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venerdì 31 luglio 2009

pillola abortiva:si ma solo negli ospedali,ma la chiesa dice no.

SÌ ALLA PILLOLA ABORTIVA
MA SOLO NEGLI OSPEDALI
IL VATICANO: "SCOMUNICA"
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Via libera a maggioranza dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) alla pillola abortiva Ru 486. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha infatti approvato l'immissione in commercio del farmaco in Italia. La pillola abortiva è già commercializzata in vari paesi. La pillola abortiva Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Lo ha spiegato al termine della lunga riunione del Consiglio di amministrazione dell'Agenzia del farmaco, Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell'Emilia Romagna e componente del Cda. Nelle disposizioni, ha aggiunto Bissoni, c'è un «richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all'utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco - ha aggiunto - entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana». Entro questo termine, infatti, le complicanze per l'uso del farmaco sono sovrapponibili a quelle dell'aborto chirurgico, ha concluso l'assessore.

IL NO DELLA CHIESA La pillola abortiva Ru486 è un «veleno letale, non un farmaco»: è come l'aborto chirurgico, quindi un «peccato, un delitto» che comporta la «scomunica» della chiesa per chi la usa, la prescrive o partecipa a qualsiasi titolo «all'iter». Il Vaticano torna all'attacco nel giorno dell'atteso pronunciamento dell'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) sulla Ru486. Il Cda dell'Aifa deve decidere circa l'autorizzazione alla commercializzazione anche in Italia della pillola. Una decisione tutt'altro che scontata ed in serata, dopo una seduta fiume protrattasi per ore, i membri del Cda sono ancora riuniti ad esaminare i dossier relativi al farmaco. Una decisione che qualcuno, alla vigilia, pareva dare per ovvia - alla luce del parere positivo già espresso dal Comitato tecnico-scientifico della stessa Aifa nelle scorse settimane - ma non il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, la quale aveva avvertito che il pronunciamento non sarebbe stato una mera «prassi burocratica». Perchè - anche se la pillola Ru486 è già commercializzatata in molti paesi europei e negli Usa, e l'Oms dal 2005 l'ha inserita nella lista dei farmaci - sulla sicurezza di tale farmaco, ha ribadito Roccella, gravano «lati oscuri, come dimostrano le 29 morti registrate in vari paesi». - LA CONDANNA DEL VATICANO, È DELITTO DA SCOMUNICA: Per voce di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell'Accademia per la vita, il Vaticano auspica «un intervento da parte del governo e dei ministri competenti». Perchè - spiega - non «è un farmaco, ma un veleno letale» che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486 - afferma Mons. Sgreccia - è uguale, come la chiesa dice da tempo, all'aborto chirurgico: un «delitto e peccato in senso morale e giuridico» e quindi comporta la scomunica 'latae sententiaè, ovvero automatica.

ROCCELLA, RISCHIO DI ABORTI IN 'CLANDESTINITÀ LEGALÈ: Il pericolo paventato dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella è che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare ad una «cladestinità legalizzata» degli aborti. Il metodo dell'aborto farmacologico con la Ru486, ha affermato, «intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perchè il momento dell'espulsione non è prevedibile», in una sorta di «clandestinità legale». Infatti, ha aggiunto, «se si facesse una politica di ricovero, ciò sarebbe costosissimo perchè non si può capire fino a quanto tempo deve durare il ricovero stesso». Ed ancora: «Chiaramente - ha sostenuto Roccella - tale uso è promosso da un'organizzazione sanitaria che ha un peso degli aborti nelle strutture pubbliche, e che tende a cercare di liberarsene».

CONSIGLIO SUPERIORE SANITÀ, IN OSPEDALE FINO ABORTO AVVENUTO: Con l'utilizzo dell'aborto farmacologico attraverso la pillola abortiva Ru486, la donna «deve essere trattenuta» in ospedale o altra struttura prevista «fino ad aborto avvenuto». È quanto affermato dal Consiglio superiore di sanità (Css) in due pareri del 2004 e 2005. I pareri del Css, dunque, non prevedono il ricorso al day hospital in caso di aborto farmacologico con la pillola Ru486, come invece effettuato dal 2005 ad oggi in alcuni istituti sulla base di protocolli regionali. Secondo il parere del 2004, infatti, «i rischi connessi all'interruzione farmacologica della gravidanza si possono considerare equivalenti alla interruzione chirurgica solo se l'interruzione di gravidanza avviene in ambito ospedaliero». Tra le motivazioni addotte c'è la «non prevedibilità del momento in cui avviene l'aborto» e il «rispetto della legislazione vigente che prevede che l'aborto avvenga in ambito ospedaliero». Secondo il successivo parere del 2005, «l'associazione di mifepristone e misoprostolo deve essere somministrata in ospedale pubblico o in altra struttura prevista dalla predetta legge e la donna deve essere ivi trattenuta fino ad aborto avvenuto».


mercoledì 29 luglio 2009

prolasso vaginale:terapia .

La terapia del prolasso vaginale
Lo scopo del trattamento chirurgico del prolasso vaginale è quello di migliorare la qualità di vita della donna.

Gli obiettivi della terapia sono essenzialmente quattro:


alleviare la sintomatologia;

ricostruire un’anatomia normale;

ristabilire una normale funzionalità:

garantire un risultato duraturo nel tempo.

Le tecniche chirurgiche tradizionali prevedono la ricostruzione delle strutture tissutali di sostegno degli organi prolassati. Questi tessuti sono però “deboli” per insufficienza di collagene, hanno resistenza variabile, e sono traumatizzati, e dunque ulteriormente indeboliti, dalla dissezione chirurgica necessaria per effettuare l’intervento; a causa di tale deterioramento dei tessuti le tecniche tradizionali per il trattamento del prolasso vaginale presentano un tasso di recidive (il numero di pazienti operate in cui il prolasso torna a manifestarsi dopo l’operazione) piuttosto elevato: nella letteratura scientifica internazionale sono riportate percentuali che variano dal 20% al 30% cioè oltre una donna su quattro sottoposta a tale chirurgia ricostruttiva vede manifestarsi nuovamente il problema.

L’approccio chirurgico tradizionale prevede di norma, nel caso di prolasso dell’utero (con o senza prolasso della vescica e/o del retto) l’effettuazione della colpoistrectomia, l’operazione, cioè, con la quale si procede all’asportazione dell’utero per via vaginale.

Accanto a tali tecniche tradizionali si sono diffuse negli ultimi anni tecniche di nuova generazione che, attraverso l’uso di strumenti tecnologicamente avanzati ed introducendo materiali di sostegno biocompatibili, permettono di ottenere risultati migliori (con percentuali di recidive molto più basse) e di non ricorrere in maniera sistematica alla colpoisterctomia.
Questi interventi prevedono l’utilizzo di protesi (reti) sintetiche al fine di garantire risultati soddisfacenti e duraturi; si sta quindi passando, dunque, da una chirurgia di ricostruzione ad una chirurgia cosiddetta di sostituzione al pari di quanto già osservato nella chirurgia delle ernie addominali dove la riparazione protesica ha pressoché soppiantato la chirurgia tradizionale.

L’intervento di ultima generazione praticato oggi in tutto il mondo è rappresentato dalla tecnica TVM sviluppata in Francia dal Prof. Bernard Jacquetin e dal suo team di collaboratori.

Tale tecnica è indicata per tutte le tipologie di prolasso vaginale sia del comparto anteriore (vescica) che del comparto centrale-posteriore (utero, volta vaginale, retto); l’operazione si esegue in anestesia spinale, peridurale o totale e si basa sull’uso di una rete in prolene - particolare materiale biocompatibile e non riassorbibile - che sostituisce il supporto originario del pavimento pelvico (l’insieme di muscoli e legamenti che serve da sostegno per gli organi pelvici).

La correzione del prolasso del comparto anteriore prevede il posizionamento della rete, senza tensione, attraverso quattro piccole incisioni di circa 4 mm praticate in corrispondenza della zona delle pieghe inguinali.
La correzione del prolasso posteriore necessita di due piccole incisioni, sempre di 4 mm, sui glutei allo scopo di posizionare, senza tensione, la rete.
In caso di prolasso totale (anteriore più posteriore) con o senza prolasso dell’utero si procede, di norma, alla combinazione delle correzioni sopra introdotte e cioè all’effettuazione dell’ intervento correttivo totale che permette di non dover ricorrere all’asportazione dell’utero.
La possibilità di “salvare” l’utero assicura alla donna una serie di vantaggi in quanto l’asportazione di tale organo comporta importanti conseguenze come una menopausa "immediata" con tutti i sintomi ad essa legati: aumento di peso, insonnia, stanchezza, problemi urinari, mal di testa, irritabilità, ansia, palpitazioni, vampate, rapporti sessuali difficili o dolorosi, ma soprattutto problemi psicologici e relazionali legati all’importanza di un organo collegato alla maternità e all’identità femminile.

La tecnica tradizionale utilizzata per la correzione del prolasso totale è la colpoisterectomia associata a plastica vaginale anteriore e posteriore cioè l'asportazione dell'utero per via vaginale con rimozione della parete vaginale anteriore e posteriore in eccesso, ricreando un supporto per la vagina, la vescica ed il retto. I tempi tecnici di tale complessa operazione che si effettua in anestesia generale o spinale, prevedono lo scollamento anteriore della vescica e posteriore del retto e successiva apertura del peritoneo; si procede poi a recidere i vari legamenti che fissano l'utero nella sua posizione, si asporta l'utero e si chiude la vagina. Si esegue poi la plastica vaginale anteriore: si inizia con una colpotomia longitudinale, si scolla lateralmente la vescica e si posizionano dei punti di sutura trasversali nelle strutture fasciali creando un piano di sostegno per la vescica. Il tessuto vaginle in eccesso viene recintato e suturato. Quindi si procede alla plastica vaginale posteriore: si incide la parete vaginale posteriore, si isola il retto e si posizionano dei punti di sutura trasversali nella fascia prerettale; il tessuto vaginle in eccesso viene recintato e suturato.

Al termine dell'intervento si applica un catetere vescicale, che viene rimosso in 6°-7° giornata e la dimissione avviene di solito in 8°-9° giornata.

I rischi degli interventi di correzione di un prolasso uterovaginale sono quelli generici legati agli interventi chirurgici: rischi anestesiologici, emorragici, infettivi, tromboembolici e le lesioni iatrogene. Inoltre vanno considerati, in particolare nei casi in cui vengono effettuati interventi di tipo tradizionale, i rischi tipici degli interventi per prolasso: la recidiva del prolasso, che compare di solito a breve distanza di tempo, quando persistono i fattori che ne hanno determinato l'insorgenza; alterazioni della minzione: permanenza o comparsa dell'incontinenza urinaria; comparsa di fenomeni ostruttivi o di ritenzione urinaria nel caso di ipercorrezione (10-15% dei casi); comparsa di vescica autonoma, legata spesso a denervazione della vescica; disturbi nei rapporti sessuali, in seguito alla perdita dell'abilità vaginale, con conseguente dispareunia.
Tra i trattamenti terapeutici alternativi alla chirurgia proponibili alla donna, per la correzione del prolasso uterino, ricordiamo il pessario vaginale. Si tratta di un anello di gomma, che viene collocato in vagina tra il fornice vaginale posteriore e l'osso pubico per sostenere verso l'alto l'utero. Periodicamente va rimosso per effettuare una terapia antisettica della vagina, al fine di evitare lesioni da decubito ed infezioni vaginali. E' indicato nelle donne anziane, che soffrono di gravi patologie tali da rendere controindicato ogni trattamento chirurgico.

Per la correzione di un prolasso di grado lieve-medio associato ad incontinenza urinaria, in particolare nella donna giovane; l'alternativa all'intervento chirurgico è rappresentata dalla riabilitazione perineale, che comprende la chinesiterapia, il biofeedback e l'elettrostimolazione.
La chinesiterapia perineale consiste in una serie di esercizi di contrazione e rilasciamento dei muscoli del pavimento pelvico, al fine di rinforzare il sistema di sostegno degli organi pelvici.
Il biofeedback perineale: si tratta degli stessi esercizi di contrazione muscolare, compiuti con una sonda vaginale collegata ad un apparecchio, che consente di oggettivare con segnali visivi e sonori l'entità delle contrazioni, aiutando la donna a compierli in modo corretto.
L'elettrostimolazione perineale, infine, è indicata nei casi in cui i muscoli perineali non riescono ad essere contratti volontariamente ed in modo adeguato.

E' in dubbio che la riabilitazione perineale non pretende di risolvere totalmente e durevolmente il problema, tuttavia i risultati riferiti dai vari autori sono soddisfacenti. Inoltre è consigliabile una riabilitazione perineale in ottica di prevenzione nelle donne, che dopo il parto, presentano già i primi disturbi di un prolasso uterovaginale o di un'incontinenza urinaria.
Anche la terapia estrogenica vaginale, mediante creme od ovuli vaginali a base di promestriene, soprattutto per le donne in menopausa, conduce ad un certo beneficio, in particolare per i disturbi minzionali. Inoltre, svolge un ruolo anche nella fase preparatoria e in quella successiva all'intervento chirurgico per migliorare ulteriormente i risultati.
http://www.incontinenzaurinaria.it/it/163/prolasso/ginecologia-e-ostetricia/incontinenza-urinaria/detail_66194_la-terapia-del-prolasso-vaginale.aspx?c1=39&c2=351

martedì 28 luglio 2009

qualche utilissimo consiglio per combattere lo stress

Stress: si batte con la cattiveria
Piccole malefatte che fanno star bene

Tempi duri per i troppo buoni, recita l'adagio, e ora la scienza lo conferma: un pizzico di cattiveria aggiunge sale e pepe alla vita. Naturalmente si tratta di malefatte di piccola dimensione, ma questi peccatucci veniali hanno il grande vantaggio di farci sentire molto meglio, soprattutto se siamo stressati e stanchi. E, anche questo lo si sa, non c'è niente che nuoccia alla salute più dello stress.
Qualche esempio di malefatta salva umore? Più che di cattiverie vere e proprie si tratta di trasgressioni e di strappi alla regola di poco peso specifico, come abbuffarsi di cibo spazzatura in un fast food, abbrutirsi di serial e reality show alla televisione o, fatto un po' più riprovevole, flirtare con la fidanzata di un nostro amico.

Tutte queste azioni hanno in ogni caso un effetto liberatorio, facendoci sentire meno sottoposti a pressione, più giovani e con un addosso un piacevole senso di maligna soddisfazione. Una ricerca australiana, riportata dal Daily Mail, ha analizzato la testimonianza di 1.045 persone, scoprendo che la gran parte di loro si sentiva effettivamente meglio (persino "più felici") nel compiere atti considerati al limite dell'accettabile, insomma nel camminare, come si legge nello studio, sul "wild side", il lato selvaggio, della vita.



Secondo i dati raccolti dalla ricerca, infatti, Il 59% di loro ha dimostrato una notevole riduzione dello stress e il 57% si è detto più felice dopo essersi lasciato andare a una forma di trasgressione. Mentre il 56 per cento ha affermato sentirsi più giovane e il 24 per cento di sentirsi più sano. In particolare una non trascurabile quota del 38 per cento ha affermato di aver bisogno di essere "cattivo" per far fronte alla attuale situazione economica mondiale di squallore e desolazione. Un altro dato curioso emerso dalla ricerca è che quasi la metà degli uomini, per la precisione il 40 per cento, ha dichiarato di essere disposto ad essere "cattivi" per impressionare i membri del sesso opposto. La pensa in questo modo, invece, solo il 29% delle donne.

I signori uomini sono pronti anche a venire a patti con le sacre regole dell'amicizia: il 29% degli intervistati ha dichiarato infatti di "non avere alcun problema" nel flirtare con la fidanzata di un amico, contro l'11% delle donne. L'indagine, condotta da Weight Watchers per studiare l'atteggiamento delle persone rispetto alla "tentazione" di uno snack, ha alla fine stilato una sorta di decalogo delle cose "cattive" che si possono fare per sentirsi meglio. Ecco l'elenco, con la percentuale degli intervistati che ha indicato la trasgressione preferita:


Comprare qualcosa di inutile e costoso (43%)
Saltare il lavoro dandosi malati (39%)
Non pulire la casa (35%);
Utilizzare internet sul posto di lavoro per motivi personali (34%)
Mangiare ad un fast food (28%)
Inventarsi una scusa per non andare in palestra (27%)
Flirtare con il/la partner di un amico (20%)
Saltare di soppiatto una coda (18%)
Parcheggiare dove non si può (14%)
Spendere i risparmi per i bambini (13%)
Guardare un reality show (11%).

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dimagrire con la soia

2 Migliora linea e salute con la soia


La soia: il cibo ideale per un’alimentazione equilibrata
Per avere un’alimentazione equilibrata occorre consumare varietà diverse di proteine, se possibile circa 50% di origine vegetale e 50% di origine animale. In quanto a proteine, la soia è il cibo ideale e permette una vasta scelta tra molte formule: bevande pietanze, dessert, latte.continua
http://obiettivobenessere.tgcom.it/wpmu/2009/07/02/migliora-linea-e-salute-con-la-soia/

consigli per una pelle elastica e luminosa sotto il sole.

Sole e macchie della pelle

Una pelle dal colorito irregolare, con efelidi e macchie color caffelatte, può avere l’aspetto di una pelle… invecchiata. Nella maggior parte dei casi le macchie cutanee sono soltanto un antiestetico problema dermatologico che può manifestarsi già in età giovanile, ma più spesso, dopo i 40 anni, sono il sintomo di una pelle che inizia a perdere vitalità. Le esposizioni al sole possono peggiorare il problema.
continua
http://obiettivobenessere.tgcom.it/wpmu/

venerdì 24 luglio 2009

le mestruazione:sei sicura di sapere proprio tutto?

Che cosa sai delle mestruazioni?



Il ciclo mestruale è un appuntamento mensile che le donne conoscono bene. Tuttavia le mestruazioni possono anticipare, ritardare, scomparire, essere troppo abbondanti o, all’opposto troppo scarse. Tutti queste situazioni potrebbero essere legate a situazioni fisiologiche o essere la spia di problemi più seri. Le domande che seguono possono aiutarti a capire se sei al corrente del significato e delle conseguenze delle irregolarità mestruali.clicca sul link per il test

http://www.testsalute.it/test/mestruazionitest.asp

è estate,approfittiamone per nuotare:ecco i benefici

Lo sport dell'estate? Il nuoto

I XIII Mondiali di Roma 2009 contribuiscono a diffondere la febbre da nuoto.

Esperti e appassionati concordano sul fatto che è sicuramente uno degli sport più completi, adatto a giovani e adulti, proprio perché attiva un gran numero di muscoli, mettendo in moto armonicamente braccia e gambe.

Inoltre, è l’unico sport che può essere praticato abbastanza facilmente anche dagli obesi e dai soggetti in sovrappeso perché l’acqua annulla il peso e fa sentire più leggeri.

Per non parlare degli asmatici: in acqua diminuisce il numero di allergeni volatili, nemici giurati per chi soffre di problemi respiratori.

C’è chi si allena per passione e chi lo fa a livello agonistico, sta di fatto che sono sempre più gli adulti che si avvicinano a questo sport.

Per i bambini è un modo per regolare la crescita psicomotoria e per sviluppare il proprio ‘schema corporeo’ e ha, inoltre, un effetto benefico sulla pressione e sul cuore delle persone più anziane: in acqua si registra una naturale diminuzione della pressione dovuta dalla temperatura generalmente più bassa di quella del corpo.

Naturalmente come tutti gli sport deve essere praticato correttamente e con criterio: attenzione a movimenti falsi e a tuffarsi in acqua troppo rapidamente.

Il rischio è quello di risentirne con crampi e dolori: è sempre bene fare stretching prima e dopo la nuotata ed prestare attenzione ad entrare in acqua dopo un pranzo o una cena troppo ‘pesanti’.

Insomma il nuoto è lo sport dell’estate: fa bene alla salute e aiuta a tenersi in forma. Ed è perfetto per i bambini.

Il presidente della Società Italiana di Pediatria, Giuseppe Mele, ha dichiarato in una intervista che i piccoli conservano ancora la memoria di quanto nuotavano nel liquido amniotico e che i corsi di acquaticità destinati ai piccolissimi servono proprio a conservare intatto il ricordo.

Ma qual’è l’età giusta perché i bambini inizino a nuotare e a sentirsi autonomi in acqua?

Intorno ai due anni e mezzo è di vita è il momento più adatto per avviare i bambini ai primi corsi di nuoto.

Naturalmente senza insistere se il piccolo non si sente a suo agio. C’è sempre tempo per farsi una bella nuotata!

ALTRI CONTENUTI DA CONSULTARE:

Gli sport acquatici
L'otite del nuotatore




Dott. Sergio Lupo
Specialista in Medicina dello Sport
Fondatore e Responsabile del portale "SPORT & MEDICINA"
Dirigente Medico Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del CONI
Se parliamo di attività non agonistica, a bassa intensità e con durata dell'allenamento ridotta, sicuramente il nuoto è uno sport che svolgendosi in acqua può essere praticato anche da chi è, ad esempio, in eccesso di peso o è affetto da patologie osteoarticolari (artrosi, lombalgia, cervicalgia ...).

Migliora l'efficienza del sistema cardiocircolatorio (essendo una attività ad impegno prevalentemente aerobico) e previene le crisi d'asma in chi è affetto da questa patologia; può favorire però le malattie che interessano orecchio, naso e gola e può anche favorire l'insorgenza o il peggioramento di alcuni "vizi
pagine mediche.it

è estate:attenti al sole:opuscolo informativo sul melanoma

per un milione e mezzo di turisti...Home News
Paginemediche.it Oncologia
Estate: un opuscolo sul melanoma per un milione e mezzo di turisti

Sensibilizzare un milione e mezzo di turisti sui rischi di una cattiva esposizione solare.

E’ l’obiettivo raggiunto dall’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI), che ha distribuito in questi giorni un opuscolo informativo sul melanoma sulle spiagge italiane.

L’opuscolo offre consigli su come e quando prendere il sole, sull’uso delle creme protettive, sulla particolare attenzione verso la pelle dei bambini e poi numerose informazioni sui nei e il melanoma e quindi sulla necessità di visite periodiche dal dermatologo.

“A differenza degli altri anni, abbiamo deciso di ‘celebrare’ il Melanoma Day, che ha ottenuto l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica, con una iniziativa lunga tutta una estate con il supporto di Tigivest vacanze -spiega Patrizio Mulas, presidente ADOI- Questa campagna informativa si aggiunge a quella appena conclusa delle visite dermatologiche in barca nei porti più importanti della penisola e ad una di sensibilizzazione sulla protezione solare”.

Negli ultimi anni, per merito di ripetute campagne d’informazione e per una migliorata coscienza sanitaria, il grande pubblico è stato sensibilizzato verso il problema del melanoma cutaneo.

Dagli anni 60 ad oggi, in tutto il mondo, è stato registrato un incremento notevole della frequenza del melanoma.

“I casi di completa guarigione, tuttavia, sono notevolmente aumentati –prosegue Mulas- grazie ad una diagnosi più tempestiva, per mezzo di una informazione più mirata alla popolazione e di un affinamento delle tecniche diagnostiche. L’aspetto più importante della prevenzione del melanoma è legato in sostanza ad alcuni comportamenti individuali: dal controllo periodico dei nevi all’uso ‘intelligente’ dei raggi solari, con la riduzione degli effetti dannosi possibili e la valorizzazione di quelli benefici”.

Il tasso di frequenza del melanoma è in netto aumento in tutto il mondo e si calcola che il melanoma cutaneo è oggi il tumore in più rapido aumento nella razza bianca.

In Italia il tasso di incidenza media è di circa 15 casi su 100mila abitanti. Il rischio di sviluppare un melanoma è legato a fattori genetici ed ambientali.

L’azione carcinogenetica cutanea delle radiazioni solari è ormai ben documentata, soprattutto nelle popolazioni particolarmente predisposte, che presentano in gran parte capelli rossi, occhi azzurri, efelidi, carnagione chiara con scarsa capacità ad abbronzarsi e suscettibilità spiccata alle “scottature” solari (fototipi 1 e 2).

“Il rischio di melanoma è poi particolarmente elevato se l’esposizione eccessiva al sole avviene in età giovanile - conclude Mulas - una prevenzione primaria corretta deve soprattutto evitare le ‘scottature’ solari infantili. Visto il buon esito di questa iniziativa di sensibilizzazione, pensiamo di ripeterla anche in inverno nelle stazioni sciistiche”.

pressione alta:rimedio semplicissimo per abbassarla velocemente

Riducendo drasticamente il sale la pressione scende immediatamente

Se si riducesse la quantità di sale aggiunto agli alimenti assisteremmo ad una drastica riduzione dell’incidenza dell’ipertensione.

Sembra essere questa la conclusione di un gruppo di studiosi dell’Università del Queensland in Australia che ha stimato che una percentuale tra il 10% e il 20% delle persone soffre di ipertensione resistente (una condizione per la quale nonostante si seguano terapie specifiche i valori della pressione restano alti) e che si assiste ad un rapido abbassamento della pressione se si riduce drasticamente la quantità di sale aggiunto ai cibi.

Eduardo Pimenta e il suo team hanno arruolato una dozzina di pazienti con ipertensione resistente che hanno alternato, settimana dopo settimana, una dita ad alto contenuto di sodio (5.7 grammi al giorno) ed una a basso contenuto di sodio (1.15 grammi al giorno), intervallate da due settimane di pausa tra una dieta e l’altra.

All’inizio dell’esperimento i soggetti avevano valori pressori di 145 su 83 e assumevano in media 3.4 farmaci antipertensivi ciascuno.

Lo studio ha concluso che una drastica riduzione della quantità di sodio assunta ogni giorno provoca una diminuzione di 22.7 mmHg della pressione sistolica e di 9.1 mm Hg di quella diastolica.

Pimenta ha dichiarato su Hypertension che queste osservazioni dimostrano che i soggetti con ipertensione resistente sono estremamente sensibili al sodio e che per loro ridurre in maniera netta il sale è di primaria importanza.

Gli esperti hanno commentato questa ricerca ricordando che l’Organizzazione Mondiale della Sanità fissa in 5 grammi la quantità massima di sodio che si deve assumere al giorno, ma che in gran parte del mondo industrializzato si superano largamente i 9 grammi.

D’altra parte è estremamente difficile riuscire a calcolare la quantità di sodio che assumiamo: possiamo limitare l’aggiunta di sale sui cibi, ma non siamo certamente in grado di fare una stima di quanto sodio sia contenuto in cibi già pronti o nei diversi prodotti che usiamo in cucina.

mercoledì 22 luglio 2009

candidosi cos'è e perchè viene

Candidosi


È un'infezione provocata dalla Candida albicans e colpisce solitamente la vagina di circa il 15% delle donne in età fertile e di circa il 30% delle donne con vaginite. La candidosi si instaura a causa della rottura dell'equilibrio vaginale, che provoca una proliferazione anomala della candida, che è già presente all'interno della vagina e che normalmente aiuta a mantenere acido il pH vaginale.

Sono considerati particolari fattori di rischio le terapie con antibiotici, anticoncenzionali o cortisone, la presenza di altre patologie quali immunodeficienza o diabete, la frequentazione di particolari ambienti quali piscine, spiagge oppure luoghi con scarse condizioni igieniche, l'abuso di salvaslip, indumenti stretti o detergenti intimi troppo aggressivi. I tipici sintomi di una candidosi sono bruciore, prurito, arrossamento, aumento delle secrezioni vaginali. La terapia da instaurare si fonda essenzialmente sulla eliminazione dei fattori di rischio e sul trattamento farmacologico locale.

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cefalea cronica dei bambini:per fortuna con gli anni migliora

La cefalea cronica nei bambini tende a migliorare con gli anni

I giovanissimi che fanno i conti con frequenti attacchi di mal di testa non devono temere: con gli anni il problema potrebbe sparire.

Una ricerca condotta presso l’Università National Yang-Ming di Taipei ha, infatti, studiato 122 ragazzini tra i 12 e i 14 anni.

Tutti i teenager soffrivano di cefalea cronica, un disturbo che colpisce circa il 4% della popolazione ed è caratterizzato da crisi di emicrania che durano almeno quattro ore e che si presentano almeno 15 volte al mese per un periodo di tre mesi.

Seguendo i ragazzini per otto anni, i ricercatori guidati da Shuu-Jiun Wang hanno scoperto che il 75% di essi vedeva migliorare i sintomi della cefalea nel giro di due anni, il 60% migliorava già dopo un anno.

Al termine degli otto anni per l’11% dei giovani la cefalea non risultava essere più un problema, mentre la maggior parte dei ragazzi continuava sporadicamente a soffrire di crisi anche se di minore intensità.

Lo studio è stato pubblicato su Neurology.

stress:quando diventa una malattia

Berlusconi, Zappadu: "mie foto fanno paura"
Ammalarsi di stress? Purtroppo è possibile
da 8 ore 51 minuti


Janice Kiecolt-Glaser dell'Ohio State University College of Medicine è una delle maggiori studiose al mondo di psiconeuroimmunologia, una disciplina medica che analizza come lo stress possa avere influenza sul nostro stato di salute. Negli ultimi trent’anni, sostiene la ricercatrice, numerose ricerche hanno dimostrato come lo stress possa danneggiare il sistema immunitario al punto che gli individui particolarmente stressati o depressi mostrano risposte più deboli ai vaccini e vanno incontro a una maggior incidenza di infezioni batteriche.

La risposta infiammatoria dell’organismo agli stimoli potenzialmente dannosi risulta fortemente alterata nei casi di forte stress, afferma la Kiecolt-Glaser. Nei soggetti stressati si manifesta infatti un eccessivo rilascio di citochine (molecole proteiche che regolano la risposta infiammatoria) che, se protratto per lunghi periodi di tempo, può accrescere il rischio di andare incontro a importanti patologie come il diabete di tipo 2, l’artrite, la malattia di Alzheimer e il morbo di Parkinson. Lo stress cronico può inoltre accelerare i processi di invecchiamento dell’organismo conducendo a tutta una serie di disturbi che solitamente si manifestano in età avanzata.

“Per la sua peculiare capacità di comprendere e spiegare in che modo gli eventi stressanti e le emozioni si riflettono sul nostro stato di salute”, conclude Janice Kiecolt-Glaser, “la psicologia assumerà in futuro un ruolo di maggior peso nelle scienze mediche, nella promozione della salute e nelle politiche sanitarie nazionali”. Intervenire sui processi mentali che conducono allo stress rappresenta infatti l’obiettivo principale di molti interventi psicologici, i cui benefici si riflettono spesso sul benessere fisico.

Fonte: Kiecolt-Glaser JK. Psychoneuroimmunology: Psychology's Gateway to the Biomedical Future. Perspectives on Psychological Science 2009; 4(4):367. DOI: 10.1111/j.1745-6924.2009.01139.x

stefano massarelli

Gravidanza gemellare,meglio non ingrassare troppo

Gravidanze gemellari: importante un giusto peso forma
da 7 ore 7 minuti

Pensiero Scientifico" Versione stampabile Un corretto peso forma delle mamme durante una gravidanza gemellare è di fondamentale importanza per un corretto sviluppo dei feti nell'utero materno e per ridurre il rischio di complicanze alla loro nascita. L’Institute of Medicine statunitense ha da poco stilato una serie di raccomandazioni da seguire per le mamme che sono in dolce attesa di due gemelli. Continua a leggere questa notizia
Le donne con un corretto peso forma e alle prese con una gravidanza multipla dovrebbero guadagnare tra i 16 e i 25 chili, afferma l’autrice delle linee guida Barbara Luke, della Michigan State University. Nel caso di donne in sovrappeso l’aumento del peso dovrebbe mantenersi tra i 14 e i 22 chili mentre nel caso di donne obese il margine di aumento dovrebbe invece rimanere tra gli 11 e i 19 chilogrammi.

“Questi margini di aumento di peso corporeo si sono dimostrati associati alla miglior crescita dei feti a livello intrauterino e a un miglior stato di salute delle mamme durante la gravidanza”. Ha dichiarato Barbara Luke, che con i suoi colleghi ha analizzato i dati relativi a 2300 gravidanze gemellari avvenute negli Stati Uniti, creando dei modelli associativi tra il peso corporeo delle madri e l’incidenza di parti prematuri, ritardi nella crescita intrauterina e casi di peso ridotto alla nascita.

Circa il 3% del totale delle gravidanze è costituito da gravidanze gemellari e il 7% di questi neonati non raggiunge il primo anno di vita, conclude Barbara Luke. Seguire le nuove raccomandazioni potrebbe contribuire ad abbassare fortemente il rischio di complicanze e a garantire un miglior stato di salute dei piccoli e della loro madri durante lo stato interessante.

Fonte: Weight-gain Guidelines For Women Pregnant With Twins. Michigan State University; 21 luglio 2009.

stefano massarelli

forame ovale pervio:è meglio chiuderlo?

Chiusura del forame ovale pervio: rischi maggiori dei benefici
Un intervento di chiusura del forame ovale pervio identificato accidentalmente in pazienti sottoposti a chirurgia cardiotoracica potrebbe comportare un aumento del rischio di ictus. Ad affermarlo è una ricerca pubblicata sulla rivista Journal of the American Medical Association. Continua a leggere questa notizia

Il forame ovale pervio è un difetto che interessa circa un quarto degli individui alla nascita e il suo intervento di chiusura è da tempo al centro di un forte dibattito in ambito medico anche a causa delle limitate evidenze scientifiche relative ai benefici e ai rischi legati alla chirurgia, sostiene l’autore principale della ricerca Richard Krasuski della Cleveland Clinic statunitense. Per fornire una valida risposta alla questione, Krasuski e i colleghi hanno preso in esame un campione di 13.092 pazienti sottoposti a intervento di cardiochirurgia e senza una precedente diagnosi di forame ovale pervio. L’ecocardiografia transesofagea perioperatoria ha rivelato la presenza di forame ovale pervio nel 17% dei pazienti e il 28% di essi è stato sottoposto a un intervento di riparazione chirurgica, affermano gli autori. Analizzando gli esiti clinici a lungo termine, i ricercatori hanno verificato che i pazienti sottoposti a intervento di chiusura del forame ovale pervio andavano incontro a un’incidenza di ictus ischemici 2,7 volte superiore rispetto ai pazienti non sottoposti a intervento (2,8% vs 1,2%). Il tasso di sopravvivenza a dieci anni dei due gruppi di pazienti sembrava essere simile, affermano i ricercatori, e ulteriori studi sono necessari ad avvalorare questa ipotesi. “Tuttavia i nostri risultati mostrano che nel caso di pazienti che non hanno sofferto di eventi neurologici in passato, i chirurghi dovrebbero riflettere due volte sulla possibilità di effettuare un intervento di chiusura del forame ovale pervio a causa del potenziale rischio di eventi avversi a lungo termine”, conclude Richard Krasuski.


Fonte: Krasuski RA et al. Prevalence and repair of intraoperatively diagnosed patent foramen ovale and association with perioperative outcomes and long-term survival. JAMA 2009; 302:290-97.

stefano massarelliKrasuski RA et al. Prevalence and repair of intraoperatively diagnosed patent foramen ovale and association with perioperative outcomes and long-term survival. JAMA 2009; 302:290-97.

testamento biologico,polemiche sul ddl

Testamento Biologico: Mons. Fisichella, Sarebbe Autogol Stravolgere Ddl
da 13 minuti


(ASCA) - Roma, 22 lug - Nel passaggio dal Senato alla Camera del ddl sul testamento biologico ''non mi meraviglierebbe affatto che la legge possa essere migliorata. Ma se la legge fosse stravolta, penso che sarebbe un autogol per la maggioranza che l'ha approvata'' a Palazzo Madama. Cosi' monsignor Rino Fisichella, rispondendo ai giornalisti al termine di un incontro sull'ultima Enciclica di Benedetto XVI a proposito del dibattito avviato alla Camera sulla legge sul fine vita. In merito ad alcune dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, monsignor Fisichella si e' chiesto ''dov'e' l'impianto dogmatico del testo? Non lo vedo, bisognerebbe leggere il testo ed avere la pazienza di vedere che cosa la Camera fara' e poi si potra' parlare con cognizione di causa''. Per Fisichella sarebbe ''paradossale'' che nel passaggio del ddl dal Senato alla Camera ''un ramo del Parlamento approva una legge votata a larga maggioranza e la Camera possa stravolgerla''. ''La scienza medica - ha ricordato - ha stabilito che idratazione ed alimentazione non sono una terapia ma un sostegno vitale''. ''Lo dice la scienza - ha aggiunto -, lo ha detto il Comitato nazionale di bioetica in cui non ci sono solo cattolici e quindi non vedo su quali basi un ramo del Parlamento potrebbe dire una cosa diversa in merito ad idratazione e alimentazione''.

Nuova influenza,vaccinazioni per i giovani tra i 7 e i 27 anni.

Nuova influenza, governo valuta vaccinare 15,4 mln di giovani
da 3 ore 31 minuti

Il governo sta pensando di far vaccinare 15,4 milioni di bambini e giovani per proteggerli da un eventuale contagio dalla nuova influenza. Lo ha riferito il ministro del Welfare Maurizio Sacconi rispondendo al question time alla Camera.

"Poiché bambini e giovani sono maggiormente suscettibili a tale infezione, e quindi serbatoi di diffusione della stessa, si sta considerando di vaccinare anche tale fascia di popolazione, 15,4 milioni tra 2 e 27 anni, da gennaio 2010", ha detto Sacconi.

La vaccinazione pandemica, ha confermato il ministro, "sarà offerta prioritariamente al personale sanitario che dovrà assistere i malati e dai soggetti a rischio di complicanze per patologie, per un totale di 8,6 mln di soggetti, entro la fine del 2009".

Un ciclo vaccinale, ha quindi precisato il ministro, "è costituito da due dosi di vaccino e, pertanto verranno acquisite 48 mln di dosi di vaccino pandemico".

Rispetto agli oltre 17.100 casi di nuova influenza riscontrati in Europa, di cui 10.179 in Gran Bretagna, in Italia sono stati registrati 320 casi, di cui solo quattro non provenienti da viaggi all'estero, ha precisato il ministro.

"Un aumento dei casi in Italia è previsto ma questo non desta particolari preoccupazioni", ha aggiunto Sacconi.

martedì 21 luglio 2009

come abbronzarsi rimanendo in città:consigli utili


L'abbronzatura in città
L'estate è arrivata da un pezzo, il caldo impazza e il pallore invernale della nostra pelle è ormai insopportabile: ecco come recuperare la tintarella anche senza andare al mare e come valorizzare la nostra pelle
a cura di Redazione GirlPower
17 luglio 2009
A cura di Emanuela Bacchetta

http://www.girlpower.it/look/beauty/abbronzatura_in_citta.php

giovedì 16 luglio 2009

ipertensione:integratori al cacao e sarà dolce curarsi

Salute: Al Via Studio Su Integratori Al Cacao Contro Ipertensione
da 6 ore
Roma, 16 lug. (Adnkronos Salute) - Cacao contro l'ipertensione? Non un miraggio, ma il suggerimento che arriva da uno studio al via all'università di Colonia (Germania): gli esperti stanno sperimentando l'efficacia di integratori a base della pianta con cui viene fatto il cioccolato per dilatare i vasi sanguigni e prevenire il disturbo.

Il team di ricercatori - riporta il 'Daily Mail' - ha arruolato 48 volontari fra uomini e donne con problemi di pressione alta. Alle 'cavie' umane sarà somministrata una singola capsula contenente 1.000 mg di polifenoli del cacao, potenti sostanze antiossidanti che si trovano naturalmente nei semi della pianta. Gli scienziati verificheranno poi l'effetto della pillola, che si pensa possa agire con ottimi risultati aumentando i livelli di ossido nitrico nel sangue, con l'effetto di dilatare le arterie.

martedì 14 luglio 2009

l'orzaiolo:cos'è?diagnosi,cura,complicanze

Orzaiolo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.






L'orzaiolo è un'infiammazione acuta delle ghiandole sebacee alla base delle ciglia.

L'orzaiolo può formarsi esteriormente alla palpebra quando colpisce una ghiandola di Zeis o interiormente alla palpebra quando colpisce una ghiandola di Meibomio.

Indice [nascondi]
1 Patogenesi
1.1 Complicanze
2 Clinica
2.1 Segni e sintomi
2.2 Diagnosi differenziale
3 Trattamento
3.1 Farmacologico
4 Prevenzione
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni



Patogenesi [modifica]
È generalmente causato da una infezione batterica da stafilococco. Questa infiammazione può anche verificarsi in presenza di una blefarite.


Complicanze [modifica]
Quando il dotto escretore della ghiandola di Meibomio si ostruisce completamente l'orzaiolo può cronicizzare ed evolvere in calazio.


Clinica [modifica]

Segni e sintomi [modifica]
L'orzaiolo si presenta come un rigonfiamento nella palpebra, spesso si accompagna a dolore o fastidio come se ci fosse un corpo estraneo nell'occhio.


Diagnosi differenziale [modifica]
Generalmente il medico può diagnosticare un orzaiolo semplicemente guardandolo. Va comunque distinto da uno xantelasma, un papilloma o una cisti (come ad esempio il calazio).


Trattamento [modifica]
Non cercare mai di strizzare un orzaiolo, in quanto si rischia di propagare l'infezione; occorre lasciare che si risolva spontaneamente. Impacchi tiepidi di camomilla possono favorire il drenaggio del dotto escretore. Se l'orzaiolo cronicizza va trattato come un calazio.


Farmacologico [modifica]
In presenza di orzaioli ricorrenti si può trattare la palpebra con pomate a base di antibiotici (per esempio eritromicina) appositamente preparate per uso oftalmico.


Prevenzione [modifica]
La normale pulizia dell'occhio aiuta a prevenire l'orzaiolo; occorre comunque sempre avere le mani pulite prima di toccarsi gli occhi. In soggetti predisposti, occorre rimuovere con attenzione gli eccessi di sebo dalle ciglia, ad esempio pulendole con shampoo per bambini; ciò aiuta a mantenere puliti i dotti escretori delle ghiandole.

lunedì 13 luglio 2009

antidolorifici:una bella parolaccia al bisogno è un'ottimo aiuto contro il dolore

Salute: Lo Studio, Parolacce Antidolorifico Naturale
da 1 ora 1 minuto



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Roma, 13 lug. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Le parolacce? Un antidolorifico naturale. Pronunciarle, infatti, ci aiuterebbe a tollerare meglio il dolore. A rivelarlo e' uno studio della britannica Keele University, pubblicato su NeuroReport. Richard Stephens, a capo dell'insolita ricerca, ha tratto spunto da una vicenda personale: una martellata sul dito mentre era intento a costruire una casetta nel proprio giardino. Imprecare, dedusse al momento dell'incidente, lo aveva aiutato a superare la sofferenza o cosi' gli era parso. Da qui l'idea di arruolare 64 volontari e sottoporli a una prova di dolore: immergere la mano in un secchio di acqua ghiacciata, e tenerla li' a bagno il piu' a lungo possibile.

martedì 7 luglio 2009

tumori:uno spray al tè verde contro il cancro della pelle

Tumori: Scienziati Usa Testano Spray Al Te' Verde Contro Melanoma
da 51 minuti

Versione stampabile

Roma, 7 lug. (Adnkronos Salute) - Uno spray a base di tè verde contro il cancro della pelle. E' la novità allo studio negli Usa, all'University Hospitals Case Medical Centre in Cleveland, Ohio, che promette di annullare gli effetti nocivi dei raggi solari, abbassando il rischio di melanoma.

Il prodotto - spiega la ricerca pubblicata su 'Experimental Dermatology' - agisce amplificando le capacità del sistema immunitario cutaneo di combattere i danni provocati dall'esposizione solare e contiene sostanze, i polifenoli, che sono naturalmente 'votati' alla lotta al cancro grazie al loro potere antiossidante. L'innovativo spray è stato testato su una piccola porzione di pelle di 10 volontari, prima di un bagno di sole. Dalle analisi effettuate successivamente è emerso che, grazie al nuovo ritrovato, la cute trattata è più preparata a resistere ai danni cellulari che aprono le porte al tumore.

dimagrire iniziando la giornata con un bicchiere di latte.

Latte a colazione, meno calorie a pranzo

Un bel bicchiere di latte a colazione fa bene alla salute e ci fa star meglio per tutta la giornata.

Una ricerca condotta presso l’Università della Western Australia di Perth ha scoperto, infatti, che chi beve il latte a colazione avrà meno fame a pranzo.

Emma Dove, autrice dello studio, ha spiegato sulle pagine dell’American Journal of Clinical Nutrition, che anche se non è ancora del tutto chiaro per quale ragione, le proteine del latte soddisferebbero maggiormente l’appetito più di quanto non facciano gli zuccheri contenuti nei succhi di frutta.

La ricercatrice australiana ha arruolato 34 persone obese che, a giorni alterni, facevano colazione con toast e marmellata e con un bicchiere di latte o con toast e succo di frutta.

Analizzando il livello di appetito a pranzo, i ricercatori hanno osservato che quando i soggetti facevano colazione con il latte assumevano una quantità di calorie a pranzo inferiore dell’8.5%.

La Dove ha spiegato che già prevedenti studi avevano ipotizzato che le proteine riuscissero a saziare di più dei carboidrati: “la nostra ricerca sembra confermare questa tesi e dimostrerebbe che quando si sta a dieta non è bene eliminare del tutto i latticini, ma preferire quelli a basso contenuto di grassi e il latte scremato”.

http://news.paginemediche.it/it/231/la-mela-del-giorno/nutrizione-e-scienze-dellalimentazione/detail_114656_latte-a-colazione-meno-calorie-a-pranzo.aspx?c1=25

lunedì 6 luglio 2009

come rafforzare l'autostima

Le frasi da manuale fanno bene all'autostima?
da 53 minuti

Pensiero Scientifico" Versione stampabile Gridare tutta la propria forza di fronte a uno specchio, cercando di autoconvincersi del proprio valore e della propria importanza all'interno della società sembra avere conseguenze ambigue sul senso di autostima, accrescendo la sensazione di sicurezza in chi già la possiede in abbondanza e peggiorando il “senso di sé” negli individui più fragili. Lo rivela uno studio apparso sulla rivista Psychological Science. Continua a leggere questa notizia
La volontà di accrescimento della propria autostima ha portato allo sviluppo di un commercio milionario in cui trovano spazio manuali di insegnamento, rimedi "fai da te" e veri e propri corsi per migliorare la sicurezza in se stessi, dichiara l'autrice dello studio Joanne Wood, della University of Waterloo, in Canada.

Per verificare l'efficacia di queste “nozioni” di autostima, Joanne Wood e i colleghi hanno sottoposto un campione di soggetti a un esperimento in cui erano invitati a ripetere a se stessi “io sono una persona amabile” per un buon numero di volte. Misurando il loro stato di umore all'inizio e al termine dello studio, i ricercatori hanno verificato che la strategia di "caricarsi" con questa frase comportava un peggioramento della condizione psicologica negli individui dotati di poca autostima e un miglioramento, anche se appena percettibile, dell'umore nei soggetti più sicuri di se stessi.

Paradossalmente, dichiara Joanne Wood, gli individui con poca autostima tendono a sentirsi meglio quando gli si chiede di focalizzarsi sui pensieri negativi piuttosto che su quelli positivi. Elogiare se stessi comporterebbe infatti la creazione di pensieri contraddittori nella loro mente, con un conseguente peggioramento della condizione del loro umore.

Fonte: Wood JV et al. Positive Self-Statements: Power for Some, Peril for Others. Psychological Science; 21 maggio 2009.

stefano massarelli

sabato 4 luglio 2009

alzheimer,ecco il test per la diagnosi da fare anche da soli o quasi

Prove facili per la memoria da poter fare (quasi) da soli
Alzheimer: nuovo test per la diagnosi
Un questionario che potrebbe essere usato an­che da medici non specialisti o, addirittura, dal paziente stesso
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Il questionario MILANO - Fra i 65 e i 69 anni 13 perso­ne ogni mille sono colpite da demenza. Dopo gli 80 anni di­ventano 122. Solo nella metà dei casi, però, la malattia vie­ne diagnosticata in tempo uti­le per attivare le possibilità d'intervento e di accesso ai ser­vizi che una diagnosi precoce potrebbe offrire. Ma diagnosti­care in tempo questa malattia non è facile: le forme di de­menza sono tante, ognuna con le sue peculiarità e quella di Alzheimer è solo la più nota e una delle più diffuse. In mancanza di un esame strumentale o di laboratorio decisivo per la diagnosi, si so­no sviluppate molte scale neu­ropsicologiche di valutazione, ma nessuna è risultata definiti­va, soprattutto nelle prime fa­si di malattia.

Sull'ultimo nu­mero del British Medical Jour­nal, i ricercatori dell’Adden­brooke's Hospital di Cambrid­ge, diretti dal neurologo Jeremy Brown, propongono un nuovo test, chiamato TYM (acronimo di Test Your Me­mory, cioè 'testa la tua memo­ria'): studiato per ridurre il tempo di esecuzione (5 minu­ti), secondo i neurologi ingle­si, potrebbe essere usato an­che da medici non specialisti o, addirittura, dal paziente stesso. Il 'questionario' propone prove semplici, ma in grado di scandagliare dieci differenti dominii cognitivi — orienta­mento, conoscenza semanti­ca, calcolo, fluenza verbale, si­milarità, denominazione, abili­tà visuospaziali, richiamo mnemonico e capacità di por­tare a termine il test —, con­sentendo di totalizzare un mas­simo di 50 punti. Proprio la semplicità di queste prove ci dice quanto la malattia possa deteriorare le funzioni cogniti­ve. Da 34 anni uno degli stru­menti più usati nella valutazio­ne dell'Alzheimer era la scala MMSE (Mini Mental State Exa­mination), soprattutto per la sua brevità (10 minuti), prati­cità e affidabilità. Il confronto con il TYM era più che sconta­to e il nuovo test si è dimostra­to più sensibile, identificando il 93% dei pazienti rispetto al 53% dell'MMSE. Lo studio di validazione inglese, condotto su 139 pazienti con demenza o con compromissione mnemo­nica lieve e su 540 soggetti di controllo, ha evidenziato in questi ultimi un punteggio me­dio di 47 su 50, mentre i pa­zienti arrivavano a 33 su 50.

Con un punteggio di 42/50 la sensibilità diagnostica del TYM sarebbe del 93%: riesce cioè a 'percepire' il rischio di malattia in 93 casi su 100 e inoltre il particolare tipo di de­menza in 86 casi su 100. Quan­do esclude la malattia (la cosid­detta predittività negativa), il test sbaglia in 1 caso su 100. Lo studio sta però suscitan­do polemiche fra gli addetti ai lavori, per il rischio di falsi po­sitivi se usato da mani inesper­te. «La diagnosi di questa ma­lattia è un processo che richie­de una valutazione multifatto­riale e un lungo periodo di tempo — sottolinea il profes­sor Carlo Caltagirone, diretto­re scientifico dell'IRCCS Santa Lucia di Roma —. Le alterazio­ni cognitive sono diverse da quelle del normale invecchia­mento, ma l'esordio della de­menza è graduale e occorre considerare sempre anche l'educazione di una persona, la sua cultura, l'ambiente in cui vive... Per valutare questi pazienti con un test serve la su­pervisione di un esperto che aiuti a interpretare i risultati. La Società italiana di neurolo­gia per la diagnosi delle de­menze raccomanda da tempo un'ampia verifica, usando le molte scale neuropsicologiche oggi disponibili, da impiegare insieme alle altre risorse — funzionali, strumentali, di la­boratorio, ecc. — indicate nel­le Linee guida».

Il nuovo test promette co­munque di allargare la base dell'allerta diagnostico, arruo­lando anche il medico di base fra quelli che possono fare una diagnosi precoce: secon­do gli autori dello studio, il TYM potrebbe essere sommini­strato dall'infermiera ai pazien­ti già nella sala d'aspetto. «Se avrà un'ampia diffusio­ne potrà essere validato in con­testi clinici diversi e in popola­zioni e culture differenti, co­me è successo per l'MMSE, di cui oggi esiste anche la versio­ne cinese — dice Orso Bugia­ni, primario emerito di neuro­patologia dell’Istituto Besta di Milano —. Fino ad allora è im­portante che ogni medico indi­vidui la scala neuropsicologi­ca che meglio si adatta alla sua professione e la usi per miglio­rare la sua capacità di identifi­care i pazienti nelle fasi iniziali di malattia. Così, avrà acquisi­to un’esperienza che gli per­metterà di usare al meglio il TYM, quando sarà validato an­che nel nostro Paese».

Cesare Peccarisi
28 giugno 2009

sclerosi sistemica progressiva

Un protocollo contro la sclerodermia
Un gruppo di esperti internazionale ha sviluppato nuove raccomandazioni per il trattamento della malattia



(da www.med.umich.edu)
MILANO - E’ una malattia strana, subdola, spesso difficile da riconoscere. E per cui finora gli specialisti non avevano alcuna linea guida. Oggi, finalmente, c’è però un approccio comune condiviso, su cui si sono trovati i più grandi esperti internazionali di sclerosi sistemica progressiva. Niente a che vedere con la sclerosi multipla, che colpisce i nervi e con cui spesso i non addetti ai lavori la confondono. La sclerosi sistemica, o sclerodermia, è caratterizzata da un progressivo ispessimento della pelle (da cui il nome, che in greco significa proprio “pelle dura”) con conseguente perdita di elasticità. Ma questo è soltanto il più superficiale dei sintomi: spesso infatti essa colpisce anche organi interni quali polmoni, cuore, reni, esofago e tratto gastrointestinale. Attualmente non esiste alcuna cura, anche se sono disponibili diversi trattamenti che aiutano ad alleviarne i sintomi.
continua http://www.corriere.it/salute/reumatologia/09_giugno_26/sclerodermia_linee_guida_cdda15e4-6225-11de-8ba1-00144f02aabc.shtml

artrite reumatoide,il tai chi può aiutare molto

Il Tai Chi sconfigge il dolore
Nato come arte marziale, rivisitato come forma di meditazione, il Tai Chi contrasta dolore cronico
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(Contrasto)
MILANO - Una prima segnalazione era già giunta l’anno scorso: l’antica pratica cinese del Tai Chi può aiutare chi soffre di artrite reumatoide. Lo studio però era piccolo, riguardava solo una ventina di malati: non abbastanza per confermare che l’attività, a metà tra la ginnastica dolce e la meditazione, potesse essere davvero efficace. Per cercare altre prove un gruppo di studiosi australiani ha cercato su internet gli studi in cui il Tai Chi era stato considerato come una vera e propria forma di cura, allargando il campo a tutte le forme di dolore muscolo scheletrico cronico. «Anche con questi criteri più ampi abbiamo trovato solo sette ricerche rispondenti alle condizioni che ci eravamo proposti a priori» ha precisato Amanda Hall, del George Institute for International Health dell’Università di Sydney, in Australia: «uno solo che riguardava pazienti con artrite reumatoide, cinque che coinvolgevano persone con artrosi e un ultimo che esaminava l’effetto di questa particolare modalità di attività fisica in individui colpiti da mal di testa cronico».

Il METODO - I ricercatori australiani hanno tenuto conto solo dei lavori in cui l’effetto del Tai Chi, aggiunto alle cure standard, era confrontato con quello ottenuto dalle sole terapie convenzionali su un gruppo di controllo. «La prima difficoltà da un punto di vista scientifico è che manca omogeneità tra i diversi lavori che abbiamo esaminato: i corsi di Tai Chi frequentati dai partecipanti erano di diverso tipo e richiedevano una frequenza variabile da una a tre volte la settimana. Anche la durata dell’osservazione prima di trarre conclusioni sui risultati andava da sei a quindici settimane» prosegue la ricercatrice australiana. «Tuttavia, sebbene anche noi, come già gli autori di precedenti ricerche, abbiamo trovato che l’impostazione metodologica di tutti questi lavori lasciava talvolta un po’ a desiderare, i risultati sono comunque soddisfacenti, anche alla luce del fatto che la pratica del Tai Chi, oltre a essere economica e a portata di tutti, offre altri vantaggi psicologici e sociali, nell’interazione con gli altri, di solito in spazi aperti come parchi e giardini». Quel che conta infatti è che i malati, intervistati prima e dopo il trattamento, hanno dichiarato di averne tratto giovamento: in media dieci punti su una scala da 0 a 100 in termini di dolore e disabilità. Inoltre si sono detti meno tesi e più soddisfatti delle proprie condizioni di salute rispetto a coloro che non avevano fatto la stessa esperienza. Tanto che gli studiosi australiani hanno intrapreso un lavoro analogo per verificare se gli stessi benefici si possono ottenere anche con il mal di schiena.

IL COMMENTO - «Non è difficile crederlo» commenta Maurizio Cutolo, reumatologo dell’Università di Genova e chairman del Comitato di educazione e formazione dell’EULAR, l’European League Against Rheumatism. «I malati reumatici possono trarre beneficio da qualunque forma di movimento purché non sia violento e non sia passivo, cioè non venga imposto alle articolazioni da altri. In questo caso, per esempio per azione di un chiropratico, si possono creare microtraumi di cui al momento non ci si accorge. Anzi, nell’immediato se ne può anche trarre un apparente beneficio ma alla lunga si possono creare danni maggiori. Ogni movimento spontaneo, invece, viene naturalmente controllato dall’organismo nei limiti di ciò che non è dannoso». Vada quindi per il Tai Chi, come per ogni attività fisica dolce, soprattutto se, come questa, oltre che al fisico fa bene anche alla mente.

Roberta Villa

Nuova influenza: Oms, contagio inarrestabile

03 Luglio 2009 20:22 SCIENZE E TECNOLOGIE

CANCUN - Si e' aperto oggi a Cancun il summit degli esperti di tutto il mondo riuniti per discutere dell'epidemia di influenza di tipo A. Secondo l'Oms, il propagarsi del virus, che ha gia' infettato circa 90.000 persone nel mondo, e' "inarrestabile". Lo ha detto il capo dell'organizzazione mondiale della sanita', Margaret Chan. Gran parte dei casi di contagio avviene in forma lieve e spesso i malati si riprendono da soli, anche senza cure. Gran parte delle 400 vittime registrate finora nel mondo erano persone che avevano qualche tipo di malattia, come l'ipertensione o l'obesita', ma in alcuni casi erano giovani perfettamente in salute, che hanno ceduto in breve tempo all'aggressione del virus AH1N1. Mentre crescono i timori di una muova ondata epidemica, da Hong Kong e' arrivata la notizia del terzo caso nel mondo di paziente resistente all'anti-virale Tamiflu, a conferma che il virus sta mutando. Non si capisce pero' perche' il virus AH1N1 sia particolarmente grave quando entra nel sangue di una persona incinta o diabetica. Una delle teorie e' che esistano ceppi diversi dello stesso virus, alcuni dei quali piu' aggressivi. (Agr)

venerdì 3 luglio 2009

dieta per combattere il caldo

LA DIETA RINFRESCANTE
Consigli alimentari per combattere il caldo
DIETA RINFRESCANTE A cura di Barbara Asprea

Per chi vive in città l’arrivo del caldo – complice l’inquinamento ambientale - può rappresentare più un fastidio che un piacere. Tanto che la maggioranza delle persone cercano ormai di rimanere all’aperto il meno possibile, rintanandosi nel freddo, non sempre sano, dei locali climatizzati. Per rinfrescarsi, però, non esistono solo i condizionatori o i ventilatori: anche una corretta alimentazione basata sulla scelta dei cibi più salutari e su alcune semplici regole può aiutare.
La sete ha un centro

In estate aumenta il fabbisogno d’acqua, mentre diminuisce quello di cibo. L’organismo, infatti, consuma più acqua a causa dell’aumento della traspirazione, indispensabile per mantenere costante la temperatura corporea. Per fare un esempio, col salire della temperatura esterna da 24 a 31 gradi, raddoppia la perdita d’acqua attraverso la pelle.
Ma cosa succede quando si ha sete? La voglia di bere è controllata da una ghiandola del cervello, l’ipotalamo, nella quale c’è una piccola area chiamata “centro della sete”, che funziona come un centralino. Da una parte riceve segnali di mancanza d’acqua da parte delle cellule (in particolare le nervose) che cominciano a disidratarsi, o dalle mucose che si seccano, dall’altra invia segnali ad altre parti del cervello che daranno l’ordine di bere, facendo sentire assetati. Una volta a stomaco pieno, dalle pareti di questo partiranno segnali “di sazietà” verso l’ipotalamo, e la sete passerà.
Perciò, senza aspettare di essere assetati è utile bere almeno due litri d’acqua al giorno, sotto forma anche di spremute, tè, tisane, centrifughe. È un luogo comune quello che bere col caldo fa sudare di più: l’acqua in eccesso viene secreta dal rene e non certo dalla pelle. La produzione di sudore serve invece a rinfrescare.

A tavola con leggerezza

È facile accorgersi che per l’organismo il caldo è uno stress. Per non affaticarlo ulteriormente conviene preferire alimenti digeribili e poco calorici: evitare perciò cibi grassi, fritti, salse e intingoli vari, preferendo piatti leggeri, cucinati semplicemente (al naturale oppure al vapore, al cartoccio o alla griglia). Tra i cibi di origine animale, sì a pesce, carni magre, ricotta e formaggi freschi. Gli alimenti decisamente salati, non solo salumi e insaccati ma anche formaggi stagionati e cibi conservati, cracker e focacce col sale a vista, andrebbero consumati con parsimonia. Difatti il sodio presente nel sale trattiene i liquidi nel corpo, con l’effetto di gonfiare la pancia. L’azione del sodio è bilanciata dal potassio, minerale contenuto in abbondanza in frutta e verdura (in particolare: kiwi, banane, albicocche, anguria, patate, spinaci, indivia, carciofi), il cui consumo aiuta perciò a ridurre il gonfiore.

Freschezza in tutti i sensi

In estate quando si fa la spesa è meglio seguire la regola del “poco e spesso”: il caldo è infatti nemico della conservazione e tutti i cibi deperiscono prima. Inoltre negli alimenti di origine animale si aggiunge il rischio di contaminazioni batteriche: meglio consumarli entro 24 ore al massimo, per non incorrere in possibili disturbi gastrointestinali.
Tra l’altro, solo con la freschezza si può approfittare appieno di tutte le virtù salutari che la grande varietà di frutta e verdura di stagione garantisce: minerali, vitamine e sostanze antiossidanti. Ogni giorno, è bene consumarne più porzioni (2-3 di frutta e 2-3 di verdura): l’organismo può assorbire solo piccole quantità di vitamine alla volta ed è nutrizionalmente sbagliato concentrare in un’unica razione tutta la frutta o la verdura del giorno.






È consigliabile preparare pietanze fresche anche dal punto di vista delle temperatura. Si può rendere più rinfrescante il menu di tutti i giorni inserendogli un piatto refrigerato come una crema di verdure o di legumi (ad esempio il gazpacho spagnolo), un’insalata di cereali (ad esempio il tabbouleh libanese), oppure un dessert a base di yogurt o un sorbetto alla frutta (meglio se fatto in casa e senza zuccheri aggiunti). Magari bevendoci sopra un infuso rinfrescante come quelli proposti sotto.

Consigli per i più giovani

Se gli adulti soffrono il caldo, i bambini – anche a causa di un sistema di termoregolazione non del tutto sviluppato – ne soffrono ancora di più. Pure per loro, quindi, è importante scegliere cibi leggeri e poco grassi. Oltre a un buon consumo di frutta a verdura, attenzione al bere: i bambini piccoli rischiano più facilmente di disidratarsi perché “si dimenticano” di avere sete: è bene ricordarglielo, offrendogli spesso un sorso d’acqua. Un esempio di menu giornaliero estivo. Nella prima colazione si può sostituire il latte vaccino con alternative fresche e salutari come lo yogurt o il latte di riso o di soia (addizionati di calcio). La frutta fresca non dovrebbe mancare al mattino, si può scegliere tra spremute, frullati, frutta al naturale o in macedonia, e poi una o due fettine di pane e marmellata. Per gli spuntini di metà mattina e pomeriggio, preferire frutta o piccoli panini leggeri: col pomodoro e ricotta, ad esempio. Meglio evitare i classici panini con salumi e insaccati o con formaggi stagionati: cibi decisamente invernali, troppo grassi e salati.
Il pranzo sarà sostanzioso ma non pesante: non devono perciò mancare i carboidrati complessi derivati dalla pastasciutta e da altri cereali, meglio se integrali, quali riso, orzo e così via, conditi con verdure o sughi semplici. Molto pratici sono i piatti freddi unici quali le insalate di pasta o di cereali in chicchi conditi con verdure crude o cotte e con piccole quantità di alimenti proteici di origine vegetale come i legumi (soia, piselli e così via, da consumare preferibilmente 2-3 volte a settimana) oppure animale come uova, formaggi freschi, tonno al naturale.
Infine la cena, più leggera del pranzo. Sarebbe consigliabile abituare i giovani ad aprire il pasto con un piatto a base di rinfrescanti verdure cotte o crude, quali passati o creme ai pomodori, insalate o pinzimoni. Facendolo poi seguire da secondi piatti di pesce o carne, cucinati con pochi grassi e facilmente digeribili. Non si dimentichi che anche una digestione laboriosa è faticosa, e fa sudare di più.

RINFRESCARSI BEVENDO
Ecco le ricette per tre squisiti infusi aromatici adatti per l’estate, dalle capacità rinfrescanti, rimineralizzanti e toniche. Da sorseggiare caldi, tiepidi o anche freddi.
Miscela digestiva
Melissa 30, Finocchio 30, Anice 30, Liquirizia 10. Di colore giallo e dall’aroma gradevolmente speziato, un infuso ideale da bere dopo i pasti, al posto del caffè.
Miscela mediterranea
Menta 25, Basilico 25, Santoreggia 20, Equiseto 20, Aneto semi 10. Di colore ambrato, dal sapore molto fresco, dissetante, un infuso decisamente tonico, ma non eccitante. Qualche foglia di menta fresca lo rende ancora più rinfrescante.
Miscela profumata
Karkadè, Verbena odorosa, Arancia scorze dolci, in parti uguali. Di colore rosso, unisce l’azione rimineralizzante del karkadè a un intenso aroma, aspro e dolce allo stesso tempo. L’aggiunta di frutta lo arricchisce di note più dolci.

Per prepararne più tazze: versare un cucchiaio in un litro di acqua bollente. Per una tazza: un cucchiaino in un quarto di litro d’acqua. Spegnere il fuoco e lasciare in infusione per cinque minuti. Filtrare e berne più tazze al giorno, aggiungendo a piacere del miele o della frutta a pezzi. È possibile preparare l’infuso al mattino per tutto il giorno, si può anche refrigerare in frigo o al momento con del ghiaccio.

DIETA RINFRESCANTE

http://www.benessere.com/dietetica/arg00/dieta_rinfrescante.htm

come combattere il caldo,consigli e suggerimenti.

Consigli e suggerimenti per sopravvivere all'afa e alla calura.

In casa
Evitare, se possibile, di uscire di casa nelle ore più calde della giornata (dalle 12 alle 17), soprattutto con bambini piccoli e anziani.
Indossare indumenti non aderenti, di cotone, lino o fibre naturali che lascino traspirare la pelle.
Dormire indossando biancheria di cotone che lasci il corpo scoperto il più possibile, evitando tuttavia le correnti d'aria.
Bere molta acqua e mangiare frutta fresca. Meglio evitare le bevande alcoliche, gassate, zuccherate o troppo fredde. Gli anziani dovrebbero bere, anche se non ne sentono il bisogno, perché sono più esposti al rischio di disidratazione.
Se si dispone di un condizionatore, oltre ad una regolare manutenzione dei filtri, si raccomanda di evitare di regolare la temperatura a livelli molto più bassi rispetto a quella esterna: una temperatura di 25-27 gradi garantisce un buon confort senza creare problemi di sbalzi termici eccessivi.

In auto
Dopo avere parcheggiato l'auto al sole, prima di ripartire lasciare aperti gli sportelli e mantenere i finestrini aperti per abbassare la temperatura interna. Riguardo l'uso del condizionatore, seguire le stesse indicazioni valide per quelli domestici. Non lasciare mai nessuno, neanche per periodi brevi, sull'auto parcheggiata al sole. Attenzione anche ai seggiolini di sicurezza per i bambini, che potrebbero surriscaldarsi.
Se ci si deve mettere in viaggio con l'auto è bene evitare le ore più calde della giornata, informandosi prima di partire sulle condizioni del traffico per evitare lunghe code sotto il sole. Portare sempre con sè dell'acqua. Prima di fermarsi sarebbe opportuno regolare il condizionatore dell'auto in modo che la temperatura sia al massimo di 5 gradi inferiore a quella esterna. Durante le soste evitare di consumare il pasto di fretta e soprattutto evitare l'assunzione di bevande alcoliche.

Se si soffre di?.
Ipertensione: per chi è in terapia con farmaci antipertensivi, con il caldo ed un regime alimentare differente la pressione arteriosa potrebbe abbassarsi e rendere necessario un aggiustamento della terapia. La pressione va dunque controllata in modo regolare e in caso di valori più bassi del solito si raccomanda di contattare il proprio medico.
Malattie cardiache: si utilizzano spesso farmaci in grado di dilatare i vasi sanguigni. Se si manifestano disturbi come mal di testa, nausea, capogiri e gambe gonfie è necessario rivolgersi al medico per un controllo della terapia. In ogni caso è bene cambiare ogni giorno la sede di applicazione del cerotto per minimizzare i rischi di irritazione locale.
Bronchite cronica: è consigliabile bere molto per facilitare l'idratazione del muco, seguendo un'alimentazione soprattutto a base di frutta e verdura.
Problemi di circolazione: chi soffre di patologie venose, può presentare un peggioramento a causa del caldo. E' utile perciò rinfrescarsi spesso le gambe, evitare di stare per troppo tempo seduti o fermi in piedi (specie sulla sabbia bollente o sull'asfalto). Quando possibile sollevare per un po' le gambe all'altezza del cuore. In spiaggia evitare di esporre al sole le zone affette da varici.
Bibliografia

Federazione Italiana Medici di Medicina Generale del Lazio Consigli per combattere il caldo.

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Data di redazione Giugno 2003.
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http://www.saninforma.it/Sezione.jsp?idSezione=5661&idSezioneRif=760

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