A che età si diventa adulti?:L’essere umano è tra le specie animali quello che maggiormente presenta il cosiddetto fenomeno del “neonatismo”, ossia un grado d’immaturità alla nascita tale da non consentirgli neppure la sopravvivenza senza un “care giver”, una persona che lo accudisca in tutto e per tutto. La domanda quindi appare legittima, in quanto a che età un essere umano può essere considerato adulto, ossia capace di badare a se stesso ed essere autosufficiente. La risposta è già nella domanda poiché un essere umano può raggiungere questi requisiti in età diverse, anche se esiste un patrimonio genetico che in qualche modo sancisce il momento in cui sia l’accrescimento corporeo sia quello intellettivo subiscono un arresto. Secondo alcuni ricercatori, che recentemente hanno pubblicato un articolo a riguardo sulla rivista The Lancet, “il nostro cervello non si sviluppa del tutto fino all'età di ventiquattro anni e solo dopo questa età possiamo ragionevolmente ritenere che si è in grado di entrare nell'età adulta”. In realtà non c’è la possibilità di stabilire uno standard valido per tutti gli individui, è però possibile fare riferimento a delle invarianti che sono trasversali nella vita di ciascuno. Alcuni fattori che contribuiscono al passaggio da una fase adolescenziale a quella più adulta sono individuabili nei cambiamenti di vita che determinano l’assunzione di responsabilità: un lavoro, un matrimonio, un figlio. La costruzione di legami affettivi diversi da quelli familiari determinano un passaggio di senso di appartenenza a qualcun altro che non siano più i propri genitori. È quindi il cambiamento dell’immagine cosciente di sé che fa sì che una persona sia definitivamente un adulto. Questi passaggi, che nella vita di un individuo avvengono naturalmente e per lo più in modo indolore, in alcuni casi presentano qualche difficoltà di riuscita. Gli stili familiari di appartenenza possono a volte rendere difficile questa crescita fisiologica, ostacolando scelte non condivise ad esempio, non legittimando la diversità dei figli e cercando di uniformarli a modelli predeterminati. In questi casi il passaggio all’adultità non si attua entro quell’età canoniche ma molto più tardivamente, quando cessano anche quelle dipendenze economiche che rendono sudditi e ancora troppo figli individui, che anagraficamente invece hanno già abbondantemente superato quell’età cosiddetta adolescenziale http://www.italiasalute.it/Psicologia.asp
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