Secondo Roberto Defez biotecnologo dell’Istituto di Genetica e biofisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Napoli il risultato ottenuto dagli studiosi sarebbe assai significativo, in parte perché potrebbe comportare la riduzione dell’uso degli agrofarmaci, ovvero di tutti i prodotti utilizzati per contrastare le diverse piaghe che attaccano le piante, dall’altra allontanerebbe le «false paure» dei cittadini relative agli OGM.
Paure che riguardano una parte importante della popolazione se si considerano i dati dell’indagine condotta da Coldiretti/Swg, dai quali emerge che ben il 71% degli italiani non vorrebbe ritrovarsi una patata geneticamente alterata nel proprio piatto: insomma, sono ancora tantissimi quelli che preferiscono categoricamente alimenti “tradizionali” agli OGM, ritenendo questi ultimi meno sani e, senz’altro, senza vedere in essi il “miracolo” annunciato dalla scienza. Certo, probabilmente ciò è in parte dovuto proprio alla scarsa diffusione di questo genere di cibi e, dunque, se davvero così fosse, forse sarebbe il caso di aspettare che i tempi siano maturi.
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