritici alle mani
di un unguento per far passare i dolori alle dita doloranti dei nonni
Istruzioni
1Ingredienti da utilizzare:23 spicchi di aglio37 chicchi di pepe nero 42 cucchiai di olio di oliva5E’ molto facile. Bisogna mettere a soffriggere questi ingredienti finchè l’aglio diventa dorato e poi si mette tutto insieme dentro un vasetto per conservarlo.6Il consiglio è di raddoppiare gli ingredienti così da non doverlo rifare tutte le volte.7Si utilizza l’olio per strofinarlo sulle mani,finchè la pelle ne avrà assorbito una certa quantità, se ne toglie l’eccesso con un panno carta e per ridurre l’odore si cospargono le mani con del talco.8Tre volte al giorno è l’ideale, quando si hanno dolori fastidiosi alle mani, poi con il tempo si possono ridurre le applicazioni fino ad una sola, prima di andare a dormire.9Come per tutti i rimedi naturali, per ottenere dei risultati (ed i risultati ci sono eccome) ci vuole costanza e pazienza e si dovrà continuare anche quando il dolore sarà passato. Questo unguento non ha certo un buon odore ma i componenti hanno proprietà veramente efficaci. Provare (o far provare) per credere.10Come per tutti i rimedi naturali, per ottenere dei risultati (ed i risultati ci sono eccome) ci vuole costanza e pazienza e si dovrà continuare anche quando il dolore sarà passato. Questo unguento non ha certo un buon odore ma i componenti hanno proprietà fitoterapiche veramente efficaci. Provare (o far provare) per credere.11Il pepe ha proprietà termogeniche, stimolanti, metaboliche. 12L’aglio ha proprietà antibatteriche, antibiotiche, antiossidante. 13L’olio d’oliva funge da trasporto delle sostanze precedenti ed in più ha anch’esso proprietà antiossidanti ed antinfiammatorio.Tagshttp://it.ewrite.us
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1Ingredienti da utilizzare:23 spicchi di aglio37 chicchi di pepe nero 42 cucchiai di olio di oliva5E’ molto facile. Bisogna mettere a soffriggere questi ingredienti finchè l’aglio diventa dorato e poi si mette tutto insieme dentro un vasetto per conservarlo.6Il consiglio è di raddoppiare gli ingredienti così da non doverlo rifare tutte le volte.7Si utilizza l’olio per strofinarlo sulle mani,finchè la pelle ne avrà assorbito una certa quantità, se ne toglie l’eccesso con un panno carta e per ridurre l’odore si cospargono le mani con del talco.8Tre volte al giorno è l’ideale, quando si hanno dolori fastidiosi alle mani, poi con il tempo si possono ridurre le applicazioni fino ad una sola, prima di andare a dormire.9Come per tutti i rimedi naturali, per ottenere dei risultati (ed i risultati ci sono eccome) ci vuole costanza e pazienza e si dovrà continuare anche quando il dolore sarà passato. Questo unguento non ha certo un buon odore ma i componenti hanno proprietà veramente efficaci. Provare (o far provare) per credere.10Come per tutti i rimedi naturali, per ottenere dei risultati (ed i risultati ci sono eccome) ci vuole costanza e pazienza e si dovrà continuare anche quando il dolore sarà passato. Questo unguento non ha certo un buon odore ma i componenti hanno proprietà fitoterapiche veramente efficaci. Provare (o far provare) per credere.11Il pepe ha proprietà termogeniche, stimolanti, metaboliche. 12L’aglio ha proprietà antibatteriche, antibiotiche, antiossidante. 13L’olio d’oliva funge da trasporto delle sostanze precedenti ed in più ha anch’esso proprietà antiossidanti ed antinfiammatorio.Tagshttp://it.ewrite.us
Come risolvere il problema delle gengive infiammate
di Sara18750 voti
se soffrite di gengive infiammate, leggete questo consiglio…
Istruzioni
1se soffrite di gengive infiammate seguite questo semplice consiglio:2Preparate un decotto con acqua e foglie di ortiche, fatelo cuocere per circa 30 minuti, raffreddatelo, filtratelo e poi fate degli sciacqui con questo decotto come se fosse un colluttorio per più volte al giorno.3Le proprietà depurative ed antiinfiammatorie dell’ortica risolveranno il problema gengivale in pochi giorniTags
gengivite, Orticahttp://it.ewrite.us
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1se soffrite di gengive infiammate seguite questo semplice consiglio:2Preparate un decotto con acqua e foglie di ortiche, fatelo cuocere per circa 30 minuti, raffreddatelo, filtratelo e poi fate degli sciacqui con questo decotto come se fosse un colluttorio per più volte al giorno.3Le proprietà depurative ed antiinfiammatorie dell’ortica risolveranno il problema gengivale in pochi giorniTags
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Come riconoscere e debellare i pidocchi dalla testa dei vostri figli
Come riconoscere e debellare i pidocchi dalla testa dei vostri figli
di ALESSIA750 voti
Io ho due bimbe in età scolare e,nonostante vi assicuro di averle sempre tenute lavate ,pulite e cambiate (e quindi avevo la presunzione che il problema pediculosi non mi toccasse!) ,mi sono trovata a dover fronteggiare una vera e propria epidemia di pidocchi che,partendo pare da una sezione dell’asilo della piccola,è passata perl ‘appunto a lei e quindi,di riflesso , anche alla sorella maggiore…e lì, per fortuna, l’ho fronteggiata e sconfitta. Ecco vi quindi alcuni consigli su come riconoscerli tempestivamente e debellarli.
Istruzioni
1Innanzitutto non sottovalutate (come ho fatto io ) le comunicazioni che solitamente mandano a casa gli istituti scolastici sull’eventuale presenza dei pidocchi nella vostra scuola:infatti ,per quanto i vostri figli siano puliti, questo fatto non ha nessuna influenza nel senso che, se sono “in giro” possono potenzialmente essere trasmessi anche a loro!2Al primo sentore di un’eventuale presenza dei pidocchi ( frequenti grattate di testa o comunicazioni della scuola o ancora il contagio da parte di amici o conoscenti),fate ogni giorno un controllo sulla cute dei vostri figli,in modo da poterli tempestivamente localizzare qualora ci fossero poiché, se ve ne accorgete troppo tardi quando tutte le uova sono ormai schiuse,sarà il doppio più faticoso poterli “sconfiggere”. 3Vi dico subito che riconoscerli non è facilissimo, soprattutto per chi non ne ha mai visti. In realtà il pidocchio dipersestesso è quasi trasparente e pressoché impossibile da vedere ad occhio nudo;possiamo tuttavia riconoscere le lendini (uova del pidocchio) ,che saranno quindi il segnale della loro presenza.Occorre fare altresì molta attenzione a non confonderle con la forfora o la cute (che grattandosi si può staccare):forfora e cute sono biancastre,attaccate al cuoio capelluto e,se smosse con le dita, saltano via facilmente;le lendini invece sono minuscole uova simili a granellini di sabbia che sembrano infilate come perline ai capelli e che si possono togliere solo sfilandole con le unghie (dicono anche con un pettine a denti fitti ma personalmente non è che abbia funzionato molto!).Vi accorgerete anche che guardandoli invece dalla punta delle vostre dita assumeranno un colore più tendente al nero.4Se volete scovarli più facilmente armatevi di pazienza e collocatevi in una zona molto illuminata,chiedete inoltre ai bimbi di tenere la testa ferma il più possibile altrimenti non riuscirete ad individuarli.Ricordate inoltre che le zone dove si attaccano maggiormente sono dietro alle orecchie e dietro la nuca.5Se siete proprio principianti potete provare ad avvistarli mentre asciugate i capelli col phon ,smuovendoli con l’aria e con un pettine nelle parti critiche prima illustrate:a me questo metodo è risultato il più facile.6Dopo aver svolto i controlli del caso, le ipotesi possono essere due: o avete trovato “gli ospiti indesiderati” o No.Se non li avete trovati vi consiglio comunque di consultare il vostro farmacista di fiducia o medico che vi saprà indicare efficaci shampoo utili a livello preventivo…..non affidatevi ai vecchi rimedi naturali della nonna come ad esempio il lavaggio con l’aceto poiché vi dico da subito che non contano nulla.Se al contrario avete trovato ciò che temevate, passate al punto successivo.7Se avete trovato “ospiti indesiderati ” tra i capelli recatevi subito dal vostro farmacista di fiducia e, mi raccomando,non chiedetegli il classico schampoo antipidocchi ,bensì una spuma o un gel che si applichino sui capelli asciutti e vadano lasciati in posa per alcune decine di minuti,prima del lavaggio che potrà sempre avvenire, se volete, con un prodotto antipidocchi:vi assicuro che l’efficacia di questi due tipi di rimedi è di gran lunga superiore a quella dello schampoo .Personalmente mi è bastata un’applicazione per combattere quello che almeno 2 applicazioni di schampoo non avevano tolto. 8Asciugate i capelli con cura e cercate di sfilare con le unghie o con un pettine a denti molto fitti le uova morte.9Lavate almeno a 60° tutte le lenzuola,federe,coperte,indumenti ecc.ecc. che possano essere state infettate e controllate voi stessi e chi è venuto a contatto con i bimbi. 10Ricordate di ripetere queste operazioni a intervalli di 2/3 giorni fino a quando non sarete certi che i pidocchi siano stati totalmente debellati. Tags
eliminare i pidocchi
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Commenti alla guida1 Commento Tequila OTTIMO CONSIGLIO…SEMPRE UTILE
Commento inviato il Giovedì, 19 Febbraio 2009 alle 3:54 pm
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di ALESSIA750 voti
Io ho due bimbe in età scolare e,nonostante vi assicuro di averle sempre tenute lavate ,pulite e cambiate (e quindi avevo la presunzione che il problema pediculosi non mi toccasse!) ,mi sono trovata a dover fronteggiare una vera e propria epidemia di pidocchi che,partendo pare da una sezione dell’asilo della piccola,è passata perl ‘appunto a lei e quindi,di riflesso , anche alla sorella maggiore…e lì, per fortuna, l’ho fronteggiata e sconfitta. Ecco vi quindi alcuni consigli su come riconoscerli tempestivamente e debellarli.
Istruzioni
1Innanzitutto non sottovalutate (come ho fatto io ) le comunicazioni che solitamente mandano a casa gli istituti scolastici sull’eventuale presenza dei pidocchi nella vostra scuola:infatti ,per quanto i vostri figli siano puliti, questo fatto non ha nessuna influenza nel senso che, se sono “in giro” possono potenzialmente essere trasmessi anche a loro!2Al primo sentore di un’eventuale presenza dei pidocchi ( frequenti grattate di testa o comunicazioni della scuola o ancora il contagio da parte di amici o conoscenti),fate ogni giorno un controllo sulla cute dei vostri figli,in modo da poterli tempestivamente localizzare qualora ci fossero poiché, se ve ne accorgete troppo tardi quando tutte le uova sono ormai schiuse,sarà il doppio più faticoso poterli “sconfiggere”. 3Vi dico subito che riconoscerli non è facilissimo, soprattutto per chi non ne ha mai visti. In realtà il pidocchio dipersestesso è quasi trasparente e pressoché impossibile da vedere ad occhio nudo;possiamo tuttavia riconoscere le lendini (uova del pidocchio) ,che saranno quindi il segnale della loro presenza.Occorre fare altresì molta attenzione a non confonderle con la forfora o la cute (che grattandosi si può staccare):forfora e cute sono biancastre,attaccate al cuoio capelluto e,se smosse con le dita, saltano via facilmente;le lendini invece sono minuscole uova simili a granellini di sabbia che sembrano infilate come perline ai capelli e che si possono togliere solo sfilandole con le unghie (dicono anche con un pettine a denti fitti ma personalmente non è che abbia funzionato molto!).Vi accorgerete anche che guardandoli invece dalla punta delle vostre dita assumeranno un colore più tendente al nero.4Se volete scovarli più facilmente armatevi di pazienza e collocatevi in una zona molto illuminata,chiedete inoltre ai bimbi di tenere la testa ferma il più possibile altrimenti non riuscirete ad individuarli.Ricordate inoltre che le zone dove si attaccano maggiormente sono dietro alle orecchie e dietro la nuca.5Se siete proprio principianti potete provare ad avvistarli mentre asciugate i capelli col phon ,smuovendoli con l’aria e con un pettine nelle parti critiche prima illustrate:a me questo metodo è risultato il più facile.6Dopo aver svolto i controlli del caso, le ipotesi possono essere due: o avete trovato “gli ospiti indesiderati” o No.Se non li avete trovati vi consiglio comunque di consultare il vostro farmacista di fiducia o medico che vi saprà indicare efficaci shampoo utili a livello preventivo…..non affidatevi ai vecchi rimedi naturali della nonna come ad esempio il lavaggio con l’aceto poiché vi dico da subito che non contano nulla.Se al contrario avete trovato ciò che temevate, passate al punto successivo.7Se avete trovato “ospiti indesiderati ” tra i capelli recatevi subito dal vostro farmacista di fiducia e, mi raccomando,non chiedetegli il classico schampoo antipidocchi ,bensì una spuma o un gel che si applichino sui capelli asciutti e vadano lasciati in posa per alcune decine di minuti,prima del lavaggio che potrà sempre avvenire, se volete, con un prodotto antipidocchi:vi assicuro che l’efficacia di questi due tipi di rimedi è di gran lunga superiore a quella dello schampoo .Personalmente mi è bastata un’applicazione per combattere quello che almeno 2 applicazioni di schampoo non avevano tolto. 8Asciugate i capelli con cura e cercate di sfilare con le unghie o con un pettine a denti molto fitti le uova morte.9Lavate almeno a 60° tutte le lenzuola,federe,coperte,indumenti ecc.ecc. che possano essere state infettate e controllate voi stessi e chi è venuto a contatto con i bimbi. 10Ricordate di ripetere queste operazioni a intervalli di 2/3 giorni fino a quando non sarete certi che i pidocchi siano stati totalmente debellati. Tags
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