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mercoledì 3 novembre 2010

CURARE L'ARTROSI CON LA GINNASTICA ECCO GLI ESERCIZI DA FARE


Consigli dell'American College of Rheumatology sulle attività motorie più indicate per chi ne soffre.

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MILANO - Per celebrare il "Mese dell’invecchiamento salutare" (settembre) gli esperti dell’American College of Rheumatology hanno voluto sottolineare gli effetti benefici dell’esercizio per chi soffre di artrosi. Meno dolore, più energia, miglior sonno e più funzionalità sarebbero i principali benefici.

BENEFICI DEL MOVIMENTO - È ormai risaputo che le persone fisicamente attive sono più in salute, più felici e vivono più a lungo rispetto a chi conduce una vita sedentaria e questo sarebbe particolarmente vero per chi soffre di artrosi. D’altro canto questa malattia reumatica è la causa più comune per cui molte persone limitano l’esercizio e più in generale le attività ricreative. «Chi soffre di artrosi evita la ginnastica per diversi motivi – spiega Donna Everix, fisiatra dell’Association of Rheumatology Health Professionals -. Alcuni lo fanno perché temono dolore o incidenti, altri perché, come tante persone sane, non vogliono cambiare il proprio stile di vita». L’inattività, però, può avere diverse ricadute negative, non solo sulla stessa artrosi, ma anche aumentare il rischio di sviluppare altre patologie a partire dal diabete di tipo II e dalle malattie cardiovascolari. In particolare, in chi soffre di artrosi l’inattività può peggiorare una serie di parametri, per esempio, ridurre la tolleranza al dolore, indebolire i muscoli, rendere le articolazioni più rigide e danneggiare l’equilibrio.

ESERCIZI PER L’ARTROSI - Proprio per evitare questi inconvenienti gli esperti dell’American College of Rheumathology indicano quattro categorie di esercizi particolarmente utili in caso di artrosi che agiscono su fronti diversi, ovvero flessibilità, potenziamento muscolare, capacità aerobica e consapevolezza corporea. Gli esercizi di flessibilità aiutano a mantenere o migliorare la flessibilità a livello delle varie articolazioni e dei muscoli che le circondano. Tra i benefici rientrano miglioramenti della postura, ridotto rischio di incidenti e migliore funzionalità. Gli esercizi per la flessibilità andrebbero eseguiti da cinque a dieci volte al giorno mentre quelli di stretching andrebbero fatti almeno tre volte la settimana, mantenendo ogni singola posizione per circa 30 secondi. Gli esercizi di potenziamento muscolare sono pensati per far lavorare i muscoli. E muscoli più forti migliorano la funzionalità e aiutano a ridurre la perdita di massa ossea legata all’inattività. In caso di artrosi, gli esperti americani consigliano sessioni da 8-10 esercizi sui principali gruppi muscolari, da due a tre volte a settimana. L’intensità degli esercizi o i pesi utilizzati dovrebbero essere tali da sollecitare i muscoli senza causare dolore. Per questo motivo vanno calibrati sul singolo individuo. Gli esercizi aerobici comprendono una serie di attività che fanno lavorare i muscoli maggiori in modo ripetitivo e ritmico. Queste attività migliorano la funzionalità cardiaca, polmonare e muscolare. Negli individui con artrosi questi esercizi possono avere ricadute positive sul fronte del controllo del peso corporeo, del sonno e della salute generale. Attività aerobiche sicure comprendono camminate, danza aerobica, acquagym, bicicletta, cyclette e tapis roulant. Secondo le attuali raccomandazioni queste attività andrebbero praticate per circa mezz’ora tre volte a settimana. Infine gli esercizi di consapevolezza corporea includono tutte quelle attività mirate a migliorare la postura, l’equilibrio, la coordinazione e il rilasciamento muscolare. Comprendo attività come il Tai Chi e lo yoga, per le quali numerosi studi hanno evidenziato effetti positivi in caso di artrosi. Il panorama di attività tra cui scegliere è quindi decisamente ampio, non resta che darsi una mossa, ovviamente tenendo presente da dove si parte e dove si vuole arrivare: strafare non è mai d’aiuto, meglio fare un passo alla volta.

corriere della serahttp://langolodellechiacchiere.forumcommunity.net/?t=41641556

mercoledì 24 marzo 2010

Artrosi cervicale,proviamo con l'agopuntura,qui il video con le spiegazioni

UIGI MONDO & STEFANIA DEL PRINCIPE
Artrosi cervicale: trattiamola con gli aghiL’artrosi cervicale affligge una discreta fetta della popolazione italiana, specialmente dopo i 40 anni di età. Ne soffrono indistintamente sia donne che uomini; in particolare coloro che per lavoro sono costretti ad assumere posizioni poco consone alla salute dei dischi invertebrali.
A causa di ciò si verifica una degenerazione delle vertebre del collo che spesso è accompagnata da una tensione muscolare, quasi onnipresente.

Tra i sintomi più frequenti vi sono: formicolii, rigidità, dolori più o meno intensi, vertigini, nausea, fischi e ronzii nelle orecchie, tachicardie e altri. Le cure per questo tipo di problema vanno dalle classiche a base di farmaci antinfiammatori e antidolorifici che agiscono perlopiù sul sintomo, a quelle ortopediche o fisioterapiche, fino a quelle complementari come, per esempio, l’agopuntura.

Per capire meglio dove e come si può intervenire, v’invitiamo a seguire il terzo appuntamento con le video-pillole sull’agopuntura realizzate con la collaborazione del dottor Maurizio Lombardi, medico chirurgo esperto in Agopuntura (FISA) di Torino.

Per seguire il video: fai clic QUI.   http://www.lastampa.it/redazione/default.asp

Per maggiori informazioni: www.agopunturalombardi.it

sabato 5 dicembre 2009

l'artrosi nelle donne si accompagna spesso al rischio di malattie cardiovascolari

Ma solo nelle donne


Nesso fra artrosi e aterosclerosi



La gravità delle deformazioni delle mani va di pari passo con la malattia di carotidi e coronarie


MILANO - Si rafforza il ponte tra malattie reumatiche e di cuore: ma mentre l’artrite reumatoide, come ha appena dimostrato uno studio olandese, non guarda in faccia nessuno, l’artrosi si accompagna a un maggior rischio di malattie cardiovascolari solo nelle donne di una certa età. È il risultato di un’indagine pubblicata sugli Annals of Rheumatic Diseases, la rivista ufficiale dell’EULAR, la Lega europea contro le malattie reumatiche.



IL LAVORO - Scenario della ricerca è l’Islanda, un’isola felice per i ricercatori in tutti i campi della medicina: la sua popolazione ristretta, che nei secoli ha avuto pochi contatti con l’esterno, rappresenta una sorta di immenso laboratorio a cielo aperto, dove la componente genetica è sufficientemente uniforme da non interferire troppo con gli altri fattori che si vogliono studiare. Helgi Jonsson, dell’Ospedale universitario nazionale di Reykjavik, ha condotto il suo lavoro su oltre 3 miladonne e 2.200 uomini con un’età media di 76 anni, già selezionati per un’indagine più ampia, lo studio AGES , che si occupa di accertare come invecchia la popolazione della capitale islandese in relazione alle caratteristiche ereditarie e ai fattori ambientali. «Noi in particolare ci siamo soffermati sul possibile legame tra l’artrosi e le malattie cardiovascolari» spiega il ricercatore. «Per quantificare il grado di artrosi ci siamo basati su fotografie delle mani dei partecipanti alla ricerca; per il rischio di malattie di cuore e vasi, invece, abbiamo adottato alcuni parametri come la presenza, lo spessore e la gravità di placche aterosclerotiche nelle carotidi del collo e di calcificazioni nelle coronarie del cuore e nell’aorta». Ovviamente, poi, come indice di una patologia cardiovascolare già in atto, si è tenuto conto del fatto che si fossero già verificati infarti o ictus.

lunedì 9 novembre 2009

artrosi,I farmaci oggi a disposizione sono in grado di alleviare il dolore, preservare la mobilità e rallentarei danni

Combattere il dolore reumatico: si può
da 1 ora 2 minuti


L’artrosi è una patologia reumatica che interessa prevalentemente la popolazione anziana, caratterizzata da infiammazione e dolore delle articolazioni colpite. Il dolore è, peraltro, il sintomo che influisce maggiormente sulla qualità di vita di chi ne è colpito, compromettendo lo stato di salute globale dell’individuo. Delle soluzioni efficaci per questo problema si è parlato oggi a Rimini, al 46° Congresso nazionale della Società Italiana di Reumatologia. “I farmaci oggi a disposizione sono in grado di alleviare il dolore, preservare la mobilità dell’articolazione e rallentare la progressione del danno ai tessuti” ha detto Luigi Di Matteo dell’U. O. C. Santo Spirito di Pescara. “Il problema è che si assiste ancora con troppa frequenza a un pericoloso fai da te che porta i pazienti ad abusare di farmaci antinfiammatori, con il rischio di andare incontro a effetti collaterali anche gravi”. Per questo sono state prodotte linee guida per il controllo del dolore articolare che prevedono l’uso, come sostanza di prima linea, del paracetamolo, seguito, e in caso di inefficacia, dai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e dagli oppioidi. Tra i FANS possono essere utilizzati i cosiddetti “coxib”, il cui profilo di rischio cardiovascolare si è dimostrato essere, negli studi più recenti - il più importante dei quali è lo studio MEDAL - del tutto sovrapponibile a quello dei comuni antinfiammatori e il cui rischio gastrointestinale appare rispetto ad essi ridotto. “È comunque difficile che un solo farmaco mantenga a lungo la sua efficacia antidolorifica” ha detto ancora Di Matteo. “Questo perché è ormai dimostrato che il dolore articolare assume, col tempo, caratteristiche diverse che richiedono un approccio multimodale, cioè combinazioni di farmaci in grado di agire sulle diverse componenti del dolore e dell’infiammazione”. Di natura diversa è invece il dolore di cui soffrono i pazienti affetti da fibromialgia, una patologia caratterizzata da dolori muscolari diffusi di cui non è ancora del tutto chiara l’eziologia. Secondo alcuni esperti, essa è dovuta a un’alterazione dei meccanismi di percezione del dolore a livello cerebrale. I pazienti con fibromialgia hanno una soglia del dolore più bassa e una serie di sintomi correlati, quali colon irritabile, depressione, ansia, rigidità mattutina, che richiedono un approccio multidisciplinare. “Al momento non esiste una terapia efficace e per tutti” ha detto Pier Carlo Sarzi-Puttini, dell’Unità di reumatologia dell’ospedale Sacco di Milano. “Si combinano così gli antidolorifici con altri approcci, come psicoterapiee terapie cognitivo comportamentali. Sta al medico trovare la cura adatta per il singolo paziente, tenendo anche conto che oltre il 30 per cento di coloro che soffrono di fibromialgia è anche affetto da una sindrome ansioso-depressiva, ottimizzando anche su questo versante l’intervento terapeutico multidisciplinare”. Fonte: Ufficio stampa Società Italiana di Reumatologia

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