Metabolizzare e disintossicare sono le sue principali funzioni. Presiede il metabolismo, elimina le scorie prodotte e neutralizza le sostanze potenzialmente tossiche come alcol, farmaci, additivi e tossine introdotte con l’alimentazione. Interviene inoltre nella digestione dei grassi tramite la produzione di bile, un liquido verde scuro che riversa nell’intestino, e partecipa al metabolismo di glucosio, proteine e numerosi ormoni, decidendo che cosa deve essere presente nel sangue per un pronto utilizzo e che cosa va invece accumulato oppure scartato.CERCA IL RIMEDIO PIU EFFICACE PER DEPURARTI Produce inoltre diverse proteine necessarie alla coagulazione del sangue e favorisce l’attività o l’assorbimento delle vitamine A, B, D, E, K e PP.
Attenzione ai primi campanelli di allarme
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Gli italiani detengono il triste primato delle malattie croniche del fegato: ne soffrono circa il 10% della popolazione. Molte si possono curare grazie anche alla capacità di recupero dell’organo; come sempre però bisogna intervenire per tempo e non sottovalutare i primi sintomi. Quando insorgono si manifestano con segnali a carico della bile come l’ittero, cioè la colorazione giallastra di pelle e occhi, prurito, urine scure e feci bianche. Questi sintomi sono dovuti alla presenza di bilirubina e sali biliari nella circolazione sanguigna. Altri sintomi specifici sono la comparsa di nei a forma di ragno o di eritema PALMARE
Talvolta invece i segnali di allarme sono meno specifici: indolenzimento della parte destra dell’addome, senso di gonfiore dopo i pasti e sonnolenza, perdita di peso, debolezza. Sintomi generici che spesso fanno trascurare eventuali disfunzioni.
L’alcol, i virus responsabili dell’epatite e la cattiva alimentazione sono i principali colpevoli di questi disturbi e a volte sono fattori che anche indipendentemente l’uno dall’altro possono causare quel danno cronico e progressivo dell’organo che è conosciuto come cirrosi. Ecco in dettaglio come agiscono e che cosa provocano.
Le bevande alcoliche
Fino a 30 anni fa era considerato il principale responsabile delle malattie croniche del fegato. I primi danni che provoca sono la steatosi alcolica, caratterizzata da ingrossamento dell’organo e accumulo di grassi nelle cellule epatiche. Conduce nel tempo a epatite cronica, che è un danno reversibile, ma occorre interrompere completamente l’assunzione di alcolici, cosa estremamente difficile per gli alcolisti.
L’epatopatia alcolica è la conseguenza più comune dell’abuso di alcol perché il fegato è l’organismo in cui viene metabolizzato.
L’entità del consumo e la durata della somministrazione sono fattori principali di rischio per il suo sviluppo: i danni causati dall’alcol sono silenziosi per molti anni e per lungo tempo sono reversibili. Già agli inizi può comparire una sfumatura itterica sulla pelle o negli occhi, l’ingrossamento dell’organo, un innalzamento moderato delle transaminasi, soprattutto delle gamma GT nel sangue. Non è facile determinare quale sia la dose giornaliera tossica di alcol o quella che non crea alcun danno, perché le conseguenza dipendono da molti fattori e variano in relazione alle capacità metaboliche di ciascuno e alla durata dell’assunzione.
Alcuni studi hanno mostrato che nessuno, pur assumendo una quantità superiore a 160 g di alcol al giorno, sviluppa cirrosi se tale quantità è introdotta nell’organismo per meno di 5 anni. Ma se la durata è maggiore, il rischio cirrosi s’impenna al 50%. Sappiamo dunque che un consumo continuativo è più dannoso di quello saltuario, tanto che gli esperti raccomandano di sospendere l’assunzione per alcuni giorni la settimana.
I virus dell’epatite
Sono la principale causa di malattie croniche del fegato. Oltre alle epatiti più conosciute e diffuse – come A, B e C – esistono anche la D, la E e la G.
L’epatite A e l’epatite E si trasmettono per via orale, ingerendo bevande o alimenti infetti, le altre per scambi di sangue, di liquidi corporei , aghi o rasoi infetti o inrapporti sessuali non protetti con persone infette.
Alcune compaiono in forma acuta s scompaiono senza lasciare segni se non un’immunità permanente. Altre invece possono essere molto pericolose e mettere a rischio la vita. Altre ancora non danno sintomi e diventano croniche segnalando la loro presenza soltanto quando il danno è molto progredito.
Tra le più note, l’epatite A, tranne nei rari casi in cui è letale in pochi giorni (epatite fulminante), si risolve in poche settimane lasciando il soggetto immune.
L’epatite B e l’epatite C sono invece più pericolose perché possono diventarecroniche e sviluppare cirrosi a distanza di anni. Se la trasmissione sessuale o madre-feto è comune nell’epatite B, nell’epatite C è invece rara. L’epatite C però è anche la più subdola, perché la fase acuta spesso decorre senza dare sintomi e diventa cronica nell’80% dei casi, di cui circa un terzo induce cirrosi dopo i 40/50 anni.
L’alimentazione
Se è troppo ricca può dare origine a steatosi epatica non alcolica, detta anchefegato grasso. Si tratta di una malattia emergente nei paesi occidentali; spesso si punta il dito soltanto verso il consumo di alcol, ma il punto è anche un altro. In genere è la conseguenza di abitudini alimentari scorrette: alimenti grassi, proteine animali, fritti, oltre all’alcol, sono tutti alimenti che la possono provocare.
Si caratterizza per l’accumulo di grassi nelle cellule epatiche e viene spesso sottovalutata in chi non è bevitore, ma a lungo termine può dare origine a cirrosi e tumore al fegato. Diagnosticarla non è semplice perché i sintomi, come indolenzimento dell’addome, stanchezza, sonnolenza dopo i pasti, non sono specifici e vengono associati generalmente alla digestione.
Studi recenti hanno però individuato alcuni fattori di rischio, come il rapporto altezza/peso/giro-vita, che per alcuni possono essere importanti. Il tutto è complicato dal fatto che a volte i valori delle transaminasi nel sangue sono nella norma e per la diagnosi occorre effettuare esami più approfonditi.
Tutti gli esami utili
TransaminasiSono enzimi prodotti dal fegato. Si valutano in particolare GPT/ALT e GOT/AST. In tutte le malattie di fegato e vie biliari si registra un moro aumento e valori particolarmente elevati sono frequenti soprattutto in caso di epatite virale acuta.
Fosfatasi alcalinaEnzima che partecipa al metabolismo dei composti fosforici organici. Livelli alti indicano malattie del fegato, ma se l’aumento è accompagnato da alte concentrazioni di gamma-GT vuol dire che ci sono disturbi delle vie biliari.
Gamma-GTEnzima presente nel fegato e, in quantità inferiori, nei reni, nel pancreas, nell’intestino, nel cervello e nel cuore. L’innalzamento riflette la presenza di malattie del fegato e delle vie biliari. Se supera di 10 volte il valore normale è molto probabile un’ostruzione delle vie biliari, un tumore o metastasi epatiche. Rialzi meno consistenti sono tipici dell’epatite virale e della cirrosi. Aumenti si hanno anche nelle malattie del pancreas e a seguito di infarto del miocardio. Anche l’alcolismo provoca forti rialzi della gamma-GT.
BilirubinaPigmento originato dalla distruzione dell’emoglobina che viene espulso dalle vie biliari. Valori alti indicano un’eccessiva distruzione dei globuli rossi e quindi problemi biliari extra epatici (calcoli della colecisti o del coledoco, tumore del pancreas) o intra epatici (cirrosi, epatite, tumori del fegato).
Alfa-feto proteinaÈ una glicoproteina prodotta dal fegato e presente nel siero del feto, che sparisce nel primo anno di vita. La ricomparsa in quantità superiore a 400 ng/ml segnala la presenza di un tumore, in particolare di fegato o testicoli. Come test non è specifico per la diagnosi precoce, ma serve a controllare l’evoluzione della malattia. Valori anormali, ma inferiori a 400 ng/ml, indicano epatite cronica, virale o cirrosi.
Strategie di difesa in 10 mosse
L’AISF, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, attiva nella promozione della ricerca scientifica e della pratica medica in ambito epatologico, ha stilato dieci regole per preservare lo stato funzionale del fegato.
- Mantenere corrette abitudini igienicheFare attenzione allo stato di igiene di cibo e acqua e non utilizzare strumenti di igiene personale (forbicine, rasoi, … ) in comune con sconosciuti; non toccare aghi o siringhe abbandonate.
- Adottare uno stile di vita che preveda una alimentazione corretta e regolare attività fisicaAssumere regolarmente frutta e verdura in abbondanza, ridurre cibi grassi o fritti; in caso di una malattia del fegato non assumere alcolici di nessun tipo.
- Dieta equilibrata e controllo del peso corporeoEvitare diete dimagranti drastiche e, se si deve perdere peso, farlo sotto controllo medico; controllare il peso corporeo e limitare l’assunzione di calorie.
- Consumare moderatamente vino e bevande alcolicheUn bicchiere di vino o birra ai pasti non pone problemi; attenzione a non mischiare alcolici e farmaci.
- Stare attenti ai farmaciNon abusare nell’uso di farmaci e non eccedere le dosi indicate dal medico o segnate nel foglietto illustrativo. Non mischiare mai differenti farmaci senza il consiglio di un medico.
- Non assumere droghe di nessun tipoLe droghe sintetiche possono provocare danni permanenti al fegato, a causa della loro elevata tossicità; lo scambio di siringhe favorisce la trasmissione di epatite e di altri virus (HIV) che possono aggravare le malattie del fegato.
- Fare attenzione a piercing e tatuaggiStrumenti non sterilizzati favoriscono la trasmissione di infezioni; controllate che gli strumenti siano monouso e sterili e che l’ambiente sia pulito e non improvvisato.
- Evitare rapporti sessuali a rischio non protettiUsare il profilattico durante l’accoppiamento
- Vaccinarsi contro l’epatite A e BDal 1991 la vaccinazione contro l’epatite B è obbligatoria; chi ha meno di 25 anni è quindi già immunizzato e chi non lo è può ancora farla. Per l’epatite A è opportuno vaccinarsi in occasione di viaggi in paesi esotici o in aree endemiche.
- Eseguire controlli periodici del sangueTramite gli esami del sangue è possibile controllare il livello degli enzimi epatici che rivelano lo stato di salute del tuo fegato. Un ottimo modo per farsi controllare il sangue gratuitamente è diventare donatore di sangue!
Gli individui che rischiano di più, cioè gli alcolisti, i portatori di fegato grasso, i soggetti con epatite cronica, e ancor più chi ha una cirrosi iniziale anche senza sintomi evidenti, non dovrebbero sottovalutare la propria condizione e sottoporsi ascreening periodici come l’ecografia addominale, che permette di rilevare precocemente tumori di piccole dimensioni per i quali esistono opzioni terapeutiche adeguate.
Occorre inoltre fare gli esami di laboratorio e rilevare il livello di alfa-feto proteina. Altre tecniche diagnostiche sono TAC e RMN che consentono una visione accurata del fegato e l’individuazione precoce di masse tumorali. Per diagnosi più approfondite si utilizzano l’angiografia che serve per valutare l’asportazione chirurgica o i trattamenti chemioterapici locali, e le biopsie, cioè il prelievo di una porzione di tessuto per consentirne l’esame istologico.http://www.dozarte.com/wordpress/2009/01/02/le-regole-doro-per-salvare-il-fegato/
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