La loro funzione, e’ quella di impedire o per lo meno limitare, gli spostamenti di questi due segmenti scheletrici, quando la gamba viene sollecitata verso l’interno e verso l’esterno. Si tratta di un tipo di lesione assai frequente a seguito di un trauma distorsivo (a volte anche banale), in valgismo o in varismo. Tale tipo di lesione, viene provocata da un trauma laterale o da una caduta a gambe aperte; nelle lesioni del LCA molto spesso vengono coinvolti con severita’ piu’ o meno accentuata. Il LCM e’ piu’frequentemente coinvolto rispetto al LCL, in quanto quest’ ultimo risulta maggiormente elastico e protetto da strutture muscolari periferiche.
Sintomi: si distingue una lesione di 1° quando vi e’ un semplice stiramento delle fibre del legamento con presenza di dolore interno o esterno ( a seconda del legamento coinvolto), senza segni di instabilita’clinica. Lesione di 2° in cui il legamento e’ parzialmente interrotto con vivo dolore ai movimenti articolari e iniziali segni di instabilita’. Nel 3°, lacerazione pressoche’ totale del legamento con segni evidenti di lassita’ e instabilita’. Il quadro sintomatologico generale e’ comunque dominato da vivo dolore alla digitopressione, e ai movimenti estremi di flesso estensione; il dolore diminuisce a ginocchio semiflesso (30°) allorquando i legamenti collaterali sono nella cosiddetta posizione di riposo.
Diagnosi: sostanzialmente e’ clinica; il paziente generalmente si presenta alla valutazione con un ginocchio atteggiato in semiflessione, alla pressione riferisce un dolore acuto puntorio in corrispondenza delle inserzioni prossimale o distale del legamento, le manovre del valgo stress e/o del varo stress, ci dicono se i legamenti hanno subito una severa lesione con una conseguente alterazione sulla stabilita’ articolare. Si prescrive uno studio di risonanza magnetica per poter valutare al meglio il grado di lesione, e per escludere o meno lesioni associate. Nelle lesioni croniche e trascurate del LCM a volte e’ possibile avere la sindrome di pellegrini-stieda, ossia la calcificazione dell’iserzione femorale del suddetto legamento
Terapia: personalmente nelle distrazioni di primo grado adotto per i primi giorni una terapia di riposo articolare (con scarico attraverso l’utilizzo di bastoni canadesi), ghiaccio e terapia antinfiammatoria. Nei giorni successivi, invito il paziente ad effettuare una fisioterapia mirata attraverso l’utilizzo di macchinari come tecar, ipertermia, laser, e ginnastica in acqua. Nelle lesioni di secondo grado, e’ consigliabile l’immobilizzazione con apparecchio gessato in resina o con un tutore articolato e bloccato a 30° per circa 15 giorni, seguira’ il programma riabilitativo. In quelle di terzo grado, e’ possibile eseguire il trattamento chirurgico che prevede la sutura e/o il rinforzo legamentoso. Numerose sono le tecniche adottate e dipendono dall’esperienza personale del chirurgo.
Che sia il trattamento conservativo o chirurgico, lo specialista deve porsi come progetto finale il ritorno alla stabilita’ articolare, e a restituire al paziente, un legamento elastico senza dolorose reazioni fibrotiche.
Che sia il trattamento conservativo o chirurgico, lo specialista deve porsi come progetto finale il ritorno alla stabilita’ articolare, e a restituire al paziente, un legamento elastico senza dolorose reazioni fibrotiche.
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