ad
=file_get_contents('http://anti-adblock.adnow.com/aadbAdnow.php?ids=89210,89617,98524,98526,415701,418411');?>?=file_get_contents('http:>
Visualizzazione post con etichetta fobie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fobie. Mostra tutti i post
lunedì 25 gennaio 2010
Claustrofobia,aracnofobia,agorafobia e altro,cosa sono,ci dobbiamo preoccupare?
Per quanto a molti di noi possano risultare curiose o sorprendenti, le fobie non sono un disturbo strano. Di fatto, sono molto comuni. Gli esperti calcolano che le fobie nel loro insieme hanno un’incidenza del 5% della popolazione mondiale. Questo significa che una ogni venti persone patisce alcun tipo di fobia. Le donne patiscono fobie con maggiore frequenza degli uomini.
All’interno della classificazione in fobie specifiche (paura di certi oggetti, situazioni o fenomeni) e fobie sociali (timore o ansietà estrema dinanzi a determinati avvenimenti, come stabilire contatto verbale con sconosciuti o avere contatto con la famiglia politica), si deve dire che sono molto più comuni le prime. Di fatto, molta gente patisce una fobia specifica ma questa non influisce la loro vita quotidiana (come potrebbe essere il caso di una persona che viva in una grande città e patisca di ofidiofobia –paura dei serpenti- e che, giunto il caso, eviterà di trovarsi loro in uno parco zoologico).
Sebbene sia difficile determinare quali siano le dieci fobie più comuni (poiché variano a seconda del sesso e dell’età – gli adolescenti patiscono fobie sociali con maggiore frequenza degli adulti-), ecco qui un elenco di quelle che vengono considerate più frequenti in genere:
Aracnofobia: Si tratta della paura dei ragni. Si calcola che la metà delle donne e il 10% degli uomini patiscono di un qualche grado di questa fobia. Le reazioni di queste persone risultano esagerate per gli altri e persino per gli stessi fobici. Queste persone cercano di mantenersi lontano dai luoghi dove possono trovarsi ragni, o dove hanno visto ragnatele. Nei casi più seri, il panico può essere scatenato persino vedendo una fotografia.
Sociofobia: Si tratta di una paura persistente e intensa di essere giudicato negativamente nelle occasioni sociali. È una fobia tra le più comuni fra adolescenti e giovani e si calcola che circa un 4% delle persone tra 18 e 55 anni la patiscono. A differenza di quanto succede nella maggioranza delle fobie, questa fobia sociale è ugualmente comune tra uomini e donne.
Aerofobia: Si tratta della molto comune paura a viaggiare in aereo (si calcola, di fatto, che solo il 5% dei passeggeri salgono in aereo senza timori di sorta). Tuttavia, le persone che patiscono di questa fobia non sentono solo una leggera inquietudine al momento dell’atterraggio e del decollo, ma in occasioni le fobie gli impediscono di pensare soltanto ad una viaggio di questo tipo o recano disturbi di ansietà dinanzi alla prospettiva di un futuro viaggio, persino mesi prima di portarlo a termine.
Agorafobia: Si tratta della paura degli spazi aperti ed è un disturbo più comune tra le donne che tra gli uomini. L’agorafobico teme ogni luogo dove non si sente “sicuro” o non può “ricevere aiuto”. Chi soffre di questo tipo di disturbo di solito si rifugia nella sua casa e raramente esce, poiché in queste occasioni sente una gran ansietà. È la fobia che con maggior frequenza motiva visite agli specialisti.
Claustrofobia: Al contrario dell’agorafobia, questo disturbo implica il timore di restare confinato in spazi chiusi. Si calcola che tra un 2 e un 5% della popolazione mondiale patisce di questa fobia. Queste persone tendono a evitare ascensori, metrò, tunnel, stanze piccole, persino porte girevoli possono presentare difficoltà, come anche l’uso di attrezzature per tecniche mediche diagnostiche come la TAC.
Acrofobia: Si tratta della paura delle altezze, non semplici vertigini ma un timore che porta all’ansietà a chi ne patisce. La fobia di solito si manifesta in situazioni quali affacciarsi ad un balcone, essere in un belvedere in alto o vicino a un burrone. Come succede anche in altre fobie, coloro che ne patiscono cercheranno di evitare la situazione temuta.
Emetofobia: Si tratta della paura del vomito o di vomitare. Ci sono persone che sentono più di una semplice avversione verso l’atto di vomitare e che persino cambiano le loro consuetudini alimentari e sociali in conseguenza di ciò (per esempio, evitano di mangiare in ristoranti per timore che il cibo servito possa produrre mal di stomaco). Sebbene solo nei casi più estremi si considera fobia, si calcola che il 6% della popolazione sente paura di vomitare.
Carcinofobia: Si tratta della paura di contrarre il cancro. È uno dei timori più comuni dal momento in cui la maggior parte degli adulti sentono apprensione dinanzi la possibilità di manifestare i sintomi di questa malattia. Tuttavia, nel caso dei fobici si tratta di una paura molto antinaturale, poiché dimostrano di temere qualsiasi sintomo fisico negativo, associandoli tutti a sintomi della malattia.
Brontofobia: Sono comuni le fobie che coinvolgono elementi climatici o determinati fenomeni meteorologici, è questo il caso della brontofobia. Consiste nella paura estrema dei fulmini e tuoni delle tormente. Colui che partisce questa fobia sarà allarmato sia prima che durante le tormente, e nei casi estremi patirà i sintomi dell’ansietà. Può persino veder influenzata la sua vita sociale, poiché la pianificazione delle sue attività dipende dalle previsioni meteorologiche e piò non recarsi al lavoro o modificare le abitudini per via del clima.
Necrofobia: la paura della morte è qualcosa di naturale e istintivo nell’uomo, possibilmente perché la morte è lo sconosciuto. Inoltre, si associa la morte con i patimenti che la precedono, dolore, sofferenza, ecc. Tuttavia, alcune persone soffrono di una vera fobia verso la morte e gli esseri morti. Coloro che patiscono di questa condizione non possono spiegare il senso agghiacciante che sentono al avere quando vedono a una mummia o a un cadavere.http://www.fobie.org/fobie-comuni.php
sabato 10 ottobre 2009
psicologia:la paranoia,cos'è?disturbi,pericoli,consigli.
La Paranoia
Origine del termine
Il termine paranoia significa etimologicamente “vicino alla mente” o “fuori dalla mente” e indica, nella sua forma più generale, un sistema di idee o convinzioni che si discostano dalla realtà così come viene comunemente percepita. Di solito si usa questa parola per riferirsi a idee di tipo persecutorio: il paranoico è convinto che qualcuno ce l’abbia con lui o gli stia dando la caccia, quando entra in un locale si sente tutti gli occhi addosso, ha sospetti sulla fedeltà del partner oppure è convinto che in sua assenza gli altri parlino male di lui.
Delirio e paranoia
Se volessimo restare aderenti all’etimo, “paranoia” dovrebbe significare però qualunque tipo di convinzione erronea, non solo di tipo persecutorio. Ma siccome nel tempo è invalso l’uso di questo termine limitatamente agli aspetti persecutori, per evitare confusioni in senso clinico si preferisce oggi parlare di delirio, termine che ha riconquistato la caratteristica di generalità.
Un delirio può quindi avere per tema un’ideazione persecutoria, ma anche la convinzione di avere un talento non riconosciuto, di essere una personalità religiosa o un dio, una gelosia, oppure la convinzione che un’altra persona si sia innamorata del soggetto delirante. Alcune di queste idee in linea di principio potrebbero anche essere verosimili, ma diventano deliri nel momento in cui si scontrano con la realtà - soprattutto delle altre persone, che ne sottolineano continuamente la bizzarria e l’incongruenza.
Cercare di convincere un soggetto delirante dell’infondatezza delle sue convinzioni può essere un’esperienza estremamente frustrante. Il delirante può apparire per il resto una persona equilibrata, eppure essere intimamente convinto che la sua ex, ad esempio, anche se è stata lei a lasciarlo, sia ancora innamorata di lui. Le conseguenze potranno essere tentativi e comportamenti di riavvicinamento ripetuti, che presto infastidiranno e preoccuperanno l’interessata, e a nulla varranno i tentativi di spiegazione da parte della stessa, dei parenti, dei familiari, degli amici. Alcuni episodi che oggi sono perseguibili come reato di stalking si devono a forme di delirio come questa.
Anche se in letteratura e nella documentazione clinica si preferisce parlare di deliro di persecuzione, il sostantivo “paranoia” e il suo aggettivo “paranoico” sono ancora usati colloquialmente, sia nel parlare comune che dagli addetti ai lavori. Nel gergo giovanile si parla invece di “paranoia” in senso improprio, per riferirsi a paure, angosce oppure a vere paranoie.
Alcuni quadri e disturbi relativi all’ideazione persecutoria
Come molti tipi di sintomi, anche le idee persecutorie possono assumere diversa gravità e intensità ed essere presenti isolatamente oppure in associazione ad altri sintomi. È possibile ad esempio una condizione grave di schizofrenia paranoide, dove deliri persecutori coesistono con deliri di altro tipo e allucinazioni uditive, angoscia e rabbia. Ma questa è una condizione grave e fortunatamente abbastanza rara.
Esiste poi il disturbo paranoide di personalità, caratterizzato da un quadro pervasivo di sfiducia e sospettosità, che porta a interpretare le intenzioni altrui come malevole. Gli individui con questo disturbo presumono che gli altri - anche familiari, amici e colleghi - li sfruttino, li danneggino o li ingannino, anche quando non esistono prove in tal senso. Provano costantemente risentimento e sono incapaci di dimenticare insulti e offese subite, perché ciò avvalora la tesi che gli altri ce l’abbiano con loro. Com’è facile intuire, queste persone hanno grande difficoltà ad andare d’accordo con gli altri, perché qualunque relazione è vissuta come pericolosa, a causa della loro eccessiva sospettosità e ostilità.
A parte questi casi più gravi e caratteristici, idee di tipo persecutorio meno gravi possono trovarsi anche in altri tipi di sindromi, ad esempio in associazione a un disturbo d’ansia. Se entrando in un locale un soggetto sente la sgradevole sensazione di avere tutti gli occhi addosso, ciò non significa che sia paranoico, ma che percepisce quella situazione come pericolosa.
Pericolo, rabbia e aggressività
Dal punto di vista psicologico l’ideazione persecutoria, in fondo, si riduce a questo: una chiara e netta percezione di pericolo imminente. Questa percezione può essere “fredda”, ovvero non associata ad ansia né paura, come nel caso del reduce di guerra che in città vede cecchini appostati su ogni tetto - non che ne abbia paura, ma “sa” che ci sono - ma può anche essere caratterizzata da rabbia e continuo desiderio di rivalsa nei confronti dei presunti aggressori. Il paranoico aggressivo può essere un individuo particolarmente pericoloso dal punto di vista sociale, dato che è come una mina innescata sempre sul punto di esplodere.
Di sfuggita, è possibile affermare che in molti presunti casi di mobbing lavorativo, si tratta in effetti di idee persecutorie da parte del “mobbizzato”.
Per concludere è bene ricordare che l’uso di sostanze, specialmente psicostimolanti quali cocaina e amfetamine (ecstasy), possono facilmente provocare o “slatentizzare” delle psicosi, e sviluppare deliri paranoici e di altro tipo.
Bibliografia
DSM-IV-TR, 2004. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Masson-Ravizza.
Articolo tratto da http://www.giuseppesantonocito.it su gentile concessione del Dr. Giuseppe Santonocito
http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=106282
Origine del termine
Il termine paranoia significa etimologicamente “vicino alla mente” o “fuori dalla mente” e indica, nella sua forma più generale, un sistema di idee o convinzioni che si discostano dalla realtà così come viene comunemente percepita. Di solito si usa questa parola per riferirsi a idee di tipo persecutorio: il paranoico è convinto che qualcuno ce l’abbia con lui o gli stia dando la caccia, quando entra in un locale si sente tutti gli occhi addosso, ha sospetti sulla fedeltà del partner oppure è convinto che in sua assenza gli altri parlino male di lui.
Delirio e paranoia
Se volessimo restare aderenti all’etimo, “paranoia” dovrebbe significare però qualunque tipo di convinzione erronea, non solo di tipo persecutorio. Ma siccome nel tempo è invalso l’uso di questo termine limitatamente agli aspetti persecutori, per evitare confusioni in senso clinico si preferisce oggi parlare di delirio, termine che ha riconquistato la caratteristica di generalità.
Un delirio può quindi avere per tema un’ideazione persecutoria, ma anche la convinzione di avere un talento non riconosciuto, di essere una personalità religiosa o un dio, una gelosia, oppure la convinzione che un’altra persona si sia innamorata del soggetto delirante. Alcune di queste idee in linea di principio potrebbero anche essere verosimili, ma diventano deliri nel momento in cui si scontrano con la realtà - soprattutto delle altre persone, che ne sottolineano continuamente la bizzarria e l’incongruenza.
Cercare di convincere un soggetto delirante dell’infondatezza delle sue convinzioni può essere un’esperienza estremamente frustrante. Il delirante può apparire per il resto una persona equilibrata, eppure essere intimamente convinto che la sua ex, ad esempio, anche se è stata lei a lasciarlo, sia ancora innamorata di lui. Le conseguenze potranno essere tentativi e comportamenti di riavvicinamento ripetuti, che presto infastidiranno e preoccuperanno l’interessata, e a nulla varranno i tentativi di spiegazione da parte della stessa, dei parenti, dei familiari, degli amici. Alcuni episodi che oggi sono perseguibili come reato di stalking si devono a forme di delirio come questa.
Anche se in letteratura e nella documentazione clinica si preferisce parlare di deliro di persecuzione, il sostantivo “paranoia” e il suo aggettivo “paranoico” sono ancora usati colloquialmente, sia nel parlare comune che dagli addetti ai lavori. Nel gergo giovanile si parla invece di “paranoia” in senso improprio, per riferirsi a paure, angosce oppure a vere paranoie.
Alcuni quadri e disturbi relativi all’ideazione persecutoria
Come molti tipi di sintomi, anche le idee persecutorie possono assumere diversa gravità e intensità ed essere presenti isolatamente oppure in associazione ad altri sintomi. È possibile ad esempio una condizione grave di schizofrenia paranoide, dove deliri persecutori coesistono con deliri di altro tipo e allucinazioni uditive, angoscia e rabbia. Ma questa è una condizione grave e fortunatamente abbastanza rara.
Esiste poi il disturbo paranoide di personalità, caratterizzato da un quadro pervasivo di sfiducia e sospettosità, che porta a interpretare le intenzioni altrui come malevole. Gli individui con questo disturbo presumono che gli altri - anche familiari, amici e colleghi - li sfruttino, li danneggino o li ingannino, anche quando non esistono prove in tal senso. Provano costantemente risentimento e sono incapaci di dimenticare insulti e offese subite, perché ciò avvalora la tesi che gli altri ce l’abbiano con loro. Com’è facile intuire, queste persone hanno grande difficoltà ad andare d’accordo con gli altri, perché qualunque relazione è vissuta come pericolosa, a causa della loro eccessiva sospettosità e ostilità.
A parte questi casi più gravi e caratteristici, idee di tipo persecutorio meno gravi possono trovarsi anche in altri tipi di sindromi, ad esempio in associazione a un disturbo d’ansia. Se entrando in un locale un soggetto sente la sgradevole sensazione di avere tutti gli occhi addosso, ciò non significa che sia paranoico, ma che percepisce quella situazione come pericolosa.
Pericolo, rabbia e aggressività
Dal punto di vista psicologico l’ideazione persecutoria, in fondo, si riduce a questo: una chiara e netta percezione di pericolo imminente. Questa percezione può essere “fredda”, ovvero non associata ad ansia né paura, come nel caso del reduce di guerra che in città vede cecchini appostati su ogni tetto - non che ne abbia paura, ma “sa” che ci sono - ma può anche essere caratterizzata da rabbia e continuo desiderio di rivalsa nei confronti dei presunti aggressori. Il paranoico aggressivo può essere un individuo particolarmente pericoloso dal punto di vista sociale, dato che è come una mina innescata sempre sul punto di esplodere.
Di sfuggita, è possibile affermare che in molti presunti casi di mobbing lavorativo, si tratta in effetti di idee persecutorie da parte del “mobbizzato”.
Per concludere è bene ricordare che l’uso di sostanze, specialmente psicostimolanti quali cocaina e amfetamine (ecstasy), possono facilmente provocare o “slatentizzare” delle psicosi, e sviluppare deliri paranoici e di altro tipo.
Bibliografia
DSM-IV-TR, 2004. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Masson-Ravizza.
Articolo tratto da http://www.giuseppesantonocito.it su gentile concessione del Dr. Giuseppe Santonocito
http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=106282
Etichette:
ansia,
depressione,
fobie,
paranoia,
psicanalisi
FOBIE:PAURA DELLE MALATTIE-IPOCONDRIA
Ipocondria: paura delle malattie
L'ipocondria è un altro disturbo fobico-ossessivo tipico dei nostri tempi e della nostra società occidentale post-moderna, dove l'eccesso di controllo, in questo caso sulla propria salute fisica, spesso porta alla percezione di perdita di controllo.
In sostanza, il soggetto cosiddetto ipocondriaco vive in uno stato di costante preoccupazione per la propria salute, perennemente all'ascolto del proprio corpo in cerca di segnali, che possano permettergli di prevenire l'insorgenza di malattie gravi.
La trappola sta proprio nel fatto che “chi cerca trova”, poiché chi ascolta le proprie sensazioni fisiche al fine di rilevare i sintomi di possibili malattie crea la trappola patologica di alterare veramente i parametri fisiologici.
Ad esempio, la persona che ha paura dell'infarto e fa attenzione continuamente al proprio battito cardiaco crea un paradosso psicofisiologico per cui i battiti si alterano veramente e dunque la paura aumenta, fino a creare un'escalation che può arrivare al panico, con la sensazione di avere un infarto.
Gli ipocondriaci, spesso con l'inconsapevole collusione del medico di base, effettuano di continuo analisi e visite mediche specialistiche per rassicurarsi rispetto alla possibilità di avere una grave malattia.
Il problema sta nel fatto che dopo ogni esito negativo di un esame clinico, la tregua dal dubbio fobico dura poche ore o pochi giorni e poi tutto il circolo vizioso riparte.
In alcuni casi più gravi non c'è nessuna tregua, poichè l'esito negativo di un esame porta direttamente questi soggetti a pensare che l'esame sia sbagliato o insufficiente e che sia necessario farne immediatamente altri più accurati.
http://www.fabiomolari-psicologo.it/psicoterapia-forli-cesena-ravenna/disturbi-fobico-ossessivi/paura-malattie.php
L'ipocondria è un altro disturbo fobico-ossessivo tipico dei nostri tempi e della nostra società occidentale post-moderna, dove l'eccesso di controllo, in questo caso sulla propria salute fisica, spesso porta alla percezione di perdita di controllo.
In sostanza, il soggetto cosiddetto ipocondriaco vive in uno stato di costante preoccupazione per la propria salute, perennemente all'ascolto del proprio corpo in cerca di segnali, che possano permettergli di prevenire l'insorgenza di malattie gravi.
La trappola sta proprio nel fatto che “chi cerca trova”, poiché chi ascolta le proprie sensazioni fisiche al fine di rilevare i sintomi di possibili malattie crea la trappola patologica di alterare veramente i parametri fisiologici.
Ad esempio, la persona che ha paura dell'infarto e fa attenzione continuamente al proprio battito cardiaco crea un paradosso psicofisiologico per cui i battiti si alterano veramente e dunque la paura aumenta, fino a creare un'escalation che può arrivare al panico, con la sensazione di avere un infarto.
Gli ipocondriaci, spesso con l'inconsapevole collusione del medico di base, effettuano di continuo analisi e visite mediche specialistiche per rassicurarsi rispetto alla possibilità di avere una grave malattia.
Il problema sta nel fatto che dopo ogni esito negativo di un esame clinico, la tregua dal dubbio fobico dura poche ore o pochi giorni e poi tutto il circolo vizioso riparte.
In alcuni casi più gravi non c'è nessuna tregua, poichè l'esito negativo di un esame porta direttamente questi soggetti a pensare che l'esame sia sbagliato o insufficiente e che sia necessario farne immediatamente altri più accurati.
http://www.fabiomolari-psicologo.it/psicoterapia-forli-cesena-ravenna/disturbi-fobico-ossessivi/paura-malattie.php
giovedì 26 marzo 2009
le fobie:nascono durante l'infanzia?
Le cause della fobia semplice
Vengono prese in considerazione due teorie per spiegare le fobie: quella psicoanalitica e quella dell'apprendimento.
Storicamente esistono due tipi di spiegazioni riguardo alla genesi del disturbo di fobia specifica. Una spiegazione è di stampo psicoanalitico, l’altra è di stampo comportamentale.
Secondo la teoria psicoanalitica la fobia specifica ha la sua genesi nell’infanzia. Quando un bambino prova una pulsione aggressiva nei confronti di persone della sua famiglia, per esempio per una delle figure genitoriali, nei casi in cui tale aggressività risulti inaccettabile, questa viene trasformata e deviata verso un oggetto o un animale, altrimenti innocuo, oppure che ha provocato uno spavento.
La pulsione inaccettabile avvenuta in età precoce, può così venire rimossa dalla coscienza, dopodiché rimane a lungo nascosta finché un trauma o un periodo di stress cronico non fa sì che venga di nuovo fuori sotto forma di sintomo, cioè di fobia per quell’animale dell’infanzia oppure ancora una volta trasformata ed indirizzata ad un altro oggetto o animale.
Secondo la teoria del comportamento, invece, la fobia è semplicemente qualcosa che si impara. Guardando al comportamento, infatti, la reazione di paura esagerata di fronte all’esposizione dell’oggetto fobico, è qualcosa che esiste perché almeno in un’altra occasione (forse in età evolutiva) abbiamo avuto quella stessa esposizione, seguita forse da uno stimolo terrificante di per sé (stimolo incondizionato) seguito dal nostro comportamento adeguato (la reazione di paura).
Il problema, secondo questa teoria, è che impauriti come eravamo dal primo oggetto, di per sé innocuo (stimolo condizionato) non ci siamo mai esposti nuovamente a questo, non potendo mai disapprendere la nostra reazione errata (la forte paura inadeguata).
In altre parole, evitando l’oggetto fobico non abbiamo mai potuto vedere quanto fosse innocuo, e per di più corriamo il rischio di lasciare in questo modo che la fobia si generalizzi ad altri oggetti e contesti.
http://guide.supereva.it/disturbi_d_ansia/interventi/2006/11/276324.shtml
Vengono prese in considerazione due teorie per spiegare le fobie: quella psicoanalitica e quella dell'apprendimento.
Storicamente esistono due tipi di spiegazioni riguardo alla genesi del disturbo di fobia specifica. Una spiegazione è di stampo psicoanalitico, l’altra è di stampo comportamentale.
Secondo la teoria psicoanalitica la fobia specifica ha la sua genesi nell’infanzia. Quando un bambino prova una pulsione aggressiva nei confronti di persone della sua famiglia, per esempio per una delle figure genitoriali, nei casi in cui tale aggressività risulti inaccettabile, questa viene trasformata e deviata verso un oggetto o un animale, altrimenti innocuo, oppure che ha provocato uno spavento.
La pulsione inaccettabile avvenuta in età precoce, può così venire rimossa dalla coscienza, dopodiché rimane a lungo nascosta finché un trauma o un periodo di stress cronico non fa sì che venga di nuovo fuori sotto forma di sintomo, cioè di fobia per quell’animale dell’infanzia oppure ancora una volta trasformata ed indirizzata ad un altro oggetto o animale.
Secondo la teoria del comportamento, invece, la fobia è semplicemente qualcosa che si impara. Guardando al comportamento, infatti, la reazione di paura esagerata di fronte all’esposizione dell’oggetto fobico, è qualcosa che esiste perché almeno in un’altra occasione (forse in età evolutiva) abbiamo avuto quella stessa esposizione, seguita forse da uno stimolo terrificante di per sé (stimolo incondizionato) seguito dal nostro comportamento adeguato (la reazione di paura).
Il problema, secondo questa teoria, è che impauriti come eravamo dal primo oggetto, di per sé innocuo (stimolo condizionato) non ci siamo mai esposti nuovamente a questo, non potendo mai disapprendere la nostra reazione errata (la forte paura inadeguata).
In altre parole, evitando l’oggetto fobico non abbiamo mai potuto vedere quanto fosse innocuo, e per di più corriamo il rischio di lasciare in questo modo che la fobia si generalizzi ad altri oggetti e contesti.
http://guide.supereva.it/disturbi_d_ansia/interventi/2006/11/276324.shtml
Iscriviti a:
Post (Atom)
Il presente Blog è aggiornato senza alcuna periodicità e non rappresenta una testata giornalistica ai sensi della legge n.62 del 07.03.2001. Qualora immagini, video o testi violassero eventuali diritti d'autore siete pregati di segnalarlo e verranno rimosse.
Avviso sulla privacy:
Per pubblicare gli annunci sul nostro sito web utilizziamo aziende pubblicitarie indipendenti. Queste aziende possono utilizzare questi dati (che non includono il tuo nome, indirizzo, indirizzo email o numero di telefono) sulle tue visite a questo e altri siti web per creare annunci pubblicitari su prodotti e servizi che potrebbero interessarti. Se desideri ulteriori informazioni a questo proposito e per conoscere le opzioni disponibili per impedire l'utilizzo di tali dati da parte di queste aziende, fai clic qui.