Se è vero, come dice il proverbio, che “assai digiuna chi mangia male” sarà forse il caso di farsi qualche domanda sul tenore qualitativo delle nostre cene a lume di candela oppure su quello delle occasioni in cui siamo andati a mangiare fuori con gli amici “tanto per fare serata”.
Questa rubrica che Fanpage mi ha dato modo di scrivere avrà lo scopo di sensibilizzare il lettore sul tema della qualità e sulla necessaria ricerca della stessa in materia culinaria.
Vorrei chiarire, innanzitutto, che la cucina, in quanto arte e frutto dell’ingegno umano, è in continua evoluzione sulla base delle direttrici-madre che ne determinano i caratteri fondamentali e imprescindibili.


La gastronomia è la legge del ventre.
Nella sua accezione moderna la gastronomia è cultura, è tutto l’insieme degli aspetti culturali e tecnici che hanno attinenza con la buona cucina. Pertanto occorrono sensibilità, cultura, tecnica, conoscenza e fantasia per cucinare pietanze originali e saporite riuscendo a combinare fattori diversi ed assai variabili, dando vita a un risultato finale d’eccellenza. Non basta incrociare gli ingredienti giusti per ottenere il risultato sperato, bisogna sperimentare e ricercare continuamente, bisogna osare e sbagliare per trovare l’equilibrio perfetto.
La cena perfetta è un incontro delle sensibilità di chef e cliente, una sintonia emozionale che diviene esperienza emotivamente coinvolgente.
La base di tutto, la genesi di ogni attuale criterio di giudizio, è la cosiddetta cucina tradizionale o classica.
Oggi è possibile attualizzare la cucina tradizionale e renderla più contemporanea.
La cucina tradizionale contemporanea non si ferma alla riproduzione della cucina classica ma guarda indietro per valorizzare le radici e il territorio e rivalutare le preparazioni che fanno parte della cultura e degli usi locali. Solitamente la cucina tradizionale è servita nelle trattorie, salvo qualche tavola che negli anni si è sempre più raffinata emancipandosi dal “proletariato gastronomico” per assimilarsi, infine, all’alta ristorazione.
Ben distinta dalla cucina tradizionale c’è la cucina creativa contemporanea. Quest’ultima indaga i limiti dell’arte culinaria, sperimenta nuove cotture e nuovi accostamenti, attribuisce grande importanza alle presentazioni applicando in cucina ogni genere di esperienza per sintetizzare nuove sensazioni e nuovi sapori.
Da qualche anno è sorto in Italia un movimento che valorizza e divulga i princìpi della cucina contemporanea e d’avanguardia. Trattando di Arte il movimento in questione non coinvolge soltanto alcuni tra gli chef più talentuosi e visionari del paese ma anche fotografi (Bob Noto è uno dei più brillanti, autore di alcuni lavori di altissimo livello artistico e dai contenuti straordinari), intellettuali e produttori del comparto agro-alimentare in genere.
I maggiori esperti del settore la chiamano NCI: Nuova Cucina Italiana.
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