ALIMENTAZIONE - I consigli per l'alimentazione sono altrettanto precisi: bisogna consumare almeno 4 o 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, 3 di cereali integrali, 4 alla settimana di noci, nocciole o mandorle; ogni giorno andrebbero introdotti 30 grammi di fibre, meno di 150 mg di colesterolo e meno di un cucchiaino di sale; i grassi saturi non devono superare il 7 per cento delle calorie giornaliere, anche con lo zucchero non si deve esagerare (è concesso un cucchiaio a settimana). Sì invece agli acidi grassi omega-3 del pesce: considerati ottimi per la prevenzione cardiovascolare, anche in chi ha già avuto qualche problema cardiaco. La decisione di guardare un po' di più a quello che davvero accade nella vita reale deriva da un dato di fatto, ben noto a tutti i medici e anche a Lori Mosca, la cardiologa responsabile del comitato per la stesura delle nuove linee guida: «In ambulatorio arrivano donne diverse da quelle che partecipano agli studi clinici: donne più anziane, più malate, che per questo sperimentano più effetti collaterali delle cure che gli prescriviamo. Queste e molte altre (come la scarsa istruzione, la povertà, le difficoltà di visione o di udito) sono le tante barriere che non consentono di applicare alla maggioranza delle donne le strategie di prevenzione cardiovascolare che sappiamo essere efficaci».
FATTORI DI RISCHIO - Le nuove linee guida intendono abbattere questi ostacoli, innanzitutto ricordando a donne e medici che il dialogo è il primo passo per raggiungere l'obiettivo. Un momento di fondamentale importanza, per esempio, è la valutazione attenta dei fattori di rischio: alcune condizioni "al femminile" possono aumentare il pericolo di eventi cardiovascolari, e devono essere indagate dal medico. «Aver avuto complicazioni come il diabete durante la gravidanza o aver sofferto di preeclampsia, ovvero di ipertensione associata a edema e proteinuria, raddoppia per esempio il pericolo di ictus nei 5-15 anni successivi - spiega la cardiologa -. Anche malattie più frequenti nel sesso femminile, come il lupus eritematoso o l'artrite reumatoide, aumentano il rischio cardiovascolare. Non sono le prime cose che passano per la mente del medico, ma è importante che le donne lo sappiano perché possano essere magari loro a discuterne per prime». Le linee guida sottolineano anche l'importanza di fare screening per la depressione, un disturbo spesso declinato al femminile: «Curare la depressione non modifica in maniera diretta il rischio cardiovascolare, ma una donna depressa più difficilmente segue le raccomandazioni del medico» sottolinea Mosca.
Alice Vigna
08 marzo 2011
08 marzo 2011
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