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martedì 30 giugno 2009

farmaci e cibi,tutto quello che si deve sapere per non correre pericoli

Incroci pericolosiFarmaci e cibi, farmaci e bibite: tutti i mix da evitare.

In viaggio, si sa, ammalarsi non è contemplato. E se un qualunque disturbo si profila all’orizzonte, può capitare di buttare giù la prima pasticca trovata in valigia (o allungata da qualcuno). Per questo il rischio di reazioni ai farmaci (presente tutto l’anno) in vacanza aumenta.

Una sostanza non tollerata, un mix sbagliato, ed ecco vari guai: prurito, orticaria, cefalee, disturbi gastroenterici e alterazioni respiratorie di vario tipo, dall’asma agli starnuti, fino all’evenienza (rara ma sempre possibile) dello shock anafilattico. Problemi come questi sono responsabili del 3-8% di tutti i ricoveri ospedalieri (dati del servizio di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma). Nel 20% dei casi si tratta di vere e proprie allergie ai farmaci, per lo più ad antibiotici (penicilline e cefalosporine).

Nel restante 80% di intolleranze, spesso causate da antinfiammatori tipo aspirina. Il fenomeno è più frequente fra i 30 e 50 anni e riguarda più le donne (il 70%) per la maggior complessità dell’organismo femminile. In genere chi è allergico lo sa, e sta alla larga dalle sostanze sospette.

Ma in viaggio è utile aumentare le precauzioni: «Piano con l’automedicazione, se non indispensabile. Se poi si è sensibili a qualcosa le alternative vanno prescritte dal medico», dice infatti Gianpiero Patriarca, direttore della scuola di Allergologia dell’Università Cattolica di Roma. «Da evitare, specie nei Paesi con scarsa assistenza, pericolosi incroci tra cibi e farmaci: possono dare problemi a tutti, allergici e non».

Ecco il promemoria dei mix rischiosi.
- Antinfiammatori e Coca Cola o caffè. Alcuni preparati contro il mal di testa contengono caffeina che va a sommarsi all’effetto eccitante delle bibite, favorendo irritabilità e insonnia.
- Anticoagulanti e tè. Chi ha problemi di coagulazione stia attento a questa bevanda: riduce l’efficacia della terapia.
- Anticoagulanti e vitamina K. Chi si cura per fluidificare il sangue è meglio che eviti anche i cibi ricchi di questa vitamina (spinaci, broccoli, cavolfiori, lattuga) che contrasta l’azione dei farmaci.
- Anticoncezionali e iperico. Tisane e integratori a base di quest’erba, molto usata come antidepressivo naturale, non vanno presi con la pillola: la sicurezza contraccettiva diminuisce.
- Antibiotici e latte. Il calcio può rallentare l’assorbimento delle tetracicline (antibiotici molto comuni) e dunque il loro effetto.
- Bifosfonati e latticini. I prodotti caseari riducono l’assorbimento dei preparati anti-osteoporosi che vanno presi solo 2-3 ore dopo i pasti.
- Tranquillanti e alcol. I superalcolici agiscono sul sistema nervoso, aumentando l’effetto sedativo. Guardarsene, soprattutto alla guida.

Raccomandazione che vale per qualsiasi cocktail alcol + farmaci. (Consulenza: Alessandro Nobili, Istituto Mario Negri, Milano).

Frutti amari
La pillola è cattiva, lo sciroppo stucchevole, l’integratore ha un sapore impossibile: per buttarli giù niente di meglio che un succo di frutta. Attenzione però: anche queste bevande possono far lievitare la tossicità o gli effetti collaterali di alcuni medicinali.

Per esempio il succo di pompelmo, ma anche di arancia e limone: contengono sostanze che rallentano lo smaltimento di antibiotici, calcioantagonisti e farmaci anticolesterolo. Risultato? Crescono i rischi di danni renali, muscolari e cali di pressione.

Occhio anche al succo di mirtillo: potenzia l’effetto degli anticoagulanti. Sono consigliabili precauzioni anche col succo di melograno (spesso usato come depurativo): può interferire con gli antidepressivi e gli antidiabetici. Infine il succo di aloe: ha virtù antinfiammatorie ma riduce gli effetti della chemio e amplifica quelli degli antidiabetici. (Info: Centro di medicina naturale, Empoli).

Marilisa Zito

manicure con gli smalti dark


Punti di attrazione. «Le mani possono essere straordinariamente espressive: lo smalto ne esalta i movimenti», sostengono Dolce & Gabbana, che già alla fine degli anni Ottanta vestivano una Madonna “graffiante”.

La novità è che sono le più giovani a osare unghie rosse, nere e blu. «I toni dark da sempre esprimono ribellione o un’attitudine molto ricercata. Oggi al di là del messaggio, qualunque sia il proprio mood o il look preferito, che sia giorno o sera, si è subito mistiche e molto sexy», spiega Honey, famosa manicurist delle celebrities d’oltreoceano (HoneyBunnieKat).

Smalto scuro uguale perfezione obbligatoria: se si vogliono unghie perfette per almeno due settimane si può sperimentare Axxium Soak Off Gel Lacquer System di O.P.I. È uno smalto semi-permanente dall’effetto laccato che si asciuga con lampada a raggi Uv. Unico “difetto”: per toglierlo si deve tornare da chi l’ha applicato (info OpiNailArt). Stessa durata per l’ultima manicure in voga a New York. «Si chiama Minx e si ispira alla decalcomania, la più attuale è una pellicola metallica sulle unghie. Il risultato finale è super specchiato, da androide», conclude Honey.
http://www.marieclaire.it/beauty/people/le-dark

esplosione viareggio:39 feriti gravi

Viareggio: Ospedale Versilia, 39 Feriti Con Ustioni Gravi Al Pronto Soccorso
da 16 minuti


Roma, 30 giu. (Adnkronos Salute) - Finora sono 39 i feriti arrivati al Pronto soccorso dell'ospedale Versilia dopo l'esplosione di un treno merci alla stazione di Viareggio (Lucca). "Tutti feriti che hanno riportato gravi ustioni in tutto il corpo. La maggior parte di loro sono già stati trasferiti in centri specializzati. Qui al Versilia ne sono ricoverati sette, di cui tre intubati". A fare il punto della situazione è il direttore generale dell'Ausl 12 di Viareggio, Giancarlo Sassoli, che precisa: "Al momento la situazione al Pronto soccorso è tranquilla".

Un ferito, tra i 39 arrivati al Versilia, non ce l'ha fatta. "Un ragazzo straniero - spiega Sassoli all'ADNKRONOS SALUTE - che è stato riconosciuto dalla sorella solo grazie a una catenina". Gran parte dei pazienti sono stati trasferiti a Pisa, altri a Massa e a Carrara. Ma non solo in Toscana.

"In questi minuti - continua il direttore generale - ne stiamo trasferendo tre alle Molinette di Torino, uno al Galeazzi di Milano, più due bimbi al Bambino Gesù di Roma e un piccolo all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze". La macchina dei soccorsi sembra avere funzionato alla perfezione. Sia quella interna al Pronto soccorso che quella esterna del 118. "C'è stata una gara di solidarietà tra tutto il personale, tra cui medici e infermieri", conclude Sassoli.

Febbre Suina: Primo Morto In Spagna, Ragazza Incinta Di 19 Anni

Febbre Suina: Primo Morto In Spagna, Ragazza Incinta Di 19 Anni
da 14 minuti

Nuova influenza
Forum: Nuova influenza
Milano, 30 giu. (Adnkronos Salute/Dpa) - Prima vittima spagnola della nuova influenza A. Si tratta di una ragazza di 19 anni in attesa di un bimbo, morta oggi a Madrid. La giovane, originaria del Nord Africa, era alla 28esima settimana di gravidanza e soffriva d'asma. I medici l'hanno sottoposta ieri a un taglio cesareo, vista la gravità delle sue condizioni.

E' la prima morte da virus H1N1 segnalata in Europa continentale. I tre decessi europei registrati finora riguardavano le isole britanniche.
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Aritmia cardiaca e tosse cronica

Gio 25 Giu - 16.52

Pensiero Scientifico" Versione stampabile I pazienti con complessi ventricolari prematuri (PVC) sviluppano spesso tosse cronica, tuttavia solo raramente l'aritmia ventricolare è l'unica causa scatenante della tosse. Ad analizzare il problema è una ricerca pubblicata sulla rivista Chest. Continua a leggere questa notizia
Ricerche precedenti hanno già messo in evidenza un legame potenziale tra aritmie cardiache e tosse cronica, sottolinea l'autore del nuovo studio Sebastian Stec del Grochowski Hospital di Varsavia, in Polonia, tuttavia la carenza di dati ricavati da studi prospettici ha reso impossibile ricavare evidenze attendibili. Dopo aver preso in analisi un campione di 120 pazienti senza evidenza di malattia cardiaca organica che riportavano complessi ventricolari prematuri, Stec e i suoi colleghi hanno verificato il potenziale legame dei PVC con la tosse cronica. Dieci pazienti sul campione totale erano colpiti anche da tosse cronica e in cinque di loro l'aritmia cardiaca rappresentava una delle cause scatenanti la tosse, sostengono gli autori, che tuttavia poteva essere ricondotta anche a sinusite cronica, bronchite eosinofila non-asmatica o malattia da reflusso gastroesofageo. In ogni caso, i soggetti con tosse cronica riconducibile a complessi ventricolari prematuri risentivano maggiormente dei sintomi dell'aritmia rispetto ai pazienti senza tosse, conclude Sebastian Stec. L'autore sottolinea anche come siano necessari ulteriori studi per chiarire a fondo l'esatto legame tra questi due disturbi e individuare le strategie di trattamento più efficaci.

Fonte: Stec SM et al. Diagnosis and Management of Premature Ventricular Complexes-Associated Chronic Cough. Chest June 2009 135:1535-41.

stefano massarelli

tintarella perfetta e sicura consigli

Consigli per una tintarella invidiabile e sicura

Chi lo avrebbe detto che un’abbronzatura perfetta passa dalla tavola? Ed invece è proprio cosi. Gli amanti della tintarella devono seguire solo qualche piccolo accorgimento a tavola e poi…godersi il relax al sole! Basta non farsi mancare alimenti come carote, insalata, lattuga, meloni, peperoni, pomodori, albicocche, fragole e ciliegie.

Insomma, frutta e verdura sono fondamentali per una linea invidiabile e per mantenere un’abbronzatura perfetta, poiché contengono la giusta quantità di vitamina A, che favorisce la produzione del pigmento di melanina che dona l’affascinante colorito ambrato alla pelle.

E la Coldiretti ha stilato una vera e propria classifica dei cibi ‘abbronzanti’: al primo posto, ovviamente le carote, con i loro 1.200 microgrammi di vitamina A in 100 grammi; medaglia d’argento per spinaci e radicchio, con 500-600 microgrammi di vitamina A per 100 grammi. Terzo posto per le albicocche, seguite da cicoria, lattuga, melone giallo e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri, fragole e ciliege che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni.

Il segreto si cela in numerosi frutti e ortaggi che non solo rappresentano una preziosa fonte di sostanze pro-tintarella, ma sono anche in grado di combattere i radicali liberi prodotti in seguito all’esposizione al sole, nutrono e dissetano l’organismo e bilanciano la perdita di sali minerali causata dalla sudorazione e dal caldo.

Ovviamente non basta solo una buona alimentazione. Salvaguardare la salute della pelle senza rinunciare a un bel colorito ambrato significa anche saper scegliere la crema protettiva più adatta al proprio fototipo. Eritemi solari e scottature invecchiano la pelle e non assicurano un’abbronzatura duratura e non esistono creme solari miracolose. Proprio recentemente l’Unione Europea ha messo al bando le etichette che pubblicizzano creme come “a protezione totale”: la maggior parte delle creme solari agiscono sui raggi UVB ma non su gli UVA, che sono i più dannosi per la pelle.







Dott. Antonio Del Sorbo
Medico Chirurgo Specialista in Dermatologia e Venereologia Docente di Dermatologia Cosmetica Presso l'Università degli Studi di Salerno
Le moderne creme dermatologiche ad alto fattore di protezione (es. 50+) rappresentano un grosso passo avanti rispetto ai prodotti del passato. Esse consentono fin dalle prime esposizioni, una graduale tintarella, evitando le fastidiosissime scottature.

Prima di partire per le vacanze estive, una visita dermatologica può essere utile per un checkup cutaneo generale (es. controllo dei nei mediante dermatoscopia) e per scegliere con il proprio medico, il prodotto solare più adatto alla propria pelle. La frase che ripeto a tutti i miei pazienti è che sono le scottature a danneggiare la pelle e non il sole. Anzi, un'esposizione graduale al sole permette alla nostra pelle di produrre in maniera naturale melanina e vitamina D3.

Clicca qui per approfondire.
http://magazine.paginemediche.it/it/365/il-punto-di-vista/dermatologia-e-venereologia/detail_89976_consigli-per-una-tintarella-invidiabile-e-sicura.aspx?c1=22

Visita proctologica:Che cos'è - A cosa serve - Come si esegue

Visita proctologica


Che cos'è - A cosa serve - Come si esegue

Che cos'è
La visita proctologica consiste in un colloquio tra paziente e proctologo, in cui il paziente descrive tutti i sintomi per cui ha deciso di consultare lo specialista, e in un'ispezione esterna ed interna del canale anale per la diagnosi delle presunte patologie ano-rettali.

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A cosa serve
La visita proctologica è la risposta più rapida ed efficace in presenza di sintomi ano-rettali (spesso invalidanti) quali dolore, sanguinamento, prurito, comparsa di tumefazioni, secrezioni purulente, alterazioni dell'alvo. E' indispensabile per la diagnosi della patologia emorroidaria, delle ragadi, del prolasso rettale, del rettocele e di altre patologie rettali. E' bene eseguirla appena compaiono i sintomi, perché questi possono anche essere legati a una patologia tumorale.

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Come si esegue
La visita proctologica consiste nell'accurata anamnesi, nell'esplorazione digitale del canale anale e nell'ano-rettoscopia.

Dopo l’anamnesi il medico effettuerà una visita generale ed una esplorazione rettale (il paziente deve sottoporsi a un piccolo clistere di pulizia circa due ore prima della visita): cioè, delicatamente, verrà inserito un dito nell’ano precedentemente lubrificato.
La posizione più comunemente usata è quella fetale: in laterale sinistra a gambe flesse; alcuni proctologi usano la posizione in ginocchio o quella ginecologica.

L’ano-rettoscopia (o proctoscopia) è l’introduzione nel canale anale di un piccolo cilindro di plastica trasparente monouso lungo circa 5-6 cm, detto anoscopio, che permette la visione del canale ano-rettale (il diametro di questo strumento è poco più di quello del dito; quindi i fastidi sono minimi e, naturalmente, l'esame può essere interrotto qualora non sopportato dal paziente).
L'ano-rettoscopia rappresenta anche una prevenzione del cancro del retto, perché permette di diagnosticare e trattare precocemente polipi ancora asintomatici.

http://medicinaeprevenzione.paginemediche.it/it/283/esami/colonproctologia/detail_97025_visita-proctologica.aspx?c1=21&c2=0

domenica 28 giugno 2009

consigli in gravidanza:non farsi mancare lo iodio

Iodio: il minerale marino per la gravidanza
Una tazza di latte a colazione, sale iodato per condire i cibi, pesce e alghe nella dieta e, se necessario, un integratore: così non può mancarti lo iodio in gravidanza.





Sanihelp.it - Si trova in abbondanza nei prodotti del mare: pesce, molluschi, crostacei, sale marino e soprattutto alcune alghe come la laminaria e la quercia marina. È fondamentale per il corretto sviluppo del nostro organismo e per questo non deve mai mancare in gravidanza.

Stiamo parlando dello iodio, minerale fondamentale durante la dolce attesa, soprattutto per la sua influenza sul corretto funzionamento della tiroide. Un sufficiente apporto alimentare di iodio è indispensabile per permettere la produzione degli ormoni tiroidei, poiché quest’elemento ne è il costituente fondamentale.

La gravidanza rappresenta un momento particolarmente critico per la tiroide materna, che ha bisogno di produrre una maggiore quantità di ormoni tiroidei, indispensabili sia per la donna sia per un corretto e armonico sviluppo del sistema nervoso centrale del feto. Se il fabbisogno giornaliero di iodio negli adulti si aggira intorno ai 150 microgrammi al giorno, nella donna gravida il corretto apporto iodico giornaliero raggiunge i 200-250 microgrammi.

L’Unità Operativa di Endocrinologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova ha concluso un importante studio sul fabbisogno di iodio nella donna in gravidanza, pubblicato su Clinical Endocrinology.
La ricerca, condotta in collaborazione con i ginecologi del territorio, ha esaminato circa 300 gestanti di diversa provenienza geografica, per confrontare la presenza di iodio con il fabbisogno ideale, verificare l’influenza delle abitudini alimentari sul comportamento dello iodio e scoprire eventuali correlazioni tra origine geografica o razza e quantità di iodio presente.

I risultati per alcuni aspetti sorprendono. Nel Veneto la gravidanza rappresenta una condizione di potenziale, significativa, deficienza di iodio nelle donne italiane; una deficienza che diventa particolarmente evidente in quelle straniere. Soltanto il 13% delle donne monitorate ha una concentrazione adeguata di iodio nelle urine –la cosiddetta ioduria - e quindi il necessario apporto giornaliero di iodio. Nel 33% dei casi, invece, è del tutto deficitaria, con vette del 50% nelle gestanti provenienti dai paesi dell’Est-Europa o dell’Africa. ...continua a leggere

http://www.sanihelp.it/news/scheda/9092.html


Fonte: Unità Operativa di Endocrinologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova

di Roberta Camisasca
ultima revisione: 26-05-2009

bambini:cosa fare in vacanza per proteggerli

Bambini in viaggio: i consigli
Le vacanze d'estate sono un momento delicato per i più piccini: ecco un vademecum per genitori che vogliono affrontare viaggio e soggiorno senza paure e con prudenza.






Voto medio: 3 stelleSanihelp.it - Portare un bambino in viaggio richiede molte attenzioni: i piccoli infatti sono più suscettibili degli adulti alle malattie infettive e ai traumi e difficilmente seguono spontaneamente le norme di igiene alimentare. Ecco i principali rischi del bambino in viaggio e i consigli per affrontarli:


Viaggi aerei.
Meglio evitarli nelle prime sei settimane di vita.
Se durante l’atterraggio si verificano otalgie, invitate il bambino a sbadigliare, deglutire o masticare un chewing gum.
Portate nel bagaglio a mano cibi e bevande adatti all’età del bimbo: la bassa umidità della cabina può provocare secchezza alla bocca.

Raggi ultravioletti.
Proteggetelo con creme ad altissima protezione, applicandole più volte durante la giornata, copritegli la testa con un cappello e fategli indossare abiti freschi, in fibre naturali e di colore chiaro. Nelle ore più luminose fategli indossare occhiali da sole.

Punture di insetti.
Le malattie trasmesse da punture di insetti sono numerosissime: malaria, febbre gialla, borreliosi, encefalite da zecche, dengue, ecc.
Le misure da adottare sono: abbigliamento adatto, zanzariere, aria condizionata, repellenti cutanei e insetticidi.

Diarrea del viaggiatore.
I bambini sono ad alto rischio, perché vanno facilmente incontro a disidratazione. Pertanto fate attenzione alla prevenzione, ponendo una particolare cura al lavaggio delle mani, ai cibi e all’acqua consumati dal bambino.
Preparatevi ad affrontare situazioni di emergenza, disponendo di soluzioni reidratanti orali contenenti sali e glucosio. Una soluzione artigianale può essere preparata con un cucchiaio di sale da cucina, 4 cucchiai di zucchero, un cucchiaino di bicarbonato, un cucchiaino di cloruro di potassio e un litro d’acqua potabile.
Se si presenta vomito evitate il cibo fino alla scomparsa del sintomo (12 ore) e somministrate liquidi a cucchiaini.
Antibiotici e antidiarroici sono controindicati, quindi rivolgetevi al medico.

Malaria.
Nei bambini è molto pericolosa, per cui evitate i paesi nei quali sia presente il Plasmodium falciparum clorochinoresistente. Qualora non sia possibile evitare il viaggio prevedete, oltre alla profilassi comportamentale, anche la chemioprofilassi, con farmaci da scegliere in base all’età e al peso del bimbo.

Vaccinazioni.
Assicuratevi in tempo di aver effettuato tutte le vaccinazioni, per dar modo all’organismo di produrre anticorpi. È necessario che siano completati i cicli vaccinali di base (antipolio, antidifte-tetanica, antipertossica, antimorbillo, parotite-rosolia, antiepatite B).
Bimbi in vacanza
Pronti per partire? Nella borsa del piccolo non manca nulla: pannolini, crema solare, antizanzare, shampoo e occhialini protettivi. Non possono mancare giochi e accessori da spiaggia.


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Leggi l'approfondimento dedicato alla malattia "Diarrea del viaggiatore"



Fonte: SIMVIM, Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni

di Roberta Camisasca
ultima revisione: 23-06-2009

disturbi intestinali,in estate aumentano,quindi...

Intestino: prima controlli, poi parti
L'intestino non va in vacanza: lunghi viaggi, caldo, diete diverse e cambio di ambiente provocano disturbi come emorroidi e stipsi. Per non soffrire, una visita prima di partire.
Esprimi il tuo voto:





Voto medio: 5 stelleSanihelp.it - Al via, dalla metà di giugno fino alla fine dell’estate, la Campagna Nazionale di Informazione L’intestino non va in vacanza, promossa dalla SIUCP, Società Italiana Unitaria di Colonproctologia. Si tratta di un’iniziativa di prevenzione e cura dei disturbi intestinali, soprattutto emorroidi e stipsi, che emergono o si acuiscono in estate a causa del caldo, dei viaggi e delle diverse abitudini alimentari. In base ai dati del Ministero della Salute e della stessa SIUCP, questi problemi interessano quasi 8 milioni di italiani (3,7 milioni soffrono di emorroidi e 4 milioni di stipsi).

In estate, in particolare, le emorroidi peggiorano: il caldo, infatti, aumenta la vasodilatazione e di conseguenza anche i vasi emorroidari possono gonfiarsi e quindi provocare dolore. Per quanto riguarda la stipsi, le persone ne soffrono spesso in occasione di viaggi a causa del diverso regime alimentare, dei cambiamenti dalla routine giornaliera e della mancanza di un habitat familiare.

I lunghi viaggi in auto o in moto per raggiungere la meta delle vacanze possono favorire l’insorgere di problemi legati alle emorroidi: stare seduti per molte ore, infatti, senza la possibilità di alzarsi o muoversi, può alterare la circolazione sanguigna e favorire la formazione di trombi (o coaguli) alle emorroidi, che possono quindi sanguinare e provocare dolore. Il caldo accumulato sui sedili di un’auto o di una moto rimaste a lungo sotto il sole, inoltre, può provocare un edema, cioè un gonfiore, e peggiorare la sensazione di bruciore e fastidio.
Con la bella stagione, poi, aumentano anche le uscite in bicicletta: il caldo e soprattutto le continue sollecitazioni del pavimento pelvico possono provocare la fuoriuscita delle emorroidi.

Obiettivo della campagna è stimolare le persone, in particolare quelle che già soffrono di questi disturbi, a effettuare, prima di partire per le vacanze, una visita dal colonproctologo. Questo specialista, infatti, è in grado di formulare una diagnosi precisa relativa all’origine del disturbo intestinale e di individuare la terapia più adatta, alimentare oppure comportamentale, medica oppure chirurgica.

Tra le possibilità di cura, trovano posto due lifting intimi, presentati in occasione del Terzo Congresso Mondiale di Colonproctologia e Malattie del Pavimento Pelvico che si è svolto a Roma dal 21 al 23 giugno Si tratta di due interventi chirurgici mininvasivi che rappresentano la soluzione alla maggior parte dei problemi di emorroidi e nei casi più gravi di stipsi.

Disponibili da diversi anni in quasi tutti gli ospedali italiani, sono rapidi e poco dolorosi dato che vengono eseguiti in una zona priva di recettori del dolore. Sono, quindi, ben sopportati dai pazienti e permettono di eliminare le sofferenze e gli imbarazzi tipici di queste patologie. La degenza, così come la convalescenza, è di pochi giorni.

Per sapere qual è la struttura ospedaliera più vicina in cui una visita effettuare specialistica, in normale regime di Servizio Sanitario Nazionale, quindi con l’impegnativa del medico di famiglia e il successivo pagamento del ticket, sono a disposizione il Numero Verde 800 77 66 62 e il sito Internet www.siucp.org.


Fonte: SIUCP - Società Italiana Unitaria di Colonproctologia

di Roberta Camisasca
ultima revisione: 23-06-2009

cosa fare contro l'acne

Questa miscela di erbe depurative elimina le tossine dall’organismo e rende più bella la pelle. Mescolare 30 g di radice di bardana, 10 g di ortica, 10 g di achillea, 10 g di malva in fiori e foglie, 10 g di lavanda, 10 g di borragine, 10 g di eucalipto, 10 g di boccioli di rosa rossa. Portare a bollore una tazza grande (250 ml) d’acqua e aggiungere un cucchiaio della miscela di erbe. Fare bollire per 2 minuti, spegnere il fuoco e coprire. Filtrare dopo 15 minuti e addolcire con miele. Una tazza al mattino appena svegli e una alla sera prima di andare a dormire, da bere per 20 giorni.
continua
http://bracca82.myblog.it/archive/2008/10/21/rimedi-contro-l-acne.html

perchè si sviene?

In medicina viene chiamata lipotimia, una transitoria perdita della normale attività della coscienza dovuta a un'improvvisa mancanza di afflusso di sangue al cervello a seguito di un altrettanto improvviso abbassamento della pressione sanguigna.

Lo svenimento è preceduto da pallore, vertigini, sensazione di nausea, ronzio alle orecchie, annebbiamento della vista, sudorazione fredda. Dopo questi segnali d'allarme, la persona perde coscienza per un periodo di tempo che difficilmente supera i 2-3 minuti.


Quando capita è bene che la persona venga fatta sdraiare con le gambe leggermente sollevate.


A volte, a causare lo svenimento è il caldo eccessivo accompagnato da un'insufficiente cessione di calore da parte dell'organismo attraverso il sudore. In questo caso si parla di collasso.


Si può verificare a causa di un'esposizione prolungata al sole oppure alle alte temperature ambientali, in particolare in persone che sono sottoposte a sforzi fisici o ad attività molto impegnative.


Il calore del corpo tende ad aumentare durante un'esposizione prolungata al caldo, ma poiché la temperatura corporea deve essere mantenuta il più possibile costante, l'organismo attiva i meccanismi preposti alla dispersione del calore. Il più efficiente è costituito dalla sudorazione, che comporta una perdita di acqua e sali minerali contenuti nel sudore, che può raggiungere valori considerevoli. Sudando molto senza reintegrare l'acqua persa, si riduce il volume del sangue e si abbassa bruscamente la pressione arteriosa, fino a mettere in crisi la circolazione del sangue. Sudare sottrae al corpo alcuni sali (il potassio) fondamentali per l'attività elettrica del cuore. Se il livello di questi sali (elettroliti) si riduce eccessivamente viene scompensata l'attività cardiaca con le conseguenze del caso (collasso, momentaneo arresto cardiaco).


Pochi istanti prima di svenire, la persona avverte un senso d'ansia, stanchezza e mal di testa. La respirazione e la frequenza cardiaca aumentano, la cute diventa pallida, fredda e sudata, le pupille dilatate. Il collasso è di breve durata e si risolve spontaneamente o in posizione supina (a pancia in su) con il sollevamento degli arti inferiori.


Il colpo di calore colpisce persone giovani che si sottopongono a sforzi estremi oppure anziani o malati in cui i meccanismi di termoregolazione non funzionano perfettamente.


Rischiare un colpo di calore è più facile se si stanno prendendo certi farmaci, per esempio i diuretici e il propanololo (usati per la pressione alta).


Quando una persona ha avuto un collasso, portarla in un luogo fresco e cercare di abbassarne la temperatura. Farla sdraiare sulla schiena tenendole le game sollevate: la testa deve essere la parte più in basso di tutto il corpo. Gli abiti devono essere slacciati, la cintura ed eventualmente la cravatta allentate.


Se ci si trova in un ambiente chiuso è bene aprire le finestre o ventilare la persona, agitando un ventaglio o un giornale sul viso.


Quando riprende conoscenza, è importante che stia sdraiata, sempre a gambe sollevate, per almeno una ventina di minuti (per evitare un nuovo svenimento) e le si può dare una bevanda fresca, non ghiacciata (ma niente di alcolico o contenente tè o caffeina) che gli consenta di reintegrare acqua e sali.


Una "perdita di coscienza" improvvisa può essere causata da una diminuzione del flusso di sangue che arriva al cervello con riduzione all'apporto di ossigeno, a causa di un malfunzionamento del cuore. In questi casi si parla di sincope cardiaca.


Succede perché il sangue pompato dal cuore e diretto al cervello è insufficiente. All'origine può esserci un'ostruzione dovuta a malattie a carico del cuore che ne impediscono il normale funzionamento (la cardiomiopatia ostruttiva, la stenosi aortica, la stenosi mitralica, il malfunzionamento di una protesi valvolare, le cardiopatie congenite), alcuni disturbi del ritmo cardiaco (la bradicardia, le bradiaritmie, la tachicardia) o da entrambe le condizioni contemporaneamente.


Lo svenimento è preceduto da profondo senso di angoscia, pallore, sudorazione, sbadiglio, ronzio agli orecchi, malessere, nausea, capogiri, vertigini.


La persona svenuta va mantenuta in posizione distesa, in modo che la testa sia allo stesso livello del corpo o leggermente al di sotto, con le gambe sollevate. Bisogna cercare di facilitare la respirazione, slacciando indumenti eccessivamente stretti che potrebbero limitare il passaggio dell'aria. La persona dovrà mantenere questa posizione finché non avrà ripreso conoscenza e non saranno migliorate le condizioni generali, come il colorito o la respirazione.


Successivamente, il medico cercherà di risalire alla dinamica della sincope.


In base alla causa, il medico prescriverà alcuni farmaci per regolarizzare il ritmo cardiaco o consiglierà un intervento chirurgico qualora i farmaci non dovessero funzionare.


Lo svenimento può essere anche dovuto al cattivo funzionamento del sistema neurologico (cervello, midollo spinale, nervi), che agisce sul sistema cardiovascolare (cuore, vasi sanguigni). Una malattia o una disfunzione del sistema nervoso può provocare lo svenimento.


La parte del sistema neurologico maggiormente coinvolta è il sistema autonomo. È importante nel regolare la normale respirazione, la velocità del ritmo del cuore, la pressione del sangue.


A volte il calo di pressione di sangue che arriva la cervello è dovuto a un'ostruzione delle stesse arterie deputate all'irrorazione cerebrale per la presenza all'interno di coaguli di sangue che ne ostacolano il giusto afflusso al cervello. In questi casi, è indicata la cura con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti.


Lo svenimento può avvenire anche a causa di fattori emotivi, come una forte emozione o per un dolore improvviso e violento, situazioni che possono portare a una eccessiva stimolazione del nervo vago, causando riduzione improvvisa della frequenza cardiaca e della pressione. In questo modo può anche agire uno stato di stanchezza eccessiva.


A volte la prolungata posizione eretta porta il sangue a ristagnare negli arti inferiori e può causare carenza di circolazione al cervello, con conseguente svenimento. Un improvviso calo di zuccheri, specialmente nelle persone diabetiche in trattamento con insulina, può causare malesseri che vanno dalla perdita di coscienza al coma.

15:08 Scritto da : bracca82 In Salute e Benessere |http://bracca82.myblog.it/archive/2007/04/17/perche-si-sviene.html

sabato 27 giugno 2009

la celiachia,cos'è?discussione.

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flavia
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Inserito il - 04/03/2007 : 15:57:58
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Allora ciao a tutti, molti di voi forse già mi conoscono. Comunque visto che off-topic è stato chiuso e visto che mia rrivano mp privati sul motivo della chiusura e domande sulla celiachia..... visto anche di qua postate spesso domande sulla celiachia che ne pensate se riapriamo qui il club della celiachia?? Metto il link delle discussiuni di off topic così potete vedere le nostre discussioni, risoste a domande e dubbi poi se avete voglia di scrivere, di fare domande, se avete dubbi, se volete parlare insomma della celiachia lo fate qui! Sperando che possa essere messo in rilievo anche di qua!! Vi piae l'idea??
Flavia (le discussioni vecchie le trovate qua: http://www.forumsalute.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=65167&whichpage=8


flavia
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Inserito il - 05/03/2007 : 12:17:41
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La Celiachia è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino tenue causata dall’intolleranza al glutine, proteina presente nei cereali. È classificata tra le malattie da malassorbimento poiché, causando l’alterazione della mucosa intestinale, limita l’assimilazione delle sostanze nutritive; per il coinvolgimento del sistema immunitario in tale processo degenerativo, viene anche compresa tra le malattie autoimmuni di tipo organo-specifiche.
Un tempo ritenuta patologia di interesse prevalentemente pediatrico, la celiachia viene attualmente diagnosticata in individui di tutte le età, con una incidenza variabile tra lo 0,3 e il 3,3% e maggiore frequenza nelle donne. Questo valore, in realtà, sembra essere sottostimato, poiché la malattia può essere asintomatica e non induce indagini mediche che ne rivelino la presenza, e per il fatto che la tecnica della biopsia digiunale si è affermata solo di recente; il numero, dunque, sembra destinato ad aumentare. La diffusione è variabile nelle diverse aree geografiche; l’incidenza è massima nell’Irlanda occidentale (1 caso ogni 300-400 abitanti) mentre scende nei paesi mediterranei.
La malattia insorge come intolleranza verso una particolare componente del glutine, la gliadina, che ne rappresenta la frazione idrosolubile; l’organismo viene a contatto con tale molecola mediante l’ingestione di alimenti a base di farina di grano, orzo, segale e avena. Si innesca un processo degradativo della mucosa intestinale in cui si modifica l’epitelio superficiale, si approfondiscono le cripte di Lieberkühn, si infiltrano linfociti e plasmacellule. L’esfoliazione dell’epitelio dei villi intestinali non viene adeguatamente compensata dai meccanismi di autoriparazione; per tale motivo, i villi si accorciano e si appiattiscono, fino a divenire atrofici e a perdere la propria funzionalità.
2 Cause
Sono state proposte diverse ipotesi per spiegare in che modo la gliadina possa interferire con l’epitelio. Una teoria, attualmente ritenuta poco attendibile, propone che la mancata idrolisi del glutine causata dalla carenza dell’enzima peptidasi determinerebbe lesioni nelle mucosa. Un’altra, detta teoria infettiva, parte dal presupposto che i soggetti celiaci siano portatori di un adenovirus presente nell’intestino; l’organismo produce anticorpi contro le proteine del virus, che agiscono da antigene e possiedono una porzione uguale a quella della molecola della gliadina; quindi, gli anticorpi agirebbero anche contro la gliadina e determinerebbero le lesioni della mucosa.
Più accreditata è infine una spiegazione fondata su basi immunitarie: la gliadina eserciterebbe una certa tossicità verso la mucosa intestinale causandone infiammazione; a causa di ciò, alcune molecole antigeniche presenti sulla superficie delle cellule intestinali verrebbero riconosciute come non-self dal sistema immunitario, come se non appartenessero all’organismo, e scatenerebbero la formazione di anticorpi e fenomeni autoimmuni. Attualmente, la teoria più diffusa contempla un’origine sia ereditaria sia immunitaria: è stata infatti dimostrata la familiarità della malattia, dunque una predisposizione ereditaria di alcuni gruppi familiari.
3 Sintomi
Spesso i primi sintomi si manifestano nel periodo dello svezzamento, quando il bambino tra i 6 mesi e l’anno di età viene a contatto con cibi contenenti glutine; in tal caso, l’intolleranza può mantenersi nei primi dieci anni, attenuarsi o scomparire del tutto e ripresentarsi dopo la terza decade. La celiachia può anche comparire nell’adulto tra i quaranta e i sessant’anni, a volte in modo insidioso e poco diagnosticabile e con sintomi più lievi rispetto alla forma infantile. Il sintomo più caratteristico è la steatorrea, emissione di feci chiare e grasse causate dal malassorbimento dei cibi, e vomito. In assenza di una cura adeguata, la malattia causa diminuzione di peso, rallentamento della crescita, rachitismo.
La mancata assimilazione di sostanze nutritive essenziali causa squilibri e malnutrizione, con l’insorgenza di anemia (spesso di tipo sideropenica a causa del mancato assorbimento di ferro), difetti della coagulazione (per l’insufficiente assorbimento di vitamina K), squilibri correlati al malassorbimento delle vitamine del gruppo B, e insufficienza della funzione dei surreni; anche la milza può risultare alterata (iper- o iposplenismo). Spesso vi è una concomitante deficienza dell’enzima lattasi e una intolleranza al latte. Di conseguenza i celiaci risultano all’esame clinico piuttosto magri, pallidi, con cute disidratata.
La diagnosi del morbo celiaco trova conferma dalla biopsia del digiuno, secondo segmento dell’intestino tenue, che evidenzia il grado di degenerazione dei villi. Dall’analisi del sangue risultano alterati molti parametri come l’emocromo, indicatore di una condizione anemica, e la VES che evidenzia un processo infiammatorio in atto; aumenta il valore di transaminasi, parametro correlato alla funzionalità del fegato; sono anomali anche i livelli degli ormoni prodotti dalla mucosa intestinale, la secretina e la pancreozimina. Al morbo celiaco può associarsi diabete mellito; i pazienti sembrano anche più soggetti a epatite virale rispetto ai non celiaci.
4 Terapia
La celiachia ha andamento cronico ma, se affrontata in modo adeguato, può regredire, permettendo la guarigione della mucosa intestinale e il recupero della sua funzione assorbente. La terapia comporta la completa abolizione degli alimenti contenenti glutine, in genere protratta per tutta la vita. Questa restrizione porta rapidi benefici: i sintomi più evidenti si riducono entro il primo mese mentre nell’arco di alcuni mesi avviene il recupero delle lesioni intestinali. Per un certo lasso di tempo viene anche eliminato il latte, a causa del deficit di lattasi. Possono essere somministrati anche corticosteroidi o farmaci immunosoppressori. In qualche caso il decorso può andare incontro a complicazioni, soprattutto se la diagnosi è molto tardiva. Tra le complicazioni possibili vi è la cosiddetta sprue collagenosica, che consiste nell’accumulo della proteina collagene sotto l’epitelio della mucosa, che rende il paziente meno sensibile alla dieta priva di glutine; in una bassa percentuale, la malattia può evolvere verso forme di tumore.
In Italia, nel 1982 e successivamente nel 2001, la normativa prevede la prescrizione in regime gratuito di prodotti dietetici senza glutine; il decreto del 2001, in particolare, indica che la dieta deve basarsi per il 35% su tali prodotti dietetici e per il resto su cibi che sono naturalmente privi della proteina, quali riso, mais, patate e legumi. Nel settembre 2002 un gruppo di ricercatori della Stanford University (California) ha identificato la struttura della gliadina, corrispondente a una sequenza di 33 amminoacidi e capace di resistere all’azione degli enzimi digestivi. In vitro è stato osservato che l’impiego di uno specifico enzima elaborato da un batterio permette di frammentare questa sequenza in peptidi più piccoli, annullando la tossicità della gliadina.
fonte e discussione qui:
http://www.forumsalute.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=84211

venerdì 26 giugno 2009

pressione alta?mangia pesce del pacifico

Pressione alta: nuove speranze da un pesce del Pacifico
da 2 ore 6 minuti

Pensiero Scientifico" Versione stampabile Un pesce appartenente alla famiglia dei Gobidi e che vive nelle acque del Pacifico a piccole profondità potrebbe rappresentare l'ultima frontiera nella ricerca contro l'ipertensione di carattere ereditario. Lo sottolinea uno studio portato avanti da ricercatori inglesi dell
Il motivo sarebbe da ricondurre a una proteina chiamata urotesina II, già identificata e isolata in questi pesci, e considerata una delle chiavi fondamentali nella regolazione della pressione sanguigna in tutti i vertebrati, a partire dai pesci fino all'uomo. “Questa proteina è rimasta pressoché inalterata nel corso dell'evoluzione”, sottolinea Radoslaw Debiec, autore della ricerca.

Evidenze scientifiche hanno già mostrato come una variazione dei livelli di questa proteina comporti un'alterazione della pressione sanguigna nell'uomo, sottolinea l'autore, e studiando a fondo i meccanismi di espressione genica di questa proteina, attraverso i pesci Gobidi appunto, si potrebbe risalire alla vera radice di questo disturbo cronico, con la possibilità di mettere a punto nuovi trattamento farmacologici.

Radoslaw Debiec ha presentato i risultati della sua ricerca al Festival of Postgraduate Research tenutosi lo scorso 25 giugno all'Università di Leicester. Le sue evidenze hanno mostrato come il gene che codifica la proteina urotesina II si mantenga inalterato nell'uomo anche per molte generazioni, “condannando” letteralmente gli individui alla pressione alta già fin dalla loro nascita.

Fonte: Fish Protein Link To Controlling High Blood. University of Leicester; 26 giugno 2009.

stefano massarelli

Un giubbotto salvacuore da indossare nei 30 giorni successivi all'infarto,

Roma, 26 giu. (Adnkronos Salute) - Un giubbotto salvacuore da indossare nei 30 giorni successivi all'infarto, "quando il cuore è più vulnerabile e, nei pazienti al alto rischio, può andare di nuovo in tilt". A illustrare il progetto 'life-vest', che punta a dotare i pazienti ad alto rischio di un defibrillatore portatile 'da indossare' come un gilet nel mese successivo all'infarto, è Alessandro Boccanelli, cardiologo del San Giovanni di Roma e past president Anmco (Associazione nazionale cardiologi ospedalieri), a margine del Forum interattivo di cardiologia in corso nella Capitale. "Si tratta di un approccio innovativo - spiega il medico all'ADNKRONOS SALUTE - sperimentato per la prima volta al mondo a Roma nel post-infarto", precisa.

"Oggi la cardiologia offre un grande panorama di interventi mirati per i cardiopatici. Ma ci sono dei 'buchi', situazioni in cui - dice il cardiologo - i pazienti ad alto rischio dopo un infarto vengono trattati come gli altri. Ma è proprio nei primi mesi dopo l'attacco che il pericolo è maggiore. Ecco perché abbiamo pensato al progetto life-vest, forte di un giubbetto salvacuore che in realtà è un defibrillatore di 3-4 kg. Bisogna indossarlo giorno e notte nel mese successivo all'infarto, in modo che quando il cuore impazzisce il sistema mandi un segnale d'allarme. Se il paziente sviene, inoltre, parte il meccanismo salva-vita".

Il progetto è partito al San Giovanni da due mesi, con una dotazione per il momento di due live-vest. "Finora nessuna vita è stata salvata, ma sappiamo che il 20% degli infartuati è ad alto rischio - conclude lo specialista - Dunque questi pazienti vanno protetti in modo particolare".

Michael Jackson,ecco cosa lo ha portato precocemente alla morte

Roma, 26 giu. (Adnkronos Salute) - Il desiderio irrefrenabile di apparire un eterno ragazzo, l'indiscusso Peter Pan della musica pop. Ad uccidere Michael Jackson, stroncato da un infarto all'età di 50 anni, anche la sua dipendenza dalla chirurgia plastica: un ricorso continuo ai ritocchi che ne ha completamente modificato la fisionomia, fino a mutarne addirittura il colore della pelle. "Sottoporsi continuamente ad interventi, solcare ripetutamente le porte della sala operatoria - conferma all'ADNKRONOS SALUTE Antonio Rebuzzi, docente di cardiologia all'università Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico Gemelli di Roma - finisce infatti, complici le molteplici anestesie, per danneggiare il cuore".

Anche perché "un intervento di chirurgia plastica è un'operazione a tutti gli effetti, che a volte può produrre anche conseguenze gravi, ad esempio dando luogo ad embolia polmonare". Nel caso del re del pop, poi, i ritocchi erano da anni sistematici, "ed è facile che il cuore ne abbia risentito". Provato, probabilmente, anche dal continuo ricorso ai farmaci: Jacko, a detta di chi gli stava accanto, sembrava averne sviluppato una vera e propria dipendenza.

Tra i medicinali che sembrava consumare a man bassa, gli antinfiammatori con cui metteva a tacere i dolori che lo affliggevano, soprattutto il mal di schiena degli ultimi tempi. "Ed è noto - sottolinea Rebuzzi - che alcuni di questi farmaci inducono un aumento della pressione arteriosa", un nemico giurato del cuore.A stroncare la sua vita e una carriera che sarebbe dovuta culminare nell'ultimo tour in programma, potrebbero essere stati anche eccessi proibiti. "Non so se Jackson consumasse cocaina - sottolinea il cardiologo - ma quel che posso dire è che l'uso di 'polvere bianca' danneggia il cuore, e può anche indurre a infarto acuto": un pericolo in cui ci si può imbattere "subito dopo una 'sniffata'".

Se il re del pop faceva uso di cocaina, "questo vizio - stima Rebuzzi - può aver prodotto molti più danni di tutti gli altri eccessi messi insieme", dai ritocchi continui all'abuso di farmaci.

Non deve averlo aiutato, poi, la depressione con cui Jacko sembrava costretto a fare i conti da anni. Il male oscuro aveva contribuito alla sua vita da eremita, lontano da tutti e anche dai fan, quasi spaventato, almeno all'apparenza, dal contatto con la gente. "Alcuni studi - evidenzia il cardiologo - hanno dimostrato che i depressi reagiscono peggio all'infarto, e sono maggiormente a rischio recidive". Se alle prese con il mal di vivere, in altre parole, per un paziente è più complicato tenere a bada un cuore malconcio. Proprio come quello dell'icona indiscussa del pop, che lo ha tradito alla vigilia del suo ultimo e attesissimo appuntamento con il pubblico.

il segreto per campare 100anni???eccolo è semplicissimo.

Roma, 26 giu. (Adnkronos Salute) - Il segreto per vivere a lungo e in salute potrebbe essere nascosto nelle noci macadamia, originarie dell'Australia. Scoperte oltre 500 anni fa dagli aborigeni, questi frutti contengono infatti un'alta percentuale di acido palmitoleico, al centro di alcune delle più recenti e scoperte sulla longevità. Lo ha spiegato il genetista Annibale Puca, che studia i meccanismi molecolari dell'invecchiamento all'Istituto scientifico MultiMedica, oggi a Milano in occasione del convegno 'La medicina del benessere: attualità e prospettive'.

La longevità, ossia la capacità di raggiungere età molto avanzate in buona salute, è in parte determinata geneticamente. Ma è anche influenzata da fattori ambientali. E, in questo ambito, la dieta ricopre un ruolo fondamentale, come dimostra l'aumento della vita media legata al miglioramento dell'alimentazione nelle popolazioni occidentali. "Non bisogna dimenticare - sottolinea Puca - che il profilo lipidico riflette, oltre al patrimonio genetico ereditato dai progenitori, anche i cibi che consumiamo tutti i giorni, in grado di modificare la struttura delle cellule".

Ma che cosa differenzia la popolazione generale dal piccolo numero di individui destinati a vivere molto a lungo? "Innanzitutto il profilo lipidico della membrana eritrocitaria", quella dei globuli rossi, "che nei centenari è caratterizzato da alti livelli di acido palmitoleico, bassi livelli di acido arachidonico e linoleico (acidi grassi polinsaturi proinfiammatori) e paradossalmente alti livelli di acidi grassi trans, prodotti dall'organismo in risposta ai radicali liberi, indicando che per essere longevi è necessario uno stress moderato", dice Puca. Che per i suoi studi dispone di una banca dati enorme, la più completa a livello mondiale, composta da oltre 2 mila campioni di Dna di centenari di tutto il mondo.

"L'acido palmitoleico - continua Puca - è un acido grasso monoinsaturo dal quale dipenderebbe la sensibilità all'insulina di fegato e muscoli. Recenti studi su modelli animali hanno evidenziato la sua capacità di influenzare la sensibilità del recettore dell'insulina e la longevità attraverso la modulazione del gene FOXO3A, di cui è stata recentemente evidenziata l'importanza". Per quanto riguarda l'uomo, proprio un recente studio coordinato da Puca e pubblicato su 'Rejuvenation Research' ha dimostrato come i figli di longevi mostrano un livello molto alto di palmitoleico a livello della membrana cellulare.

La quantità di palmitoleico è controllata a livello cellulare da un enzima, ELOVL6, codificato da un gene che risiede nel cromosoma 4q25 dove in precedenza era stata identificata una regione genomica che influenza la longevità nell'uomo. L'acido palmitoleico, però, è scarsamente presente nella dieta mediterranea: è contenuto nell'olio di oliva, ma in percentuale abbastanza bassa, compresa tra lo 0,3% e il 3,5%. Gli esperti consigliano quindi di aumentarne i livelli nella dieta, introducendo il consumo di noci macadamia che ne sono ricche. "Ma anche l'assunzione di altre categorie di acidi grassi è importante - avverte Puca - poiché le quantità sono finemente regolate per essere in costante equilibrio tra di loro" .

Presto la ricerca permetterà - con "l'analisi analisi personalizzata degli acidi grassi di membrana attraverso il profilo lipidico (Fat Profile)" - di "modulare la dieta in maniera da ripristinarne i valori ottimali, sia nelle persone in buona salute che in soggetti con malattia, nel tentativo di ridurne la sintomatologia. Nel caso della fibrillazione atriale, ad esempio, riscontriamo un livello molto basso di palmitoleico e molto alto di acidi grassi poliinsaturi. E sarà interessante vedere l'impatto della dieta con macadamia sul decorso di questa malattia".

giovedì 25 giugno 2009

Leucemia acuta mieloide

La leucemia acuta mieloide (LAM) è una patologia tumorale delle cellule del midollo osseo. Il termine leucemia, infatti, deriva dal greco e significa letteralmente “sangue bianco”. In questa malattia si verifica la trasformazione e l’abnorme proliferazione dei precursori dei globuli bianchi che si accumulano nel midollo osseo provocando la riduzione delle altre cellule ematiche, globuli rossi con conseguente anemia e piastrine con piastrinopenia.
A cura di www.casadicuratortorella.it




http://magazine.paginemediche.it/it/364/focus-on/oncologia/detail_113867_leucemia-acuta-mieloide.aspx?c1=72

mercoledì 24 giugno 2009

Pannolini 'musicali' aiutano i piccoli ad usare il wc

Pediatria


Pannolini musicali che aiuteranno gli adulti a capire quando vanno cambiati e i bambini ad imparare ad usare la toilette.

E' questa l'idea lanciata da un gruppo di ricercatori dell'Università di Antwerp in uno studio pubblicato sulla rivista Neurology and Urodynamics.

I ricercatori hanno valutato l'uso all'interno degli asili di pannolini che utilizzano un allarme musicale quando si bagnano e la possibilità che si possano usare per insegnare ai bambini in maniera amichevole e non impositiva ad usare il gabinetto.

Lo studio si è svolto su bambini tra i 18 e i 30 mesi d'età. I bambini sono stati osservati per valutare il loro stato precedentemente allo studio, durante il periodo di prova di 3 settimane e 2 settimane dopo l'utilizzo dei pannolini.

Ebbene, i bambini che utilizzavano i pannolini con l'allarme musicale hanno ottenuto risultati sorprendenti: riuscivano ad avere un controllo indipendente della vescica per il 52 per cento del tempo, rispetto al gruppo di controllo senza pannolini speciali che riusciva a controllare la vescica solo nell'8 per cento del tempo. Inoltre, l'allarme avvisava velocemente gli adulti nell'asilo che il pannolino era bagnato e andava cambiato.

In questo modo i grandi non sono stati costretti a controllare ripetutamente lo stato del pannolino dei bambini permettendo di continuare le loro attività andando a cambiare i bambini solo quando era necessario.

"L'allarme rendeva i bambini e gli adulti immediatamente consapevoli di quello che stava succedendo", spiega Jean-Jacques Wyndaele, co-autore dello studio. "Distrae il bambino dalle attività che sta facendo - ha aggiunto - e aumenta la consapevolezza di quello che fa la sua vescica. Portarlo al bagno immediatamente dopo il segnale rinforza il comportamento e risulta vantaggioso nel processo di apprendimento".

Secondo le linee guida della American Academy of Pediatrics, imparare ad andare al bagno è un'esperienza fondamentale per il bambino, e spesso questa attività viene svolta negli asili. Negli Stati Uniti circa il 60% dei bambini sotto i 5 anni viene ospitato in un asilo, un modo per coniugare vita familiare e professionale.

"Spesso chi lavora in un asilo è tra le prime persone ad accorgersi che un bambino è pronto ad usare il bagno da solo e a collaborare al processo di insegnamento; non sorprende che l'asilo sia il luogo dove molti imparano", ha aggiunto Wyndaele.

L'uso di sistemi di allarme audio era già stato usato per i bambini che bagnavano il letto, ma raramente era stato testato sugli infanti. Sistemi simili sono già stati usati con successo per insegnare l'uso della toilette a bambini incontinenti o con ritardo mentale.

http://news.paginemediche.it/it/230/ultime-notizie/pediatria/detail_112367_pannolini-musicali-aiutano-i-piccoli-ad-usare-il-wc.aspx?c1=77

AGI Salute

Data pubblicazione 04/06/2009 0.00.00
Data ultima modifica 04/06/2009 14.40.00

cosa devono fare i genitori di bambini asmatici

Pediatria
Educare i genitori a gestire l’asma dei figli

Un programma di educazione e aggiornamento destinato a bambini asmatici e ai loro genitori può contribuire a ridurre significativamente il numero di ricoveri.

Questo il risultato di una ricerca condotta dagli studiosi del Royal Children’s Hospital di Herston in Australia che ha preso in esame precedenti studi che avevano analizzato gli effetti di programmi di educazione alla gestione dell’asma nei dodici mesi precedenti.

Imparare a monitorare la qualità del respiro dei bambini, a riconoscere i primi sintomi della crisi asmatica per intervenire con inalatori o farmaci prima che diventi un’emergenza, a modificare l’ambiente domestico in modo da eliminare il più possibile i potenziali allergeni: sono solo alcune delle indicazioni da seguire per ridurre il rischio di ricoveri d’emergenza.

La ricerca ha preso in esame 7843 bambini che erano stati arruolati in 38 studi precedenti: i ricercatori, guidati da Michelle Boyd, hanno, così, osservato una riduzione del 27% del rischio di sottoporsi a visite di emergenza e del 21% del rischio di ospedalizzazione nei gruppi di genitori e figli che avevano seguito programmi di educazione all’intervento contro l’asma rispetto ai gruppi di controllo.

Come spiegato dalla studiosa australiana su The Cochrane Library, questi interventi educativi sono particolarmente importanti in quelle famiglie dove spesso il bambino viene ricoverato a causa di crisi asmatiche.
http://news.paginemediche.it/it/231/la-mela-del-giorno/pediatria/detail_113645_educare-i-genitori-a-gestire-lasma-dei-figli.aspx?c1=77

i nostri amici animali possono trasmetterci malattie???

Infezioni da cani e gatti in preoccupante crescita





Richard Oehler dell’University of South Florida College of Medicine di Tampa avverte: “Ci sono prove sempre più evidenti di colonizzazione di MRSA in animali domestici come cani, gatti, cavalli, e questo sempre più spesso implica l’infezione dei proprietari degli animali in questione”. Si va da semplici dermatiti a patologie potenzialmente letali: “La gente è quasi del tutto ignara della potenziale minaccia derivante dai patogeni presenti nell’organismo del cane o del gatto di casa”, spiega ancora Oehler. “Non s aper esempio che i morsi o i graffi – anche lievi – rappresentano un rischio potenziale molto alto”. Questo non vuol dire che la relazione importantissima tra animali domestici e uomo vada messa da parte, attenzione: “Anche i medici debbono continuare a promuovere l’amore per gli animali domestici, ma occorre che la gente sia consapevole che bisogna osservare delle precauzioni e che le infezioni possono essere prevenute”.



Fonte: Oehler RL, Velez AP, Gompf S et al. Bite-related and septic syndromes caused by cats and dogs. Lancet Infect Dis 2009; 9: 439–47.

david frati

Il magnesio:cos'è?a che serve?dove lo troviamo?

Il magnesio

Con la vitamina C e il lievito di birra è l’integratore più venduto, spesso abbinato al potassio, parliamo del magnesio. Ma quanti ne conoscono veramente l’utilità? Quanti sanno delle sue reali proprietà?

Ve lo presentiamo noi: il magnesio è un minerale essenziale che rappresenta circa lo 0,05% del peso corporeo umano. Più o meno il 70% si trova nelle ossa unitamente al calcio e al fosforo, mentre il restante 30% è localizzato nei tessuti molli e nei fluidi organici.

Proprio per questo è importante evitare carenze di magnesio. Questo importante minerale è, infatti, collegato a molti processi fisiologici essenziali: dal metabolismo alla trasmissione degli impulsi nervosi, dalla contrazione muscolare al funzionamento del sistema cardiocircolatorio.

La maggiore quantità di magnesio è nell’interno delle cellule, dove attiva gli enzimi necessari al metabolismo di carboidrati, proteine e amminoacidi e quindi all’eliminazione delle tossine.

Contrastando l’effetto stimolante del calcio, il magnesio svolge un ruolo importante per le contrazioni neuromuscolari ed è dunque utile nei crampi e nella tensione muscolare di origine nervosa. La combinazione magnesio/potassio è infatti uno dei must per gli sportivi, soprattutto per quelli impegnati in attività aerobiche e in sforzi prolungati. Questo perché l’assunzione dei due minerali favorisce molte funzioni metaboliche attivate durante gli sforzi aerobici e come molti sanno previene l’insorgenza dei crampi.

Per chi preferisse la via naturale all’integrazione di minerali, gli alimenti ricchi di magnesio sono i semi di girasole, la crusca, la frutta secca (mandorle, pistacchi, noci, nocciole), il cacao, i latticini, il pesce in generale e i prodotti a base di soia.

Quali sono le vostre esperienze dell’integrazione di magnesio? Avete trovato giovamento in questo tipo di integratore?


http://www.aequilibrium.info/blog/

lunedì 22 giugno 2009

Gli alimenti anticancro

Le alghe
Le loro proprietà sono molteplici e possono rallentare
la crescita delle cellule cancerose
Il pomodoro e i funghi
I pomodori contengono il licopene, un potente antiossidante. I funghi
hanno effetti anticancro grazie ad alcuni polisaccaridi.
Le spezie
Molti le amano, ma pochissimi forse sanno il loro valore medicinale.
I probiotici
È certo che il loro consumo riduca l'efficacia delle sostanze cancerogene.
I frutti di bosco e le arance
I frutti di bosco e le arance sono molto apprezzati e
contengono elementi utili alla salute.
I cavoli e le crucifere
Sebbene non siano verdure di alto gradimento sono una
vera e propria arma anticancro.
Aglio, cipolla e famiglia
Se freschi, aglio e cipolla hanno proprietà anticancro.
La soia
Alimento diffuso soprattutto in Oriente, contiene i fitoestrogeni
che proteggono dai tumori dipendenti dagli ormoni.
Il pesce e i semi di lino
Contiengono gli acidi grassi omega-3 che potrebbero ridurre il
rischio di cancro al seno, al colon e alla prostata.
http://www.sanihelp.it/speciale/anticancro/

rimedi per i crampi

I "Crampi" sono una vera noia ,chi ne soffre sa' cosa vuol dire nel pieno della notte . . . . . .
Dicesi crampo una contrattura transitoria spesso associata a dolore, che interessa un gruppo di muscoli scheletrici (per lo piu’ il Polpaccio) o un organo cavo (Stomaco,Utero) le cui cause possono essere varie, come la stanchezza, il freddo, un fatto tossico.

Questa è la spiegazione molto succinta tratta da una vecchia enciclopedia medica alla parola Crampo.Oggi noi ne sappiamo davvero di più e grazie proprio allo studio di Buteyko sulle conseguenze della iperventilazione, sappiamo che i crampi sono proprio legati alla sindrome da Iperventilazione .

Quando il respiro si fa troppo frequente, e quindi iperventiliamo, anche i nostri scambi ne risentono, avviene così una perdita di quantita’ eccessive e quindi un impoverimento delle riserve di anidride carbonica ( CO2). La CO2 è importantissima affinchè gli scambi con l’ossigeno possano avvenire, e quindi questo impoverimento crea nell’organismo contrazioni a tutti i livelli in special modo nei vasi sanguigni e mancanza di ossigeno nei tessuti.

Cio’ non è che un meccanismo di difesa del nostro organismo per cercare di tamponare questa mancanza..Respirare molto vuol dire anche far lavorare molto i reni e quindi anche perdere grosse quantita’ di minerali.

Quindi anche i crampi,questa contrazione involontaria dolorosa,sono figli di una cattiva respirazione e non solo, infatti possono concorrere alla formazione di crampi carenze nutritive ad esempio la mancanza del Calcio , minerale importantissimo per una contrazione muscolare normale.

Possono esserci anche altri tipi di carenze come ad esempio Magnesio,Acido Pantotenico,Biotina,Tiamina.

.

L’organismo infatti non è che un grande equilibrista che cerca in ogni modo di riequilibrare i vari squilibri che eventualmente si vengono a creare a causa di sbagliati modi di vivere,da cattive abitudini,da ambieti non idonei,da stress prolungati,da cibi non salubri . . . . . .

Sudare troppo e quindi perdere anche tanto Sodio oppure avere spesso diarree contribuisce al formarsi di crampi. Dolore alle articolazioni e ai muscoli puo’ essere anche un sintomo dovuto alla carenza di vitamina C.

Bere molta acqua ogni giorno ,una buona dieta, ricca di minerali e gli esercizi del metodo Buteyko sono la miglior risposta che si possa dare alla Patologia da Crampi.

Un buon consiglio è anche, per i non ipertesi,assumere ogni giorno per almeno una settimana un cucchiaino da te’ di sale fino dell’atlantico,questo sale a differenza del nostro mantiene le sue qualita’ organolettiche intatte grazie al tipo di lavorazione alla quale viene sottoposto.

Sono stati rinvenuti in questo sale ben 92 microelementi utilissimi al reintegro delle nostre riserve minerali e quindi un semplice prodotto dalle grandi possibilita’.

Dedichero’ un futuro intervento specifico al sale in quanto elemento importantissimo per la salute per una creatura ex-marina come è l’essere umano.

Ma torniamo a questi dolorosissimi compagni di cui vorremmo fare a meno,. . . . . . .

Qui di seguito elenchero’ alcuni cibi che sono importanti per comtribuire al miglioramento e la guarigione della patologia da Crampi.

Verdure a foglia verde scura

Latte

Formaggio

Yogurt

Pesce

Broccoli

Prodotti a base di sesamo

Uova
Fegato


Dai crampi quindi si puo’ uscirne definitivamente ed in fretta, basta quindi cominciare da subito a cambiare i nostri stili di vita ed imparare quel meraviglioso ,semplice ed efficace metodo che Buteyko ha inventato per la nostra salute…..

http://guide.supereva.it/metodo_buteyko/interventi/2005/10/227800.shtml

malattie genetiche -lista

Malattia genetica
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Una malattia genetica (o malattia ereditaria) è una patologia la cui causa è insita nel genoma dell'individuo; può essere dovuta alla presenza di uno o più alleli che producono polipeptidi con struttura e funzionalità anomala o alla malregolazione nell'espressione di geni "normali".

La maggior parte delle malattie genetiche sono anche ereditarie, cioè si trasmettono da uno o entrambi i genitori a una parte o alla totalità della prole; in altri casi la malattia genetica può derivare da un eccesso di cromosomi (nelle piante e nei funghi anche da un difetto di cromosomi) , la patologia più nota di questi casi è la Sindrome di Down (trisomia 21); più comunemente si tratta di mutazioni che danno origine alle classiche malattie genetiche che sono caratterizzate da ORF mutate che danno a loro volta origine a proteine modificate, come ad esempio emofilia, beta-talassemia, alfa-talassemia, fibrosi cistica, daltonismo, pseudoermafroditismo e altre 8.000 malattie (solo per gli esseri umani).[senza fonte]

Non tutte le malattie hanno una causa genetica, per esempio le malattie infettive. Per altre malattie può esservi una predisposizione genetica detta anche familiarità; in questi casi si tratta di una anomalia del genoma che non si sviluppa automaticamente nella patologia se non in compresenza di altri fattori scatenanti, come accade ad esempio per la Celiachia o il Lupus eritematoso sistemico che infatti non sono considerate malattie genetiche.

Alcune malattie genetiche sono predestinate a manifestarsi fin dal concepimento, altre solo in età avanzata.

Le malattie genetiche meglio caratterizzate sono quelle relative ad un solo locus e a penetranza completa. Qualora la patologia sia dovuta ad un allele dominante che si esprime in età preriproduttiva è quasi sempre attribuibile ad una mutazione. Particolarmente insidiose sono le patologie dovute ad alleli recessivi, in quanto gli eterozigoti risultano portatori sani. Alcune malattie genetiche che riguardano l'emoglobina (Talassemia, Anemia falciforme...) si trovano in alcune popolazioni in situazione di equilibrio bilanciato, dovuto alla minore suscettibilità dei portatori sani alla malaria.

Esempi di malattie genetiche sono:

Anemia falciforme
Acondroplasia
Amiotrofia spinale
Camptodattilia
Corea Di Huntington
Cromosoma 3,monosomia 3P2
Cromosoma 4 ad anello
Cromosoma 6 ad anello
Cromosoma 9 ad anello
Cromosoma 14 ad anello
Cromosoma 15 ad anello
Cromosoma 18 ad anello
Cromosoma 21 ad anello
Cromosoma 22 ad anello
Deformazione di Sprengel
Distrofia toracica asfissiante ATD
Febbre mediterranea familiare
Fibrosi cistica
Ipercolesterolemia Familiare
Ipocondroplasia
Neurofibromatosi
Porfiria
Sindrome dell'X fragile o Sindrome di Martin Bell
Sindrome di Angelman
Sindrome di Bloom
Sindrome di Cockayne
Sindrome di Cohen
Sindrome di Cri du chat
Sindrome di Down
Sindrome di Engelmann
Sindrome di Klinefelter (47,XXY)
Sindrome di Marfan
Sindrome di Prader-Willi
Sindrome di Turner
Sindrome di XYY
Sindrome ECC
Sindrome fetoalcolica FAS
Talassemia
Triploidia
Trisomia 4p
Trisomia del cromosoma 5p
Trisomia 13
Trisomia 14 a mosaico
Trisomia 18
Trisomia 22 a mosaico
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malattie congenite-lista

A
Anemia aplastica
Anemia di Diamond - Blackfan
Aplasia eritroide pura
Aplasia midollare
C
Cisti (medicina)
Coloboma
E
Epidermolisi bollosa distrofica
Epidermolisi bollosa giunzionale
Epidermolisi bollosa semplice
Eritroblastopenia acuta acquisita
E cont.
Eritroblastopenia congenita
Eritroblastosi fetale
Eritrodermia ittiosiforme congenita
Ermafroditismo
F
Farmacoidiosincrasia
G
Genodermatosi
I
Insufficienza midollare
Intersessualità
Ipercheratosi epidermolitica
Ittiosi X-linked
Ittiosi lamellare
I cont.
Ittiosi volgare
M
Malattia da membrane ialine polmonari
O
Oloprosencefalia
Onfalocele
P
Pseudoermafroditismo
S
Sclerosi tuberosa di Bourneville
Sindrome di Dubowitz
Sindrome di Proteo
Sindrome di Smith-Lemli-Opitz
Spina bifida
X
Xeroderma pigmentoso

nuovo farmaco contro il cancro alla prostata fa miracoli

Prostata: farmaco killer contro il cancro
Ora operabili anche le neoplasie gravi
Tre uomini con neoplasia in stato avanzato hanno avuto risultati talmente brillanti, a detta dei ricercatori capitanati da Eugene Kwon, che ora sarà possibile operarli, nonostante la malattia fosse giunta ad una fase che sbarrava ai tre pazienti le porte della sala operatoria


Roma, 21 giugno 2009 - Speranze da un nuovo farmaco contro il cancro alla prostata testato dai ricercatori della statunitense Mayo Clinic, in Minnesota. Tre uomini con neoplasia in stato avanzato hanno avuto risultati talmente brillanti, a detta dei ricercatori capitanati da Eugene Kwon, che ora sarà possibile operarli, nonostante la malattia fosse giunta ad una fase che sbarrava ai tre pazienti le porte della sala operatoria.


Quando al cancro alla prostata avanza troppo, superando i confini stessi della ghiandola, l’intervento chirurgico diventa una strada che gli addetti ai lavori preferiscono non percorrere. Si passa, in questi casi, alle cure palliative, attendendo che la malattia faccia il suo corso. Nel caso dei tre uomini su cui il farmaco, un anticorpo monoclonale che stimola il sistema immunitario, ha avuto «risultati straordinari», il tumore si è ridotto a tal punto che i tre hanno potuto sottoporsi all’intervento per rimuovere la neoplasia. E il primo trial su 108 pazienti ha mostrato risultati talmente positivi, assicurano i ricercatori, che si è ora deciso di passare a un altro studio su 30 volontari per testare dosi più alte del ritrovato.


Una ricerca che accende speranze, soprattutto considerando che sono ben poche attualmente le terapie che consentono di intervenire sulla malattia in stato avanzato. Il farmaco «rappresenta il Santo Graal della ricerca sul cancro alla prostata -afferma Kwon, usando una metafora leggendaria, sulle pagine dell’Independent- eravamo sulle sue tracce da anni». «Non avevamo mai assistito a nulla di simile prima d’ora -gli fa eco Michael Blute, un chirurgo coinvolto nella ricerca- ho avuto difficoltà, dopo la terapia, a individuare il cancro da rimuovere». Ma sulle pagine della Bbc online, John Neate, chief executive del Prostare Cancer Charity, invita alla prudenza. «Va ricordato -sottolinea- che si tratta di risultati preliminari. Vanno condotti studi su larga scala per vedere se si tratta di esiti replicabili. Se lo fossero - riconosce - non c’è dubbio che avremmo stanato una strada estremamente promettente».

il resto del carlino

domenica 21 giugno 2009

“New Botox” il trattamento laser per vip

il laser chiamato “New Botox”
La dottoressa Clara Rigo, specialista in Dermatologia e Dermatologia Estetica, parla di Fraxel

Ha suscitato entusiasmo tra gli addetti del settore ed è uno dei trattamenti più richiesti dai vip nelle cliniche di New York e Beverly Hills, quello effettuato con il sistema laser Fraxel, definito “New Botox” da una delle riviste più cool di Los Angeles.

Questa tecnologia, nata negli Usa qualche anno fa, ora è impiegata anche nella nostra penisola. Fra i primi a decretarne il successo in Italia, la dottoressa Clara Rigo, specialista a Milano e a Verona in Dermatologia e Dermatologia Estetica, che ha spiegato a Luxgallery le potenzialità di questo trattamento per il ringiovanimento cutaneo e molte altre indicazioni.

Di che cosa si tratta precisamente?
Si tratta di un laser non ablativo, ovvero che non causa croste e abrasioni sulla superficie della cute, ma agisce negli strati più profondi della pelle portando alla produzione di nuovo collagene, con un tempo di recupero post-trattamento molto limitato. Per questo la gente si sottopone volentieri a queste applicazioni. In più non è visibile, così da poter tornare immediatamente alla normale routine quotidiana e permettendo anche di potersi truccare. Questo concetto è molto sentito nell’ottica della medicina e chirurgia estetica di oggi, che vede gli interventi alleggeriti rispetto a un tempo. Questo laser provoca solo un po’ di gonfiore il giorno dopo il trattamento, per la sua azione profonda a livello del derma. È la tecnologia più avanzata di questo tipo e vanta ottimi risultati con tempi di down-time brevi, vista la sua capacità di arrivare in profondità.

Come funziona?
Attraverso il manipolo a fibre ottiche - diverso da quelli a luce pulsata e a radiofrequenza - viene emessa una frequenza che salta i primi strati superficiali della cute e va direttamente nel derma, cioè più in profondità, creando delle minuscole colonne di microcoagulazione termica. Queste zone si trovano accanto ad altre di tessuto completamente indenne. Da queste ultime si attiva quindi una forte replicazione di cellule nuove che, risalendo dal basso, spingono le vecchie cellule usurate verso la superficie, da dove si staccano per microesfoliazione. Proprio il rispetto, durante il trattamento, di alcune zone di tessuto cutaneo che non viene trattato permette alla pelle danneggiata una guarigione molto più rapida che con tutti gli altri sistemi. Le cellule riproducono le nuove fibre collagene dopo circa 20-25 giorni. I primi risultati sono visibili da subito e col tempo si apprezzano ancora meglio. Ci vogliono 3-4 mesi per un buon risultato visibile, che migliora nel tempo a distanza di qualche mese dall'ultimo trattamento. L’ applicazione si effettua una volta al mese circa per 2 o 3 sedute, a seconda dei casi. Viene detto New Botox perché ha un effetto spianante e levigante, inoltre la cute dopo il trattamento risulta più compatta. Non si deve restare a casa dopo le sedute e non si richiedono operazioni impegnative per i pazienti nel post-trattamento. Bisogna solo applicare le creme consigliate. A distanza di un mese circa, a seconda dei casi, ci si può anche esporre al sole sempre rigorosamente con la protezione solare.

Per che cosa è indicato?
Fraxel è indicato per macchie di qualsiasi tipo e tratta anche le lentiggini, cioè quelle macchie più chiare e più difficili da togliere, dando uniformità di colore alla pelle. Serve per appianare le rughe sottili del volto, come quelle che si formano intorno alle labbra e agli occhi, e anche per collo e decolleté. Cura poi le cicatrici da acne, sia lievi sia visibili. Va bene anche per le pelli grasse con pori dilatati, grazie alla sua capacità di rendere la pelle più omogenea e rassodata. Il trattamento è inoltre indicato per completare interventi chirurgici come il lifting. Il sistema, a seconda della problematica, può essere modulato: in modo da agire sia a livello dell’ epidermide subito al di sotto della cute fino ad arrivare al derma profondo.

C’è qualche tipologia di pazienti che ama particolarmente il trattamento?
Per le sue caratteristiche, il sistema è particolarmente gradito a tutte le categorie, ma in particolare agli uomini, che vogliono avere un aspetto più sano e una pelle uniforme senza affrontare trattamenti invasivi. Si tratta di persone che cercano un aspetto curato, per sentirsi a proprio agio nei momenti di socializzazione sia negli appuntamenti di lavoro quotidiani, sia ad esempio ad una cena o ad una serata magari dedicata al ballo.

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siero anticellulite,in nove minuti sparisce la cellulite!



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Cellulite can even plague women who are thin. It is a progressive condition that can get worse over time and especially with age. One of the main causes of cellulite is when your skin stem cells become weakened and lie dormant. The skin has the largest reservoir of stem cells in the human body. After the age of 22, your skin stem cells weaken and become sluggish, regenerating at a much slower pace. As skin regeneration slows, our fat cells become engorged and toxins get trapped creating the embarrassing and unsightly "orange peel" effect on the surface of the skin, also known as cellulite.

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CRAMPI ALLE GAMBE,che fare?

CRAMPI ALLE GAMBE, CONTRATTURE MUSCOLARI

Un crampo alle gambe è determinato da una contrazione involontaria, o spasmo, di un muscolo della gamba o del piede. I crampi si verificano prevalentemente la notte, quando gli arti sono freddi e la circolazione è scarsa, soprattutto dopo una giornata di particolare sforzo fisico, in persone anziane o molto giovani, e persone che soffrono di arteriosclerosi. Si ritiene che questi crampi siano causati da uno squilibrio tra potassio e sodio o calcio e magnesio, nell’organismo. Possono anche essere causati da posizioni innaturali che ostacolano la circolazione del sangue, provocando una contrazione anormale dei muscoli. Le persone che fanno largo uso di diuretici, come gli ipertesi, spesso soffrono di crampi e dovrebbero prendere degli integratori di potasSIO

        Un crampo alle gambe è determinato da una contrazione involontaria, o spasmo, di un muscolo della gamba o del piede. I crampi si verificano prevalentemente la notte, quando gli arti sono freddi e la circolazione è scarsa, soprattutto dopo una giornata di particolare sforzo fisico, in persone anziane o molto giovani, e persone che soffrono di arteriosclerosi. Si ritiene che questi crampi siano causati da uno squilibrio tra potassio e sodio o calcio e magnesio, nell’organismo. Possono anche essere causati da posizioni innaturali che ostacolano la circolazione del sangue, provocando una contrazione anormale dei muscoli. Le persone che fanno largo uso di diuretici, come gli ipertesi, spesso soffrono di crampi e dovrebbero prendere degli integratori di potassio.
Un crampo di solito dura solo pochi secondi o pochi minuti. Per far passare il crampo bisogna bere dei liquidi immediatamente e iniziare a estendere il muscolo contratto. Un crampo durante il movimento può essere un indicatore di problemi circolatori gravi, mentre un crampo in posizione di riposo non è così preoccupante.
Chi soffre di crampi può avere carenze nutritive di vario genere. La più comune è la carenza di calcio, necessario per una contrazione muscolare normale. Può trattarsi anche di carenza di tiamina, acido pantotenico, biotina e magnesio. Qualche volta una perdita di sodio, dovuta a forte sudorazione o diarrea, può causare crampi muscolari. Anche una carenza di vitamina C può causare dolore ai muscoli e alle articolazioni.




        Le sostanze nutritive possono essere d’aiuto. Bisognerebbe aumentare l’assunzione di calcio e di vitamina D, necessaria per l’assorbimento del calcio. La vitamina E (300 UI) e i bioflavonoidi sono efficaci per i crampi notturni.
Sebbene e difficile prevenirli, la cura per i crampi alle gambe dovrebbe includere una dieta appropriata contenente quantità sufficienti dei seguenti alimenti: verdure a foglia verde scuro, latte, formaggio, yogurt, pesce in scatola, fegato, tuorlo d’uovo, broccoli e prodotti a base di sesamo.
Si possono avere crampi dovuti a stiramento e contusione muscolare con dolore e rigidità. Di solito sono causati da un colpo o uno stiramento forzato della gamba nel corso di un’attività sportiva. Un riscaldamento di 15 minuti prima dell’allenamento aiuterà a prevenire i crampi. Dopo una contrattura muscolare è necessaria una dieta ricca di proteine per ricostruire i tessuti danneggiati. L’esercizio fisico regolare aiuta a prevenire i crampi (vedi Esercizio aerobico nella Parte II).
Le erbe consigliate sono il ginkgo, il dong quai, la larrea divaricata, il chinino, l’equiseto, la silice, lo zafferano, l’estratto di bacche di sambuco, l’alfalfa, il kelp e la clorofilla. L’omeopatia raccomanda Cuprum metallicum 6C.


SOSTANZE NUTRITIVE CHE POSSONO ESSERE EFFICACI NELLA CURA DEI CRAMPI ALLE GAMBE:


OrganiSostanzaQuantità*
MuscoliComplesso B100 mg al dì
Vitamina B1Dosi abbondanti, secondo le dosi prescritte
Vitamina B2Dosi abbondanti, secondo le dosi prescritte
Biotina
Acido pantotenico100 mg al dì
Lecitina1-2 cucchiai con i pasti
Vitamina A25.000 UI al dì
Vitamina C3000 mg nel corso della giornata
Vitamina D300 UI al dì
Vitamina E300-1000 UI al dì; aumentare le dosi lentamente
Calcio chelato1500 mg al dì
Fosforo
Magnesio800 mg e più al dì
Potassio1000 mg al dì
SiliceSecondo le dosi prescritte
Sodio
Coenzima Q10100 mg al dì
Proteine
Acidi grassi insaturi





sabato 20 giugno 2009

Nuove possibilità nella diagnosi e cura della degenerazione maculare

Bloccare una proteina per ridurre la crescita anormale dei vasi sanguigni


Nuove prospettive per una corretta diagnosi e possibilità di cura per la degenerazione maculare. Le scoperte sono state fatte da ricercatori americani dell’Università del Nord Carolina in collaborazione con l’Università del Kentucky.
Gli scienziati della Chapel Hill School of Medicine hanno dimostrato che bloccando l’attività di una proteina detta CCR3, si può ridurre la crescita anormale dei vasi sanguigni, causa della degenerazione maculare.

Questo tipo di patologia colpisce la zona centrale della retina, detta macula, di cui ne altera le funzioni. Si sviluppa progressivamente e può portare alla perdita della vista. Colpisce circa il 20% della popolazione anziana, di cui viene detta DMLE se legata all'età o senile (AMD).

Inoltre, suggeriscono i ricercatori, bersagliare questa nuova proteina può essere un più sicuro e più efficace trattamento per la malattia di quello attuale che agisce su una proteina chiamata fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF).
Le osservazioni finora condotte su modelli animali hanno dato buoni risultati e il fatto di poter agire tempestivamente, bloccando questa proteina, offre la possibilità di evitare danni strutturali alla retina e preservare la vista, ha dichiarato la dr.ssa Mary Elizabeth Hartnett professore di oftalmologia della Facoltà di Medicina dell’UNC.
L’obiettivo è quello di produrre farmaci mirati per agire sulla proteina CCR3 in modo da offrire una nuova cura a tutti quei pazienti che non rispondono agli attuali trattamenti, concludono i ricercartori.
Lo studio è stato pubblicato nella versione online della rivista "Nature".
(lm&sdp)

Individuate le possibili cause genetiche del neuroblastoma dei bambini

Secondo i ricercatori del Children's Hospital di Filadelfia (Usa) sarebbe un tratto mancante di Dna su un cromosoma coinvolto nello sviluppo del sistema nervoso a poter spiegare perché alcuni bambini sono predisposti verso un tipo di tumore mortale detto neuroblastoma.
Il neuroblastoma è un tipo di patologia che è la maggiore causa di morte per cancro nei bambini.

Secondo il dr. John Maris che ha guidato la ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista "Nature", questo è il primo studio a dimostrare che una ripetizione o cancellazione della sequenza genetica, in contrapposizione agli "errori ortografici" nelle quattro lettere del codice genetico, influenza il rischio di cancro.
Lo scienziato sottolinea come numerosi studi abbiano dimostrato che le mutazioni genetiche ereditarie, dette polimorfismi, del singolo nucleotide (SNP) hanno un importante ruolo nel possibile sviluppo del cancro. Le differenze avvengono da una variazione anche di una sola lettera nel codice genetico.
Queste variazioni, anche se fanno parte del meccanismo evolutivo, spiega Maris, possono essere coinvolte nella possibile predisposizione allo sviluppo della malattia.

Ora, il team di ricercatori ha individuato un nuovo gene (NBPF23) che sarebbe implicato nel rischio di neuroblastoma e che farebbe parte di una famiglia già precedentemente associata al cancro.
Nello studio, gli scienziati hanno scansionato il codice genetico di 846 bambini con neuroblastoma bianco e 803 bambini apparentemente sani e hanno scoperto che i bambini che a cui è scomparso un tratto di codice genetico sul cromosoma 1 - che è particolarmente importante per lo sviluppo dei nervi - sono predisposti a sviluppare il cancro.
Ora, la speranza è quella di poter arrivare a condurre terapie più mirate ed efficaci nel trattamento del neuroblastoma.
(lm&sdp)

dimagrire:calcola quante calorie bruci

http://www.focus.it/Salute/multimedia/Quante_calorie_bruci.aspx

lettini solari vietati agli under 18:ecco perchè

È in continua crescita, soprattutto tra i giovani, il ricorso ai lettini solari per ottenere in poco tempo un’abbronzatura invidiabile. Si moltiplicano però anche gli allarmi sui rischi che questa pratica può avere per la salute. L’ultimo in ordine di tempo viene dall’Inghilterra, dove gli esperti del Committee on Medical Aspects of Radiation in the Environment hanno chiesto al Governo di proibire l’uso dei lettini solari ai minori di diciotto anni e di rendere più serrato il controllo sui centri che offrono servizi di questo tipo. Da tempo si discute molto sui rischi per la nostra salute derivanti dall'eccessiva esposizione alla radiazione ultravioletta solare e/o artificiale e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l'esposizione ai raggi ultravioletti dei lettini solari come modalità probabilmente cancerogena. Pressanti anche gli inviti a proteggersi dall’aggressività dei raggi solari e delle radiazioni artificiali lanciati negli ultimi anni dalle società scientifiche dermatologiche. D’altra parte, la maggior parte dell'esposizione ai raggi solari già avviene prima dei 18 anni. Ed è per questo che evitare il sole durante l'infanzia e l’adolescenza ha un impatto importante sulla riduzione del rischio. Tanto più importante, dunque, non sommare ai rischi derivanti dall’esposizione solare anche quelli da lettino UV. Numerosi studi recenti hanno infatti messo in evidenza un legame diretto tra ricorso ai lettini solari e melanoma cutaneo. L’incidenza del melanoma è triplicata negli ultimi 50 anni nei Paesi scandinavi, mentre è raddoppiata negli Stati Uniti, e per quanto riguarda l’Inghilterra tre quarti dei giovani tra i 16 e i 24 anni pare abbiano un rischio maggiore di sviluppare questa forma di cancro rispetto agli adulti, soprattutto a causa della “mania” che hanno nei confronti dell’abbronzatura: lampade, lettini e bagni di sole non adeguatamente protetti da creme con filtri solari sono i principali responsabili. Solo alcuni Paesi si sono dati una regolamentazione efficace, limitando la proporzione massima di raggi UVB (i più pericolosi) a 1,5 per cento (vale a dire, pari ad un’intensità analoga a quella degli ultravioletti già cancerogeni emessi dal sole). In California, in compenso, l’entrata ai saloni di bellezza dove si tengono lettini solari è già vietata da tempo ai minori di 18 anni. L’auspicio degli esperti britannici è dunque che questo divieto possa entrare in vigore anche in tutti i Paesi europei e che la legislazione in materia venga resa più rigorosa, impedendo ad esempio l’utilizzo dei lettini senza una supervisione. Fonte: Committee on Medical Aspects of Radiation (Comare)

tullio di carlo

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