Cominciamo con un po' di riscaldamento cardio (e qui ognuno di voi conosce il proprio trend di tempo sufficiente), dopodiché andiamo ad attaccare il retto dell'addome e tutti i suoi "accessori". Sì, intendo proprio dire attacco diretto, perché l'infame conosce tutte le strategie per difendersi: quindi, appena si cominciano a sentire i primi segni di dolenzìa è il momento di darci dentro, lavorando con il massimo impegno fino ad arrivare ad esaurimento. Se sin dalle prime ripetizioni non si avverte un certo indolenzimento nella fase di massima contrazione, seguita da 2 o 3 secondi di espirazione forzata, vuol dire che non si sta eseguendo l'esercizio correttamente.
Stendiamoci su un tappetino di gomma, supini, con le gambe piegate e flesse a 90° rispetto al busto; stringiamo fra le ginocchia una palla medica di 2-4 kg (esercitando una buona pressione); braccia distese sopra la testa, a terra, cerchiamo di tenerle sempre vicine alle orecchie, con i palmi che si congiungono: formando un corpo unico con testa-braccia-busto, iniziamo una contrazione concentrica flettendo per 30 maledetti gradi la nostra colonna verso il bacino, teniamo la massima contrazione per 3 secondi espirando tutta l'aria dai polmoni, quindi iniziamo la fase eccentrica.
Le foto che seguono illustrano la posizione corretta di partenza e di arrivo della contrazione:
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