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giovedì 1 marzo 2012

L'infarto nelle donne, meno probabile ma più letale

L'infarto nelle donne, meno probabile ma più letale: Se rischiano di meno in termini di incidenza della patologia, le donne dovrebbero comunque temere l'infarto perché percentualmente più letale nei loro confronti che negli uomini. È la conclusione di uno studio pubblicato su Jama da alcuni ricercatori americani.
Nel caso delle donne, spesso i sintomi tradizionali che consentono in primo luogo all'interessato di allarmarsi e chiedere aiuto mancano o non sono così chiari come negli uomini, ad esempio il dolore al petto e il senso di oppressione toracica. Per questo motivo, le donne arrivano in media più tardi al pronto soccorso, il loro trattamento è più blando rispetto a quello riservato agli uomini e di conseguenza rischiano di più la morte.
Si tratta dello studio più vasto effettuato su questi temi, e i ricercatori, guidati da John Canto della Watson Clinic di Lakeland, in Florida, si sono serviti dei dati provenienti dal National Registry of Myocardial Infarction relativi ai casi di infarto verificatisi fra il 1994 e il 2006 in tutti gli Stati Uniti, per un totale di circa 1 milione di crisi cardiache. Stando ai dati, l'età media delle donne era più alta di quella degli uomini – 74 anni contro 67 -, il 42 per cento delle donne non accusava dolore rispetto al 31 per cento degli uomini, e soprattutto a morire in ospedale era stato il 15 per cento delle donne ricoverate contro il 10 per cento degli uomini. Spiega il dott. Canto: “questi dati suggeriscono che l’assenza di dolore toracico può essere un importante segno predittivo di morte, nelle donne con infarto miocardico, rispetto ad altre categorie di persone della stessa età”.
Un altro aspetto interessante che lo studio sottolinea è relativo al ruolo giocato dall'età in queste differenze di genere. Più si va avanti negli anni, più diminuiscono le differenze in termini di mortalità. I ricercatori ipotizzano che, nel caso delle donne più giovani, le forme di infarto in cui incappano siano particolarmente gravi, il che impedisce agli ormoni estrogeni di svolgere appieno il loro ruolo protettivo.
Le donne più giovani quindi dovrebbero prestare attenzione a sintomi diversi, meno associabili a un'ipotesi di infarto, come nausea, affanno, dolori alla schiena o alla mandibola: “per sopravvivere a un attacco di cuore – nota Canto – è importante capire che cosa sta succedendo e chiedere aiuto immediatamente. Un ritardo nei soccorsi posticipa la diagnosi e un trattamento potenzialmente salva-vita”.
http://www.italiasalute.it/Centro_Malattie.asp?Sezione=Infarto


Andrea Piccoli
01/03/2012

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