di L.L.P. - cultura@stpauls.it
IL LIBRO DELLA SETTIMANA
COME CINZIA, MADRE-CORAGGIO
HA LOTTATO PER IL SUO MICHELE
In uno struggente libro-diario, la Galimi rievoca le paure e insieme le speranze per il bambino, gravemente malato, che portava in grembo.
Quando si tratta di lottare per i figli, le donne hanno una forza incredibile. Come dimostra Cinzia Galimi in Lettera a Michele, un libro-diario in cui, nei panni della signora Modici, racconta la battaglia per la vita, combattuta e vinta dal suo secondogenito: «È una storia autobiografica. L’ho scritta per me stessa e per tutte le donne». Seguendo il flusso dei ricordi, l’autrice rivive le ansie affrontate insieme al marito quando ha scoperto che il bimbo che aspettava era affetto da una grave patologia. «All’inizio ho avuto uno choc. Ero terrorizzata al pensiero che il mio corpo fungesse da bara a mio figlio», dice. La diagnosi è stata una liberazione: «Aveva un’ernia diaframmatica, una sorta di buco nell’addome che "risucchia" gli organi inferiori», spiega. «Ma finché Michele era in utero non avrebbe corso rischi. Così ho raccolto tutte le forze e ho iniziato a sperare e a lottare per lui». Sapendo che «non c’erano chance: l’opzione era vita o morte».
A 24 ore dalla nascita, l’operazione: «L’infermiera è stata pietosa, è uscita e siamo rimasti noi tre soli, ho preso dell’acqua, ti ho fatto il segno della croce sulla fronte e ti ho battezzato», scrive. «Non sapevo se l’avrei rivisto e volevo che avesse un nome». Oggi Michele è un bambino vivace e pieno di vita. Con una scrittura semplice e diretta, Galimi dà voce alle madri-coraggio conosciute in ospedale: «Il dolore ci accomuna. In terapia intensiva ogni minuto è un’ora, ogni ora un giorno, ogni giorno un mese. Non sai se uscirai e come uscirai».
L.L.P.
LETTERA A MICHELE
di Cinzia Galimi,
Nutrimenti, pp. 76, € 9,00
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lunedì 31 agosto 2009
domenica 30 agosto 2009
come depilare perfettamente l'inguine
La depilazione e il "ricamo" trasgressivo
Niente di peggio che infilare il bikini e accorgersi che l'inguine non è completamente liscio. Un inconveniente che si può evitare provando, prima della partenza, il costume più ridotto che si possiede. E depilandosi di conseguenza. «Per quanto riguarda la tecnica, quella più duratura è la ceretta. Però, data la delicatezza della zona, fa innegabilmente un po' male» dice il dermatologo Antonino Di Pietro. «E poi, bisogna scegliere un prodotto arricchito di sostanze emollienti, per limitare l'irritazione, e si deve avere una buona manualità, altrimenti si possono formare dei brufoletti». La prima mossa per evitare irritazioni è disinfettare la cute con un prodotto non alcolico, così si eliminano i batteri che potrebbero infettare i follicoli. Poi, con le forbicine, si accorciano i peli fino ad arrivare a mezzo centimetro circa di lunghezza (l'operazione serve anche per delimitare bene l'area). Quindi si passa sulla parte un velo di talco, in modo che la cera si attacchi più al pelo e meno alla pelle, così lo strappo sarà meno doloroso. La striscia si applica in diagonale, perché di solito i peli crescono in questa direzione. «Subito dopo lo strappo, è utile passare un batuffolo di cotone imbevuto di olio di mandorle dolci, che ha proprietà addolcenti ed elimina i residui di cera» consiglia il dermatologo.http://www.donnamoderna.com CERCA ANCHE QUI
Niente di peggio che infilare il bikini e accorgersi che l'inguine non è completamente liscio. Un inconveniente che si può evitare provando, prima della partenza, il costume più ridotto che si possiede. E depilandosi di conseguenza. «Per quanto riguarda la tecnica, quella più duratura è la ceretta. Però, data la delicatezza della zona, fa innegabilmente un po' male» dice il dermatologo Antonino Di Pietro. «E poi, bisogna scegliere un prodotto arricchito di sostanze emollienti, per limitare l'irritazione, e si deve avere una buona manualità, altrimenti si possono formare dei brufoletti». La prima mossa per evitare irritazioni è disinfettare la cute con un prodotto non alcolico, così si eliminano i batteri che potrebbero infettare i follicoli. Poi, con le forbicine, si accorciano i peli fino ad arrivare a mezzo centimetro circa di lunghezza (l'operazione serve anche per delimitare bene l'area). Quindi si passa sulla parte un velo di talco, in modo che la cera si attacchi più al pelo e meno alla pelle, così lo strappo sarà meno doloroso. La striscia si applica in diagonale, perché di solito i peli crescono in questa direzione. «Subito dopo lo strappo, è utile passare un batuffolo di cotone imbevuto di olio di mandorle dolci, che ha proprietà addolcenti ed elimina i residui di cera» consiglia il dermatologo.http://www.donnamoderna.com CERCA ANCHE QUI
orecchio tappato dal cerume:perchè si forma?che fare?
-orecchio tappato dal cerume:perchè si forma?che fare?
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Tappi di cerume
Sommario
Un tappo nelle orecchie puó causare lievi problemi di udito.
Come rimuoverlo senza peggiorare la situazione
Descrizione
I tappi di cerume si formano nell'orecchio esterno, cioé nella parte visibile formata:
- dal padiglione auricolare, una struttura di cartilagine rivestita da un sottilissimo strato di pelle;
- dal condotto uditivo esterno, un tubo rivestito da uno strato protettivo di cerume prodotto dalle ghiandole ceruminose, che ha la funzione di captare le onde sonore e convogliarle verso la membrana del timpano*.
Si accumula
La formazione dei tappi, nella maggior parte dei casi, é dovuta all'accumulo di cerume, che ristagna all'interno del condotto uditivo (vedere il riquadro qui in alto).
Il cerume é una sostanza molto simile al sebo*, ma con la differenza che:
- la sua consistenza é un po' piú spessa,
- é di colore giallastro.
Tale sostanza é prodotta dalle ghiandole ceruminose, situate lungo il condotto uditivo.
Via le impuritá
Il cerume, allo stesso modo del sebo:
- ha lo scopo di catturare le varie impuritá che si raccolgono nel condotto uditivo;
- serve a proteggere l'orecchio da qualsiasi agente esterno, come corpi estranei oppure insetti;
- ha una funzione emolliente.
La sua peculiare caratteristica di defluire naturalmente verso l'esterno gli permette di eliminare la sporcizia che inevitabilmente penetra nell'orecchio, mantenendo cosí il condotto pulito.
In base a tale caratteristica, la rimozione del cerume puó avvenire in modo agevole, senza ricorrere a pericolose e arbitrarie manovre igieniche all'interno del condotto uditivo.
Acque fredde
Le acque fredde favoriscono la formazione di esostosi, cioé di forme orali benigne costituite da una protuberanza dello stesso. Coloro che praticano nuoto a livello agonistico e i sub che fanno frequenti immersioni in acque dalle basse temperature spesso presentano una o piú esostosi sul periostio* del condotto uditivo.
Tali protuberanze ossee predispongono alla formazione di tappi di cerume.
Infatti, se all'interno di un condotto vi sono due esostosi che impediscono la normale fuoriuscita del cerume, é inevitabile che, con il passare del tempo, il cerume tenda ad addensarsi nello spazio compreso tra le due protuberanze.

Come si manifesta
Spesso passa inosservato, altre volte si fa "sentire" con lievi disturbi, come per esempio:
difficoltá nell'udire bene, sensazione di suoni ovattati, talvolta, ronzii o dolore.
Stiamo parlando del tappo di cerume che si forma nell'orecchio: si tratta di un disturbo quasi mai serio, ma che non deve assolutamente essere sottovalutato o trascurato.
E' piú frequente subito dopo l'estate in seguito ai bagni al mare o in piscina oppure puó essere una conseguenza del raffreddore.
Non appena si avverte la sensazione di chiusura dell'orecchio, é bene rivolgersi a uno specialista in otorinolaringoiatria.
Soltanto il medico, infatti, é in grado di: osservare davvero a fondo l'orecchio, verificare l'eventuale presenza di un tappo, toglierlo con facilitá senza procurare danni all'udito, che invece potrebbero essere causati da chi, imprudentemente, tenta di rimuovere il tappo da solo.
In eccesso
La presenza del cerume nell'orecchio é un elemento importante, ma quando la sua quantitá diventa eccessiva: tende a comprimersi, non riesce a defluire verso l'esterno.
A queste condizioni, é inevitabile la formazione di un tappo.
Predisposti
Ció avviene piú facilmente in persone che presentano:
- un'abbondante produzione di cerume: la formazione del cerume varia da persona a persona, cosí come é soggettiva anche quella del sudore;
- i condotti uditivi particolarmente stretti: essi possono essere piú o meno diritti, stretti o con esostosi (vedere il riquadro qui in alto). Tali caratteristiche impediscono una normale fuoriuscita del cerume;
- disturbi della parte interna del condotto, che, in caso di dermatiti, puó presentare una pelle piú spessa o gonfia e puó tendere a seccarsi, dando origine a desquamazioni.
Queste alterazioni possono costituire un ostacolo al passaggio del cerume e favorire la formazione dei tappi;
- anomalie della masticazione: in alcuni casi, la particolare conformazione della mascella puó provocare una deviazione del condotto uditivo. Questa lieve curvatura puó agevolare l'accumulo di cerume e la conseguente formazione del tappo.
SENTIRE POCO
La formazione di un tappo di cerume provoca, in genere, una riduzione della capacitá di sentire.
Si tratta di quel disturbo che in termini scientifici viene definito "ipoacusia ostruttiva".
Si verifica quando viene compromessa la trasmissione del suono, a causa di particolari alterazioni riguardanti la parte: dell'orecchio esterno, di quello medio.
La persona, dunque, per continuare a sentire, deve aumentare gli stimoli sonori e, dunque, alzare il volume della televisione e della radio e chiedere a chi le sta accanto di parlare a voce piú alta.
Questo disturbo puó portare alla sorditá solo in rarissimi casi.
Fastidio
Nella maggior parte dei casi, la presenza di un tappo all'interno del condotto uditivo non dá disturbi. Alcune volte, quando il tappo é molto grosso e chiude quasi completamente il condotto, si possono avvertire i seguenti fastidi: suoni ovattati, fischi, sensazione di pressione e di peso all'orecchio, dolore intenso, ma soltanto nei casi piú seri.
Quando il condotto é quasi completamente ostruito, si puó verificare un'ipoacusia, cioé una riduzione della capacitá uditiva che corrisponde a una perdita dell'udito (in alcuni casi, raggiunge il 30 per cento).
In genere, sono i toni bassi a non essere piú percepiti: cio' avviene in tutte le ipoacusie di tipo trasmissivo.
Colpa dell'acqua
Spesso, la perdita di udito viene scatenata: dai primi bagni al mare, da un semplice bagno nella vasca oppure da una doccia.
Infatti, l'acqua che entra nell'orecchio puó determinare un rigonfiamento improvviso del volume del tappo. Il cerume, infatti, é idroscopico, ossia assorbe acqua e, gonfiandosi, puó ostacolare il passaggio dei suoni e provocare difficoltá di udito.
In ogni caso, si tratta soltanto di una riduzione temporanea della capacitá di sentire o di un fastidio espresso attraverso la sensazione di suoni ovattati. Tale problema, peró, non degenera mai in una sorditá totale.
Talvolta, si possono avvertire fischi (rumori provocati dal disturbo e chiamati "acufeni") e, nei casi piú seri, si puó accusare: un dolore intenso, come se fosse un'otite*, un senso di pressione o di peso sul timpano.

Terapia
Togliere il tappo
Questi disturbi possono essere risolti attraverso la semplice rimozione del tappo di cerume, che permette l'immediata scomparsa di tutti i sintomi. E' importante, peró, che l'asportazione o l'estrazione sia effettuata da laringoiatra.Per togliere un tappo di cerume il medico si puó avvalere di una delle tre tecniche vale a dire: il lavaggio, l'estrazione a uncino, l'aspirazione.
Tutte e tre queste manovre sono completamente indolori.
Vengono eseguite dall'otorino che, guardando a occhio nudo e con l'ausilio dello specchio di Clar (vedere il riquadro in basso), interviene direttamente sull'orecchio.
Gli attrezzi del mestiere
Il medico puó verificare lo stato di salute del condotto uditivo e della membrana timpanica attraverso un controllo chiamato "otoscopia". La visi prevede l'utilizzo di speciali strumenti, come per esempio:
- lo specchio di Clar, uno strumento che il medico pone sulla fronte, sostenuto da un laccio che gira intorno alla testa. Lo specchio é di forma parabolica e ha davanti una lampadina che irradia luce in tutte le direzioni.
I suoi raggi, rimbalzando sullo specchio, vengono riflessi in un unico punto, dove, grazie alla massima concentrazione di luminositá, si ha la visione ottimale,
- l'uncino, cioé uno strumento simile a un normale uncinetto con una punta a gancio molto sottile, che serve per ancorare il tappo e per estrarlo dal condotto uditivo,
- lo speculum, uno strumento a forma di piccolo imbuto (dalle varie dimensioni), che viene inserito nel condotto uditivo per facilitare l'estrazione del tappo con l'uncino
Il lavaggio
La tecnica piú usata per rimuovere il tappo consiste in un lavaggio che viene eseguito con un apposito strumento, chiamato "schizzettone".
Grazie a questo attrezzo, il medico puó spruzzare un po' d'acqua contro le pareti del condotto e consentire ad essa di:
- penetrare fino in fondo,
- raggiungere il tappo,
- spingerlo verso l'esterno.
Generalmente, si utilizza soltanto acqua tiepida, anche perché, se la membrana del timpano é integra, non si corre alcun rischio di infezione.
Non é necessario, pertanto, ricorrere ad alcun disinfettante.
Soltanto nel caso in cui il medico rilevi la presenza di un'infiammazione nel condotto uditivo, si puó aggiungere all'acqua un blando disinfettante.
Questa tecnica non provoca dolore e viene scelta dal medico se l'orecchio é sano, altrimenti é meglio ricorrere all'estrazione.
L'estrazione
In alcuni casi, il lavaggio viene sconsigliato perché non é possibile introdurre acqua nell'orecchio.
I liquidi inseriti con forza potrebbero, infatti, provocare dolore, soprattutto se sono in corso otiti:
- acute,
- croniche.
Nei casi di timpano perforato, invece, si cerca di evitare che l'acqua penetri nell'orecchio medio, formato dal timpano, da tre ossicini (martello, incudine, staffa) e dalla tuba di Eustachio (una sorta di condotto che si apre quando si sbadiglia o si deglutisce).
In alternativa, il medico ricorre a un'estrazione manuale del tappo, servendosi di uno strumento a forma di uncino.
Per questo piccolo intervento, é indispensabile che l'otorino abbia una mano perfettamente ferma, in modo da:
- introdurre con precisione l'uncino nell'orecchio,
- afferrare il tappo,
- estrarlo,
- evitare piccole lesioni al condotto.
L'aspirazione
Infine, é possibile aspirare il tappo per mezzo di una cannula collegata a una macchina aspiratrice. Si ricorre a questa tecnica specialmente quando:
- il cerume é molle,
- si é in presenza di fattori che non consentono l'uso dell'acqua.
Se il tappo é troppo duro o se le pareti del condotto sono troppo strette, é possibile che il medico si avvalga di composti oleosi o di farmaci, allo scopo di ammorbidirlo.
Anche l'impiego di olio di oliva oppure il ricorso a speciali gocce sono in grado di facilitare la rimozione del tappo prima del lavaggio o dell'estrazione. Una volta rimosso il tappo, non é necessario alcun trattamento o farmaco, a meno che il medico non riscontri complicazioni o eventuali malattie.
Consigli
PROTEGGERSI DAL RUMORE
Chi lavora in ambienti in cui l'inquinamento acustico é molto elevato o é esposto a rumori assordanti, in genere utilizza tappi protettivi (in cera o in gomma piuma).
Per quanto queste protezioni siano efficaci contro il rumore e, dunque, siano utili, talvolta possono facilitare la formazione di tappi di cerume.
Infatti, spesso vengono spinti nell'orecchio troppo in profonditá. E' inevitabile che ció:
- non permetta al cerume di defluire,
- lo renda sempre piú compatto.
Per evitare la formazione di ristagni di cerume, é necessario che i tappi vengano introdotti soltanto nella parte piú esterna del condotto uditivo.
Dal momento che non sono da escludere eventuali infezioni, é opportuno:
- cambiarli periodicamente (ogni 15-20 giorni);
- lavarli quotidianamente (se sono in gomma piuma);
- conservarli in una scatola chiusa.
Indirizzi
Nel caso in cui si sospetti di avere un tappo alle orecchie, é necessario rivolgersi al proprio medico curante, che suggerirá una visita specialistica.
Essa puó essere eseguita da un otorinolaringoiatra privato o presso gli ambulatori degli ospedali.
Note
Come fare da soli
Per non improvvisarsi "specialisti dell'orecchio" é opportuno seguire queste semplici regole.
I bastoncini soltanto nel padiglione
Gli specialisti consigliano di pulire il padiglione auricolare, servendosi di un asciugamano da passare sulla parte piú esterna dell'orecchio. Anche l'uso dei bastoncini con il cotone dovrebbe limitarsi alla parte esterna. Se si usano per quella interna, é opportuno non spingerli troppo nel condotto uditivo per non comprimere ulteriormente il cerume.
Evitare operazioni casalinghe
Evitare qualsiasi manovra all'interno del condotto, come lavaggi fai da-te o tentativi di autoestrazione. Infatti, non avendo la possibilitá di vedere perfettamente di quale tipo di corpo estraneo si tratta, é bene lasciare allo specialista il compito di osservare e di verificare se si tratta effettivamente di un tappo di cerume.
Attenzione ai coni di cera
Sono in vendita coni di cera che, posti sull'orecchio, vengono accesi come candele. Aspirando aria, riducono la pressione interna all'orecchio e permettono l'aspirazione del tappo. La difficoltá di chi li adopera é capire quando il tappo é stato aspirato. Il rischio é che la cera cada nel condotto uditivo e si aggiunga al tappo, peggiorando la situazione.
http://www.medicinaoltre.com/patologie/patologie_dettaglio.lasso?id=627
Tappi di cerume
Sommario
Un tappo nelle orecchie puó causare lievi problemi di udito.
Come rimuoverlo senza peggiorare la situazione
Descrizione
I tappi di cerume si formano nell'orecchio esterno, cioé nella parte visibile formata:
- dal padiglione auricolare, una struttura di cartilagine rivestita da un sottilissimo strato di pelle;
- dal condotto uditivo esterno, un tubo rivestito da uno strato protettivo di cerume prodotto dalle ghiandole ceruminose, che ha la funzione di captare le onde sonore e convogliarle verso la membrana del timpano*.
Si accumula
La formazione dei tappi, nella maggior parte dei casi, é dovuta all'accumulo di cerume, che ristagna all'interno del condotto uditivo (vedere il riquadro qui in alto).
Il cerume é una sostanza molto simile al sebo*, ma con la differenza che:
- la sua consistenza é un po' piú spessa,
- é di colore giallastro.
Tale sostanza é prodotta dalle ghiandole ceruminose, situate lungo il condotto uditivo.
Via le impuritá
Il cerume, allo stesso modo del sebo:
- ha lo scopo di catturare le varie impuritá che si raccolgono nel condotto uditivo;
- serve a proteggere l'orecchio da qualsiasi agente esterno, come corpi estranei oppure insetti;
- ha una funzione emolliente.
La sua peculiare caratteristica di defluire naturalmente verso l'esterno gli permette di eliminare la sporcizia che inevitabilmente penetra nell'orecchio, mantenendo cosí il condotto pulito.
In base a tale caratteristica, la rimozione del cerume puó avvenire in modo agevole, senza ricorrere a pericolose e arbitrarie manovre igieniche all'interno del condotto uditivo.
Acque fredde
Le acque fredde favoriscono la formazione di esostosi, cioé di forme orali benigne costituite da una protuberanza dello stesso. Coloro che praticano nuoto a livello agonistico e i sub che fanno frequenti immersioni in acque dalle basse temperature spesso presentano una o piú esostosi sul periostio* del condotto uditivo.
Tali protuberanze ossee predispongono alla formazione di tappi di cerume.
Infatti, se all'interno di un condotto vi sono due esostosi che impediscono la normale fuoriuscita del cerume, é inevitabile che, con il passare del tempo, il cerume tenda ad addensarsi nello spazio compreso tra le due protuberanze.
Come si manifesta
Spesso passa inosservato, altre volte si fa "sentire" con lievi disturbi, come per esempio:
difficoltá nell'udire bene, sensazione di suoni ovattati, talvolta, ronzii o dolore.
Stiamo parlando del tappo di cerume che si forma nell'orecchio: si tratta di un disturbo quasi mai serio, ma che non deve assolutamente essere sottovalutato o trascurato.
E' piú frequente subito dopo l'estate in seguito ai bagni al mare o in piscina oppure puó essere una conseguenza del raffreddore.
Non appena si avverte la sensazione di chiusura dell'orecchio, é bene rivolgersi a uno specialista in otorinolaringoiatria.
Soltanto il medico, infatti, é in grado di: osservare davvero a fondo l'orecchio, verificare l'eventuale presenza di un tappo, toglierlo con facilitá senza procurare danni all'udito, che invece potrebbero essere causati da chi, imprudentemente, tenta di rimuovere il tappo da solo.
In eccesso
La presenza del cerume nell'orecchio é un elemento importante, ma quando la sua quantitá diventa eccessiva: tende a comprimersi, non riesce a defluire verso l'esterno.
A queste condizioni, é inevitabile la formazione di un tappo.
Predisposti
Ció avviene piú facilmente in persone che presentano:
- un'abbondante produzione di cerume: la formazione del cerume varia da persona a persona, cosí come é soggettiva anche quella del sudore;
- i condotti uditivi particolarmente stretti: essi possono essere piú o meno diritti, stretti o con esostosi (vedere il riquadro qui in alto). Tali caratteristiche impediscono una normale fuoriuscita del cerume;
- disturbi della parte interna del condotto, che, in caso di dermatiti, puó presentare una pelle piú spessa o gonfia e puó tendere a seccarsi, dando origine a desquamazioni.
Queste alterazioni possono costituire un ostacolo al passaggio del cerume e favorire la formazione dei tappi;
- anomalie della masticazione: in alcuni casi, la particolare conformazione della mascella puó provocare una deviazione del condotto uditivo. Questa lieve curvatura puó agevolare l'accumulo di cerume e la conseguente formazione del tappo.
SENTIRE POCO
La formazione di un tappo di cerume provoca, in genere, una riduzione della capacitá di sentire.
Si tratta di quel disturbo che in termini scientifici viene definito "ipoacusia ostruttiva".
Si verifica quando viene compromessa la trasmissione del suono, a causa di particolari alterazioni riguardanti la parte: dell'orecchio esterno, di quello medio.
La persona, dunque, per continuare a sentire, deve aumentare gli stimoli sonori e, dunque, alzare il volume della televisione e della radio e chiedere a chi le sta accanto di parlare a voce piú alta.
Questo disturbo puó portare alla sorditá solo in rarissimi casi.
Fastidio
Nella maggior parte dei casi, la presenza di un tappo all'interno del condotto uditivo non dá disturbi. Alcune volte, quando il tappo é molto grosso e chiude quasi completamente il condotto, si possono avvertire i seguenti fastidi: suoni ovattati, fischi, sensazione di pressione e di peso all'orecchio, dolore intenso, ma soltanto nei casi piú seri.
Quando il condotto é quasi completamente ostruito, si puó verificare un'ipoacusia, cioé una riduzione della capacitá uditiva che corrisponde a una perdita dell'udito (in alcuni casi, raggiunge il 30 per cento).
In genere, sono i toni bassi a non essere piú percepiti: cio' avviene in tutte le ipoacusie di tipo trasmissivo.
Colpa dell'acqua
Spesso, la perdita di udito viene scatenata: dai primi bagni al mare, da un semplice bagno nella vasca oppure da una doccia.
Infatti, l'acqua che entra nell'orecchio puó determinare un rigonfiamento improvviso del volume del tappo. Il cerume, infatti, é idroscopico, ossia assorbe acqua e, gonfiandosi, puó ostacolare il passaggio dei suoni e provocare difficoltá di udito.
In ogni caso, si tratta soltanto di una riduzione temporanea della capacitá di sentire o di un fastidio espresso attraverso la sensazione di suoni ovattati. Tale problema, peró, non degenera mai in una sorditá totale.
Talvolta, si possono avvertire fischi (rumori provocati dal disturbo e chiamati "acufeni") e, nei casi piú seri, si puó accusare: un dolore intenso, come se fosse un'otite*, un senso di pressione o di peso sul timpano.
Terapia
Togliere il tappo
Questi disturbi possono essere risolti attraverso la semplice rimozione del tappo di cerume, che permette l'immediata scomparsa di tutti i sintomi. E' importante, peró, che l'asportazione o l'estrazione sia effettuata da laringoiatra.Per togliere un tappo di cerume il medico si puó avvalere di una delle tre tecniche vale a dire: il lavaggio, l'estrazione a uncino, l'aspirazione.
Tutte e tre queste manovre sono completamente indolori.
Vengono eseguite dall'otorino che, guardando a occhio nudo e con l'ausilio dello specchio di Clar (vedere il riquadro in basso), interviene direttamente sull'orecchio.
Gli attrezzi del mestiere
Il medico puó verificare lo stato di salute del condotto uditivo e della membrana timpanica attraverso un controllo chiamato "otoscopia". La visi prevede l'utilizzo di speciali strumenti, come per esempio:
- lo specchio di Clar, uno strumento che il medico pone sulla fronte, sostenuto da un laccio che gira intorno alla testa. Lo specchio é di forma parabolica e ha davanti una lampadina che irradia luce in tutte le direzioni.
I suoi raggi, rimbalzando sullo specchio, vengono riflessi in un unico punto, dove, grazie alla massima concentrazione di luminositá, si ha la visione ottimale,
- l'uncino, cioé uno strumento simile a un normale uncinetto con una punta a gancio molto sottile, che serve per ancorare il tappo e per estrarlo dal condotto uditivo,
- lo speculum, uno strumento a forma di piccolo imbuto (dalle varie dimensioni), che viene inserito nel condotto uditivo per facilitare l'estrazione del tappo con l'uncino
Il lavaggio
La tecnica piú usata per rimuovere il tappo consiste in un lavaggio che viene eseguito con un apposito strumento, chiamato "schizzettone".
Grazie a questo attrezzo, il medico puó spruzzare un po' d'acqua contro le pareti del condotto e consentire ad essa di:
- penetrare fino in fondo,
- raggiungere il tappo,
- spingerlo verso l'esterno.
Generalmente, si utilizza soltanto acqua tiepida, anche perché, se la membrana del timpano é integra, non si corre alcun rischio di infezione.
Non é necessario, pertanto, ricorrere ad alcun disinfettante.
Soltanto nel caso in cui il medico rilevi la presenza di un'infiammazione nel condotto uditivo, si puó aggiungere all'acqua un blando disinfettante.
Questa tecnica non provoca dolore e viene scelta dal medico se l'orecchio é sano, altrimenti é meglio ricorrere all'estrazione.
L'estrazione
In alcuni casi, il lavaggio viene sconsigliato perché non é possibile introdurre acqua nell'orecchio.
I liquidi inseriti con forza potrebbero, infatti, provocare dolore, soprattutto se sono in corso otiti:
- acute,
- croniche.
Nei casi di timpano perforato, invece, si cerca di evitare che l'acqua penetri nell'orecchio medio, formato dal timpano, da tre ossicini (martello, incudine, staffa) e dalla tuba di Eustachio (una sorta di condotto che si apre quando si sbadiglia o si deglutisce).
In alternativa, il medico ricorre a un'estrazione manuale del tappo, servendosi di uno strumento a forma di uncino.
Per questo piccolo intervento, é indispensabile che l'otorino abbia una mano perfettamente ferma, in modo da:
- introdurre con precisione l'uncino nell'orecchio,
- afferrare il tappo,
- estrarlo,
- evitare piccole lesioni al condotto.
L'aspirazione
Infine, é possibile aspirare il tappo per mezzo di una cannula collegata a una macchina aspiratrice. Si ricorre a questa tecnica specialmente quando:
- il cerume é molle,
- si é in presenza di fattori che non consentono l'uso dell'acqua.
Se il tappo é troppo duro o se le pareti del condotto sono troppo strette, é possibile che il medico si avvalga di composti oleosi o di farmaci, allo scopo di ammorbidirlo.
Anche l'impiego di olio di oliva oppure il ricorso a speciali gocce sono in grado di facilitare la rimozione del tappo prima del lavaggio o dell'estrazione. Una volta rimosso il tappo, non é necessario alcun trattamento o farmaco, a meno che il medico non riscontri complicazioni o eventuali malattie.
Consigli
PROTEGGERSI DAL RUMORE
Chi lavora in ambienti in cui l'inquinamento acustico é molto elevato o é esposto a rumori assordanti, in genere utilizza tappi protettivi (in cera o in gomma piuma).
Per quanto queste protezioni siano efficaci contro il rumore e, dunque, siano utili, talvolta possono facilitare la formazione di tappi di cerume.
Infatti, spesso vengono spinti nell'orecchio troppo in profonditá. E' inevitabile che ció:
- non permetta al cerume di defluire,
- lo renda sempre piú compatto.
Per evitare la formazione di ristagni di cerume, é necessario che i tappi vengano introdotti soltanto nella parte piú esterna del condotto uditivo.
Dal momento che non sono da escludere eventuali infezioni, é opportuno:
- cambiarli periodicamente (ogni 15-20 giorni);
- lavarli quotidianamente (se sono in gomma piuma);
- conservarli in una scatola chiusa.
Indirizzi
Nel caso in cui si sospetti di avere un tappo alle orecchie, é necessario rivolgersi al proprio medico curante, che suggerirá una visita specialistica.
Essa puó essere eseguita da un otorinolaringoiatra privato o presso gli ambulatori degli ospedali.
Note
Come fare da soli
Per non improvvisarsi "specialisti dell'orecchio" é opportuno seguire queste semplici regole.
I bastoncini soltanto nel padiglione
Gli specialisti consigliano di pulire il padiglione auricolare, servendosi di un asciugamano da passare sulla parte piú esterna dell'orecchio. Anche l'uso dei bastoncini con il cotone dovrebbe limitarsi alla parte esterna. Se si usano per quella interna, é opportuno non spingerli troppo nel condotto uditivo per non comprimere ulteriormente il cerume.
Evitare operazioni casalinghe
Evitare qualsiasi manovra all'interno del condotto, come lavaggi fai da-te o tentativi di autoestrazione. Infatti, non avendo la possibilitá di vedere perfettamente di quale tipo di corpo estraneo si tratta, é bene lasciare allo specialista il compito di osservare e di verificare se si tratta effettivamente di un tappo di cerume.
Attenzione ai coni di cera
Sono in vendita coni di cera che, posti sull'orecchio, vengono accesi come candele. Aspirando aria, riducono la pressione interna all'orecchio e permettono l'aspirazione del tappo. La difficoltá di chi li adopera é capire quando il tappo é stato aspirato. Il rischio é che la cera cada nel condotto uditivo e si aggiunga al tappo, peggiorando la situazione.
http://www.medicinaoltre.com/patologie/patologie_dettaglio.lasso?id=627
venerdì 28 agosto 2009
crampi ai polpacci,rimedi mirati a seconda del problema che li ha provocati
Un’estate senza crampi
Quelle dolorose fitte ai polpacci che arrivano puntualmente con il caldo, quest'anno si possono evitare. Con i rimedi dolci
Claudia Bortolato
05/07/2006
Possono venire mentre si nuota oppure durante il sonno. Sono i crampi, quelle dolorose e improvvise morse ai polpacci o ai piedi, così frequenti in estate. Nella maggior parte dei casi si risolvono da soli nel giro di qualche minuto, ma a volte i crampi non mollano la presa e il dolore continua. In questo caso, per prevenirli, le medicine dolci sono un valido aiuto. «Il rimedio di base è l’omeopatico Anti Age Ven, che contiene erbe come la Centella asiatica che aiuta la circolazione: se ne prendono due granuli, tre volte al giorno, per tutta l’estate» dice il dottor Jerome Malzac, medico dell’Associazione italiana di omotossicologia. A questo rimedio si possono abbinare dei massaggi locali con una lozione preparata con alcune gocce di tintura madre di Cupressus e di macerato glicerico di Sorbus domesticus, diluite in un po’ d’acqua: si fanno il mattino e la sera prima di coricarsi, per almeno due mesi. Infine, ci sono rimedi più mirati a seconda del problema che ha scatenato i crampi. Vediamoli insieme al nostro esperto.
Se ti senti le gambe gonfie
Spesso i crampi sono una conseguenza della cattiva circolazione, che provoca ristagni di liquidi. I rimedi giusti sono Lymphomyosot, che favorisce il drenaggio linfatico, e Hamamelis Hommacord, specifico per i problemi circolatori. Se ne prendono dieci gocce di entrambi in poca acqua, 3 volte al giorno per tutta l’estate. È utilissimo anche questo automassaggio cinese per le gambe, da fare per 3 minuti, mattino e sera. Con il pollice, si esegue più volte un lieve sfioramento verticale continuo, iniziando dalla pianta del piede, salendo lungo la parte interna del polpaccio e della coscia e terminando nella zona dell’inguine
Se aspetti un bambino
Senso di pesantezza, gambe gonfie e crampi notturni: sono i sintomi di un rallentamento della circolazione di ritorno, frequentissimo in gravidanza anche per effetto dei cambiamenti ormonali. L’ideale è il rimedio omeopatico Calcarea fluorica 15 CH, che migliora la tonicità delle vene. Se ne prende un tubo dose al mese, insieme a 2 fiale la settimana del complesso oligoterapico Manganese-Cobalto. In più, la sera, prima di andare a letto, è molto efficace massaggiare sulle gambe una pomata a base di Arnica alla quale aggiungere 2-3 gocce del drenante Lymphomyosot. Una cura da continuare per tutta la gravidanza.
Se non bevi abbastanza
Chi d’estate suda molto, magari dopo aver fatto una lunga passeggiata sotto il sole senza essersi adeguatamente idratato,
va incontro a un’intensa perdita di liquidi: così è facile essere sorpresi da un crampo improvviso. Per prevenirlo, l’ideale è prendere l’omeopatico China 9 CH, 5 granuli, 3 volte al giorno, assieme a due granuli tre volte al giorno di Anti Age Vit, che contiene, tra l’altro, Rosa Canina e alcuni sali, i Schuessler, che aiutano ad aumentare l’assorbimento di vitamine e di sali minerali. Chi, invece, tende a sudare molto per costituzione deve seguire la cura per tutta l’estate.
Se hai fatto sport
Soprattutto in vacanza se si fa sport senza le dovute precauzioni (allenamento graduale, riscaldamento muscolare, idratazione adeguata) è facile essere bloccati da un crampo. In questo caso, funzionano gli omeopatici Sarco Lacticum acidum 5 CH, che interviene sulla produzione di acido lattico, Magnesia Phosphorica, che agisce sul tono muscolare, e l’omotossicologico Olympia, che è energizzante e aiuta nell’esercizio fisico: se ne prendono 2 granuli di ognuno prima e dopo l’allenamento. Si può aggiungere anche l’Arnica 5 CH, dieci granuli soltanto prima di iniziare il programma di allenamento.
http://www.donnamoderna.com/starbene/in-forma/_articolo.html;jsessionid=C22473A4521950F9ADD85FA647A02C1B?slugNomePost=un-estate-senza-crampi&slugPathBlog=%2Ffarmibella%2F
Quelle dolorose fitte ai polpacci che arrivano puntualmente con il caldo, quest'anno si possono evitare. Con i rimedi dolci
Claudia Bortolato
05/07/2006
Possono venire mentre si nuota oppure durante il sonno. Sono i crampi, quelle dolorose e improvvise morse ai polpacci o ai piedi, così frequenti in estate. Nella maggior parte dei casi si risolvono da soli nel giro di qualche minuto, ma a volte i crampi non mollano la presa e il dolore continua. In questo caso, per prevenirli, le medicine dolci sono un valido aiuto. «Il rimedio di base è l’omeopatico Anti Age Ven, che contiene erbe come la Centella asiatica che aiuta la circolazione: se ne prendono due granuli, tre volte al giorno, per tutta l’estate» dice il dottor Jerome Malzac, medico dell’Associazione italiana di omotossicologia. A questo rimedio si possono abbinare dei massaggi locali con una lozione preparata con alcune gocce di tintura madre di Cupressus e di macerato glicerico di Sorbus domesticus, diluite in un po’ d’acqua: si fanno il mattino e la sera prima di coricarsi, per almeno due mesi. Infine, ci sono rimedi più mirati a seconda del problema che ha scatenato i crampi. Vediamoli insieme al nostro esperto.
Se ti senti le gambe gonfie
Spesso i crampi sono una conseguenza della cattiva circolazione, che provoca ristagni di liquidi. I rimedi giusti sono Lymphomyosot, che favorisce il drenaggio linfatico, e Hamamelis Hommacord, specifico per i problemi circolatori. Se ne prendono dieci gocce di entrambi in poca acqua, 3 volte al giorno per tutta l’estate. È utilissimo anche questo automassaggio cinese per le gambe, da fare per 3 minuti, mattino e sera. Con il pollice, si esegue più volte un lieve sfioramento verticale continuo, iniziando dalla pianta del piede, salendo lungo la parte interna del polpaccio e della coscia e terminando nella zona dell’inguine
Se aspetti un bambino
Senso di pesantezza, gambe gonfie e crampi notturni: sono i sintomi di un rallentamento della circolazione di ritorno, frequentissimo in gravidanza anche per effetto dei cambiamenti ormonali. L’ideale è il rimedio omeopatico Calcarea fluorica 15 CH, che migliora la tonicità delle vene. Se ne prende un tubo dose al mese, insieme a 2 fiale la settimana del complesso oligoterapico Manganese-Cobalto. In più, la sera, prima di andare a letto, è molto efficace massaggiare sulle gambe una pomata a base di Arnica alla quale aggiungere 2-3 gocce del drenante Lymphomyosot. Una cura da continuare per tutta la gravidanza.
Se non bevi abbastanza
Chi d’estate suda molto, magari dopo aver fatto una lunga passeggiata sotto il sole senza essersi adeguatamente idratato,
va incontro a un’intensa perdita di liquidi: così è facile essere sorpresi da un crampo improvviso. Per prevenirlo, l’ideale è prendere l’omeopatico China 9 CH, 5 granuli, 3 volte al giorno, assieme a due granuli tre volte al giorno di Anti Age Vit, che contiene, tra l’altro, Rosa Canina e alcuni sali, i Schuessler, che aiutano ad aumentare l’assorbimento di vitamine e di sali minerali. Chi, invece, tende a sudare molto per costituzione deve seguire la cura per tutta l’estate.
Se hai fatto sport
Soprattutto in vacanza se si fa sport senza le dovute precauzioni (allenamento graduale, riscaldamento muscolare, idratazione adeguata) è facile essere bloccati da un crampo. In questo caso, funzionano gli omeopatici Sarco Lacticum acidum 5 CH, che interviene sulla produzione di acido lattico, Magnesia Phosphorica, che agisce sul tono muscolare, e l’omotossicologico Olympia, che è energizzante e aiuta nell’esercizio fisico: se ne prendono 2 granuli di ognuno prima e dopo l’allenamento. Si può aggiungere anche l’Arnica 5 CH, dieci granuli soltanto prima di iniziare il programma di allenamento.
http://www.donnamoderna.com/starbene/in-forma/_articolo.html;jsessionid=C22473A4521950F9ADD85FA647A02C1B?slugNomePost=un-estate-senza-crampi&slugPathBlog=%2Ffarmibella%2F
crampi ai polpacci che fare?
Cosa fare contro i crampi ai polpacci
pubblicato: giovedì 06 agosto 2009 da missunderstanding in: Disturbi Muscoli Gambe
Se già soffrite di crampi, con il caldo e le vacanze potreste essere attaccati da improvvisi crampi notturni ai polpacci, e se non ne avete mai sofferto, in estate aumentano comunque le probabilità che abbiate un crampo, perchè si perdono più velocemente liquidi e sali minerali. In caso di crampo, è giusto essere preparati!
continua
http://www.benessereblog.it/post/3375/cosa-fare-contro-i-crampi-ai-polpacci
pubblicato: giovedì 06 agosto 2009 da missunderstanding in: Disturbi Muscoli Gambe
Se già soffrite di crampi, con il caldo e le vacanze potreste essere attaccati da improvvisi crampi notturni ai polpacci, e se non ne avete mai sofferto, in estate aumentano comunque le probabilità che abbiate un crampo, perchè si perdono più velocemente liquidi e sali minerali. In caso di crampo, è giusto essere preparati!
continua
http://www.benessereblog.it/post/3375/cosa-fare-contro-i-crampi-ai-polpacci
giovedì 27 agosto 2009
alzheimer:uno studio con :riconosci i vip
Medicina: Britney Spears e Clooney Per Stanare l'Alzheimer
Roma, 27 ago. (Adnkronos Salute) - Nessun timore: George Clooney e Britney Spears non hanno certo deciso di indossare il camice bianco. Ma personaggi del loro calibro possono fornire un aiuto prezioso per stanare precocemente l'Alzheimer. E' quanto sostengono i ricercatori della Cleveland Clinic che hanno messo a punto un'insolita tecnica per diagnosticare la malattia mangia-memoria ancor prima che insorgano i primi sintomi. Un passaggio fondamentale, a ben guardare, poiché consentirebbe di combattere la patologia neurodegenerativa prima che inizi a produrre danni irreversibili per il cervello.
La ricerca, che ha guadagnato le pagine della rivista 'Neurology', è stata realizzata su 69 persone sane tra i 65 e gli 85 anni d'età, divisi in tre gruppi a seconda della possibilità, per motivi genetici o ereditari, di sviluppare o meno la malattia. Ed è qui che entrano in gioco i volti noti del mondo dello spettacolo. Secondo gli studiosi, infatti, le persone che rischiano di dover fare i conti con l'Alzheimer attivano aree cerebrali differenti quando viene chiesto loro di riconoscere un vip. E le divergenze rispetto alle persone non a rischio possono essere stanate 'fotografando' il loro cervello con la risonanza magnetica.
Ai volontari sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori statunitensi è stato chiesto di riconoscere personaggi del calibro di Albert Einstein, Marilyn Monroe, George Clooney e Britney Spears. Da qui la conferma di quanto ipotizzato dagli studiosi. Una possibilità per prendere in contropiede l'Alzheimer, ritardandone l'insorgenza e riducendone, si spera, l'incidenza.
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Roma, 27 ago. (Adnkronos Salute) - Nessun timore: George Clooney e Britney Spears non hanno certo deciso di indossare il camice bianco. Ma personaggi del loro calibro possono fornire un aiuto prezioso per stanare precocemente l'Alzheimer. E' quanto sostengono i ricercatori della Cleveland Clinic che hanno messo a punto un'insolita tecnica per diagnosticare la malattia mangia-memoria ancor prima che insorgano i primi sintomi. Un passaggio fondamentale, a ben guardare, poiché consentirebbe di combattere la patologia neurodegenerativa prima che inizi a produrre danni irreversibili per il cervello.
La ricerca, che ha guadagnato le pagine della rivista 'Neurology', è stata realizzata su 69 persone sane tra i 65 e gli 85 anni d'età, divisi in tre gruppi a seconda della possibilità, per motivi genetici o ereditari, di sviluppare o meno la malattia. Ed è qui che entrano in gioco i volti noti del mondo dello spettacolo. Secondo gli studiosi, infatti, le persone che rischiano di dover fare i conti con l'Alzheimer attivano aree cerebrali differenti quando viene chiesto loro di riconoscere un vip. E le divergenze rispetto alle persone non a rischio possono essere stanate 'fotografando' il loro cervello con la risonanza magnetica.
Ai volontari sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori statunitensi è stato chiesto di riconoscere personaggi del calibro di Albert Einstein, Marilyn Monroe, George Clooney e Britney Spears. Da qui la conferma di quanto ipotizzato dagli studiosi. Una possibilità per prendere in contropiede l'Alzheimer, ritardandone l'insorgenza e riducendone, si spera, l'incidenza.
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tabella per conoscere la giusta dimensione del pene

considerando ovviamente che quel che conta in un uomo è ben altro.
http://d.p.forumcommunity.net/?t=25729639
mercoledì 26 agosto 2009
dormire troppo aumenta il rischio di ammalarsi di alzheimer
Salute: Studio, Dormire Troppo Aumenta Rischi Alzheimer
Lun 17 Ago - 15.02
Versione stampabile
Roma, 17 ago. (Adnkronos Salute) - Siete amanti delle lunghe mattinate trascorse a non far altro che dormire? O fanatici del sonnellino pomeridiano per ritemprare il corpo e la mente? Ebbene, sia un sonno lungo più di otto ore che la siesta, soprattutto quando si supera una certa età, possono esporre a un aumento del rischio di Alzheimer, suggeriscono ricercatori dell'ospedale universitario di Madrid sulla rivista 'European Journal of Neurology'.
Gli esperti spagnoli hanno studiato 3.286 persone dai 65 anni in su, indagando sulle loro le abitudini di vita, soprattutto relative alle ore di sonno in un'intera giornata. I volontari sono stati poi seguiti per tre anni e 140 hanno sviluppato demenza senile. Dalle analisi effettuate è emerso dunque che chi è abituato a superare le canoniche otto ore di riposo a notte corre un rischio doppio di ammalarsi di Alzheimer, così come chi non resiste a coricarsi un'oretta dopo pranzo.
Secondo gli studiosi, il dormire troppo può essere sia un segno di malattie neurodegenerative sia un fattore di rischio: "Abbiamo rilevato una forte associazione fra questi due elementi - evidenzia Susanne Sorensen, a capo dell'indagine - anche se la spiegazione non è ancora chiara. Eppure, un sonno eccessivo e l'abitudine di dormire nel pomeriggio sembrano amplificare di molto il pericolo di insorgenza dell'Alzheimer nei successivi tre anni di vita. Ma - precisa - potrebbe anche darsi che la necessità di riposo sia un segnale 'incompreso' di malattia, che poi si sviluppa successivamente. C'è comunque bisogno di ulteriori approfondimenti, proprio perché solo un terzo dei malati riceve una diagnosi precoce e precisa".
Lun 17 Ago - 15.02
Versione stampabile
Roma, 17 ago. (Adnkronos Salute) - Siete amanti delle lunghe mattinate trascorse a non far altro che dormire? O fanatici del sonnellino pomeridiano per ritemprare il corpo e la mente? Ebbene, sia un sonno lungo più di otto ore che la siesta, soprattutto quando si supera una certa età, possono esporre a un aumento del rischio di Alzheimer, suggeriscono ricercatori dell'ospedale universitario di Madrid sulla rivista 'European Journal of Neurology'.
Gli esperti spagnoli hanno studiato 3.286 persone dai 65 anni in su, indagando sulle loro le abitudini di vita, soprattutto relative alle ore di sonno in un'intera giornata. I volontari sono stati poi seguiti per tre anni e 140 hanno sviluppato demenza senile. Dalle analisi effettuate è emerso dunque che chi è abituato a superare le canoniche otto ore di riposo a notte corre un rischio doppio di ammalarsi di Alzheimer, così come chi non resiste a coricarsi un'oretta dopo pranzo.
Secondo gli studiosi, il dormire troppo può essere sia un segno di malattie neurodegenerative sia un fattore di rischio: "Abbiamo rilevato una forte associazione fra questi due elementi - evidenzia Susanne Sorensen, a capo dell'indagine - anche se la spiegazione non è ancora chiara. Eppure, un sonno eccessivo e l'abitudine di dormire nel pomeriggio sembrano amplificare di molto il pericolo di insorgenza dell'Alzheimer nei successivi tre anni di vita. Ma - precisa - potrebbe anche darsi che la necessità di riposo sia un segnale 'incompreso' di malattia, che poi si sviluppa successivamente. C'è comunque bisogno di ulteriori approfondimenti, proprio perché solo un terzo dei malati riceve una diagnosi precoce e precisa".
Tumori:Tamoxifene aumenta rischio cancro secondario al seno
Tumori:Tamoxifene aumenta rischio cancro secondario al seno
da 4 ore 58 minuti
(ANSA) - ROMA, 26 AGO - Le donne che assumono il farmaco antitumorale Tamoxifene sarebbero ad alto rischio di contrarre un altro tipo di cancro piu' aggressivo. I ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Centre di Seattle,hanno rilevato che un trattamento a lungo termine a base di Tamoxifene riduce del 60% il riformarsi di un cancro al seno positivo all'estrogene, ma aumenta del 440% le possibilita' di sviluppare all'altro seno un tumore aggressivo e non sensibile all'ormone.
da 4 ore 58 minuti
(ANSA) - ROMA, 26 AGO - Le donne che assumono il farmaco antitumorale Tamoxifene sarebbero ad alto rischio di contrarre un altro tipo di cancro piu' aggressivo. I ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Centre di Seattle,hanno rilevato che un trattamento a lungo termine a base di Tamoxifene riduce del 60% il riformarsi di un cancro al seno positivo all'estrogene, ma aumenta del 440% le possibilita' di sviluppare all'altro seno un tumore aggressivo e non sensibile all'ormone.
martedì 25 agosto 2009
dolori mestruali,ecco cosa potete fare per alleviarli
http://www.momentaneamente.it
Consigli pratici
Dottoressa Giovanna Testa, Ginecologa
L’approccio terapeutico a una sindrome premestruale di lieve o media entità deve partire dalla rassicurazione che questo non è una spia di difetto ormonale.
Sono da valutare inoltre le abitudini della donna in relazione alla dieta, all’attività fisica e agli impegni quotidiani che sente particolarmente pesanti e su cui si possono suggerire dei cambiamenti utili.
La cosiddetta Self-help therapy consiste nell’adozione di norme dietetiche e di igiene fisica e prevede modificazioni alimentari (da seguire per tutti i giorni del ciclo, ma con particolare attenzione nella fase luteale):
riduzione dell’introito di sale e dell’uso di prodotti conservati tramite salatura (insaccati, formaggi stagionati, prodotti in scatola) insieme ad un maggior apporto di liquidi riduce la ritenzione idrica ed i sintomi ad essa correlati.
riduzione degli zuccheri raffinati ( soprattutto delle bevande zuccherate)
limitazione della caffeina può influire positivamente sulla mastalgia oltre che sull’ansia e i disturbi del sonno
limitazione delle bevande alcoliche
riduzione di grassi di origine animale (latticini, carni rosse) con incremento di oli di origine vegetale.
moderata attività fisica. In particolare può essere di aiuto l’apprendimento di tecniche di rilassamento.
consulenza sulle modalità per modificare o gestire le situazioni maggiormente stressanti nelle relazioni interpersonali o nell’organizzazione dei propri impegni quotidiani.
Alcuni consigli pratici: dormire almeno sette ore per notte, fare movimento fisico quotidiano; ridurre lo stress della vita quotidiana; respirare lentamente e profondamente quando si sente salire la tensione.
Consigli pratici
Dottoressa Giovanna Testa, Ginecologa
L’approccio terapeutico a una sindrome premestruale di lieve o media entità deve partire dalla rassicurazione che questo non è una spia di difetto ormonale.
Sono da valutare inoltre le abitudini della donna in relazione alla dieta, all’attività fisica e agli impegni quotidiani che sente particolarmente pesanti e su cui si possono suggerire dei cambiamenti utili.
La cosiddetta Self-help therapy consiste nell’adozione di norme dietetiche e di igiene fisica e prevede modificazioni alimentari (da seguire per tutti i giorni del ciclo, ma con particolare attenzione nella fase luteale):
riduzione dell’introito di sale e dell’uso di prodotti conservati tramite salatura (insaccati, formaggi stagionati, prodotti in scatola) insieme ad un maggior apporto di liquidi riduce la ritenzione idrica ed i sintomi ad essa correlati.
riduzione degli zuccheri raffinati ( soprattutto delle bevande zuccherate)
limitazione della caffeina può influire positivamente sulla mastalgia oltre che sull’ansia e i disturbi del sonno
limitazione delle bevande alcoliche
riduzione di grassi di origine animale (latticini, carni rosse) con incremento di oli di origine vegetale.
moderata attività fisica. In particolare può essere di aiuto l’apprendimento di tecniche di rilassamento.
consulenza sulle modalità per modificare o gestire le situazioni maggiormente stressanti nelle relazioni interpersonali o nell’organizzazione dei propri impegni quotidiani.
Alcuni consigli pratici: dormire almeno sette ore per notte, fare movimento fisico quotidiano; ridurre lo stress della vita quotidiana; respirare lentamente e profondamente quando si sente salire la tensione.
alleviare il mal di schiena con lo stretching ai fianchi
Lo stretching per i fianchi può alleviare il mal di schiena
Il dolore alla schiena può essere originato da muscoli dei glutei troppo contratti. Noi tutti abbiamo bisogno di fare esercizio per allungare i nostri fianchi, in particolare, le persone che più ne hanno bisogno sono coloro che praticano atletica leggera e quelli che conducono una vita sedentaria.
Il Los Angeles Times propone un esercizio in 2 varianti per sviluppare la flessibilità dei muscoli dei fianchi.
1° variante: mettersi a distanza sul retro di una sedia robusta e stare in equilibrio sulla gamba sinistra. Piegare il ginocchio destro e porre la caviglia destra sulla coscia sinistra (appena al di sopra del ginocchio). Portare le mani in avanti e appoggiarsi alla parte alta dello schienale della sedia. Mantenere la schiena dritta e piegare il ginocchio sinistro. Portare i fianchi indietro fino a quando non si sente l'allungamento del muscolo esterno dell'anca destra. Tenere la posizione per 3 respiri. Rilasciare la gamba e ripetere sull'altro lato.
2° variante: questa variante prevede le mani non sullo schienale, ma sull'asse dove ci si siede. Occorre quidi piegare il ginocchio sinistro un po 'più in profondità, tenere premuto il tuo ginocchio destro e avere il petto più vicino allo stinco destro. Assicurarsi che il collo sia in una posizione neutra e in linea con la colonna vertebrale.
Tenere la posizione per tre respiri e rilasciare lentamente la posizione portando le mani lungo lo schienale. Ripetere sull'altro lato.
Los Angeles Times
http://www.momentaneamente.it
Il dolore alla schiena può essere originato da muscoli dei glutei troppo contratti. Noi tutti abbiamo bisogno di fare esercizio per allungare i nostri fianchi, in particolare, le persone che più ne hanno bisogno sono coloro che praticano atletica leggera e quelli che conducono una vita sedentaria.
Il Los Angeles Times propone un esercizio in 2 varianti per sviluppare la flessibilità dei muscoli dei fianchi.
1° variante: mettersi a distanza sul retro di una sedia robusta e stare in equilibrio sulla gamba sinistra. Piegare il ginocchio destro e porre la caviglia destra sulla coscia sinistra (appena al di sopra del ginocchio). Portare le mani in avanti e appoggiarsi alla parte alta dello schienale della sedia. Mantenere la schiena dritta e piegare il ginocchio sinistro. Portare i fianchi indietro fino a quando non si sente l'allungamento del muscolo esterno dell'anca destra. Tenere la posizione per 3 respiri. Rilasciare la gamba e ripetere sull'altro lato.
2° variante: questa variante prevede le mani non sullo schienale, ma sull'asse dove ci si siede. Occorre quidi piegare il ginocchio sinistro un po 'più in profondità, tenere premuto il tuo ginocchio destro e avere il petto più vicino allo stinco destro. Assicurarsi che il collo sia in una posizione neutra e in linea con la colonna vertebrale.
Tenere la posizione per tre respiri e rilasciare lentamente la posizione portando le mani lungo lo schienale. Ripetere sull'altro lato.
Los Angeles Times
http://www.momentaneamente.it
strappi muscolari:quando avvengono,come prevenirli,come curarli
MOMENTANEAMENTE Gli strappi muscolari
Dottor Paolo De Giorgis, Ortopedico
Del tutto particolare è il dolore causato da stiramenti, distrazioni e lesioni muscolari. Tutti questi eventi patologici colpiscono la fibra muscolare (la struttura elementare del muscolo), quello che cambia è la gravità dell’affezione data dal numero di fibre interessate: per lesione intendiamo interruzione completa di un certo numero di gruppi di fibre muscolari, meno grave è la distrazione con poche fibre interessate e lo stiramento con lo sfilacciamento delle fibre stesse.
Quando avvengono?
Gli strappi muscolari avvengono il più delle volte in occasione di attività sportive, le lesioni a seguito di traumi maggiori come distorsioni e contusioni dirette ai muscoli, gli stiramenti e le distrazioni anche a seguito di gesti atletici forzati, non eseguiti correttamente molte volte nei cosiddetti “sportivi della domenica” senza una adeguata preparazione.
Come prevenirli?
Prevenzione vuol dire soprattutto non improvvisare. Una buona preparazione atletica ed una buona conoscenza del gesto sportivo dovrebbero precedere sempre ogni attività ginnica specialmente se amatoriale. Ricordiamoci che la maggior frequenza di traumatismi muscolari – tendinei – articolari colpisce i maschi dai 30 ai 40 anni in su in sport come il calcetto ed il tennis, considerati a torto poco rischiosi.
È molto importante perciò scegliere bene l’attività fisica che si vuole praticare, che il nostro fisico sia adatto a quel tipo di sport senza seguire solo le mode del momento ed imparare da un buon istruttore e personal trainer i tempi ed i modi giusti per intraprendere quello sport.
Come curare gli strappi muscolari?
Per prima cosa gli strappi muscolari non vanno mai sottovalutati; se malauguratamente incappiamo in uno strappo muscolare dobbiamo fermarci subito, mettere a riposo il segmento interessato, nel caso di gonfiori o ematomi evidenti usiamo la crioterapia ovvero la borsa del ghiaccio per brevi periodi (15 minuti) più volte al giorno per ridurre il dolore e far riassorbire gli ematomi ed i gonfiori.
Nel caso di semplici stiramenti o distrazioni la risoluzione avverrà dopo 3 – 7 giorni, nel caso invece di lesioni muscolari bisognerà controllare il dolore anche con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e monitorare con esami ecografici l’entità dei danni e l’evoluzione dei processi riparativi che dureranno almeno 3 – 4 settimane.http://www.momentaneamente.it
Dottor Paolo De Giorgis, Ortopedico
Del tutto particolare è il dolore causato da stiramenti, distrazioni e lesioni muscolari. Tutti questi eventi patologici colpiscono la fibra muscolare (la struttura elementare del muscolo), quello che cambia è la gravità dell’affezione data dal numero di fibre interessate: per lesione intendiamo interruzione completa di un certo numero di gruppi di fibre muscolari, meno grave è la distrazione con poche fibre interessate e lo stiramento con lo sfilacciamento delle fibre stesse.
Quando avvengono?
Gli strappi muscolari avvengono il più delle volte in occasione di attività sportive, le lesioni a seguito di traumi maggiori come distorsioni e contusioni dirette ai muscoli, gli stiramenti e le distrazioni anche a seguito di gesti atletici forzati, non eseguiti correttamente molte volte nei cosiddetti “sportivi della domenica” senza una adeguata preparazione.
Come prevenirli?
Prevenzione vuol dire soprattutto non improvvisare. Una buona preparazione atletica ed una buona conoscenza del gesto sportivo dovrebbero precedere sempre ogni attività ginnica specialmente se amatoriale. Ricordiamoci che la maggior frequenza di traumatismi muscolari – tendinei – articolari colpisce i maschi dai 30 ai 40 anni in su in sport come il calcetto ed il tennis, considerati a torto poco rischiosi.
È molto importante perciò scegliere bene l’attività fisica che si vuole praticare, che il nostro fisico sia adatto a quel tipo di sport senza seguire solo le mode del momento ed imparare da un buon istruttore e personal trainer i tempi ed i modi giusti per intraprendere quello sport.
Come curare gli strappi muscolari?
Per prima cosa gli strappi muscolari non vanno mai sottovalutati; se malauguratamente incappiamo in uno strappo muscolare dobbiamo fermarci subito, mettere a riposo il segmento interessato, nel caso di gonfiori o ematomi evidenti usiamo la crioterapia ovvero la borsa del ghiaccio per brevi periodi (15 minuti) più volte al giorno per ridurre il dolore e far riassorbire gli ematomi ed i gonfiori.
Nel caso di semplici stiramenti o distrazioni la risoluzione avverrà dopo 3 – 7 giorni, nel caso invece di lesioni muscolari bisognerà controllare il dolore anche con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e monitorare con esami ecografici l’entità dei danni e l’evoluzione dei processi riparativi che dureranno almeno 3 – 4 settimane.http://www.momentaneamente.it
influenza suina:a novembre il vaccino:ecco come fare e chi dovrà farlo
Influenza A, vaccino dal 15 novembre
E' destinato al 40% della popolazione
Fino a tutto il mese di dicembre disponibili 8 milioni di dosi, dal 31 gennaio in poi altri 16 milioni. Ecco le modalità e i soggetti coinvolti
Roma, 25 agosto 2009 - Partirà il 15 novembre in Italia la grande vaccinazione di massa contro l’influenza 'A', che riguarderà secondo i piani del governo il 40% della popolazione. Lo ha stabilito il Tavolo permanente delle Cure Primarie territoriali composto dal Ministero della Salute, dai Rappresentanti delle Regioni e dai Professionisti del territorio in una riunione tenutasi al Ministero il 20 agosto.
Nel corso della riunione, presieduta dal Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero Fabrizio Oleari, con la partecipazione di Maria Grazia Pompa, Stefania Salmaso e di alcuni funzionari regionali, sono state fissate le tappe e le modalità della vaccinazione di massa.
Secondo quanto riferisce Giuseppe Mele, presidente dei pediatri Fimp e presente alla riunione, la prima fase prevede l’immissione in circolazione di 8 milioni di dosi che saranno a disposizione a partire dal 15 novembre sino a tutto il mese di dicembre. Gli altri 16 milioni di dosi del vaccino saranno disponibili a partire dal 31 gennaio in poi.
La prima fase, come annunciato, riguarderà gli operatori sanitari e le categorie a rischio. Nel dettaglio, saranno vaccinati contro il virus H1N1 gli addetti ai servizi essenziali e, tra questi, personale sanitario e di assistenza dei servizi sanitari accreditati (resterà fuori da questa prima fase il personale delle strutture private) le strutture socio sanitarie (case di riposo, RSA) il personale dei Distretti Sanitari, almeno il 90% dei medici di famiglia e dei pediatri, i medici competenti, gli addetti ai servizi amministrativi di supporto, il personale delle Poste Italiane e della Telecom. Queste categorie saranno sottoposte a vaccinazione dai Dipartimenti di Prevenzione- Centri Vaccinali. Per queste categorie si prevedono un milione e mezzo di dosi di vaccino.
Saranno coperti inoltre, entro fine anno, i soggetti a rischio dai due ai sessantacinque anni, con 7 milioni di dosi. Gli altri 16 milioni di vaccini saranno indirizzati a partire dal 31 gennaio specificatamente alla popolazione compresa tra i due e i ventisette anni, comprendendo quindi la popolazione sana, con modalità che dovranno ancora definirsi.
Si ipotizza anche l’aumento del 20% dell’offerta attiva per la vaccinazione antinfluenzale stagionale classica estendendo tale offerta in maniera attiva su una popolazione più ampia rispetto alle categorie previste negli anni precedenti. Il ministero emanerà una circolare esplicativa sulla base delle valutazioni emerse nel corso della discussione. Si sta studiando una scheda di registrazione unica per tutto il territorio nazionale.
Un ruolo importante per la vaccinazione dei soggetti a rischio, riferisce Mele, sarà affidato al territorio secondo quanto previsto per la vaccinazione influenzale stagionale negli ambiti degli accordi decentrati vigenti con raccomandazione di estendere nelle Regioni ove non specificatamente previsti. In ogni caso il vaccino non sarà disponibile in farmacia, sarà privo di bugiardino e multi dose, dieci dosi per fiala. Sarà un vaccino audiuvato con MS 59.
Attualmente tuttavia, riporta Mele, "l’offerta di tale vaccino è estremamente inferiore alla domanda. L’intenzione è quella di vaccinare il 40% della popolazione al di sotto dei sessantacinque anni di età. La distribuzione a livello regionale terrà conto di tali percentuali ed avverrà sulla base dei criteri di popolazione residente". Il prossimo 2 settembre il Tavolo tornerà a riunirsi per mettere a punto ulteriori passaggi.
Fonte Agi
E' destinato al 40% della popolazione
Fino a tutto il mese di dicembre disponibili 8 milioni di dosi, dal 31 gennaio in poi altri 16 milioni. Ecco le modalità e i soggetti coinvolti
Roma, 25 agosto 2009 - Partirà il 15 novembre in Italia la grande vaccinazione di massa contro l’influenza 'A', che riguarderà secondo i piani del governo il 40% della popolazione. Lo ha stabilito il Tavolo permanente delle Cure Primarie territoriali composto dal Ministero della Salute, dai Rappresentanti delle Regioni e dai Professionisti del territorio in una riunione tenutasi al Ministero il 20 agosto.
Nel corso della riunione, presieduta dal Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero Fabrizio Oleari, con la partecipazione di Maria Grazia Pompa, Stefania Salmaso e di alcuni funzionari regionali, sono state fissate le tappe e le modalità della vaccinazione di massa.
Secondo quanto riferisce Giuseppe Mele, presidente dei pediatri Fimp e presente alla riunione, la prima fase prevede l’immissione in circolazione di 8 milioni di dosi che saranno a disposizione a partire dal 15 novembre sino a tutto il mese di dicembre. Gli altri 16 milioni di dosi del vaccino saranno disponibili a partire dal 31 gennaio in poi.
La prima fase, come annunciato, riguarderà gli operatori sanitari e le categorie a rischio. Nel dettaglio, saranno vaccinati contro il virus H1N1 gli addetti ai servizi essenziali e, tra questi, personale sanitario e di assistenza dei servizi sanitari accreditati (resterà fuori da questa prima fase il personale delle strutture private) le strutture socio sanitarie (case di riposo, RSA) il personale dei Distretti Sanitari, almeno il 90% dei medici di famiglia e dei pediatri, i medici competenti, gli addetti ai servizi amministrativi di supporto, il personale delle Poste Italiane e della Telecom. Queste categorie saranno sottoposte a vaccinazione dai Dipartimenti di Prevenzione- Centri Vaccinali. Per queste categorie si prevedono un milione e mezzo di dosi di vaccino.
Saranno coperti inoltre, entro fine anno, i soggetti a rischio dai due ai sessantacinque anni, con 7 milioni di dosi. Gli altri 16 milioni di vaccini saranno indirizzati a partire dal 31 gennaio specificatamente alla popolazione compresa tra i due e i ventisette anni, comprendendo quindi la popolazione sana, con modalità che dovranno ancora definirsi.
Si ipotizza anche l’aumento del 20% dell’offerta attiva per la vaccinazione antinfluenzale stagionale classica estendendo tale offerta in maniera attiva su una popolazione più ampia rispetto alle categorie previste negli anni precedenti. Il ministero emanerà una circolare esplicativa sulla base delle valutazioni emerse nel corso della discussione. Si sta studiando una scheda di registrazione unica per tutto il territorio nazionale.
Un ruolo importante per la vaccinazione dei soggetti a rischio, riferisce Mele, sarà affidato al territorio secondo quanto previsto per la vaccinazione influenzale stagionale negli ambiti degli accordi decentrati vigenti con raccomandazione di estendere nelle Regioni ove non specificatamente previsti. In ogni caso il vaccino non sarà disponibile in farmacia, sarà privo di bugiardino e multi dose, dieci dosi per fiala. Sarà un vaccino audiuvato con MS 59.
Attualmente tuttavia, riporta Mele, "l’offerta di tale vaccino è estremamente inferiore alla domanda. L’intenzione è quella di vaccinare il 40% della popolazione al di sotto dei sessantacinque anni di età. La distribuzione a livello regionale terrà conto di tali percentuali ed avverrà sulla base dei criteri di popolazione residente". Il prossimo 2 settembre il Tavolo tornerà a riunirsi per mettere a punto ulteriori passaggi.
Fonte Agi
lunedì 24 agosto 2009
NUOVA INFLUENZA: CONFERMATO CONTAGIO UOMO-UCCELLI. VIROLOGO, ERA ATTESO
24-08-09
NUOVA INFLUENZA: CONFERMATO CONTAGIO UOMO-UCCELLI. VIROLOGO, ERA ATTESO
(ASCA) - Roma, 24 ago - Confermato il primo caso di trasmissione di nuova influenza A/H1N1 da uomini a uccelli.
E' quanto si legge sul sito della Societa' internazionale per le malattie infettive in una nota di Julio Garcia Moreno, del dipartimento Biomedico dell'Istituto della Salute Pubblica del Cile che fa capo al ministero. Il virus era stato trovato in due allevamenti pubblici di tacchini a Valparaiso, gli animali erano usati solo per la produzione di uova, ma come per i maiali non c'e' rischio per le persone di prendere il virus mangiando la carne. La situazione e' stata scoperta vista la diminuzione nella produzione di uova. Ieri l'istituto della Salute Pubblica cileno ha analizzato le caratteristiche genetiche e antigeniche del gene dei virus nei tacchini. Le analisi dimostrano che nucleotidi e amminoacidi del virus dell'influenza isolato nei tacchini e quello degli esseri umani sono simili al 100%.
''Questa settimana analizzeremo il genoma completo - afferma Garcia Moreno -. E' la prima volta che si dimostra l'avvenuta trasmissione di un nuovo virus dagli uomini ai volatili. C'e' ora la preoccupazione che la stessa cosa possa accadere in Asia o in Africa, in condizioni di coinfezione con il virus dell'influenza aviaria H5N1''.
Dal Cile all'Italia il virologo dell'Universita' statale di Milano Fabrizio Pregliasco ai microfoni di Radio Cnr ha spiegato che ''questa situazione era attesa, dimostra la capacita' diffusiva di questo virus e la necessita' di incrementare la sorveglianza, ma rientra nelle caratteristiche di questo virus, particolarmente variabile e con una capacita' di incrementare il suo mercato, cioe' cellule di specie diverse per aumentare le possibilita' di diffusione''.
''I virus influenzali - ha aggiunto Pregliasco - sono per loro caratteristica capaci di ampliare il loro target perche' ogni virus si specializza in una specie animale diversa.
Questo fatto non e' cosi' pericoloso, il virus puo' modificarsi effettivamente grazie a scambi ma questo accade piu' in diversi animali come il suino''.
http://www.asca.it/news-NUOVA_INFLUENZA__CONFERMATO_CONTAGIO_UOMO-UCCELLI__VIROLOGO__ERA_ATTESO-854126-ORA-.html
NUOVA INFLUENZA: CONFERMATO CONTAGIO UOMO-UCCELLI. VIROLOGO, ERA ATTESO
(ASCA) - Roma, 24 ago - Confermato il primo caso di trasmissione di nuova influenza A/H1N1 da uomini a uccelli.
E' quanto si legge sul sito della Societa' internazionale per le malattie infettive in una nota di Julio Garcia Moreno, del dipartimento Biomedico dell'Istituto della Salute Pubblica del Cile che fa capo al ministero. Il virus era stato trovato in due allevamenti pubblici di tacchini a Valparaiso, gli animali erano usati solo per la produzione di uova, ma come per i maiali non c'e' rischio per le persone di prendere il virus mangiando la carne. La situazione e' stata scoperta vista la diminuzione nella produzione di uova. Ieri l'istituto della Salute Pubblica cileno ha analizzato le caratteristiche genetiche e antigeniche del gene dei virus nei tacchini. Le analisi dimostrano che nucleotidi e amminoacidi del virus dell'influenza isolato nei tacchini e quello degli esseri umani sono simili al 100%.
''Questa settimana analizzeremo il genoma completo - afferma Garcia Moreno -. E' la prima volta che si dimostra l'avvenuta trasmissione di un nuovo virus dagli uomini ai volatili. C'e' ora la preoccupazione che la stessa cosa possa accadere in Asia o in Africa, in condizioni di coinfezione con il virus dell'influenza aviaria H5N1''.
Dal Cile all'Italia il virologo dell'Universita' statale di Milano Fabrizio Pregliasco ai microfoni di Radio Cnr ha spiegato che ''questa situazione era attesa, dimostra la capacita' diffusiva di questo virus e la necessita' di incrementare la sorveglianza, ma rientra nelle caratteristiche di questo virus, particolarmente variabile e con una capacita' di incrementare il suo mercato, cioe' cellule di specie diverse per aumentare le possibilita' di diffusione''.
''I virus influenzali - ha aggiunto Pregliasco - sono per loro caratteristica capaci di ampliare il loro target perche' ogni virus si specializza in una specie animale diversa.
Questo fatto non e' cosi' pericoloso, il virus puo' modificarsi effettivamente grazie a scambi ma questo accade piu' in diversi animali come il suino''.
http://www.asca.it/news-NUOVA_INFLUENZA__CONFERMATO_CONTAGIO_UOMO-UCCELLI__VIROLOGO__ERA_ATTESO-854126-ORA-.html
Influenza A: grave minaccia per Usa
Secondo rapporto, infettera' un numero piu' alto di persone
(ANSA) - NEW YORK, 24 AGO - La nuova influenza pone una grave minaccia per la salute negli Usa: lo afferma il Consiglio Scientifico e Tecnologico della Casa Bianca. In un rapporto si afferma che ''l'attuale ceppo pone una grave minaccia alla nazione. Il problema non e' che il virus e piu' letale di altri ceppi influenzali ma che probabilmente infettera' piu' persone del solito perche' e' un ceppo nuovo contro cui la gente non ha costruito resistenze immunitarie'', ha detto la Casa Bianca.
(ANSA) - NEW YORK, 24 AGO - La nuova influenza pone una grave minaccia per la salute negli Usa: lo afferma il Consiglio Scientifico e Tecnologico della Casa Bianca. In un rapporto si afferma che ''l'attuale ceppo pone una grave minaccia alla nazione. Il problema non e' che il virus e piu' letale di altri ceppi influenzali ma che probabilmente infettera' piu' persone del solito perche' e' un ceppo nuovo contro cui la gente non ha costruito resistenze immunitarie'', ha detto la Casa Bianca.
domenica 23 agosto 2009
Febbre Suina: Virus Contagia Tacchini In Cile, Oms Dispone Verifiche
Ven 21 Ago - 19.16
Milano, 21 ago. (Adnkronos Salute/Dpa) - Tacchini con l'influenza A in Cile. La presenza del virus H1N1 è stata riscontrata in due allevamenti di Valparaiso, città a 120 chilometri dalla capitale Santiago. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha già disposto verifiche sulle analisi condotte dal Sevicio agricola ganaderlo del Cile (Sag). Se i casi venissero confermati, sarebbe la prima volta - spiegano gli esperti locali - che il nuovo virus pandemico contagia animali diversi dai maiali.
Le autorità sanitarie cilene assicurano che non vi è alcun rischio di contrarre la malattia mangiando la carne di questi animali. Sottolineano inoltre di avere avviato un'attività di sorveglianza epidemiologica nell'area del contagio, per capire se il virus H1N1 (dello stesso ceppo oppure mutato) si diffonderà fra altri uccelli.
Milano, 21 ago. (Adnkronos Salute/Dpa) - Tacchini con l'influenza A in Cile. La presenza del virus H1N1 è stata riscontrata in due allevamenti di Valparaiso, città a 120 chilometri dalla capitale Santiago. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha già disposto verifiche sulle analisi condotte dal Sevicio agricola ganaderlo del Cile (Sag). Se i casi venissero confermati, sarebbe la prima volta - spiegano gli esperti locali - che il nuovo virus pandemico contagia animali diversi dai maiali.
Le autorità sanitarie cilene assicurano che non vi è alcun rischio di contrarre la malattia mangiando la carne di questi animali. Sottolineano inoltre di avere avviato un'attività di sorveglianza epidemiologica nell'area del contagio, per capire se il virus H1N1 (dello stesso ceppo oppure mutato) si diffonderà fra altri uccelli.
sabato 22 agosto 2009
eliminiamo le zanzare col laser!
Un laser contro le zanzare
Zzzzzz? Basta un colpo di laser. (© foto Ben Rauch)
Un laser sviluppato negli Stati Uniti permette di eliminare le zanzare. Una per una. Servirà per combattere la malaria ma siamo sicuri che qualcuno sta già pensando ad un torneo estivo nei parchi cittadini...
(Alessandro Bolla, 15 aprile 2009)
Poter eliminare le zanzare una per una con una pistola laser è il sogno di molti, soprattutto durante le calde notti estive. Un team di astrofisici americani in forze al Lawrence Livermore National Laboratory ha recentemente trasformato questo cruento desiderio in realtà.
Jordin Kare e i suoi colleghi hanno infatti messo a punto un piccolo laser che è in grado di individuare i fastidiosi insetti e… vaporizzarli.
La ricerca, che a prima vista potrebbe far sorridere, non è però finalizzata alla realizzazione del nuovo (e crudele) gioco dell’estate 2009, bensì a una molto più seria lotta contro la malaria, malattia trasmessa dalle zanzare che ogni anno uccide un milione di persone.
Puntare, caricare, fuoco! Il sistema elettronico illumina la zanzara con un flash, la identifica mediante uno speciale teleobiettivo e trasmette a un computer i dati sulla sua posizione. E infine lo fulmina con un raggio laser.
Finanziato da Bill Gates, questo studio è solo uno dei tanti che ha come obiettivo la sconfitta della pericolosa malattia. La guerra contro le zanzare infatti passa anche per la somministrazione di sangue avvelenato, dispositivi elettronici in grado di alterare la loro vista e il loro odorato e la creazione di zanzare geneticamente modificate, immuni alla malaria, capaci di eliminare le portatrici del virus.
focus.it
Zzzzzz? Basta un colpo di laser. (© foto Ben Rauch)
Un laser sviluppato negli Stati Uniti permette di eliminare le zanzare. Una per una. Servirà per combattere la malaria ma siamo sicuri che qualcuno sta già pensando ad un torneo estivo nei parchi cittadini...
(Alessandro Bolla, 15 aprile 2009)
Poter eliminare le zanzare una per una con una pistola laser è il sogno di molti, soprattutto durante le calde notti estive. Un team di astrofisici americani in forze al Lawrence Livermore National Laboratory ha recentemente trasformato questo cruento desiderio in realtà.
Jordin Kare e i suoi colleghi hanno infatti messo a punto un piccolo laser che è in grado di individuare i fastidiosi insetti e… vaporizzarli.
La ricerca, che a prima vista potrebbe far sorridere, non è però finalizzata alla realizzazione del nuovo (e crudele) gioco dell’estate 2009, bensì a una molto più seria lotta contro la malaria, malattia trasmessa dalle zanzare che ogni anno uccide un milione di persone.
Puntare, caricare, fuoco! Il sistema elettronico illumina la zanzara con un flash, la identifica mediante uno speciale teleobiettivo e trasmette a un computer i dati sulla sua posizione. E infine lo fulmina con un raggio laser.
Finanziato da Bill Gates, questo studio è solo uno dei tanti che ha come obiettivo la sconfitta della pericolosa malattia. La guerra contro le zanzare infatti passa anche per la somministrazione di sangue avvelenato, dispositivi elettronici in grado di alterare la loro vista e il loro odorato e la creazione di zanzare geneticamente modificate, immuni alla malaria, capaci di eliminare le portatrici del virus.
focus.it
i gusti delle zanzare
La zanzara buongustaia
foto © tanakawho Anche le zanzare hanno i loro "piatti" preferiti: alcune persone sono infatti più soggette di altre alle punture del fastidioso insetto. Ecco perchè. (Franco Severo, 13 agosto 2009)
Nelle calde sere estive, con l’arrivo del buio, frotte di zanzare calano sulle loro prede umane. E sembrano avere dei gusti ben precisi visto che si avventano fameliche solo su alcuni ignorando quasi del tutto gli altri. Non è solo una sensazione: "Solo una persona su dieci è particolarmente appetitosa per le zanzare" afferma il professor Jerry Butler, dell’Università della Florida, "solo la zanzara femmina succhia il sangue all’uomo e agli altri animali: le serve per nutrirsi e per rendere fertili le uova prima della deposizione".
Questione di pelle... Ma cosa rende alcune persone delle vere e proprie calamite per zanzare? Secondo gli esperti l’85% del fastidioso magnetismo nei confronti di questi insetti è di origine genetica: alcuni elementi chimici prodotti dal nostro corpo sono infatti una vera ghiottoneria per le zanzare. Per esempio gli steroidi e il colesterolo: chi ha una pelle molto ricca di queste sostanze (che non hanno alcuna correlazione con la concentrazione di colesterolo nel sangue) è molto più esposto alle punture.
... e di fiatone. E poi c’è l’anidride carbonica, capace di attirare le zanzare da grandi distanze: le persone grosse e pesanti, le donne incinte e chi pratica attività sportiva, producono tramite la respirazione grandi quantità di CO2 e in questo modo segnalano in modo evidente la propria presenza ai noiosi insettini. Infine ci sono gli acidi,come l’acido urico e l’acido lattico (quest’ultimo prodotto dai muscoli durante uno sforzo), che sono in grado di stimolare l’appetito di una zanzara anche da 50 metri di distanza.
Come Natura repelle. Ma oltre che spalmarsi di repellenti e prodotti chimici vari, è possibile fare qualcosa per trascorre una serata all’aperto senza essere costretti a schiaffeggiarsi? Si può ricorrere a prodotti naturali come l’olio di semi di soia (secondo gli esperti il migliore tra quelli non chimici) che garantisce fino a 90 minuti di protezione, l’olio di citronella, la menta, il limone, l’eucalipto e il geranio che però difendono dalle zanzare per periodi molto brevi. L’ultima novità in tema per difendersi dalle zanzare sono i cerotti a base di vitamina B1: dovrebbero emettere un odore sgradito alle femmine dell’insetto ma non ci sono evidenze scientifiche a supporto di questa teoria.
Le zanzare, anche se aree geografiche ben delimitate, possono fare molto peggio che procurare arrossamenti e un po’ di prurito: sono infatti responsabili della diffusione di pericolose malattie come la malaria, la dengue e il virus del Nilo occidentale, che nel 2008, negli USA, ha provocato la morte di 44 persone.
L'ultima tecnologia per eliminare le zanzare? E' il laser.
http://www.focus.it/animali/news/la-zanzara-buongustaia_100809_67891.aspx
foto © tanakawho Anche le zanzare hanno i loro "piatti" preferiti: alcune persone sono infatti più soggette di altre alle punture del fastidioso insetto. Ecco perchè. (Franco Severo, 13 agosto 2009)
Nelle calde sere estive, con l’arrivo del buio, frotte di zanzare calano sulle loro prede umane. E sembrano avere dei gusti ben precisi visto che si avventano fameliche solo su alcuni ignorando quasi del tutto gli altri. Non è solo una sensazione: "Solo una persona su dieci è particolarmente appetitosa per le zanzare" afferma il professor Jerry Butler, dell’Università della Florida, "solo la zanzara femmina succhia il sangue all’uomo e agli altri animali: le serve per nutrirsi e per rendere fertili le uova prima della deposizione".
Questione di pelle... Ma cosa rende alcune persone delle vere e proprie calamite per zanzare? Secondo gli esperti l’85% del fastidioso magnetismo nei confronti di questi insetti è di origine genetica: alcuni elementi chimici prodotti dal nostro corpo sono infatti una vera ghiottoneria per le zanzare. Per esempio gli steroidi e il colesterolo: chi ha una pelle molto ricca di queste sostanze (che non hanno alcuna correlazione con la concentrazione di colesterolo nel sangue) è molto più esposto alle punture.
... e di fiatone. E poi c’è l’anidride carbonica, capace di attirare le zanzare da grandi distanze: le persone grosse e pesanti, le donne incinte e chi pratica attività sportiva, producono tramite la respirazione grandi quantità di CO2 e in questo modo segnalano in modo evidente la propria presenza ai noiosi insettini. Infine ci sono gli acidi,come l’acido urico e l’acido lattico (quest’ultimo prodotto dai muscoli durante uno sforzo), che sono in grado di stimolare l’appetito di una zanzara anche da 50 metri di distanza.
Come Natura repelle. Ma oltre che spalmarsi di repellenti e prodotti chimici vari, è possibile fare qualcosa per trascorre una serata all’aperto senza essere costretti a schiaffeggiarsi? Si può ricorrere a prodotti naturali come l’olio di semi di soia (secondo gli esperti il migliore tra quelli non chimici) che garantisce fino a 90 minuti di protezione, l’olio di citronella, la menta, il limone, l’eucalipto e il geranio che però difendono dalle zanzare per periodi molto brevi. L’ultima novità in tema per difendersi dalle zanzare sono i cerotti a base di vitamina B1: dovrebbero emettere un odore sgradito alle femmine dell’insetto ma non ci sono evidenze scientifiche a supporto di questa teoria.
Le zanzare, anche se aree geografiche ben delimitate, possono fare molto peggio che procurare arrossamenti e un po’ di prurito: sono infatti responsabili della diffusione di pericolose malattie come la malaria, la dengue e il virus del Nilo occidentale, che nel 2008, negli USA, ha provocato la morte di 44 persone.
L'ultima tecnologia per eliminare le zanzare? E' il laser.
http://www.focus.it/animali/news/la-zanzara-buongustaia_100809_67891.aspx
se il cervello va in black out
Poco sonno predispone il cervello a black-out
Non dormire anche solo per una notte rende il cervello instabile e lo predispone a improvvisi black-out - brevi momenti in cui il cervello e' sconnesso e rimane sospeso tra il sonno e la veglia, dicono i ricercatori. 'E' come se il cervello fosse sia sveglio che addormentato e passasse molto rapidamente da uno stato all'altro', ha detto David Dinges della University of Pennsylvania School of Medicine, il cui studio appare sul Journal of Neuroscience.
paginemediche.it
Non dormire anche solo per una notte rende il cervello instabile e lo predispone a improvvisi black-out - brevi momenti in cui il cervello e' sconnesso e rimane sospeso tra il sonno e la veglia, dicono i ricercatori. 'E' come se il cervello fosse sia sveglio che addormentato e passasse molto rapidamente da uno stato all'altro', ha detto David Dinges della University of Pennsylvania School of Medicine, il cui studio appare sul Journal of Neuroscience.
paginemediche.it
venerdì 21 agosto 2009
cerotto con microaghi:mai più le odiate punture!
Punture addio, arriva
il cerotto con i microaghi
È indolore e può essere usato per somministrare vaccini e farmaci, senza l’aiuto del medico
MILANO - Basta aghi: vaccini (compreso quello per l’influenza) e farmaci (almeno alcuni, come l’insulina per i diabetici) saranno presto somministrati con un cerotto. Un cerotto speciale, messo a punto al Georgia Institute of Technology di Atlanta: ricoperto da microaghi, non fa sentire dolore e può essere facilmente applicato senza l’aiuto del medico. «Le sperimentazioni sull’uomo – ha detto Mark Prausnitz presentando la sua “creazione” al meeting annuale dell’American Chemical Society a Washington– cominceranno l’anno prossimo e pensiamo che gli aghi ipodermici, per iniezioni sottocutanee, potranno presto essere sostituiti da questi nuovi sistemi di somministrazione». Prausnitz ha ricordato come i progressi dell’elettronica, nella microfabbricazione di piccoli oggetti come i transistor, abbiano molto aiutato i ricercatori medici nella messa a punto dei microaghi: ogni ago è lungo poche centinaia di micron, circa la dimensione di qualche capello umano.
VACCINO ANTI-INFLUENZA - «All’inizio il cerotto verrà usato sotto controllo medico – precisa Prausnitz. – In un secondo tempo potrà essere utilizzato dal paziente stesso. Pensiamo alla vaccinazione anti-influenza: non sarà più necessario recarsi nello studio del medico, ma basterà acquistare il prodotto in farmacia o addirittura ordinarlo per mail (almeno negli Stati Uniti, ndr) e applicarselo da soli. Pensiamo che, rendendo più facile la somministrazione del vaccino, si potrà addirittura aumentare la copertura vaccinale». In collaborazione con la Emory University di Atlanta, Prausnitz e i suoi collaboratori hanno somministrato ai topi un vaccino antinfluenzale sia attraverso iniezioni convenzionali sia attraverso cerotti con microaghi, hanno poi esposto gli animali da esperimento al virus e hanno, alla fine, confrontato la risposta di difesa immunitaria e la produzione di anticorpi anti-virus. Quest’ultima è stata la stessa, indipendentemente dalle modalità di somministrazione del vaccino, anzi la risposta protettiva sembra addirittura migliore nel caso del cerotto.
DEGENERAZIONE MACULARE - I microaghi potrebbero servire non soltanto per liberare farmaci attraverso la pelle, ma anche per terapie mirate sull’occhio e potrebbero aiutare a migliorare il trattamento della degenerazione maculare, una delle principali cause di cecità nei Paesi occidentali. Negli ultimi anni si sono resi disponibili nuovi farmaci in grado di tenere sotto controllo la malattia e anche di determinarne una regressione parziale, ma vanno iniettati direttamente nell’occhio, ogni mese. Ecco perché, anche in questo caso, i microaghi potrebbero offrire una via alternativa e meno dolorosa per la terapia. Sono già in corso gli esperimenti sui conigli e sulle scimmie.
Adriana Bazzi
abazzi@corriere.it
19 agosto 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere.it
il cerotto con i microaghi
È indolore e può essere usato per somministrare vaccini e farmaci, senza l’aiuto del medico
MILANO - Basta aghi: vaccini (compreso quello per l’influenza) e farmaci (almeno alcuni, come l’insulina per i diabetici) saranno presto somministrati con un cerotto. Un cerotto speciale, messo a punto al Georgia Institute of Technology di Atlanta: ricoperto da microaghi, non fa sentire dolore e può essere facilmente applicato senza l’aiuto del medico. «Le sperimentazioni sull’uomo – ha detto Mark Prausnitz presentando la sua “creazione” al meeting annuale dell’American Chemical Society a Washington– cominceranno l’anno prossimo e pensiamo che gli aghi ipodermici, per iniezioni sottocutanee, potranno presto essere sostituiti da questi nuovi sistemi di somministrazione». Prausnitz ha ricordato come i progressi dell’elettronica, nella microfabbricazione di piccoli oggetti come i transistor, abbiano molto aiutato i ricercatori medici nella messa a punto dei microaghi: ogni ago è lungo poche centinaia di micron, circa la dimensione di qualche capello umano.
VACCINO ANTI-INFLUENZA - «All’inizio il cerotto verrà usato sotto controllo medico – precisa Prausnitz. – In un secondo tempo potrà essere utilizzato dal paziente stesso. Pensiamo alla vaccinazione anti-influenza: non sarà più necessario recarsi nello studio del medico, ma basterà acquistare il prodotto in farmacia o addirittura ordinarlo per mail (almeno negli Stati Uniti, ndr) e applicarselo da soli. Pensiamo che, rendendo più facile la somministrazione del vaccino, si potrà addirittura aumentare la copertura vaccinale». In collaborazione con la Emory University di Atlanta, Prausnitz e i suoi collaboratori hanno somministrato ai topi un vaccino antinfluenzale sia attraverso iniezioni convenzionali sia attraverso cerotti con microaghi, hanno poi esposto gli animali da esperimento al virus e hanno, alla fine, confrontato la risposta di difesa immunitaria e la produzione di anticorpi anti-virus. Quest’ultima è stata la stessa, indipendentemente dalle modalità di somministrazione del vaccino, anzi la risposta protettiva sembra addirittura migliore nel caso del cerotto.
DEGENERAZIONE MACULARE - I microaghi potrebbero servire non soltanto per liberare farmaci attraverso la pelle, ma anche per terapie mirate sull’occhio e potrebbero aiutare a migliorare il trattamento della degenerazione maculare, una delle principali cause di cecità nei Paesi occidentali. Negli ultimi anni si sono resi disponibili nuovi farmaci in grado di tenere sotto controllo la malattia e anche di determinarne una regressione parziale, ma vanno iniettati direttamente nell’occhio, ogni mese. Ecco perché, anche in questo caso, i microaghi potrebbero offrire una via alternativa e meno dolorosa per la terapia. Sono già in corso gli esperimenti sui conigli e sulle scimmie.
Adriana Bazzi
abazzi@corriere.it
19 agosto 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere.it
lunedì 17 agosto 2009
epatite B,cosa fare in gravidanza per non trasmetterla al bambino
Epatite B: rompere il ciclo di trasmissione da madri a figli
L'epatite B è una malattia epatica grave, causata da un virus e diffusa attraverso il contatto con sangue infetto, saliva, sperma e aghi contaminati.
Tra i gruppi a rischio di epatite B vanno ricordati, in particolare, i bambini nati da madri portatrici del virus.
Il bambino, solitamente, non contrae l'infezione quando è ancora in grembo; la placenta agisce da scudo protettivo e la trasmissione può avvenire, infatti, soltanto nel 6% dei casi.
Il bambino viene a contatto per la prima volta con il virus quando è prossimo al parto. Il virus, che si trova nel sangue e nel liquido vaginale della madre, lo espone immediatamente all'infezione. Tutti i contatti ravvicinati con la madre dopo il parto espongono il bambino al virus presente nella saliva, nel sangue e, nei casi di allattamento al seno, nel latte materno.
La somministrazione di immunoglobuline e del vaccino contro l'epatite B si è dimostrata una profilassi efficace nella protezione dei neonati nati da madri portatrici.
In caso di gravidanza, è opportuno chiedere al medico di effettuare un test per l'epatite B; infatti si può essere infetti anche senza saperlo. Nel caso si abbia l'epatite B, il bambino potrà essere vaccinato e, nella maggior parte dei casi, protetto contro il virus.
I vaccini contro l'epatite B producono anticorpi contro il virus nella maggior parte degli adulti, dei bambini e dei neonati. Una immediata immunizzazione di bambini nati da madri portatrici attraverso immunoglobuline e vaccini contro l'epatite B si è dimostrata efficace nello spezzare il ciclo di trasmissione del virus. I neonati vaccinati hanno una protezione della durata di almeno 5 anni.
http://www.fegato.com/CORE_sites/_fegato/_slice/it/context/390_big.gif
L'epatite B è una malattia epatica grave, causata da un virus e diffusa attraverso il contatto con sangue infetto, saliva, sperma e aghi contaminati.
Tra i gruppi a rischio di epatite B vanno ricordati, in particolare, i bambini nati da madri portatrici del virus.
Il bambino, solitamente, non contrae l'infezione quando è ancora in grembo; la placenta agisce da scudo protettivo e la trasmissione può avvenire, infatti, soltanto nel 6% dei casi.
Il bambino viene a contatto per la prima volta con il virus quando è prossimo al parto. Il virus, che si trova nel sangue e nel liquido vaginale della madre, lo espone immediatamente all'infezione. Tutti i contatti ravvicinati con la madre dopo il parto espongono il bambino al virus presente nella saliva, nel sangue e, nei casi di allattamento al seno, nel latte materno.
La somministrazione di immunoglobuline e del vaccino contro l'epatite B si è dimostrata una profilassi efficace nella protezione dei neonati nati da madri portatrici.
In caso di gravidanza, è opportuno chiedere al medico di effettuare un test per l'epatite B; infatti si può essere infetti anche senza saperlo. Nel caso si abbia l'epatite B, il bambino potrà essere vaccinato e, nella maggior parte dei casi, protetto contro il virus.
I vaccini contro l'epatite B producono anticorpi contro il virus nella maggior parte degli adulti, dei bambini e dei neonati. Una immediata immunizzazione di bambini nati da madri portatrici attraverso immunoglobuline e vaccini contro l'epatite B si è dimostrata efficace nello spezzare il ciclo di trasmissione del virus. I neonati vaccinati hanno una protezione della durata di almeno 5 anni.
http://www.fegato.com/CORE_sites/_fegato/_slice/it/context/390_big.gif
domenica 16 agosto 2009
adolescenza:mal di testa e disagio psicologico
Cefalea tensiva cronica in adolescenza: specchio di disagio psicologico
BURLO GAROFOLO
ISTITUTO di RICOVERO e CURA a CARATTERE SCIENTIFICO TRIESTE
Uno studio dell’Ospedale Materno-Infantile Burlo Garofolo pone le basi per comprendere meglio l’origine di questo disturbo
che non è solamente di natura neurologica
Trieste - Il mal di testa è un disturbo in costante incremento anche nella popolazione giovanile (bambini ed adolescenti) ed è causa di frequenti e ripetute assenze scolastiche. Un’indagine condotta dai ricercatori della Struttura Complessa di Neuropsichiatria Infantile e Neurologia Pediatrica e dell’Unità di Biostatistica dell’IRCCS Materno-Infantile Burlo Garofolo di Trieste, e pubblicata sul Journal of Pediatric Psychology, ha documentato come gli adolescenti sofferenti di Cefalea tensiva cronica riferiscano un disagio generale che coinvolge più aspetti della vita sociale ed affettiva.
La cefalea tensiva (CT) è un tipo di mal di testa che non ha origine da patologie endocraniche, interessa il 30-70% della popolazione e incide a livello sociale con costi elevati, dovuti all’interferenza con le attività lavorative e sociali quotidiane soprattutto nella sua forma cronica. In quest’ultima forma, il disturbo si manifesta per oltre 180 giorni l’anno e per più di sei mesi. Le cause della CT, tuttavia, devono ancora essere identificate con certezza.
“E’ un dato confermato - spiegano Renata Aliverti, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, e Sara Battistutta, ricercatrice del Burlo Garofolo e autore principale dell’indagine – che il mal di testa sia in costante incremento anche nella popolazione
giovanile, causando frequenti e ripetute assenze scolastiche. Pochi, purtroppo, sono gli studi che hanno esaminato a fondo il problema fra gli adolescenti; quasi tutti, poi, si sono focalizzati sul rapporto esistente fra CT e problemi quali Ansia e Depressione. Per tale motivo, ci siamo domandati: esistono differenze a livello emotivo e comportamentale tra gli adolescenti che soffrono di cefalea tensiva cronica (CTC) e i coetanei che non ne soffrono? E ancora: può la CTC rappresentare un campanello di allarme associato a disturbi di origine psicologica?”
Per questo studio, sono stati reclutati 48 adolescenti con CTC e 135 soggetti sani reclutati nelle scuole, tutti di età compresa fra 11 e 18 anni. I ragazzi sono stati esaminati per mezzo di questionari self-report (Youth Self-Report, in cui è il ragazzo stesso a descrivere come si percepisce), mentre ai loro genitori è stato chiesto di rispondere a un analogo questionario di auto-somministrazione (Child Behavior Check-List in cui il genitore descrive il proprio figlio). Questo è stato uno degli aspetti originali della ricerca.
“Per ciascun soggetto – spiegano gli autori - abbiamo valutato se ci fossero problemi di tipo internalizzante (ansia, depressione, somatizzazioni), oppure di tipo esternalizzante (comportamenti aggressivi o oppositivi) o entrambi. Ma abbiamo anche preso in
considerazione gli aspetti sociali (difficoltà nelle relazioni sociali) e i problemi di attenzione.”
I dati, raccolti fra il 2004-2006, hanno permesso di tracciare due profili: il profilo delle competenze del ragazzo (attività praticate, attitudini sociali e rendimento scolastico), e il profilo sindromico, che ha fornito informazioni sulla presenza o meno di problemi
internalizzanti ed esternalizzanti. “Punteggi elevati nel profilo delle competenze – dice Marco Carrozzi, Direttore della S.C. di Neuropsichiatria – indicano un adolescente con buone abilità sociali, cognitive e scolastiche, necessarie per favorire un adattamento psicologico adeguato con efficienti fattori di protezione emotivi. Al contrario, alti punteggi nel profilo sindromico suggeriscono la presenza di un soggetto con carenze nelle aree esaminate, quindi più fragile e con minori fattori di protezione rispetto agli inevitabili conflitti insiti nel processo evolutivo.”
Dall’analisi dei questionari è emerso che, a parità di risultati quanto a competenze individuali (eccetto che per una minore performance scolastica), gli adolescenti con CT cronica totalizzavano punteggi più alti nel profilo sindromico: “Questi ragazzi, anche a detta dei loro genitori, fanno più difficoltà per esempio a osservare le regole, a tessere rapporti sociali equilibrati e tendono a sentirsi a disagio, depressi, in ansia o a essere poco comunicativi” puntualizza Carrozzi. “Il nostro studio, ha confermato nei soggetti con CTC la presenza di ansia e depressione ma ha anche sottolineato come sia difficile per un ragazzo con CTC gestire la sua rabbia e la sua aggressività”.
Ora si tratta di capire se tali differenze siano in grado di spiegare la genesi e le caratteristiche di questo tipo di mal di testa, oppure se possano giocare un ruolo causale anche l’ambiente sociale e familiare.
http://www.salus.it/ped/mal_di_testa.html
Per ulteriori informazioni:
Cristina Serra
Servizio Divulgazione Scientifica
Direzione Scientifica
IRCCS materno-infantile Burlo Garofolo
Ospedale di alta specializzazione e di rilievo nazionale
per la salute della donna e del bambino
Mobile + 39 338 4305210
cristina.serra@burlo.trieste.it
BURLO GAROFOLO
ISTITUTO di RICOVERO e CURA a CARATTERE SCIENTIFICO TRIESTE
Uno studio dell’Ospedale Materno-Infantile Burlo Garofolo pone le basi per comprendere meglio l’origine di questo disturbo
che non è solamente di natura neurologica
Trieste - Il mal di testa è un disturbo in costante incremento anche nella popolazione giovanile (bambini ed adolescenti) ed è causa di frequenti e ripetute assenze scolastiche. Un’indagine condotta dai ricercatori della Struttura Complessa di Neuropsichiatria Infantile e Neurologia Pediatrica e dell’Unità di Biostatistica dell’IRCCS Materno-Infantile Burlo Garofolo di Trieste, e pubblicata sul Journal of Pediatric Psychology, ha documentato come gli adolescenti sofferenti di Cefalea tensiva cronica riferiscano un disagio generale che coinvolge più aspetti della vita sociale ed affettiva.
La cefalea tensiva (CT) è un tipo di mal di testa che non ha origine da patologie endocraniche, interessa il 30-70% della popolazione e incide a livello sociale con costi elevati, dovuti all’interferenza con le attività lavorative e sociali quotidiane soprattutto nella sua forma cronica. In quest’ultima forma, il disturbo si manifesta per oltre 180 giorni l’anno e per più di sei mesi. Le cause della CT, tuttavia, devono ancora essere identificate con certezza.
“E’ un dato confermato - spiegano Renata Aliverti, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, e Sara Battistutta, ricercatrice del Burlo Garofolo e autore principale dell’indagine – che il mal di testa sia in costante incremento anche nella popolazione
giovanile, causando frequenti e ripetute assenze scolastiche. Pochi, purtroppo, sono gli studi che hanno esaminato a fondo il problema fra gli adolescenti; quasi tutti, poi, si sono focalizzati sul rapporto esistente fra CT e problemi quali Ansia e Depressione. Per tale motivo, ci siamo domandati: esistono differenze a livello emotivo e comportamentale tra gli adolescenti che soffrono di cefalea tensiva cronica (CTC) e i coetanei che non ne soffrono? E ancora: può la CTC rappresentare un campanello di allarme associato a disturbi di origine psicologica?”
Per questo studio, sono stati reclutati 48 adolescenti con CTC e 135 soggetti sani reclutati nelle scuole, tutti di età compresa fra 11 e 18 anni. I ragazzi sono stati esaminati per mezzo di questionari self-report (Youth Self-Report, in cui è il ragazzo stesso a descrivere come si percepisce), mentre ai loro genitori è stato chiesto di rispondere a un analogo questionario di auto-somministrazione (Child Behavior Check-List in cui il genitore descrive il proprio figlio). Questo è stato uno degli aspetti originali della ricerca.
“Per ciascun soggetto – spiegano gli autori - abbiamo valutato se ci fossero problemi di tipo internalizzante (ansia, depressione, somatizzazioni), oppure di tipo esternalizzante (comportamenti aggressivi o oppositivi) o entrambi. Ma abbiamo anche preso in
considerazione gli aspetti sociali (difficoltà nelle relazioni sociali) e i problemi di attenzione.”
I dati, raccolti fra il 2004-2006, hanno permesso di tracciare due profili: il profilo delle competenze del ragazzo (attività praticate, attitudini sociali e rendimento scolastico), e il profilo sindromico, che ha fornito informazioni sulla presenza o meno di problemi
internalizzanti ed esternalizzanti. “Punteggi elevati nel profilo delle competenze – dice Marco Carrozzi, Direttore della S.C. di Neuropsichiatria – indicano un adolescente con buone abilità sociali, cognitive e scolastiche, necessarie per favorire un adattamento psicologico adeguato con efficienti fattori di protezione emotivi. Al contrario, alti punteggi nel profilo sindromico suggeriscono la presenza di un soggetto con carenze nelle aree esaminate, quindi più fragile e con minori fattori di protezione rispetto agli inevitabili conflitti insiti nel processo evolutivo.”
Dall’analisi dei questionari è emerso che, a parità di risultati quanto a competenze individuali (eccetto che per una minore performance scolastica), gli adolescenti con CT cronica totalizzavano punteggi più alti nel profilo sindromico: “Questi ragazzi, anche a detta dei loro genitori, fanno più difficoltà per esempio a osservare le regole, a tessere rapporti sociali equilibrati e tendono a sentirsi a disagio, depressi, in ansia o a essere poco comunicativi” puntualizza Carrozzi. “Il nostro studio, ha confermato nei soggetti con CTC la presenza di ansia e depressione ma ha anche sottolineato come sia difficile per un ragazzo con CTC gestire la sua rabbia e la sua aggressività”.
Ora si tratta di capire se tali differenze siano in grado di spiegare la genesi e le caratteristiche di questo tipo di mal di testa, oppure se possano giocare un ruolo causale anche l’ambiente sociale e familiare.
http://www.salus.it/ped/mal_di_testa.html
Per ulteriori informazioni:
Cristina Serra
Servizio Divulgazione Scientifica
Direzione Scientifica
IRCCS materno-infantile Burlo Garofolo
Ospedale di alta specializzazione e di rilievo nazionale
per la salute della donna e del bambino
Mobile + 39 338 4305210
cristina.serra@burlo.trieste.it
sabato 15 agosto 2009
Nuovi passi nella cura della sclerosi multipla
Nuovi passi nella cura della sclerosi multipla
Scienziati sono riusciti a invertire il processo della risposta autoimmunitaria
La sclerosi multipla (o a placche) è una malattia autoimmune infiammatoria cronica che colpisce il sistema nervoso centrale. In questo nuovo studio condotto sui topi, scienziati canadesi sono riusciti a invertire il processo causato dalla malattia.
Il dr. Jacques Galipeau e il suo team del Jewish General Hospital Lady Davis Institute for Medical Research presso la McGill University di Montreal, hanno creato un nuovo trattamento denominato GIFT15 che sarebbe in grado di invertire completamente il processo autoimmunitario nei topi.
Il prossimo passo, e allo stesso tempo la speranza, è quello di riuscire ad applicare il trattamento all'uomo riuscendo a far recedere la malattia. Lo stesso tipo di trattamento potrebbe essere utilizzato anche per le altre malattie autoimmuni come il morbo di Crohn, il Lupus e l'artrite, ma anche nei problemi causati dai sistema immunitario nei casi di trapianto d'organi.
Il processo impiegato dal GIFT15 si basa su una forma personalizzata di terapia cellulare che utilizza le cellule del proprio corpo per eliminare l'immunità in un modo molto più mirato, ha dichiarato Galipeau. GIFT15 è una nuova proteina ormone composto da due distinte proteine, e quando sono attaccate insieme portano a un effetto biologico completamente inaspettato. Questo effetto converte le cellule B - una comune forma di globuli bianchi che normalmente partecipano alla risposta immunitaria - in potenti cellule immuno-soppressive.
I ricercatori hanno estratto le cellule B dai topi e le hanno irrorate con il GIFT15; queste si sono trasformate e quando sono state iniettate per endovenosa nei topi malati di sclerosi multipla, la malattia pare sia regredita fino a scomparire e «non ci sono stati significativi effetti collaterali nei topi, e il trattamento è stato pienamente efficace già con una singola dose» ha concluso Galipeau.
I ricercatori, tuttavia, sottolineano come il processo sia completamente efficace sulla malattia presa nelle sue prime fasi e che, naturalmente, saranno necessari altri studi per verificarne l'efficacia e la sicurezza nell'uomo.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Nature Medicine".
(lm&sdp)
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Scienziati sono riusciti a invertire il processo della risposta autoimmunitaria
La sclerosi multipla (o a placche) è una malattia autoimmune infiammatoria cronica che colpisce il sistema nervoso centrale. In questo nuovo studio condotto sui topi, scienziati canadesi sono riusciti a invertire il processo causato dalla malattia.
Il dr. Jacques Galipeau e il suo team del Jewish General Hospital Lady Davis Institute for Medical Research presso la McGill University di Montreal, hanno creato un nuovo trattamento denominato GIFT15 che sarebbe in grado di invertire completamente il processo autoimmunitario nei topi.
Il prossimo passo, e allo stesso tempo la speranza, è quello di riuscire ad applicare il trattamento all'uomo riuscendo a far recedere la malattia. Lo stesso tipo di trattamento potrebbe essere utilizzato anche per le altre malattie autoimmuni come il morbo di Crohn, il Lupus e l'artrite, ma anche nei problemi causati dai sistema immunitario nei casi di trapianto d'organi.
Il processo impiegato dal GIFT15 si basa su una forma personalizzata di terapia cellulare che utilizza le cellule del proprio corpo per eliminare l'immunità in un modo molto più mirato, ha dichiarato Galipeau. GIFT15 è una nuova proteina ormone composto da due distinte proteine, e quando sono attaccate insieme portano a un effetto biologico completamente inaspettato. Questo effetto converte le cellule B - una comune forma di globuli bianchi che normalmente partecipano alla risposta immunitaria - in potenti cellule immuno-soppressive.
I ricercatori hanno estratto le cellule B dai topi e le hanno irrorate con il GIFT15; queste si sono trasformate e quando sono state iniettate per endovenosa nei topi malati di sclerosi multipla, la malattia pare sia regredita fino a scomparire e «non ci sono stati significativi effetti collaterali nei topi, e il trattamento è stato pienamente efficace già con una singola dose» ha concluso Galipeau.
I ricercatori, tuttavia, sottolineano come il processo sia completamente efficace sulla malattia presa nelle sue prime fasi e che, naturalmente, saranno necessari altri studi per verificarne l'efficacia e la sicurezza nell'uomo.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Nature Medicine".
(lm&sdp)
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nuova importante scoperta per la lotta contro il cancro
LOTTA CONTRO IL CANCRO:
UNA SVOLTA IMPORTANTE
La lotta contro il cancro potrebbe essere ad un punto di svolta importante: per la prima volta è stata scoperta negli Usa una tecnica per individuare agenti farmaceutici capaci di attaccare selettivamente le cellule staminali dei tumori, considerate da molti lo zoccolo duro del cancro, senza colpire le altre cellule. Lo riporta il "New York Times", presentando la ricerca condotta al Broad Institute, nato dalla collaborazione tra Harvard University e Massachusetts Institute of Technology. Qui i ricercatori hanno studiato 16.000 elementi chimici, inclusi tutti gli agenti chemioterapeutici approvati dalla Food and Drug Administration. Sono riusciti a isolarne 32 capaci di agire esclusivamente sulle staminali malate: di questi agenti, però, solo uno è attualmente approvato come farmaco contro il cancro.
LE STAMINALI MALATE Secondo la cosiddetta "teoria delle staminali cancerogene", la crescita dei tumori è dovuta principalmente alle cellule staminali malate, che per ragioni ancora da chiarire hanno mostrato di resistere ai trattamenti standard. La chemioterapia, ad esempio, sarebbe in grado di uccidere fino al 99% delle cellule tumorali, ma le staminali rimanenti potrebbero sempre provocare una ricomparsa del cancro o una sua diffusione ad altri tessuti. A differenza delle cellule mature, le staminali hanno la capacità di rinnovarsi costantemente. La loro funzione naturale è quella di ricostituire i tessuti danneggiati. Ma a volte, secondo i ricercatori, possono 'impazzirè. Intervengono cioè mutazioni genetiche tali da farle diventare origine del cancro. Secondo il direttore del Centro di ricerca, Eric S. Lander, la scoperta «apre nuove prospettive nella lotta ai tumori, perchè combina cure tradizionali a farmaci specifici per le staminali. In questo modo tutte le cellule tumorali possono essere colpite. C'è il potenziale per un vero Rinascimento nella lotta contro il cancro».
I TRATTAMENTI CHEMIOTERAPICI Uno dei vantaggi è quello di abbassare l'intensità dei trattamenti chemioterapeutici, limitando così gli effetti collaterali. «Attaccando solo le cellule staminali - ha spiegato il dottor Piyush B. Gupta, a capo dello studio - si possono diminuire le dosi di chemioterapia per i malati». La teoria delle staminali cancerogene non è però accettata pacificamente da tutti i settori della ricerca americana. Alcuni studi sul melanoma, ad esempio, mostrano che le staminali potrebbero comporre fino al 100% delle cellule malate, e ciò metterebbe in crisi la presunta inefficacia della chemioterapia su questo tipo di cellule. Altri contestano l'idea per cui le cellule tumorali mature siano in grado di riconvertirsi in staminali, aggirando gli agenti attualmente riconosciuti. «In ogni caso - ha commentato Bert Vogelstein, genetista di spicco alla Johns Hopkins University - il nuovo metodo di screening è estremamente interessante, poiché c'è ancora qualcosa nei farmaci oggi in uso che si rifiuta di funzionare come noi tutti vorremmo».
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UNA SVOLTA IMPORTANTE
La lotta contro il cancro potrebbe essere ad un punto di svolta importante: per la prima volta è stata scoperta negli Usa una tecnica per individuare agenti farmaceutici capaci di attaccare selettivamente le cellule staminali dei tumori, considerate da molti lo zoccolo duro del cancro, senza colpire le altre cellule. Lo riporta il "New York Times", presentando la ricerca condotta al Broad Institute, nato dalla collaborazione tra Harvard University e Massachusetts Institute of Technology. Qui i ricercatori hanno studiato 16.000 elementi chimici, inclusi tutti gli agenti chemioterapeutici approvati dalla Food and Drug Administration. Sono riusciti a isolarne 32 capaci di agire esclusivamente sulle staminali malate: di questi agenti, però, solo uno è attualmente approvato come farmaco contro il cancro.
LE STAMINALI MALATE Secondo la cosiddetta "teoria delle staminali cancerogene", la crescita dei tumori è dovuta principalmente alle cellule staminali malate, che per ragioni ancora da chiarire hanno mostrato di resistere ai trattamenti standard. La chemioterapia, ad esempio, sarebbe in grado di uccidere fino al 99% delle cellule tumorali, ma le staminali rimanenti potrebbero sempre provocare una ricomparsa del cancro o una sua diffusione ad altri tessuti. A differenza delle cellule mature, le staminali hanno la capacità di rinnovarsi costantemente. La loro funzione naturale è quella di ricostituire i tessuti danneggiati. Ma a volte, secondo i ricercatori, possono 'impazzirè. Intervengono cioè mutazioni genetiche tali da farle diventare origine del cancro. Secondo il direttore del Centro di ricerca, Eric S. Lander, la scoperta «apre nuove prospettive nella lotta ai tumori, perchè combina cure tradizionali a farmaci specifici per le staminali. In questo modo tutte le cellule tumorali possono essere colpite. C'è il potenziale per un vero Rinascimento nella lotta contro il cancro».
I TRATTAMENTI CHEMIOTERAPICI Uno dei vantaggi è quello di abbassare l'intensità dei trattamenti chemioterapeutici, limitando così gli effetti collaterali. «Attaccando solo le cellule staminali - ha spiegato il dottor Piyush B. Gupta, a capo dello studio - si possono diminuire le dosi di chemioterapia per i malati». La teoria delle staminali cancerogene non è però accettata pacificamente da tutti i settori della ricerca americana. Alcuni studi sul melanoma, ad esempio, mostrano che le staminali potrebbero comporre fino al 100% delle cellule malate, e ciò metterebbe in crisi la presunta inefficacia della chemioterapia su questo tipo di cellule. Altri contestano l'idea per cui le cellule tumorali mature siano in grado di riconvertirsi in staminali, aggirando gli agenti attualmente riconosciuti. «In ogni caso - ha commentato Bert Vogelstein, genetista di spicco alla Johns Hopkins University - il nuovo metodo di screening è estremamente interessante, poiché c'è ancora qualcosa nei farmaci oggi in uso che si rifiuta di funzionare come noi tutti vorremmo».
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venerdì 14 agosto 2009
CENTRI DEL SONNO
CENTRI DEL SONNO
PIEMONTE
Torino
Centro Multidisciplinare per i Disturbi del Sonno
Clinica Neurologica II - Dipartimento di Neuroscienze Università di Torino
A.S.O. San Giovanni Battista - Molinette
Via Cherasco 15 - 10126 Torino
Tel. e Fax: 011 6335038
URL:http://medsonno.rettorato.unito.it
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Direttore: dott. Roberto Mutani
Medici di riferimento: dott. Alessandro Cicolin, dott.ssa Giulia Guastamacchia, dott.ssa Anna Terreni, dott. Maurizio Zibetti
Psicologa: dott.ssa Alessandra Giordano
LOMBARDIA
Milano
Centro per la Diagnosi e Cura dei Disturbi del Sonno
Centro per la Chirurgia dell'Epilessia e del Parkinson "C.Munari"
Piazza Ospedale Maggiore 3 - Milano
Tel. 02 64442917- 2421 - Fax 02 64442868
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Direttore: dott. Giorgio Lo Russo
Responsabile: prof. Lino Nobili
Medici di riferimento: dott. Dante Facchetti (Neurofisiopatologia), dott. Giuseppe Didato
Milano
Centro per i Disturbi del Sonno
Istituto Scientifico H San Raffaele
Via Stamina D’Ancona 20 - 20127 Milano
Tel. 02 26433383 - 26433358 - Fax 02 26433394
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Direttore: prof. Luigi Ferini Strambi
Medici di riferimento: dott. Marco Zucconi, dott. Alessandro Oldani, dott. Mauro Manconi
Pavia
Centro Multidisciplinare di Medicina del Sonno
Servizio di Neurofisiopatologia
IRCCS Neurologico “C. Mondino”
Via Mondino 2 - 27100 Pavia
Tel. 0382 380250 - 380335 - Fax 0382 380286
URL: http://www.mondino.it
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Responsabile: dott. Raffaele Manni
Medici di riferimento: dott. Michele Terzaghi
FRIULI VENEZIA GIULIA
Udine
Centro Medicina del Sonno
Dipartimento di Neuroscienze
Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia
33100 Udine
Tel. 0432 552560 - Fax 0432 552719
e-mail: neuro@aoud.santa.fvg.it
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Direttore: prof. Gian Luigi Gigli
Medici di riferimento: dott. Giovanni Merlino, dott. Pierluigi Dolso, dott. Roberto Marinig
LIGURIA
Genova
Centro Medicina del Sonno
Servizio di Neurofisiopatologia - Dipartimento delle Scienze Motorie
Università di Genova
Ospedale S. Martino
Piazza R. Benzi 10 - 12126 Genova
Tel. 010 3537460 - 3537465 - 3537461 - 5554108 - 5554109
Fax 010 3537699
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Responsabile: prof. Franco Ferrillo
Medici di riferimento: dott.ssa Alessandra Ferrari, dott. Fabrizio De Carli, dott.ssa Elisa Morrone
Tecnico di fisiopatologia: Cecilia Manfredi
EMILIA ROMAGNA
Bologna
Unità di Medicina del Sonno
Unità Operativa di Neurologia
Policlinico S. Orsola Malpigli
Università di Bologna
Via Albertoni 15 - 40138 Bologna
Tel. 051 6362642
Fax 051 6362640
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Direttore Scientifico: prof. Fabio Cirignotta
Responsabile Clinico: dott.ssa Susanna Mondini
Bologna
Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno
Istituto di Clinica Neurologica
Via Ugo Foscolo 7 - 40123 Bologna
Tel. 051 2092950
Fax 051 6442165
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Responsabile Scientifico: prof. Pasquale Montagna
Medici di riferimento: dott. Giuseppe Plazzi, dott.ssa Federica Provini
Parma
Centro di Medicina del Sonno
Clinica Neurologica - Università di Parma - Ospedale
Via Gramsci 14 - 43100 Parma
Tel. 0521 704107
Fax 0521 702693
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Responsabile: prof. Mario G. Terzano
Medici di riferimento: dott. Liborio Parrino, dott.ssa Maria Cristina Spaggiari
TOSCANA
Pisa
Centro Medicina del Sonno - Dipartimento di Neuroscienze
Sezione Neurologia, Università di Pisa
Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana - Ospedale S. Chiara
Via Roma 67 - 56126 Pisa
Tel. 050 993056 - 2088 - 2571 - Fax 050 992567
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Direttore: prof. Luigi Murri
Responsabile: dott.ssa Enrica Bonanni
Medici di riferimento: dott. Michelangelo Maestri, dott.ssa Sara Gori, dott.ssa Monica Fabbrini, dott.ssa Elisa Di Coscio e dott.ssa Anna Choub
Siena - Aperto il 14 Marzo dalle 10:00 alle 14:00
Centro Medicina del Sonno
Dipartimento di Neuroscienze, Università di Siena
Sezione di Neurologia
Azienda Ospedaliera Universitaria Senese
Viale Mario Braccio 16 - 53100 Siena
Tel. 0577 585304-05
Fax 0577 270260
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Responsabile: dott. Raffaele Rocchi
Medici di riferimento: dott.ssa Isabella Sicilia, dott.ssa Barbara Pucci
ABRUZZO
Città S. Angelo (Pescara)
Centro di Medicina del Sonno
Casa di cura Villa Serena
Viale Petruzzi, 42
Tel. 085 95901
Fax 085 9590400
URL: http://www.villaserena.it
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Responsabile: dott.ssa Biancamaria Guarnieri
Medici di riferimento: dott. Luigi Ortensi, dott. Marco D’Amico
LAZIO
Roma
Centro Multidisciplinare per i Disturbi del Sonno
Dipartimento di Neuroscienze, Servizio di Neurofisiopatologia
Università di Roma Tor Vergata, Policlinico
Tor Vergata Viale Oxford 81 - 00133 Roma
Tel. 06 20902107
Fax 06 20902106
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Responsabile: dott. Fabio Placidi
Medici di riferimento: dott. Andrea Romiti, dott.ssa Francesca Izzi
Roma
Unità di Medicina del Sonno
Servizio di Neurofisiopatologia
Complesso Integrato Columbus
Istituto di Neurologia
Università Cattolica del Sacro Cuore - Roma
Via Moscati 31 - 00168 Roma
Tel. 06 3503724
Fax 06 3054641
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Responsabile: dott. Gioacchino F. Mennuni
Medici di riferimento: dott. Giacomo Della Marca, dott.ssa Grazia Rizzotto
Roma
Centro del Sonno per l’Età Evolutiva
Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Età Evolutiva
Università di Roma “La Sapienza”
Via dei Sabelli 108 - 00185 Roma
Tel. 06 44712257 - 44712223
Fax 06 4957857
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Responsabile: dott. Oliviero Bruni
Medici di riferimento: dott.ssa Flavia Cortesi, dott.ssa Flavia Giannotti
PUGLIA
Bari
Centro per lo Studio dei Disturbi del Sonno
Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche
Clinica Neurologica I
Università di Bari - Policlinico di Bari
Piazza G. Cesare 11 - 70010 Bari
Tel. 080 5592966 - 5592331 - Fax 080 5593079
Responsabile: dott.ssa Mariantonietta Savarese
Medici di riferimento: dott. Bruno Brancasi, dott.ssa Maria Pia Prudenzano
SICILIA
Messina
Centro Dipartimentale di Medicina del Sonno
Dipartimento di Neuroscienze, Scienze Psichiatriche ed Anestesiologiche
Contesse - 98124 Messina
Tel. 090 2212289 - 221295
Fax 090 2923847
Direttore responsabile: prof. Rosalia Silvestri
Segretario coordinatore: dott. Massimo Raffaele
Medico di riferimento: dott. Giuseppe Mento
Troina (EN)
Centro per lo Studio del Sonno e dei Suoi Disturbi
IRCCS Oasi Maria SS
Via Conte Ruggero 73 - 94018 Troina (En)
Tel. 0935 936111
Fax 0935 653327
URL: http://www.irccs.oasi.en.it/unop
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Responsabile: dott. Raffaele Ferri
Medici di riferimento: dott.ssa Nuccia Casentino, dott. Bartolo Lanuzza
SARDEGNA
Cagliari
Centro per la Diagnosi e la Cura dei Disturbi del Sonno
Dipartimento di Scienze Neurologiche e Cardiovascolari
Azienda Policlinico Monserrato
SS 554 Bivio Sestu - 09042 Monserrato (CA)
Tel. e Fax 070 51096032
Direttore del dipartimento: prof. Francesco Marrosu
Responsabile: dott.ssa Monica Puligheddu
Medico di riferimento: dott.ssa Gioia Gioi
Un impegno costante che non ci fa dormire di notte.Wasm Associazione Italiana Di Medicina Del Sonno Progetto Morfeo Dormiresano Sanofi Aventis © A.I.M.S. Associazione Italiana Di Medicina Del Sonno - info@morfeodormiresano.it
PIEMONTE
Torino
Centro Multidisciplinare per i Disturbi del Sonno
Clinica Neurologica II - Dipartimento di Neuroscienze Università di Torino
A.S.O. San Giovanni Battista - Molinette
Via Cherasco 15 - 10126 Torino
Tel. e Fax: 011 6335038
URL:http://medsonno.rettorato.unito.it
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Direttore: dott. Roberto Mutani
Medici di riferimento: dott. Alessandro Cicolin, dott.ssa Giulia Guastamacchia, dott.ssa Anna Terreni, dott. Maurizio Zibetti
Psicologa: dott.ssa Alessandra Giordano
LOMBARDIA
Milano
Centro per la Diagnosi e Cura dei Disturbi del Sonno
Centro per la Chirurgia dell'Epilessia e del Parkinson "C.Munari"
Piazza Ospedale Maggiore 3 - Milano
Tel. 02 64442917- 2421 - Fax 02 64442868
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Direttore: dott. Giorgio Lo Russo
Responsabile: prof. Lino Nobili
Medici di riferimento: dott. Dante Facchetti (Neurofisiopatologia), dott. Giuseppe Didato
Milano
Centro per i Disturbi del Sonno
Istituto Scientifico H San Raffaele
Via Stamina D’Ancona 20 - 20127 Milano
Tel. 02 26433383 - 26433358 - Fax 02 26433394
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Direttore: prof. Luigi Ferini Strambi
Medici di riferimento: dott. Marco Zucconi, dott. Alessandro Oldani, dott. Mauro Manconi
Pavia
Centro Multidisciplinare di Medicina del Sonno
Servizio di Neurofisiopatologia
IRCCS Neurologico “C. Mondino”
Via Mondino 2 - 27100 Pavia
Tel. 0382 380250 - 380335 - Fax 0382 380286
URL: http://www.mondino.it
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Responsabile: dott. Raffaele Manni
Medici di riferimento: dott. Michele Terzaghi
FRIULI VENEZIA GIULIA
Udine
Centro Medicina del Sonno
Dipartimento di Neuroscienze
Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia
33100 Udine
Tel. 0432 552560 - Fax 0432 552719
e-mail: neuro@aoud.santa.fvg.it
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Direttore: prof. Gian Luigi Gigli
Medici di riferimento: dott. Giovanni Merlino, dott. Pierluigi Dolso, dott. Roberto Marinig
LIGURIA
Genova
Centro Medicina del Sonno
Servizio di Neurofisiopatologia - Dipartimento delle Scienze Motorie
Università di Genova
Ospedale S. Martino
Piazza R. Benzi 10 - 12126 Genova
Tel. 010 3537460 - 3537465 - 3537461 - 5554108 - 5554109
Fax 010 3537699
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Responsabile: prof. Franco Ferrillo
Medici di riferimento: dott.ssa Alessandra Ferrari, dott. Fabrizio De Carli, dott.ssa Elisa Morrone
Tecnico di fisiopatologia: Cecilia Manfredi
EMILIA ROMAGNA
Bologna
Unità di Medicina del Sonno
Unità Operativa di Neurologia
Policlinico S. Orsola Malpigli
Università di Bologna
Via Albertoni 15 - 40138 Bologna
Tel. 051 6362642
Fax 051 6362640
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Direttore Scientifico: prof. Fabio Cirignotta
Responsabile Clinico: dott.ssa Susanna Mondini
Bologna
Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno
Istituto di Clinica Neurologica
Via Ugo Foscolo 7 - 40123 Bologna
Tel. 051 2092950
Fax 051 6442165
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Responsabile Scientifico: prof. Pasquale Montagna
Medici di riferimento: dott. Giuseppe Plazzi, dott.ssa Federica Provini
Parma
Centro di Medicina del Sonno
Clinica Neurologica - Università di Parma - Ospedale
Via Gramsci 14 - 43100 Parma
Tel. 0521 704107
Fax 0521 702693
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Responsabile: prof. Mario G. Terzano
Medici di riferimento: dott. Liborio Parrino, dott.ssa Maria Cristina Spaggiari
TOSCANA
Pisa
Centro Medicina del Sonno - Dipartimento di Neuroscienze
Sezione Neurologia, Università di Pisa
Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana - Ospedale S. Chiara
Via Roma 67 - 56126 Pisa
Tel. 050 993056 - 2088 - 2571 - Fax 050 992567
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Direttore: prof. Luigi Murri
Responsabile: dott.ssa Enrica Bonanni
Medici di riferimento: dott. Michelangelo Maestri, dott.ssa Sara Gori, dott.ssa Monica Fabbrini, dott.ssa Elisa Di Coscio e dott.ssa Anna Choub
Siena - Aperto il 14 Marzo dalle 10:00 alle 14:00
Centro Medicina del Sonno
Dipartimento di Neuroscienze, Università di Siena
Sezione di Neurologia
Azienda Ospedaliera Universitaria Senese
Viale Mario Braccio 16 - 53100 Siena
Tel. 0577 585304-05
Fax 0577 270260
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Responsabile: dott. Raffaele Rocchi
Medici di riferimento: dott.ssa Isabella Sicilia, dott.ssa Barbara Pucci
ABRUZZO
Città S. Angelo (Pescara)
Centro di Medicina del Sonno
Casa di cura Villa Serena
Viale Petruzzi, 42
Tel. 085 95901
Fax 085 9590400
URL: http://www.villaserena.it
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Responsabile: dott.ssa Biancamaria Guarnieri
Medici di riferimento: dott. Luigi Ortensi, dott. Marco D’Amico
LAZIO
Roma
Centro Multidisciplinare per i Disturbi del Sonno
Dipartimento di Neuroscienze, Servizio di Neurofisiopatologia
Università di Roma Tor Vergata, Policlinico
Tor Vergata Viale Oxford 81 - 00133 Roma
Tel. 06 20902107
Fax 06 20902106
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Responsabile: dott. Fabio Placidi
Medici di riferimento: dott. Andrea Romiti, dott.ssa Francesca Izzi
Roma
Unità di Medicina del Sonno
Servizio di Neurofisiopatologia
Complesso Integrato Columbus
Istituto di Neurologia
Università Cattolica del Sacro Cuore - Roma
Via Moscati 31 - 00168 Roma
Tel. 06 3503724
Fax 06 3054641
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Responsabile: dott. Gioacchino F. Mennuni
Medici di riferimento: dott. Giacomo Della Marca, dott.ssa Grazia Rizzotto
Roma
Centro del Sonno per l’Età Evolutiva
Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Età Evolutiva
Università di Roma “La Sapienza”
Via dei Sabelli 108 - 00185 Roma
Tel. 06 44712257 - 44712223
Fax 06 4957857
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Responsabile: dott. Oliviero Bruni
Medici di riferimento: dott.ssa Flavia Cortesi, dott.ssa Flavia Giannotti
PUGLIA
Bari
Centro per lo Studio dei Disturbi del Sonno
Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche
Clinica Neurologica I
Università di Bari - Policlinico di Bari
Piazza G. Cesare 11 - 70010 Bari
Tel. 080 5592966 - 5592331 - Fax 080 5593079
Responsabile: dott.ssa Mariantonietta Savarese
Medici di riferimento: dott. Bruno Brancasi, dott.ssa Maria Pia Prudenzano
SICILIA
Messina
Centro Dipartimentale di Medicina del Sonno
Dipartimento di Neuroscienze, Scienze Psichiatriche ed Anestesiologiche
Contesse - 98124 Messina
Tel. 090 2212289 - 221295
Fax 090 2923847
Direttore responsabile: prof. Rosalia Silvestri
Segretario coordinatore: dott. Massimo Raffaele
Medico di riferimento: dott. Giuseppe Mento
Troina (EN)
Centro per lo Studio del Sonno e dei Suoi Disturbi
IRCCS Oasi Maria SS
Via Conte Ruggero 73 - 94018 Troina (En)
Tel. 0935 936111
Fax 0935 653327
URL: http://www.irccs.oasi.en.it/unop
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Responsabile: dott. Raffaele Ferri
Medici di riferimento: dott.ssa Nuccia Casentino, dott. Bartolo Lanuzza
SARDEGNA
Cagliari
Centro per la Diagnosi e la Cura dei Disturbi del Sonno
Dipartimento di Scienze Neurologiche e Cardiovascolari
Azienda Policlinico Monserrato
SS 554 Bivio Sestu - 09042 Monserrato (CA)
Tel. e Fax 070 51096032
Direttore del dipartimento: prof. Francesco Marrosu
Responsabile: dott.ssa Monica Puligheddu
Medico di riferimento: dott.ssa Gioia Gioi
Un impegno costante che non ci fa dormire di notte.Wasm Associazione Italiana Di Medicina Del Sonno Progetto Morfeo Dormiresano Sanofi Aventis © A.I.M.S. Associazione Italiana Di Medicina Del Sonno - info@morfeodormiresano.it
Vacanze estive: per chi parte un servizio di consulenza medica telefonica per informare su rischi epatici
Per il terzo anno consecutivo il Centro Diagnostico Italiano di Milano attiverà, in vista delle prossime vacanze estive, un servizio di consulenza medica telefonica destinato a coloro che partiranno per le mete vacanziere e che informerà sui rischi epatici legati a specifici luoghi da visitare, su altre patologie emergenti e su documenti sanitari, vaccinazioni obbligatorie o farmaci da portare in viaggio.
Dal 3 giugno 2009 sarà possibile, quindi, rivolgersi gratuitamente – viene conteggiato unicamente il costo della chiamata – ai servizi di consulenza medica telefonica del Centro Diagnostico Italiano attivati al numero 02.48317304. Attivo fino al prossimo settembre, il servizio è disponibile ogni giorno dalle ore 12.30 alle ore 14.30 e dalle ore 19.00 alle ore 21.00.
Lo scorso anno, gli specialisti del centro con sede a Milano hanno offerto consulenze a migliaia di persone, soprattutto informandole sui rischi di insorgenza dell'epatite A e su precise mete a rischio sanitario (con particolare attenzione a Paesi del Sud America, dell’Africa, dell’America centrale e del Messico).
Dal 3 giugno 2009 sarà possibile, quindi, rivolgersi gratuitamente – viene conteggiato unicamente il costo della chiamata – ai servizi di consulenza medica telefonica del Centro Diagnostico Italiano attivati al numero 02.48317304. Attivo fino al prossimo settembre, il servizio è disponibile ogni giorno dalle ore 12.30 alle ore 14.30 e dalle ore 19.00 alle ore 21.00.
Lo scorso anno, gli specialisti del centro con sede a Milano hanno offerto consulenze a migliaia di persone, soprattutto informandole sui rischi di insorgenza dell'epatite A e su precise mete a rischio sanitario (con particolare attenzione a Paesi del Sud America, dell’Africa, dell’America centrale e del Messico).
problemi intestinali del viaggiatore:come evitarli
Viaggi: guai intestinali per un milione di italiani
Roma - Sono un esercito silenzioso di viaggiatori partiti baldanzosi, macchine fotografiche a tracolla, guida turistica e crema abbronzante, che si ritrovano nel bel mezzo della vacanza con fastidiosi problemi intestinali, diarrea, disidratazione, che finiscono nel migliore dei casi per rovinare la vacanza, nel peggiore con il ricovero in ospedale. La classica "maledizione di Montezuma" colpisce almeno un milione di italiani ogni anno, specie quelli che si recano in vacanza in un paese in via di sviluppo, che sia Africa, Sudamerica o Oriente. E ogni anno, i medici lanciano inviti all'informazione e alla prevenzione, spesso disattesi. "Chi viaggia in paesi esotici - spiega alla vigilia della nuova stagione estiva il gastroenterologo Vincenzo Nicosia, Segretario Nazionale della Societa' italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni - dovrebbe recarsi prima della partenza in un centro di medicina dei viaggi, per farsi dare consigli utili e indicazioni sui farmaci da portare con se'".
Le regole d'oro, ricorda Nicosia, sono semplici: non bere acqua fresca, non mangiare verdure se non cotte, ne' gelati, ne' ghiaccio, ne' tantomeno carni non perfettamente cucinate. E ancora, evitare di acquistare cibo da venditori ambulanti, bere solo acqua in bottiglia preferibilmente gasata (che e' meno contraffabile), o se proprio c'e' solo l'acqua del rubinetto provvedere a bollirla prima di berla. Cosi' come anche il latte va sempre bollito, per debellare i virus che sono all'orgine del 70% delle diarree del viaggiatore (mentre il restante 30% e' dovuto quasi tutto a protozoi come l'ameba). E se malgrado tutti questi accorgimenti Montezuma si accanisce, e si hanno comunque problemi intestinali, subentra la scorta di farmaci che e' bene portarsi in valigia per ogni viaggio. "Tra questi - spiega Nicosia - una nuova molecola da poco in commercio in Italia e' tra le piu' efficaci: il racecadotril, infatti, agisce sulla diarrea non bloccando la peristalsi, come fanno i piu' diffusi farmaci da tempo in commercio, ma favorendo il riassorbimento di liquidi, riportando cosi' la densita' delle feci a livelli quasi normali".
Portando il farmaco in valigia, insomma, non si corre il rischio di "stoppare" il problema intestinale cadendo nel problema opposto, cioe' la stipsi anche prolungata e le conseguenti infiammazioni al colon. "Con effetto immediato - spiega Nicosia - racecadotril 'normalizza' la diarrea, ha la stessa efficacia degli altri farmaci senza interrompere la normale attivita' intestinale". Tutti consigli indispensabili per i 20 milioni di italiani che ogni anno si recano all'estero, di cui due milioni in paesi in via di sviluppo. "Viaggiare non e' uno scherzo - sottolinea Nicosia - e bisogna essere prudenti: su 100.000 viaggiatori in paesi esotici, 50.000 hanno disturbi, 8.000 vanno dal medico, 5.000 sono costretti a letto e uno addirittura muore".
AGI Salute
Roma - Sono un esercito silenzioso di viaggiatori partiti baldanzosi, macchine fotografiche a tracolla, guida turistica e crema abbronzante, che si ritrovano nel bel mezzo della vacanza con fastidiosi problemi intestinali, diarrea, disidratazione, che finiscono nel migliore dei casi per rovinare la vacanza, nel peggiore con il ricovero in ospedale. La classica "maledizione di Montezuma" colpisce almeno un milione di italiani ogni anno, specie quelli che si recano in vacanza in un paese in via di sviluppo, che sia Africa, Sudamerica o Oriente. E ogni anno, i medici lanciano inviti all'informazione e alla prevenzione, spesso disattesi. "Chi viaggia in paesi esotici - spiega alla vigilia della nuova stagione estiva il gastroenterologo Vincenzo Nicosia, Segretario Nazionale della Societa' italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni - dovrebbe recarsi prima della partenza in un centro di medicina dei viaggi, per farsi dare consigli utili e indicazioni sui farmaci da portare con se'".
Le regole d'oro, ricorda Nicosia, sono semplici: non bere acqua fresca, non mangiare verdure se non cotte, ne' gelati, ne' ghiaccio, ne' tantomeno carni non perfettamente cucinate. E ancora, evitare di acquistare cibo da venditori ambulanti, bere solo acqua in bottiglia preferibilmente gasata (che e' meno contraffabile), o se proprio c'e' solo l'acqua del rubinetto provvedere a bollirla prima di berla. Cosi' come anche il latte va sempre bollito, per debellare i virus che sono all'orgine del 70% delle diarree del viaggiatore (mentre il restante 30% e' dovuto quasi tutto a protozoi come l'ameba). E se malgrado tutti questi accorgimenti Montezuma si accanisce, e si hanno comunque problemi intestinali, subentra la scorta di farmaci che e' bene portarsi in valigia per ogni viaggio. "Tra questi - spiega Nicosia - una nuova molecola da poco in commercio in Italia e' tra le piu' efficaci: il racecadotril, infatti, agisce sulla diarrea non bloccando la peristalsi, come fanno i piu' diffusi farmaci da tempo in commercio, ma favorendo il riassorbimento di liquidi, riportando cosi' la densita' delle feci a livelli quasi normali".
Portando il farmaco in valigia, insomma, non si corre il rischio di "stoppare" il problema intestinale cadendo nel problema opposto, cioe' la stipsi anche prolungata e le conseguenti infiammazioni al colon. "Con effetto immediato - spiega Nicosia - racecadotril 'normalizza' la diarrea, ha la stessa efficacia degli altri farmaci senza interrompere la normale attivita' intestinale". Tutti consigli indispensabili per i 20 milioni di italiani che ogni anno si recano all'estero, di cui due milioni in paesi in via di sviluppo. "Viaggiare non e' uno scherzo - sottolinea Nicosia - e bisogna essere prudenti: su 100.000 viaggiatori in paesi esotici, 50.000 hanno disturbi, 8.000 vanno dal medico, 5.000 sono costretti a letto e uno addirittura muore".
AGI Salute
vertigine e capogiro?dipende da quanto dura
Vertigini e capogiri:
come riconoscerli?
L’esperto risponde
Può durare minuti, secondi, ore. Può essere forte e violenta, oppure persistente e ingravescente e, a differenza di ciò che comunemente si crede, tanto più è violenta, tanto migliore sarà la prognosi. Si tratta della vertigine, un disturbo dell`equilibrio che può portare senso di sbandamento e instabilità, ma anche disorientamento, nausea e vomito. Diverse la cause, dai calcoli nell`orecchio, alla circolazione sanguigna, alle infezioni. Ne parla a Salute24 Mario Gagliardi, ricercatore di Otorinolaringoiatria dell`Università "La Sapienza" di Roma
Comunemente si dice "mi gira la testa": "Può certamente trattarsi di vertigine, ma può trattarsi anche di instabilità, sbandamenti e disorientamento", spiega l`esperto. Per capire se si tratta di vera vertigine, cioè di sensazione di movimento rotatorio dell`ambiente, "è opportuno osservare quanto dura il giramento di testa, se ci sono altri sintomi - nausea, vomito, pallore, sudorazione, ipoacusia, ronzio auricolare, parestesia - oppure condizioni scatenanti, come un movimento della testa o del corpo, un`infezione, un trauma".
Differentemente da ciò che si è portati a pensare, "tanto più la vertigine è forte e violenta, tanto migliore sarà la prognosi, poiché la causa va cercata a livello dell`orecchio interno", continua Gagliardi. Se, invece, il disturbo dell`equilibrio è persistente e ingravescente, "bisogna pensare o all`esito di un danno cranico dell`orecchio interno, o a una patologia del sistema nervoso centrale, o a un disturbo psichico".
Se la vertigine dura alcuni secondi. Se la vertigine dura alcuni secondi - in genere tra i 20 e i 30 - ed è scatenata da un movimento della testa, "si tratta di una vertigine posizionale causata dalla presenza di un otolita, comunemente conosciuto come calcolo, presente in uno o più canali semicircolari del labirinto dell`orecchio". Come si risolve? "In questo caso è sufficiente che il medico esegua dei rapidi movimenti per spostare l`otolite dal canale semicircolare, risolvendo così la vertigine".
Se la vertigine dura minuti. Se dura alcuni minuti "è opportuno verificare le condizioni della circolazione sanguigna cerebrale e le condizioni cardiache - continua l`esperto - poiché è in queste sedi che è possibile trovare la causa della vertigine"
Se la vertigine dura alcune ore. Una vertigine che dura alcune ore è causata da un aumento del liquido (endolinfa) dell`orecchio interno. In questo caso, "potrebbe trattarsi della malattia di Menier o di una sua forma parziale o iniziale", spiega l`esperto.
Una vertigine che dura più di 24 ore. Una vertigine che dura più di 24 ore "è determinata da una neurolabirintite: in questo caso le cause possono essere virali o vascolari". Il consiglio? In ogni caso, rivolgersi al proprio medico ed evitare cure fai-da-te. http://salute24.ilsole24ore.com/salute/puntomalattie/2463_Vertigini_e_capogiri:come_riconoscerli_L_esperto_risponde.php
come riconoscerli?
L’esperto risponde
Può durare minuti, secondi, ore. Può essere forte e violenta, oppure persistente e ingravescente e, a differenza di ciò che comunemente si crede, tanto più è violenta, tanto migliore sarà la prognosi. Si tratta della vertigine, un disturbo dell`equilibrio che può portare senso di sbandamento e instabilità, ma anche disorientamento, nausea e vomito. Diverse la cause, dai calcoli nell`orecchio, alla circolazione sanguigna, alle infezioni. Ne parla a Salute24 Mario Gagliardi, ricercatore di Otorinolaringoiatria dell`Università "La Sapienza" di Roma
Comunemente si dice "mi gira la testa": "Può certamente trattarsi di vertigine, ma può trattarsi anche di instabilità, sbandamenti e disorientamento", spiega l`esperto. Per capire se si tratta di vera vertigine, cioè di sensazione di movimento rotatorio dell`ambiente, "è opportuno osservare quanto dura il giramento di testa, se ci sono altri sintomi - nausea, vomito, pallore, sudorazione, ipoacusia, ronzio auricolare, parestesia - oppure condizioni scatenanti, come un movimento della testa o del corpo, un`infezione, un trauma".
Differentemente da ciò che si è portati a pensare, "tanto più la vertigine è forte e violenta, tanto migliore sarà la prognosi, poiché la causa va cercata a livello dell`orecchio interno", continua Gagliardi. Se, invece, il disturbo dell`equilibrio è persistente e ingravescente, "bisogna pensare o all`esito di un danno cranico dell`orecchio interno, o a una patologia del sistema nervoso centrale, o a un disturbo psichico".
Se la vertigine dura alcuni secondi. Se la vertigine dura alcuni secondi - in genere tra i 20 e i 30 - ed è scatenata da un movimento della testa, "si tratta di una vertigine posizionale causata dalla presenza di un otolita, comunemente conosciuto come calcolo, presente in uno o più canali semicircolari del labirinto dell`orecchio". Come si risolve? "In questo caso è sufficiente che il medico esegua dei rapidi movimenti per spostare l`otolite dal canale semicircolare, risolvendo così la vertigine".
Se la vertigine dura minuti. Se dura alcuni minuti "è opportuno verificare le condizioni della circolazione sanguigna cerebrale e le condizioni cardiache - continua l`esperto - poiché è in queste sedi che è possibile trovare la causa della vertigine"
Se la vertigine dura alcune ore. Una vertigine che dura alcune ore è causata da un aumento del liquido (endolinfa) dell`orecchio interno. In questo caso, "potrebbe trattarsi della malattia di Menier o di una sua forma parziale o iniziale", spiega l`esperto.
Una vertigine che dura più di 24 ore. Una vertigine che dura più di 24 ore "è determinata da una neurolabirintite: in questo caso le cause possono essere virali o vascolari". Il consiglio? In ogni caso, rivolgersi al proprio medico ed evitare cure fai-da-te. http://salute24.ilsole24ore.com/salute/puntomalattie/2463_Vertigini_e_capogiri:come_riconoscerli_L_esperto_risponde.php
frattura al polso come si riconosce,come si cura
Ortopedia e traumatologia
Frattura al polso
L’ultima è una vittima eccellente: Papa Benedetto XVI si è fratturato il polso per una caduta causata da una disattenzione.
Il Pontefice ha celebrato la messa con il polso ingessato, in seguito all’operazione subita. Ma non è il solo che deve convivere con fratture, arti ingessati ed il gran caldo che rende tutto più complesso.
Il rischio di slogarsi polsi e caviglie e di doversi ingessare a seguito di apparentemente innocue cadute aumenta in estate, soprattutto tra le donne che per vezzi estetici si affidano a sandali e scarpe che lasciano il piede molto libero, aumentando, cosi, il rischio di inciampare.
La frattura al polso è piuttosto frequente - quando si cade, per proteggersi si mettono in avanti e, così, il polso è il primo a rischiare – ed è particolarmente diffusa tra gli anziani che, a causa dell’età, soffrono di debolezza ossea e tra i giovani che praticano sport.
In numeri, illustrati da Francesco Bove, presidente della Fondazione Aila (italiana per la lotta ad artrosi ed osteoporosi) ogni anno si registrano 19mila fratture al polso, 70mila fratture dell’anca e 20mila fratture vertebrali.
Ma come si riconosce una frattura al polso?
Il gonfiore e il dolore intenso sono i due segnali principali. Ma è facile confondere una semplice distorsione con una frattura. Per questo motivo è necessario immobilizzare immediatamente il polso e rivolgersi ad un medico che può facilmente riconoscerla. A seconda del livello di gravità della fattura si può ingessare l’articolazione o optare per un intervento chirurgico.
Il trattamento conservativo è generalmente la scelta più comune e solo nei casi più urgenti e gravi si decide di portare il paziente in sala operatoria. I tempi di ripresa variano a seconda dell’età e del tipo di frattura, ma di solito l’ingessatura va portata per almeno quattro settimane; ma se i tempi di ripresa devono essere più brevi si opta per l’operazione: è il caso di tutti i giovani che praticano attività sportiva a livello agonistico.
pagine mediche.it
Frattura al polso
L’ultima è una vittima eccellente: Papa Benedetto XVI si è fratturato il polso per una caduta causata da una disattenzione.
Il Pontefice ha celebrato la messa con il polso ingessato, in seguito all’operazione subita. Ma non è il solo che deve convivere con fratture, arti ingessati ed il gran caldo che rende tutto più complesso.
Il rischio di slogarsi polsi e caviglie e di doversi ingessare a seguito di apparentemente innocue cadute aumenta in estate, soprattutto tra le donne che per vezzi estetici si affidano a sandali e scarpe che lasciano il piede molto libero, aumentando, cosi, il rischio di inciampare.
La frattura al polso è piuttosto frequente - quando si cade, per proteggersi si mettono in avanti e, così, il polso è il primo a rischiare – ed è particolarmente diffusa tra gli anziani che, a causa dell’età, soffrono di debolezza ossea e tra i giovani che praticano sport.
In numeri, illustrati da Francesco Bove, presidente della Fondazione Aila (italiana per la lotta ad artrosi ed osteoporosi) ogni anno si registrano 19mila fratture al polso, 70mila fratture dell’anca e 20mila fratture vertebrali.
Ma come si riconosce una frattura al polso?
Il gonfiore e il dolore intenso sono i due segnali principali. Ma è facile confondere una semplice distorsione con una frattura. Per questo motivo è necessario immobilizzare immediatamente il polso e rivolgersi ad un medico che può facilmente riconoscerla. A seconda del livello di gravità della fattura si può ingessare l’articolazione o optare per un intervento chirurgico.
Il trattamento conservativo è generalmente la scelta più comune e solo nei casi più urgenti e gravi si decide di portare il paziente in sala operatoria. I tempi di ripresa variano a seconda dell’età e del tipo di frattura, ma di solito l’ingessatura va portata per almeno quattro settimane; ma se i tempi di ripresa devono essere più brevi si opta per l’operazione: è il caso di tutti i giovani che praticano attività sportiva a livello agonistico.
pagine mediche.it
mercoledì 12 agosto 2009
conosciamo meglio il caffè:info:a chi fa bene a chi fa male.
Le vere tabelle nutrizionali
Caffè
Copyright by THEA 2006
Il caffè è una pianta sempreverde, che può raggiungere i 10 m di altezza, della famiglia delle Rubiacee, originaria dell'Africa tropicale (Abissinia). Vive fra gli 800 e i 2.000 m d'altezza in terreni umidi con temperature fra i 15 e i 25 °C. Se ne conoscono quaranta specie. La specie Coffea arabica è quella più diffusa e coltivata: offre un caffè dolce e meno cremoso, al contrario della robusta da cui si produce un caffè più forte con circa il doppio di caffeina. Il frutto, di colore rosso scuro, è prodotto a iniziare dai tre ai cinque anni di vita della pianta; racchiude due noccioli all'interno dei quali si trova un seme (chicco di caffè). I frutti non maturano allo stesso momento (a esclusione delle piantagioni brasiliane dove il clima consente una maturazione contemporanea e quindi una raccolta automatizzata).
Il seme del caffè viene liberato dalla cuticola che lo avvolge, stagionato e quindi torrefatto. Ogni pianta fornisce circa 2.000 bacche all'anno dalle quali si ricava 0,5 kg circa di caffè. Il Brasile è il maggior produttore di caffè (un quarto della produzione mondiale). Inizialmente le bacche rosse venivano mangiate intere o spappolate, mischiate con grasso animale; successivamente si passò agli infusi. Fra il XIII e il XIV sec. la bevanda si diffuse in tutto l'oriente islamico. Il caffè arrivò a Venezia (1615) con navi turche e già con Clemente VIII si hanno le prime richieste di bandire la bevanda del diavolo. Nel 1637 a Oxford si aprì la prima Coffee House. Dal XVIII sec. gli olandesi a Giava e i francesi nei Caraibi iniziarono la coltivazione, facendo nascere l'industria del caffè. Il paese con il più alto consumo di caffè pro capite è la Finlandia (13 kg all'anno, in Italia 4,5 kg).
Caffè e caffeina - Il caffè è noto per il suo contenuto di caffeina, una 1,3,7 trimetilxantina derivata dalla purina, come la teofillina e la teobromina. Il contenuto di caffeina in una tazza di caffè può dipendere da molti fattori, per esempio:
a) il metodo di preparazione
b) la miscela usata
c) la quantità di caffè usata.
Contrariamente a quanto si crede, la quantità di caffeina non dipende dal volume di caffè bevuto (all'aumentare della quantità di acqua più caffeina finirebbe nel caffè). I dati medi sono (una tazza o una lattina di tè contengono circa 20-30 mg di caffeina, una cioccolata 10 mg, una lattina di Coca-Cola normale, Diet o di Pepsi circa 40 mg e una Red Bull 80 mg):
Espresso: 60-120 mg
Caffè fatto con Moka (35-50 ml): 60-120 mg
Caffè americano (100 ml): 95-125 mg.
Per quanto riguarda la miscela, una miscela robusta ha un contenuto 2,5 volte più alto di caffeina di una miscela arabica.
A chi fa male il caffè - Per il suo contenuto di caffeina (per gli effetti della caffeina sulla salute e, in generale, sull'organismo umano, si rimanda all'articolo Gli effetti della caffeina) il caffè è sconsigliato
a) a chi soffre di aritmie, ulcera, gastrite, patologie dell'orecchio interno;
b) ai soggetti stressati, ansiosi, eccitabili o che soffrono d'insonnia;
c) ai soggetti ipertesi;
d) ai soggetti affetti da ipercolesterolemia.
A chi fa bene il caffè - Nell'individuo sano la caffeina attenua la stanchezza, agisce sul tono muscolare e sull'umore, migliora la concentrazione, riduce l'incidenza di cefalee, stimola la digestione. Altri due vantaggi notevoli sono l'effetto dimagrante e la sua azione negli sport di resistenza (a questo proposito, per ulteriori informazioni consultate l'articolo - Caffeina e prestazione).
INFO AL. - Carboidrati: 41,10; proteine: 12,20; grassi: 0,50; acqua: 3,10; colesterolo: 0; sodio: 37; calorie: 241.
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http://www.albanesi.it/Alimentazione/cibi/caffe.htm
Caffè
Copyright by THEA 2006
Il caffè è una pianta sempreverde, che può raggiungere i 10 m di altezza, della famiglia delle Rubiacee, originaria dell'Africa tropicale (Abissinia). Vive fra gli 800 e i 2.000 m d'altezza in terreni umidi con temperature fra i 15 e i 25 °C. Se ne conoscono quaranta specie. La specie Coffea arabica è quella più diffusa e coltivata: offre un caffè dolce e meno cremoso, al contrario della robusta da cui si produce un caffè più forte con circa il doppio di caffeina. Il frutto, di colore rosso scuro, è prodotto a iniziare dai tre ai cinque anni di vita della pianta; racchiude due noccioli all'interno dei quali si trova un seme (chicco di caffè). I frutti non maturano allo stesso momento (a esclusione delle piantagioni brasiliane dove il clima consente una maturazione contemporanea e quindi una raccolta automatizzata).
Il seme del caffè viene liberato dalla cuticola che lo avvolge, stagionato e quindi torrefatto. Ogni pianta fornisce circa 2.000 bacche all'anno dalle quali si ricava 0,5 kg circa di caffè. Il Brasile è il maggior produttore di caffè (un quarto della produzione mondiale). Inizialmente le bacche rosse venivano mangiate intere o spappolate, mischiate con grasso animale; successivamente si passò agli infusi. Fra il XIII e il XIV sec. la bevanda si diffuse in tutto l'oriente islamico. Il caffè arrivò a Venezia (1615) con navi turche e già con Clemente VIII si hanno le prime richieste di bandire la bevanda del diavolo. Nel 1637 a Oxford si aprì la prima Coffee House. Dal XVIII sec. gli olandesi a Giava e i francesi nei Caraibi iniziarono la coltivazione, facendo nascere l'industria del caffè. Il paese con il più alto consumo di caffè pro capite è la Finlandia (13 kg all'anno, in Italia 4,5 kg).
Caffè e caffeina - Il caffè è noto per il suo contenuto di caffeina, una 1,3,7 trimetilxantina derivata dalla purina, come la teofillina e la teobromina. Il contenuto di caffeina in una tazza di caffè può dipendere da molti fattori, per esempio:
a) il metodo di preparazione
b) la miscela usata
c) la quantità di caffè usata.
Contrariamente a quanto si crede, la quantità di caffeina non dipende dal volume di caffè bevuto (all'aumentare della quantità di acqua più caffeina finirebbe nel caffè). I dati medi sono (una tazza o una lattina di tè contengono circa 20-30 mg di caffeina, una cioccolata 10 mg, una lattina di Coca-Cola normale, Diet o di Pepsi circa 40 mg e una Red Bull 80 mg):
Espresso: 60-120 mg
Caffè fatto con Moka (35-50 ml): 60-120 mg
Caffè americano (100 ml): 95-125 mg.
Per quanto riguarda la miscela, una miscela robusta ha un contenuto 2,5 volte più alto di caffeina di una miscela arabica.
A chi fa male il caffè - Per il suo contenuto di caffeina (per gli effetti della caffeina sulla salute e, in generale, sull'organismo umano, si rimanda all'articolo Gli effetti della caffeina) il caffè è sconsigliato
a) a chi soffre di aritmie, ulcera, gastrite, patologie dell'orecchio interno;
b) ai soggetti stressati, ansiosi, eccitabili o che soffrono d'insonnia;
c) ai soggetti ipertesi;
d) ai soggetti affetti da ipercolesterolemia.
A chi fa bene il caffè - Nell'individuo sano la caffeina attenua la stanchezza, agisce sul tono muscolare e sull'umore, migliora la concentrazione, riduce l'incidenza di cefalee, stimola la digestione. Altri due vantaggi notevoli sono l'effetto dimagrante e la sua azione negli sport di resistenza (a questo proposito, per ulteriori informazioni consultate l'articolo - Caffeina e prestazione).
INFO AL. - Carboidrati: 41,10; proteine: 12,20; grassi: 0,50; acqua: 3,10; colesterolo: 0; sodio: 37; calorie: 241.
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energye drink:fanno male?esaminiamo il red bull
Red Bull
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati per Red Bull, vedi Red Bull (disambigua).
Red Bull
Nome Red Bull
Categoria Bibita
Tipologia Energy Drink
Marca Red Bull gmbH
Anno di creazione 1987
Nazione Austria
Vendite 3,5 mld lattine[1] (2007)
Slogan Red bull ti mette le ali
Ingredienti *Acqua
Saccarosio
Glucosio
Citrati di sodio acidificante
Anidride Carbonica
Taurina (0,4%)
Glucoronolattone (0,24%)
Caffeina (0,03%)
Inositolo
Vitamine (Niacina, Acido Pantotenico, B6, B12)
Aromi
Coloranti (Caramello, Riboflavina)
Valori Nutrizionali medi in 100 g
Valore energetico 45 Kcal/192 KJ
Proteine 0 g
Carboidrati 11,3 g
Di cui zuccheri {{{Di cui zuccheri}}}
Grassi 0 g
Di cui saturi {{{Di cui saturi}}}
Residuo Fisso {{{Residuo Fisso}}}
Sodio {{{Sodio}}}
Durezza in gradi Francesi {{{Durezza in gradi Francesi}}}
Sorgente {{{Sorgente}}}
Classificazione commerciale {{{Classificazione commerciale}}}
Classificazione di colore {{{Classificazione di colore}}}
Colore {{{Colore}}}
Aspetto {{{Aspetto}}}
Gradazione alcolica {{{Gradazione alcolica}}}
Tipo di fermentazione {{{Tipo di fermentazione}}}
Gusto {{{Gusto}}}
Frizzantezza {{{Frizzantezza}}}
Schiuma {{{Schiuma}}}
Temperatura di servizio {{{Temperatura di servizio}}}
Bicchiere {{{Bicchiere}}}
Sito www.redbull.it
Lattine di Red Bull
Red Bull è il nome commerciale di un Energy Drink prodotta dalla compagnia austriaca Red Bull GmbH, di Salisburgo. Red Bull viene prodotto esclusivamente in Austria ed esportata in più di 130 paesi; con 3,5 miliardi di lattine vendute, è l'energy drink più consumato al mondo[2].
Indice [nascondi]
1 Storia
2 Prodotto
2.1 Varietà
2.2 Informazioni nutrizionali
2.3 Ingredienti
2.4 Effetti
3 Design
4 Cocktail
5 Pubblicità
6 Critiche
7 Note
8 Altri progetti
9 Voci correlate
10 Collegamenti esterni
Storia [modifica]
La bevanda è stata creata nel 1984 da Dieter Mateschitz. Mateschitz, allora dipendente nel settore marketing della Blendax, azienda della Procter & Gamble che produce prodotti per cosmesi ed igiene orale, durante un viaggio di lavoro in Thailandia, viene a contatto con la Krating Daeng (กระทิงแดง), una bevanda ad alto tenore di caffeina e taurina che andava di moda nel paese asiatico; intuendo le potenzialità del prodotto, entra in una joint-venture insieme all'azienda farmaceutica TC Pharmaceuticals e fonda la "Red Bull gmbH", traduzione in inglese del nome della bevanda. Red Bull è stato poi lanciato nel 1987 con grossi investimenti pubblicitari, soprattutto in ambito sportivo, indirizzati a un pubblico giovane.
Prodotto [modifica]
Da servire ghiacciato, Red Bull si presenta di colore ambrato brillante, molto gasata. Il gusto è molto dolce, dai sentori di frutti rossi dati dal guaranà, con un retrogusto dalle note amarognole; il profumo ripropone le essenze dolci e pungenti.
Varietà [modifica]
Red Bull viene venduto in lattine da 250 cl. Nel 2003 è stata introdotta una versione dietetica, la Red Bull Sugar Free. Approdata in Italia nel 2007, la bevanda mantiene gli ingredienti tradizionali, sostituendo però agli zuccheri dei dolcificanti, e più precisamente l'acesulfame K e l'aspartame, abbassando a 7 kcal l'apporto calorico. Rispetto all'originale è meno dolce e con la lattina di un azzurro più chiaro.
Informazioni nutrizionali [modifica]
Red Bull (100 ml)
Valore Energetico 45 kcal/192kJ
Calorie 45
Grassi 0 g
Zucchero 14.4 g
Proteine 0 g
Calcio 13 mg
Sodio 0.084 g
Taurina 400 mg
Glucuronolattone 600 mg
Niacina 8,5 mg
Acido Pantotenico 1.4 mg
Vitamina B6 0.835 mg
Vitamina B12 1.75 μg
Caffeina 32 mg
Ingredienti [modifica]
Gli ingredienti che caratterizzano la bevanda sono principalmente tre: il glucuronolattone, la taurina e la caffeina. Il primo è un carboidrato strutturale coinvolto nei processi di purificazione e presente anche nelle connessioni cerebrali, ed in particolare in quelle specifiche della memoria e della capacità di concentrazione; la seconda è un amminoacido situato in molti tessuti animali, la cui scoperta fu appunto dentro la Bile di un Toro da cui ne prende il nome, che stimola il battito cardiaco, regola il livello di stress e la termoregolazione. Nella bevanda sono inoltre presenti vitamine del gruppo B ([B5], B6 e B12), zuccheri (saccarina, glucosio e inositolo) e coloranti (caramello e riboflavina)
Effetti [modifica]
L'energy drink viene presentato come uno stimolante energetico fisico e mentale che migliora le prestazioni, la capacità di reazione e di concentrazione, la soglia di attenzione, aumenta la sensazione di benessere e stimola il metabolismo[3]; essendo una bevanda energizzante, è consigliabile l'apporto della bevanda a una dieta salutare ed equilibrata, con uso in situazioni di sforzo fisico o forte stress.
Sebbene contenga alte quantità di glucuronolattone (circa il 250% del R.D.A.), non sono stati certificati effetti dannosi causati dall'alto dosaggio di questo carboidrato, tesi confermate dal British Medical Journal e dall' F.D.A.[4]. L'alta concentrazione di caffeina invece invita al consumo moderato dell'energy drink, per evitare gli effetti collaterali legati all'abuso di questa sostanza, come insonnia, tachicardia e nervosismo. Essendo inoltre la caffeina disidratante viene consigliata un'adeguata reidratazione dopo l'utilizzo.
Design [modifica]
Red Bull deve parte del suo successo anche all'innovativo stile del design della lattina: Red Bull viene infatti servito nelle sleek cans, lattine più slanciate ideate appositamente per Red Bull e in seguito adottate da tutte le marche di energy drink. Per quanto riguarda il disegno, questo è piuttosto semplice ma ormai legato al prodotto: è formato da quattro parallelogrammi affiancati e sovrapposti, di colore blu e argento, e il logo, formato da due tori rossi su sfondo giallo.
Cocktail [modifica]
Red Bull ha riscosso un discreto successo in alcuni cocktail: i più comuni sono il Vodka-Red Bull, mix ovviamente di red Bull e vodka, e lo Jägerbomb o cervo volante, cioè Red bull alternato e Jägermeister.
Pubblicità [modifica]
Per sponsorizzare il suo prodotto, la società austriaca ha da sempre fatto massicci investimenti in campagne pubblicitarie, investendo in essa circa il 30% del fatturato.
Fin dall'inizio Red Bull ha utilizzato un approccio innovativo e anticonformista, seguendo, oltre ai canali tradizionali come la TV radio e cinema, percorsi diversi, come sponsorizzazioni massicce e presentazione del marchio come cool brand, legato al divertimento e alla vita notturna. Superato il periodo di lancio, in cui la novità è stato il leitmotiv della notorietà della bevanda, Red Bull ha legato molto presto il suo marchio al mondo del target più ovvio, quello sportivo.
Red Bull negli anni ha legato il suo brand al mondo sportivo, cominciando da sport estremi, come windsurfing, basejumping e snowboarding, e progressivamente allargarsi verso i due poli opposti degli sport più tradizionali come il calcio e la Formula 1 (dove possiede anche due squadre, Red Bull Racing e Toro Rosso), e dall'altra parte creando manifestazioni sportive più demenziali come la "Red Bull Soap Box Race" e "Red Bull Flugtag", in cui amatori si sfidano su macchinette o aeroplanini senza motore costruite con i mezzi più disparati e le forme più divertenti dagli sfidanti stessi.
Per quanto riguarda la pubblicità televisiva, Red Bull è stato promosso attraverso una serie di scenette ironiche ideate dall'azienda pubblicitaria Kastner & Partner; la struttura degli spot, rimasta invariata fin dalle origini, vede raccontare attraverso scenette disegnate con stile fumettistico delle brevi storielle ironiche e divertenti, in cui spesso i protagonisti si liberano da piccole e fastidiose situazioni quotidiane grazie all'energy drink che ti mette le ali. Così un ragazzo scappa da una madre troppo apprensiva che lo stressa mentre guida, un genero fa volare via una suocera che "minaccia" di venire a pranzo a casa sua, e un uomo si salva dalle "scarpe di cemento" volando via e lasciando i gangster mafiosi che dovevano ucciderlo nei guai. Degna di nota è una scenetta distribuita nel periodo natalizio del 2007,
Una New Beetle Red Bull Una Mini Red Bullche è stata ritirata dopo le lamentele di un prete, don Marco Damanti, e di varie associazioni cristiane[5]: lo spot infatti mostrava un quarto re magio che, oltre alle tradizionali offerte di incenso oro e mirra, recava in dono al bambin gesù una lattina di Red Bull, affermando che gli gli angeli lì presenti volassero grazie alle proprietà della bevanda.
Un ulteriore mezzo di diffusione della bevanda è la fama cool guadagnata presso il pubblico giovane attraverso le sampling girls, ragazze che girano per le città su automobili "truccate" con lo stile Red Bull: il successo di questo metodo è dovuto alla scelta delle ragazze, giovani studentesse simpatiche e non professioniste, e le macchine, auto di moda come la Mini e la New Beetle. Il marchio è inoltre visibile in moltissimi locali notturni, e sponsorizza eventi musicali e culturali.
Critiche [modifica]
Ciclicamente vengono proposte tramite internet o oralmente racconti riguardanti Red Bull, che vengono puntualmente smentite[6][7]. La più comune racconta che la taurina viene estratta direttamente dai testicoli dei tori o dallo sperma bovino: come ogni leggenda metropolitana, prende spunto da un fatto vero, poiché effettivamente la Taurina è stata scoperta nella bile del toro, ma come viene riferito dal sito ufficiale stesso la taurina contenuta in Red Bull® Energy Drink è una sostanza interamente sintetica prodotta da compagnie farmaceutiche, e non è di derivazione animale né contiene componenti animali[8] Altre leggende vogliono pericolosa la bevanda per via del glucurolattone, che sarebbe stato inventato dalla C.I.A. negli anni sessanta come allucinogeno per i soldati della guerra del Vietnam, effetto che si potrebbe riscontrare bevendo Red Bull caldo, o della B12 che verrebbe utilizzata per i malati di coma etilico; altre ancora affermano che l'utilizzo può causare un infarto fulminante, emorragie cerebrali o malattie nervose irreversibili, danni al fegato se mescolate con alcol.
Spesso, a supporto di queste tesi, le fonti citano il fatto che in Norvegia e Danimarca è vietata la vendita di tale prodotto: effettivamente queste nazioni hanno vietato Red Bull, ma per via della quantità di caffeina presente, che supera le dosi consentite dalla legge di questi paesi. La Francia, invece, da poco tempo ha consentito la vendita della bevanda in una versione appositamente modificata per venderla oltralpe.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Red Bull
Nome Red Bull
Categoria Bibita
Tipologia Energy Drink
Marca Red Bull gmbH
Anno di creazione 1987
Nazione Austria
Vendite 3,5 mld lattine[1] (2007)
Slogan Red bull ti mette le ali
Ingredienti *Acqua
Saccarosio
Glucosio
Citrati di sodio acidificante
Anidride Carbonica
Taurina (0,4%)
Glucoronolattone (0,24%)
Caffeina (0,03%)
Inositolo
Vitamine (Niacina, Acido Pantotenico, B6, B12)
Aromi
Coloranti (Caramello, Riboflavina)
Valori Nutrizionali medi in 100 g
Valore energetico 45 Kcal/192 KJ
Proteine 0 g
Carboidrati 11,3 g
Di cui zuccheri {{{Di cui zuccheri}}}
Grassi 0 g
Di cui saturi {{{Di cui saturi}}}
Residuo Fisso {{{Residuo Fisso}}}
Sodio {{{Sodio}}}
Durezza in gradi Francesi {{{Durezza in gradi Francesi}}}
Sorgente {{{Sorgente}}}
Classificazione commerciale {{{Classificazione commerciale}}}
Classificazione di colore {{{Classificazione di colore}}}
Colore {{{Colore}}}
Aspetto {{{Aspetto}}}
Gradazione alcolica {{{Gradazione alcolica}}}
Tipo di fermentazione {{{Tipo di fermentazione}}}
Gusto {{{Gusto}}}
Frizzantezza {{{Frizzantezza}}}
Schiuma {{{Schiuma}}}
Temperatura di servizio {{{Temperatura di servizio}}}
Bicchiere {{{Bicchiere}}}
Sito www.redbull.it
Lattine di Red Bull
Red Bull è il nome commerciale di un Energy Drink prodotta dalla compagnia austriaca Red Bull GmbH, di Salisburgo. Red Bull viene prodotto esclusivamente in Austria ed esportata in più di 130 paesi; con 3,5 miliardi di lattine vendute, è l'energy drink più consumato al mondo[2].
Indice [nascondi]
1 Storia
2 Prodotto
2.1 Varietà
2.2 Informazioni nutrizionali
2.3 Ingredienti
2.4 Effetti
3 Design
4 Cocktail
5 Pubblicità
6 Critiche
7 Note
8 Altri progetti
9 Voci correlate
10 Collegamenti esterni
Storia [modifica]
La bevanda è stata creata nel 1984 da Dieter Mateschitz. Mateschitz, allora dipendente nel settore marketing della Blendax, azienda della Procter & Gamble che produce prodotti per cosmesi ed igiene orale, durante un viaggio di lavoro in Thailandia, viene a contatto con la Krating Daeng (กระทิงแดง), una bevanda ad alto tenore di caffeina e taurina che andava di moda nel paese asiatico; intuendo le potenzialità del prodotto, entra in una joint-venture insieme all'azienda farmaceutica TC Pharmaceuticals e fonda la "Red Bull gmbH", traduzione in inglese del nome della bevanda. Red Bull è stato poi lanciato nel 1987 con grossi investimenti pubblicitari, soprattutto in ambito sportivo, indirizzati a un pubblico giovane.
Prodotto [modifica]
Da servire ghiacciato, Red Bull si presenta di colore ambrato brillante, molto gasata. Il gusto è molto dolce, dai sentori di frutti rossi dati dal guaranà, con un retrogusto dalle note amarognole; il profumo ripropone le essenze dolci e pungenti.
Varietà [modifica]
Red Bull viene venduto in lattine da 250 cl. Nel 2003 è stata introdotta una versione dietetica, la Red Bull Sugar Free. Approdata in Italia nel 2007, la bevanda mantiene gli ingredienti tradizionali, sostituendo però agli zuccheri dei dolcificanti, e più precisamente l'acesulfame K e l'aspartame, abbassando a 7 kcal l'apporto calorico. Rispetto all'originale è meno dolce e con la lattina di un azzurro più chiaro.
Informazioni nutrizionali [modifica]
Red Bull (100 ml)
Valore Energetico 45 kcal/192kJ
Calorie 45
Grassi 0 g
Zucchero 14.4 g
Proteine 0 g
Calcio 13 mg
Sodio 0.084 g
Taurina 400 mg
Glucuronolattone 600 mg
Niacina 8,5 mg
Acido Pantotenico 1.4 mg
Vitamina B6 0.835 mg
Vitamina B12 1.75 μg
Caffeina 32 mg
Ingredienti [modifica]
Gli ingredienti che caratterizzano la bevanda sono principalmente tre: il glucuronolattone, la taurina e la caffeina. Il primo è un carboidrato strutturale coinvolto nei processi di purificazione e presente anche nelle connessioni cerebrali, ed in particolare in quelle specifiche della memoria e della capacità di concentrazione; la seconda è un amminoacido situato in molti tessuti animali, la cui scoperta fu appunto dentro la Bile di un Toro da cui ne prende il nome, che stimola il battito cardiaco, regola il livello di stress e la termoregolazione. Nella bevanda sono inoltre presenti vitamine del gruppo B ([B5], B6 e B12), zuccheri (saccarina, glucosio e inositolo) e coloranti (caramello e riboflavina)
Effetti [modifica]
L'energy drink viene presentato come uno stimolante energetico fisico e mentale che migliora le prestazioni, la capacità di reazione e di concentrazione, la soglia di attenzione, aumenta la sensazione di benessere e stimola il metabolismo[3]; essendo una bevanda energizzante, è consigliabile l'apporto della bevanda a una dieta salutare ed equilibrata, con uso in situazioni di sforzo fisico o forte stress.
Sebbene contenga alte quantità di glucuronolattone (circa il 250% del R.D.A.), non sono stati certificati effetti dannosi causati dall'alto dosaggio di questo carboidrato, tesi confermate dal British Medical Journal e dall' F.D.A.[4]. L'alta concentrazione di caffeina invece invita al consumo moderato dell'energy drink, per evitare gli effetti collaterali legati all'abuso di questa sostanza, come insonnia, tachicardia e nervosismo. Essendo inoltre la caffeina disidratante viene consigliata un'adeguata reidratazione dopo l'utilizzo.
Design [modifica]
Red Bull deve parte del suo successo anche all'innovativo stile del design della lattina: Red Bull viene infatti servito nelle sleek cans, lattine più slanciate ideate appositamente per Red Bull e in seguito adottate da tutte le marche di energy drink. Per quanto riguarda il disegno, questo è piuttosto semplice ma ormai legato al prodotto: è formato da quattro parallelogrammi affiancati e sovrapposti, di colore blu e argento, e il logo, formato da due tori rossi su sfondo giallo.
Cocktail [modifica]
Red Bull ha riscosso un discreto successo in alcuni cocktail: i più comuni sono il Vodka-Red Bull, mix ovviamente di red Bull e vodka, e lo Jägerbomb o cervo volante, cioè Red bull alternato e Jägermeister.
Pubblicità [modifica]
Per sponsorizzare il suo prodotto, la società austriaca ha da sempre fatto massicci investimenti in campagne pubblicitarie, investendo in essa circa il 30% del fatturato.
Fin dall'inizio Red Bull ha utilizzato un approccio innovativo e anticonformista, seguendo, oltre ai canali tradizionali come la TV radio e cinema, percorsi diversi, come sponsorizzazioni massicce e presentazione del marchio come cool brand, legato al divertimento e alla vita notturna. Superato il periodo di lancio, in cui la novità è stato il leitmotiv della notorietà della bevanda, Red Bull ha legato molto presto il suo marchio al mondo del target più ovvio, quello sportivo.
Red Bull negli anni ha legato il suo brand al mondo sportivo, cominciando da sport estremi, come windsurfing, basejumping e snowboarding, e progressivamente allargarsi verso i due poli opposti degli sport più tradizionali come il calcio e la Formula 1 (dove possiede anche due squadre, Red Bull Racing e Toro Rosso), e dall'altra parte creando manifestazioni sportive più demenziali come la "Red Bull Soap Box Race" e "Red Bull Flugtag", in cui amatori si sfidano su macchinette o aeroplanini senza motore costruite con i mezzi più disparati e le forme più divertenti dagli sfidanti stessi.
Per quanto riguarda la pubblicità televisiva, Red Bull è stato promosso attraverso una serie di scenette ironiche ideate dall'azienda pubblicitaria Kastner & Partner; la struttura degli spot, rimasta invariata fin dalle origini, vede raccontare attraverso scenette disegnate con stile fumettistico delle brevi storielle ironiche e divertenti, in cui spesso i protagonisti si liberano da piccole e fastidiose situazioni quotidiane grazie all'energy drink che ti mette le ali. Così un ragazzo scappa da una madre troppo apprensiva che lo stressa mentre guida, un genero fa volare via una suocera che "minaccia" di venire a pranzo a casa sua, e un uomo si salva dalle "scarpe di cemento" volando via e lasciando i gangster mafiosi che dovevano ucciderlo nei guai. Degna di nota è una scenetta distribuita nel periodo natalizio del 2007,
Una New Beetle Red Bull Una Mini Red Bullche è stata ritirata dopo le lamentele di un prete, don Marco Damanti, e di varie associazioni cristiane[5]: lo spot infatti mostrava un quarto re magio che, oltre alle tradizionali offerte di incenso oro e mirra, recava in dono al bambin gesù una lattina di Red Bull, affermando che gli gli angeli lì presenti volassero grazie alle proprietà della bevanda.
Un ulteriore mezzo di diffusione della bevanda è la fama cool guadagnata presso il pubblico giovane attraverso le sampling girls, ragazze che girano per le città su automobili "truccate" con lo stile Red Bull: il successo di questo metodo è dovuto alla scelta delle ragazze, giovani studentesse simpatiche e non professioniste, e le macchine, auto di moda come la Mini e la New Beetle. Il marchio è inoltre visibile in moltissimi locali notturni, e sponsorizza eventi musicali e culturali.
Critiche [modifica]
Ciclicamente vengono proposte tramite internet o oralmente racconti riguardanti Red Bull, che vengono puntualmente smentite[6][7]. La più comune racconta che la taurina viene estratta direttamente dai testicoli dei tori o dallo sperma bovino: come ogni leggenda metropolitana, prende spunto da un fatto vero, poiché effettivamente la Taurina è stata scoperta nella bile del toro, ma come viene riferito dal sito ufficiale stesso la taurina contenuta in Red Bull® Energy Drink è una sostanza interamente sintetica prodotta da compagnie farmaceutiche, e non è di derivazione animale né contiene componenti animali[8] Altre leggende vogliono pericolosa la bevanda per via del glucurolattone, che sarebbe stato inventato dalla C.I.A. negli anni sessanta come allucinogeno per i soldati della guerra del Vietnam, effetto che si potrebbe riscontrare bevendo Red Bull caldo, o della B12 che verrebbe utilizzata per i malati di coma etilico; altre ancora affermano che l'utilizzo può causare un infarto fulminante, emorragie cerebrali o malattie nervose irreversibili, danni al fegato se mescolate con alcol.
Spesso, a supporto di queste tesi, le fonti citano il fatto che in Norvegia e Danimarca è vietata la vendita di tale prodotto: effettivamente queste nazioni hanno vietato Red Bull, ma per via della quantità di caffeina presente, che supera le dosi consentite dalla legge di questi paesi. La Francia, invece, da poco tempo ha consentito la vendita della bevanda in una versione appositamente modificata per venderla oltralpe.
l'insicurezza fa male.
Paginemediche.it AreapubblicaPaginemediche.it AreamedicaUltime notizieLa mela del giornoComunicatiDimensione carattere: A |A|A Stampa Psicologia
Quando l’autostima non c'è
Quante volte consigliamo a una persona timida di “credere di più in sé stesso”?
La frase è una specie di tormentone per gli insicuri, i timidi e per quelli che credono poco in loro stessi e nelle proprie capacità.
Forse il tormentone, oltre ad essere fastidioso, è anche inutile.
Questo è ciò che sostiene Joanne Wood dell’Università di Waterloo (Canada), autrice di uno studio sull’autostima pubblicato sulla rivista Psychological Science. La ricerca ha coinvolto un gruppo di persone che doveva ripetersi per un buon numero di volte “Io sono una persona amabile”.
L’obiettivo era quello di caricarsi e iniziare ad avere maggior fiducia in sé.
Risultato?
I soggetti con poca autostima peggioravano il loro umore, oltre che la fiducia in loro stessi; i soggetti più sicuri hanno registrato un leggero miglioramento del buonumore.
Insomma, risultati ambigui che indicano come chi non crede in sé stesso rimane confuso e disorientato rispetto ai pensieri positivi sulla sua persona.
Il peggioramento dell’umore, oltre che della stabilità mentale, degli insicuri è facilmente spiegabile: abituati da sempre a non credere in loro stessi, gli insicuri si trovano a dover fare i conti con pensieri nuovi e che generano confusione.
Meglio non ripetersi frasi positive e vivere nella scarsa autostima?
Forse è solo il caso di cercare una strada alternativa per arrivare ad una diversa consapevolezza di se stessi.
MFL
Fonti
Positive Self-Statements: Power for Some, Peril for Others - Psychological Science
Data pubblicazione 11/08/2009 0.00.00
Data ultima modifica 06/08/2009 10.42.00
Quando l’autostima non c'è
Quante volte consigliamo a una persona timida di “credere di più in sé stesso”?
La frase è una specie di tormentone per gli insicuri, i timidi e per quelli che credono poco in loro stessi e nelle proprie capacità.
Forse il tormentone, oltre ad essere fastidioso, è anche inutile.
Questo è ciò che sostiene Joanne Wood dell’Università di Waterloo (Canada), autrice di uno studio sull’autostima pubblicato sulla rivista Psychological Science. La ricerca ha coinvolto un gruppo di persone che doveva ripetersi per un buon numero di volte “Io sono una persona amabile”.
L’obiettivo era quello di caricarsi e iniziare ad avere maggior fiducia in sé.
Risultato?
I soggetti con poca autostima peggioravano il loro umore, oltre che la fiducia in loro stessi; i soggetti più sicuri hanno registrato un leggero miglioramento del buonumore.
Insomma, risultati ambigui che indicano come chi non crede in sé stesso rimane confuso e disorientato rispetto ai pensieri positivi sulla sua persona.
Il peggioramento dell’umore, oltre che della stabilità mentale, degli insicuri è facilmente spiegabile: abituati da sempre a non credere in loro stessi, gli insicuri si trovano a dover fare i conti con pensieri nuovi e che generano confusione.
Meglio non ripetersi frasi positive e vivere nella scarsa autostima?
Forse è solo il caso di cercare una strada alternativa per arrivare ad una diversa consapevolezza di se stessi.
MFL
Fonti
Positive Self-Statements: Power for Some, Peril for Others - Psychological Science
Data pubblicazione 11/08/2009 0.00.00
Data ultima modifica 06/08/2009 10.42.00
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