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venerdì 4 marzo 2011

COSA MANGIARE PER PREVENIRE L'ICTUS

Uno studio italiano mette in luce l’importanza di una dieta sana e corretta per prevenire ictus e malattie dell'apparato cardiocircolatorio

Un motivo in più per promuovere il consumo di frutta e verdura ci arriva dai ricercatori dell’Università degli studi di Napoli, Facoltà di Medicina, i quali hanno analizzato come il corretto apporto di Sali minerali possa mettere al riparo da diverse malattie.LEGGI TUTTO ALLA FONTEhttp://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/alimentazione/articolo/lstp/391615/

domenica 13 febbraio 2011

La riabilitazione dopo un ictus è efficace anche a casa


Chicago - I pazienti colpiti da ictus che si sottopongono a un programma intensivo di fisioterapia a casa sono in grado di tornare a camminare bene quanto quelli che svolgono la riabilitazione allenandosi su tapis roulant sofisticati e altamente tecnologici che sostengono il loro peso. Lo hanno dichiarato alcuni ricercatori statunitensi, aggiungendo che anche iniziando la fisioterapia dopo sei mesi dall'ictus o dalla lesione di altra natura, i pazienti sono comunque in grado di recuperare le loro capacita' motorie. Questa scoperta smentisce i risultati di precedenti studi, secondo cui questo tipo di miglioramento e' possibile solo se si inizia la riabilitazione nei primi sei mesi.
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http://www.agi.it/salute/notizie/201102121229-hpg-rsa1008-ictus_fisioterapia_a_casa_efficace_come_in_clinica

venerdì 7 gennaio 2011

POLIPILLOLA contro infarto e ictus,una pillola con 4 farmaci ed è pure economica

dahttp://qn.quotidiano.net/salute/2011/01/04/437523-blister_addio_arriva.shtml

Londra, 4 gennaio 2011- Contro il rischio infarti e ictus arriva la ’polipillola’, e pure a basso costo. Presto sul mercato potrebbe infatti arrivare una pillola che contiene tutti i farmaci per mantenere sotto controllo la pressione ed il colesterolo, tra le cause di infarti e ictus.
 
L’idea di una pillola omnicomprensiva è nata nel 2003 da due ricercatori dell'Istituto di medicina preventina Wolfson, presso la Quenne Mary University di Londra. I due ‘’inventori’’ del concetto, prima che del prodotto, Nicholas Ward e Malcom Law, otto anni fa scrissero un articolo sulla rivista ’British Medical Journal’ lanciando la composizione della polipillola che, se assunta da tutti gli individui sopra i 55 anni, poteva ridurre in maniera significativa infarti e ictus e allungare la vita di circa 10 anni. 

Oggi parte la prima sperimentazione nel Regno Unito. Il trial avverrà presso il ’Wolfson Institute’ e prevede la somministrazione della 'polipillola' a 100 persone sopra i 55 anni per 12 settimane. In questo tempo riceveranno un placebo e poi per i 2 anni successivi assumeranno ancora la pillola, per valutare i benefici a lungo termine.  E se i risultati della sperimentazione saranno positivi, tra un paio di anni potrebbe essere in commercio ed a basso costo. Perché tutti i farmaci che la compongono, spiegano i ricercatori, sono dei generici.
La 'super pillola', contiene infatti un preparato di 4 farmaci per il controllo del colesterolo (simvastatina), dell’ipertensione (losartan e amlodipina) ed un diuretico per abbassare la pressione (idroclorotiazide). Dalla formulazione iniziale di Ward e Law manca solo l'aspirina (acido acetilsalicilico), poiché alcuni studi hanno mostrato che può causare emorragie gastriche.

sabato 18 settembre 2010

Nuova tecnica riabilitativa per le persone colpite da ictus

Una nuova tecnica riabilitativa permetterà il recupero motorio di persone colpite da un ictus anche da più di un anno. E’ il risultato di uno studio tutto italiano che verrà presto pubblicato sulla rivista internazionaleNeurorehabilitation and Neural Repair, e si basa sulla vibrazione dei muscoliinteressati. La ricerca è stata effettuata presso il Laboratorio di NeurologiaClinica e Comportamentale della Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l’Università Cattolica di Roma ed è stata finanziata dalla Regione Lazio e dalla Fondazione Baroni. E’ una preziosa innovazione scientifica visto che finora, l’unico modo di arginare gli effetti negativi di un ictus era quello di agire il più precocemente possibile.continua sulla pagina originale

giovedì 16 settembre 2010

Infarto e ictus possono essere provocati da un noto farmaco antidolorifico

http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/news/articolo/lstp/326862/llo studio un farmaco più sicuro dopo i casi di infarto e ictus provocati da un noto farmaco antidolorifico

In risposta al problema dell’assunzione di farmaci per calmare il dolore - in particolare nei casi di dolore cronico e acuto causato dall’artrite - esospettati di provocare infarto e ictus, gli scienziati della Università della California insieme ai colleghi della Davis and Peking University in Cina, hanno scoperto un meccanismo grazie a cui potrebbe essere studiato un nuovo farmaco più sicuro.
In questo studio, condotto sul sangue di topi, i ricercatori hanno utilizzato una proliferazione metabolomica atta ad analizzare gli effetti di un noto e diffuso antidolorifico. Si è scoperto che il farmaco provocava un drammatico aumento nella regolazione dei lipidi che potrebbe essere il fattore chiave per il verificarsi degli attacchi cardiaci e l’ictus.
Questo fattore è stato associato con la presenza di livelli elevati di questo farmaco e altri inibitori selettivi della COX-2.
«Il nostro studio metabolomico ha mostrato che l’acido 20-hydroxyeicosatetrasanoic, noto anche come 20-HETE, contribuisce al verificarsi di eventi cardiovascolari mediati dal farmaco […]», ha dichiarato il dottor Giu-Yan Liu, coordinatore dello studio, sulle pagine del Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
Sapere quindi come agiscono i farmaci in questo caso, può dar modo si studiare nuovi approcci alla terapia del dolore che possano escludere eventi drammatici come l’infarto o l’ictus… Speriamo.
(lm&sdp)

venerdì 11 giugno 2010

Ictus:la riabilitazione è efficace anche se non è tempestiva

MILANO - Finora si pensava che per recuperare la funzionalità di una mano, un braccio, una gamba compromessa da un ictus bisognasse intervenire con una riabilitazione precoce: dopo qualche tempo la possibilità di miglioramenti concreti veniva data per persa. Ebbene, non è per fortuna così: alcuni ricercatori dell'università Cattolica di Roma hanno dimostrato che è possibile ottenere buoni risultati anche dopo anni dall'ictus. A patto di essere incisivi e scegliere un trattamento riabilitativo intenso.
ESERCIZI – I risultati di Vincenzo Di Lazzaro e dei suoi collaboratori dell'Istituto di Neurologia della Cattolica sono usciti sulla rivista Clinical Rehabilitation e accendono una speranza per i 160mila italiani che ogni anno vanno incontro a un «blackout» di sangue al cervello. Di Lazzaro ha sottoposto a riabilitazione 11 pazienti che avevano avuto un ictus da oltre un anno (in media da tre anni); prima di cominciare ne ha valutata la capacità motoria residua, quella che finora si credeva impossibile da migliorare. Solo entro sei mesi, al massimo un anno, infatti, si supponeva possibile un recupero della mobilità. La riabilitazione messa in atto dai neurologi romani ha previsto le cosiddette tecniche di «shaping»: in pratica, si dà un obiettivo riabilitativo che il paziente raggiunge attraverso esercizi man mano più complicati e grazie al continuo sostegno e incoraggiamento positivo del terapista. A questi si sono associati esercizi di rinforzo muscolare. «Il tutto per un'ora e mezza al giorno, 5 giorni alla settimana, per 2 settimane», precisa Di Lazzaro.
RISULTATI – Non proprio una passeggiata, insomma. «Per ciascuno, dopo la fase iniziale di valutazione, sono stati stabiliti obiettivi concreti, decisi in base alle reali possibilità del paziente – racconta il neurologo –. Alla fine in tutti abbiamo visto un miglioramento della funzionalità e della forza dell'arto trattato (un braccio o una mano), con evidenti vantaggi nella vita quotidiana. E a tre mesi di distanza dalla fine della terapia il miglioramento, che abbiamo stimato attorno al 25 per cento, rimaneva». L'obiettivo è stato anche metter a punto un trattamento che, pur tenendo conto delle abilità residue di ognuno e degli obiettivi realistici che ogni malato può porsi, fosse il più possibile standardizzato: gli esercizi e le attività proposte possono essere adattate a pazienti in condizioni diverse, ma restano abbastanza simili. Prossimo obiettivo, associare a questo tipo di riabilitazione tecniche elettrofisiologiche di stimolazione del cervello: andando a «pungolare» alcune aree cerebrali si spera di aumentarne la plasticità, «insegnando» ai pazienti a muovere di nuovo gli arti utilizzando strategie e connessioni cerebrali alternative a quelle andate in fumo per colpa dell'ictus.

domenica 11 aprile 2010

Attenzione alle apnee notturne aumentano il rischio di ictus

Doppio rischio ictus con interruzione della respirazione durante il sonno
L'apnea nel sonno raddoppia il rischio di ictusLa cosiddetta apnea ostruttiva notturna, caratterizzata da un’interruzione della respirazione durante il sonno e, spesso, un brusco risveglio è un fattore ad alto rischio per l'ictus. Evento che si manifesta con maggiore frequenza tra gli uomini di mezza età e anziani.

A sostenerlo è uno studio condotto per conto del National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI) - National Institutes of Health (Usa) - dai ricercatori del Sleep Heart Health Study (SHHS) i quali riportano che gli uomini con moderata a grave apnea del sonno sono stati riconosciuti avere quasi tre volte più probabilità di avere un ictus rispetto agli uomini senza apnea notturna o con apnea del sonno lieve.
La ricerca è stata condotta su 5.422 volontari di entrambi i sessi ripartiti in 2.462 uomini e 2.960 donne con età media di 40 anni e anziani, tutti senza storia di ictus alle spalle.
I partecipanti sono stati seguiti per circa nove anni in media, durante questo periodo sono stati controllati per stabilire se avessero episodi di apnea notturna e quanto questi fossero più o meno gravi.
Nel corso dello studio si sono verificati 85 casi di ictus su 2.462 partecipanti uomini e 108 casi di ictus su 2.960 partecipanti donne. Nonostante l’apparenza, dai numeri si è potuto stabilire che l’incidenza di ictus era maggiore tra i partecipanti di sesso maschile e che il disturbo si manifestava con sintomi progressivi. L’aumento del rischio di ictus era significativo con gravi livelli di apnea ostruttiva notturna soltanto nelle donne; negli uomini si manifestava anche con livelli moderati, fanno notare i ricercatori.

«Anche se gli scienziati hanno scoperto diversi fattori di rischio per l’ictus - come l’età, la pressione alta e la fibrillazione atriale e diabete - vi sono ancora molti casi in cui la causa o le concause sono sconosciuti. Questo è il più grande studio condotto fino ad oggi che collega l’apnea nel sonno con un aumentato rischio di ictus. I tempi sono maturi per i ricercatori per esaminare se il trattamento apnea del sonno potrebbe prevenire o ritardare l’ictus in alcuni individui», ha commentato il Direttore del NHLBI, dottoressa Susan B. Shurin.
I ricercatori, sulle pagine dell’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, suggeriscono che la differenza tra uomini e donne potrebbe risiedere nel fatto che gli uomini hanno più probabilità di sviluppare l’apnea nel sonno in giovane età. Pertanto, tendono ad avere un problema di apnea del sonno non trattato per lunghi periodi di tempo rispetto alle donne.
(lm&sdp)/www.lastampa.it

martedì 23 marzo 2010

Ictus:buone novità per le donne,hanno individuato anticorpi che possono proteggerle


Una Tac cerebrale
Una Tac cerebrale
MILANO -
 Ci sono anticorpi naturali che proteggono il cervello dall’ictus: chi ne ha pochi, soprattutto se appartiene al gentil sesso, lo rischia quasi tre volte di più. L’osservazione di un gruppo di ricercatori svedesi, pubblicata su Stroke, si inserisce in un filone di ricerca che sta indagando il ruolo del sistema immunitario nella formazione dell’aterosclerosi, causa prima delle ostruzioni che impediscono la libera circolazione del sangue nelle coronarie e in altre arterie del corpo, come quelle del cervello, provocando infarti e ictus.
NUOVO APPROCCIO - Johan Frostegård, che ha coordinato la ricerca, è a capo di un gruppo di studiosi europei che sta esplorando quest’avvincente ipotesi nell’ambito del consorzioCVDIMMUNE che ha già prodotto importanti risultati. In studi precedenti ha infatti già dimostrato che alti livelli di anticorpi contro la fosforilcolina, una delle componenti grasse della placca aterosclerotica, proteggono i vasi dalla malattia. Ora gli scienziati sono andati oltre, verificando l’effetto di questa sostanza sul rischio di ictus: confrontando 227 persone che hanno subito questo evento negli ultimi 13 anni con 445 controlli appaiati per sesso ed età, eliminati tutti gli altri possibili fattori confondenti (fumo, diabete, colesterolo, e così via), i ricercatori hanno verificato che avere livelli dell’anticorpo inferiori al 30 per cento della media significa avere un rischio di ictus maggiore. Anzi, nelle donne addirittura quasi triplo rispetto a chi gode dell’invisibile tutela di questo anticorpo.
LE PROSPETTIVE - «Il dosaggio degli anticorpi antifosforilcolina potrebbe quindi diventare un valido indicatore del rischio individuale nei confronti dell’ictus» sostiene Frostegård, che ammette: «La possibilità di mettere a punto terapie che stimolino il sistema immunitario in questa direzione, invece, richiede ulteriori approfondimenti». Una cautela d’obbligo, soprattutto alla luce del fatto che l’anticorpo in questione appartiene a una famiglia nota in medicina più per colpe che per meriti: «Gli anticorpi antifosfolipidi in generale sono infatti legati a un maggior rischio di trombosi» spiega Bruno Tavolato, neurologo e immunopatologo dell’Università di Padova. «La segnalazione dei colleghi svedesi è senz’altro interessante proprio perché va contro ciò che si dava finora per scontato, che cioè questi anticorpi fossero sempre e comunque indice di una predisposizione alle malattie di vasi e cuore». Alla luce dei risultati che vengono dalla Scandinavia, invece, l’anticorpo antifosforilcolina, ma soltanto questo, sembrerebbe protettivo. «L’entità di riduzione del rischio però, oltre al numero dei soggetti esaminati, non consentono ancora di trarre conclusioni definitive sul ruolo di questo anticorpo» mette in guardia l’esperto, «né tanto meno pensare a un vero e proprio vaccino che ne stimoli la produzione». Il rischio è di risvegliare, insieme a lui, anche i cugini malintenzionati, con conseguenze che potrebbero essere disastrose.

mercoledì 17 marzo 2010

Ictus e malattie coronariche:il rischio si riduce con il consumo di patate e banane grazie al potassio


Il cuore è protetto
grazie al potassio
di banane e patate



Consumare regolarmente alimenti ricchi di potassio protegge il cuore dal rischio di ictusmalattie coronariche, secondo quanto emerge dallo studio presentato nel corso dell`American Heart Association`s 2010 Conference on Nutrition, Physical Activity and Metabolism dai ricercatori dell`Università degli Studi di Napoli, guidati da Pasquale Strazzullo.

La ricerca, condotta sui dati provenienti da 10 diversi studi che hanno coinvolto 280 mila persone seguite per un periodo di 19 anni, ha dimostrato che il consumo regolare di potassio riduce il rischio di ictus del 19% e dicoronaropatie dell`8%. Secondo gli studiosi, i risultati dimostrano che consumare cibi ricchi di potassio - comebanane, patate, verdura, soia, albicocche, avocado, yogurt magro, succo di prugna, fagioli e piselli - aiuta dunque aprevenire le malattie cardiovascolarihttp://salute24.ilsole24ore.com/salute/cuore/4139_Il_cuore_e_protettograzie_al_potassiodi_banane_e_patate.php

mercoledì 17 febbraio 2010

Ictus:intervenire entro 4 ore e mezzo con la terapia trombolitica

L'intervento tempestivo, sottolineano gli specialisti a congresso, e' fondamentale per salvare il paziente e evitare gravi invalidita'. ''Dobbiamo puntare sempre piu' l'attenzione su prevenzione, terapia e continuita' assistenziale - ha detto ancora Gensini -. Esistono ancora troppe luci e ombre, queste ultime accentuate soprattutto al Sud, su questi aspetti. Se applicassimo ovunque al 100% le linee guida per la prevenzione e la cura dell'ictus, potremmo realmente ridurne l'incidenza''. Attualmente si stima che in Italia ogni anno si verifichino 200 mila nuovi casi, il 20% dei quali mortali, il 30% con esiti gravemente invalidanti. (ANSA)http://it.notizie.yahoo.com/10/20100217/thl-sanita-terapia-trombolitica-entro-4-deebc83.html

domenica 17 gennaio 2010

Test per il cuore:scopri se sei a rischio infarto o ictus


Test: quanto è sano il tuo cuore?

Sei domande per conoscere il vostro rischio di infarto o ictus nei prossimi 10 anni

LE DOMANDE
Il test consiste in sei semplici domande, che hanno lo scopo di quantificare il rischio di sviluppare un evento cardiovascolare (infarto o ictus) in base a sei fattori di rischio: sesso, abitudine al fumo, diabete, età, pressione arteriosa e colesterolemia.
IL PROFILO DI RISCHIO
Il rischio cardiovascolare è calcolato in base alle vostre risposte e indica la percentuale di persone con il vostro stesso profilo che sono attese ammalarsi nei prossimi 10 anni.
I LIMITI DEL TEST
Il test è pensato per donne e uomini di età compresa fra 40 e 69 anni che non hanno avuto precedenti problemi cardiovascolari. Non è utilizzabile per le donne in gravidanza.
Il test, inoltre, non fornisce risultati utili per valori estremi dei fattori di rischio: pressione arteriosa sistolica (massima) superiore a 200 mmHg o inferiore a 90 mmHg e colesterolemia totale superiore a 320 mg/dl o inferiore a 130 mg/dl.
Al fine della valutazione del rischio cardiovascolare i valori degli esami clinici di glicemia e colesterolemia sono validi se eseguiti da non più di tre mesiil test qui

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