Nell’alimentazione potrebbe essere introdotto il pane alla vitamina D per chi ha poco calcio. Si tratta di una novità interessante, che intende rimediare al rischio delle ossa fragili associato alla carenza di vitamina D nell’organismo. Il pane arricchito di vitamina D grazie ad un lievito particolare è un oggetto di studio, che apre prospettive da tenere in considerazione in tema di nutrizione.
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martedì 15 marzo 2011
venerdì 4 marzo 2011
FESTA DELLA DONNA,NON MIMOSE MA GARDENIE PER LA RICERCA CONTRO LA SCLEROSI MULTIPLA

martedì 8 febbraio 2011
PREVENZIONE-PAP TEST,COME ,QUANDO,CHI è PERCHè SI DEVE FARE
Il tumore al collo dell’utero non fa più troppa paura; il suo esito mortale è in calo in Italia, grazie ai programmi di screening oncologici e alla libera iniziativa delle donne che, 3 su 4, effettuano il pap test ogni 3 anni.
Sono state, infatti, l’89% le italiane che hanno aderito all’invito delle Asl e delle Regioni nell’ambito di iniziative di prevenzione gratuita e 37% quelle che si sono rivolte al ginecologo privato per il controllo.
giovedì 25 novembre 2010
TUMORE AL POLMONE.DIAGNOSI PRECOCE CON TAC SPIRALE
l direttore dell'Ieo parla di "svolta epocale nella lotta al big killer" dai risultati dello studio Cosmos: la ripetizione dell'esame su un campione di 6.200 fumatori incalliti ha consentito di individuare 297 carcinomi, il 75% dei quali allo stadio iniziale e quindi più facilmente curabili. "Screening nazionale sui soggetti a rischio e test a carico dello stato"
MILANO - "Una svolta epocale per la lotta al tumore del polmone". Così all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) hanno commentato l'esito dello studio Cosmos sui grandi fumatori, realizzato a Milano, che conferma i dati del National cancer institute (Nci) negli Usa, secondo i quali la diagnosi precoce con Tac spirale nei soggetti a rischio permette di ridurre del 20% il tasso di mortalità di questo tumore.CONTINUA http://www.repubblica.it/salute/medicina/2010/11/25/news/tumori_polmone_tac_spirale_dimezza_mortalit-9501468/?ref=HREC1-6
martedì 23 novembre 2010
GLAUCOMA:PRESTO SARA' POSSIBILE MISURARE LA PRESSIONE DEGLI OCCHI A CASA
giovedì 7 ottobre 2010
PREVENIRE L'INFLUENZA COMBATTENDO L'INQUINAMENTO DOMESTICO
Sanihelp.it - Case, scuole, uffici, auto, trasporti pubblici: spazi chiusi, poco arieggiati o ventilati, climatizzati o surriscaldati. Ladegradazione della qualità dell’aria degli spazi interni è il fattore principale di aumento delle allergie respiratorie (soprattutto quelle causate da acari della polvere, implicati nel 60-70 per cento delle asme allergiche) e ormai, come sottolinea ogni anno la Conferenza Internazionale sulla Qualità dell’Aria degli Spazi Interni, non vi è speranza di miglioramento.
Ma anche chi non è asmatico o allergico risente negativamente di un’aria inquinata: può ammalarsi infatti più facilmente di influenza e raffreddori. Esiste anche una termine che definisce l’insieme dei disturbi provocati dall’aria contaminata degli ambienti chiusi: Sick Building Syndrome, la sindrome dell’edificio malato, caratterizzata da spossatezza, nausea, irritazione delle mucose, delle vie aeree superiori, degli occhi e della pelle, mal di testa, dolori e malesseri generali. Questo disturbo si riconosce dal comparire dei sintomi all’entrata nell’edificio e dalla scomparsa quando se ne esce.
CONTINUA
Ma anche chi non è asmatico o allergico risente negativamente di un’aria inquinata: può ammalarsi infatti più facilmente di influenza e raffreddori. Esiste anche una termine che definisce l’insieme dei disturbi provocati dall’aria contaminata degli ambienti chiusi: Sick Building Syndrome, la sindrome dell’edificio malato, caratterizzata da spossatezza, nausea, irritazione delle mucose, delle vie aeree superiori, degli occhi e della pelle, mal di testa, dolori e malesseri generali. Questo disturbo si riconosce dal comparire dei sintomi all’entrata nell’edificio e dalla scomparsa quando se ne esce.
CONTINUA
martedì 5 ottobre 2010
Dal Ministero della salute come prevenire l'influenza-campagna di vaccinazione stagionale
La vaccinazione antinfluenzale rappresenta un mezzo efficace e sicuro per prevenire l’influenza e le sue complicanze e, dunque, anche per ridurre la mortalità correlata.
Il Ministro della Salute Prof. Ferruccio Fazio ha emanato la Circolare con le raccomandazioni per la prevenzione dell’influenza stagionale 2010-2011 che tengono conto dell’attuale Livello di allerta pandemica per il virus AH1N1.
Al momento, nei paesi dell’Emisfero sud, entrati nella stagione invernale e per i quali sono disponibili dati relativi alla sorveglianza delle sindromi simil-influenzali, l’andamento di queste appare stabile o in lieve incremento, con una piccola percentuale di casi legata al virus pandemico mentre il resto delle sindromi è addebitabile ad altri virus. La composizione del vaccino per la prossima stagione 2010-11 per l'emisfero settentrionale è la seguente:
La campagna di vaccinazione stagionale, che partirà ad ottobre, è promossa dal Servizio sanitario nazionale ed è rivolta principalmente ai soggetti classificati e individuati a rischio di complicanze severe, e a volte letali, in caso contraggano l’influenza ed alle persone non a rischio che svolgano attività di particolare valenza sociale. L’offerta di vaccino a queste categorie è gratuita ed attiva da parte delle Regioni e Province Autonome. L’elenco delle categorie cui offrire prioritariamente la vaccinazione, le altre misure preventive nei confronti dell’infezione, insieme ad altre informazioni e alle indicazioni per la sorveglianza delle sindromi simil-influenzali e dei virus influenzali circolanti nel nostro Paese, sono visionabili nella Circolare del 29 luglio 2010.
Comunicato stampa n. 296 del 10 agosto 2010http://www.salute.gov.it/dettaglio/phPrimoPianoNew.jsp?id=285
Il Ministro della Salute Prof. Ferruccio Fazio ha emanato la Circolare con le raccomandazioni per la prevenzione dell’influenza stagionale 2010-2011 che tengono conto dell’attuale Livello di allerta pandemica per il virus AH1N1.
Al momento, nei paesi dell’Emisfero sud, entrati nella stagione invernale e per i quali sono disponibili dati relativi alla sorveglianza delle sindromi simil-influenzali, l’andamento di queste appare stabile o in lieve incremento, con una piccola percentuale di casi legata al virus pandemico mentre il resto delle sindromi è addebitabile ad altri virus. La composizione del vaccino per la prossima stagione 2010-11 per l'emisfero settentrionale è la seguente:
- antigene analogo al ceppo A/California/7/2009 (H1N1), cosiddetto ceppo "Pandemico";
- antigene analogo al A/Perth/16/2009 (H3N2);
- antigene analogo al ceppo B/Brisbane/60/2008.
La campagna di vaccinazione stagionale, che partirà ad ottobre, è promossa dal Servizio sanitario nazionale ed è rivolta principalmente ai soggetti classificati e individuati a rischio di complicanze severe, e a volte letali, in caso contraggano l’influenza ed alle persone non a rischio che svolgano attività di particolare valenza sociale. L’offerta di vaccino a queste categorie è gratuita ed attiva da parte delle Regioni e Province Autonome. L’elenco delle categorie cui offrire prioritariamente la vaccinazione, le altre misure preventive nei confronti dell’infezione, insieme ad altre informazioni e alle indicazioni per la sorveglianza delle sindromi simil-influenzali e dei virus influenzali circolanti nel nostro Paese, sono visionabili nella Circolare del 29 luglio 2010.
Comunicato stampa n. 296 del 10 agosto 2010http://www.salute.gov.it/dettaglio/phPrimoPianoNew.jsp?id=285
sabato 2 ottobre 2010
Schema alimentare per affrontare l'autunno senza malattie per i nostri bambini
Sanihelp.it - Il rientro in città dopo le vacanze estive e l’arrivo dell’autunno ripropongono il problema delle allergie respiratorie dei bambini, particolarmente a rischio per l'inquinamento atmosferico. Secondo un recente studio internazionale effettuato su 50 mila bambini tra gli 8 e i 12 anni, pubblicato da Thorax, la dieta mediterranea può contribuire ad affrontare il problema delle riniti e dell'asma nei bambini.continua
lunedì 20 settembre 2010
Problemi ai denti in gravidanza:cosa fare per prevenirli
Durante la gravidanza, il pensiero già volto al nascituro fa si che la futura mamma tenda a trascurare di più se stessa. A questa condizione si aggiunge un notevole “sconvolgimento ormonale” che può amplificare eventuali problemi già presenti a livello delle gengive.
Le conseguenze possono essere infiammazioni gengivali più o meno gravi,epulide gravidica (una neoformazione benigna che può svilupparsi sulla gengiva fra i denti anteriori), aggravamento di malattie parodontali già presenti, alitosi.
La malattia parodontale, oltre a compromettere la stabilità dei denti, può avere ripercussioni sulla salute generale e può anche essere causa di parto prematuro.
L’ideale sarebbe effettuare una visita odontoiatrica e le eventuali cure necessarie PRIMA della gravidanza, quando si comincia a programmarla. Così facendo, quando inizierà la “dolce attesa”, per conservare la salute orale sarà sufficiente tenere sotto controllo l’igiene orale e seguire i consigli del dentista sulla prevenzione, sia per la mamma che per il bimbo in arrivo.
Un corretto programma di prevenzione specifico per le future mamme (o almeno questo è quanto propongo alle pazienti che si rivolgono al mio studio) potrebbe essere organizzato su 3 appuntamenti:
- il primo da effettuarsi al 3° mese di gravidanza, per dare consigli sulla fluoro profilassi e effettuare una seduta di igiene professionale.
- Il secondo al 6° mese, per un’altra seduta di igiene atta a prevenire l’epulide gravidica.
- Il terzo dopo un mese e mezzo dal parto, per verificare lo stato di salute orale e programmare le eventuali cure in precedenza rinviate (al fine di evitare radiografie e anestesie durante la gravidanza).leggi tutto
mercoledì 15 settembre 2010
ASPIRINA:dal mal di testa all'ictus le proprietà di questo farmaco
Gli scienziati sono concordi nell’attestare al noto farmaco la virtù di poter salvare vite umane riducendo drasticamente i tassi d’incidenza di ictus e infarto
È il più noto e diffuso dei farmaci. È l’aspirina, utilizzata in molte situazioni; dal mal di testa ai sintomi influenzali… per finire alle malattie cardiovascolari.
E ora, gli scienziati sono concordi nell’affermare che l’aspirina possa davvero salvare vite umane riducendo in modo significativo i tassi d’infarto e ictus.
E ora, gli scienziati sono concordi nell’affermare che l’aspirina possa davvero salvare vite umane riducendo in modo significativo i tassi d’infarto e ictus.
Lo studio è stato pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology e condotto dai ricercatori australiani del George Institute for Global Health e nonostante i ricercatori abbiano ammesso che vi è stata incertezza sulla possibilità che il farmaco debba essere utilizzato in modo maggiore per combattere le malattie cardiovascolari, i risultati dello studio hanno mostrato dati incoraggianti.
La dottoressa Meg Jardine e colleghi hanno analizzato i dati relativi a oltre 18mila persone di età compresa tra i 50 e gli 80 anni con diagnosi di ipertensione. il 20% di questi soffriva anche di patologie renali croniche (CKD) dal lievi a moderate.
«Fino a oggi non vi è stata alcuna prova evidente riguardo i benefici della terapia con aspirina per le persone ad alto rischio di malattie cardiache e ictus, compresi quelli con malattia renale cronica», ha sottolineato la dottoressa Jardine. Tuttavia l’analisi ha permesso di appurare che un assunzione quotidiana di aspirina in un periodo di quattro anni potrebbe prevenire 54 morti per infarto, 40 ictus e 40 attacchi cardiaci non mortali ogni 1.000 persone con malattie renali.
«Fino a oggi non vi è stata alcuna prova evidente riguardo i benefici della terapia con aspirina per le persone ad alto rischio di malattie cardiache e ictus, compresi quelli con malattia renale cronica», ha sottolineato la dottoressa Jardine. Tuttavia l’analisi ha permesso di appurare che un assunzione quotidiana di aspirina in un periodo di quattro anni potrebbe prevenire 54 morti per infarto, 40 ictus e 40 attacchi cardiaci non mortali ogni 1.000 persone con malattie renali.
Quello che è apparso evidente è che hanno tratto particolare beneficio le persone che sono sopravvissute a un attacco di cuore o ictus. L’assunzione giornaliera di aspirina ha mostrato di ridurre la possibilità di recidive.L’analisi a anche tenuto conto degli effetti indesiderati che accompagnano l’assunzione del farmaco come, per esempio, la possibilità di emorragie interne provocate dall’assottigliamento del sangue.
Sulla possibilità di salvare circa 134 persone su 1.000, in questo caso può gravare un numero di circa 27 persone con insufficienza renale cronica cui potrebbe verificarsi un’emorragia maggiore e 12 con un’emorragia minore. Un costo che gli scienziati suggeriscono possa essere accettabile.
(lm&sdp)http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/salute/articolo/lstp/325322/
Sulla possibilità di salvare circa 134 persone su 1.000, in questo caso può gravare un numero di circa 27 persone con insufficienza renale cronica cui potrebbe verificarsi un’emorragia maggiore e 12 con un’emorragia minore. Un costo che gli scienziati suggeriscono possa essere accettabile.
(lm&sdp)http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/salute/articolo/lstp/325322/
venerdì 10 settembre 2010
Alzheimer e demenza senile:utile consumare alimenti ricchi di vitamina b
Probabilmente la paura più grande dell’essere umano non è tanto la morte quanto la sopravvivenza in uno stato di demenza, che costringe il soggetto a dipendere da altre persone e a non poter più contare sulle proprie facoltà mentali.
Il morbo di Alzheimer è una malattia che si presenta di solito dopo i sessantacinque anni. Il suo forte impatto sociale è dovuto sia alla diffusione della patologia sia all’assenza di terapie capaci di condurre alla guarigione. Il fatto che non sia possibile curare il morbo non significa, però, che non si possa rallentare il suo processo degenerativo. Uno studio portato a termine dai ricercatori dell’università di Oxford e pubblicato da Public Library of Science One dimostra che la vitamina B, presa in dosi abbondanti, può ritardare l’insorgere di quelle problematiche tipiche della terza età, quali la demenza senile e l’Alzheimer.
Dopo i sessant’anni il cervello umano subisce una riduzione della propria massa pari allo 0,5%. Tale riduzione della materia grigia aumenta fino a raddoppiarsi quando abbiamo a che fare con disturbi cognitivi quali la demenza senile. Con l’ Alzheimer assistiamo ad un restringimento annuo del 2,5% della massa cerebrale. Gli scienziati dell’università di Oxford hanno condotto un esperimento della durata di due anni, al seguito dei quali si è notato che l’assunzione di vitamine del complesso B aveva ridotto del 50% l’atrofia cerebrale di alcune persone in età avanzata.
Una scoperta di tale portata potrebbe apportare notevoli cambiamenti nella vita di chi soffre di patologie legate all’anzianità e dei loro familiari. I ricercatori, però, tengono a freno ogni entusiasmo precoce: finché non saranno stati fatti tutti gli studi necessari per evidenziare eventuali rischi di tale terapia la prescrizione di vitamina B in anziani soggetti a demenza senile o Alzheimer non sarà ancora consigliata.
Nel frattempo le famiglie che hanno a che fare con persone vittime di tali disturbi degenerativi possono integrare la dieta quotidiana con alimenti quali le patate, la carne ed i cerali, che sono ricchi di vitamina B e che, certamente, non potranno che giovare alla salute.
http://lenostreconfidenze.forumcommunity.net/?t=40468465Martina Cesaretti (newnotizie.it)
Il morbo di Alzheimer è una malattia che si presenta di solito dopo i sessantacinque anni. Il suo forte impatto sociale è dovuto sia alla diffusione della patologia sia all’assenza di terapie capaci di condurre alla guarigione. Il fatto che non sia possibile curare il morbo non significa, però, che non si possa rallentare il suo processo degenerativo. Uno studio portato a termine dai ricercatori dell’università di Oxford e pubblicato da Public Library of Science One dimostra che la vitamina B, presa in dosi abbondanti, può ritardare l’insorgere di quelle problematiche tipiche della terza età, quali la demenza senile e l’Alzheimer.
Dopo i sessant’anni il cervello umano subisce una riduzione della propria massa pari allo 0,5%. Tale riduzione della materia grigia aumenta fino a raddoppiarsi quando abbiamo a che fare con disturbi cognitivi quali la demenza senile. Con l’ Alzheimer assistiamo ad un restringimento annuo del 2,5% della massa cerebrale. Gli scienziati dell’università di Oxford hanno condotto un esperimento della durata di due anni, al seguito dei quali si è notato che l’assunzione di vitamine del complesso B aveva ridotto del 50% l’atrofia cerebrale di alcune persone in età avanzata.
Una scoperta di tale portata potrebbe apportare notevoli cambiamenti nella vita di chi soffre di patologie legate all’anzianità e dei loro familiari. I ricercatori, però, tengono a freno ogni entusiasmo precoce: finché non saranno stati fatti tutti gli studi necessari per evidenziare eventuali rischi di tale terapia la prescrizione di vitamina B in anziani soggetti a demenza senile o Alzheimer non sarà ancora consigliata.
Nel frattempo le famiglie che hanno a che fare con persone vittime di tali disturbi degenerativi possono integrare la dieta quotidiana con alimenti quali le patate, la carne ed i cerali, che sono ricchi di vitamina B e che, certamente, non potranno che giovare alla salute.
http://lenostreconfidenze.forumcommunity.net/?t=40468465Martina Cesaretti (newnotizie.it)
giovedì 22 luglio 2010
AIDS:gel antiretrovirale per ridurre la possibilità di contagio
GEL A BASE DI TENOFOVIR Secondo uno studio presentato, un gel antiretrovirale a base di Tenofovir - una sostanza contenuta anche in un medicinale in pasticca per la terapia dell'aids - se applicato 12 ore prima o dopo un rapporto sessuale, può ridurre fino al 39% il rischio di contagio col virus Hiv in donne fra 18 e 40 anni. Percentuale che sale a oltre il 50% per infezioni di herpes genitale. Il vantaggio è che non c'è bisogno della cooperazione dell'uomo. Mentre è stata di ribadita l'importanza di una cura precoce, è stato presentato oggi anche un documento di raccomandazioni dell'Oms per la prevenzione e cura dell'aids nei bambini. Alla fine del 2009, 355.000 bambini in tutto il mondo ricevevano cure, un sensibile aumento rispetto ai 276.000 a fine 2008:molti di più potrebbero essere curati, e salvati, se le diagnosi e le terapie cominciassero prima, è stato sottolineato. Ogni anno 400.000 neonati si contagiano attraverso la trasmissioni madre-figlio durante la gravidanza, la nascita o l'allattamento. Le raccomandazioni Oms si prefiggono ora l'obbiettivo ambizioso di sottoporre i neonati al test dell'aids 4-6 settimane dopo la nascita: il rischio di trasmissione madre-figlio potrebbe così essere portato entro il 2015 a sotto il 5%.http://www.leggo.it/articolo.php?id=73471
lunedì 17 maggio 2010
Endometriosi:cos'è,legame con il consumo di grassi,prevenire con gli omega 3
MILANO - L’ennesimo capo d’accusa per i grassi vegetali idrogenati, i cosiddetti grassi «trans», e l’ennesima prova a favore del consumo degli omega-3: un ampio studio accessibile liberamente sulla rivista Human Reproductionha indagato per la prima volta il legame fra dieta ed endometriosi, scoprendo che la malattia è più probabile in chi introduce molti grassi trans con la dieta e si può prevenire facendo scorta di omega-3.
ENDOMETRIOSI – L’endometriosi è abbastanza frequente (colpisce circa il 10 per cento delle donne) e consiste nella crescita di piccoli pezzetti di tessuto uterino al di fuori dell’utero, ad esempio nell’addome o nelle ovaie: questi pezzettini si comportano come l’endometrio, ovvero rispondono agli ormoni del ciclo mestruale e ogni mese proliferano per poi sfaldarsi, ma sono «intrappolati» e perciò portano a infiammazione locale, dolori e anche alla sterilità. Poco si sa delle cause, poche anche le cure (per lo più sintomatiche, quando non si deve ricorrere alla chirurgia); ora per la prima volta si sarebbe individuato un fattore di rischio modificabile che potrebbe aiutare le donne a prevenire il problema e, chissà, forse perfino a curarlo. I dati arrivano da una ricerca davvero ampia: oltre 70 mila donne seguite dal 1989 al 2001 attraverso questionari ripetuti ogni 4 anni che, tra le altre cose, indagavano anche quantità e tipo di grassi introdotti con la dieta. Milleduecento donne si sono ammalate di endometriosi: guardandole sotto la lente gli autori, del Brigham and Women’s Hospital di Boston, si sono accorti che la quantità di grassi non conta, conta piuttosto di che tipo sono.
TIPO DI GRASSI – Chi mangiava tanti omega-3 attraverso cibi come tonno, salmone o sgombro (ma stiamo parlando di donne americane, così è emerso che una grossa fonte di omega-3 è stata per loro pure la maionese) vedeva ridursi del 22 per cento il rischio di endometriosi; le donne che abbondavano coi grassi vegetali idrogenati (da cibi fritti, margarina, crackers) si ritrovavano al contrario con un 48 per cento di probabilità in più di ricevere la diagnosi. I grassi trans non sono certo nuovi alle accuse: derivati dall’idrogenazione di grassi vegetali (un processo che avviene durante la frittura o viene indotto nell’industria alimentare per aumentare la consistenza dei grassi da aggiungere a biscotti, prodotti da forno o margarine), sono considerati dei veri killer delle arterie perché fanno crescere molto il colesterolo cattivo e riducono quello buono, aumentando di il rischio cardiovascolare tanto che anche le autorità europee alimentari hanno più volte ribadito la necessità di ridurne l’uso (e qualcosa è cambiato, visto che i contenuti in grassi trans sono in effetti scesi negli ultimi anni). Adesso un primo indizio che sembra metterli sul banco degli imputati anche per l’endometriosi. «I nostri dati indicano che attraverso la dieta si può influenzare la probabilità di ammalarsi di endometriosi – afferma Stacey Missmer, la responsabile della ricerca –. Trattandosi della prima segnalazione, andrà ovviamente confermata; nel frattempo, vogliamo anche capire se una dieta ricca di omega-3 e povera di grassi trans possa alleviare i sintomi delle donne che già soffrono di endometriosi», conclude la ricercatricehttp://news.google.it/nwshp?hl=it&tab=wn&q=endometriosi
Eiaculazione precoce:dal 24 al 26 maggio visite gratuite nella regione Lazio
SALUTE: EIACULAZIONE PRECOCE, 3 GIORNI VISITE GRATUITE NEL LAZIO
(AGI) - Roma, 14 mag. - Al via la seconda edizione degli “EP Days”: 74 Medici Specialisti di 40 centri della regione Lazio dal 24 al 26 maggio visiteranno gratuitamente, su appuntamento, chi soffre o pensa di soffrire di eiaculazione precoce. L’iniziativa che fa seguito a quella del novembre scorso, vede riconfermato l’impegno della Societa’ Italiana di Andrologia (SIA), la Societa’ Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualita’ (SIAMS) e la Societa’ Italiana di Urologia (SIU). Da oggi, sara’ possibile telefonare al numero verde dedicato (800.93.33.18) o andare su www.eiaculazioneprecocestop.it per trovare il Centro piu’ vicino a cui telefonare per prenotare la visita gratuita. La prima edizione degli epdays ha consentito di delineare, “sul campo”, qual e’ il possibile identikit del laziale che, con l’EP, ci convive quotidianamente: il 57% ha un’eta’ tra i 31 ai 50 anni. Nel 55% ha una relazione stabile (e’ sposato o convive). Nel 76% e’ in buona salute. Nel 54% ha uno o piu’ figli. Nella totalita’ dei casi ha un’istruzione superiore. “Durante la tre giorni di novembre abbiamo visitato solo una parte degli uomini della regione che soffrono del problema. Si potrebbe dire - afferma il Prof. Vincenzo Gentile, Presidente della Societa’ Italiana di Andrologia e Ordinario di Urologia all’Universita’ “La Sapienza” di Roma- che ci siamo occupati delle sole avanguardie dell’esercito laziale di eiaculatori precoci. Ed e’ questo esercito, o almeno parte di esso, che vogliamo intercettare ed aiutare con i nuovi epdays”. I laziali con l’eiaculazione precoce sono una “minoranza silenziosa”. I risultati della prima tre giorni lo chiariscono in modo netto: Il 78% non ha mai parlato della propria condizione con uno specialista. Solo il 24% ha fatto una visita specifica. Sono percentuali che confermano come questa condizione sia vissuta, ancora, in silenzio da chi ne soffre. Studi clinici e ricerche sociali riportano che il motivo del silenzio sta nell’imbarazzo generato da questo problema. Imbarazzo che porta a non parlarne con il medico e non sempre con la partner (il 62,8% lo ha fatto). “Prima di rivolgersi a noi, la stragrande maggioranza dei maschi con eiaculazione precoce aspetta perche’ crede che il problema possa risolversi da se’ - continua il Prof. Gentile -Tutto cio’ crea un carico di frustrazione che e’ facile immaginare e che e’ direttamente proporzionale agli anni durante i quali il problema persiste”. In realta’, questa condizione non puo’ risolversi spontaneamente e diventa invece un crescente problema per la partner o per entrambi (60%). Fino a mettere a rischio lo stesso rapporto di coppia (nel 38% dei casi). (AGI) Red/Pgihttp://www.medici-oggi.it/archives/0008380.html
Questo articole è stato pubblicato il Venerdì, Maggio 14th, 201
lunedì 10 maggio 2010
Tumore alla vescica:One Stop Clinic,per prevenirlo basta un semplice esame del'urina
Sanihelp.it - Si registrano sempre più casi di donne con tumore alla vescica. L’Irccs Policlinico di San Donato Milanese affronta, con il progetto One Stop Clinic, l’ematuria con tempestività. La presenza di sangue nelle urine è spesso l’unico sintomo del tumore vescicale negli uomini e nelle donne.
Luca Carmignani, Direttore della Clinica Universitaria di Urologia presso il Policlinico di San Donato, spiega: «In una giornata riusciamo a garantire ai nostri pazienti la visita specialistica con ecografia e, se necessario, la cistoscopia, un esame fondamentale che oggi può definirsi dolce, in quanto eseguito tramite una strumentazione più flessibile, che riduce significativamente il disagio dei pazienti. Ogni anno si registrano 14.000 nuovi casi per gli uomini e 3.000 per le donne, tra le cause inquinamento e fumo».
I dati del 2009 presentati dall’American Cancer Society, dimostrano che le neoplasie della vescica sono superiori a quelle della cervice uterina. Nel 20% dei casi il tumore vescicale può cambiare rapidamente stadio: proprio per questo è importante affrontarlo con estrema rapidità.
Luca Carmignani, Direttore della Clinica Universitaria di Urologia presso il Policlinico di San Donato, spiega: «In una giornata riusciamo a garantire ai nostri pazienti la visita specialistica con ecografia e, se necessario, la cistoscopia, un esame fondamentale che oggi può definirsi dolce, in quanto eseguito tramite una strumentazione più flessibile, che riduce significativamente il disagio dei pazienti. Ogni anno si registrano 14.000 nuovi casi per gli uomini e 3.000 per le donne, tra le cause inquinamento e fumo».
I dati del 2009 presentati dall’American Cancer Society, dimostrano che le neoplasie della vescica sono superiori a quelle della cervice uterina. Nel 20% dei casi il tumore vescicale può cambiare rapidamente stadio: proprio per questo è importante affrontarlo con estrema rapidità.
sabato 8 maggio 2010
Airc in piazza con le Azalee domenica 9 maggio per finanziare la ricerca
http://salute24.ilsole24ore.com/salute/oncologia/4729_Azalee_per_la_ricerca:l_Airc_in_piazzaper_i_tumori_femminili.php
Azalee per la ricerca:
Quindici euro per un`azalea e per aiutare l`Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) a rendere il cancro una malattia sempre più curabile: domenica 9 maggio "L’Azalea della Ricerca" di Airc si prefigge di raccogliere, con la vendita delle azalee nel giorno della festa della Mamma, 10 milioni di euro. L`obiettivo è finanziare i migliori progetti di ricerca sui tumori femminili. La scorsa edizione sono state vendute più di 650.000 piantine distribuite da 20.000 volontari in oltre 3.500 piazze.
Ricerca con il contributo di Airc: lo studio del lievito per il tumore
In 30 anni, spiega l`Airc inuna nota, la guaribilità media dei tumori è più che raddoppiata e per alcune forme – soprattutto per il tumore al seno – i tassi di guarigione sono saliti all’80-90%. tanti gli elementi in gioco che hanno reso possibile questi cambiamenti: la conoscenza sempre più approfondita del tumore nelle sue alterazioni molecolari, i miglioramenti continui della diagnosi precoce, della prevenzione e delle nuove terapie mirate, letecnologie più innovative e, infine, un nuovo atteggiamento nei confronti della malattia da parte di una popolazione sempre più informata.
Le ricette anticancro: pilaf di pollo e riso
L’Azalea della Ricerca, che per tradizione cade nel giorno della Festa della Mamma, è un’opportunità per informare suiprogressi della ricerca e invitare tutti a prestare maggiore attenzione alla prevenzione della malattia e alla tutela della propria salute.
"Donna e uomo uniti nella prevenzione" è il titolo della pubblicazione che accompagnerà le azalee nelle piazze, con informazioni utili per diminuire il rischio di ammalarsi. La guida è dedicata, in particolare, a due dei tumori più pericolosi: quello del polmone e quello del colon-retto, percepiti come tipicamente maschili, ma oggi non più esclusivamente tali. L’incremento di queste due patologie nelle donne è per lo più legato ai cambiamenti degli stili di vita: saperlo è importante per prevenire al meglio la loro insorgenza.
La torta anticancro è con carote e caffè
Sarà possibile dare il proprio contributo effettuando le donazioni (senza commissioni) secondo le seguenti modalità: presso tutte le filiali di Intesa Sanpaolo e delle banche del gruppo per versamenti sul conto corrente intestato ad AIRC - Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, utilizzando il codice IBAN IT02J0306909410000009000039; presso tutti gli sportelli bancomat di Intesa Sanpaolo e delle banche del gruppo aderenti; attraverso i servizi internet della banca.Data: 07-05-2010
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Azalee per la ricerca:
l’Airc in piazza
per i tumori femminili
Quindici euro per un`azalea e per aiutare l`Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) a rendere il cancro una malattia sempre più curabile: domenica 9 maggio "L’Azalea della Ricerca" di Airc si prefigge di raccogliere, con la vendita delle azalee nel giorno della festa della Mamma, 10 milioni di euro. L`obiettivo è finanziare i migliori progetti di ricerca sui tumori femminili. La scorsa edizione sono state vendute più di 650.000 piantine distribuite da 20.000 volontari in oltre 3.500 piazze.
Ricerca con il contributo di Airc: lo studio del lievito per il tumore
In 30 anni, spiega l`Airc inuna nota, la guaribilità media dei tumori è più che raddoppiata e per alcune forme – soprattutto per il tumore al seno – i tassi di guarigione sono saliti all’80-90%. tanti gli elementi in gioco che hanno reso possibile questi cambiamenti: la conoscenza sempre più approfondita del tumore nelle sue alterazioni molecolari, i miglioramenti continui della diagnosi precoce, della prevenzione e delle nuove terapie mirate, letecnologie più innovative e, infine, un nuovo atteggiamento nei confronti della malattia da parte di una popolazione sempre più informata.
Le ricette anticancro: pilaf di pollo e riso
L’Azalea della Ricerca, che per tradizione cade nel giorno della Festa della Mamma, è un’opportunità per informare suiprogressi della ricerca e invitare tutti a prestare maggiore attenzione alla prevenzione della malattia e alla tutela della propria salute.
"Donna e uomo uniti nella prevenzione" è il titolo della pubblicazione che accompagnerà le azalee nelle piazze, con informazioni utili per diminuire il rischio di ammalarsi. La guida è dedicata, in particolare, a due dei tumori più pericolosi: quello del polmone e quello del colon-retto, percepiti come tipicamente maschili, ma oggi non più esclusivamente tali. L’incremento di queste due patologie nelle donne è per lo più legato ai cambiamenti degli stili di vita: saperlo è importante per prevenire al meglio la loro insorgenza.
La torta anticancro è con carote e caffè
Sarà possibile dare il proprio contributo effettuando le donazioni (senza commissioni) secondo le seguenti modalità: presso tutte le filiali di Intesa Sanpaolo e delle banche del gruppo per versamenti sul conto corrente intestato ad AIRC - Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, utilizzando il codice IBAN IT02J0306909410000009000039; presso tutti gli sportelli bancomat di Intesa Sanpaolo e delle banche del gruppo aderenti; attraverso i servizi internet della banca.Data: 07-05-2010
martedì 4 maggio 2010
Mammografia:a che età iniziare,screening,digitale è meno dolorosa,prevenzione
http://donna.libero.it/lifestyle/mammografia-tumore-seno-palpazione-ne2750.phtml
Le nuove metodiche diagnostiche per il seno significano meno dolore e più precisione. Ma, anche per le ecografie, è importante farle in un centro grande, moderno e ben attrezzato. Intervista alla senologa dell'Ieo Viviana Galimberti
È ancora una delle prime cause di morte tra le donne, ma molte continuano a disinteressarsene, non facendo prevenzione: stiamo parlando del cancro al seno. Che quando viene scoperto presto, e quindi di piccole dimensioni, ormai si cura nel 98% dei casi. Ecco perché è così importante fare opportuni e costanti controlli fin da giovani. Con gli esami adeguati, mammografia ed ecografia in testa. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Viviana Galimberti, Direttore Unità di Senologia Molecolare all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di MilanoSi parla tanto di prevenzione: da che età è opportuno iniziare a fare i controlli?
Andiamo per gradi: a partire dai 20-25 anni è bene che ogni donna inizi a farsi visitare dal proprio medico di base e si controlli con l'autopalpazione. Se non emerge nulla da approfondire, a partire dai30 anni si comincia a fare un'ecografia al seno ogni anno, che è l'esame meno invasivo, e a partire dai 40 anni - sempre in donne che non hanno problemi rilevanti - si comincia a fare una mammografia all'anno abbinata però sempre anche a un'ecografia all'anno. Questo vale come discorso generale. Perché invece nel caso di donne cosiddette "categorie a rischio" (rischio di familiarità o rischio genetico), allora abbiamo dei programmi di prevenzione un po' più intensi.
Quanto è importante fare prevenzione?
Grazie alle campagne di prevenzione è sì aumentato il numero delle donne ammalate (ammalate "emerse", ndr), ma è anche diminuita la mortalità.
Parliamo di numeriOgni anno si ammalano circa 35mila donne all'anno in Italia, il cancro al seno rimane una delle prime cause di morte. Ma la mortalità si sta riducendo: ne muoiono 12mila all'anno, 500 ogni anno in meno rispetto agli anni '90. Attualmente in tumori piccoli, guariamo nel 98% dei casi. Tumore piccolo significa grandissime possibilità di guarire. E il nostro obiettivo è portare questo dato al 100%.
Ma gli screening ufficiali della sanità pubblica esistono? E come funzionano?Gli screening ufficiali esistono e le modalità variano da Regione a Regione, in genere partono dai 50 anni. Donne asintomatiche vengono chiamate dalla Asl. Noi come Ieo invece vogliamo più personalizzare la prevenzione e cerchiamo di personalizzarla con la singola donna che soprattutto in Lombardia è più sensibile e si controlla già da sola.
Lo specialista può essere solo il senologo o va bene anche il proprio ginecologo?Non esiste la specialità in senologia, va bene anche il ginecologo purché si occupi di senologia. Il senologo in genere è un chirurgo. Qui abbiamo una Unità di senologia (Breast Unit, dove si fanno studi con chirurgo e oncologo).
Campanelli d'allarme a cui stare attenti?I cambiamenti: l'asimmetria, gli arrossamenti, le retrazione cutanee, la tumefazione chesi palpa facendo la doccia. Ancora oggi la maggioranza dei problemi vengono riscontrati dalle donne stesse.
Quindi l'autopalpazione resta un pilastro importante
Sì, ma non deve sostituire la visita, perché quando si palpa un nodulo talvolta potrebbe essere già tardi. Ma potrebbe essere anche una semplice cisti.
La mammografia resta ancora un esame dolorosoSì, inutile negarlo, si tratta in un certo senso ancora di un esame barbaro, ma va fatto. Non è sostituibile da altri, è complementare all'ecografia. E viceversa. Rivelano cose diverse sul seno di una paziente. Poi va detto che se si fa una mammografia digitale (accertarsi al momento della prenotazione dell'esame che si farà esattamente una mammografia digitale, ndr) il dosaggio di raggi è minore, e quindi è meno nocivo per la donna e inoltre si schiaccia meno la mammella. Risultato: l'ecografia è meno dolorosa. E poi comunque si tratta di pochi secondi.
Allora conta il tipo di macchinario. E la mano dell'operatore?
Sì, è sempre bene effettuare questi esami in strutture grandi e moderne perché hanno macchinari migliori. Nel caso della mammografia la mano conta già meno, perché come senologa che la leggo ho modo di ingrandire le immagini che mi servono e di vedere il seno nel suo insieme. Nel caso dell'ecografia invece conta molto, oltre al macchinario, anche la mano dell'operatore. Perché è solo lui che decide quali immagini privilegiare, e io ho un po' le mani legate: la vedo e mi devo fidare degli scatti realizzati da lui, delle zone scelte da lui. Della sua selezione insomma. È davvero importante che sia realizzata da un professioniste capace, con macchine mirate: la sonda per il seno non è la stessa che si usa per il fegato, per intenderci.
Se dalla mammografia emerge una brutta sorpresa, cancro al seno, quali strade si aprono? L'intervento?
Sì, la chirurgia resta il trattamento d'elezione, ma talvolta se il tumore non è piccolo è necessario farla precedere dalle radiazioni per restringere il campo dell'intervento e la massa da asportare.
Alimentazione, stile di vita sano, allattamento, quanto contano per scongiurare il cancro al seno?Tutte queste cose servono: mangiare frutta e verdura, pochi grassi animali, bere poco o niente, non fumare, fare attività fisica e allattare (perché per questo le cellule del seno sono programmate biologicamente e quindi significa dar corso al loro ciclo vitale), sono tutti fattori utili a prevenire il cancro al seno. Ma non sono gli unici. Familiarità e rischio genetico non sono da trascurare.
Quanto è importante fare prevenzione?
Grazie alle campagne di prevenzione è sì aumentato il numero delle donne ammalate (ammalate "emerse", ndr), ma è anche diminuita la mortalità.
Parliamo di numeriOgni anno si ammalano circa 35mila donne all'anno in Italia, il cancro al seno rimane una delle prime cause di morte. Ma la mortalità si sta riducendo: ne muoiono 12mila all'anno, 500 ogni anno in meno rispetto agli anni '90. Attualmente in tumori piccoli, guariamo nel 98% dei casi. Tumore piccolo significa grandissime possibilità di guarire. E il nostro obiettivo è portare questo dato al 100%.
Ma gli screening ufficiali della sanità pubblica esistono? E come funzionano?Gli screening ufficiali esistono e le modalità variano da Regione a Regione, in genere partono dai 50 anni. Donne asintomatiche vengono chiamate dalla Asl. Noi come Ieo invece vogliamo più personalizzare la prevenzione e cerchiamo di personalizzarla con la singola donna che soprattutto in Lombardia è più sensibile e si controlla già da sola.
Lo specialista può essere solo il senologo o va bene anche il proprio ginecologo?Non esiste la specialità in senologia, va bene anche il ginecologo purché si occupi di senologia. Il senologo in genere è un chirurgo. Qui abbiamo una Unità di senologia (Breast Unit, dove si fanno studi con chirurgo e oncologo).
Campanelli d'allarme a cui stare attenti?I cambiamenti: l'asimmetria, gli arrossamenti, le retrazione cutanee, la tumefazione chesi palpa facendo la doccia. Ancora oggi la maggioranza dei problemi vengono riscontrati dalle donne stesse.
Quindi l'autopalpazione resta un pilastro importante
Sì, ma non deve sostituire la visita, perché quando si palpa un nodulo talvolta potrebbe essere già tardi. Ma potrebbe essere anche una semplice cisti.
La mammografia resta ancora un esame dolorosoSì, inutile negarlo, si tratta in un certo senso ancora di un esame barbaro, ma va fatto. Non è sostituibile da altri, è complementare all'ecografia. E viceversa. Rivelano cose diverse sul seno di una paziente. Poi va detto che se si fa una mammografia digitale (accertarsi al momento della prenotazione dell'esame che si farà esattamente una mammografia digitale, ndr) il dosaggio di raggi è minore, e quindi è meno nocivo per la donna e inoltre si schiaccia meno la mammella. Risultato: l'ecografia è meno dolorosa. E poi comunque si tratta di pochi secondi.
Allora conta il tipo di macchinario. E la mano dell'operatore?
Sì, è sempre bene effettuare questi esami in strutture grandi e moderne perché hanno macchinari migliori. Nel caso della mammografia la mano conta già meno, perché come senologa che la leggo ho modo di ingrandire le immagini che mi servono e di vedere il seno nel suo insieme. Nel caso dell'ecografia invece conta molto, oltre al macchinario, anche la mano dell'operatore. Perché è solo lui che decide quali immagini privilegiare, e io ho un po' le mani legate: la vedo e mi devo fidare degli scatti realizzati da lui, delle zone scelte da lui. Della sua selezione insomma. È davvero importante che sia realizzata da un professioniste capace, con macchine mirate: la sonda per il seno non è la stessa che si usa per il fegato, per intenderci.
Se dalla mammografia emerge una brutta sorpresa, cancro al seno, quali strade si aprono? L'intervento?
Sì, la chirurgia resta il trattamento d'elezione, ma talvolta se il tumore non è piccolo è necessario farla precedere dalle radiazioni per restringere il campo dell'intervento e la massa da asportare.
Alimentazione, stile di vita sano, allattamento, quanto contano per scongiurare il cancro al seno?Tutte queste cose servono: mangiare frutta e verdura, pochi grassi animali, bere poco o niente, non fumare, fare attività fisica e allattare (perché per questo le cellule del seno sono programmate biologicamente e quindi significa dar corso al loro ciclo vitale), sono tutti fattori utili a prevenire il cancro al seno. Ma non sono gli unici. Familiarità e rischio genetico non sono da trascurare.
Antonella Laudonia

martedì 30 marzo 2010
Diabete:si previene sin dall'infanzia riducendo i dolci e le bevande zuccherate
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FATTORI PREDITTIVI – Il primo studio arriva dagli Stati Uniti ed è stato condotto andando a rivalutare dati raccolti su un migliaio di ragazzine seguite dall'età di 10 anni per il National Growth and Health Study e circa 800 studenti osservati a partire dai 6-18 anni durante il Princeton Follow-Up Study. In entrambi i casi erano a disposizione numerosi dati clinici e personali di partenza, e i ragazzini sono stati seguiti nel tempo fino a 9 o addirittura 26 anni dopo la raccolta dei primi dati: questo ha permesso ai ricercatori di individuare elementi precoci legati a una maggior probabilità di ammalarsi di diabete di tipo due in età adulta. Il risultato parla chiaro: avere un indice di massa corporea elevato e la pressione massima già un po' alta è segno che bisogna stare in campana, perché il rischio di diabete è consistente. Se poi ci si aggiungono colesterolo e trigliceridi fuori dalla norma e una glicemia sopra a 100 milligrammi per decilitro, il pericolo aumenta ancora. L'influenza nefasta di questi fattori non è certo sorprendente, perché anche negli adulti sono indice di rischio; lo è semmai il fatto che dovremo abituarci all'idea di valutare la glicemia e magari pure l'insulinemia, come suggeriscono gli autori, in bambini che vanno alle elementari. E vista la diffusione del sovrappeso, non sembra in effetti un consiglio da prendere alla leggera.
SONNO – La seconda ricerca indica un fattore più insolito: i ricercatori, un gruppo di ricercatori cinesi di Tianjin, hanno valutato la durata del sonno in poco più di 1.200 bambini da 3 a 6 anni, obesi e non, misurando loro i livelli di glucosio a digiuno. Ebbene, stando ai risultati i bimbi obesi tendono a dormire poco, e chi riposa per 8 ore o meno ha un maggior rischio di iperglicemia rispetto ai coetanei che dormono 9 o 10 ore. Un buon sonno, insomma, metterebbe al riparo da quella che è universalmente considerata come l'anticamera del diabete. «Come entrambi gli studi sottolineano, il campanello d'allarme comune è sempre il sovrappeso: è rarissimo vedere un bimbo magro con alterazioni metaboliche, a meno che non ci sia una pesante ereditarietà – spiega Gabriele Riccardi, docente di malattie del metabolismo dell'Università Federico II di Napoli e presidente eletto dellaSocietà Italiana di Diabetologia –. Il problema vero è che i genitori tuttora considerano il sovrappeso e l'obesità come una condizione benigna, pensano che poi tutto passerà crescendo. Non è così, perché i chili di troppo non sono privi di conseguenze, a nessuna età». Anche per questo è bene agire subito: per di più, un'obesità che arriva da lontano diventa quasi sempre più difficile da risolvere. «Intervenire nell'infanzia evita guai dopo – conferma Riccardi –. Non occorre, insomma, fare i test del colesterolo alle elementari, basta pesare i bimbi e cambiare stile di vita se c'è sovrappeso o obesità: purtroppo non è semplice, i genitori spesso preferiscono scorciatoie di altro genere all'educare con polso fermo i bambini a ridurre i cibi dolci, i grassi o le bevande zuccherate», conclude il diabetologo.
venerdì 19 marzo 2010
Infarto al femminile:indispensabile per prevenirlo fare sport
Cuore matto: in Italia 120.000 vittime (tutte donne)
Le malattie cardiovascolari pareggiano i conti. Oggi uomini e donne nevengono ugualmente colpiti
Neva Ganzerla
18/03/2010

credits: Fotolia
Una delle credenze più diffuse in materia di salute è quella che infarti e ictus siano malattie prevalentemente maschili.
Oggi non è più così.
L’aumento delle responsabilità lavorative, dello stresse la diffusione del vizio del fumo mettono le donne in una condizione dirischio pari a quella maschile.
Negli Stati Uniti le patologie cardiovascolari sono la causa del 41,3 percento del totale dei decessi femminili, un valore che supera di 3 voltequello di ogni tipo di tumore.
In Italia infarto ed ictus hanno causato la morte di 120.000 donne solo nel 2009 e secondo la SIPREC (Società Italiana Prevenzione malattie Cardiovascolari) questo dato è destinato a subire unacrescita esponenziale dei prossimi 10/15 anni.
Fondamentale nella prevenzione dei problemi cardiaci è lo sport: il cuore èun muscolo e per mantenerlo in forma va allenato costantemente. Prendersi un’ora al giorno per fare jogging, andare in bicicletta o fare una passeggiata a ritmo sostenuto deve diventare un’abitudine irrinunciabile.
Anche per staccare dalla routine, altra fonte di stress per tutto l’organismo. Come si suol dire, due piccioni con una fava.
Anche per staccare dalla routine, altra fonte di stress per tutto l’organismo. Come si suol dire, due piccioni con una fava.
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