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sabato 31 gennaio 2009

combattere lo stress post traumatico col tetris

Gioca a Tetris che ti passa
Tetris non ha ispirato solo designer e architetti: sembra avere anche valenze terapeutiche. (Foto © quousquous) Tetris non è solo uno dei migliori videogiochi mai realizzati: secondo una recente ricerca inglese sarebbe anche una valida terapia per aiutare chi è vittima di stress post traumatico. (Alessandro Bolla, 12 gennaio 2009)

Siete dei patiti del Tetris? Passate ore e ore a impilare mattoncini, o meglio tetramini (figure geometriche formate da 4 quadrati identici) colorati? Siete in buona compagnia: Tetris è infatti uno dei videogiochi in assoluto più venduti e, secondo i ricercatori della Stanford University, uno dei dieci migliori game mai realizzati. E secondo una recente ricerca inglese avrebbe anche delle valenze terapeutiche, poiché aiuterebbe le persone con problemi legati a stress post traumatico.
IMPILARE PER DIMENTICARE Questa sindrome colpisce chi è stato vittima di eventi drammatici come incidenti, attentati o guerre e si manifesta con flash durante i quali l’individuo rivive quei momenti terribili. I ricercatori di Oxford hanno esposto quaranta volontari alla visione di un film con immagini molto violente. Dopo la proiezione, hanno chiesto ad alcuni di loro di giocare a Tetris. Dopo una settimana hanno potuto constatare che chi si era dilettato con il videogame aveva subito meno flashback rispetto a chi non aveva giocato. Gli studiosi ipotizzano quindi che questo videogioco possa interferire con la formazione dei ricordi. Ulteriori studi dovranno confermare la validità di queste teorie ma non mancano comunque gli scettici, secondo i quali è impossibile ricostruire artificialmente un evento che possa dare origine a una vera sindrome da stress post traumatico.
NON TUTTI SANNO CHE... Battere il computer a Tetris è praticamente impossibile: esiste infatti un intero N tale che una sequenza consecutiva di N pezzi a forma di S forza la sconfitta del giocatore. Ma quasi ogni successione di pezzi contiene questa sequenza.


http://www.focus.it/Salute/news/Gioca_a_Tetris_che_ti_passa290108_1110.aspx

tecnica per allontanare il dolore

Allontanare il doloreMale a un piede? Lasciate perdere l'aspirina. Per sentire meno male basta un binocolo.


Vi fa male un ginocchio? Avete lasciato un dito nella portiera dell’auto? È l’occasione giusta per provare un nuovo antidolorifico che non dà problemi di intolleranze o allergie: è...il binocolo capovolto.
I ricercatori dell’Università di Oxford hanno recentemente scoperto che si chi guarda una mano dolorante attraverso un binocolo rovesciato, e quindi ne vede l’immagine rimpicciolita, sperimenta un’immediata riduzione del dolore. Secondo gli scienziati ciò significa che anche sensazioni molto elementari come il dolore sono mediate da ciò che vediamo.
Sapevate che anche gli animali sperimentano le allucinazioni? Anzi, a volte se le procurano ingerendo particolari erbe o sostanze.
http://www.focus.it/Salute/speciali/In_viaggio_nelle_percezioni_290120_1525_3.aspx

venerdì 30 gennaio 2009

l'arancia rossa di sicilia fa bene alla tua salute e aiuti la ricerca

I volontari dell'associazione in 2mila piazze italiane. Chi acquista le arance della salute aiuta la ricerca sul cancro


L’arancia rossa di Sicilia scelta per l’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) dalla principessa Borghese come simbolo della raccolta fondi di gennaio alcuni anni fa si dimostra ora, grazie agli ultimi studi condotti dall’équipe guidata da Adriana Albini della Fondazione Multimedica onlus di Milano un frutto dalle molte qualità. Una categoria di nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali derivati dai triterpenoidi naturali, molecole simili agli oli essenziali delle bucce d’arancia, potrebbe essere una risorsa terapeutica preventiva per la popolazione maschile «Nella buccia d’arancia sono contenuti oli essenziali che hanno proprietà protettive e preventive, sono cioè chemiopreventivi», spiega Ilaria Sogno ricercatrice dell’Irccs Multimedica impegnata in questa ricerca sulla cosiddetta “molecola della buccia d’arancia” che è stato scoperto «interferiscono e sono in grado di uccidere preferenzialmente le cellule di tumore alla prostata».


Al di là delle arance rosse che, come sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura e foreste Giovanni La Via «crescono solo nel nostro territorio e sono le più ricche di antociani, antiossidanti naturali, che le rendono un frutto con un valore aggiunto: non ci nutre e basta, fa anche bene» il rapporto tra stile di alimentazione e cibo è sempre più stretto. Anzi, è nata una scienza: la nutrigenomica che studia i meccanismi che legano il metabolismo ai nostri geni, dopo la scoperta dello stretto legame esistente tra alimentazione, metabolismo e malattie. «Il cibo è un’opportunità da sfruttare e valorizzare» osserva Pier Giuseppe Pellicci, direttore del dipartimento di oncologia sperimentale dell’Ieo di Milano. «In base a ciò che mangiamo, favoriamo o disincentiviamo la produzione di determinate sostanze (come ormoni, neurotrasmettitori, mediatori ecc.) che a lungo andare determinano anche il nostro stato di salute. Noi siamo quello che abbiamo mangiato». Pellicci, in particolare segue un’area di ricerca, finanziata da Airc denominata nutraceutica (dall’incontro tra l’approccio nutrizionale con quello farmaceutico) che ricerca i composti antitumorali delle sostanze di origine naturale in grado di inibire la genesi del tumore o i composti con capacità terapeutiche.


In Europa dai primi anni ’90 è in corso uno studio epidemiologico, Epic, che ha acceso i riflettori sul rapporto tra obesità e cancro «stiamo raccogliendo i frutti adesso» dice Paolo Vineis, epidemiologo dell’Imperial College di Londra che ha partecipato allo studio Epic che è cofinanziato da Airc. Epic ha coinvolto mezzo milione di persone di dieci diversi paesi, dall’estremo nord del continente ai paesi mediterranei. «Tra i primi dati vi è un nesso molto chiaro tra sovrappeso e mortalità e grazie ai grandi numeri si è potuto studiare anche l’influenza della circonferenza vita» continua Vineis. In pratica al di là dell’obesità generale, legata spesso a una cattiva alimentazione, la circonferenza addominale (parametro indice di una diversa forma di sovrappeso finora collegata principalmente al rischio cardiovascolare) è «un indice di aumento del rischio anche in persone poco sovrappeso. Se consideriamo tutti i tipi di tumore si riscontra un incremento di circa il 30 per cento in chi ha il giro vita in eccesso». Non va dimenticato che i tumori definiti “big killer”, quelli al seno, al colon e alla prostata sono legati al sovrappeso.

Sabato 31 gennaio in oltre 2000 piazze italiane, con soli 8 euro si riceveranno 3 chili di arance rosse donate dalla Regione Siciliana e la pubblicazione speciale La prevenzione in cucina, con le indicazioni degli esperti su uno stile di vita sano, una dieta varia e 10 ricette per preparare un gustoso e salutare menù anti-cancro realizzate dalla Cucina Italiana. Obiettivo della raccolta di quest’anno, comunica Airc, è di 3,5 milioni di euro.

Info: numero speciale 840 001 001 o sito www.arancedellasalute.it per scoprire dove trovare le Arance della Salute

traffico di organi di bambini anche in italia....pazzesco!

Minori. Maroni: In Italia ci sono evidenze di traffico di organi
Per contrastarlo useremo banca dati Dna
postato 40 min fa


Roma, 30 gen. (Apcom) - In Italia ci sono dei segnali sulla esistenza di un traffico di organi di bambini. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, intervenendo a Roma alla presentazione del rapporto umanitario 2009 dell'Unicef.



"Abbiamo delle evidenze di traffici di questo tipo di minori presenti e rintracciati in Italia - ha infatti detto Maroni - e uno dei mezzi più efficaci che useremo per contrastarlo sarà l'attuazione di un accordo internazionale chiamato 'Prud', che istituisce la banca dati nazionale e degli altri paesi europei del Dna. Con questi strumenti - ha concluso - potremmo contrastare meglio il fenomeno".



http://notizie.alice.it/notizie/topnews/2009/01_gennaio/30/minori%20%20maroni%20%20in%20italia%20ci%20sono%20evidenze%20di%20traffico%20di%20organi,17778849.html?pmk=nothpstr1

il bambino iperattivo va curato con l'amore non con gli psicofarmaci!

Abbiamo spesso discusso nel blog il tema degli psicofarmaci ai bambini iperattivi e con disturbi dell'apprendimento, esprimendo dubbi e perplessità sulle modalità di diagnosi del disagio e scelte terapeutiche conseguenti.

Abbiamo visto quali sono i rischi, anche molto seri, dei farmaci e preso in considerazione possibili alternative naturali.

E' recente la notizia di un nuovo allarme lanciato dal FDA sui pericoli di un farmaco che viene impiegato nei bambini a partire dai 6 anni e negli adolescenti come parte di un programma per il trattamento del disordine da deficit di attenzione ed iperattività (ADHD).

Questo psicofarmaco è in vendita anche in Italia e viene correntemente somministrato ai bambini iperattivi, agitati e distratti.

Nel comunicato, che riportiamo di seguito, del Comitato di Farmacovigilanza Pediatrica Giù le Mani dai Bambini si rende noto che sono stati segnalati gravi danni epatici - anche mortali - che hanno interessato bambini americani.

L'argomento è stato trattato anche da Il Serpente di Galeno.

LG

* * *
COMUNICATO STAMPA DEL 26/01/08

STRATTERA®: GRAVI DANNI AL FEGATO IN USA, L’FDA LANCIA L’ALLARME.

La Food and Drug Administration ha emesso un “warning” per danni epatici potenzialmente mortalia carico dello Strattera®, lo psicofarmaco che viene somministrato anche in Italia per gestire i bambini iperattivi, agitati e distratti, ma l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha ancora preso alcuna iniziativa. (Poma, Giù le Mani dai Bambini) “Non siamo affatto stupiti, abbiamo evidenziato all’AIFA ed all’ISS la pericolosità dello Strattera molto tempo fa, ma hanno deciso di autorizzarlo comunque alla commercializzazione. Si assumeranno tutte le responsabilità in caso di decesso di bambini italiani”. (Prof. Fava Vizziello, Neuropsichiatra Infantile UniPadova): “Oltre ai problemi al fegato, vedo bambini completamente appiattiti dallo psicofarmaco, totalmente disinteressati all'ambientee con lo sguardo vuoto: mai come oggi è necessaria questa campagna informativa che spiega i rischi dell’uso di queste molecole sui bambini”

(Rockville, USA) - La Food and Drug Administration, dopo l’ennesimo report per gravi danni epatici – anche mortali - riportati da picoli pazienti trattati con lo psicofarmaco atomoxetina (nome commerciale Strattera®), ha emesso una comunicazione urgente indirizzata a tutti i medici autorizzati all’esercizio della professione negli Stati Uniti, sollecitandoli ad informare immediatamente le famiglie dei loro pazienti circa i rischi associati all’uso del medicinale, con preghiera – avvisa l’FDA – “di contattare il proprio medico al primo sintomo di fatica, perdita di appetito, nausea, vomito, prurito, urine scure, ittero della pelle, gonfiori dell’area epatica o inspiegabili sintomi influenzali”. Lo Strattera® fu approvato il 26/11/2002 come psicofarmaco per trattare i bambini iperattivi, distratti ed agitati. Dal 2002 al 2007, circa 3,3 milioni di pazienti hanno ricevuto prescrizioni di atomoxetina nei soli Stati Uniti, e di essi circa 2,1 milioni (64%) erano minorenni. L’FDA nella sua comunicazione scrive che “mentre nella fase di pre-commercializzazione non erano stati evidenziati segnali circa possibili danni gravi al fegato, i report successivi alla commercializzazione hanno identificato nell’atomoxetina un elemento causante malattie epatiche, anche gravi ed a volte mortali”. A seguito di tali reports, nel 2004 è stata resa obbligatoria l’aggiunta di un avviso in grassetto sui foglietti illustrativi di questo psicofarmaco, indicante i potenziali rischi di gravi danni al fegato. Nonostante queste misure precauzionali, l’FDA dichiara di aver ricevuto “sei ulteriori report di gravi danni epatici in pazienti trattati con atomoxetina”. A seguito di ciò, i foglietti sono stati ulteriormente rivisti in senso ancor più restrittivo nel 2007, ma le segnalazioni non cessano di pervenire. “Gli operatori della salute e i pazienti – sostiene l’FDA - devono quindi essere messi in guardia dai gravi rischi epatici associati all’uso di atomoxetina e riferire immediatamente eventuali casi al programma federale di controllo MedWatch”. Il fegato è il principale organo che metabolizza i farmaci, ed a volte questi possono causare danni alle cellule epatiche: da aumenti di attività enzimatica nel sangue, ad un vero e proprio collasso dell’organo con conseguente necessità di trapianto. “Questo tipo di danni possono portare anche al decesso – dichiara l’FDA - e questa è una delle ragioni principali per cui un farmaco viene rimosso dal mercato”. “Non siamo purtroppo stupiti per ciò che sta accadendo il USA – ha dichiarato Luca Poma, giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più attivo Comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica – perchè il nostro primo avviso in Italia sulla pericolosità dello psicofarmaco Strattera® è del dicembre 2005, e l’abbiamo ripetuto nel febbraio 2007, ma l’Istituto Superiore di Sanità li ha pressochè ignorati e l’Agenzia Italiana del Farmaco ha deciso di autorizzare comunque al commercio questa molecola, che è pericolosa per i nostri bambini. Questi enti si assumeranno la piena responsabilità per tali decisioni, nella denegata ipotesi in cui qualche piccolo paziente avrà problemi gravi con questo psicofarmaco: non potranno dire che non sapevano”. Il Prof. Graziella Fava Vizziello, Primario, Neuropsichiatra Infantile e Professore Ordinario di Psicologia all’Università di Padova, ha dichiarato al riguardo: “In questo ultimo periodo continuiamo a ricevere bambini in trattamento farmacologico, etichettati ‘Adhd’ in qualche centro specializzato. Con questi ‘miracolosi’ psicofarmaci in commercio, i genitori preferiscono far classificare il figlio come ADHD piuttosto che affrontare situazioni complesse e mettersi davvero in gioco per risolverle. Spesso i genitori si rendono conto che i bambini stanno soffrendo anche gravemente a causa del trattamento farmacologico, e li portano da noi con il sospetto che qualcosa non stia funzionando, ma non decidono di far sospendere il farmaco per paura di perdere il controllo della situazione ed essere loro stessi reponsabili di conseguenze imprevedibili. Oltre agli effetti dello Strattera sul fegato, ho visto bambini completamente appiattiti, totalmente disinteressati all'ambiente, con lo sguardo vuoto ed ‘immobilizzati’ dal farmaco, più che calmati. Mai come oggi è necessaria questa campagna informativa, che illustra i rischi dell’uso di questi psicofarmaci sui bambini”.

[giulemanidaibambini]

http://protonutrizione.blogosfere.it/2009/01/allarme-psicofarmaci-gravi-danni-ai-pazienti-in-eta-pedriatica.html

giovedì 29 gennaio 2009

bastano pochi esercizi muscolari ad alta intensità, della durata ciascuno di 30 secondi, per migliorare il metabolismo in modo evidente in solo due se

Palestra-lampo, solo tre minuti
per ridurre il rischio di diabete
Secondo uno studio scozzese bastano pochi esercizi ad alta intensità fatti regolarmente per migliorare notevolmente la salute, accelerare il metabolismo e processare gli zuccheri

LA PROSPETTIVA di ore passate in palestra sul tapis roulant riesce spesso a far naufragare le migliori intenzioni. E se quelle ore diventassero solo pochi minuti? Un nuovo studio scientifico sostiene che anche tre minuti di esercizio fisico sostenuto, a patto che sia fatto regolarmente, possono fare miracoli, accelerare il metabolismo e aiutare a processare gli zuccheri, riducendo notevolmente il rischio di diabete.

Tanto basta, sostengono in un lavoro pubblicato su BMC Endocrine Disorders i ricercatori guidati dal professor James Timmons, dell'Università Herriot-Watt di Edinburgo, in Scozia, per migliorare in modo consistente la salute di una persona sedentaria.

La chiave del successo sta nell'"high-intensity interval training" (Hit), i cui effetti sono stati studiati su un campione di 16 maschi che conducono uno stile di vita sedentario. "Il rischio di sviluppare malattie cardiocircolatorie o di contrarre il diabete di tipo 2 viene ridotto in modo sostanziale con un'attività fisica regolare", spiega Timmons. Fin qui, nessuna novità. Quello che invece molti ignorano è che "bastano pochi esercizi muscolari ad alta intensità, della durata ciascuno di 30 secondi, per migliorare il metabolismo in modo evidente in solo due settimane", continua il professore.

Le linee guida più diffuse suggeriscono diverse ore di attività fisica settimanali per migliorare la salute generale, ma in molti non riescono a mantenere l'impegno e gettano completamente la spugna. Da qui, secondo Timmons, la necessità di offrire un modello alternativo. "L'allenamento ridotto ad alta intensità usato nel nostro studio - ha spiegato ancora il professore - ha dimostrato di migliorare notevolmente sia l'azione dell'insulina che la clearence del glucosio in maschi giovani, che di solito non fanno esercizio fisico. E questo indica che non abbiamo del tutto saggiato il legame tradizionale fra diabete ed attività fisica".

Nello studio, i volontari facevano rapidi sprint sulla cyclette alla massima velocità possibile. In linea di principio, ogni altra attività fisica vigorosa, fatta almeno qualche giorno alla settimana, dovrebbe garantire gli stessi miglioramenti a livello metabolico. Questo approccio innovativo, meno "punitivo" e più facile da seguire, potrebbe spingere la gente a uno stile di vita più sano con meno sforzo, semplicemente rendendo più facile trovare il tempo per andare in palestra. Senza più scuse.

(http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scienze/diabete-ginnastica/diabete-ginnastica/diabete-ginnastica.html

nuova pillola contraccettiva che migliora l'umore.

La nuova pillola contraccettiva
meno dolori e umore migliore
Il farmaco, battezzato Yaz, agisce sulle fluttuazioni ormonali
di ELVIRA NASELLI

ARRIVA anche in Italia, dopo essere diventata la più venduta negli Stati Uniti dal suo lancio nel 2006, una nuova pillola anticoncezionale che, oltre ovviamente all'efficacia contraccettiva, promette un effetto anche su tutti quei sintomi che precedono il periodo mestruale e che per molte donne sono estremamente fastidiosi: alterazioni dell'umore anche importanti, con irritabilità, aggressività, tristezza e depressione, ma anche disturbi legati alla ritenzione idrica, come gonfiore, tensione mammaria, cefalea. La nuova pillola, presentata a Berlino dalla Bayer Schering Pharma, azienda leader mondiale nel campo della contraccezione, si chiama Yaz, contiene, come anche altre, 20 microgrammi di estrogeno, l'Etinilestradiolo,
e 3 milligrammi di drospirenone, un progestinico di quarta generazione molto simile al progesterone naturale. Questa nuova formulazione, però, è studiata
per ridurre le fluttuazioni ormonali ed evitare le dimenticanze tanto frequenti soprattutto nelle più giovani. La nuova pillola, infatti, prevede un'assunzione per 24 giorni (3 in più rispetto ai soliti 21) e altri 4 giorni di placebo, cioè di pillola senza
alcun farmaco, utili per non interrompere la continuità. Dunque 28 giorni in tutto.
"Questa formulazione", precisa la professoressa Anna Maria Paoletti, della Clinica Ginecologica e di Fisiopatologia della Riproduzione dell'università di Cagliari, "evita quelle fluttuazioni ormonali che avvengono prima e, soprattutto, dopo l'ovulazione, e che provocano i sintomi premestruali che in molte donne sono molto importanti. In questo caso, dunque, la pillola ha una vera e propria funzione terapeutica". Non a caso , secondo un recentissimo sondaggio sulla pillola e la sindrome premestruale condotto sul web (su vari siti, anche su www. kataweb. it) nel periodo 6-16 gennaio - e presentato a Berlino dalla professoressa Alessandra Graziottin, direttore del centro di Ginecologia dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano, - il 24 per cento delle 1892 donne che hanno risposto dichiara di usare la pillola per motivi terapeutici. Infatti, le non utilizzatrici di pillola contraccettiva (in Italia usata da una media del 19%) soffrono di sintomi prima del ciclo in percentuale doppia rispetto a chi invece la utilizza. La sindrome premestruale è molto più diffusa di quanto si pensi, soprattutto, precisa Graziottin, tra le lavoratrici. "Le donne che lavorano fuori casa e anche in casa sono più sottoposte a stress e dormono poco, meno delle 8 ore necessarie. Una carenza cronica di sonno ha un effetto drammatico sui disturbi". Ma anche sulla vita di relazione e di coppia. I vantaggi aggiuntivi della pillola - conclude Graziottin - sono ancora poco noti: le donne dichiarano che la utilizzerebbero se non avessero effetti collaterali, come aumento di peso, ritenzione idrica, e se avessero effetti benefici su patologie e altro, come l'acne. Ma questi benefici aggiuntivi ci sono già, per esempio sulle recidive di endometriosi, e loro non lo sanno. Inoltre la pillola aiuta a migliorare la vita sessuale (24%), aumenta il desiderio (7%), riduce il dolore mestruale del 44% e i flussi abbondanti. E questi sono dati importanti, proprio perché vengono direttamente dalle donne". Ma se Yaz è dietro la porta, l'arrivo è previsto in Italia il 2 febbraio, molte altre sono le novità allo studio nei laboratori di ricerca di Berlino: una pillola contraccettiva arricchita di acido folico, che previene la spina bifida del feto durante la gravidanza, che può sembrare un non sense ma non lo è. " Quando una donna sospende la pillola per tentare una gravidanza - ragiona Phil Smith, responsabile dell'unità Women's Healthcare dell'azienda - resta incinta nel 50 per cento dei casi entro i primi tre cicli e l'acido folico dovrebbe essere assunto tre mesi prima dell'inizio della gravidanza. Ecco perché ha senso somministrarlo a donne in età riproduttiva".
E il futuro riserva anche altre curiosità: nella seconda metà di quest'anno dovrebbe arrivare il primo contraccettivo al mondo con estrogeni naturali e
non sintetici, mentre è più lontano - 2012 - un cerotto settimanale a basso dosaggio. E si è solo studiata la disponibilità all'utilizzo da parte delle donne di un dispositivo di autoiniezione che consentirebbe una copertura mensile. Il 14% delle donne interpellate si è detta disponibile, a patto, però, che non sia per niente dolorosa la puntura.

(http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/scienze/contraccezione/pillola-nuova/pillola-nuova.html

finalmente una cura per la sindrome dei bambini in bolla

Sindrome dei "bimbi in bolla"
la terapia genica funziona
di ALESSIA MANFREDI

ROMA - E' una malattia rara, che costringe i bambini che ne sono colpiti a vivere "in una bolla", confinati in casa, lontani da ogni contatto, costantemente disinfettati. Perché l'Ada-Scid, una delle forme più comuni di immunodeficienze combinate gravi, ne compromette il sistema immunitario e li rende vulnerabili a tutti i germi, anche quelli più innocui per le persone sane. Oggi una cura c'è, ed è italiana: la terapia genica messa a punto all'Istituto San Raffaele-Telethon si è dimostrata efficace e sicura e i suoi effetti duraturi. I risultati finali della sperimentazione, guidata dalla professoressa Maria Grazia Roncarolo e dal professor Alessandro Aiuti, oggi professore associato all'università di Tor Vergata a Roma, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine e raccolgono le conclusioni della ricerca clinica di terapia genica iniziata nel 2000.

Una terapia che ha cambiato la vita di molti bubble babies, "bimbi in bolla", chiamati così perché la malattia li obbliga a vivere in un ambiente sterile: da Salsabil, una bimba palestinese entrata in cura presso l'istituto milanese otto anni fa, a Abdul, di origine pachistana, arrivato in Italia a soli tre mesi, con una storia particolarmente difficile: i suoi tre fratelli sono morti di Ada-Scid. Oggi Salsabil e Abdul stanno bene e con loro gli altri bambini curati con il protocollo milanese: possono finalmente andare a scuola, giocare con gli altri, fare una vita normale.

Il lavoro dei ricercatori dell'Hsr-Tiget ha dimostrato che per curare la malattia - causata dall'alterazione del gene che permette la produzione di un enzima specifico, l'adenosin deaminasi (Ada) - e ripristinare un sistema immunitario perfettamente funzionante è sufficiente una sola infusione di cellule staminali del midollo osseo, corrette preventivamente con la terapia genica. Nel caso di Abdul e degli altri piccoli trattati, si è visto che le cellule staminali contenenti l'enzima Ada normale inserite nei pazienti, anche a distanza di anni dalla terapia, continuano ad essere presenti ed attive nel produrre cellule del sangue, tra cui linfociti, globuli rossi, piastrine.

"Oggi possiamo dirlo, la terapia è sicura ed è efficace nel tempo" spiega il professor Aiuti. "L'importanza del lavoro sta nel fatto che il difetto viene curato nelle cellule madri, e lo stesso approccio è stato applicato con successo in altri centri del mondo per altre malattie: non solo immunodeficienze ma anche altre malattie genetiche del sistema nervoso centrale e talassemia".

Prima della svolta grazie alla terapia genica per l'Ada- Scid si poteva ricorrere al trapianto di midollo osseo - difficile per il problema di trovare donatori compatibili - o somministrare un farmaco con l'enzima mancante: soluzione, anche questa carente, perché alla lunga la medicina perdeva efficacia.

Oggi i ricercatori cantano vittoria per almeno nove piccoli, provenienti non solo dall'Italia ma da diversi paesi, dalla Svizzera al Venezuela. In loro la malattia - che in Italia colpisce uno o due bambini l'anno e si manifesta fin dalle prime settimane di vita, provocando un arresto della crescita e daneggiando vari organi per la carenza dell'enzima Ada, essenziale per la maturazione ed il funzionamento dei linfociti - è stata sconfitta. Per altri tre bambini trattati si attendono risultati a lunga distanza. Ma il protocollo di terapia messo a punto nell'istituto milanese è ora preso a modello anche all'estero, rendendo il San Raffaele il centro di riferimento per la cura di questa patologia genetica.

Risultati promettenti, che schiudono la via al trattamento con terapia genica con staminali anche per altre forme di immunodeficienze ereditarie: al San Raffaele-Tiget si pensa di iniziare due nuovi studi clinici sulla sindrome di Wiskott-Aldrich, un'altra forma di immunodeficienza, e sulla Leucodistrofia Metacromatica, una malattia degenerativa del sistema nervoso, mentre è vicina una applicazione clinica anche per la talassemia.

(http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scienze/bimbi-bolla/bimbi-bolla/bimbi-bolla.html?rss

celiachia cos'è?che fare?

Celiachia: mai più rinunce
Spesso viene confusa con il morbo di Crohn o la sindrome del colon irritabile, invece si tratta di intolleranza permanente al glutine. Grandi speranze in arrivo dalla pillola e dal vaccino
Mangiamo sano, facciamo sport, non siamo sotto stress, eppure… diarrea e mal di pancia ci danno il tormento. E se la causa dei nostri disturbi intestinali fosse un’intolleranza alimentare? O se, peggio, si trattasse di celiachia?
La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica che troviamo in avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale. Quando una persona affetta da celiachia ingerisce alimenti contenenti glutine, si scatena una reazione immunitaria che danneggia l’intestino e lo rende incapace di assorbire certi nutrienti dal cibo, causando gravi carenze vitaminiche. Di qui diarrea, vomito, perdita di peso o dolori addominali; c’è poi chi manifesta cambiamenti del comportamento come irritabilità o depressione, crampi muscolari, eczemi cutanei, disordini ai denti o alle ossa. Le complicanze più gravi vanno dall’osteoporosi all’aborto spontaneo al temuto linfoma intestinale.
Ad oggi la malattia può essere tenuta sotto controllo soltanto escludendo dalla dieta, per tutta la vita, alcuni degli alimenti più comuni: i celiaci non possono toccare pasta, pane, pizza, biscotti ma anche le salse e tutto ciò che può essere “contaminato” con la farina, come la frittura. Oppure devono adottare un’alimentazione su misura con prodotti senza glutine.
Presto, però, potrebbe esserci una vera rivoluzione: entro fine anno saranno infatti avviati a Melbourne, in Australia, i test clinici sull’uomo di un vaccino che per la prima volta al mondo non previene una malattia autoimmune, ma vuole curarla. Il vaccino è completamente nuovo nel suo genere: “riprogramma” il sistema immunitario per indurlo a tollerare il glutine. E’ invece già in sperimentazione sull’uomo un vaccino più “classico”, in grado cioè di prevenire la comparsa della celiachia nelle persone a rischio: si tratta del vaccino anti-Rotavirus, che dovrebbe eliminare uno dei fattori che accelerano la comparsa della malattia nei soggetti predisposti. Ma per ora i risultati non sono entusiasmanti e le ricerche proseguiranno.
Quanto ai farmaci, sono buoni i risultati sulla prima pillola. La sperimentazione sui primi 110 pazienti dimostra che il farmaco, scoperto tre anni fa negli USA da un ricercatore italiano, elimina i sintomi associati al consumo di glutine nell’85% dei casi; entro dicembre arriveranno i risultati su altri 180 pazienti. La pillola si assume prima dei pasti e l’obiettivo è quello di bloccare l’effetto tossico del glutine consentendo ai celiaci di alimentarsi in modo normale.
Soltanto in Italia la malattia colpisce oltre 75 mila persone: stanno tutte già incrociando le dita...




http://www.farmasalute.it/percorsi/articolo.asp?id=2525

martedì 27 gennaio 2009

attenti al lettore mp3 e all'ipod son pieni di batteri e provocano seri danni all'udito

Salute/ Allarme per batteri dei lettori Mp3. Danni all'udito
Martedí 27.01.2009 13:40



L'allarme è del Comitato scientifico della Commissione Ue. L'oggetto è il tanto amato lettore Mp3. Adulti, giovani, lo usano tutti. I rischi sanitari sono altissimi, dicono gli esperti, se si abusa del lettore audio. Gli esperti di Bruxelles hanno parlato di “seria preoccupazione” nei confronti dell’uso continuato di iPod per più di sessanta minuti al giorno e per cinque anni continuativi; secondo il team UE questo tipo di utilizzo potrebbe essere causa di danni irreversibili per l’udito nei giovani. Questi ultimi, e gli adolescenti in particolar modo, sarebbero esposti ad un rischio ancor maggiore per via dei volumi alti di ascolto adottati regolarmente.

Non basta. Nei giorni scorsi, un pool di studiosi indiani ha messo in guardia gli appassionati di iPod e di lettori mp3 sottolineando anche i rischi legati all’uso degli auricolari, che sarebbero uno straordinario veicolo di batteri. Un gruppo di ricercatori del Kasturba Medical College di Manipal ha illustrato, infatti, sulle pagine del Journal of Health and Allied Sciences i dati dello studio, che ha preso in esame cinquanta auricolari di lettori mp3 e le orecchie di altrettanti giovani individui, suddivisi in due gruppi costituiti da 25 soggetti ciascuno: il primo usava regolarmente un lettore mp3 mentre il secondo ne faceva un uso saltuario.

Stando ai dati raccolti dal team indiano al termine del follow-up, è emerso che le orecchie di coloro che regolarmente ascoltano musica da auricolari collegati a iPod o lettori simili sono letteralmente invase da indesiderati batteri rispetto a ciò che avviene per chi usa raramente le cuffiette.

Migliaia sono - spiegano gli studiosi di Maripal - i microrganismi innocui che si annidano negli auricolari e che non espongono a rischi particolari, ma talvolta “negli auricolari si insinuano batteri come lo stafilococco, che possono nuocere gravemente alla salute”. La raccomandazione del team indiano è quella di evitare lo scambio frequente di cuffiette e auricolari tra ascoltatori di iPod, Zen o altri lettori di questo tipo: si tratta, infatti, di una pratica particolarmente in voga tra i giovani e, soprattutto, nella fascia 15/18 anni.


http://www.affaritaliani.it/cronache/salute-allarme-mp3danniuditobatteri270109.html

maxi sequestro di cibi avariati,ci vuole una legge quadro sull'etichettatura!

Cibi avariati, mille tonnellate sequestrate
Maxi operazione dei carabinieri del Nas: in quattro giorni requisite merci per 8 milioni di euro

Un carabiniere dei Nas impegnato in un controllo (Ansa)
ROMA - Primo maxi sequestro dei carabinieri del Nas nel 2009. Dal 19 al 22 gennaio, con l’operazione «Setaccio», sono state sequestrate mille tonnellate di alimenti avariati e in cattivo stato di conservazione per un valore complessivo di 8 milioni di euro. In tutta Italia, sono state effettuate 717 ispezioni in depositi di alimenti e sono state riscontrate 499 infrazioni, di cui 61 a carattere penale e 438 a carattere amministrativo.

«TOLLERANZA ZERO» - Sono 315 le persone segnalate alle autorità giudiziarie, sanitarie e amministrative; circa 1 milione e 200mila confezioni sequestrate e 36 depositi di alimenti sequestrati o chiusi per un valore di 10 milioni di euro. «Non ci sarà nessuna tolleranza - ha detto il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini - soprattutto in questo contesto economico così difficile, per coloro che attraverso azioni fraudolenti e illegali mettono a rischio la salute dei cittadini-consumatori italiani e la credibilità del settore agroalimentare».

ETICHETTATURA - Soddisfatti i consumatori. «Apprezziamo ancora una volta il prezioso lavoro svolto dai carabinieri del Nas. È un fatto gravissimo immettere sul mercato merci avariate, destinate ad uso alimentare» ha detto Carlo Pileri, presidente dell'Adoc, secondo cui è importante e necessario adottare una legge quadro sull'etichettatura e la tracciabilità, che vanno estese a tutti i prodotti. La Confederazione italiana agricoltori chiede di rafforzare i controlli, l'indicazione d'origine in etichetta, dura lotta alle falsificazioni, «tolleranza zero» per chi sofistica e inquina gli alimenti.


http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_27/cibi_scaduti_maxi_sequestro_0d3031e4-ec68-11dd-be73-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano

scoperto rivoluzionario farmaco antiemorragico turco

L’antiemorragico turco
che promette miracoli
Efficace in pochi secondi nell’arrestare il sanguinamento, è stato inviato anche agli ospedali di Gaza


Piastrine aggregate fra loro (Foto Grazia Neri)
La notizia sta facendo il giro dei siti web: un rivoluzionario farmaco antiemorragico, chiamato Abs (sigla che sta per Ankafed Blood Stopper) e inventato in Turchia, promette di bloccare in pochi secondi qualsiasi tipo di emorragia. A darne l’annuncio non è una rivista scientifica, ma il quotidiano turco Today’s Zaman che definisce il prodotto la «scoperta del secolo». Ecco i dettagli. L’inventore del farmaco, di origine organica, si chiama Huseyin Cahit Firat e non è un medico: è un ex uomo di affari e si è sempre interessato di erbe. Il prodotto infatti è un mix di galangal (una radice simile allo zenzero e infatti si chiama anche zenzero blu), ortica, foglie di vite, liquirizia e timo che ha rivelato un’efficacia, dicono, del 100 per cento nell’ arrestare qualsiasi emorragia.

TEST DI TOSSICITÀ- Il suo meccanismo d’azione non è chiaro: sembra che sia in grado di formare (analogamente ad altri antiemorragici in commercio), nel giro di pochi secondi un reticolo di proteine (già presenti nel sangue) sulle ferite in modo da bloccare il sanguinamento, senza effetti coagulanti sul sangue in circolo. Per ora è stato utilizzato con successo in 682 ospedali e su 500 ambulanze come agente emostatico. Sembra funzionare anche sulle emorragie gengivali in pazienti con emofilia e diabete. Il farmaco viene venduto in ampolle, spray e tamponi e può essere utilizzato da tutti, non necessariamente da un medico. La sua sicurezza è stata verificata con una serie di test condotti fra il 2006 e il 2007 da Ibrahim Haznedaroglu all’Università Hacettepe che ne ha dimostrato l’assenza di citotossicità (tossicità cellulare). Test analoghi stanno per essere condotti anche in Slovenia dove verrà richiesta l’autorizzazione al commercio, autorizzazione che, una volta concessa, varrebbe anche per gli altri Stati Europei.

FERITE DI GUERRA - L’azienda produttrice del’Abs, la Ankaferd, ha donato alla Mezzaluna Rossa, l’analogo della Croce Rossa, due tonnellate del farmaco perché lo invii agli ospedali di Gaza dove il conflitto fra Palestinesi e Israeliani ha fatto centinaia di feriti.

PIASTRINE –Per rimanere nel campo delle terapie che interferiscono con le attività del sangue, vale la pena di segnalare un’altra notizia, che questa volta, però arriva dalle pagine di una prestigiosa rivista medica, il Journal of Clinical Investigation. L’obiettivo dei ricercatori, che hanno condotto lo studio, era quello cercare un modo per impedire la coagulazione del sangue e, in particolare, la formazione di trombi sulla parete delle arterie (soprattutto delle coronarie) da sfruttare nella prevenzione dell’infarto. Un team di studiosi dell’Università di Bristol ha trovato il bersaglio da aggredire: le piastrine, cellule del sangue che contribuiscono a formare i trombi aderendo alle pareti del vaso sanguigno, e, in particolare, una proteina, chiamata Pkc alfa, che favorisce appunto la formazione di trombi. Rimuovendo il gene di questa proteina nei topi, i ricercatori hanno dimostrato che non si formano più trombi. L’idea adesso è quella di trovare nuovi farmaci che bloccando questa proteina, mettano al riparo dal rischio cardiovascolare. E che, rispetto alle cure oggi usate,, a base di aspirina, abbiano meno effetti collaterali quali i rischi di sanguinamento.

Adriana Bazzi
26 gennaio 2009



http://www.corriere.it/salute/09_gennaio_26/antiemorragico_turco_adriana_bazzi_58fa48ac-ebba-11dd-92cf-00144f02aabc.shtml

Obesità/ Un virus è responsabile dei chili di troppo. Dopo la scoperta, parte la corsa al vaccino

Obesità/ Un virus è responsabile dei chili di troppo. Dopo la scoperta, parte la corsa al vaccino
Martedí 27.01.2009 12:20



Poco moto, troppo cibo e alimenti troppo grassi e calorici. Che tutto questo faccia ingrassare si sa da tempo, am una scoperta epocale arriva dal Pennington Biomedical Research Centre: i chili di troppo potrebbero avere un responsabile microscopico, un virus. Per la precisione l'adenovirus. Il già noto e contagioso virus causa di mal di gola e naso che cola "avrebbe il suo peso anche nell'aumento di peso". A sostenere la tesi per cui l'obesità si contrarrebbe esattamente come un comune e fastidioso raffreddore, complici mani sporche e colpi di tosse, sono i ricercatori statunitensi del Pennington Biomedical Research Centre.

"Quando il virus raggiunge il tessuto cutaneo - spiega Nikhil Dhurandhar, coordinatore della ricerca - si replica, facendo più copie di se stesso. Il processo aumenta il numero di nuove cellule grasse, il che spiegherebbe perchè il tessuto adiposo cresce e perché la gente ingrassa quando si infetta con questo virus". La prova è giunta da un test di laboratorio condotto su topi e polli. Infettati con il virus sotto accusa, gli animali contagiati ingrassavano molto più rapidamente di quelli non infettati dall'adenovirus, e questo a parità di cibo ingurgitato.

Un test ha, inoltre, dimostrato che un terzo delle persone grasse ha il raro virus ( rispetto ad appena l'11% dei magri) e che l'aumento del peso può durare anche tre mesi prima che il corpo maturi una resistenza. Sebbene gli esiti della ricerca, comunque, gli stessi studiosi hanno riconosciuto che ci potrebbero essere altre ragioni per cui le persone sono in sovrappeso e dunque "non ha senso che tentino di evitare il virus". Anche perchè, per realizzare un vaccino contro il virus, ci vorranno 5 o 10 anni almeno.


http://www.affaritaliani.it/cronache/obesita-virus270109.html

svelato il segreto " leucemia mieloide acuta

la scoperta è stata realizzata dall'istituto europeo di oncologia di MILANO

in collaborazione con l'università di PERUGIA , MILANO e l'AIRC,

L'associazione ITALIANA RICERCA CANCRO .

LO studio pubblicato sulla rivista scientifica "NATURE ", ha scoperto

perchè una forma di leucemia , la mieloide acuta ,

oggi non viene sconfitta completamente .

Tutta colpa della proteina "p 21 , che impedisce la morte

delle staminali che "producono" le cellule tumorali .

le staminali " cattive " non muoiono , restano latenti

e si autoriparano , facendo ripartire la malattia .

aver capito questo meccanismo permetterà di

mettere a punto medicinali sempre più mirati ,

in grado di inibire l'azione della p 21 .

Inoltre la scoperta tutta ITALIANA sarà utile

anche per altri tumori del sangue .

by andrea celeste

lunedì 26 gennaio 2009

Giornata mondiale della lebbra, miele nelle piazze

Ricorreva ieri la cinquantaseiesima Giornata mondiale dedicata ai malati di lebbra. Sono 254.525 i casi registrati nel mondo nel 2007 e circa 700 persone si ammalano ogni giorno. Tra loro la percentuale di bambini è alta il che indica un alto livello d'infezione. L'appuntamento si rinnova da più di un cinquantennio e cioè da quando Raoul Follereau, scrittore, poeta e giornalista francese inaugurò nel lontano 1954 il suo impegno nella lotta alla patologia. Follerreau è considerato 'l'apostolo dei malati di lebbra'.



La malattia è curabile grazie ai farmaci antibiotici, anche se continua a mietere vittime. Il bacillo all'inizio colpisce i nervi periferici provocando insensibilità e danneggiando i tessuti. Tutto ciò rende inevitabili le mutilazioni. Se non viene curata causa danni progressivi e permanenti a pelle, nervi, arti ed occhi. La lebbra è l'emblema della povertà, ignorata dai mass media occidentali. L'area del mondo più colpita è l'India, paese che registra il più alto numero di casi ogni anno.



In 950 piazze italiane i volontari dell'Aifo distribuiranno vasetti di miele nell'ambito dell'iniziativa 'Il Miele della Solidarietà'. L'obiettivo dell'iniziativa è quello di raccogliere fondi in favore dei progetti Aifo per la cura della lebbra in India e sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi dello sviluppo sanitario e della malattia. Il miele offerto proviene da piccoli produttori delle aree rurali della Croazia mediante la rete del Commercio equo e solidale. Il miele è stato confezionato in sacchi di iuta dagli ex malati di lebbra del Progetto Sumana Halli a Bangalore in India, sostenuto dall'AIFO.



Domenico Giampetruzzi

http://www.barimia.info/modules/article/view.article.php?16251

stanchi?giù di tono?ci vuole il magnesio.

Più energia con il magnesio
Minerale indispensabile per la vita, la sua carenza ci fa sentire spossati e giù di tono. Facciamone una scorta a tavola. E se la dieta non bastasse...

Abbiamo deciso di darci dentro con lo sport per recuperare la forma perduta ma, già dopo qualche giorno, ci sentiamo stanchi, spossati, rigidi, siamo in preda ai crampi e all’irritabilità. Non perdiamoci d’animo: piuttosto, cerchiamo di capire se non si tratti di carenza di magnesio.
Il magnesio fa parte degli oligoelementi, sostanze necessarie solo in piccolissime quantità. Eppure l’organismo non può farne a meno. Aiuta a le cellule a produrre l’energia indispensabile al nostro corpo; regola la contrazione del cuore e la trasmissione nervosa; contribuisce alla produzione delle proteine; favorisce il rilassamento muscolare; combatte i fenomeni di nervosismo, ansia e scarsa concentrazione; migliora l’assorbimento di calcio, sodio e potassio; infine, gioca un ruolo chiave nella sindrome premestruale: le donne che ne soffrono ne presentano bassi livelli.
Se dunque il magnesio controlla i processi di produzione dell’energia, senza questo “carburante” l’organismo si sente fiacco. A maggior ragione quello di chi pratica sport che, sudando, ne elimina notevoli quantità. Il segreto è regolare la propria dieta in modo da cercare di introdurne una buona scorta. Non è difficile: il magnesio è infatti contenuto in moltissimi cibi.
La miniera più preziosa è rappresentata dalla frutta secca: in particolare, 100 grammi di mandorle ne contengono 260 milligrammi (il fabbisogno giornaliero è di circa 300-350 milligrammi). Lo troviamo anche nei vegetali verdi come l’insalata, gli spinaci, i carciofi e la bieta. Buone fonti sono poi i cereali, soprattutto se integrali, i legumi tipo lenticchie, e la frutta. E’ presente in quantità anche nel pesce azzurro, nello spada e nei crostacei. La carne e i latticini, invece, ne hanno un contenuto inferiore.
Mantenere il giusto equilibrio di magnesio è indispensabile per la salute. Purtroppo la vita moderna, lo stress e la cattiva alimentazione rischiano di bruciarne le riserve. Soprattutto se siamo in un periodo di superlavoro o ci stiamo sottoponendo a un intenso allenamento per perdere qualche chilo di troppo, potrebbe essere utile fare ricorso agli integratori. Si può optare per quelli a base di solo magnesio, oppure che associano il magnesio ad altre sostanze come le vitamine E, C, quelle del gruppo B, piuttosto che erbe o piante officinali studiate per le esigenze specifiche dell’uomo, della donna e del bambino. In ogni caso, si tratta di prodotti che apportano all’organismo un supplemento nutrizionale di alcune sostanze in caso di bisogno e permettono di riportare in fretta i livelli alla normalità, senza rischio di sovradosaggio o tossicità.


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infezione all'uretra

Quel bruciore proprio lì
L’infezione all’uretra sempre più spesso colpisce i giovani, di sesso maschile. In genere è colpa dei rapporti sessuali non protetti. Meglio intervenire subito

Quando pensiamo alle infezioni delle vie urinarie la mente corre subito alla cistite, disturbo tipicamente femminile che interessa oltre il 40% delle donne in età fertile. Ma anche i maschietti possono avere problemi simili.
Anche per loro, i segnali da non sottovalutare sono: disuria (difficoltà a fare pipì), pollachiuria (bisogno di urinare spesso), stranguria (dolore al passaggio dell’urina attraverso l’uretra) e può essere frequente anche la comparsa di una secrezione bianco-giallastra, oppure verdognola, dall’uretra, presente soprattutto al mattino, prima dell’emissione dell’urina.
Sono tutti sintomi della cosiddetta uretrite, un’infezione che interessa la parte finale delle vie urinarie, e che può essere scatenata da diversi tipi di batteri, virus o protozoi. Certo, non tutti questi microrganismi sono ugualmente pericolosi. Tuttavia, quando una persona è particolarmente stressata e ha le difese deboli, ha maggiori possibilità di contrarre l’infezione.
L’uretrite si trasmette principalmente per via sessuale. Le persone più a rischio sono dunque quelle che cambiano spesso partner e hanno rapporti non protetti. Un’altra causa di infezione è la cattiva igiene dei genitali dopo un rapporto sessuale, che crea le condizioni ideali per lo sviluppo e la trasmissione dei germi. Ci sono anche situazioni in cui il sesso non c’entra nulla: è il caso delle persone con disturbi a urinare e con l’abitudine di bere poca acqua, oppure di chi soffre di infezioni alla prostata o, ancora, di chi è colpito da alterazioni a carico della flora batterica intestinale.
Per sconfiggere l’uretrite è necessario “cacciare” i microrganismi nocivi. Come? Identificandoli e “aggredendoli” con antibiotici, antimicotici o antivirali. Purtroppo si tratta di infezioni spesso difficili da debellare, sia per la molteplicità dei germi coinvolti sia per la loro tenacia. Bisogna dunque avere pazienza, facendo lunghi cicli di terapie intervallati a periodi di intermittenza al fine di limitare la tendenza alla recidiva. La classica terapia antibiotica, inoltre, nel tempo può provocare resistenze ed effetti collaterali. Potrebbe allora essere utile prevenire la colonizzazione attraverso alternative naturali a base di mirtillo: abbassa il pH rendendo l’ambiente più acido, e quindi impedisce ai batteri di aderire alle pareti dell’uretra.
Il mezzo più efficace per prevenire l’uretrite è l’uso del profilattico. Dopo ogni rapporto, è opportuno lavarsi i genitali con cura e con prodotti non aggressivi. Contro questo tipo di infezione è infine sempre utile bere tanta acqua per favorire il flusso delle vie urinarie e adottare un’alimentazione equilibrata, povera di grassi e ricca di frutta e verdura. Meglio evitare cibi acidi e irritanti, come cipolla, peperoncino, aglio, insaccati, fritti, frutta secca, sottaceti e cioccolato. Per non peggiorare i sintomi irritativi è consigliabile limitare il consumo di pomodori, uva, peperoni e agrumi in genere che rendono più acida l’urina. Occhio anche al fumo, agli alcolici e ai superalcolici.



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problemi intestinali,che fare?

Lavori in corso
Un intestino sano ed equilibrato è una condizione indispensabile per una migliore è la qualità della vita. Ecco come tenerlo pulito

Per funzionare bene, il nostro corpo ha bisogno di regolarità. Bisognerebbe cercare di andare a letto, svegliarsi e mangiare a orari più o meno fissi. In questo modo si dovrebbe riuscire a mantenere anche una regolare defecazione. Eppure a milioni di persone non succede così. Se si considera che in Italia la spesa per i lassativi supera i 20 milioni di euro, si capisce quanto sia grande l’impatto socio-economico del problema.
Essere stitici non significa necessariamente “non andare di corpo” ogni giorno, ma non avvertire lo stimolo spontaneo della defecazione o essere costretti a fare grandi sforzi per evacuare feci dure in modo incompleto.
I problemi intestinali non si “riducono” alla stipsi: c’è chi riesce ad andare in bagno più o meno regolarmente ma soffre di mal di pancia, flatulenza o di un terribile gonfiore; chi ancora, alterna spasmi a periodi di costipazione; chi, infine, presenta uno squilibrio della flora batterica che porta allo sviluppo di infezioni, gas e diarrea. Insomma, scombussolare l’intestino è veramente un attimo. E se gli escrementi permangono troppo al suo interno, l’organismo inizia ad assorbire anche le tossine e le sostanze in putrefazione.
Gran parte del danno deriva dall’alimentazione sregolata, che può mandare in tilt la funzione digestiva. C’è poi quel fenomeno che si chiama somatizzazione: le forti emozioni “si scaricano” sugli organi che sono al di fuori del nostro controllo cosciente. Uno di questi è proprio l’intestino, che si “iper-sensibilizza” e si contrae più del dovuto. A scatenare la sindrome può contribuire anche l’abbassamento delle difese immunitarie: i responsabili possono essere le terapie antibiotiche e i malanni di stagione, che permettono ai batteri “cattivi” di prendere il sopravvento su quelli “buoni”.
Per ritrovare il benessere intestinale i lassativi non sono la soluzione più efficace, anzi, nella maggior parte dei casi fanno più male che bene: il loro uso prolungato, infatti, può portare alla perdita di minerali importanti. Meglio i preparati naturali, capaci di regolarizzare l’evacuazione, incrementare la velocità del transito, ammorbidire le feci in maniera fisiologica e ristabilire il giusto assorbimento dei nutrienti. Per rimettere in sesto la flora batterica occorre invece integrare la dieta quotidiana con una buona dose di fermenti lattici, che riportano in equilibrio gli “ospiti” del nostro intestino e rendono il sistema immunitario più reattivo.
In tutti i casi valgono queste preziosissime regole generali. Innanzitutto è importante adottare un’alimentazione ricca di fibre, che si trovano in frutta, verdura, cereali, legumi e semi. L’ideale sarebbe introdurne 30-35 grammi al giorno, anche sotto forma di integratori dietetici. Occorre poi mangiare una quantità adeguata di cibo, perché questo possa stimolare la muscolatura intestinale. Guai a saltare i pasti e ricordarsi sempre di masticare bene e lentamente. E poi l’acqua, un vero toccasana: bisognerebbe berne almeno un litro e mezzo al giorno per mantenere le feci morbide e rendere l’evacuazione meno dolorosa. Altri consigli da seguire sono quelli di andare al gabinetto appena si sente lo stimolo e, se possibile, ogni giorno alla stessa ora. Infine muoversi, camminare, fare ginnastica: tutti esercizi che contribuiscono a mantenere un buon tono della muscolatura intestinale.

domenica 25 gennaio 2009

tisane dimagranti

Ogni anno dopo le abbuffate natalizie o quando l'estate si avvicina inizia, puntuale, l'assalto alle palestre e alle erboristerie. Quando il tempo stringe ed occorre recuperare in fretta la linea perduta tutti i mezzi sembrano leciti. Molte persone fanno così ricorso a diete strampalate "dell'ultima ora", al digiuno o ad alcuni prodotti del variopinto mondo di erbe ed integratori.

Spesso le persone, piuttosto che affidarsi a prodotti chimici, preferiscono ricorrere a prodotti naturali come le tisane dimagranti o depurative. Alcuni integratori a base di erbe vengono dipinti come prodotti miracolosi, pubblicizzando proprietà che non sempre rispondono al vero. L'idea della tisana dimagrante e depurativa risponde sicuramente agli interessi commerciali di chi la produce, ma non sempre soddisfa i desideri di chi l'acquista.

Le tisane sono solitamente composte da erbe ricche di fibre, con effetto diuretico e lassativo. Le piante con proprietà depurative sono piuttosto comuni e ben note alla tradizione popolare:



tarassaco, carciofo, pilosella, lespedeza, ottosifon, malva, passiflora, sambuco.



Queste erbe assunte sottoforma di tisana dimagrante hanno un blando effetto depurativo e diuretico. Tali caratteristiche aumenterebbero considerevolmente se fossero utilizzati gli estratti concentrati. Proprio perché più diluite le tisane dimagranti, pur essendo meno efficaci, presentano un minor rischio di effetti collaterali e possono pertanto essere consumate con una certa libertà.

Il dimagrimento favorisce l'ossidazione delle scorte lipidiche liberando in circolo le tossine in esse contenute. Questo processo stimola il corpo a immagazzinare nuovamente quanto più grasso possibile (in modo da proteggersi dall'aumento di tossine).

Tisane ricche di acqua e sostanze ad effetto diuretico e depurativo possono quindi avere una certa efficacia nel favorire l'eliminazione di sostanze tossiche e favorire al tempo stesso il dimagrimento. Le fibre in esse contenute tendono inoltre a stimolare il senso di sazietà e a ridurre l'assorbimento intestinale di grassi e tossine.

Altre piante come la rodiola e la griffonia simplicifolia hanno invece un effetto sulla modulazione nervosa del senso della fame. Lo iodio contenuto nelle alghe favorisce l'aumento del metabolismo basale ed ha quindi un potenziale effetto benefico sul dimagrimento.

Le tisane dimagranti non devono comunque sostituirsi alle poche, ma buone abitudini alimentari necessarie per favorire il dimagrimento. Vedi: consigli alimentari.

Il decalogo della gravidanza,10 regole se vuoi un bambino

di tutti gli articoli sulla gravidanza
REDATTO dalla ASM ONLUS Associazione Italiana Studio Malformazioni ONLUS
(scarica il documento in formato PDF)

1. CHIEDI quali sono i rischi per il tuo prossimo bambino se hai
malattie o handicap in famiglia, oppure se hai avuto aborti o
gravidanze difficili.
2. ACCERTATI se sei protetta da malattie pericolose per il nascituro;
se non lo sei e si può, vaccinati.
3. CURA la tua alimentazione: adegua la dieta in qualità e quantità,
elimina i cibi che possono essere pericolosi.
4. EVITA il fumo, un eccesso di bevande alcoliche, le droghe; evita radiografie
nella seconda metà del ciclo, oltre che all’inizio della gravidanza.
5. ASSUMI farmaci, in previsione o durante la gravidanza, solo su precisa
indicazione medica: se hai malattie croniche, fai adeguare la terapia in
funzione della gravidanza.
6. INFORMATI sulle procedure non invasive per meglio valutare il
rischio di anomalie del bambino, non solo in base alla tua età.
7. VALUTA possibilità e rischi delle procedure invasive di diagnosi prenatale
precoce riguardanti anomalie del bambino.
8. FAI un’ecografia completa a 19-22 settimane: questa ecografia può
identificare almeno il 50% delle malformazioni.
9. SAPPI che le diverse malformazioni possono anche essere curate in
utero o dopo la nascita in Centri specializzati dove programmare il parto.
10. CONSIDERA che alcune anomalie (specialmente quelle metaboliche)
non diagnosticate in utero possono essere individuate con esami del sangue o
altri esami sul bambino.

IN OGNI CASO, ABBI CURA DI TE: SII A CONOSCENZA DEI TUOI DIRITTI E FALLI RISPETTARE!

in dettaglio:

1. CHIEDI quali sono i rischi per il tuo prossimo bambino se
hai malattie o handicap in famiglia, oppure se hai avuto aborti o
gravidanze difficili.
La nascita di un bambino rappresenta per i futuri genitori un
momento di eccitazione e di gioia; tuttavia, a volte la preoccupazione
che qualcosa possa non essere normale suscita perplessità e
timori. Fortunatamente, soltanto poche coppie sono esposte ad un rischio
riproduttivo elevato. Ma quali sono? Come è possibile individuarle?
Il fattore più conosciuto di rischio per le anomalie cromosomiche nei
figli è rappresentato dall’età materna avanzata. Ad esempio, la frequenza dei
bambini con sindrome di Down (o trisomia del cromosoma 21, detta anche
mongolismo) è più elevata nei figli nati da madri di età superiore ai 35 anni
rispetto a quelli di madri con età più giovane. Oltre all’età, però, vi sono
altre situazioni nelle quali è possibile riconoscere per il nascituro un rischio
di malattie genetiche e/o di difetti congeniti più alto rispetto a quello della
popolazione generale. In molti casi questo rischio aggiuntivo può essere
individuato, anche prima della gravidanza, sulla base della storia personale
(anamnesi) dei genitori e dei loro rami familiari. Pertanto è utile informare il
medico sulla presenza di malattie o difetti congeniti personali o rilevanti nell’àmbito
delle proprie famiglie.
Si raccomanda inoltre di segnalare al medico, in modo particolareggiato,
la storia delle precedenti gravidanze, specie se complicate, includendo anche
gli eventuali aborti spontanei. E’ altresi opportuno accertarsi, per riferirlo al
medico, della eventuale presenza nella propria famiglia di malattie ricorrenti,
di malattie croniche, di malattie rare, di difetti congeniti, di difetti visivi
e/o uditivi, di casi di ritardo mentale e di difetti della crescita. E’ importante
non dimenticare di informare il medico della presenza di una eventuale
condizione di parentela (consanguineità) della coppia che, come noto, è
associata ad un aumento del rischio di malattie genetiche alla nascita.
Come in altri Paesi del bacino del Mediterraneo, anche in Italia vi sono
numerosi portatori sani di talassemia, malattia dell’emoglobina.
Informare il medico sui problemi di salute propri e delle proprie famiglie,
possibilmente ancor prima della gravidanza, è certamente utile per
affrontare la maternità in maniera più serena e per migliorare l’efficacia della
prevenzione delle malattie genetiche.



2. ACCERTATI se sei protetta da malattie pericolose per il nascituro;
se non lo sei e si può, vaccinati.
Le infezioni costituiscono ancora oggi una delle cause più frequenti di
malattie materne e fetali. Molti progressi si sono compiuti nello sviluppare
antibiotici, vaccini e farmaci contro i virus, ma la gravidanza
rappresenta una condizione particolare per l’acquisizione di molte infezioni, che
hanno un differente decorso nelle varie fasi gestazionali.
Le infezioni che sono a maggior rischio malformativo fetale sono la Rosolia,
il Citomegalovirus e la Toxoplasmosi.
La Rosolia viene per lo più contratta nell’infanzia, e la maggioranza delle
donne in età riproduttiva è immune. Se invece ci si infetta in gravidanza, la trasmissione
fetale può avvenire con o senza una sintomatologia materna. Il rischio
è massimo nei casi in cui il rash cutaneo si verifica prima dell’ottava-decima settimana
di gravidanza; si attesta intorno al 35% fino alla diciottesima, e diviene
estremamente lieve dopo quest’ultima settimana.
La profilassi prevede due livelli di azione: il primo è rappresentato dai programmi
ministeriali di vaccinazione, per cui a tutti i bambini entro il diciottesimo
mese, e successivamente entro i dodici anni, vengono somministrati vaccini
combinati contro Rosolia, Morbillo e Parotite. In Italia, il Ministero della Salute
ha autorizzato numerose campagne di prevenzione vaccinale il cui obiettivo è
quello di raggiungere una copertura immunitaria per il 90% della popolazione.
Nel caso in cui non si fosse effettuata una vaccinazione in età puberale, essa può
essere eseguita in epoca adulta qualora non si sia programmata una gravidanza nel
trimestre successivo. Se non si conoscesse la propria immunità, è opportuna una
valutazione in epoca preconcezionale e, in caso di risposta positiva di suscettibilità
all’infezione, la vaccinazione.
Il Citomegalovirus è una malattia quasi endemica, e circa l’80% delle donne
ne è immune in quanto ha già avuto un contatto con il virus. Non lascia, a differenza
di altre malattie infettive, una immunizzazione totale, ma può avvenire che
vi sia una reinfezione. Nel caso dell'infezione primaria, vi possono essere delle
gravi conseguenze nella vita neonatale.
L’epoca gestazionale in cui avviene l’infezione non influisce sull’incidenza, ma probabilmente sulla gravità delle sequele, se presenti, dal momento che, quanto prima l’infezione viene contratta, tanto maggiori potranno essere le stesse. Le signore immuni al Citomegalovirus vanno incontro ad una reinfezione in gravidanza nel 2% della popolazione ma, in questo
caso, il rischio di danni neonatali è estremamente ridotto.

La Toxoplasmosi è una malattia che si contrae entrando in contatto con carne infetta, cruda o poco cotta, con verdura e frutta infettate da feci di gatto, o direttamente con feci di gatto che contengono il protozoo chiamato Toxoplasma. Il 60% della popolazione
è suscettibile di infezione che decorre senza sintomi particolari in oltre il 90% dei casi. La trasmissione avviene solo durante la fase acuta della
malattia ed il rischio di infezione fetale è proporzionale
all’epoca di gestazione: quanto più l’infezione è tardiva, tanto maggiore è il rischio della trasmissione ma, al contrario, quanto più l’infezione è precoce,
tanto più il rischio di sequele fetali è elevato. E’ opportuno quindi, ove la signora non fosse protetta dall’infezione (immunità), procedere durante tutta la gravidanza a controlli ematici (determinazione degli anticorpi antitoxoplasma) per cogliere
l’eventuale momento di insorgenza della malattia, che comunque può essere curata
riducendo i rischi fetali.
La Varicella è piuttosto rara in gravidanza, poiché, data l’alta infettività del
virus, la maggior parte delle donne la contraggono prima di raggiungere l'età
riproduttiva. In gravidanza essa è caratterizzata da una elevata incidenza di complicazioni
materne. Se contratta nelle settimane intorno al parto può
causare una Varicella nel neonato. Possibili misure di prevenzione
sono ancora in discussione, ma è indicato utilizzare
l’immunizzazione passiva nelle donne non
immuni esposte al contagio. E’ noto che le immunoglobuline
sono efficaci soltanto se somministrate
entro 96 ore dall’esposizione. L’entrata in commercio di un vaccino vivo attenuato per la Varicella sembra poter offrire una vaccinazione definitiva alle donne
non immuni in età fertile.
Il Morbillo ha modificato la sua penetranza nei
Paesi industrializzati grazie all’introduzione di vaccinazioni
di massa. La prevalenza è inferiore a 5 casi su
100.000 gravidanze ma può essere particolarmente grave
nelle gestanti per complicanze polmonari. In caso di infezione durante il parto si
può avere nel neonato una malattia clinica. Non sembra esserci una responsabilità
da parte del virus nei riguardi di malformazioni fetali, ma poiché le immunoglobuline
risultano efficaci, viene altamente raccomandata la loro somministrazione
in gravidanza entro sei giorni dall’esposizione al contagio, mentre, nelle
donne in età riproduttiva che non risultino immuni potrebbe essere opportuno
associare alla vaccinazione per la Rosolia anche quella per il Morbillo.
Altre infezioni possono essere pericolose per il feto, e necessitano di una specifica
valutazione medica. In particolare, l’infezione da HIV (virus dell’immunodeficienza,
responsabile in alcuni casi dell'AIDS) dovrebbe essere identificata
prima o all’inizio della gravidanza: la mamma può essere curata, e l’infezione del
bambino può essere rara (inferiore al 2%) con una cura adeguata e con l’effettuazione
del taglio cesareo al termine della gravidanza.

3. CURA la tua alimentazione: adegua la dieta in qualità e quantità,
elimina i cibi che possono essere pericolosi.
Una corretta alimentazione in gravidanza, sia da un punto di vista
qualitativo sia quantitativo, è alla base del benessere tanto della
mamma quanto del bambino. Studi recenti hanno messo in evidenza
l’importanza di una corretta alimentazione non solo per l’effetto a breve termine
sul neonato, ma anche per quello a lungo termine sulla vita adulta dello stesso
neonato.
In gravidanza il fabbisogno di energia aumenta rispetto alla condizione pregravidica,
in seguito all’accrescimento dei tessuti sia materni (utero, tessuto adiposo,
mucose genitali, mammella), sia placentari, sia fetali. Una donna in gravidanza
dovrebbe assumere circa 200-300 chilocalorie in più al giorno, arrivando
alle 2.500-2.800 calorie totali.
L’incremento di peso ideale durante i nove mesi della gravidanza varia a
seconda dello stato nutrizionale materno prima della gestazione, il cosiddetto
Indice di Massa Corporea o “Body Mass Index” (BMI), calcolato dividendo il peso
in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri (ad esempio: una donna
che sia alta 1,65 metri e che pesi 58 chilogrammi ha un Indice di Massa Corporea
pari a 58/1,652 = 21,3).
Di seguito vi riportiamo delle tabelle di riferimento che indicano quale sia
l’incremento di peso ideale in base al peso pregravidico, i cosiddetti LARN
(Livelli di assunzione raccomandati di energia e di nutrienti) che tengono conto
del BMI di partenza: CALCOLA IL TUO BMI
In gravidanza è consigliabile fare piccoli pasti più frequenti, riducendo soprattutto
il pasto serale; limitare i cibi scarsamente digeribili come i fritti; bere molta
acqua e mangiare frutta e verdura per facilitare il transito intestinale; ridurre
bevande gassate, caffè o tè per evitare l’acidità di stomaco. La dieta inoltre deve
essere quanto più possibile variata e ben equilibrata: la definizione “mangiare sano”



LARN (1996)
BMI pregravidanza meno di19,8
(sottopeso) 19,8-26
(normopeso) più di 26
(sovrappeso)

Aumento di peso
auspicabile 12,5-18 11,5-16 7-11,5 (kg)



non è nemica del “mangiare bene”. Le giuste ripartizioni giornaliere delle diverse
categorie di nutrienti sono:
PROTEINE 18%. Oltre a carne e pesce, è molto importante non trascurare
i latticini, per il loro alto contenuto di calcio, ed i legumi;
LIPIDI 25-30%. Sono da preferire gli acidi grassi polinsaturi di origine vegetale
(olio) rispetto a quelli saturi di origine animale (burro, panna, pancetta);
CARBOIDRATI 50-55%. Meglio pane, pasta e riso rispetto a zuccheri
semplici o dolci.
Anche Vitamine e Sali minerali sono sostanze indispensabili che devono essere
assunte con la dieta, poiché l’organismo non è in grado di produrle.
Un’alimentazione ricca di frutta e verdura (almeno due porzioni al giorno di questi
alimenti) è in grado di fornire la quantità di vitamine e sali minerali necessari,
senza dovere perciò ricorrere all’assunzione di quote supplementari mediante preparati
farmaceutici. Due minerali sono particolarmente importanti durante la gravidanza,
poiché spesso non sono forniti in quantità sufficiente dalla sola alimentazione
e possono quindi richiedere una quota aggiuntiva: il ferro e il calcio.
Il ferro. Presente nell’organismo, viene inglobato all’interno dei globuli rossi
(le cellule del sangue che trasportano l’ossigeno) ed è indispensabile allo svolgimento
di questa funzione vitale. Poiché durante la gravidanza il volume di sangue
circolante nell’organismo materno aumenta notevolmente, e con esso anche la
quantità di globuli rossi, il ferro assunto con la dieta può risultare insufficiente
alle nuove esigenze, provocando uno stato di “anemia”. In questo caso sarà il
medico curante a prescrivere l’assunzione giornaliera di un supplemento di ferro.
Alimenti ricchi di ferro sono la carne (specialmente quella di fegato), le uova e i
legumi secchi. Sfatiamo un mito: è vero che gli spinaci contengono una grande
quantità di ferro, tuttavia il ferro di origine vegetale è scarsamente assorbito dal
nostro organismo.
Il calcio. E’ un costituente fondamentale di ossa e denti, oltre ad essere un
elemento indispensabile per il buon funzionamento di muscoli e nervi. E’ contenuto
in abbondanza nel latte, nello yogurt, nel formaggio, nei broccoli e nei legumi.
La sua carenza in gravidanza è meno frequente rispetto a quella di ferro, e può
manifestarsi con la comparsa di crampi agli arti inferiori.
L’acido folico (o folato), inoltre, è una sostanza contenuta nella frutta e nelle
verdure, e viene utilizzato dall’organismo in tutti i processi di riproduzione cellulare,
quindi in grande abbondanza dai tessuti e dagli organi fetali in crescita.
Purtroppo il nostro organismo non è in grado di immagazzinare grandi riserve di
acido folico, e nei momenti di intenso utilizzo, come durante la gravidanza, può
risultarne sfornito. In questo caso il rischio per la mamma è di andare incontro
ad una particolare forma di anemia con globuli rossi molto grossi, detta “anemia
megaloblastica”. E’ stato anche dimostrato che l’assunzione preventiva di questo
elemento fin dai primi mesi di gravidanza riduce il rischio di malformazioni del sistema nervoso nel nascituro.
E’ pertanto consigliabile la supplementazione di acido folico (una compressa al giorno è sufficiente a soddisfare i bisogni di mamma e figlio), specialmente nei primi
due mesi di gestazione.
Se la gravidanza è gemellare, è raccomandabile un aumento di circa 11 chilogrammi fino a 24
settimane, seguito da un incremento settimanale di circa 0,5 chili. Il discorso è
simile anche se i gemelli sono tre, con la differenza che l’aumento
consigliabile a 24 settimane è di circa 16,5 chilogrammi.
Se la sierologia della Toxoplasmosi è negativa (e cioè non si è immuni) è
necessario evitare il consumo in gravidanza di carne e salumi crudi, mentre
frutta e verdura devono essere ben lavate.

4. EVITA il fumo, un eccesso di bevande alcoliche, le droghe;
evita radiografie nella seconda metà del ciclo, oltre che all’inizio
della gravidanza.
Non fumare è certamente salutare: ancor di più lo è per la mamma in
attesa. La gravidanza è certamente la migliore motivazione per smettere
di fumare. E’ accertato che il fumo di sigaretta riduce significativamente
la crescita del feto per effetto delle sostanze contenute nel fumo di
tabacco, in particolare la nicotina e il monossido di carbonio. Se proprio non si
riesce a smettere, è fortemente consigliabile mantenere il numero delle sigarette
giornaliere al di sotto delle sei. E attenzione: è proprio il numero che deve essere
ridotto. Passare da sigarette “forti” alle cosiddette “ultra light” non giustifica
un numero superiore a quello indicato.
L’alcol è uno dei teratogeni noti da più lungo tempo. Nei casi di alcolismo
conclamato, il feto sviluppa la ben nota sindrome feto-alcolica. Tuttavia parliamo,
in questo caso, di consumi continuativi superiori ad almeno 30 grammi di alcol
puro al giorno. Inoltre, un consumo di alcol esagerato interferisce con l’assorbimento
alimentare di importanti elementi, quali vitamina B12 ed acido folico. Per
contro, un consumo moderato di bevande alcoliche (75 millilitri di vino a pasto)
non è controindicato.
L’assunzione di tutte le droghe è controindicata, soprattutto in gravidanza.
Seppure per molte delle sostanze stupefacenti non sia dimostrata una precisa attività
teratogena, quasi tutte passano la placenta e giungono quindi nell’ambiente
fetale. Segnaliamo in particolare gli effetti dannosi della cocaina sia sull’esito della
gravidanza che sul neonato, dovuti all’azione di forte vasocostrizione che questa
sostanza esercita (parto prematuro, iposviluppo fetale; microcefalia e difetti degli
arti), e la sindrome da astinenza dei neonati le cui mamme siano tossicodipendenti
da eroina. Come per l’eccesso di alcol, l’uso di droghe si
accompagna ad abitudini di vita (inadeguata alimentazione,
associazione con eccesso di fumo di sigaretta e bevande alcoliche, sprechi
psicofisici) che dovrebbero essere radicalmente modificate durante la gravidanza.
Nella seconda metà del ciclo mestruale ed in gravidanza è
preferibile evitare, anche per non generare apprensioni perlopiù ingiustificate,
controlli radiologici (risonanza magnetica nucleare inclusa).


5. ASSUMI farmaci, in previsione o durante la gravidanza, solo su
precisa indicazione medica: se hai malattie croniche, fai adeguare la
terapia in funzione della gravidanza.
Ifarmaci di cui siano accertati gli effetti teratogeni sono fortunatamente
pochi, o meglio pochissimi. Nella valutazione del rischio farmacologico si
deve tenere sempre presente l’epoca di gravidanza in cui i farmaci vengono
o debbono essere assunti. Un esempio per tutti: l’aspirina e i FANS (Farmaci Antiinfiammatori
Non Steroidei), che possono essere assunti liberamente nella gravidanza
iniziale ma che vanno evitati oltre la fine del sesto mese per il rischio di chiusura
del dotto di Botallo, canale molto importante che trasferisce il sangue dai polmoni
(che non lavorano) ad altri più importanti organi fetali. Il rischio non è prevedibile
nè valutabile in alcun modo.
Va sottolineata la totale innocuità degli anestetici locali e delle anestesie generali:
le cure odontoiatriche devono essere effettuate senza problemi, così come gli
interventi chirurgici non procrastinabili.
Chi assume farmaci per problemi cronici, sia organici che psichici, dovrebbe
programmare la gravidanza facendola precedere da una consulenza specifica. Ad
esempio, una terapia anticoagulante con Cumarinici (come il Warfarin) per via orale
è assolutamente controindicata in gravidanza, e deve essere
sostituita dall’assunzione di eparina. Molti farmaci antiepilettici,
nelle prime settimane di gravidanza, possono aumentare il rischio di malformazioni. Ma la
valutazione dei singoli farmaci è così peculiare, che è necessaria una specifica consulenza caso per caso (vedi in seguito la possibilità di un consiglio telefonico).
Sottolineiamo che in gravidanza (ma anche fuori di essa)
l'automedicazione deve essere evitata, e quindi che ogni farmaco
deve essere assunto dietro specifica indicazione e sotto controllo medico.
In caso di dubbio è possibile acquisire informazioni specifiche presso il Filo
Rosso di ASM, il servizio telefonico di consulenza medica gratuita sui farmaci in gravidanza
che risponde ai numeri 02-8910207 e 06-6872688.

6. INFORMATI sulle procedure non invasive per meglio valutare il
rischio di anomalie del bambino, non solo in base alla tua età.
Oggi tutti sappiamo che ogni mille parti, in donne di tutte le età, possono
nascere tre bambini con anomalie dei cromosomi. La più frequente
tra queste è la sindrome di Down, causata dalla presenza di
tre cromosomi 21.
Il primo problema, per una donna in gravidanza e per il suo medico, è sapere,
tra queste mille donne, quali presentino un rischio minore e, viceversa, quali
evidenzino un rischio maggiore, che debba essere considerato. Il primo fattore di
rischio, noto da molti anni, è l’età. Grazie a ciò, sappiamo che per una donna di
25 anni il rischio di partorire un bambino affetto dalla sindrome di Down è di
una possibilità su mille e cinquecento parti (1/1500), mentre per una donna di
35 anni questo rischio è di circa una possibilità su trecento parti (1/300).
Tuttavia, poiché le donne che partoriscono dopo i 35 anni sono numericamente
molto meno delle donne che partoriscono in età giovanile, avremo in pratica più
bambini affetti alla nascita in donne giovani. Negli ultimi dieci anni sono stati fatti molti sforzi per mettere a punto dei test che consentono di identificare, nelle donne giovani,
quelle eventualmente a rischio elevato, tale da prendere in considerazione l'esecuzione
di test invasivi come l’amniocentesi e il prelievo di villi, non esenti da
possibili complicanze.
Attualmente i test disponibili, e convalidati da larghissima esperienza, sono il
Bi-test, che si esegue a 11-13 settimane; la misura della traslucenza nucale del feto,
che si esegue tra 11 e 13 settimane (questi due test possono essere effettuati
assieme, migliorando il loro risultato); il Triplo test, che si esegue a 15 settimane.
In pratica questi test dànno come risultato una stima del rischio individuale,
non più solo in base all’età, e con questa valutazione disponibile la donna può scegliere se considerare l'esecuzione dei test invasivi. Qual è la capacità di questi test
di identificare effettivamente il rischio? Se utilizziamo il test della traslucenza
nucale combinato con il Bi-test, e quando questo identifica un rischio superiore
a 1 su 300, eseguiamo un esame diretto dei cromosomi con amniocentesi o prelievo
di villi, e possiamo diagnosticare 9 bambini affetti su 10.
Di regola, si considera il risultato del test come positivo quando il rischio stimato
di avere un bambino con la sindrome di Down è superiore a una possibilità
su 300. Occorre, a questo proposito, fare alcune considerazioni: a) il test positivo
non significa assolutamente che il bambino è malato, ma solo che il rischio è
simile o superiore a quello di una donna di 35 anni. Quindi, nessun “terrore” per
un test positivo, si tratta solo di discutere se per prudenza sia necessario eseguire
una diagnosi diretta; b) è buona norma esaminare in dettaglio il valore del
rischio e lasciare la decisione sul da farsi alla propria sensibilità e all’insieme delle
condizioni psicologiche e mediche che hanno portato alla scelta del test. E’ ovvio,
infatti, che un test che identifica un rischio di una possibilità su 320 non è molto
diverso da un test di una su 280, mentre entrambi sono molto diversi da un risultato
francamente rassicurante, come ad esempio uno su 2000.
A questi test si può aggiungere la cosiddetta ecografia genetica, un esame ecografico
eseguibile a 16 settimane volto a identificare la possibile presenza di anomalie
o irregolarità del corpo del bambino che possono associarsi ad un aumentato
rischio di anomalie cromosomiche. Tuttavia, bisogna avere molto chiaro il concetto
che la sensibilità di questo test è più bassa rispetto a quelli già citati, richiede
un’apparecchiatura ecografica di altissima qualità e costo, difficilmente disponibile
nello studio del singolo ginecologo, e implica una grande capacità nella esecuzione
degli esami ecografici.
Alla luce di queste informazioni: a)discutete con il vostro medico il vostro
punto di vista su questi test ed esprimete le vostre opinioni senza timore, quali che
esse siano;
b) chiedete al vostro medico di aiutarvi a capire gli aspetti
eventualmente non chiari di questi test; c) non fatevi
dire dal vostro medico cosa fare, spetta a voi decidere di queste scelte che possono avere profonde conseguenze su di voi e sulla vostra vita; d) discutete prima con il medico il "che fare" qualora i test siano positivi.


7. VALUTA possibilità e rischi delle procedure invasive di diagnosi
prenatale precoce riguardanti anomalie del bambino.
Le procedure invasive di diagnosi prenatale precoce sono il prelievo dei
villi coriali e l’amniocentesi. Entrambe consentono di ottenere una
piccola quantità di cellule placentari o fetali su cui esaminare direttamente
i cromosomi del bambino.
Il prelievo dei villi coriali avviene attraverso un sottile ago guidato ecograficamente
all’interno della placenta: il tessuto così ottenuto è formato da cellule che
originano dallo stesso uovo fecondato da cui ha origine il feto, cellule specializzate
a formare la placenta.
Il prelievo di liquido amniotico ha luogo mediante un ago più sottile, guidato
ecograficamente all’interno della sacca che contiene il liquido amniotico e
il feto: nel liquido prelevato sono contenute cellule che provengono dai tessuti
del feto stesso.
Le cellule così ottenute vengono fatte moltiplicare. I cromosomi contenuti
nei nuclei di queste cellule vengono quindi analizzati. In questo modo è possibile
escludere con quasi totale sicurezza le anomalie come la sindrome di Down
(mongolismo) ed altre causate da alterazioni del numero e della forma dei cromosomi.
Sono veramente rarissime le condizioni in cui il genetista si trova di
fronte a quadri cromosomici interpretabili con difficoltà.
Il prelievo dei villi coriali avviene tra 10 e 12 settimane. L’amniocentesi viene
eseguita a 14-16 settimane. Le cellule placentari e fetali ottenute possono essere
utilizzate anche per studiare malattie rarissime, di solito conosciute all’interno di
gruppi familiari. Con l’amniocentesi, infine, si valuta anche la presenza di una
sostanza contenuta nel liquido amniotico, l’alfafetoproteina, il cui aumento identifica
un rischio di difetti della colonna dorsale e della parete addominale.
Perché allora i prelievi dei villi o l’amniocentesi non vengono fatti in tutte le
gravidanze? Primo, perché molti considerano che la presenza di anomalie cromosomiche
nel feto non causi un danno psicologico personale e familiare tale da
indurre a ricorrere alla Legge 194 sull’interruzione di gravidanza; in secondo
luogo, perché queste procedure non sono esenti da rischi per la gravidanza stessa.
Ad esempio, l’abortività spontanea nella fase della gestazione alla quale viene eseguita
l’amniocentesi è circa dell’1%. Il rischio aggiuntivo causato dall’amniocentesi
è dello 0,2-0,5%, cioè ogni duecento, quattrocento prelievi può capitare un
danno alle membrane (rottura e/o infezione) che sfocia in un aborto.
Nel prelievo dei villi coriali il rischio aggiuntivo di aborto è di circa lo 0,5-1%.
Pur essendo il rischio lievemente più elevato, l’epoca precoce e la maggiore rapidità
nella risposta diagnostica fanno sì che alcune donne si orientino verso questa metodica.
Dal punto di vista medico sarebbe comunque consigliabile eseguire il prelievo
dei villi coriali nelle gravidanze in cui il rischio di un’anomalia cromosomica è alto.

8. FAI un’ecografia completa a 19-22 settimane: questa ecografia
può identificare almeno il 50% delle malformazioni.
In tutti i protocolli ecografici provenienti da linee guida delle differenti
società scientifiche vi è un unanime consenso per l’esecuzione dell’ecografia
fra la 18ma e la 22ma settimana di gravidanza. Questo esame, che deve
essere effettuato in maniera completamente differente dagli altri che sono stati e che
verranno eseguiti durante il periodo gravidico, è finalizzato alla valutazione della
maturazione e della corretta morfologia dei vari organiinterni fetali e delle strutture anatomiche. In questo periodo della gravidanza, infatti, è terminata quella fase che viene definita "organogenetica" e che è finalizzata alla formazione degli organi.
Da questo momento in poi, lo sforzo primario del feto sarà concentrato nell’accrescimento
e nell’incremento volumetrico di questi organi, oltre che nell’attività funzionale degli
stessi. E’ facile quindi comprendere come sia possibile cogliere, in questa fase della gravidanza, una serie di anomalie che potrebbero incidere negativamente sul
benessere del feto e del neonato.
L’esame ecografico deve soffermarsi sui vari organi e procedere al loro riconoscimento ed alla loro disposizione spaziale. E’ opportuno quindi effettuare la misurazione di tutti gli organi interni e di tutte le strutture che possono permettere di valutare, anche indirettamente, la funzionalità degli organi stessi come, ad
esempio, il riempimento e lo svuotamento della vescica, espressione di una corretta
attività dell’apparato renale, o come il riempimento e lo svuotamento dello stomaco,
espressione di una corretta formazione e funzionalità dell’apparato gastroenterico. A
livello cardiaco è opportuno il riconoscimento delle principali strutture del cuore e
dei luoghi in cui vanno ad inserirsi i grandi vasi sanguigni che vi giungono e ne escono,
nonché delle valvole che regolano la circolazione fetale. La presenza ed il riconoscimento
delle strutture cerebrali, la loro normale dimensione e volumetria, il riconoscimento
delle varie aree cerebrali e cerebellari permettono di escludere grossolane
alterazioni nell’àmbito del sistema nervoso. La normale struttura del profilo
addominale, la corretta inserzione del cordone ombelicale, il riconoscimento degli
organi sessuali, la valutazione, sia morfologica che dimensionale, di tutti e quattro gli arti
e delle dita sono parte integrante di questo esame. Oltre a ciò, se possibile, è necessaria
la corretta visualizzazione del viso fetale per escludere grossolane alterazioni nella sua formazione come, ad esempio, il labbro leporino.
La valutazione della colonna vertebrale, con il riconoscimento della normalità degli
spazi fra una vertebra e l’altra, permette di riconoscere eventuali anomalie di formazione
della colonna stessa, con erniazione della meninge o del midollo spinale. In ultimo, la
valutazione della placenta e delle sue strutture annesse, come il cordone ombelicale ed il
sacco amniocoriale, sono parte integrante della completezza di questo esame che, per
essere affidabile, deve necessitare di un tempo prolungato rispetto agli altri esami gravidici.
Nella risposta, poi, si deve pretendere che ogni singolo organo venga descritto, o quanto
meno visualizzato e ritenuto normale e, ove esso non sia stato correttamente valutato
per problematiche legate a non ottimali posizioni del feto, è necessario che l’ecografia
venga ripetuta al più presto.
La corretta esecuzione di questo esame ha permesso di abbattere sino al 90% il
mancato riconoscimento di alcune malformazioni, mentre genericamente tale indagine
permette il riconoscimento di oltre il 50% di tutte le malformazioni presenti.


9. SAPPI che le diverse malformazioni possono anche essere curate
in utero o dopo la nascita in Centri specializzati dove programmare
il parto.
Un buon numero di malformazioni non porta inevitabilmente a morte
endouterina o neonatale e consente, se ben trattata, una normale o
comunque accettabile qualità di vita nell’infanzia, adolescenza ed età
adulta. Come sempre, prima di impostare una cura corretta bisogna disporre di una
diagnosi precisa: ed ancora oggi, nonostante gli enormi progressi della tecnica ecografica,
la diagnosi può non essere completamente precisata prima della nascita. Per
esempio, alcune anomalie del sistema nervoso possono avere evoluzione benigna o
maligna a seconda del grado di interessamento del tessuto neurale specifico. Molte
malformazioni cardiache possono essere inizialmente curate in utero evitando che
il feto vada incontro ad uno scompenso cardiocircolatorio ed ottimizzando il
momento del parto, e possono essere operate con ottimo successo nei primi anni
di vita neonatale. Quasi tutte le anomalie dell’apparato escretore renale (bacinetto
renale, ureteri, vescica, uretra) guariscono senza alcun intervento o con una cura
appropriata. Buona parte delle malformazioni gastrointestinali necessita di un’accurata
sorveglianza prenatale e può poi risolversi con esiti totalmente favorevoli dopo
il parto, a breve o media distanza dalla nascita.
Insomma, fino a poco tempo fa la diagnosi prenatale portava all’identificazione
di malattie fetali incurabili, o comunque in grado di determinare una pessima qualità
di vita del nascituro. Oggi aumenta sempre di più il numero e la qualità delle malformazioni fetali che, se ben curate prima e dopo la nascita, possono risolversi
non soltanto nella sopravvivenza del bambino malato, ma anche in una condizione
di vita accettabile e felice. Per arrivare a questo favorevole risultato deve esistere una
collaborazione culturale ed operativa (fortunatamente già esistente in diversi Centri
di riferimento regionali e nazionali) fra ostetrico, neonatologo-pediatra e chirurgopediatra,
che intersecano e condizionano reciprocamente le loro attività. La malformazione
è una malattia, che come tale deve essere curata nel migliore dei modi e
per quanto possibile: in nessun caso l’aborto, ancorché accettato, può essere definito
una terapia, soprattutto per il feto che ne subisce le estreme conseguenze.


10. CONSIDERA che alcune anomalie (specie metaboliche) non
diagnosticate in utero possono essere individuate con esami del sangue
o altri esami sul bambino.
Nei primi giorni dopo la nascita vengono generalmente effettuati sul
bambino gli screening neonatali, allo scopo di individuare precocemente
la presenza di alcune malattie del metabolismo non evidenziabili
durante la vita intrauterina e che non sono subito riconoscibili alla nascita.
Le malattie oggi indagate sono:
- la fenilchetonuria, malattia rara con seria compromissione del sistema
nervoso centrale per una grave anomalia del metabolismo degli aminoacidi;
- la fibrosi cistica (o mucoviscidosi), malattia che comporta gravi alterazioni
dell’apparato respiratorio e gastrointestinale;
- l’ipotiroidismo congenito, malattia responsabile di ritardo della crescita e
dello sviluppo neuromotorio e intellettivo per insufficiente produzione dell’ormone
tiroideo. L’esecuzione dei test, che avviene utilizzando poche gocce di sangue
del neonato, è molto importante in quanto, nel caso in cui il bambino risulti affetto,
il medico ha la possibilità di intervenire con opportuni trattamenti (ad esempio,
con una dieta alimentare appropriata nel caso della fenilchetonuria) in modo da
evitare o minimizzare i danni, che già dopo poche settimane di vita potrebbero
risultare irreversibili. La diagnosi tempestiva, quindi, è essenziale per prevenire o
ridurre i danni che la malattia può causare, e può migliorare sensibilmente la qualità
della vita futura dei bambini colpiti.
Oltre a questi screening, è possibile oggi eseguire la diagnosi precoce di altre
due condizioni:
- la lussazione congenita dell’anca;
- la ipoacusia bilaterale congenita (sordità), e nel prossimo futuro è
prevedibile un ulteriore ampliamento.
Nonostante questi accertamenti siano attualmente effettuati nella maggior
parte dei Centri ospedalieri, assicuratevi che queste indagini siano state eseguite
anche sul vostro bambino.




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come rimanere incinta....

La vita ha il suo corso..

Il rapporto di coppia va bene,
perché la felicità sia completa manca
solo un bambino.

Ma cosa fare se sembra non arrivare?








Il fatto che una donna non rimanga incinta subito, anche se ha rapporti senza utilizzare metodi contraccettivi, rientra nella normalità.

Solo dopo almeno 6 mesi di tentativi inutili si può cominciare a parlare di "difficoltà di concepimento" ma non ancora di sterilità.

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Durante la gravidanza non è necessario continuare con le misurazioni con Babycomp ad eccezione che per i primi 3 mesi. Infatti sono proprio i primi 3 mesi della gravidanza quelli da attenzionare.

La procreazione assistita può in certi casi esser aiutata da Babycomp. Quando una donna decide di avvalersi della procreazione assistita, avràbisogno di tantissimi dati e Babycomp è in grado di offrire un gran numero.

Quando il concepimento è stato raggiunto con Babycomp, grazie a dei rapporti avuti nei momenti segnalati dall'apparecchio, si ricevono dei dati certi molto importanti, come la data del parto e volendo il sesso del bambino.

La RNF (Regolazione Naturale della Fertilità), con BabyComp è perfetta. Non ci sono rischi di interpretazione errata e/o calcoli sbagliati. Una delle richieste principali della pianificazione familiare naturale è che la contraccezione sia reversibile in qualsiasi momento, che non sia invasiva, ecc.

La richiesta di tante donne: "Come rimanere incinta" riceve una risposta chiara del si io posso in maniera naturale oppure no, per me non è possibile.

ho trovato quaesto in giro nel web...non so se sia una cosa valida oppure no..la metto ma declino ogni responsabilità

l'originale qui
http://www.babycomp.it/it/babyc_procreaz_2.html?OVRAW=gravidanza&OVKEY=gravidanza&OVMTC=standard&OVADID=4070095031&OVKWID=30049238531

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