L’Europa è il primo mercato al mondo con un giro d’affari che raggiunge quasi i 250 milioni di dollari. Il merito del successo va soprattutto alla tecnologia che, dopo il DHA (diidrossiacetone), lo zucchero semplice che è il più importante componente dei self-tan, ha messo a punto altri zuccheri, come l’eritrulosio, capaci di agire più lentamente e con un effetto meno artificiale. Da non sottovalutare, poi, la varietà: oggi gli autoabbronzanti sono sempre più versatili e declinati a seconda del tipo di carnagione e di texture (dalla mousse allo spray e alla crema).
Nelle formulazioni è scomparso anche l’odore sgradevole che spesso questi prodotti lasciavano. La tintarella senza sole non ha effetti sulla pelle anche se vanno usati accorgimenti. «Sono favorevole a questi prodotti come un giusto compromesso ma con precauzioni», spiega la responsabile di Dermatologia estetica dell’Istituto Dermatologico del San Gallicano di Roma, Norma Cameli. «Prima di tutto - dice - non schermano dai raggi del sole e quindi va sempre usata una protezione. Poi si consiglia di rivolgersi a dei professionisti per l’applicazione, o di usare lettini che spruzzano il prodotto. Si evita così di macchiarsi le unghie e il palmo delle mani». Anche il trucco `solare´ è sempre più performante: terre, creme colorate e polveri assicurano un colorito ambrato come alternativa salutare alle lampade abbronzanti, messe al bando da medici ed esperti. In America, per cercare di scoraggiarne l’ utilizzo, alcuni Stati hanno istituito la `tan tax´, una tassa sui lettini Uv, il cui ricavato contribuirà alla ricerca delle malattie della pelle.
Non solo, i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester hanno pubblicato uno studio che sostiene che il sole artificiale aumenta del 74% il rischio di ammalarsi di melanoma. In Italia, nonostante le lampade siano vietate ai minorenni, alle donne in gravidanza e a chi ha sofferto di tumori cutanei, non esiste una normativa specifica. Se da una parte l’anno scorso l’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) ha elevato la pericolosità dei raggi ultravioletti delle lampade da `probabili cancerogeni´ alla categoria `cancerogeni del gruppo uno´, non è certo che tutti i macchinari che si trovano in commercio rispettino la direttiva europea del 2007 che pone un limite di radianza di 0,3 watt su metro quadrato. «O meglio, tutti gli apparecchi avrebbero dovuto sottoporsi a una revisione e il proprietario sarebbe tenuto a esibire una certificazione ai clienti. Il problema è che sono solo disposizioni di massima, poi sta alla serietà degli operatori rispettarle», dice Alda Malasoma, dermatologa e responsabile del Dipartimento Terme e Beauty Farm per Isplad (International-Italian Society of Plastic Regenerative and Oncologic Dermatology) sottolineando che «in Italia sono circa 13.000 gli esercizi commerciali autorizzati, ma si calcola che ce ne siano qualche migliaio non ufficiale, tra palestre, parrucchieri e alberghi».
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