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mercoledì 9 marzo 2011

RIDURRE LE VAMPATE IN MENOPAUSA CON L'AGOPUNTURA

Effetti significativi nella riduzione della frequenza e intensità delle vampate di calore e altri disturbi nelle donne il post-menopausa. Lo studio

Qualche tempo fa pubblicavamo lanotizia che le vampate di calore in menopausa erano sì fastidiose, ma proteggevano dal rischio di infarto e ictus – e questo era un bene. Se però si può beneficiare di questo effetto riducendone comunque la frequenza e l’intensità, perché no?

giovedì 13 gennaio 2011

Consigli dietetici per non ingrassare in menopausa

http://www.pianetadonna.it/salute/dieta-alimentazione/menopausa-aumento-peso.html

Nel periodo di menopausa, il metabolismo della donna cambia. La massa di grasso aumenta, per di più, le spese energetiche sono diverse.
Per riassumere e semplificare, si ha tendenza a prendere del peso, segnatamente in caso di un’alimentazione con troppo zucchero o come nel tuo caso con qualche cioccolatino di troppo. Perciò ti raccomando di non mangiare zuccheri (zuccheri rapidi come la cioccolata, dei soda) la sera, in particolare la sera, perché con la notte che segue ci sono poche spese energetiche.
È dunque mio consiglio quello di ridurre il consumo di zucchero la sera, ciò non significa che non devi più mangiare zuccheri (necessari all’organismo) ma ti consiglio di mangiarne la mattina. In media da ricerche si stima che se l’alimentazione è troppo ricca in zuccheri, la sera principalmente, una donna prenderà 6kg in un anno.
Devi adottare un’alimentazione sana, segnatamente ricca in frutti, e cerca di mangiare regolarmente degli omega-3. E’ consigliabile seguire un’alimentazione varia ed equilibrata caratterizzata da armonia sia qualitativa che quantitativa tra i singoli nutrienti. Per favorire l’introduzione degli omega 3 è opportuno consumare dalle 2 alle 3 porzioni settimanali di pesce, la cui tipologia potrà variare tra le seguenti: sgombro, merluzzo, pesce spada, tonno, trota, sardina e aringa, altre fonti di omega 3 sono i cereali, le noci, i legumi e l’olio di lino. Per quanto riguarda le tipologie di cottura più indicate, perché il pesce possa mantenere inalterate le sue benefiche proprietà, le migliori sono sicuramente: al forno, in umido o alla griglia. Un buon equilibro
alimentare permette di regolare meglio il peso.
Fai anche sport o esercizio regolarmente per limitare la presa di peso, le ore che trascorri dietro alla scrivania di certo non sono un buon vantaggio per il tuo metabolismo.

sabato 27 novembre 2010

MENOPAUSA PRECOCE:cos'è,diagnosi,domande,cause


Menopausa precoce spontanea, cosa la provoca 

La causa può essere genetica oppure occasionale, cioé non vi sono vulnerabilità specifiche. Un esame del sangue consente di individuare l'origine del problema

risponde Alessandra Graziottin
Gentile professoressa Graziottin,
ho 39 anni e probabilmente sono entrata in menopausa. Il ginecologo mi ha detto che forse posso essere in menopausa precoce spontanea, ma da cosa dipende? Cosa la può provocare? Come faccio ad esserne certa?


In un terzo dei casi la causa è genetica, familiare: bisogna quindi fare attenzione all’età in cui sono andate in menopausa la mamma, la nonna o una sorella maggiore. Nei due terzi dei casi è “sporadica”, occasionale, nel senso che non vi sono vulnerabilità genetiche specifiche. Le cause possono essere autoimmuni (quando l’organismo costruisce anticorpi che attaccano l’ovaio), oppure associate a malattie come l’insufficienza renale cronica o il lupus eritematoso sistemico. Nella maggior parte dei casi le cause restano tuttavia ancora misteriose: in tal caso si parla di menopausa precoce “idiopatica”, per dire che la causa resta sconosciuta.

Il modo migliore per sapere come va il nostro “orologio biologico” è il dosaggio plasmatico dell’ormone FSH (Follicle Stimulating Hormone, ormone follicolo stimolante). L’FSH è prodotto dall’ipofisi, una ghiandola preziosa che si trova nel cervello e regola la produzione ormonale dell’ovaio.

Livelli di FSH superiori a 30 mUI/mL, in un prelievo effettuato in terza giornata da una donna in età fertile, indicano che la riserva di follicoli ovarici è ormai limitata e che è già iniziato il processo di menopausa precoce: questo livello è un semaforo rosso sulla via della fertilità. Livelli tra 10 e 30 mUI/ml indicano che l’ovaio comincia a rispondere agli stimoli ormonali con più difficoltà: questo è un semaforo giallo per la fertilità. In tale caso va discussa con la donna (ed eventualmente con la coppia) l’opportunità di cercare una gravidanza con la fecondazione assistita. Oppure, se le condizioni esistenziali e personali non lo consentono, di “salvare” gli ovociti residui (crioconservazione), così da poterli utilizzare per la fecondazione assistita quando la gravidanza sarà desiderata (6). La diagnosi di menopausa precoce è certa se in due dosaggi consecutivi, effettuati a distanza di un mese, l’FSH è superiore a 40 mU/ml (1,2).
FONTE E APPROFONDIMENTI QUI http://www.repubblica.it/salute/esperti/ginecologia/2009/10/14/news/menopausa_precoce_spontanea_cosa_la_provoca-5586360/
www.alessandragraziottin.it 1 f

giovedì 4 novembre 2010

MENOPAUSA:COME RIDURRE IL RISCHIO INFARTO

(AGI) http://www.agi.it/salute/notizie/201011041128-hpg-rsa1016-menopausa_infarto_prima_minaccia_per_donne_prevenzione_con_tos- Berlino, 4 nov. - E' l'infarto la minaccia per le donne in menopausa. I dati parlano di 120 mila decessi ogni anno in Italia per stroke o infarto e altrettanti sono gli eventi non fatali ma spesso invalidanti. Dopo i 50 anni, le malattie che colpiscono vasi e arterie diventano la prima causa di morte femminile. Le donne, senza la protezione degli estrogeni sono quindi a rischio come e piu' dell'uomo.
  Fondamentale e' la prevenzione, soprattutto attraverso una moderata e costante attivita' fisica (basterebbero 10 mila passi al giorno per restare in forma). Ma risulta utile anche il drospirenone, l'unico progestinico capace di ridurre la pressione. La terapia ormonale sostitutiva (Tos) Angeliq a base di drospirenone ha dimostrato di ridurre la formazione di cellule adipose e quella di aterosclerosi. "Dopo soli sei mesi di trattamento - sottolinea il professor Giuseppe Rosano, cardiologo direttore del Dipartimento di Scienze internistiche dell'Irccs San Raffaele di Roma - la terapia si e' rivelata efficace nel diminuire significativamente lo spessore intima media dell'arteria carotide in pazienti con valori normali. Si tratta di un parametro molto importante perche' e' direttamente correlato alla progressione di aterosclerosi e possibilmente a infarto miocardico e stroke. Un beneficio aggiuntivo esclusivo di questa terapia, che gia' si era dimostrata la prima e l'unica efficace per abbassare la pressione arteriosa". Questo valore si alza naturalmente con la fine dell'eta' fertile (un'italiana over 50 su 2 e' ipertesa) e rappresenta un fattore di rischio piu' importante per la donna che per l'uomo, cosi' come il diabete. I risultati dello studio vengono presentati al 13esimo Congresso mondiale sulle Controversie in ostetricia, ginecologia e infertilita' (Cogi), che si apre oggi a Berlino e riunisce per 3 giorni i maggiori esperti da tutta Europa.
  "Nessun altro tipo di Tos aveva mai provato questa efficacia - continua Rosano -: la terapia con Angeliq ottiene una riduzione fino a 9 mmHg in pazienti ipertese gia' trattate, in quelle 'border-line' (intorno a 140mmHg) la riporta a valori normali.
  Nelle normotese non ha effetti ma potrebbe comportare una diminuzione dei nuovi casi di ipertensione nel tempo, effetto che si mantiene anche due anni dopo la sospensione. Abbassare la pressione arteriosa diastolica (la minima) di 5 mmHg si associa a un calo del 40% di stroke e del 25% di eventi cardiovascolari". Proprio per queste sue caratteristiche uniche e' stata classificata dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) in classe A (gratuita per i cittadini). "In Italia vi e' ancora molta diffidenza nei confronti della Tos - afferma il professor Marco Gambacciani, dell'Unita' di Menopausa e Osteoporosi dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana - e solo il 3,4% delle donne la usa (dato 2009, nel 2007 si era al 4%). Dobbiamo rassicurare le nostre pazienti sulla sicurezza di questa terapia iniziata precocemente, prima dei 60 anni o comunque entro 10 anni dalla menopausa. Le evidenze dimostrano che in donne di eta' compresa tra 50-59 anni trattate con Tos vi e' una riduzione del 30% della mortalita' per cause cardiovascolari".La menopausa si manifesta mediamente intorno ai 50 anni, quando la donna e' ancora nel pieno dell'attivita' lavorativa, sessuale e di relazione. "E' una situazione del tutto fisiologica - continua Gambacciani -, ma in relazione alla comparsa dei sintomi e delle conseguenze metaboliche della carenza estrogenica puo' comportare una notevole riduzione del benessere e della qualita' della vita. Il corpo cambia: dopo la fine dell'eta' fertile si assiste normalmente ad un aumento di peso pari a 1 kg ogni 12 mesi per i primi 5 anni, con un accumulo di grasso soprattutto sull'addome, sul petto e sulle braccia. E la donna spesso non si piace piu'. La Tos, se scelta con cura, puo' rivelarsi un prezioso alleato anche della forma fisica: i vantaggi sono evidenti, sia nel contrastare l'innalzamento della pressione arteriosa, che la tendenza a ingrassare e la ridistribuzione dell'adipe, soprattutto se si utilizza come progestinico il drospirenone".

domenica 27 giugno 2010

Possibile sapere quando si andrà in menopausa con un'esame del sangue

(ANSA) - ROMA, 27 GIU - I ricercatori hanno sviluppato un metodo accurato per predire l'eta' in cui una donna andra' in menopausa, attraverso un esame del sangue. La differenza tra eta' prevista dal test e quella in cui le donne sono andate in menopausa e' stata mediamente di 4 mesi. Prendendo campioni di sangue da 266 donne tra 20 e 49 anni che facevano parte di uno studio piu' ampio su grassi e glucosio, esperti di Teheran hanno misurato la concentrazione dell'ormone antimulleriano (Amh), prodotto dalle ovaie.
Molto utile saperlo prima,soprattutto se si desiderano più figli

sabato 26 giugno 2010

Disturbi della menopausa:ora si curano col progesterone ricavato dalle patate

Stop alle vampate di calore e i sudori notturni

È un farmaco prodotto ricavando gli steroidi dalle patate dolci e pare sia molto efficace conto i sintomi da post-menopausa.
È conosciuto con il nome di Prometrium; è a base di progesterone micronizzato e si trova anche qui in Italia. Ed è lui a essere stato oggetto di uno studio da parte dei ricercatori dell'University of British Columbia di Vancouver (Canada).
Si stima che circa il 70-80% delle donne in menopausa soffra di disturbi quali le vampate di calore, la sudorazione notturna e altri problemi che possono disturbare il sonno, l’energia vitale e la qualità della vita in genere.Per capire come si possa agire contro questi problemi la professoressa Jerilynn Prior e colleghi hanno reclutato 114 donne sane in post-menopausa, poi suddivise a caso in due gruppi. A quelle appartenenti al primo gruppo è stato somministrato del progesterone micronizzato; a quelle del gruppo di controllo un placebo nella misura di tre capsule prima di coricarsi la sera. Tutte pativano i sintomi su descritti.
Le partecipanti sono state invitate a tenere un diario in cui riportavano la frequenza dei sintomi patiti (vampate di calore, sudorazione notturna eccetera). I dati sono poi stati valutati secondo una scala detta VMSScore in cui si abbinava un punteggio in base al numero di episodi e all’intensità degli stessi.
Gli autori hanno scoperto che il progesterone, in una dose da 300 mg, è risultato più efficace del placebo nel ridurre l’intensità e il numero di sintomi, e la differenza era sia statisticamente significativa che clinicamente importante.«Le donne hanno migliorato molto rapidamente con l’uso per via orale del progesterone micronizzato. Il miglioramento è evidente entro le prime 4 settimane», ha dichiarato Prior.
In più, sottolineano i ricercatori, l’utilizzo di questo farmaco non ha mostrato gravi effetti indesiderati.
«Questa è la prima prova che il progesterone micronizzato per via orale, che è molecolarmente identico all’ormone naturale, è efficace per le donne con sintomi di vampate di calore. Il farmaco può essere un'opzione per le donne in post-menopausa che non vogliono o non devono assumere estrogeni - attualmente l’unica terapia efficace per diminuire i sintomi vasomotori gravi», ha concluso la professoressa Prior presentando i risultati di questo studio al 92° meeting annuale della The Endocrine Society's tenutosi a San Diego (California) dal 19 al 22 giugno 2010.
(lm&sdp)

sabato 10 aprile 2010

Cardiopatia da stress,sintomi simili all'infarto,colpisce maggiormante le donne in menopausa


SPIEGATA LA  SINDROME DA CREPACUORE
(AGI) - Roma, 8 apr. - Sembra infarto, ma non e'. Si chiama sindrome di Tako-Tsubo, o cardiomiopatia da stress, ed e' una malattia rara che all'inizio veniva confusa con l'assai piu' comune (e piu' pericoloso) infarto del miocardio. I pazienti arrivano in pronto soccorso con i caratteristici sintomi dell'infarto: dolore acuto al petto, un elettrocardiogramma con le alterazioni tipiche e il rilascio di quegli enzimi associati con la frequente malattia del cuore. Ma appena si effettua una coronarografia per cercare il punto in cui si e' creata l'occlusione che impedisce al sangue di arrivare al cuore, cosa che nell'infarto provoca la morte di molte cellule, non si trova nulla. Molti l'hanno anche definita "sindrome da crepacuore", o da cuore spezzato: colpisce soprattutto le donne in un periodo successivo alla menopausa, quando non sono piu' protette dall'ombrello ormonale estrogenico, e si associa nell'80% dei casi a forti stress emotivi, come per esempio dei lutti. E' per questo motivo che spesso viene assimilata al "crepacuore". Un team di cardiologi, Leda Galiuto, Alberto Ranieri De Caterina, Angelo Porfidia, Lazzaro Paraggio, Sabrina Barchetta, Gabriella Locorotondo, Antonio G. Rebuzzi del dipartimento di Medicina cardiovascolare dell'Universita' Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, guidato da Filippo Crea, hanno individuato il meccanismo che e' alla base di questa curiosa patologia e hanno appena pubblicato un articolo sullo European Heart Journal, rivista della European Society of Cardiology. Un articolo che e' gia' fra i cinquanta piu' letti nel settore. "Nell'80% dei pazienti i sintomi rientrano spontaneamente dopo un paio di settimane senza lasciare traccia - spiega Filippo Crea - mentre negli altri casi il danno persiste. Il punto e' che il danno causato dalla sindrome e' nel cuore, ma non nelle coronarie. Quello che noi abbiamo cercato di spiegare e' il meccanismo che porta all'insorgenza di questi sintomi". Per effettuare questo studio il gruppo guidato da Crea ha studiato quindici donne di eta' media 68 anni per un mese. Grazie a questo studio, per la prima volta si e' riusciti a individuare il meccanismo fisiopatologico della malattia. "Ci siamo concentrati sulla regione apicale del cuore - spiega la prima autrice Leda Galiuto, ricercatrice presso l'Istituto di Cardiologia della Cattolica - perche' e' li' che e' ubicata la disfunzione, tanto che il cuore assume la caratteristica forma a palloncino o, come hanno osservato i giapponesi, a forma di cesta per raccogliere i polipi, il Tako-Tsubo e' appunto il nome di questa cesta in giapponese". L'ipotesi dei ricercatori era che il meccanismo che condiziona la disfunzione risiede nello spasmo dei piccoli vasi coronarici, il cosiddetto microcircolo coronario. "Per dimostrare la veridicita' della nostra ipotesi abbiamo utilizzato l'ecocontrastografia miocardica, una metodica di cui siamo pionieri e che consente di studiare in modo selettivo, sicuro, poco costoso e a letto del paziente proprio il microcircolo coronario", spiega Galiuto. "Il microcircolo gioca un ruolo importante nelle malattie cardiache - aggiunge l'ordinario di Cardiologia della Cattolica Filippo Crea - e l'intensa vaso costrizione di questi piccoli vasi non si puo' normalmente apprezzare in una coronarografia". I ricercatori sono riusciti anche a dimostrare che questo spasmo microvascolare e' reversibile e che una volta superata la fase acuta, si risolve anche la disfunzione microvascolare alla base dei sintomi osservati. "Nel paziente normalmente non rimangono danni perche' la riduzione nell'apporto di sangue e' si' abbastanza grave da non fornire energia sufficiente al cuore per contrarsi, e di qui la forma 'a palloncino', ma non cosi' grave da determinare la morte delle cellule cardiache come invece avviene in un infarto", conclude Creahttp://salute.agi.it/primapagina/notizie/201004081408-hpg-rsa1030-spiegata_la_sindrome_da_crepacuore

lunedì 15 marzo 2010

Menopausa:Consigli per non ingrassare assumendo cromo e ovviamente con ginnastica e dieta.


Cromo e rischio metabolico in menopausa



Le donne in post-menopausa manifestano un’aumentata incidenza di malattie cardiovascolari e di diabete di tipo 2. Tuttavia, numerosi studi hanno dimostrato che le donne che assumono terapie ormonali sostitutive (TOS) sembrano avere un minor rischio rispetto a queste malattie. Secondo diversi autori, il livello di cromo presente nell’organismo femminile durante lamenopausa potrebbe essere un fattore che media e potenzia gli effetti benefici della TOS. In effetti, alcuni studi autorevoli hanno documentato che i livelli di cromo aumentano nelle donne che fanno uso di TOS.

Il cromo è un nutriente, non un farmaco e, quindi, il suo beneficio – che ottimizza la funzione dell’insulina - si esplica soltanto nei confronti dei soggetti che ne sono carenti in modo più o meno grave.

Considerato che il cromo aumenta la sensibilità dell’insulina e ne diminuisce la quantità in circolo, alcuni autori suggeriscono che esso potrebbe influire sulla composizione corporea e, quindi, sul rapporto tra massa magra e massa grassa. L’effetto di una integrazione di cromo è, tuttavia, da considerarsi ridotto rispetto a quello ottenuto con una regolare attività fisica moderata e una dieta ben bilanciata. L’integrazione di cromo, da sola, non può essere considerata una panacea o una risposta magica ai problemi di sovrappeso delle donne in menopausa.
La migliore sinergia si ottiene proprio, integrando queste tre misure: cromo, attività fisica e dieta equilibrata. L’esercizio fisico riveste un ruolo molto importante, in quanto solo l’aumento della massa muscolare (o il contenimento della sua riduzione legata all’età e alla menopausa) può mantenere elevato il metabolismo basale da cui dipende gran parte del consumo calorico quotidiano.

Cromo e fitoestrogeni
L’integrazione alimentare con fitoestrogeni e cromo, unita a un regolare movimento fisico e a una dieta ben bilanciata, ricca di frutta e verdura, può ottimizzare il benessere della donna in postmenopausa, agendo sia sull’immagine di sé (“mi piaccio di più”), sia sul suo rischio metabolico, con vantaggi significativi per il profilo di zuccheri e grassi.

L'integrazione di cromo contribuisce a ristabilire, in modo naturale, l'equilibrio metabolico della donna in menopausa.

martedì 9 marzo 2010

Menopausa:ambulatorio specialistico al Policlinico Gemelli



Un ambulatorio plurispecialistico per le donne in menopausa o vicine a questo delicato periodo della loro vita. È il Pacchetto Ambulatoriale Complesso (PAC) diagnostico per la valutazione dei disturbi e delle patologie correlate alla menopausa ubicato presso il poliambulatorio del 7° piano del Policlinico universitario “Agostino Gemelli".  Un' iniziativa pressoché unica nel panorama nazionale, ideata e realizzato da un team multiprofessionale e interdisciplinare del policlinico universitario sulla base delle indicazioni formulate dal Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita nascente del Gemelli, diretto dal prof. Giovanni Scambia.  Il nuovo PAC per la menopausa vede la collaborazione di specialisti afferenti a diverse discipline cointeressate alla gestione degli specifici profili di cura accanto alla ginecologia e cioè: la cardiologia, la diabetologia, la dietologia, l’ematologia, l’endocrinologia, la genetica medica, l’ortopedia e la radiologia. Coordinatrice del PAC per la menopausa è la ginecologa del Gemelli Paola Villa. In particolare l’ambulatorio è dedicato al trattamento di pazienti in perimenopausa con irregolarità mestruali, con sindrome climaterica precoce o tardiva, a rischio di osteoporosi, con perdite ematiche atipiche, con sindrome metabolica, in monitoraggio della terapia sostitutiva, in menopausa precoce o chirurgica. La menopausa rappresenta un punto di svolta cruciale nella vita della donna, in quanto accelera i processi di invecchiamento. Una maggiore attenzione del medico ai sintomi correlati a questa condizione può migliorare la qualità della vita delle donne e farle affrontare l’avventura della menopausa senza paure con terapie correttamente diagnosticate dai clinici. Obiettivo dell’ambulatorio pluri specialistico è quello di proporre un percorso privilegiato per le donne garantendo la continuità e la tempestività dell’assistenza e semplificando l’accesso delle pazienti alle prestazioni.  Al PAC si accede, per la prima visita di valutazione, tramite prenotazione telefonica al numero 06 30155641 dal lunedì al venerdì, 8.30-12.30 e 13.30-16.30. Lo specialista ginecologico sulla base delle necessità cliniche della paziente stabilirà il programma diagnostico, dopo una prima visita presso l’ambulatorio divisionale di Ostetricia e Ginecologia del Gemelli.

lunedì 8 marzo 2010

Depressione in menopausa,proviamo col trifoglio rosso,sembra riducano i sintomi dell'80 per cento.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=1678&ID_sezione=33&sezione=
Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori austriaci afferma che un integratore a base di estratto di trifoglio rosso può ridurre i sintomi depressivi nelle donne in post-menopasua nella misura dell’80%.

Gli scienziati del General Teaching Hospital Korneuburg (Austria) coordinati dal dr. Markus Lipovac per il loro studio hanno reclutato 109 donne in post-menopausa di età superiore a 40 anni. Le partecipanti sono state suddivise a caso in due gruppi a cui poi sono stati fatti assumere rispettivamente un supplemento contenente 80 mg di isoflavoni di trifoglio rosso o un placebo, per 90 giorni.

Al termine del periodo di studio i ricercatori hanno utilizzato due scale di misura per valutare i sintomi da depressione e ansia. Secondo la scala HADS (Hospital Anxiety and Depression Scale) i sintomi depressivi nelle donne che hanno assunto l’estratto di trifoglio rosso si sono ridotti del 78%, mentre quelli ansiosi del 76%. Mentre secondo la scala SDS (Self Zung Depression Rating Scale) i sintomi depressivi si sono ridotti dell’80%. Al contrario, le donne appartenenti al gruppo di controllo a cui era stato somministrato il palcebo i sintomi si sono mostrati ridotti di circa il 21% per entrambe le scale di valutazione.

«Sebbene i dati clinici riguardanti fitoestrogeni e disturbi dell'umore sia ancora scarsa, lo studio ha stabilito che gli isoflavoni derivati dal trifoglio rosso sono efficaci nel ridurre i sintomi depressivi e d’ansia nelle donne in post-menopausa. Più ricerca clinica e sperimentale in questo senso è giustificata», ha dichiarato il dr. Lipovac.
Ma l’azione degli isoflavoni non si ferma ai sintomi depressivi a quanto pare, infatti, secondo quanto riportato dai ricercatori: «Allo stesso modo gl’isoflavoni del trifoglio rosso hanno protetto i neuroni corticali umani dalla tossicità del glutammato e dallo stress ossidativo, che avrebbe potuto essere il risultato della loro azione antiossidante ed estrogenica».
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Maturitas”.
(lm&sdp)

venerdì 5 febbraio 2010

menopausa,scopri quando arriverà con un test

Menopausa: un test
scopre quando arriva 


Quanto tempo manca alla menopausa? Fino a quando è più facile e possibile avere un figlio? Un semplice test del sangue risponderà presto a queste domande, fornendo anche un valido aiuto a chi desidera avere un figlio. La novità viene da una ricerca condotta da un team internazionale guidato dagli scienziati dell`Università del Michigan, che hanno tracciato una sorta di `road map` della vita riproduttiva di oltre 600 donne sopra i 14 anni di età.

Il test messo a punto permette di monitorare le fluttuazioni ormonali che avvengono nel corso della vita riproduttiva femminile e di seguire l`evoluzione di alcuni biomarcatori, una sorta di "sentinelle" biologiche in grado di predire la transizione della donna verso la menopausa. Secondo gli scienziati, infatti, i cambiamenti che avvengono della concentrazione di alcuni ormoni, gli ormoni antimulleriani (Amh), quelli follicolo-stimolanti (Fsh) e nell`inibina B,forniscono informazioni preziose per quantificare il tempo che manca al termine del ciclo mestruale e dell`età fertile della donna. In particolare, i livelli degli ormoni Amh cadono in picchiata cinque anni prima dell`arrivo della menopausa. E già a questo punto, spiegano i ricercatori, le probabilità di poter avere un bambino sono piuttosto basse poiché diminuisce la produzione di follicoli ed estrogeni.

“Le fluttuazioni ormonali forniscono – spiega Maryfran Sowers, dell`Università del Michigan, che ha guidato la sperimentazione – una vera e propria `road map` della velocità con la quale le donne si muovono lungo i differenti stadi della loro vita riproduttiva”.

“Ora possiamo rispondere finalmente alle domande che ci vengono poste dalle donne – conclude Sowers – e dire con certezza in quale fase del ciclo riproduttivo si trovino”. Un grande passo avanti per la salute della donna. Il test, infatti, potrà servire ad arrivare preparate ad una delle fasi più delicate, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Senza contare l`interesse che potrebbe avere considerato l`innalzamento dell`età in cui si concepisce il primo figlio.

venerdì 16 ottobre 2009

menopausa,si può star meglio con i nuovi composti a base di soia

Nuovi composti a base di soia per migliorare i sintomi della menopausa




Contro le vampate di calore, un rimedio "alimentare"


C'è un nuovo supplemento tutto naturale a base di germe di soia che agisce sui sintomi legati alla menopausa.
Lo hanno scoperto i ricercatori americani della Scientific Affairs & Nutrition Education della Pharmavite LLC, un'azienda specializzata in integratori alimentari.
Lo studio è stato condotto su donne giapponesi e ha mostrato come un supplemento a base di SE5-OH, contenente Natural S-equol, sia in grado di ridurre la frequenza delle vampate di calore in quasi il 59% dei casi.

Il Natural S-equol è un composto derivato dalla soia pensato per poter interagire con gli specifici recettori degli estrogeni femminili. È stato studiato proprio per la benefica azione nell'alleviare i sintomi della menopausa, ha dichiarato la dr.ssa H. Belinda Jenks, direttore della ricerca scientifica.
Non tutte le persone riescono a produrre naturalmente il Natural S-equol assumendo la soia: si parla di circa il 50% della popolazione asiatica e di un 20%-30% della popolazione europea e americana. Per questo motivo è stato prodotto un integratore che lo contiene.
(lm&sdp)

Source: lo studio è stato presentato alla convention annuale della North American Menopause Society (NAMS).

mercoledì 30 settembre 2009

Menopausa: estrogeni non pericolosi per un cervello in forma

http://salute24.ilsole24ore.com/farmaceutica/sperimentazioni/2868_Menopausa:estrogeni__sicuri__contrastano_l_Alzheimer.php

Menopausa:
estrogeni «sicuri»
contrastano l’Alzheimer

Arriva la menopausa e il cervello delle signore è più esposto all`invecchiamento. Colpa degli estrogeni se le donne si ammalano tre volte di più degli uomini di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative. Lo sostiene uno studio condotto dal team di Tommaso Simoncini, direttore del laboratorio di Endocrinologia Ginecologia Cellulare e Molecolare (MCGEL) dell`Università di Pisa che ha puntato i riflettori sul delicato passaggio tra i 45 e i 55 anni.

È questa l`età in cui i neuroni sono più vulnerabili, spiega la ricerca pubblicata su Molecular Endocrinology. Il lavoro del MCGEL per la prima volta mette in evidenza l`importanza degli estrogeni nella biologia cellulare del cervello. “Come è noto, il cambiamento ormonale della menopausa e la carenza di estrogeni sono causa di numerosi problemi nella donna – spiega Tommaso Simoncini, direttore di MCGEL e responsabile dello studio –. In questa fase peggiorano la capacità di concentrazione e la memoria a breve termine, e si manifestano disturbi come ansia, insonnia, depressione. Inoltre, nel lungo periodo, il deficit ormonale provoca un’accelerazione dei processi neurodegenerativi che possono portare all’insorgenza di malattie più gravi, come la demenza di Alzheimer o il morbo di Parkinson”.

Il gruppo di ricerca internazionale ha infatti identificato i meccanismi attraverso i quali gli estrogeni stimolano i dendriti a crescere. "Ora sappiamo che la somministrazione di ormoni favorisce le interconnessioni neuronali - spiega Andrea Genazzani, direttore del dipartimento di Medicina della procreazione e dell’Età evolutiva - e migliora il funzionamento del cervello. Per fare un esempio, è come se la capacità operativa del nostro computer passasse da 10 a 80 giga”.

Prossimo obiettivo dello studio è comprendere quali molecole utilizzare per ripristinare le funzioni cerebrali invecchiate con estrogeni sintetici che non facciano crescere il rischio di tumore al seno. "È necessario creare delle molecole ‘ingegnerizzate’ con una struttura chimica simile a quella degli ormoni naturali e così intelligenti da attivare, ma solo in parte, il recettore degli estrogeni – conclude Genazzani –. Il fine è ottenere un effetto positivo sul cervello e non-negativo sulla mammella".
Data: 29-09-2009
Autore: c.c.

sabato 8 agosto 2009

menopausa:che fare?ecco qualche valido consiglio

magazine.paginemediche.it




La menopausa: un problema o un sollievo

Per alcune è un sollievo, per altre un segno della vecchiaia che avanza. Ogni donna vive in modo diverso l’arrivo della menopausa: c’è chi ringrazia e chi proprio non sopporta i cambi di umore, le classiche vampate di calore e i malesseri che arrivano immancabilmente.

In Italia è il 28% delle donne a vivere la menopausa come una liberazione: niente più fastidi e sofferenze, né ansie da gravidanza non voluta.



Il 90% delle donne, però, insieme all’eventuale sollievo, è costretto a fare i conti con disturbi ed effetti collaterali che influiscono negativamente sulla salute e sul benessere.

Eppure meno del 10% segue terapie precise e si affida a cure mediche: il dato è della Società Italiana della Menopausa (SIM), che ha intervistato 760 donne e ha concluso che la maggior parte di esse si trascura e non è nemmeno consapevole dei possibili problemi legati all’arrivo della menopausa.

La scienza non si stanca di studiare le dinamiche biologiche e fisiologiche legate alla menopausa e di offrire consigli per vivere al meglio questo cambiamento così significativo per la vita di una donna.

Recentemente un gruppo di studiosi ha confermato che le carote possono essere un potente alleato per l’organismo durante la menopausa.



Lo studio ha coinvolto oltre 10.000 donne e ha concluso che le donne che mangiavano quotidianamente verdure ricche di carotenoidi sembravano essere maggiormente protette dal rischio di sviluppare il tumore al seno, spesso legato a squilibri ormonali causati dalla menopausa.

I carotenoidi, infatti, riescono ad interferire con gli estrogeni e hanno un effetto antiossidante.

La vitamina C e la vitamina E sono invece fondamentali per non rischiare di avere problemi alle ossa.

Una corretta alimentazione – ricca di questo tipo di apporti vitaminici – e una regolare attività fisica sarebbero indispensabili per evitare di perdere massa ossea.



E sono sempre numerose le donne che seguono una terapia ormonale sostitutiva per tentare di bilanciare gli scompensi legati alla riduzione dei livelli di ormoni sessuali nell’organismo, anche se il dibattito circa la reale utilità della terapia ormonale e gli effetti collaterali ad essa collegati non accenna ad attenuarsi.

E un recente studio dell’Università del Missouri ha rivelato che la curcumina – una spezia estratta dalla radice del Turmerico – potrebbe ridurre i rischi di cancro nelle donne che seguono la terapia ormonale sostitutiva.

In sintesi questa spezia potrebbe ridurre, o meglio combattere, gli effetti negativi causati dall’utilizzo del progesterone, se utilizzata in combinazione con altri composti utili.

Un sostanziale aiuto in più per combattere i rischi e i malesseri dovuti alla menopausa.








Dott. Salvatore Ripa
Medico-Chirurgo,
Specialista in Endocrinologia, Scienza dell'Alimentazione,
Docente A.I.O.T., Master in Endocrinologia, Scienza dell'Alimentazione e Medicina Estetica
www.studiomedicoripa.com
La menopausa comporta cambiamenti ormonali e psicologici che vanno affrontati con comportamenti adeguati, svolgendo attività fisica e seguendo una sana alimentazione.

I rischi più frequenti sono l'aumento di peso, le malattie del sistema cardiovascolare e quelle del tessuto osteoarticolare.

La carenza di estrogeni, infatti, comporta una minore protezione del cuore e dei vasi soprattutto nei confronti dell'arteriosclerosi e delle trombosi e una più alta probabilità che il tessuto osseo perda calcio. Patologie che si uniscono spesso a disturbi dell'umore come ansia e depressione.

Evitare di fumare, ridurre gli alcolici, prediligere cereali e verdure colorate, mangiare carni bianche e consumare acidi grassi Omega 3: sono queste alcune precise indicazioni da osservare.



Per le malattie cardiovascolari:

Controllare colesterolo e trigliceridi nutrendosi prevalentemente di carni bianche (pollo, tacchino, coniglio, etc.) e saltuariamente di quelle rosse. limitare latte e formaggi;
Ridurre l’apporto di sodio, poiché aumenta la ritenzione idrica e la pressione arteriosa;
Aumentare il consumo di fibre, poichè regolarizza la funzionalità intestinale e riduce glicemia e colesterolemia;
Favorire il consumo di acidi grassi omega3 aumentando il consumo di pesce. Gli Omega 3 riducono l’accumulo di grassi nocivi sulle pareti delle arterie, rendono il sangue più fluido permettendo al cuore di lavorare meglio, attenuano le reazioni infiammatorie, aumentano le difese immunitarie;
Aumentare il consumo di antiossidanti attraverso l’assunzione di frutta e verdure fresche e di stagione, preferendo quelle di colore viola, giallo e arancione perché più ricche di vitamine e antiossidanti.

Per la curare le malattie del tessuto osseo (artrosi e artrite):

Evitare l’aumento di peso per non sovraccaricare l’apparato osteo-articolare;
Svolgere un’attività fisica costante nel tempo, evitare di fumare, limitare il più possibile gli alcolici;
Aumentare l’introduzione di alimenti che favoriscono l’accrescimento osseo (cerali, legumi, semi oleosi, lievito di birra, mandorle, spinaci, prezzemolo e cavoli; frutta e verdure rosse e arancioni, germe di grano);
Limitare il consumo di sostanze che possono favorire le patologie osteo-articolari come i fosfati (latte vaccino, tè, caffè, bevande a base di cola), l’acido archidonico (alimenti di origine animale) e solanacee (patate, melanzane, peperoni e pomodori);
Preferire tutte le sostanze ad azione antinfiammatoria,come zolfo, acidi grassi omega3, ananas e zenzero.

sabato 1 agosto 2009

orzo:ecco i benefici che porta consumarlo.

L'orzo, che poteri!

Non tutti conoscono le benefiche proprietà dell’orzo, una delle piante più ricche di preziose componenti tra quelle coltivate dall’uomo e anche più antica, basti pensare che questo cereale era già presente sulle tavole dell’Antica Grecia.

L’orzo è una sostanza utilissima per garantire il benessere dell’organismo, è particolarmente digeribile e molto salutare: è ricco di silicio, fondamentale per il sistema nervoso, e di zucchero.

I suoi chicchi sono pieni di vitamina B1 e vitamina E, contengono proteine e carboidrati e sono una preziosa riserva di fosforo: ciò rende questo cereale indicato per chi svolge attività intellettuale e per tutti i soggetti particolarmente nervosi.

Ma i vantaggi non finiscono qui, soprattutto per le donne: l’orzo contiene piccole quantità di estrogeni vegetali, utili per prevenire il tumore al seno e combattere alcuni dei disturbi caratteristici della menopausa.

L’orzo è sempre più di moda e negli ultimi anni si è assistito a un boom di aperture di punti-vendita biologici e ristoranti che fanno di questo e di altri cereali un punto di forza.

Infine un occhio al bancone del bar.

Spesso consigliano di diminuire la quantità di caffé espresso in favore dell’orzo, ma quali sono i benefici che ne deriverebbero?

L’orzo non ha alcun potere eccitante, non contiene caffeina e quindi non può essere considerato un sostituto reale del caffé, ma gioca un ruolo importante per chi ha infiammazioni o irritazioni intestinali e dello stomaco.

In altre parole, una tazzina di orzo al bar non ci darà una sferzata di adrenalina e non ci aiuterà a tenerci svegli, ma regalerà al nostro organismo una bella dose di benessere.

http://news.paginemediche.it

MFL

Fonti
http://www.healthcastle.com/

martedì 17 marzo 2009

menopausa le terapie alternative,l'omeopatia

Omeopatia e terapia alternativa naturale adatta alla menopausa. La poca disponibilità delle donne occidentali a medicalizzare la menopausa e la loro propensione a trattare i disturbi del climaterio con rimedi più naturali hanno messo in evidenza l'esigenza di avere a disposizione terapie alternative alla terapia ormonale sostitutiva.

Un aiuto in questo senso è venuto dagli studi epidemiologici, i quali hanno dimostrato l'importanza determinante delle abitudini alimentari nell'insorgenza di molte patologie tipiche della menopausa.

Studiando le differenze tra i regimi dietetici delle donne asiatiche e delle donne occidentali, si è potuto così constatare che nelle donne orientali, in particolare le giapponesi, una alimentazione più ricca di soia determina una minore incidenza di problemi legati alla menopausa, per un migliore adattamento alla situazione di carenza ormonale.

Non a caso in Giappone l'incidenza dei tumori al seno è molto inferiore rispetto a quella riscontrata negli Stati Uniti, ma aumenta progressivamente nel tempo tra i giapponesi che vi emigrano e che ne assumono le abitudini alimentari.

Studi successivi hanno portato ad identificare negli Isoflavoni le sostanze presenti nella soia capaci di contrastare e risolvere i disturbi della menopausa. Essi presentano una struttura che assomiglia a quella degli estrogeni e pertanto riescono a mimare, seppure in maniera più blanda, alcune delle loro funzioni.

Proprio per questa loro proprietà e perché sono di origine vegetale, gli isoflavoni sono considerati dei Fitoestrogeni ed attualmente costituiscono la più importante alternativa naturale alla terapia ormonale sostitutiva.

La classe degli isoflavoni comprende varie molecole, strutturalmente simili tra loro ma distribuite in modo disomogeneo nel regno vegetale.

Le principali fonti naturali di isoflavoni sono costituite da Soia, Trifoglio Rosso e Cimicifuga Racemosa che però contengono quantitativi diversi di molecole diverse.

Piante e tipi di isoflavoni:

* Soia : Genisteina, Daidzeina, Glicetina

* Trifoglio rosso : Formononetina, Biocanina A Genisteina, Daidzeina.

* Cimicifuga : Formononetina

La Cimicifuga sembra inoltre contenere anche altre molecole ad attività estrogenica, alcune delle quali non sono state ancora caratterizzate.




Un aiuto alle donne in menopausa, continuiamo l'approfondimento dedicato a omeopatia e menopausa. Dal punto di vista chimico gli isoflavoni sono molecole caratterizzate da una struttura polifenolica non steroidea; in natura, solo una piccola parte di queste sostanze si trova in forma libera, attiva e biodisponibile, mentre la maggior parte si presenta con struttura glicosidica, inattiva per il legame con la molecole zuccherina.

Meccanismo d'azione degli isoflavoni :

(Parte tecnica)

Solo dopo la scoperta che nell'organismo umano i recettori degli estrogeni non sono di un unico tipo si è cominciato a capire quale fosse il meccanismo molecolare attraverso cui questi fitoestrogeni esercitano i loro effetti biologici.

Effetto degli isoflavoni sui disturbi della menopausa:

Il ruolo positivo esercitato dagli isoflavoni sui sintomi che accompagnano la menopausa e sulle patologie ad essa correlate è sostenuto da un gran numero di pubblicazioni scientifiche.

Pur non eguagliando l'efficacia terapeutica della terapia ormonale sostitutiva, l'assunzione di questi composti sottoforma di integratori alimentari si è rivelata utile nel ridurre il numero e l'entità delle vampate di calore e nel contrastare l'insorgenza di osteoporosi.

L'effetto sulle vampate è sostenuto da numerosi studi clinici, eseguiti con criteri scientifici rigorosi; anche se nei vari protocolli i fitoestrogeni sono stati assunti in forme diverse, tuttavia nell'insieme i risultati concordano, e indicano che nel gruppo di donne in menopausa trattate con isoflavoni si riscontra una riduzione significativa, anche fino al 45%, di questo disturbo, un effetto molto più marcato di quello che si osserva nel gruppo di donne trattate con placebo.

Densita ossea delle donne in menopausa :

A ulteriore conferma del ruolo svolto dagli isoflavoni nel prevenire l'osteoporosi, vale la pena ricordare l'esistenza di un gran numero di studi sperimentali e clinici effettuati per lo sviluppo dell'ipriflavone, un isoflavone di sintesi registrato come farmaco e indicato per il trattamento dell'osteoporosi; nell'uomo questa molecola viene poi trasformata enzimaticamente in Daidzeina.

Infine non bisogna dimenticare che gli isoflavoni favoriscono l'assorbimento, la biodisponibilità e la fissazione del calcio.

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