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giovedì 2 settembre 2010

Parto cesareo:test per sapere se serve davvero

Parto cesareo o naturale? Un test lo predice

Un test per capire in modo rapido e sicuro quando il taglio cesareo è necessario, rinunciando al parto naturale onde evitare brutte sorprese. Secondo quanto si legge online sul sito della BBC, a metterlo a punto è stata l’azienda privata svedese Obstecare, attenendosi ai risultati di una ricerca condotta dalla Liverpool University in collaborazione con il Liverpool Women’s Hospital (GB).

Secondo i ricercatori l’utero, come tutti gli altri muscoli, produce acido lattico, il quale può essere controllato direttamente nel liquido amniotico. Il test proposto è semplice e si basa sulla misura della concentrazione di acido lattico nel liquido amniotico.

Quando i livelli di questa sostanza, che è un indice della fatica, sono troppo alti, inibiscono le contrazioni muscolari rendendo impossibile il parto per via naturale anche dopo la somministrazione dell’ossitocina, la sostanza che si usa di solito per stimolare il parto. In questi casi difficilmente la donna ce la farà a partorire in modo naturale e allora serve il cesareo.

Tale test quindi permetterebbe di evitare pericolose perdite di tempo in ospedale, permettendo piuttosto di ridurre i tempi del travaglio e di risparmiare alle neomamme lunghe ore dolorose ed inutili, nonché talvolta foriere di complicazioni, come spesso avviene quando si aspetta troppo tempo in sala parto prima di decidere per un taglio cesareo.

Il test, spiega Johan Ubby di Obstecare, è già in uso in vari ospedali in Belgio, in Norvegia e in Svezia e potrebbe aiutare sia a evitare cesarei inutili in donne che hanno livelli abbastanza bassi da poter avere ancora contrazioni sia ad accelerare l’intervento nelle donne ‘troppo stanche’, evitando che diventi una procedura d’urgenza.

Adriana Ruggeri (newnotizie.it)http://lenostreconfidenze.forumcommunity.net/?t=40200839

domenica 7 marzo 2010

Parto cesareo,episiotomia,cosa fare per rimettersi al meglio e tornare in forma.


Tornare in forma dopo un parto cesareo o un’episiotomia

Cristina Sarto
20/01/2010

…si sta ancora allattando
“In questo caso, sono vietati tutti gli esercizi di tipo isometrico, cioè quelli in cui si mantiene la stessa posizione per diversi secondi, con un grande impegno muscolare. Movimenti spesso inclusi anche nelle lezioni di yoga. “Il motivo è semplice: è un tipo di allenamento che tonifica i muscoli in modo molto intenso e, di conseguenza, fa salire i livelli di testosterone nell’organismo” avverte Viviana Ghizzardi, personal trainer. “Il problema è che, se questa sostanza aumenta, diminuisce la produzione di estrogeni e progesterone, gli ormoni tipici della gravidanza, che in questo momento sono indispensabili per produrre il latte”.
…la diastasi non è chiusa
Vuol dire che non è ancora il momento di tonificare la pancia. Che cos’è la diastasi? “È la separazione dei muscoli addominali, quelli che corrono verticalmente dallo sterno al pube” spiega Viviana Ghizzardi. “A mano a mano che il feto cresce, questi due fasci si spostano verso l’esterno per fare spazio al pancione. Può accadere perché la guaina tendinea che li unisce durante la gravidanza diventa molto più elastica e si distende. Se la diastasi è ancora aperta, è pericoloso fare gli esercizi per scolpire l’addome: durante lo sforzo, infatti, la pressione all’interno della cavità addominale aumenta e si rischia un’ernia”. Come regolarsi? Di solito, più si è giovani, e si ha un corpo tonico, più il processo di riavvicinamento è veloce. In ogni caso, ognuno può controllare da sé lo stato dei propri addominali. “Basta sdraiarsi a terra con le gambe piegate e premere con le dita verso l’interno dell’addome” conclude l’esperta. “Se entrano leggermente, ma poi si fermano, significa che la parete addominale si è ricompattata. Se affondano, occorre imporsi uno stop e aspettare”.
…c’è stato un parto cesareo
Prima di ricominciare con l’attività fisica, bisogna adottare le stesse precauzioni di qualunque altro intervento chirurgico. “Occorre cioè aver tolto i punti e, per qualche giorno, evitare di sottoporre la ferita a delle trazioni” spiega Viviana Ghizzardi, personal trainer. “Fatto questo, si può far lavorare tutto il corpo, addome compreso. Anzi, chi ha subito un cesareo deve concentrarsi ancora di più sulla tonificazione della parete addominale, in particolare del muscolo trasverso, e sugli esercizi per il pavimento pelvico. L’intervento, infatti, ha privato la donna di quel lavoro di spinte e contrazioni che, una volta terminata l’espulsione del feto, serve anche per fare rientrare l’utero nella sua sede. Un po’ di ginnastica mirata, quindi, è l’ideale per rimettere tutto a posto”.
…si è subita un’episiotomia
C’è una ferita, che va trattata con cura. È l’episiotomia, cioè l’incisione del perineo (il muscolo che c’è tra la vagina e l’ano) per allargare il canale del parto e facilitarlo. “I primi giorni dopo la nascita del bebè, è meglio non stare troppo tempo in piedi per evitare di sottoporre la parte incisa al peso degli organi interni” consiglia Carmen Martella, ostetrica all’Ospedale San Giuseppe di Milano. “Questo non significa astenersi dagli esercizi per il pavimento pelvico. Vanno fatti, ma solo in posizione sdraiata. Infine, per almeno 40 giorni dopo il parto è meglio evitare la piscina, così da mettersi al riparo da possibili infezioni, e la bicicletta”.

giovedì 11 febbraio 2010

Taglio cesareo:farlo solo quando serve veramente,ecco le nuove linee guida


mercoledì 16 dicembre 2009

parto cesareo:ecco un racconto da pianeta mamma

Il parto cesareo per me è sempre stato sinonimo di tranquillità e rapidità, un metodo “indolore” - sotto ogni punto di vista - per far nascere i bambini. Il gran numero di persone che ricorrevano al cesareo programmato - non solo per motivi medici ma semplicemente per comodità - mi confermava la bontà del metodo fino a quando non ci sono passata in prima persona: la diagnosi di un fibroma di 10 cm sulla parete destra dell'utero mi impediva di partorire naturalmente ed il cesareo diventava un passaggio obbligato.




La prima reazione è stata di delusione perché il mio primo figlio era nato con un parto naturale che, grazie all'epidurale, oggi ricordo quasi come una passeggiata nonostante le 18 ore di travaglio. Con il cesareo però, avrei evitato anche quel poco che avevo patito, avrei conosciuto il giorno esatto del parto e questo mi consentiva di organizzarmi meglio, una cosa che non mi dispiaceva affatto avendo già un bambino di 4 anni a cui pensare.continua

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