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mercoledì 27 aprile 2011

Disturbi gastrici dei bambini,le cause,rimedi omeopatici e altri

Male al pancino? - Salute: "Infezione intestinale

Se il bambino si scarica con molta frequenza (3-5 scariche all’ora) e le feci sono molto molli o, addirittura liquide, hanno un odore pungente e contengono muco bisogna pensare a un’infezione intestinale.
I microrganismi più di frequente responsabili del problema sono i rotavirus."
Colite acuta, vomito, diarrea, gastroenterite acuta e reflusso gastro-esofageo sono i principali disturbi gastrici a cui possono andare incontro i bambini.
Si tratta di problemi passeggeri che non devono allarmare eccessivamente. Se persistono, però, è bene consultare il pediatra.
Le cause della colite non sono state ancora chiarite ed esistono solo delle ipotesi. La gastroenterite acuta normalmente è di origine virale. Reflusso gastro-esofageo, vomito e diarrea, invece, sono spesso associati all’alimentazione: di solito si manifestano, infatti, dopo i pasti.
Sotto i tre anni, contro questi disturbi, possono essere utili i trattamenti omeopatici. Successivamente si può provare anche con i probiotici, la Gemmoterapia o la Fitoterapia.



Quali le cause?

Queste variano in base al tipo di disturbo. Il vomito, come la tosse o la febbre, è un meccanismo di difesa dell’organismo. Può dipendere da cause di tipo alimentare (latte, latticini, frutta, pesce, ecc.), infettivo (virus, batteri), funzionale (come ad esempio l’incontinenza del cardias con reflusso gastro-esofageo) o infiammatorio (gastriti, enteriti).

La diarrea acuta può essere legata all’assunzione di particolari alimenti (frutta, latte, pesce, ecc.), cibi avariati oppure essere associata a terapie farmacologiche (antibiotici), infezioni batterico-virali e sbalzi di temperatura (in caso, ad esempio, di viaggi in paesi tropicali). Le scariche, più o meno frequenti, possono essere accompagnate da dolori colici.

La gastroenterite acuta si caratterizza per la sua origine infettiva. Tra i germi più comunemente responsabili ci sono il Rotavirus (un virus) e la Salmonella (un batterio), che penetrano nell'organismo attraverso cibi avariati o contaminati. Sintomi sono vomito, diarrea e febbre. Il rischio maggiore, in questi casi, è la disidratazione: se il bambino perde il 10% del peso corporeo si rende necessario il ricovero. Il disturbo, comunque, di solito guarisce spontaneamente in qualche giorno.

Non sono ancora del tutto chiare le cause delle coliche gassose del lattante nei primi tre mesi di vita. Si ipotizza, però, che l’eccessiva formazione di gas nell'intestino sia collegata a un’intolleranza al latte vaccino, al lattosio o, più semplicemente, all’ingestione di aria durante la poppata. La colite è una patologia caratterizzata da irregolarità delle scariche e meteorismo addominale associati a dolore più o meno forte. Nel neonato si manifesta con crisi di pianto improvviso e continuo. Spesso il piccolo presenta anche volto arrossato e addome dolorante. Per questo, tende a flettere le gambe sulla pancia.

Il reflusso gastro-esofageo è un disturbo tipico dei bambini nei primi mesi di vita. Dipende dalla scarsa efficienza del cardias (la valvola che si trova tra l’esofago e lo stomaco), che ha il compito di aprirsi quando il cibo, dall’esofago, raggiunge lo stomaco per poi richiudersi impedendone la risalita. Non avendo raggiunto una maturazione sufficiente, però, nei primi mesi di vita, può non funzionare bene. In questo caso, si parla di reflusso fisiologico, che generalmente scompare nel giro di qualche mese. Quando il problema persiste è meglio far visitare il bambino.




Quali trattamenti omeopatici possono essere utili?

In caso di vomito consiglio Ipeca 9 CH, 3 granuli ogni 2-3 ore, diradando la somministrazione con il miglioramento del sintomo.

Nella diarrea consiglio Podophyllum 9 CH, 3 granuli ogni 2-3 ore, diradando la somministrazione man mano che il disturbo migliora.

Nelle coliche gassose del lattante consiglio Cuprum metallicum 9 CH, 3 granuli a ogni crisi dolorosa, diradando la somministrazione man mano che i sintomi migliorano.

Nel reflusso gastro-esofageo consiglio Aethusa cynapium 5 CH, 3 granuli prima di ogni poppata (o pasto), diradando la somministrazione man mano che i sintomi migliorano.

Nella gastroenterite acuta con vomito diarrea e febbre consiglio Arsenicum album 9 CH, 3 granuli ogni 2-3 ore, diradando la somministrazione man mano che i sintomi migliorano.



Esistono altri rimedi non convenzionali?

Sotto i 3 anni di età sono utili i medicinali omeopatici. Successivamente possiamo proporre ai bambini anche i Gemmoderivati. In questi casi, sia per la diarrea che per le gastroenteriti (con diarrea), può essere utile Vaccinium vitis idaea MG 1 DH: 15 gocce diluite in un po’ d’acqua tre volte al giorno. Le gemme di Mirtillo rosso hanno un’azione antidiarroica, astringente e spasmolitica sulla muscolatura dell’intestino. Svolgono, inoltre, un’azione favorevole sulla flora batterica intestinale.

Dopo i 6 anni si può utilizzare anche la Fitoterapia (le Tinture Madri). In caso di vomito è utile la Melissa TM, 10 gocce 3 volte al giorno con un po’ d’acqua. Agisce sullo stomaco, rilassandolo.
Per la diarrea va bene Vaccinium myrtillus TM, 10 gocce 3 volte al giorno diluite in un po’ d’acqua. Il Mirtillo nero agisce come antisettico, astringente e antidiarroico.

In tutti i casi di diarrea, gastroenteriti acute, coliche gassose sono utili, inoltre, i Probiotici. I più importanti sono i Lattobacilli (Acidophylus, Bulgaris, Casei e Rhamnosus) e i Bifidobatteri. Somministrati sia nella fase acuta che nella convalescenza, vanno bene a tutte le età.



Tratto da:http://quimamme.leiweb.it

martedì 4 maggio 2010

Allergia stagionale:ecco le cure omeopatiche consigliate

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/blog/grubrica.asp?ID_blog=281&ID_articolo=17&ID_sezione=&sezione=
l'approccio della Medicina non Convenzionale più usata dagli italiani ad una patologia stagionale molto diffusa
 I dati sconfortanti parlano chiaro: un italiano su cinque soffre di allergia , la sola rinite allergica stagionale interessa il 15 % del paese, 5 milioni di italiani affetti da asma bronchiale, 1500 decessi all’anno, 25.000 ricoveri ospedalieri, il 10% dei bambini colpiti da questa che è la più frequente malattia cronica infantile.
 I dati continuano con i costi sociali che sono di 2500-6000 euro a paziente all’anno, 630 milioni di euro all’anno per i paz dai 20 ai 44 anni di età = 0,05 % del PIL (2000).
 Ai convegni nazionali di pneumologia si lanciano allarmi sullo scarso controllo della patologia e sulla scarsa compliance dei pazienti alla terapia.
Nonostante l’utilizzo di farmaci di sintesi di indiscussa efficacia il risultato della battaglia contro questa patologia così invalidante si sta dimostrando meno efficace del previsto.
 La causa di tutto ciò viene addebitato al paziente, che viene accusato di non attenersi alle prescrizioni e di fare esagerato e inopportuno uso di broncodilatatori al bisogno. 
Ma anche tra chi segue invece le raccomandazioni delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Global Iniziative for Asthma (GINA) ci sono percentuali di insuccesso allarmanti: il 60-65% dei pazienti non hanno un miglioramento della condizione di vita.
Peraltro negli ultimi anni, tra gli immunologi è diventato intenso anche il dibattito sul ruolo delle vaccinazioni nei confronti dei due circuiti immunitari, il Th1 (che attiva soprattutto i linfociti T citotossici) e il Th2(che attiva i linfociti B e gli anticorpi).
Sulla rivista Immunology Today è stato scritto senza mezzi termini che il notevole aumento delle allergie registrato in Occidente è da addebitare alla scarsa attivazione del sistema Th1 e all’aumentata esposizione ai vaccini che inducono una risposta di tipo Th2.
In un recente congresso mondiale di allergologia tenutosi a Vancouver si è confermato che il mondo scientifico sta andando nella direzione della interpretazione dell’allergia come una espressione di eccesso di difesa dell’organismo, piuttosto che un suo difetto.
 Sappiamo che tutti hanno una reattività allergologica di base costantemente modulata. Il soggetto allergico è una persona che per svariati motivi, perde la capacità di regolare le corrette risposte cellulari che consentono ad ogni individuo di tollerare efficacemente tutto ciò che lo circonda. Chi è sano, non sviluppa allergie perché mantiene attivo un meccanismo di protezione importante attraverso una continua regolazione cellulare. Chi si ammala la perde ed è incapace di proteggersi. Qualcosa sta cambiando dentro di lui e l’organismo lancia segnali che dobbiamo essere in grado di leggere ed interpretare. Scopo della terapia sarà quello di ritrovare l’equilibrio rieducando l’organismo alla tolleranza nei confronti dell’ambiente circostante e degli allergeni corresponsabili dei sintomi.
In un contesto tale, l’approccio omeopatico teso a guarire e non solo a curare una patologia cronica come il terreno allergico con tutte le sue varianti dalla rinite all’asma, trova spazio per una disamina più approfondita in quanto propone risultati più sostenibili e promettenti.
Il campo delle allergie è uno di quelli dove l’omeopatia ha evidenze testate e documentate da studi clinici. Il primo, pubblicato su the Lancet è di un omeopata inglese, il dottor Reilly che somministrò dosi omeopatiche di allergeni ad un gruppo di pazienti confrontati con un altro trattato con placebo. Al termine dell’esperimento si riscontro che i parametri di flusso e di capacità respiratorie e quelli di reazione all’istamina erano migliorati nel gruppo sottoposto al trattamento mentre c’era stato un lieve peggioramento tra coloro che assumevano il placebo. Ripetuta da una equipe di studiosi israeliani la prova diede gli stessi risultati.
 Questi risultati giustificano pienamente l’editoriale di Lancet che affermò di trovarsi davanti ad un bivio: o ricusare i metodi classici di valutazione del medicinale (studio clinico in doppio cieco randomizzato contro prodotto di riferimento), o ammettere l’efficacia dell’omeopatia. Consideriamo inoltre che in questi tipi di studi non venne rispettata la corretta metodica di similitudine omeopatica che dà i risultati migliori.
La Medicina Omeopatica ha come ideale terapeutico la restituzione della piena salute al malato in modo rapido, dolce e permanente, pertanto non ricerca esclusivamente la soppressione dei sintomi locali ma è volta al miglioramento dello stato generale dell’individuo.
La terapia Omeopatica presenta differenze profonde con la terapia farmacologia classica, non avendo i rimedi effetti antimicrobici o antagonizzanti, né azione sostitutiva ma possedendo un’azione stimolante specifica sull’organismo: il medicinale omeopatico farà reagire gli organismi che gli corrispondono in base al principio di similitudine, si può quindi ipotizzare che siano coinvolti fenomeni qualitativi che agiscono indipendentemente dalla nozione di quantità.
Le possibilità terapeutiche dipendono dalla corretta scelta del rimedio e dalle capacità di ripresa dell’organismo ("omeodinamica"o“energia vitale”).
 Al contrario di quanto si crede, l’omeopatia agisce rapidamente ed efficacemente sulle malattie acute, ma dove esprime la sua notevole potenzialità è nelle malattie croniche, laddove le cure convenzionali hanno fallito, non esistono o sono rimaste statiche, laddove sono controindicate o non tollerate.
L’attuale diffondersi dell’Omeopatia coincide con l’esaurirsi della “parabola microbiologica”, che con l’introduzione dell’antibioticoterapia e l’uso delle vaccinazioni di massa ha costituito una pietra miliare della storia della medicina ma che ora sta cedendo il passo a discipline che considerano l’organismo nel suo insieme, come la PNEI o psico-neuro-endocrino-immunologia. Questa prospettiva è in accordo con l’emergere in ambito filosofico-scientifico del paradigma sistemico, che analizza i fenomeni dal punto di vista della loro rete relazionale, piuttosto che come risultato del gioco deterministico di cause e di effetti del paradigma meccanicistico newtoniano-cartesiano.
Proprio dalla fisica, non a caso, provengono alcune suggestioni per tentare l’interpretazione degli enigmi dell’Omeopatia, mentre la chimica continua a scontrarsi, comprensibilmente, con il problema della quantità di sostanza.
 L’omeopatia osserva come il singolo paziente si difende nei confronti di un processo morboso, perciò l’ideale terapeutico è individuare il rimedio che nella sua totalità, rispecchi tutte le caratteristiche soggettive di quella persona.
Di fronte alla reazione immunitaria esagerata di difesa all’incontro con sostanze generalmente innocue non tutti gli allergici hanno le stesse reazioni, ognuno ha sintomi che gli sono peculiari. Per uno stesso tipo di allergia alle graminacee, ci saranno oculoriniti, dermatiti o crisi asmatiche che ognuno manifesterà con modalità soggettive: congiuntivite con occhi rossi, quella con occhi lacrimanti e una lacrimazione che può essere liquida e irritante oppure più densa e collosa.
 Di ognuna, poi vanno racolte le modalità: se migliorata dal caldo, dal freddo o quando si mangia, con una pignoleria che può sembrare ossessiva, per costruire un identikit che illustra come manifesta la sua sintomatologia quel dato paziente. Cioè la INDIVIDUALITA’ DEI SINTOMI.
Nella pratica clinica omeopatica, il medico dopo aver formulato la diagnosi del malato (ovvero il quadro dei sintomi patologici caratteristici per ogni singolo caso) contestualmente alla o alle diagnosi nosologiche tradizionali, somministra il rimedio i cui sintomi sperimentali siano più simili ai sintomi peculiari con i quali il malato esprime la sua malattia: la terapia è quindi personalizzata ed individualizzata (individualità del malato e del medicinale).
Tra i rimedi più utilizzati nella rinite per esempio troviamo:
ALLIUM CEPA:  starnuti continui e violenti con abbondante secrezione nasale acquosa e irritante il naso e il labbro superiore, lacrimazione non irritante e netto miglioramento all'aria aperta.
BRYONIA ALBA: dopo esposizione al freddo umido, inizio lento con occhi arrossati, starnuti, sacrezionale nasale acquosa, cefalea, sete intensa e tendenza a raggiungere le prime vie respiratorie con tosse seca e dolorosa.
EUPHRASIA: crisi di starnuti con abbondante secrezione nasale acquosa ma non irritante, intensa lacrimazione irritante occhi e palpebre con peggioramento notturno e all'aria aperta.
NUX VOMICA: inizio improvviso dopo esposizione al freddo secco, starnuti specie al risveglio e dopo i pasti, chiusura alternata delle narici con secrezione acquosa, brividi di freddo, irritabilità, miglioramento all'aria aperta e peggioramento notturno.
PULSATILLA: rinite già definita con intensa secrezione giallastra non irritante specie al mattino, ostruzione nasale, netto peggioramento con il calore sotto qualsiasi forma e miglioramento all'aria aperta.
SABADILLA: frequenti crisi di starnuti con abbondante rinorrea e lacrimazione acquosa irritante il naso e gli occhi, prurito retro faringeo, dolori frontali, arrossamento oculare, netto aggravamento con il freddo e miglioramento con bevande calde.

domenica 7 febbraio 2010

Allergie primaverili:le cause,consigli,cure omeopatiche

Allergie, come prepararci alla primavera
torna alla home
Scopriamo qualche cosa di più sulle Allergie e come prevenirle e curarle efficacemente con l’Omeopatia Un numero sempre maggiore di persone soffre di disturbi allergici. Prurito, starnuti, occhi che lacrimano ma anche difficoltà respiratorie e finanche asma rendono un "inferno" la vita di milioni di soggetti allergici all'arrivo della Primavera.
Per saperne di più abbiamo lasciato questo spazio ad un intervento del Dr. Antonello Arrighi, Specialista in Pediatria, Omeopata ed Omotossicologo, che ci racconta in modo comprensibile quali sono le cause di questa patologia e ci regala una serie di consigli , anche riferiti all'uso di farmaci omeopatici ed omotossicologici, per prevenire ed intervenire efficacemente sui fastidiosi disturbi che l'allergia provoca. Aspettiamo i vostri commenti e soprattutto le vostre domande!

Indubbiamente la patologia allergica negli ultimi 50 anni ha avuto un drammatico aumento di incidenza. Si stima che oggi tra il 20% e 30% della popolazione dei paesi industrializzati ne soffra. Le forme allergiche più diffuse sono: l'eczema atopico, la rinite allergica, l'asma allergica. In questi ultimi tempi anche le allergie alimentari sono notevolmente cresciute. La patologia allergica ha un eziologia plurifattoriale, cioè sono molteplici le cause che possono scatenarla. Una di queste cause è certamente la predisposizione genetica ma questa predisposizione da sola non è sufficiente per dare luogo ad un fenomeno allergico. E' necessario che il soggetto sia esposto agli allergeni ambientali e in questi ultimi anni l'ambiente si è "imbibito" di allergeni, pensiamo alla moquette, all'inquinamento ambientale, a cibi sempre più raffinati, ecc.

Infine, la causa oggi ritenuta essere forse la più importante per lo sviluppo di un allergia, èl'alterazione dell'equilibrio del Sistema Immunitario. Con questo intendiamo dire che nel soggetto allergico il sistema immunitario è come impazzito, ha sviluppato troppo una sua parte a discapito di un'altra, e purtroppo la parte che ha ipersviluppato è proprio quella che produce gli anticorpi IgE responsabili della sensibilizzazione e della successiva manifestazione allergica.

Insomma , per capire più profondamente la patologia , la vera domanda da porsi è proprio questa: Perché questi soggetti hanno sviluppato troppo questa parte del Sistema Immunitario? Oggi si parla di ipotesi igienica. Molti dati sperimentali dimostrano che se durante l'infanzia non si viene a contatto con virus e batteri non si ha la possibilità di sviluppare adeguatamente, come dire, la parte buona del Sistema Immunitario, facendo, al contrario, sviluppare in modo eccessivo proprio l'altra parte, quella che produce le IgE.

Ma come si può intervenire da un punto di vista farmacologico? Oggi la terapia farmacologica risulta imprescindibile soprattutto nelle forme acute e iper-acute. In particolare gli antistaminici ed i cortisonici. Si tratta tuttavia di terapie fondamentalmente sintomatiche che non risolvono alla base il problema. Un passo avanti in questo senso si è fatto con l'utilizzo dei così detti "vaccini antiallergici" in grado di aumentare la tolleranza del soggetto nei confronti di determinati allergeni.
Altra opportunità da non sottovalutare nel trattamento , non solo sintomatico , della patologia allergica, è l'utilizzo di farmaci omeopatici. L'omeopatia cura il malato e non solo la malattia, cioè cerca di correggere quel difetto in parte costituzionale, in parte determinato dall'ambiente, che ha portato il Sistema Immunitario del soggetto allergico ad essere sbilanciato e quindi a rispondere in maniera anomala nei confronti di sostanze normalmente innocue.

Oggi disponiamo di un farmaco che si chiama Engystol (1 compressa 2 volte al giorno per 60-90 giorni) che nel tempo svolge questo compito di riequilibrio della bilancia immunitaria. In Omeopatia per aumentare la tolleranza si utilizzano, tanto quanto in Allopatia, dei "vaccini antiallergici".  Di grande efficacia si è dimostrata una particolare combinazione di pollini e altri allergeni adeguatamente diluiti chiamato Allergy Plex n° 29 (20 gocce 2 volte al giorno per 60-90 giorni).
Infine spesso i soggetti allergici mostrano un alto grado di intossicazione e questo è il motivo per cui viene consigliato un prodotto di profondo drenaggio chiamato Galium Heel (20 gocce 2 volte al giorno per 60-90 giorni).

Per quanto concerne il controllo dei sintomi, tra l'altro molto fastidiosi, il terapeuta (medico) ha anche in questo caso , dopo un attenta valutazione del paziente, l'opportunità di utilizzare prodotti omeopatici di grande efficacia.
Sui sintomi della rinocongiuntivite allergica la nostra esperienza ci porta a consigliare in particolare due medicinali omeopatici, Luffa comp. Spray Nasale (2 spruzzi per narice 4/5 volte al giorno) e Euphrasia Heel Collirio (1/2 gocce per occhio al bisogno) grazie ai quali starnuti, naso che gocciola, iperlacrimazione ecc possono essere efficacemente combattuti.

Dr. Antonello Arrighi Specialista in Pediatria Medico Esperto in Omeopatia Omotossicologia e Discipline Integrate Docente Scuola Triennale A.I.O.T. Associazione Medica Italiana di Omotossicologia
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/blog/grubrica.asp?ID_blog=254&ID_articolo=15&ID_sezione=561&sezione=

sabato 7 novembre 2009

influenza,serve vaccinarsi?cosa può fare l'omeopatia?che differenze tra l'influenza normale e quella suina?

Influenza, perché curarsi con l'Omeopatia





DR. ALDO RUOCCO

Dopo avervi dato l'opportunità di conoscere alcune proposte per la prevenzione e cura dell'influenza sempre da un punto di vista “omeopatico tradizionale” , vogliamo tornare a parlare di omotossicologia pura. Restiamo sempre nell'ambito della cura e della prevenzione dell'influenza , ma questa volta accenneremo ad un approccio terapeutico che è esemplificativo dell'approccio omotossicologico.

Abbiamo deciso di inserire il pezzo strutturandolo con le domande più frequenti ed abbiamo dato risposte che sicuramente contribuisco a fare chiarezza su alcuni aspetti legati all'infezione che tanto allarmismo sta creando.
Vi invitiamo a porre anche le vostre domande , le vostre curiosità o addirittura , in nome della trasparenza , se vi fossero , anche le vostre perplessità.

Prima di lasciarvi alla lettura dell'interessante articolo , vi anticipo che uno dei prossimi interventi sarà dedicato proprio allo stato dell'arte della Medicina Complementare da un punto di vista legislativo.
Per una volta a parlare non sarà un medico , ma un esperto di comunicazione!
Giovanni Gorga

L’arrivo della nuova influenza A/H1N1 (detta influenza suina) sta creando un forte allarmismo nella popolazione. Il accino antinfluenzale rappresenta davvero la migliore soluzione possibile per impedire che anche quest’anno, solamente in Italia, dai 5 agli 8 milioni di soggetti siano vittima dell’epidemia influenzale?
Per difendersi efficacemente dall’infezione influenzale bisogna innanzitutto considerare le particolari caratteristiche del suo agente etiologico: il virus dell’influenza. Nella sua storia evolutiva il virus influenzale è diventato sempre più aggressivo e resistente, dimostrandosi “molto più intelligente dei vaccini”: infatti, i vaccini sono solitamente efficaci su 1 o 2 sottotipi virali, mentre il virus influenzale è caratterizzato da una spiccata “variabilità antigenica”, vale a dire che nel tempo “è diventato sempre più abile a camuffarsi”, riuscendo così a sopravvivere. Ne consegue che, essendo il vaccino per sua stessa definizione altamente specifico, l’azione sia diretta verso un solo ceppo virale: se questo cambia anche solo un po’ la sua forma, il vaccino perde immediatamente la sua efficacia diventando inutile. Inoltre, la vaccinazione antinfluenzale non protegge da altri virus responsabili di numerose e differenti malattie respiratorie seppur con sintomi simili a quelli influenzali (sono più di 200 i virus antigenicamente distinguibili, responsabili delle Sindromi Simil-Influenzali).

L’uso del vaccino antinfluenzale è dunque inutile o addirittura dannoso?
Assolutamente no. La vaccinazione può essere molto efficace ma non protegge né da virus influenzali di ceppo diverso da quello vaccinale né da altri virus che provocano malattie respiratorie con sintomi simili a quelli influenzali.
Per quanto concerne la tolleranza si sottolinea come i moderni vaccini antinfluenzali abbiano raggiunto ottimi livelli, anche se in letteratura sono riportati importanti effetti collaterali, come ad esempio la Sindrome di Guillain – Barrè .

Che differenza c’è tra l’influenza suina A/H1N1 e la consueta influenza epidemica stagionale?
L’influenza epidemica stagionale da circa dieci anni è causata da un virus influenzale di tipo A/H3N2, mentre il virus dell’influenza suina è di tipo A/H1N1, discendente da quello che provocò nel 1918 la pandemia di “Spagnola” . Il potenziale pandemico (cioè capace di infettare numeri enormi di persone) del virus è da attribuire alla mutazione che, dopo più di mezzo secolo, l’A/H1N1 ha subito all’interno delle popolazioni suine, che come noto sono i “serbatoi” di virus dai quali l’infezione si diffonde alla specie umana.

Qual è l’indice di pericolosità del virus A/H1N1?
Dagli studi condotti sino ad ora emerge che il virus A/H1N1 rappresenta un problema primariamente sociale a causa della sua elevata morbilità (il “potenziale” con cui può ammalare la popolazione), ma fortunatamente non risulta preoccupante dal punto di vista sanitario per la sua bassa mortalità.

L’influenza “suina” sarà l’unica con cui dovremo misurarci nell’inverno 2009/2010?
Nell’inverno 2009/2010 si assisterà a un duplice attacco dei virus influenzali: la popolazione sarà colpita sia dal ceppo virale stagionale sia dal ceppo virale A/H1N1. Occorrerebbe pertanto una duplice vaccinazione ma, data l’elevata tendenza alla variabilità dei virus influenzali, anche questa misura potrebbe rivelarsi vana.

Accanto al vaccino esistono altre soluzioni per la profilassi antinfluenzale?
Da oltre 10 anni un’efficace risposta nella prevenzione antinfluenzale è fornita dal medicinale omeopatico Omeogriphi® che, grazie ai componenti immunostimolanti (Vincetoxicum hirundinaria, Anas barbariae hepatis et cordis extractum, Influencinum) è in grado di indurre una risposta immunitaria detta “cellulo-mediata”, cioè che vede scendere in campo delle particolari cellule del nostro Sistema Immunitario che hanno una straordinaria capacità di annientare il virus influenzale senza attaccarlo direttamente (come fanno gli anticorpi stimolati dal vaccino) ma “togliendogli il terreno da sotto i piedi”, ovvero uccidendo la cellula infettata dal virus e quindi privando quest’ultimo dell’ambiente ideale per la sua replicazione e moltiplicazione.
Questo aspetto è di estrema importanza nella prevenzione della malattia influenzale perchè questo tipo di azione immunostimolante by-passa il problema della variabilità antigenica dei virus influenzali, che è invece il tallone d’Achille del vaccino. Las via di somministrazione e la posologia sono molto semplici: si versa sotto la lingua il contenuto di un tubo-dose 1 volta alla settimana per 6 settimane.
Studi clinici hanno dimostrato che l’associazione tra Omeogriphi e il vaccino antinfluenzale aumenta decisamente la copertura profilattica rispetto all’uso del solo vaccino antinfluenzale •

Dato che nei prossimi mesi dovremo affrontare l’influenza stagionale, l’influenza “suina” e l’attacco di almeno altri 200 virus diversi che provocano sintomi analoghi a quelli influenzali, a quali altri farmaci si può fare ricorso per ottenere un effetto booster immunologico?
Un’ottimale copertura in tutte queste situazioni di rischio è assicurata dal medicinale omeopatico Citomix, sapiente associazione di citochine (le sostanze prodotte dalle cellule del Sistema Immunitario, in grado di guidarne efficacemente la funzione) e rimedi omeopatici in grado di stimolare efficacemente il Sistema Immunitario tanto nelle condizioni acute, quanto in quelle croniche e soprattutto attivo nel prevenire le sovra-infezioni batteriche, che possono verificarsi se l’influenza non è ben curata o trascurata. La posologia standard del medicinale è di 10 granuli alla settimana per 6 settimane.

A quali misure igieniche si può fare ricorso in fase preventiva?
Le misure igieniche che riducono la diffusione di qualsiasi virus che colpisce l’apparato respiratorio sono:
- detergere le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone;
- ripararsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce (e dopo lavarsi le mani);
- evitare di toccare occhi, naso e bocca, facili vie di entrata dei virus;
- rimanere a casa quando si manifestano i sintomi di influenza;
- evitare i luoghi affollati quando i casi di malattia sono molto numerosi.
Dato che le principali vie di ingresso dei virus che colpiscono l’apparato respiratorio sono il naso e la bocca, un ulteriore contributo alla profilassi viene fornito dall’effetto barriera generato dal medicinale omeopatico Euphorbium compositum S Spray nasale. Come dimostrato dall’ampia letteratura riguardante questo medicinale, spruzzato quotidianamente nelle narici (1-2 spruzzi per narivce) per tutto il periodo autunno-inverno, stimola il sistema immunitario associato alle mucose (MALT), cioè quella parte delle nostre difese contro i germi che, non casualmente, la natura ha concentrato proprio dove più facilmente virus e batteri trovano una via d’ingresso nel nostro organismo.

Qual è il periodo migliore per iniziare la profilassi antinfluenzale?
Prima possibile. L’ideale è iniziare nelle prime settimane di settembre. Infatti sin dall’assunzione delle prime dosi di Omeogriphi è possibile osservare un consistente aumento della risposta immunitaria, ma è alla fine dell’intero ciclo terapeutico (6 settimane) che si raggiunge la massima copertura.

Dott. Aldo Ruocco
Medico-Chirurgo – Specialista in Neurologia
Direttore U.O.S.D. “Coordinamento di Medicina non convenzionale”
Ospedale C.T.O. – A.S.L. NA1 – Napoli
Docente A.I.O.T. - Milano

martedì 6 ottobre 2009

calcoli biliari:dissolverli con l'omeopatia

Rimedi omeopatici contro i calcoli
By: Melanie Grimes

I calcoli biliari sono uno dei disturbi medici più dolorosi, e comportano spesso un'operazione chirurgica. L'omeopatia ha una via particolare per dissolvere i calcoli biliari, soprattutto se lo stadio della malattia non è ancora critico. I rimedi omeopatici possono prevenire la formazione dei calcoli o essere di aiuto nell'eliminazione di quelli più piccoli.

La cistifellea immagazzina la bile e la secerne per aiutare la digestione. Quando si verifica un'ostruzione del dotto biliare, o un accumulo di bile, si producono i calcoli. Può trattarsi di uno solo o di più calcoli, e possono variare nelle dimensioni, che vanno da un granellino di sabbia a un pollice. I calcoli più piccoli passano abbastanza facilmente, ma quelli più grandi possono bloccare il flusso di bile e causare dolore nel dotto biliare. Per diagnosticarli e identificarli si usano dei raggi X. I sintomi dei calcoli biliari includono l'itterizia, le coliche biliari e la febbre. La colorazione dell'urina può essere verde o marrone. Il dolore può irradiarsi fino alla schiena e alle spalle e coinvolgere l'intero addome.

Ci sono vari rimedi omeopatici disponibili per curare i calcoli biliali.

Chelidonium: è un rimedio usato per diversi disturbi al fegato che ricorre al Chelidonium prova dolore nell'area del fegato e nella scapola destra. Ci può essere costipa zione e la colorazione degli escrementi gialla. Anche la pelle può prendere una sfumatura giallastra. La persona

Podophyllum: è un altro rimedio diffuso per i dolori al fegato. I dolori sono accompagnati da dissenteria, colorazione delle feci dal giallo al verde. Anche la lingua può essere un po' gialla. Tra gli altri sintomi presi in considerazione da questo rimedio figurano la nausea, il vomito, aerofagia, alternate con diarrea e costipazione. Insofferenza al caldo.

Carduus Marianus: rimedio erboristico e omeopatico per la cura del fegato. La persona che ricorre a questo rimedio solitamente soffre di un ingrossamento del fegato e di itterizia insieme ai calcoli biliali. Il Carduus è utilizzato anche nel caso di ingrossamento della vescica.

Lycopodium: rimedio omeopatico usato per la cura di diversi tipi di indigestione. Si usa comunemente per contrastare la flatulenza e disturbi digestivi. Spesso le persone che lo prendono sono sovrappeso, e si svegliano con la bocca secca e una sensazione bruciante. Possono soffrire di acidità allo stomaco e di singhiozzo. Se non mangiano regolarmente si sentono deboli, e soffrono di costipazione cronica.

Calcarea Carbonica: è un rimedio comune usato per la cura di malattie croniche, oltre ad essere un rimedio utile contro i calcoli biliali. La persona può provare dolore al fegato e un senso di fastidio nell'indossare vestiti stretti. Possono soffrire di crampi allo stomaco, essere sensibili alle freddure, e soffrire di costipazione e dissenteria.

Colocynthesis: I dolori si presentano all'atto di chinarsi e con il caldo. I crampi sono molto dolorosi in coloro che necessitano questi rimedi. Un dolore spasmodico accompagna le coliche al fegato.

E' importante consultare un medico qualora i sintomi continuino. Soprattutto nel caso di dolori forti, in modo da diagnosticare con esattezza la causa. Gli interventi chirurgici sono solitamente poco invasivi e si risolvono nell'arco di una giornata. Nel caso di uno stadio iniziale del disturbo, i rimedi omeopatici possono essere utili a dissolvere i calcoli più piccoli e a prevenire la formazione di nuovi.

http://it.healthnews.com/blogs/melanie-grimes/salute-naturale/medicine-alternative/rimedi-omeopatici-contro-i-calcoli-2152.html

martedì 4 agosto 2009

gravidanza:prova l'omeopatia e l'omotossicologia per non nuocere al tuo bambino

Nove mesi da vivere naturalmente




L'Omotossicologia durante la gravidanza e l'allattamento


Uno degli aspetti vantaggiosi dell’Omeopatia e dell’Omotossicologia è la possibilità di utilizzare questi farmaci anche in periodi molto particolari della vita ed in nessun periodo come durante la gravidanza la donna è così sensibile ed attenta. In questo bellissimo e delicato momento della loro vita, le future mamme sono particolarmente sensibili anche al consiglio del farmacista. Bene, grazie alla farmacologia omotossicologica, la piccola patologia della gestante può oggi essere affrontata in Farmacia in maniera efficace, veloce, sicura, senza il rischio di effetti collaterali, controindicazioni o sovradosaggio.
La nostra intenzione è quella di essere esaustivi e come sempre molto chiari, e per questa ragione affronteremo questo argomento in due puntate.

Cominceremo nel raccontarvi cosa accade durante la gestazione nell’organismo della futura mamma ed a darvi qualche utile consiglio per meglio affrontare questo magico momento.
Nella seconda parte, che troverete presumibilmente verso la fine del mese, le mamme troveranno un «memento terapeutico» ricco di indicazioni su quali medicinali è opportuno usare in disturbi banali ma fastidiosi, ad esempio, la nausea.

Fin dai primissimi tempi della gravidanza una preoccupazione fondamentale della futura madre è quella di non nuocere al suo bambino. Se è vero infatti che la gravidanza non è una malattia, è altrettanto vero che spessissimo essa si accompagna a piccoli disturbi che vanno talvolta affrontati farmacologicamente, e una donna in gravidanza si pone sempre il problema di quanto possa «far male» un farmaco, anche banale.
I cosiddetti «disturbi in gravidanza», che colpiscono in media una donna su cinque, sono rappresentati fondamentalmente da malattie da raffreddamento e infezioni virali, emicrania e cefalea, nausea, vomito, pirosi gastrica, disturbi della digestione e del sonno, problemi circolatori, distonie neurovegetative e instabilità dell’umore.

Si tratta di disturbi per i quali il ricorso ai farmaci di sintesi potrebbe far pendere la bilancia costi (effetti collaterali)-benefici drammaticamente a favore dei primi, laddove, viceversa, l’uso del rimedio omeopatico trova la sua più alta espressione

Nel corso della gestazione la donna va incontro a modificazioni complesse che riguardano non solo l’apparato genitale ma tutti gli organi, al punto che è giusto affermare che non una sola cellula dell’organismo materno sfugge allo stato di gestazione.

Il Sistema endocrino è sottoposto ad un ovvio superlavoro; il metabolismo deve assestarsi su nuovi e mutevoli equilibri; il Sistema neurovegetativo soffre di una comprensibile labilità; l’Apparato cardiocircolatorio si deve accollare l’onere di rifornire di ossigeno e nutrienti due organismi anziché uno solo; per l’innalzamento del diaframma l’Apparato respiratorio e il Sistema digerente soffrono di una diminuzione dello spazio disponibile, che condiziona inevitabilmente il loro funzionamento; l’Apparato di sostegno e locomotore deve adattarsi ad un peso che cambia velocemente e che può raggiungere anche i 20 Kg in più. Infine, il SNC, a causa dell’ipereccitabilità corticale e delle modificazioni ormonali, induce quella labilità psichica e quella alterazione comportamentale così frequenti nella gestante.

Per questa imponente coorte di modificazioni fisiologico-metaboliche, i farmaci assunti in gravidanza possono provocare effetti diversi da quanto succede in condizioni normali: a causa dell’aumentata irrorazione sanguigna pelle e mucose assorbono molto più velocemente i prodotti applicati localmente, mentre l’assorbimento orale può essere ritardato poiché, sia nello stomaco che nell’intestino tenue, durante la gravidanza, si verifica una diminuzione della motilità e un’alterazione della secrezione. Perciò l’adattamento delle dosi (aumento delle dosi) è di fondamentale importanza per un’efficace terapia in gravidanza (si pensi per esempio alla terapia antibiotica), ma non è detto che la dose minima efficace per la madre sia così «minima» per il feto.
Anche sul nascituro i farmaci hanno effetti diversi, non tutti noti;

La fase di allattamento, infine, seppur meno delicata da questo punto di vista rispetto alla gestazione, può comunque rappresentare un momento di stress per l’organismo del neonato se molecole farmacologicamente attive lo raggiungono attraverso la doppia barriera sangue-latte.

L'approccio omotossicologico alla gestante
Madre e figlio: una simbiosi armonica e omogenea perfetta già nel grembo materno.
Se è vero che le caratteristiche del Sistema immunitario del nascituro si predispongono già durante i nove mesi di gravidanza, il farmacista biologico dovrà innanzitutto tracciare delle linee guida per una gestazione dolce e naturale: per prima cosa sarà bene consigliare una dieta ricca di vitamine e di fibre (con il ricorso eventualmente ad integratori aminoacidici e vitaminici come il SON Formula e il VIT Formula), ribadire con fermezza l’assoluta rinuncia ad alcool e fumo, molto movimento all’aria aperta e una drastica riduzione delle situazioni di stress.

Secondo l’Omotossicologia, infatti, per il mantenimento dello stato di salute, un ruolo fondamentale è giocato dall’equilibrio tra carico tossico che penetra nell’organismo-sistema di flusso in equilibrio dinamico, e capacità di detossificazione, clivaggio delle tossine farmacologiche e ambientali, e drenaggio attraverso i sistemi emuntoriali.

Vediamo dunque il primo passo per l’impostazione di una gravidanza biologica: la detossificazione e il drenaggio del connettivo.
Tra i farmaci più utilizzati a tale scopo ricordiamo il LYMPHOMYOSOT gocce (posologia standard: 10 gtt. per 3 volte al dì): si tratta dell’unico farmaco specifico per il Sistema linfatico, il sistema di vasi che, irrorando il connettivo, contribuisce alla rimozione degli accumuli tossinici depositati ubiquitariamente nei tessuti.

Medicinale che lavora in sinergia con il precedente è GALIUM HEEL gocce (posologia standard: 10 gtt. per 3 volte al dì): la sua azione è riconducibile ad una induzione dei sistemi enzimatici endocellulari deputati alla disattivazione e clivaggio delle tossine, con un effetto positivo sul ricambio connettivale.

Preparati come SOLIDAGO COMPOSITUM fiale (posologia standard: 1 fl da 1 a 3 volte alla settimana) o SOLIDAGO Cosmoplex gocce (posologia standard: 10 gtt per 3 volte al dì; non utilizzare il prodotto nei casi di ipersensibilità al veleno delle api), e LYCOPODIUM COMPOSITUM fiale (posologia standard: 1 fl da 1 a 3 volte alla settimana) o CARDUUS Cosmoplex gocce (posologia standard: 5 gocce per 3 volte al dì), stimolando l’attività escretoria dei rispettivi organi emuntoriali bersaglio (rene per i primi e fegato per i secondi) portano a compimento la terapia di disintossicazione iniziata da Lymphomyosot e Galium Heel. [FINE PRIMA PARTE]

Dr. Simonetta Marucci
Specialista in Endocrinologia ASL 2 Perugia e ASL 3 Spoleto
Docente A.I.O.T.



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martedì 17 marzo 2009

menopausa le terapie alternative,l'omeopatia

Omeopatia e terapia alternativa naturale adatta alla menopausa. La poca disponibilità delle donne occidentali a medicalizzare la menopausa e la loro propensione a trattare i disturbi del climaterio con rimedi più naturali hanno messo in evidenza l'esigenza di avere a disposizione terapie alternative alla terapia ormonale sostitutiva.

Un aiuto in questo senso è venuto dagli studi epidemiologici, i quali hanno dimostrato l'importanza determinante delle abitudini alimentari nell'insorgenza di molte patologie tipiche della menopausa.

Studiando le differenze tra i regimi dietetici delle donne asiatiche e delle donne occidentali, si è potuto così constatare che nelle donne orientali, in particolare le giapponesi, una alimentazione più ricca di soia determina una minore incidenza di problemi legati alla menopausa, per un migliore adattamento alla situazione di carenza ormonale.

Non a caso in Giappone l'incidenza dei tumori al seno è molto inferiore rispetto a quella riscontrata negli Stati Uniti, ma aumenta progressivamente nel tempo tra i giapponesi che vi emigrano e che ne assumono le abitudini alimentari.

Studi successivi hanno portato ad identificare negli Isoflavoni le sostanze presenti nella soia capaci di contrastare e risolvere i disturbi della menopausa. Essi presentano una struttura che assomiglia a quella degli estrogeni e pertanto riescono a mimare, seppure in maniera più blanda, alcune delle loro funzioni.

Proprio per questa loro proprietà e perché sono di origine vegetale, gli isoflavoni sono considerati dei Fitoestrogeni ed attualmente costituiscono la più importante alternativa naturale alla terapia ormonale sostitutiva.

La classe degli isoflavoni comprende varie molecole, strutturalmente simili tra loro ma distribuite in modo disomogeneo nel regno vegetale.

Le principali fonti naturali di isoflavoni sono costituite da Soia, Trifoglio Rosso e Cimicifuga Racemosa che però contengono quantitativi diversi di molecole diverse.

Piante e tipi di isoflavoni:

* Soia : Genisteina, Daidzeina, Glicetina

* Trifoglio rosso : Formononetina, Biocanina A Genisteina, Daidzeina.

* Cimicifuga : Formononetina

La Cimicifuga sembra inoltre contenere anche altre molecole ad attività estrogenica, alcune delle quali non sono state ancora caratterizzate.




Un aiuto alle donne in menopausa, continuiamo l'approfondimento dedicato a omeopatia e menopausa. Dal punto di vista chimico gli isoflavoni sono molecole caratterizzate da una struttura polifenolica non steroidea; in natura, solo una piccola parte di queste sostanze si trova in forma libera, attiva e biodisponibile, mentre la maggior parte si presenta con struttura glicosidica, inattiva per il legame con la molecole zuccherina.

Meccanismo d'azione degli isoflavoni :

(Parte tecnica)

Solo dopo la scoperta che nell'organismo umano i recettori degli estrogeni non sono di un unico tipo si è cominciato a capire quale fosse il meccanismo molecolare attraverso cui questi fitoestrogeni esercitano i loro effetti biologici.

Effetto degli isoflavoni sui disturbi della menopausa:

Il ruolo positivo esercitato dagli isoflavoni sui sintomi che accompagnano la menopausa e sulle patologie ad essa correlate è sostenuto da un gran numero di pubblicazioni scientifiche.

Pur non eguagliando l'efficacia terapeutica della terapia ormonale sostitutiva, l'assunzione di questi composti sottoforma di integratori alimentari si è rivelata utile nel ridurre il numero e l'entità delle vampate di calore e nel contrastare l'insorgenza di osteoporosi.

L'effetto sulle vampate è sostenuto da numerosi studi clinici, eseguiti con criteri scientifici rigorosi; anche se nei vari protocolli i fitoestrogeni sono stati assunti in forme diverse, tuttavia nell'insieme i risultati concordano, e indicano che nel gruppo di donne in menopausa trattate con isoflavoni si riscontra una riduzione significativa, anche fino al 45%, di questo disturbo, un effetto molto più marcato di quello che si osserva nel gruppo di donne trattate con placebo.

Densita ossea delle donne in menopausa :

A ulteriore conferma del ruolo svolto dagli isoflavoni nel prevenire l'osteoporosi, vale la pena ricordare l'esistenza di un gran numero di studi sperimentali e clinici effettuati per lo sviluppo dell'ipriflavone, un isoflavone di sintesi registrato come farmaco e indicato per il trattamento dell'osteoporosi; nell'uomo questa molecola viene poi trasformata enzimaticamente in Daidzeina.

Infine non bisogna dimenticare che gli isoflavoni favoriscono l'assorbimento, la biodisponibilità e la fissazione del calcio.

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