GIORNATA NAZIONALE PER IL PARKINSON
La dieta giusta per il Parkinson
Valutare e modificare l'alimentazione dei pazienti è una parte integrante della terapia
MILANO - Il Parkinson si cura anche a tavola: la dieta giusta, infatti, aiuta a tenere sotto controllo alcuni sintomi della malattia e migliora gli effetti dei farmaci, riducendo il rischio di complicanze. Lo dimostra una revisione italiana, da poco pubblicata su Movement Disorders, di cui si è parlato in occasione della Prima Giornata Nazionale del Parkinson, celebrata sabato 28 novembre
SINTOMI E CURA – I motivi per cui bisogna stare attenti a cosa che si mette in tavola quando si soffre di Parkinson li sintetizza l'autrice della revisione Michela Barichella, presidente della sezione Lombardia dell'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica e responsabile del Servizio di Dietetica degli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano, dove ha sede il più grande Centro Parkinson d'Italia: «I pazienti soffrono spesso di sintomi secondari come stipsi e difficoltà a deglutire, per i quali la dieta adeguata è il primo e più efficace trattamento; inoltre, il farmaco più usato nei parkinsoniani, la levodopa, è un aminoacido e come tale compete per l'assorbimento con le proteine introdotte coi cibi: un regime ipoproteico è perciò il più adatto a garantire la migliore efficacia della cura». continua
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domenica 29 novembre 2009
attenzione alla ketamina,può anche essere mortale
novembre 2009
I pericoli cerebrali causati dalla ketamina
pubblicato da lorenza barletta in: Farmaci MEDICINA
La ketamina è un potentissimo farmaco d’abuso, detto anche special K. Special perché ha sicuramente degli effetti “speciali”, se così si possono definire, sul nostro corpo e soprattutto a livello cerebrale. Il farmaco è nato come anestetico, ma fu subito ritirato dal commercio per i suoi effetti allucinogeni.continua
I pericoli cerebrali causati dalla ketamina
pubblicato da lorenza barletta in: Farmaci MEDICINA
La ketamina è un potentissimo farmaco d’abuso, detto anche special K. Special perché ha sicuramente degli effetti “speciali”, se così si possono definire, sul nostro corpo e soprattutto a livello cerebrale. Il farmaco è nato come anestetico, ma fu subito ritirato dal commercio per i suoi effetti allucinogeni.continua
cancro al colon:utile per la prevenzione bere Horchata de chufas
Horchata de chufas: la bevanda valenziana ricca di fibre contro il cancro
pubblicato da fritha in: Rimedi e Prodotti Naturali Piante e Erbe Officinali
Ne avete già sentito parlare? A me è capitato di recente di sentirne dire un gran bene da alcuni conoscenti spagnoli che sono soliti consumarne la bevanda che si ricava dalla cosiddetta chufa, più ricca di fibre addirittura dell’avena e dunque particolarmente indicata per il benessere del tratto intestinale e consigliata nella prevenzione del cancro al colon.
Si può utilizzare nelle preparazioni di prodotti da forno come pane e dolci per aumentarne il contenuto di fibre, ma è soprattutto la bevanda che se ne ricava ad attirare la mia attenzione perché considerata non solo benefica ma anche gradevole da consumare.continua
pubblicato da fritha in: Rimedi e Prodotti Naturali Piante e Erbe Officinali
Ne avete già sentito parlare? A me è capitato di recente di sentirne dire un gran bene da alcuni conoscenti spagnoli che sono soliti consumarne la bevanda che si ricava dalla cosiddetta chufa, più ricca di fibre addirittura dell’avena e dunque particolarmente indicata per il benessere del tratto intestinale e consigliata nella prevenzione del cancro al colon.
Si può utilizzare nelle preparazioni di prodotti da forno come pane e dolci per aumentarne il contenuto di fibre, ma è soprattutto la bevanda che se ne ricava ad attirare la mia attenzione perché considerata non solo benefica ma anche gradevole da consumare.continua
il bambino ha l'otite?sintomi,cure e come prevenirla
Otite nei bambini. Come curarla?
L'otite media è, dopo il raffreddore, la patologia pediatrica più frequente. Si tratta di un'infezione virale o batterica dell'orecchio medio.
L'orecchio medio è una struttura piena di aria, della grandezza di un pisello, separata dall'orecchio esterno dalla membrana timpanica. L'orecchio medio è collegato a naso e faringe tramite un piccolo tubo: la tromba di Eustachio. Per questo un raffreddore, un'infezione alla gola, un' allergia, possono causare un ristagno di fluidi nell'orecchio medio, dove prolifereranno virus e batteri.
Sintomi dell'otite nei bambini
- Dolore: è il sintomo principale dell'otite, che nei bambini molto piccoli si manifesta con irritabilità e pianti anche prolungati. In particolare il dolore aumenta durante la poppata (tendono, infatti, a mangiare meno) e di notte, in posizione sdraiata.
- Febbre e/o nausea e vomito: non sempre presenti.
- Possibile fuoriuscita di una secrezione bianca o giallastra, più o meno densa, talvolta striata di sangue, in caso di rottura della membrana timpanica (perforazione) per la pressione esercitata dai fluidi all'interno. Dopo la rottura il dolore diminuisce.
- Sensazione di orecchio tappato e problemi temporanei di udito.continua
L'otite media è, dopo il raffreddore, la patologia pediatrica più frequente. Si tratta di un'infezione virale o batterica dell'orecchio medio.
L'orecchio medio è una struttura piena di aria, della grandezza di un pisello, separata dall'orecchio esterno dalla membrana timpanica. L'orecchio medio è collegato a naso e faringe tramite un piccolo tubo: la tromba di Eustachio. Per questo un raffreddore, un'infezione alla gola, un' allergia, possono causare un ristagno di fluidi nell'orecchio medio, dove prolifereranno virus e batteri.
Sintomi dell'otite nei bambini
- Dolore: è il sintomo principale dell'otite, che nei bambini molto piccoli si manifesta con irritabilità e pianti anche prolungati. In particolare il dolore aumenta durante la poppata (tendono, infatti, a mangiare meno) e di notte, in posizione sdraiata.
- Febbre e/o nausea e vomito: non sempre presenti.
- Possibile fuoriuscita di una secrezione bianca o giallastra, più o meno densa, talvolta striata di sangue, in caso di rottura della membrana timpanica (perforazione) per la pressione esercitata dai fluidi all'interno. Dopo la rottura il dolore diminuisce.
- Sensazione di orecchio tappato e problemi temporanei di udito.continua
vuoi depurarti??avere una pelle più bella??qyesto e altro può farlo il cetriolo
Le proprietà
I cetrioli sono ricchi di acqua, per questo motivo vengono ritenuti particolarmente rinfrescanti e depurativi. Questa caratteristica è molto importante per l’attività dei nostri reni. Inoltre hanno pochissime calorie e quindi vengono molto usati nelle diete dimagranti. Contengono provitamina A, le vitamine del complesso B, la vitamina C e sono ricchi di potassio, ferro, calcio, iodio e manganese. Aiutano i reni ad eliminare i liquidi e le tossine, migliorano l’attività del fegato e del pancreas. La polpa del cetriolo viene utilizzata come diuretico e disintossicante e l’acqua e i sali minerali in esso contenuti, sono molto utili per controbilanciare i cibi acidi. Gli antichi lo utilizzavano inoltre per debellare i vermi intestinali e per abbassare la febbre. Anche per malattie come la gotta, patologia dovuta ad un accumulo eccessivo di acido urico nel sangue e nei tessuti (che fa rigonfiare gli arti), i cetrioli vengono ben utilizzati. Gli enzimi contenuti nel cetriolo aiutano l'organismo ad assimilare le proteine, purificano e disintossicano l'intestino. Gli stessi principi attivi aiutano a prevenire anche la formazione di calcoli ai reni e alla vescica. Mangiando regolarmente cetrioli si combatte la costipazione. Inoltre sono anche molto utili per compiere una sorta di pulizia intestinale e per lubrificare le articolazioni. Sono anche a tutti note le proprietà diuretiche, vermifughe, emollienti, antiinfiammatorie e antipruriginose
Le proprietà del cetriolo per la bellezza
Il cetriolo è ricco di zolfo, quindi è molto indicato per curare la pelle: infatti è in grado di schiarire le macchie dell’età, grazie alle sue proprietà decongestionanti. È anche consigliato dagli esperti dermatologi per lenire le scottature solari e se usato con continuità rappresenta una buona soluzione per “migliorare” le rughe. Tutti conoscono anche il vecchio rimedio delle nonne per combattere il gonfiore: i cetrioli sugli occhi che hanno la proprietà di ravvivare lo sguardo, ringiovanire l’aspetto della pelle intorno agli occhi stanchi e ridurre borse e occhiaie. In cosmesi, viene utilizzata la polpa per ottenere maschere per il viso rinfrescanti e idratanti, i semi invece per maschere tonificanti e rassodanti, il succo per impacchi lenitivi su pelli irritabili.. Infine per ridurre le rughe e rendere la pelle più morbida e luminosa, si può preparare un’ottima maschera facciale utilizzando un cetriolo tritato con olio d’oliva e qualche goccia di succo di limone. Questo trattamento ha azione detergente, riduce e pulisce i pori dilatati o occlusi ed è adatta anche alle pelli più sensibili che non tollerano né sapone né acque dure. L’efficacia di questo trattamento è sicuramente superiore a qualsiasi crema, sicuramente più costosa.
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I cetrioli sono ricchi di acqua, per questo motivo vengono ritenuti particolarmente rinfrescanti e depurativi. Questa caratteristica è molto importante per l’attività dei nostri reni. Inoltre hanno pochissime calorie e quindi vengono molto usati nelle diete dimagranti. Contengono provitamina A, le vitamine del complesso B, la vitamina C e sono ricchi di potassio, ferro, calcio, iodio e manganese. Aiutano i reni ad eliminare i liquidi e le tossine, migliorano l’attività del fegato e del pancreas. La polpa del cetriolo viene utilizzata come diuretico e disintossicante e l’acqua e i sali minerali in esso contenuti, sono molto utili per controbilanciare i cibi acidi. Gli antichi lo utilizzavano inoltre per debellare i vermi intestinali e per abbassare la febbre. Anche per malattie come la gotta, patologia dovuta ad un accumulo eccessivo di acido urico nel sangue e nei tessuti (che fa rigonfiare gli arti), i cetrioli vengono ben utilizzati. Gli enzimi contenuti nel cetriolo aiutano l'organismo ad assimilare le proteine, purificano e disintossicano l'intestino. Gli stessi principi attivi aiutano a prevenire anche la formazione di calcoli ai reni e alla vescica. Mangiando regolarmente cetrioli si combatte la costipazione. Inoltre sono anche molto utili per compiere una sorta di pulizia intestinale e per lubrificare le articolazioni. Sono anche a tutti note le proprietà diuretiche, vermifughe, emollienti, antiinfiammatorie e antipruriginose
Le proprietà del cetriolo per la bellezza
Il cetriolo è ricco di zolfo, quindi è molto indicato per curare la pelle: infatti è in grado di schiarire le macchie dell’età, grazie alle sue proprietà decongestionanti. È anche consigliato dagli esperti dermatologi per lenire le scottature solari e se usato con continuità rappresenta una buona soluzione per “migliorare” le rughe. Tutti conoscono anche il vecchio rimedio delle nonne per combattere il gonfiore: i cetrioli sugli occhi che hanno la proprietà di ravvivare lo sguardo, ringiovanire l’aspetto della pelle intorno agli occhi stanchi e ridurre borse e occhiaie. In cosmesi, viene utilizzata la polpa per ottenere maschere per il viso rinfrescanti e idratanti, i semi invece per maschere tonificanti e rassodanti, il succo per impacchi lenitivi su pelli irritabili.. Infine per ridurre le rughe e rendere la pelle più morbida e luminosa, si può preparare un’ottima maschera facciale utilizzando un cetriolo tritato con olio d’oliva e qualche goccia di succo di limone. Questo trattamento ha azione detergente, riduce e pulisce i pori dilatati o occlusi ed è adatta anche alle pelli più sensibili che non tollerano né sapone né acque dure. L’efficacia di questo trattamento è sicuramente superiore a qualsiasi crema, sicuramente più costosa.
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sabato 28 novembre 2009
speranze per gli ipovedenti con la nuova tecnologia:un'uomo è tornato a vedere dopo 30 anni
Torna a vedere dopo 30 anni con gli occhiali bionici. L'oculista: ''Tecnologia molto promettente''
ultimo aggiornamento: 28 novembre, ore 09:02
Roma (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Simili a un paio di occhiali da sole, sono collegati, via auricolare, a un'apparecchiatura che l'uomo stringe in una mano. Il direttore della Clinica oculistica del Policlinico Gemelli di Roma: ''Alla sperimentazione parteciperà anche il nostro Paese''commenta 0 vota 2 invia stampa
Roma, 28 nov. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Riuscire a distinguere gli oggetti dopo 30 anni di buio, i caratteri su un foglio, i tratti somatici di una persona amata. Peter Lane, un 51enne di Manchester, è una delle prime persone al mondo ad avere ricevuto un impianto bionico per tornare a vedere. Sul britannico 'Daily Mail' sono riportate le prime foto che lo vedono indossare grandi lenti scure montate su un paio di occhiali hi-tech, simili a quelli da sole ma collegati, via auricolare, a un'apparecchiatura che l'uomo stringe in una mano. E' lì, in quegli occhiali, che si nasconde parte della tecnologia che è tornata a restituirgli parzialmente la vista, 'rubata' da una malattia genetica degenerativa, la retinite pigmentosa.
'Papà, gatto, tappeto' sono le prime parole che l'uomo è riuscito a leggere. "Tornare a vedere lettere e leggere parole - racconta oggi Peter sul quotidiano Gb - è stata una sensazione incredibile".
Per ora la tecnologia che ha regalato una nuova vita al signor Lane, realizzata dalla società americana Second Sight, non restituisce una visione perfetta, ma può ripristinarne una di base consentendo di distinguere sagome e mettere a fuoco gli oggetti di grandi dimensioni, come porte o finestre. Nonché automobili, in realtà "simili a batuffoli di cotone", finalmente avvistate dal signor Lane. Dunque una visione parziale, che tuttavia restituisce a chi ha perso la vista maggiore autonomia nei movimenti.
La tecnologia 'made in Usa' si basa su una sottile placca che viene impiantata nel retro dell'occhio, e i cui elettrodi, attraverso il nervo ottico, sono collegati al cervello. La piccola videocamera montata sul paio di occhiali irradia dunque le immagini agli elettrodi, che la trasferiscono al cervello per la decodifica. Occorrono mesi prima che i pazienti riescano a distinguere le sagome, perché devono familiarizzare con l'impianto. A il signor Lane sono stati necessari due mesi di convalescenza, seguiti a un intervento di quattro ore.
"È una tecnologia molto promettente a cui stanno lavorando soprattutto gli americani - afferma Emilio Balestrazzi, direttore della Clinica oculistica del Policlinico Gemelli di Roma -. Si studia da diversi anni e ora sta cominciando a dare i primi risultati, anche se si tratta ancora di sperimentazioni su casi singoli".
Come accaduto a Peter Lane, che ha cominciato a perdere la vista quasi 30 anni fa per una retinite pigmentosa, "l'occhio bionico - spiega l'esperto all'Adnkronos salute - al momento è in grado di restituire una visione molto rudimentale. Una telecamera montata su un paio di occhiali raccoglie le immagini dall'esterno e, bypassando la retina danneggiata, le invia grazie al sistema hi-tech ai centri corticali, attraverso il nervo ottico. Il requisito fondamentale perché questa tecnologia funzioni - precisa - è che i centri corticali siano integri".
Dall'occhio bionico, prosegue Balestrazzi, "si attendono sviluppi importanti, come dalle cellule staminali per i trapianti di cornea. Non vanno generate, però, false speranze nei pazienti. Al momento si tratta di sperimentazioni su casi singoli". E quando si passerà ai test clinici su numeri più ampi, "alla sperimentazione parteciperà anche il nostro Paese", dove al momento questa tecnologia non è utilizzata.http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Torna-a-vedere-dopo-30-anni-con-occhiali-bionici-Oculista-tecnologia-promettente_4050263253.html
ultimo aggiornamento: 28 novembre, ore 09:02
Roma (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Simili a un paio di occhiali da sole, sono collegati, via auricolare, a un'apparecchiatura che l'uomo stringe in una mano. Il direttore della Clinica oculistica del Policlinico Gemelli di Roma: ''Alla sperimentazione parteciperà anche il nostro Paese''commenta 0 vota 2 invia stampa
Roma, 28 nov. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Riuscire a distinguere gli oggetti dopo 30 anni di buio, i caratteri su un foglio, i tratti somatici di una persona amata. Peter Lane, un 51enne di Manchester, è una delle prime persone al mondo ad avere ricevuto un impianto bionico per tornare a vedere. Sul britannico 'Daily Mail' sono riportate le prime foto che lo vedono indossare grandi lenti scure montate su un paio di occhiali hi-tech, simili a quelli da sole ma collegati, via auricolare, a un'apparecchiatura che l'uomo stringe in una mano. E' lì, in quegli occhiali, che si nasconde parte della tecnologia che è tornata a restituirgli parzialmente la vista, 'rubata' da una malattia genetica degenerativa, la retinite pigmentosa.
'Papà, gatto, tappeto' sono le prime parole che l'uomo è riuscito a leggere. "Tornare a vedere lettere e leggere parole - racconta oggi Peter sul quotidiano Gb - è stata una sensazione incredibile".
Per ora la tecnologia che ha regalato una nuova vita al signor Lane, realizzata dalla società americana Second Sight, non restituisce una visione perfetta, ma può ripristinarne una di base consentendo di distinguere sagome e mettere a fuoco gli oggetti di grandi dimensioni, come porte o finestre. Nonché automobili, in realtà "simili a batuffoli di cotone", finalmente avvistate dal signor Lane. Dunque una visione parziale, che tuttavia restituisce a chi ha perso la vista maggiore autonomia nei movimenti.
La tecnologia 'made in Usa' si basa su una sottile placca che viene impiantata nel retro dell'occhio, e i cui elettrodi, attraverso il nervo ottico, sono collegati al cervello. La piccola videocamera montata sul paio di occhiali irradia dunque le immagini agli elettrodi, che la trasferiscono al cervello per la decodifica. Occorrono mesi prima che i pazienti riescano a distinguere le sagome, perché devono familiarizzare con l'impianto. A il signor Lane sono stati necessari due mesi di convalescenza, seguiti a un intervento di quattro ore.
"È una tecnologia molto promettente a cui stanno lavorando soprattutto gli americani - afferma Emilio Balestrazzi, direttore della Clinica oculistica del Policlinico Gemelli di Roma -. Si studia da diversi anni e ora sta cominciando a dare i primi risultati, anche se si tratta ancora di sperimentazioni su casi singoli".
Come accaduto a Peter Lane, che ha cominciato a perdere la vista quasi 30 anni fa per una retinite pigmentosa, "l'occhio bionico - spiega l'esperto all'Adnkronos salute - al momento è in grado di restituire una visione molto rudimentale. Una telecamera montata su un paio di occhiali raccoglie le immagini dall'esterno e, bypassando la retina danneggiata, le invia grazie al sistema hi-tech ai centri corticali, attraverso il nervo ottico. Il requisito fondamentale perché questa tecnologia funzioni - precisa - è che i centri corticali siano integri".
Dall'occhio bionico, prosegue Balestrazzi, "si attendono sviluppi importanti, come dalle cellule staminali per i trapianti di cornea. Non vanno generate, però, false speranze nei pazienti. Al momento si tratta di sperimentazioni su casi singoli". E quando si passerà ai test clinici su numeri più ampi, "alla sperimentazione parteciperà anche il nostro Paese", dove al momento questa tecnologia non è utilizzata.http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Torna-a-vedere-dopo-30-anni-con-occhiali-bionici-Oculista-tecnologia-promettente_4050263253.html
plastica vaginale come regalo di Natale,che tristezza...
Chirurgia vaginale, spesso e volentieri
lunedì 16 novembre 2009
“Cara, cosa vuoi per Natale?”, “Tesoro, una plastica vaginale!”. Sembra impossibile, ma ciò che ai più potrebbe sembrare soltanto un'opzione maniacale della chirurgia estetica (di quelle che “solo in casi estremi”) ha conosciuto nell'ultimo anno un'impennata da capogiro.
Lo conferma un'equipe di ricerca della University College London che ha compiuto una revisione dell'intera letteratura esistente in tema di chirurgia estetica dei genitali femminili, dal 1950 ad oggi.
In 60 anni – a quanto emerso dall'analisi pubblicata sul British Journal of Obstetrics and Gynaecology – le ragioni che spingono le donne a modificare l'aspetto delle parti più intime non sarebbero cambiate. Disagi fisici, come la difficoltà a montare in bicicletta, a vestire jeans troppo stretti o a praticare determinati sport; e fattori psicologici, come imbarazzo, vergogna verso il partner, scarsa autostima – connessi all'insoddisfazione per l'aspetto della propria vagina. A cambiare, secondo le stime – sarebbero piuttosto le percentuali, che in Inghilterra descrivono continua
lunedì 16 novembre 2009
“Cara, cosa vuoi per Natale?”, “Tesoro, una plastica vaginale!”. Sembra impossibile, ma ciò che ai più potrebbe sembrare soltanto un'opzione maniacale della chirurgia estetica (di quelle che “solo in casi estremi”) ha conosciuto nell'ultimo anno un'impennata da capogiro.
Lo conferma un'equipe di ricerca della University College London che ha compiuto una revisione dell'intera letteratura esistente in tema di chirurgia estetica dei genitali femminili, dal 1950 ad oggi.
In 60 anni – a quanto emerso dall'analisi pubblicata sul British Journal of Obstetrics and Gynaecology – le ragioni che spingono le donne a modificare l'aspetto delle parti più intime non sarebbero cambiate. Disagi fisici, come la difficoltà a montare in bicicletta, a vestire jeans troppo stretti o a praticare determinati sport; e fattori psicologici, come imbarazzo, vergogna verso il partner, scarsa autostima – connessi all'insoddisfazione per l'aspetto della propria vagina. A cambiare, secondo le stime – sarebbero piuttosto le percentuali, che in Inghilterra descrivono continua
venerdì 27 novembre 2009
ENDOMETRIOSI:Cos'è - Come me ne accorgo - Gli esami - Cosa aspettarsi - Che fare - Consigli
Endometriosi
Cos'è - Come me ne accorgo - Gli esami - Cosa aspettarsi - Che fare - Consigli
Cos'è
L'endometriosi è una malattia caratterizzata dalla presenza di endometrio al di fuori dell'utero. L'endometrio è il tessuto di rivestimento della cavità dell' utero. Esso va incontro mensilmente, per effetto degli ormoni prodotti dall' ovaio, a delle modificazioni nella sua struttura e accrescimento, che terminano ogni mese con lo sfaldamento che si verifica in occasione del sanguinamento mestruale.
L'endometriosi si divide in: endometriosi interna (detta adenomiosi) ed endometriosi esterna.
L'endometriosi interna è caratterizzata dalla presenza di endometrio nello spessore della parete uterina, mentre l'endometriosi esterna è rappresentata da endometrio al di fuori del corpo dell'utero, soprattutto a livello di ovaio, tuba, vagina, vescica, peritoneo pelvico. Talora, l'endometriosi si può trovare sull'apparato urinario e sull'intestino. Più raramente si possono trovare impianti in altre sedi lontane dalla cavità peritoneale, per esempio nei polmoni e a livello della cute.
Sotto l'effetto ormonale del ciclo mestruale, ogni mese, il tessuto endometriale impiantato in sede anomala (cioè il tessuto endometriosico) va incontro ad un sanguinamento, similmente a quanto si verifica a carico dell'endometrio normalmente presente nell'utero. Tale sanguinamento comporta un'irritazione dei tessuti circostanti, con conseguente formazione di tessuto cicatriziale.
Cause dell'endometriosi
Diverse teorie sono state proposte per spiegare la causa dell' endometriosi, ma nessuna di esse può spiegare tutti i casi di malattia.
Una prima teoria è quella della mestruazione retrograda: secondo questa teoria, durante la mestruazione del tessuto endometriale migra in senso inverso nelle tube e si impianta nell'addome.
E' stata proposta anche una teoria genetica secondo cui possono esserci fattori predisponenti all'endometriosi, non ancora identificati.
Un'altra teoria propone che il tessuto residuo dal periodo embrionale possa successivamente trasformarsi in tessuto endometriosico o che alcuni tessuti dell'adulto mantengano la capacità che avevano durante la vita embrionale di trasformarsi in tessuto riproduttivo, in alcune circostanze.
C'è poi la teoria chirurgica, secondo la quale durante un intervento chirurgico sull'utero è possibile il trasporto di cellule endometriali con conseguente impianto endometriosico in corrispondenza di cicatrici addominali post-chirurgiche. Tuttavia questa teoria non spiegherebbe tutte le possibili sedi endometriosiche.CONTINUA
Top
Come me ne accorgo
In molti casi l'endometriosi non dà sintomi; ci sono infatti casi di donne con stadi avanzati di endometriosi che non presentano alcun sintomo. Quando presenti, i sintomi possono dipendere da vari fattori, per esempio dalla localizzazione delle lesioni.
L'intensità del dolore non è in rapporto all'estensione o alla dimensione delle lesioni: anche le piccole formazioni, dette focolai endometriosici (petecchiali), possono causare molto dolore.
I sintomi più frequentemente riscontrati sono:
dismenorrea secondaria (dolori prima e durante le mestruazioni);
dispareunia (dolore durante o dopo i rapporti sessuali);
dolore pelvico cronico,
menorragie (perdite di sangue durante la mestruazione più abbondanti e di durata maggiore),
perdite ematiche intermestruali.
Possono anche essere presenti (in rapporto alla localizzazione dell' endometriosi):
dolore o senso di peso nel retto,
diarrea e/o stitichezza,
defecazione dolorosa,
minzione dolorosa,
affaticamento cronico,
dolore nella regione lombare o lungo un arto inferiore.
Il 30-40% circa delle donne con endometriosi soffre di infertilità. Ciò dipende spesso dal danneggiamento del tessuto ovarico per effetto dell' endometriosi, oppure da processi aderenziali a livello pelvico, che fanno sì che i rapporti tra tube e ovaie siano alterati, o anche da altri fattori biochimici e/o immunitari.
Cos'è - Come me ne accorgo - Gli esami - Cosa aspettarsi - Che fare - Consigli
Cos'è
L'endometriosi è una malattia caratterizzata dalla presenza di endometrio al di fuori dell'utero. L'endometrio è il tessuto di rivestimento della cavità dell' utero. Esso va incontro mensilmente, per effetto degli ormoni prodotti dall' ovaio, a delle modificazioni nella sua struttura e accrescimento, che terminano ogni mese con lo sfaldamento che si verifica in occasione del sanguinamento mestruale.
L'endometriosi si divide in: endometriosi interna (detta adenomiosi) ed endometriosi esterna.
L'endometriosi interna è caratterizzata dalla presenza di endometrio nello spessore della parete uterina, mentre l'endometriosi esterna è rappresentata da endometrio al di fuori del corpo dell'utero, soprattutto a livello di ovaio, tuba, vagina, vescica, peritoneo pelvico. Talora, l'endometriosi si può trovare sull'apparato urinario e sull'intestino. Più raramente si possono trovare impianti in altre sedi lontane dalla cavità peritoneale, per esempio nei polmoni e a livello della cute.
Sotto l'effetto ormonale del ciclo mestruale, ogni mese, il tessuto endometriale impiantato in sede anomala (cioè il tessuto endometriosico) va incontro ad un sanguinamento, similmente a quanto si verifica a carico dell'endometrio normalmente presente nell'utero. Tale sanguinamento comporta un'irritazione dei tessuti circostanti, con conseguente formazione di tessuto cicatriziale.
Cause dell'endometriosi
Diverse teorie sono state proposte per spiegare la causa dell' endometriosi, ma nessuna di esse può spiegare tutti i casi di malattia.
Una prima teoria è quella della mestruazione retrograda: secondo questa teoria, durante la mestruazione del tessuto endometriale migra in senso inverso nelle tube e si impianta nell'addome.
E' stata proposta anche una teoria genetica secondo cui possono esserci fattori predisponenti all'endometriosi, non ancora identificati.
Un'altra teoria propone che il tessuto residuo dal periodo embrionale possa successivamente trasformarsi in tessuto endometriosico o che alcuni tessuti dell'adulto mantengano la capacità che avevano durante la vita embrionale di trasformarsi in tessuto riproduttivo, in alcune circostanze.
C'è poi la teoria chirurgica, secondo la quale durante un intervento chirurgico sull'utero è possibile il trasporto di cellule endometriali con conseguente impianto endometriosico in corrispondenza di cicatrici addominali post-chirurgiche. Tuttavia questa teoria non spiegherebbe tutte le possibili sedi endometriosiche.CONTINUA
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Come me ne accorgo
In molti casi l'endometriosi non dà sintomi; ci sono infatti casi di donne con stadi avanzati di endometriosi che non presentano alcun sintomo. Quando presenti, i sintomi possono dipendere da vari fattori, per esempio dalla localizzazione delle lesioni.
L'intensità del dolore non è in rapporto all'estensione o alla dimensione delle lesioni: anche le piccole formazioni, dette focolai endometriosici (petecchiali), possono causare molto dolore.
I sintomi più frequentemente riscontrati sono:
dismenorrea secondaria (dolori prima e durante le mestruazioni);
dispareunia (dolore durante o dopo i rapporti sessuali);
dolore pelvico cronico,
menorragie (perdite di sangue durante la mestruazione più abbondanti e di durata maggiore),
perdite ematiche intermestruali.
Possono anche essere presenti (in rapporto alla localizzazione dell' endometriosi):
dolore o senso di peso nel retto,
diarrea e/o stitichezza,
defecazione dolorosa,
minzione dolorosa,
affaticamento cronico,
dolore nella regione lombare o lungo un arto inferiore.
Il 30-40% circa delle donne con endometriosi soffre di infertilità. Ciò dipende spesso dal danneggiamento del tessuto ovarico per effetto dell' endometriosi, oppure da processi aderenziali a livello pelvico, che fanno sì che i rapporti tra tube e ovaie siano alterati, o anche da altri fattori biochimici e/o immunitari.
antidolirifico naturale brasiliano
Dal Brasile un antico rimedio per alleviare il dolore
Per millenni i guaritori brasiliani hanno usato il tè alla menta per curare dolori e alleviare i sintomi di emicranie e mal di stomaco. I ricercatori dell’Università di Newcastle hanno testato gli effetti di questo antico rimedio sui topi e hanno scoperto che possiede davvero delle proprietà analgesiche.
Gli studiosi britannici sono volati in Brasile per apprendere le tecniche precise di realizzazione di questa preziosa mistura e per studiarne le potenzialità in laboratorio.
In Brasile le foglie essiccate di Hyptis crenata (comunemente nota come menta brasiliana) vengono lasciate in infusione per 30 minuti, poi il liquido viene filtrato e lasciato raffreddare per essere bevuto proprio come un tè.
Gli studiosi britannici hanno testato le proprietà di questo decotto e hanno osservato che sortisce gli stessi effetti antidolorifici di un’aspirina sintetica chiamata Indometacina.
Graciela Rocha, responsabile dello studio, ha spiegato sulle pagine della pubblicazione Acta Horticulturae che nel mondo esistono circa 50.000 piante che possono essere studiate e usate a fini terapeutici.
Per approfondire:http://news.paginemediche.it/it/231/la-mela-del-giorno/medicina-generale/detail_122711_dal-brasile-un-antico-rimedio-per-alleviare-il-dolore.aspx?c1=50
Per millenni i guaritori brasiliani hanno usato il tè alla menta per curare dolori e alleviare i sintomi di emicranie e mal di stomaco. I ricercatori dell’Università di Newcastle hanno testato gli effetti di questo antico rimedio sui topi e hanno scoperto che possiede davvero delle proprietà analgesiche.
Gli studiosi britannici sono volati in Brasile per apprendere le tecniche precise di realizzazione di questa preziosa mistura e per studiarne le potenzialità in laboratorio.
In Brasile le foglie essiccate di Hyptis crenata (comunemente nota come menta brasiliana) vengono lasciate in infusione per 30 minuti, poi il liquido viene filtrato e lasciato raffreddare per essere bevuto proprio come un tè.
Gli studiosi britannici hanno testato le proprietà di questo decotto e hanno osservato che sortisce gli stessi effetti antidolorifici di un’aspirina sintetica chiamata Indometacina.
Graciela Rocha, responsabile dello studio, ha spiegato sulle pagine della pubblicazione Acta Horticulturae che nel mondo esistono circa 50.000 piante che possono essere studiate e usate a fini terapeutici.
Per approfondire:http://news.paginemediche.it/it/231/la-mela-del-giorno/medicina-generale/detail_122711_dal-brasile-un-antico-rimedio-per-alleviare-il-dolore.aspx?c1=50
giovedì 26 novembre 2009
problemi di acne??può essere efficace l'uso del tea tree oil
Tea Tree Oil per l'acne
by Raffaella
(Brescia)
Se qualcuno è alla ricerca di un'alternativa naturale al Benzoil perossido per i brufoli mi sento di consigliare il "Tea tree oil", prodotto da non condondersi con l'olio del tè.
Il "Tea tree oil" è un olio estratto dalle foglie della Melaleuca alternifolia,pianta di origine australiana, ed è caratterizzata da un alto contenuto di terpinene-4-olo (superiore al 30%),agente antimicrobico e da un basso contenuto di cineolo (inferiore al 15%, le proprietà curative della pianta erano già conosciute dalle popolazioni aborigene che ne utilizzavano la corteccia, resistente all'acqua, per la fabbricazione di piccole canoe o di utensili.
In particolare gli aborigeni australiani utilizzavano le foglie dell'albero del tè per favorire la guarigione di ferite della pelle,ustioni ed infezioni.
Il"Tea Tree Oil" può essere utilizzato giornalmente senza il rischio di sbilanciare la naturale flora batterica presente sulla pelle.continua
by Raffaella
(Brescia)
Se qualcuno è alla ricerca di un'alternativa naturale al Benzoil perossido per i brufoli mi sento di consigliare il "Tea tree oil", prodotto da non condondersi con l'olio del tè.
Il "Tea tree oil" è un olio estratto dalle foglie della Melaleuca alternifolia,pianta di origine australiana, ed è caratterizzata da un alto contenuto di terpinene-4-olo (superiore al 30%),agente antimicrobico e da un basso contenuto di cineolo (inferiore al 15%, le proprietà curative della pianta erano già conosciute dalle popolazioni aborigene che ne utilizzavano la corteccia, resistente all'acqua, per la fabbricazione di piccole canoe o di utensili.
In particolare gli aborigeni australiani utilizzavano le foglie dell'albero del tè per favorire la guarigione di ferite della pelle,ustioni ed infezioni.
Il"Tea Tree Oil" può essere utilizzato giornalmente senza il rischio di sbilanciare la naturale flora batterica presente sulla pelle.continua
Tea Tree Oil:cos'è,le sue proprietà
tea tree (melaleuca alternifolia) è un membro della famiglia delle Mirtacee ed è una specie autoctona del nord del New South Wales, in Australia. Più di 10.000 anni fa, gli aborigeni australiani scoprirono le proprietà terapeutiche del tea tree mediante la frantumazione delle foglie. Nel 1923-1930 numerosi medici e ricercatori conducono esperimenti sull’olio. Le loro scoperte rivelano le eccellenti proprietà curative; un dentista lo descrive come l’antisettico ideale per uso odontoiatrico. Negli anni ’30 la popolarità del tea tree oil continua a cresce - ne vengono scoperti nuovi utilizzi e viene sempre più ampiamente usato nelle case, negli ospedali e nelle farmacie australiane. Nel 1939-1945 viene addirittura inserito nel kit di Pronto Soccorso dato in dotazione a tutti i soldati australiani.
Da allora la pianta è protetta e determinate aree sono adibite alla sua coltivazione e gli studi sulle sue proprietà terapeutiche si sono approfondite. Quest’olio si trova sulle cellule delle foglie, si tratta di una pianta che cresce molto rapidamente ed è quindi costantemente rinnovabile, ciò garantisce, quindi, che nessun albero venga ferito od ucciso.
Il Tea tree oil contiene ben 48 composti organici ma le sostanze più significative per la sua attività salutare sono due in particolare: il Terpinene e il Cineolo; esse devono essere presenti nel prodotto finito in percentuali ben precise, percentuali che evidenziano la qualità dell'olio essenziale.
Uso terapeutico del prodotto: antisettico, antimicotico, antibatterico, antivirale e anestetico. Utile in caso di dermatiti, prurito, lievi ustioni, eritema solare, micosi della pelle e delle unghie, psoriasi, foruncolosi e acne, herpes, piede d'atleta, porri e verruche, forfora, infiammazioni delle gengive e della mucosa della bocca, afte, faringiti, tonsilliti; è anche un ottimo coadiuvante per problemi ginecologici (candida). Sempre puro il Tea tre oil è ottimo per le punture di insetti, per piccole ustioni, di cui elimina rapidamente il dolore e spesso evita la comparsa della bolla. L’Olio puro potrebbe essere irritante per la cute e può dare reazioni allergiche, cautela in gravidanza e allattamento.
http://www.nutsworld.net/tea-tree-oil.php
Da allora la pianta è protetta e determinate aree sono adibite alla sua coltivazione e gli studi sulle sue proprietà terapeutiche si sono approfondite. Quest’olio si trova sulle cellule delle foglie, si tratta di una pianta che cresce molto rapidamente ed è quindi costantemente rinnovabile, ciò garantisce, quindi, che nessun albero venga ferito od ucciso.
Il Tea tree oil contiene ben 48 composti organici ma le sostanze più significative per la sua attività salutare sono due in particolare: il Terpinene e il Cineolo; esse devono essere presenti nel prodotto finito in percentuali ben precise, percentuali che evidenziano la qualità dell'olio essenziale.
Uso terapeutico del prodotto: antisettico, antimicotico, antibatterico, antivirale e anestetico. Utile in caso di dermatiti, prurito, lievi ustioni, eritema solare, micosi della pelle e delle unghie, psoriasi, foruncolosi e acne, herpes, piede d'atleta, porri e verruche, forfora, infiammazioni delle gengive e della mucosa della bocca, afte, faringiti, tonsilliti; è anche un ottimo coadiuvante per problemi ginecologici (candida). Sempre puro il Tea tre oil è ottimo per le punture di insetti, per piccole ustioni, di cui elimina rapidamente il dolore e spesso evita la comparsa della bolla. L’Olio puro potrebbe essere irritante per la cute e può dare reazioni allergiche, cautela in gravidanza e allattamento.
http://www.nutsworld.net/tea-tree-oil.php
Afte:come curarle
Rimedi afte - Curare le afte - Medicinali per afte
> Il primo gesto da fare è di alleviare il dolore e migliorare la propria igiene orale, questo con l’aiuto di dentifrici adatti, come Rembrant ® (formula lesioni orali) o facendo dei bagni orali antisettici (Hextril ®).
> E anche possibile attenuare il dolore con medicinali specifici che contengono degli anestetizzanti o degli antinfiammatori (acido acetilsalicilico) locali o ancora degli antibatterici.
Questi medicinali esistono sotto forma di gel, spray orale (ad esempio in Svizzera con Deaftol ® ), in soluzione orale o sotto forma di compresse da succhiare (ad esempio in Svizzera Mebucaïne ® ).
Esiste in Svizzera anche un medicinale a base di piante (rabarbaro, vedi qui sotto) da applicare con un leggero pennello sulle afte : Pyrvalex ®.
>> Rimedi della nonna, trucco per curare le afte
Secondo un medico di Berna, dei gargarismi a base di una soluzione di aspirina ( acido acetilsalicilico) e di vitamine C, in Svizzera ad esempio l’Aspirina ® C effervescente in un bicchiere d’acqua (3dl), avrebbero degli effetti preventivi e curativi contro le afte.
Posologia : effettuare dei gargarismi durante qualche minuto da quando si incominciano a risentire i primi pruriti delle afte, da ripetere più volte al giorno.
Osservazione : una leggera quantità della soluzione usata per i gargarismi ( in questo caso l’aspirina), potrebbe essere ingerita , vogliate dunque fare attenzione e non esagerare con i gargarismi. Leggete il foglio illustrativo e chiedete consiglio al vostro farmacista nel caso in cui siate sensibili all’aspirina ed informatelo se usate altri medicinali.leggi tutto
> Il primo gesto da fare è di alleviare il dolore e migliorare la propria igiene orale, questo con l’aiuto di dentifrici adatti, come Rembrant ® (formula lesioni orali) o facendo dei bagni orali antisettici (Hextril ®).
> E anche possibile attenuare il dolore con medicinali specifici che contengono degli anestetizzanti o degli antinfiammatori (acido acetilsalicilico) locali o ancora degli antibatterici.
Questi medicinali esistono sotto forma di gel, spray orale (ad esempio in Svizzera con Deaftol ® ), in soluzione orale o sotto forma di compresse da succhiare (ad esempio in Svizzera Mebucaïne ® ).
Esiste in Svizzera anche un medicinale a base di piante (rabarbaro, vedi qui sotto) da applicare con un leggero pennello sulle afte : Pyrvalex ®.
>> Rimedi della nonna, trucco per curare le afte
Secondo un medico di Berna, dei gargarismi a base di una soluzione di aspirina ( acido acetilsalicilico) e di vitamine C, in Svizzera ad esempio l’Aspirina ® C effervescente in un bicchiere d’acqua (3dl), avrebbero degli effetti preventivi e curativi contro le afte.
Posologia : effettuare dei gargarismi durante qualche minuto da quando si incominciano a risentire i primi pruriti delle afte, da ripetere più volte al giorno.
Osservazione : una leggera quantità della soluzione usata per i gargarismi ( in questo caso l’aspirina), potrebbe essere ingerita , vogliate dunque fare attenzione e non esagerare con i gargarismi. Leggete il foglio illustrativo e chiedete consiglio al vostro farmacista nel caso in cui siate sensibili all’aspirina ed informatelo se usate altri medicinali.leggi tutto
LAVANDA:Disinfettante, antisettico, antinfiammatorio, antifonico, antimicrobo.
EFFETTI / INDICAZIONE PER L'USO
Effetti della lavanda :
Uso interno :
> Calmante, leggero sonnifero (disturbi del sonno), ansiolitici
Uso esterno :
> Disinfettante, antisettico, antinfiammatorio, antifonico, antimicrobo.
Indicazioni della lavanda :
Uso interno:
> Ansia, nervosità, distubi del sonno, stress
Uso esterno:
> Piaghe leggere, prevenzione pidocchi (sotto forma di essenza in goccie da applicare sulla nuca).
EFFETTI COLLATERALI / CONTRO INDICAZIONI / INTERAZIONI
Effetti collaterali : nessuno (vogliate leggere il foglietto illustrativo)
Contro Indicazioni: nessuna (vogliate leggere il foglietto illustrativo)
Interazioni : nessuna (secondo la nostra opinione)
In Svizzera : In uso interno sotto forma di gelule nell’*Arkogelule® Lavanda o infusi (tisane). In uso esterno in diverse preparazioni liquide (tinte, oli essenziali, bagni,...) a base di lavanda, per esempio prodotti per il bagno come *Weleda® Lavande Bain, in ogni modo, vogliate chiedere consiglio al vostro farmacistaLEGGI TUTTO
Effetti della lavanda :
Uso interno :
> Calmante, leggero sonnifero (disturbi del sonno), ansiolitici
Uso esterno :
> Disinfettante, antisettico, antinfiammatorio, antifonico, antimicrobo.
Indicazioni della lavanda :
Uso interno:
> Ansia, nervosità, distubi del sonno, stress
Uso esterno:
> Piaghe leggere, prevenzione pidocchi (sotto forma di essenza in goccie da applicare sulla nuca).
EFFETTI COLLATERALI / CONTRO INDICAZIONI / INTERAZIONI
Effetti collaterali : nessuno (vogliate leggere il foglietto illustrativo)
Contro Indicazioni: nessuna (vogliate leggere il foglietto illustrativo)
Interazioni : nessuna (secondo la nostra opinione)
In Svizzera : In uso interno sotto forma di gelule nell’*Arkogelule® Lavanda o infusi (tisane). In uso esterno in diverse preparazioni liquide (tinte, oli essenziali, bagni,...) a base di lavanda, per esempio prodotti per il bagno come *Weleda® Lavande Bain, in ogni modo, vogliate chiedere consiglio al vostro farmacistaLEGGI TUTTO
mercoledì 25 novembre 2009
CISTI MAMMARIE:cosa sono?che fare?
CISTI MAMMARIE
Cosa sono
Le cisti sono costituite da un sacco membranoso contenente liquido o altro materiale, come per esempio grasso. Normalmente queste tumefazioni tondeggianti si manifestano nel seno di donne che hanno più di 30 anni e hanno un contenuto liquido, di aspetto sieroso, limpido o sub-limpido. Al loro interno sono lisce e lucide. Alla palpazioni sono solidali con la ghiandola mammaria, mobili rispetto alla cute e sono elastiche.
Terapia
Devono essere eseguiti esami per diagnosticare con precisione la natura cistica delle tumefazioni, specialmente se ci sono anche altri problemi alla mammella, come per esempio la mastopatia. Sono utili l'ecografia e la mammografia e nei casi dubbi la puntura esplorativa con esame citologico. L'eliminazione delle cisti può essere eseguita con la puntura evacuativa o con l'escissione chirurgica.http://www.benessere.com/salute/disturbi/cisti.htm
Cosa sono
Le cisti sono costituite da un sacco membranoso contenente liquido o altro materiale, come per esempio grasso. Normalmente queste tumefazioni tondeggianti si manifestano nel seno di donne che hanno più di 30 anni e hanno un contenuto liquido, di aspetto sieroso, limpido o sub-limpido. Al loro interno sono lisce e lucide. Alla palpazioni sono solidali con la ghiandola mammaria, mobili rispetto alla cute e sono elastiche.
Terapia
Devono essere eseguiti esami per diagnosticare con precisione la natura cistica delle tumefazioni, specialmente se ci sono anche altri problemi alla mammella, come per esempio la mastopatia. Sono utili l'ecografia e la mammografia e nei casi dubbi la puntura esplorativa con esame citologico. L'eliminazione delle cisti può essere eseguita con la puntura evacuativa o con l'escissione chirurgica.http://www.benessere.com/salute/disturbi/cisti.htm
GLI ORMONI E L’APPARATO ENDOCRINO
GLI ORMONI E L’APPARATO ENDOCRINO
Per trasmettere informazioni agli organi, l'organismo, oltre che del sistema nervoso, si serve di speciali sostanze chimiche, gli ormoni, prodotte da particolari ghiandole dette endocrine.
A differenza del sistema nervoso, dove le informazioni sono trasmesse molto rapidamente, l'apparato endocrino agisce lentamente. Gli ormoni che si diffondono nel sangue necessitano di 5-10 secondi per scatenare il primo effetto. Normalmente, agiscono nell'arco di 30 minuti fino a tre ore, mentre alcuni, come l'ormone della crescita, da effetti che sono visibili solo dopo alcuni mesi.continua
Per trasmettere informazioni agli organi, l'organismo, oltre che del sistema nervoso, si serve di speciali sostanze chimiche, gli ormoni, prodotte da particolari ghiandole dette endocrine.
A differenza del sistema nervoso, dove le informazioni sono trasmesse molto rapidamente, l'apparato endocrino agisce lentamente. Gli ormoni che si diffondono nel sangue necessitano di 5-10 secondi per scatenare il primo effetto. Normalmente, agiscono nell'arco di 30 minuti fino a tre ore, mentre alcuni, come l'ormone della crescita, da effetti che sono visibili solo dopo alcuni mesi.continua
martedì 24 novembre 2009
Malattie vaginali :Vulvovaginiti non infettive,Vaginosi batterica,Vulvovaginiti di natura micotica ,
Vulvovaginiti non infettive
Vaginosi batterica
Vulvovaginiti di natura micotica
Infezione da Trichomonas vaginalis
A cura di Francesco De Seta e Erika Bianchini
Università degli Studi di Trieste, IRCCS Burlo Garofolo
Vulvovaginiti non infettive
Le vulvovaginiti di natura non infettiva costituiscono un ampio capitolo della patologia flogistica vulvovaginale. Costituiscono, infatti, almeno il 40% delle comuni sintomatologie del basso tratto genitale.
Le cause che possono determinare questo tipo di infiammazione sono molte, spesso misconosciute e di norma quasi mai diagnosticate. Spesso laddove viene riferita una sintomatologia vulvovaginale, quasi sempre è individuata una noxa infettiva. Un denominatore comune tra questo tipo di disturbi è la prescrizione di terapie, topiche o orali, di regola ad ampio spettro antimicrobico che non eliminano il fattore eziopatogenetico e, quindi, non migliorano il disturbo.
Vi sono quattro principali fattori che espongono ad un rischio maggiore di sviluppare vulvovaginiti di natura non infettiva:
Rapporti sessuali. Una storia delle donne affette da patologia flogistica vulvovaginale ricorrente non infettiva, può essere direttamente correlata alla loro attività sessuale. La formazione di abrasioni microscopiche dovute ad un'inadeguata lubrificazione favorirebbe, infatti, la penetrazione di agenti esterni, possibile fonte di sensibilizzazione.
Abitudini igieniche. Studi condotti su donne sessualmente attive hanno dimostrato come l'uso eccessivo di detergenti intimi e lavande vaginali aumenti notevolmente il rischio di contrarre vulvovaginiti irritative.
Abbigliamento. L'abitudine ad indossare indumenti molto attillati, soprattutto, se costituiti da un materiale sintetico (nylon o lycra), contribuirebbero ad alterare l'ecosistema vaginale rendendolo più sensibile ad molecole esogene.
Fattori psicologici. È stato dimostrato, infatti, che alcune donne affette da vulvovaginiti ricorrenti di natura non infettiva, conducono una vita sessuale insoddisfacente o sottacciono spesso quadri depressivi.
Le manifestazioni cliniche sono del tutto aspecifiche e spesso indistinguibili dalle vulvovaginiti infettive. I sintomi sono di solito bruciore e prurito, dolore e senso di tensione e, nei casi più gravi, a seguito da una accurata anamnesi, può emergere come qualsiasi agente esterno sia in grado di irritare la regione genitale. All'ispezione si può osservare arrossamento ed edema vulvare (vulvite eritematosa) accompagnati da escoriazioni e fissurazioni. Più raramente, tali forme si possono associare alla comparsa di bolle o vescicole od ulcerazioni (reazione eritematoide), interessando talora anche la vagina. La leucorrea (secrezione mucosa definita spesso dalle donne come "perdita vaginale") può essere presente ed è priva di alcun odorecontinua a leggere
Vaginosi batterica
Vulvovaginiti di natura micotica
Infezione da Trichomonas vaginalis
A cura di Francesco De Seta e Erika Bianchini
Università degli Studi di Trieste, IRCCS Burlo Garofolo
Vulvovaginiti non infettive
Le vulvovaginiti di natura non infettiva costituiscono un ampio capitolo della patologia flogistica vulvovaginale. Costituiscono, infatti, almeno il 40% delle comuni sintomatologie del basso tratto genitale.
Le cause che possono determinare questo tipo di infiammazione sono molte, spesso misconosciute e di norma quasi mai diagnosticate. Spesso laddove viene riferita una sintomatologia vulvovaginale, quasi sempre è individuata una noxa infettiva. Un denominatore comune tra questo tipo di disturbi è la prescrizione di terapie, topiche o orali, di regola ad ampio spettro antimicrobico che non eliminano il fattore eziopatogenetico e, quindi, non migliorano il disturbo.
Vi sono quattro principali fattori che espongono ad un rischio maggiore di sviluppare vulvovaginiti di natura non infettiva:
Rapporti sessuali. Una storia delle donne affette da patologia flogistica vulvovaginale ricorrente non infettiva, può essere direttamente correlata alla loro attività sessuale. La formazione di abrasioni microscopiche dovute ad un'inadeguata lubrificazione favorirebbe, infatti, la penetrazione di agenti esterni, possibile fonte di sensibilizzazione.
Abitudini igieniche. Studi condotti su donne sessualmente attive hanno dimostrato come l'uso eccessivo di detergenti intimi e lavande vaginali aumenti notevolmente il rischio di contrarre vulvovaginiti irritative.
Abbigliamento. L'abitudine ad indossare indumenti molto attillati, soprattutto, se costituiti da un materiale sintetico (nylon o lycra), contribuirebbero ad alterare l'ecosistema vaginale rendendolo più sensibile ad molecole esogene.
Fattori psicologici. È stato dimostrato, infatti, che alcune donne affette da vulvovaginiti ricorrenti di natura non infettiva, conducono una vita sessuale insoddisfacente o sottacciono spesso quadri depressivi.
Le manifestazioni cliniche sono del tutto aspecifiche e spesso indistinguibili dalle vulvovaginiti infettive. I sintomi sono di solito bruciore e prurito, dolore e senso di tensione e, nei casi più gravi, a seguito da una accurata anamnesi, può emergere come qualsiasi agente esterno sia in grado di irritare la regione genitale. All'ispezione si può osservare arrossamento ed edema vulvare (vulvite eritematosa) accompagnati da escoriazioni e fissurazioni. Più raramente, tali forme si possono associare alla comparsa di bolle o vescicole od ulcerazioni (reazione eritematoide), interessando talora anche la vagina. La leucorrea (secrezione mucosa definita spesso dalle donne come "perdita vaginale") può essere presente ed è priva di alcun odorecontinua a leggere
Disturbi comuni in gravidanza ,quali sono,cosa fare
Disturbi comuni in gravidanza
Nausea
Bruciore di stomaco
Stitichezza
Eccessivo aumento di peso
Voglie
Modificazioni del seno
Svenimenti
Stanchezza
Secrezioni vaginali
Varici ed emorroidi
Crampi muscolari
Mal di schiena
Disturbi vescicali
Nausea
La nausea si manifesta in quasi il 50% delle donne gravide, in genere nel primo trimestre di gravidanza. Qualche volta si accompagna al vomito, che è più frequente al mattino e a volte è causato da una forte intolleranza nei confronti di odori e sapori particolari, che non si sopportano.
Un primo approccio a questo antipatico disturbo può essere di tipo dietetico. Una soluzione può venire dal consumare pasti piccoli e frequenti, evitando cibi grassi, pesanti o fritti. Per esempio: due crackers integrali, dopo 2-3 ore mezza mela, dopo 2-3 ore grissini o l'altra metà della mela, e così via.
La dieta dev'essere essenzialmente a base di cereali, crackers, grissini, patate lesse o al forno senza grassi aggiunti, carne magra, pesce, uova sode, burro in quantità limitatissime, biscotti secchi, gelato o budini, zucchero, marmellate o miele. Inizialmente, le bevande devono essere escluse durante i pasti.
Può accadere che la persistenza e l'aggravamento di questi sintomi (nausea e vomito) sia causa di dimagrimento e di malessere generale, come disidratazione ed astenia generale, fino ad imporre un breve ricovero. Questo stato caratterizzato da vomito esageratamente insistente, ormai divenuto patologico, si chiama iperemesi. In ospedale vengono effettuati degli esami di laboratorio per verificare il benessere materno, viene controllato il peso corporeo tenendo conto delle eventuali modificazioni ponderali.
Inoltre vengono somministrate delle terapie endovenose (fleboclisi di soluzioni glucosate associate a farmaci che prevengono o alleviano la nausea ed il vomito - antiemetici) e nutrizionali (consigli dietetici).clicca qui per gli altri disturbi
Nausea
Bruciore di stomaco
Stitichezza
Eccessivo aumento di peso
Voglie
Modificazioni del seno
Svenimenti
Stanchezza
Secrezioni vaginali
Varici ed emorroidi
Crampi muscolari
Mal di schiena
Disturbi vescicali
Nausea
La nausea si manifesta in quasi il 50% delle donne gravide, in genere nel primo trimestre di gravidanza. Qualche volta si accompagna al vomito, che è più frequente al mattino e a volte è causato da una forte intolleranza nei confronti di odori e sapori particolari, che non si sopportano.
Un primo approccio a questo antipatico disturbo può essere di tipo dietetico. Una soluzione può venire dal consumare pasti piccoli e frequenti, evitando cibi grassi, pesanti o fritti. Per esempio: due crackers integrali, dopo 2-3 ore mezza mela, dopo 2-3 ore grissini o l'altra metà della mela, e così via.
La dieta dev'essere essenzialmente a base di cereali, crackers, grissini, patate lesse o al forno senza grassi aggiunti, carne magra, pesce, uova sode, burro in quantità limitatissime, biscotti secchi, gelato o budini, zucchero, marmellate o miele. Inizialmente, le bevande devono essere escluse durante i pasti.
Può accadere che la persistenza e l'aggravamento di questi sintomi (nausea e vomito) sia causa di dimagrimento e di malessere generale, come disidratazione ed astenia generale, fino ad imporre un breve ricovero. Questo stato caratterizzato da vomito esageratamente insistente, ormai divenuto patologico, si chiama iperemesi. In ospedale vengono effettuati degli esami di laboratorio per verificare il benessere materno, viene controllato il peso corporeo tenendo conto delle eventuali modificazioni ponderali.
Inoltre vengono somministrate delle terapie endovenose (fleboclisi di soluzioni glucosate associate a farmaci che prevengono o alleviano la nausea ed il vomito - antiemetici) e nutrizionali (consigli dietetici).clicca qui per gli altri disturbi
Diabete:come riconoscerlo?che fare?
Conoscere il diabete
Il diabete è una patologia cronica caratterizzata da un incremento eccessivo del livello di zucchero nel sangue. E' causata dall'incapacità dell'organismo di produrre l'ormone insulina.
Si contano circa 170 milioni di casi di diabete (Fonte: Ministero della Salute). In particolare, sono oltre 2,5 milioni gli italiani affetti da tale patologia: la prevalenza è maggiore al Sud Italia (4,6%), rispetto al Centro (4,1%) e al Nord (3,9%)Diagnosi del diabete
La persona con il diabete, è una persona come tutte le altre, con l'unico problema di non essere in grado di assorbire lo zucchero (glucosio) necessario alle sue funzioni vitali. Tale fatto è dovuto all'incapacità, totale o parziale, del suo organismo di produrre l'ormone insulina. Ci si accorge che "qualcosa non funziona" quando si comincia a bere e urinare troppo, magari svegliandosi durante la notte. Unitamente si perde peso nonostante l'alimentazione normale o addirittura aumentata.
Quando si sospetta di avere il diabete, la prima cosa da fare è quella di rivolgersi al proprio medico curante che vi consiglierà alcune prime elementari indagini. Se tali esami risultassero positivi (glicemia fuori norma, glicosuria, ecc.), vi verrà chiesto di recarvi immediatamente in un centro di diabetologia specializzato dove vi sapranno dare le prime indicazioni fondamentali per un primo corretto approccio alla malattia.
Se si tratta di esordio di diabete tipo 1, al centro vi consiglieranno l'immediato ricovero, in modo da permettere il recupero dell'acqua e dei sali perduti durante il periodo immediatamente precedente (di solito si è in stato di chetoacidosi), per fornire la quantità di insulina necessaria, per disintossicare l'organismo dai corpi chetonici accumulati (tossici in quanto sostanze di rifiuto), per permettere ai genitori (se si tratta di un minore) e al paziente di imparare le prime nozioni fondamentali sul trattamento della malattia.
Se invece si tratta di esordio di diabete tipo 2, normalmente non è necessario il ricovero, ma vengono eseguite una serie di analisi e di controlli, prescritta una dieta ed eventuali medicinali antidiabetici orali.
Il diabete attualmente non è una malattia curabile in modo definitivo, anche se la ricerca nel campo sta facendo passi da gigante. Si può però arrivare a condurre una vita assolutamente "normale", evitando le complicazioni che a lungo andare potrebbe portare (circolazione, occhi, reni, ecc.) agendo fondamentalmente su quattro fronti:
L'insulina iniettandola dall'esterno (per i tipo 1) o antidiabetici orali, se necessari (per il tipo 2);
L'attività fisica e lo sport;
L'alimentazione;
L'educazione all'igiene e al controllo.
Per concludere, solo "accettando" fino in fondo la propria condizione, usando quei piccoli accorgimenti quotidiani che richiedono sacrificio, ma ci permettono poi una vita assolutamente uguale a quella delle altre famiglie, possiamo garantire a noi e/o al nostro bambino e alle persone a noi vicine, una vita serena e in armonia con gli "altri".
Il bambino potrà crescere e svilupparsi normalmente, giocare, andare a scuola; l'adulto potrà lavorare, sposarsi e avere figli come ogni altra persona.
Pubblicità .http://magazine.paginemediche.it/it/364/focus-on/diabetologia/detail_121791_conoscere-il-diabete.aspx?c1=23&c2=0
Il diabete è una patologia cronica caratterizzata da un incremento eccessivo del livello di zucchero nel sangue. E' causata dall'incapacità dell'organismo di produrre l'ormone insulina.
Si contano circa 170 milioni di casi di diabete (Fonte: Ministero della Salute). In particolare, sono oltre 2,5 milioni gli italiani affetti da tale patologia: la prevalenza è maggiore al Sud Italia (4,6%), rispetto al Centro (4,1%) e al Nord (3,9%)Diagnosi del diabete
La persona con il diabete, è una persona come tutte le altre, con l'unico problema di non essere in grado di assorbire lo zucchero (glucosio) necessario alle sue funzioni vitali. Tale fatto è dovuto all'incapacità, totale o parziale, del suo organismo di produrre l'ormone insulina. Ci si accorge che "qualcosa non funziona" quando si comincia a bere e urinare troppo, magari svegliandosi durante la notte. Unitamente si perde peso nonostante l'alimentazione normale o addirittura aumentata.
Quando si sospetta di avere il diabete, la prima cosa da fare è quella di rivolgersi al proprio medico curante che vi consiglierà alcune prime elementari indagini. Se tali esami risultassero positivi (glicemia fuori norma, glicosuria, ecc.), vi verrà chiesto di recarvi immediatamente in un centro di diabetologia specializzato dove vi sapranno dare le prime indicazioni fondamentali per un primo corretto approccio alla malattia.
Se si tratta di esordio di diabete tipo 1, al centro vi consiglieranno l'immediato ricovero, in modo da permettere il recupero dell'acqua e dei sali perduti durante il periodo immediatamente precedente (di solito si è in stato di chetoacidosi), per fornire la quantità di insulina necessaria, per disintossicare l'organismo dai corpi chetonici accumulati (tossici in quanto sostanze di rifiuto), per permettere ai genitori (se si tratta di un minore) e al paziente di imparare le prime nozioni fondamentali sul trattamento della malattia.
Se invece si tratta di esordio di diabete tipo 2, normalmente non è necessario il ricovero, ma vengono eseguite una serie di analisi e di controlli, prescritta una dieta ed eventuali medicinali antidiabetici orali.
Il diabete attualmente non è una malattia curabile in modo definitivo, anche se la ricerca nel campo sta facendo passi da gigante. Si può però arrivare a condurre una vita assolutamente "normale", evitando le complicazioni che a lungo andare potrebbe portare (circolazione, occhi, reni, ecc.) agendo fondamentalmente su quattro fronti:
L'insulina iniettandola dall'esterno (per i tipo 1) o antidiabetici orali, se necessari (per il tipo 2);
L'attività fisica e lo sport;
L'alimentazione;
L'educazione all'igiene e al controllo.
Per concludere, solo "accettando" fino in fondo la propria condizione, usando quei piccoli accorgimenti quotidiani che richiedono sacrificio, ma ci permettono poi una vita assolutamente uguale a quella delle altre famiglie, possiamo garantire a noi e/o al nostro bambino e alle persone a noi vicine, una vita serena e in armonia con gli "altri".
Il bambino potrà crescere e svilupparsi normalmente, giocare, andare a scuola; l'adulto potrà lavorare, sposarsi e avere figli come ogni altra persona.
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la salute del nostro cuore:Tenersi la rabbia dentro causa l'infarto
Tenersi la rabbia dentro causa l'infarto
Tenersi la rabbia dentro fa male, soprattutto al cuore. Secondo una ricerca svedese, gli uomini che non sfogano la loro rabbia quando sono trattati in modo scorretto al lavoro hanno un rischio doppio di subire un infarto. I ricercatori hanno analizzato i dati che si riferivano a 2.755 impiegati di Stoccolma fino a quel momento senza episodi di malattia cardiaca.
Gli uomini sono stati sottoposti a un questionario per capire come affrontassero le situazioni di conflitto sul lavoro, sia con i superiori che con i colleghi. E' così emersa, notano i ricercatori, una forte correlazione tra rabbia inespressa e malattia cardiaca.
Come si legge sul Journal of Epidemiology and Community Health, i ricercatori hanno individuato le diverse strategie con cui un uomo affrontava le situazioni che causavano rabbia al lavoro: affrontare le cose di petto, lasciar correre senza dire niente, sottrarsi alle discussioni.
In ogni caso, il conflitto sul lavoro causava spesso sintomi come mal di testa o mal di stomaco e scatti di rabbia a casa. I soggetti parte dello studio sono stati analizzati anche per raccogliere altri dati: fumo, consumo di alcol, attività fisica, livello di istruzione, ruolo ricoperto al lavoro, diabete, e ancora pressione del sangue, peso, colesterolo.
I ricercatori hanno poi registrato quanti hanno subito un infarto o sono morti per malattia cardiaca negli anni seguenti (lo studio è iniziato nel 1992 e terminato nel 2003).
Dei 2.755 uomini studiati, 47 hanno avuto un infarto o sono morti per malattia di cuore nel corso del follow-up ed è emerso che gli individui che al lavoro reprimevano la rabbia avevano un rischio doppio di infarto o morte per malattia cardiaca rispetto agli uomini che al lavoro affrontavano i problemi di petto.
I sintomi che invece si sviluppavano per via delle situazioni di conflitto in ufficio (mal di testa, mal di stomaco, atteggiamenti rabbiosi anche a casa) non aumentavano i rischi per la salute.
Secondo gli studiosi, la rabbia può produrre delle tensioni psicologiche che, se non vengono liberate, fanno salire la pressione del sangue e alla lunga danneggiano il sistema cardiovascolare.
Commenta la Dottoressa Constanze Leineweber, che ha diretto lo studio presso lo Stress Research Institute di Stoccolma: "Già altri studi avevano indicato un'associazione tra rabbia repressa e malattia di cuore ma la nostra ricerca ha mostrato una correlazione particolarmente forte. Il modo di ciascuno di noi di reagire alle situazioni di conflitto è innato, ma gli uomini che hanno altri fattori di rischio come fumo e sedentarietà dovrebbero stare particolarmente attenti a non tenersi tutto dentro".http://news.paginemediche.it/it/230/ultime-notizie/cardiologia/detail_122569_tenersi-la-rabbia-dentro-causa-linfarto.aspx?c1=11
Tenersi la rabbia dentro fa male, soprattutto al cuore. Secondo una ricerca svedese, gli uomini che non sfogano la loro rabbia quando sono trattati in modo scorretto al lavoro hanno un rischio doppio di subire un infarto. I ricercatori hanno analizzato i dati che si riferivano a 2.755 impiegati di Stoccolma fino a quel momento senza episodi di malattia cardiaca.
Gli uomini sono stati sottoposti a un questionario per capire come affrontassero le situazioni di conflitto sul lavoro, sia con i superiori che con i colleghi. E' così emersa, notano i ricercatori, una forte correlazione tra rabbia inespressa e malattia cardiaca.
Come si legge sul Journal of Epidemiology and Community Health, i ricercatori hanno individuato le diverse strategie con cui un uomo affrontava le situazioni che causavano rabbia al lavoro: affrontare le cose di petto, lasciar correre senza dire niente, sottrarsi alle discussioni.
In ogni caso, il conflitto sul lavoro causava spesso sintomi come mal di testa o mal di stomaco e scatti di rabbia a casa. I soggetti parte dello studio sono stati analizzati anche per raccogliere altri dati: fumo, consumo di alcol, attività fisica, livello di istruzione, ruolo ricoperto al lavoro, diabete, e ancora pressione del sangue, peso, colesterolo.
I ricercatori hanno poi registrato quanti hanno subito un infarto o sono morti per malattia cardiaca negli anni seguenti (lo studio è iniziato nel 1992 e terminato nel 2003).
Dei 2.755 uomini studiati, 47 hanno avuto un infarto o sono morti per malattia di cuore nel corso del follow-up ed è emerso che gli individui che al lavoro reprimevano la rabbia avevano un rischio doppio di infarto o morte per malattia cardiaca rispetto agli uomini che al lavoro affrontavano i problemi di petto.
I sintomi che invece si sviluppavano per via delle situazioni di conflitto in ufficio (mal di testa, mal di stomaco, atteggiamenti rabbiosi anche a casa) non aumentavano i rischi per la salute.
Secondo gli studiosi, la rabbia può produrre delle tensioni psicologiche che, se non vengono liberate, fanno salire la pressione del sangue e alla lunga danneggiano il sistema cardiovascolare.
Commenta la Dottoressa Constanze Leineweber, che ha diretto lo studio presso lo Stress Research Institute di Stoccolma: "Già altri studi avevano indicato un'associazione tra rabbia repressa e malattia di cuore ma la nostra ricerca ha mostrato una correlazione particolarmente forte. Il modo di ciascuno di noi di reagire alle situazioni di conflitto è innato, ma gli uomini che hanno altri fattori di rischio come fumo e sedentarietà dovrebbero stare particolarmente attenti a non tenersi tutto dentro".http://news.paginemediche.it/it/230/ultime-notizie/cardiologia/detail_122569_tenersi-la-rabbia-dentro-causa-linfarto.aspx?c1=11
calcolosi:cos'è, scopri se sei a rischio,diagnosi,cure,i caloclari biliari
Cos'è - I calcoli biliari - I fattori di rischio - Diagnosi - Terapia
Cos'è
La calcolosi biliare è una malattia assai diffusa nel mondo occidentale, presente in percentuali variabili dal 5% al 25% circa nella popolazione adulta dei vari paesi americani ed europei (soprattutto nordeuropei). I dati italiani derivano da studi condotti negli anni '80, che hanno potuto accertare che:
la calcolosi è complessivamente presente nel 10% della popolazione generale;
i soggetti di sesso femminile sono più colpiti, in percentuali doppie rispetto a quelli di sesso maschile (15% versus 7 %);
con l'avanzare dell'età si incrementa significativamente la prevalenza della malattia in entrambi i sessi.
Top
I calcoli biliari
I calcoli biliari sono essenzialmente di tre tipi: di colesterolo, pigmentari e misti e possono essere presenti nella colecisti, nelle vie biliari o contemporaneamente in entrambe queste strutture anatomiche. Il processo di formazione dei calcoli è lento ed è stato studiato soprattutto per quanto riguarda i calcoli di colesterolo. Inizialmente si ha un'aumentata concentrazione di colesterolo nella bile (per anomalie congenite del metabolismo epatico dei grassi endogeni o provenienti dall'alimentazione o per una riduzione degli agenti biliari solubilizzanti il colesterolo), l'aggregazione in nuclei e successivamente in cristalli di colesterolo, che poi sono la base per successivi calcoli. La colecisti è il punto dove più facilmente possono formarsi calcoli, proprio perché vi è ristagno di bile nel suo interno quando si è a digiuno e vi è il tempo per la nucleazione e la cristallizzazione di una bile più ricca di colesterolo. Se la colecisti presenta, per patologie intrinseche, uno svuotamento ritardato, lento o inefficace, più facilmente si formano calcoli.
I calcoli pigmentari rappresentano una minoranza dei calcoli biliari (circa il 20-25% nei riscontri operatori) e sono così nominati per il loro colore scuro. Sono costituiti da una miscela di colesterolo, fosfato e carbonato di calcio e da un particolare pigmento, la bilirubina. Sono in genere associati a malattie ematologiche croniche capaci di indurre emolisi (distruzione, cioè, dei globuli rossi) e liberazione della emoglobina contenuta all'interno dei globuli rossi, che poi viene degradata a formare bilirubina. Questo tipo di calcoli è più frequente negli anziani e nelle malattie croniche avanzate del fegato.
I calcoli biliari possono dar luogo a sintomi specifici (dolore tipico, la cosiddetta colica biliare, o complicanze della malattia) o la loro presenza può rimanere silente (litiasi asintomatica). Da queste due eventualità scaturisce un approccio decisionale completamente differente. I pazienti asintomatici possono non avere nessun sintomo specifico per molti anni; in essi la probabilità di sviluppare dolore biliare è di circa il 10% a 5 anni e del 20% a 15-20 anni, con un rischio annuo di presentare coliche biliari che diminuisce significativamente con il passare del tempo. In alcuni studi nei quali si è potuto controllare i pazienti per un lungo periodo, è stato verificato che in questi pazienti la probabilità annua di sviluppare una complicanza di rilievo è di circa 1%. In base a questi dati non vi è razionale per l'indicazione ad un intervento di colecistectomia di elezione, profilattica, in pazienti con calcolosi asintomatica. Naturalmente, la questione è completamente diversa in presenza di una calcolosi sintomatica, laddove è necessaria una decisione terapeutica. La malattia si può presentare con dolore, in genere dovuto al passaggio di calcoli nel dotto cistico o nel dotto coledoco, oppure con complicanze di grande rilievo clinico quali colecistite acuta con possibilità di infezione fino all'ascesso o perforazione della colecisti, infezioni acute delle vie biliari, ostruzione del dotto coledoco con ittero, pancreatite acuta. Queste sono tutte evenienze cliniche che, se non riconosciute e trattate rapidamente, possono portare a complicanze gravi, talvolta fatali.continua a leggere
I fattori di rischio
L'obesità costituisce un fattore di rischio accertato, soprattutto nelle donne: in questa condizione, genetica o da dieta incongrua, si realizza una aumentata sintesi ed escrezione biliare di colesterolo. Altro fattore di rischio è di certo l'infezione delle vie biliari, importante particolarmente per la genesi dei calcoli pigmentari. L'età può essere considerata anch'essa un fattore di rischio in quanto la prevalenza della calcolosi è nettamente aumentata negli anziani, probabilmente per la maggiore concentrazione di colesterolo nella bile e la ipomobilità della colecisti. Alla luce di questi dati, considerando il progressivo aumento dell'età media della popolazione italiana, è ipotizzabile che la calcolosi biliare sarà destinata a diventare un crescente problema sanitario nei prossimi anni.
Cos'è
La calcolosi biliare è una malattia assai diffusa nel mondo occidentale, presente in percentuali variabili dal 5% al 25% circa nella popolazione adulta dei vari paesi americani ed europei (soprattutto nordeuropei). I dati italiani derivano da studi condotti negli anni '80, che hanno potuto accertare che:
la calcolosi è complessivamente presente nel 10% della popolazione generale;
i soggetti di sesso femminile sono più colpiti, in percentuali doppie rispetto a quelli di sesso maschile (15% versus 7 %);
con l'avanzare dell'età si incrementa significativamente la prevalenza della malattia in entrambi i sessi.
Top
I calcoli biliari
I calcoli biliari sono essenzialmente di tre tipi: di colesterolo, pigmentari e misti e possono essere presenti nella colecisti, nelle vie biliari o contemporaneamente in entrambe queste strutture anatomiche. Il processo di formazione dei calcoli è lento ed è stato studiato soprattutto per quanto riguarda i calcoli di colesterolo. Inizialmente si ha un'aumentata concentrazione di colesterolo nella bile (per anomalie congenite del metabolismo epatico dei grassi endogeni o provenienti dall'alimentazione o per una riduzione degli agenti biliari solubilizzanti il colesterolo), l'aggregazione in nuclei e successivamente in cristalli di colesterolo, che poi sono la base per successivi calcoli. La colecisti è il punto dove più facilmente possono formarsi calcoli, proprio perché vi è ristagno di bile nel suo interno quando si è a digiuno e vi è il tempo per la nucleazione e la cristallizzazione di una bile più ricca di colesterolo. Se la colecisti presenta, per patologie intrinseche, uno svuotamento ritardato, lento o inefficace, più facilmente si formano calcoli.
I calcoli pigmentari rappresentano una minoranza dei calcoli biliari (circa il 20-25% nei riscontri operatori) e sono così nominati per il loro colore scuro. Sono costituiti da una miscela di colesterolo, fosfato e carbonato di calcio e da un particolare pigmento, la bilirubina. Sono in genere associati a malattie ematologiche croniche capaci di indurre emolisi (distruzione, cioè, dei globuli rossi) e liberazione della emoglobina contenuta all'interno dei globuli rossi, che poi viene degradata a formare bilirubina. Questo tipo di calcoli è più frequente negli anziani e nelle malattie croniche avanzate del fegato.
I calcoli biliari possono dar luogo a sintomi specifici (dolore tipico, la cosiddetta colica biliare, o complicanze della malattia) o la loro presenza può rimanere silente (litiasi asintomatica). Da queste due eventualità scaturisce un approccio decisionale completamente differente. I pazienti asintomatici possono non avere nessun sintomo specifico per molti anni; in essi la probabilità di sviluppare dolore biliare è di circa il 10% a 5 anni e del 20% a 15-20 anni, con un rischio annuo di presentare coliche biliari che diminuisce significativamente con il passare del tempo. In alcuni studi nei quali si è potuto controllare i pazienti per un lungo periodo, è stato verificato che in questi pazienti la probabilità annua di sviluppare una complicanza di rilievo è di circa 1%. In base a questi dati non vi è razionale per l'indicazione ad un intervento di colecistectomia di elezione, profilattica, in pazienti con calcolosi asintomatica. Naturalmente, la questione è completamente diversa in presenza di una calcolosi sintomatica, laddove è necessaria una decisione terapeutica. La malattia si può presentare con dolore, in genere dovuto al passaggio di calcoli nel dotto cistico o nel dotto coledoco, oppure con complicanze di grande rilievo clinico quali colecistite acuta con possibilità di infezione fino all'ascesso o perforazione della colecisti, infezioni acute delle vie biliari, ostruzione del dotto coledoco con ittero, pancreatite acuta. Queste sono tutte evenienze cliniche che, se non riconosciute e trattate rapidamente, possono portare a complicanze gravi, talvolta fatali.continua a leggere
I fattori di rischio
L'obesità costituisce un fattore di rischio accertato, soprattutto nelle donne: in questa condizione, genetica o da dieta incongrua, si realizza una aumentata sintesi ed escrezione biliare di colesterolo. Altro fattore di rischio è di certo l'infezione delle vie biliari, importante particolarmente per la genesi dei calcoli pigmentari. L'età può essere considerata anch'essa un fattore di rischio in quanto la prevalenza della calcolosi è nettamente aumentata negli anziani, probabilmente per la maggiore concentrazione di colesterolo nella bile e la ipomobilità della colecisti. Alla luce di questi dati, considerando il progressivo aumento dell'età media della popolazione italiana, è ipotizzabile che la calcolosi biliare sarà destinata a diventare un crescente problema sanitario nei prossimi anni.
domenica 22 novembre 2009
ATTENZIONE AI PRODOTTI CHE USIAMO PER LA NOSTRA BELLEZZA,CONTENGONO ADDITIVI MOLTO PERICOLOSI
NEWS
20/11/2009
Oltre 500 sostanze chimiche entrano nel corpo di una donna ogni giorno
Per apparire più belle e per curare il proprio aspetto le donne accumulano una gran quantità di sostanze potenzialmente tossiche nel loro organismo
Come recita un noto spot le donne "valgono". Sì, infatti valgono un sacco di soldi: quelli che spendono per apparire più belle; purtroppo, a volte, anche a costo della propria salute.
Per curare il proprio aspetto, infatti, ogni giorno le donne moderne applicano sul viso e sul corpo la bellezza di 515 sostanze chimiche, secondo un nuovo studio.
Lo denuncia l'azienda Bionsen, attraverso le pagine del Sun, sottolineando come in media per la bellezza quotidiana una donna applichi sul proprio corpo fino a 15 prodotti, la maggior parte dei quali contiene più di 20 ingredienti diversi, tra cui additivi che possono essere causa di problemi allergici, dermatiti e perfino cancro della pelle.
«I regimi di bellezza sono cambiati drasticamente e da un semplice "lava e vai" si e passati a un aumento della domanda di autoabbronzanti, regolare manicure, ciglia finte, estensioni dei capelli… Questi nuovi "meravigliosi trattamenti" contengono molte più sostanze chimiche per ottenere risultati migliori, il che significa che le donne sono più a rischio» ha dichiarato sulle pagine del quotidiano Charlotte Smith della Bionsen.
Nello studio in questione, per esempio, si è scoperto che in un comune rossetto si trovano in media 33 sostanze chimiche; 32 in una lozione per il corpo; 29 nel mascara; 11 nella crema idratante per le mani.
In più, la maggior parte dei profumi contiene una media di 250 sostanze chimiche che possono arrivare anche a 400 in alcuni di essi.
Davvero inquietante.
(lm&sdp)
Source: "The Sun".
20/11/2009
Oltre 500 sostanze chimiche entrano nel corpo di una donna ogni giorno
Per apparire più belle e per curare il proprio aspetto le donne accumulano una gran quantità di sostanze potenzialmente tossiche nel loro organismo
Come recita un noto spot le donne "valgono". Sì, infatti valgono un sacco di soldi: quelli che spendono per apparire più belle; purtroppo, a volte, anche a costo della propria salute.
Per curare il proprio aspetto, infatti, ogni giorno le donne moderne applicano sul viso e sul corpo la bellezza di 515 sostanze chimiche, secondo un nuovo studio.
Lo denuncia l'azienda Bionsen, attraverso le pagine del Sun, sottolineando come in media per la bellezza quotidiana una donna applichi sul proprio corpo fino a 15 prodotti, la maggior parte dei quali contiene più di 20 ingredienti diversi, tra cui additivi che possono essere causa di problemi allergici, dermatiti e perfino cancro della pelle.
«I regimi di bellezza sono cambiati drasticamente e da un semplice "lava e vai" si e passati a un aumento della domanda di autoabbronzanti, regolare manicure, ciglia finte, estensioni dei capelli… Questi nuovi "meravigliosi trattamenti" contengono molte più sostanze chimiche per ottenere risultati migliori, il che significa che le donne sono più a rischio» ha dichiarato sulle pagine del quotidiano Charlotte Smith della Bionsen.
Nello studio in questione, per esempio, si è scoperto che in un comune rossetto si trovano in media 33 sostanze chimiche; 32 in una lozione per il corpo; 29 nel mascara; 11 nella crema idratante per le mani.
In più, la maggior parte dei profumi contiene una media di 250 sostanze chimiche che possono arrivare anche a 400 in alcuni di essi.
Davvero inquietante.
(lm&sdp)
Source: "The Sun".
sabato 21 novembre 2009
dimagrire : pochi movimenti di 90 secondi e ti rassodi senza fatica
FITNESS
Sette esercizi da 90 secondi. Per rassodare basta rallentare
di Adele Sarno
Per avere un fisico tonico possono non servire ore e ore di fatica. Può essere sufficiente fare pochi movimenti della durata di 90 secondi. "Fermati e trattieni" è lo slogan di Pete Cerqua, autore di The 90-Second Fitness Solution (Atria Books), un volume pubblicato negli Usa. "Basta contrarre la muscolatura e restare in posa per un minuto e mezzo, un'operazione che consente di massimizzare la forza muscolare durante i movimenti". Ecco gli esercizi che Cerqua ha creato per il sito americano Self. Per farli servono due pesi e una palla di stabilitàecco gli esercizi
Sette esercizi da 90 secondi. Per rassodare basta rallentare
di Adele Sarno
Per avere un fisico tonico possono non servire ore e ore di fatica. Può essere sufficiente fare pochi movimenti della durata di 90 secondi. "Fermati e trattieni" è lo slogan di Pete Cerqua, autore di The 90-Second Fitness Solution (Atria Books), un volume pubblicato negli Usa. "Basta contrarre la muscolatura e restare in posa per un minuto e mezzo, un'operazione che consente di massimizzare la forza muscolare durante i movimenti". Ecco gli esercizi che Cerqua ha creato per il sito americano Self. Per farli servono due pesi e una palla di stabilitàecco gli esercizi
disturbi cardiovascolari:nuovo farmaco che combatte l'occlusione delle arterie
Arterie e cuore:
alzare il colesterolo
contro le occlusioni
Un farmaco a base di niacina che serve ad aumentare il livello di colesterolo “buono”, se associato ad una terapia a base di statine per abbassare quello del colesterolo “cattivo”, combatte l`occlusione delle arterie nei pazienti affetti da disturbi cardiovascolari: questo il risultato di uno studio condotto dagli studiosi della Oxford University (Regno Unito) e pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology.
Gli scienziati hanno sottoposto ai test 71 soggetti malati di aterosclerosi: negli individui che avevano ricevuto la niacina, dopo un anno lo spessore delle placche della carotide era inferiore rispetto a quello del gruppo a cui i medici avevano invece somministrato il placebo. Nei pazienti trattati con la niacina il livello di colesterolo buono (Hdl) era aumentato del 23% e quello del colesterolo cattivo (Ldl) si era ridotto del 19%.
“La nostra ricerca – afferma Robin Choudhury, autore dello studio – evidenzia che esistono nuove promettenti prospettive per il trattamento delle malattie di cuore e arterie che, qualora si trasformassero in strategie terapeutiche, sarebbero di grande importanza per un vastissimo numero di pazienti”. Non ci sono ancora però studi su larga scala che dimostrino che questa categoria di farmaci, associata ad una terapia a base di statine riduca i tassi di mortalità legati a infarto e ictus: il prossimo passo, affermano gli studiosi, sarà dunque quello di allargare lo studio a un campione più vasto di pazienti.
Data: 12-11-2009
Autore: c.s.http://salute24.ilsole24ore.com/salute/cuore/3140_Arterie_e_cuore:_alzare_il_colesterolocontro_le_occlusioni.php
alzare il colesterolo
contro le occlusioni
Un farmaco a base di niacina che serve ad aumentare il livello di colesterolo “buono”, se associato ad una terapia a base di statine per abbassare quello del colesterolo “cattivo”, combatte l`occlusione delle arterie nei pazienti affetti da disturbi cardiovascolari: questo il risultato di uno studio condotto dagli studiosi della Oxford University (Regno Unito) e pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology.
Gli scienziati hanno sottoposto ai test 71 soggetti malati di aterosclerosi: negli individui che avevano ricevuto la niacina, dopo un anno lo spessore delle placche della carotide era inferiore rispetto a quello del gruppo a cui i medici avevano invece somministrato il placebo. Nei pazienti trattati con la niacina il livello di colesterolo buono (Hdl) era aumentato del 23% e quello del colesterolo cattivo (Ldl) si era ridotto del 19%.
“La nostra ricerca – afferma Robin Choudhury, autore dello studio – evidenzia che esistono nuove promettenti prospettive per il trattamento delle malattie di cuore e arterie che, qualora si trasformassero in strategie terapeutiche, sarebbero di grande importanza per un vastissimo numero di pazienti”. Non ci sono ancora però studi su larga scala che dimostrino che questa categoria di farmaci, associata ad una terapia a base di statine riduca i tassi di mortalità legati a infarto e ictus: il prossimo passo, affermano gli studiosi, sarà dunque quello di allargare lo studio a un campione più vasto di pazienti.
Data: 12-11-2009
Autore: c.s.http://salute24.ilsole24ore.com/salute/cuore/3140_Arterie_e_cuore:_alzare_il_colesterolocontro_le_occlusioni.php
venerdì 20 novembre 2009
Influenza A, Oms: 'Il virus muta',ma non c'è da preoccuparsi
Influenza A, Oms: 'Il virus muta'
registrati tre casi in Norvegia
GINEVRA - E' stata registrata in Norvegia una Mutazione del virus h1n1 della nuova influenza in tre casi distinti. Lo ha annunciato oggi l'organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il virus era stato isolato da due casi di decessi avvenuti in Norvegia e da un paziente con la malattia allo stato avanzato. Gli scienziati hanno analizzato 70 pazienti in condizioni cliniche senza però riscontrare la mutazione. Questa sarebbe la prova che la mutazione non sarebbe in espansione nel Paese.
L'Oms ha fatto notare che mutazioni dello stesso tipo erano state riscontrate in Brasile, Cina, Giappone, Messico, Ucraina e Usa all'inizio di aprile ma nonostante questo non c'era stata alcuna evidenza di ulteriori contagi o casi di morte. http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/nuova-influenza-6/influenza-mutazione/influenza-mutazione.html
registrati tre casi in Norvegia
GINEVRA - E' stata registrata in Norvegia una Mutazione del virus h1n1 della nuova influenza in tre casi distinti. Lo ha annunciato oggi l'organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il virus era stato isolato da due casi di decessi avvenuti in Norvegia e da un paziente con la malattia allo stato avanzato. Gli scienziati hanno analizzato 70 pazienti in condizioni cliniche senza però riscontrare la mutazione. Questa sarebbe la prova che la mutazione non sarebbe in espansione nel Paese.
L'Oms ha fatto notare che mutazioni dello stesso tipo erano state riscontrate in Brasile, Cina, Giappone, Messico, Ucraina e Usa all'inizio di aprile ma nonostante questo non c'era stata alcuna evidenza di ulteriori contagi o casi di morte. http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/nuova-influenza-6/influenza-mutazione/influenza-mutazione.html
Mammography: What to Do Now?Three doctors weigh in on what women should do about the new guidelines
Mammography: What to Do Now?
Three doctors weigh in on what women should do about the new guidelines
Posted November 18, 2009
By Kathleen Doheny
HealthDay Reporter
WEDNESDAY, Nov. 18 (HealthDay News) -- When a U.S. government task force recommended that women wait until they're 50 to get their first mammogram to check for breast cancer, reaction was swift.
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Women in their 40s Ponder Whether to Skip the Mammogram 28911990
Pregnancy Complication May Be Linked to Thyroid Problems 28929744
Critics such as the American Cancer Society vowed to stand by its advice that annual screening begin at age 40 for women of average risk. The American College of Radiology agreed.
But what will doctors who see female patients day after day suggest they do?
The guidelines, released Nov. 16 by a federal panel of experts known as the U.S. Preventive Services Task Force, recommend that women aged 40 to 49 and at average risk for breast cancer talk to their doctor about when it would be best for them to begin mammography screening. Those aged 50 to 74 should have every-other-year screenings, rather than an annual mammogram, according to the new guidelines. As for women aged 75 and older, the task force concluded that there is not enough evidence to assess the benefits and harms of the test.
Whether they agree or disagree with the guidelines, experts seem to agree that women should talk to their health-care providers for guidance based on their individual medical history and other factors.
Three such providers -- an internist, a family physician and a gynecologist -- weigh in on what they will advise their patients to do.
An Internist's View
"The evidence supports the recommendation," said Dr. Karla Kerlikowske, director of the Women Veteran's Comprehensive Health Center at the San Francisco Veterans Affairs Medical Center, who wrote an editorial accompanying publication of the guidelines in the Annals of Internal Medicine.
"I think for women 40 to 49, we should target women who are at high risk," she said, such as those with a first-degree relative with breast cancer.
Changing the screening interval from annually to every two years for women 50 to 74, she said, "is one of the best things they did." At her clinic, Kerlikowske said, biennial screening has been a standard for years.
A Gynecologist's View
Gynecologist Judi Chervenak, an associate clinical professor of obstetrics-gynecology and women's health at Montefiore Medical Center and Albert Einstein College of Medicine in New York City, said she will tell her patients this: "From age 39 on, a woman should have a yearly visit to her health-care provider, during which she discusses which routine tests are appropriate for her, including mammography."
But, she also said she favors mammography for many women.
"Unless the patient is at increased risk of radiation exposure or increased mental health stress of dealing with a false-positive test, I still feel that the use of the mammogram is a potentially lifesaving and quality-of-life improving test for many women," Chervenak said.
"We know that mammography often picks up a cancer before it can be palpated," she said. "We have to do everything we can to maintain our quality of life."
A Family Physician's View
A woman should remember that the guidelines are based on the entire population and that her own decision must be an individual one, said Dr. David Baron, a family physician and chief of staff at Santa Monica-UCLA Medical Center and Orthopaedic Hospital in Santa Monica, Calif., and an assistant clinical professor of family medicine at the David Geffen School of Medicine at the University of California, Los Angeles.
"That's why communication between a patient and her health-care professional is very important," Baron said.
The new guidelines, in his view, are encouraging physicians to individualize the screenings.
"Some of this will depend on how risk-adverse a woman is," Baron said. A 40-year-old woman, for instance, might be afraid of radiation from a mammogram and be at average risk for breast cancer. No matter how much a doctor explains that the radiation amount is minimal, he said, she might not be convinced, and she might be advised to wait.
On the other hand, he said, another 40-year-old woman might be very frightened of breast cancer and want the screening. For her, Baron said, he might advise sticking with annual screening.
1 2 Next Page > http://health.usnews.com/articles/health/healthday/2009/11/18/mammography-what-to-do-now.html?PageNr=2
Three doctors weigh in on what women should do about the new guidelines
Posted November 18, 2009
By Kathleen Doheny
HealthDay Reporter
WEDNESDAY, Nov. 18 (HealthDay News) -- When a U.S. government task force recommended that women wait until they're 50 to get their first mammogram to check for breast cancer, reaction was swift.
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Critics such as the American Cancer Society vowed to stand by its advice that annual screening begin at age 40 for women of average risk. The American College of Radiology agreed.
But what will doctors who see female patients day after day suggest they do?
The guidelines, released Nov. 16 by a federal panel of experts known as the U.S. Preventive Services Task Force, recommend that women aged 40 to 49 and at average risk for breast cancer talk to their doctor about when it would be best for them to begin mammography screening. Those aged 50 to 74 should have every-other-year screenings, rather than an annual mammogram, according to the new guidelines. As for women aged 75 and older, the task force concluded that there is not enough evidence to assess the benefits and harms of the test.
Whether they agree or disagree with the guidelines, experts seem to agree that women should talk to their health-care providers for guidance based on their individual medical history and other factors.
Three such providers -- an internist, a family physician and a gynecologist -- weigh in on what they will advise their patients to do.
An Internist's View
"The evidence supports the recommendation," said Dr. Karla Kerlikowske, director of the Women Veteran's Comprehensive Health Center at the San Francisco Veterans Affairs Medical Center, who wrote an editorial accompanying publication of the guidelines in the Annals of Internal Medicine.
"I think for women 40 to 49, we should target women who are at high risk," she said, such as those with a first-degree relative with breast cancer.
Changing the screening interval from annually to every two years for women 50 to 74, she said, "is one of the best things they did." At her clinic, Kerlikowske said, biennial screening has been a standard for years.
A Gynecologist's View
Gynecologist Judi Chervenak, an associate clinical professor of obstetrics-gynecology and women's health at Montefiore Medical Center and Albert Einstein College of Medicine in New York City, said she will tell her patients this: "From age 39 on, a woman should have a yearly visit to her health-care provider, during which she discusses which routine tests are appropriate for her, including mammography."
But, she also said she favors mammography for many women.
"Unless the patient is at increased risk of radiation exposure or increased mental health stress of dealing with a false-positive test, I still feel that the use of the mammogram is a potentially lifesaving and quality-of-life improving test for many women," Chervenak said.
"We know that mammography often picks up a cancer before it can be palpated," she said. "We have to do everything we can to maintain our quality of life."
A Family Physician's View
A woman should remember that the guidelines are based on the entire population and that her own decision must be an individual one, said Dr. David Baron, a family physician and chief of staff at Santa Monica-UCLA Medical Center and Orthopaedic Hospital in Santa Monica, Calif., and an assistant clinical professor of family medicine at the David Geffen School of Medicine at the University of California, Los Angeles.
"That's why communication between a patient and her health-care professional is very important," Baron said.
The new guidelines, in his view, are encouraging physicians to individualize the screenings.
"Some of this will depend on how risk-adverse a woman is," Baron said. A 40-year-old woman, for instance, might be afraid of radiation from a mammogram and be at average risk for breast cancer. No matter how much a doctor explains that the radiation amount is minimal, he said, she might not be convinced, and she might be advised to wait.
On the other hand, he said, another 40-year-old woman might be very frightened of breast cancer and want the screening. For her, Baron said, he might advise sticking with annual screening.
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Down Syndrome:New research may provide the foundation for future medical treatment of memory deficits associated with Down syndrome.
For Kids With Down Syndrome, a 'Ray of Hope'
Study in mice could lead to treatment for learning deficits, researcher suggests
Posted November 19, 2009
THURSDAY, Nov. 19 (HealthDay News) -- New research may provide the foundation for future medical treatment of memory deficits associated with Down syndrome.
The research was conducted in mice that were genetically engineered to have a condition similar to Down syndrome, a genetic disorder. It is still not clear if humans would benefit from the findings.
Still, the researchers found that mice with the syndrome-like condition could use their brains more effectively when the signaling of norepinephrine, a neurotransmitter that helps nerve cells communicate, was boosted.
"If you intervene early enough, you will be able to help kids with Down syndrome to collect and modulate information," Dr. Ahmad Salehi, the study's primary author, said in a news release from Stanford University Medical Center. "Theoretically, that could lead to an improvement in cognitive functions in these kids." Salehi, a research health science specialist at the Veterans Affairs Palo Alto Health Care System, in California, was a senior scientist at Stanford when the study was conducted.
The study found that the mice did better on cognitive tests such as nest-building -- in fact, as well as normal mice -- after getting drugs that boosted norepinephrine levels.
"We were very surprised to see that, wow, it worked so fast," Salehi said. The results were published Nov. 18 in Science Translational Medicine.
The study results give "a ray of hope and optimism for the Down syndrome community for the future," Dr. Melanie Manning, director of the Center for Down Syndrome at Lucile Packard Children's Hospital, said in the news release.
More information
The Nemours Foundation has more on Down syndrome.http://health.usnews.com/articles/health/healthday/2009/11/19/for-kids-with-down-syndrome-a-ray-of-hope.html
Study in mice could lead to treatment for learning deficits, researcher suggests
Posted November 19, 2009
THURSDAY, Nov. 19 (HealthDay News) -- New research may provide the foundation for future medical treatment of memory deficits associated with Down syndrome.
The research was conducted in mice that were genetically engineered to have a condition similar to Down syndrome, a genetic disorder. It is still not clear if humans would benefit from the findings.
Still, the researchers found that mice with the syndrome-like condition could use their brains more effectively when the signaling of norepinephrine, a neurotransmitter that helps nerve cells communicate, was boosted.
"If you intervene early enough, you will be able to help kids with Down syndrome to collect and modulate information," Dr. Ahmad Salehi, the study's primary author, said in a news release from Stanford University Medical Center. "Theoretically, that could lead to an improvement in cognitive functions in these kids." Salehi, a research health science specialist at the Veterans Affairs Palo Alto Health Care System, in California, was a senior scientist at Stanford when the study was conducted.
The study found that the mice did better on cognitive tests such as nest-building -- in fact, as well as normal mice -- after getting drugs that boosted norepinephrine levels.
"We were very surprised to see that, wow, it worked so fast," Salehi said. The results were published Nov. 18 in Science Translational Medicine.
The study results give "a ray of hope and optimism for the Down syndrome community for the future," Dr. Melanie Manning, director of the Center for Down Syndrome at Lucile Packard Children's Hospital, said in the news release.
More information
The Nemours Foundation has more on Down syndrome.http://health.usnews.com/articles/health/healthday/2009/11/19/for-kids-with-down-syndrome-a-ray-of-hope.html
INFLUENZA A:un'altra vittima a napoli,ma perchè i napoletani sono i più colpiti?
http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/INFLUENZA-A-NAPOLI-DECEDUTA-DONNA-45ENNE-CON-ENCEFALITE/news-dettaglio/373550624ore InviaStampa
Napoli, 12:14
INFLUENZA A: NAPOLI, DECEDUTA DONNA 45ENNE CON ENCEFALITE
Ancora un decesso in Campania di persona con altre patologie contagiata dal virus dell'influenza A H1N1. Lorella Lettieri, 45 anni, ricoverata al "Cotugno" di Napoli il 9 novembre scorso per encefalite e risultata positiva al test del contagio, e' morta questa mattina. Ieri i casi in Campania di decessi di persone contagiate dal virus sono stati tre, due al "Cotugno", con morte avvenuta nella giornata, e uno al "Monaldi".
Napoli, 12:14
INFLUENZA A: NAPOLI, DECEDUTA DONNA 45ENNE CON ENCEFALITE
Ancora un decesso in Campania di persona con altre patologie contagiata dal virus dell'influenza A H1N1. Lorella Lettieri, 45 anni, ricoverata al "Cotugno" di Napoli il 9 novembre scorso per encefalite e risultata positiva al test del contagio, e' morta questa mattina. Ieri i casi in Campania di decessi di persone contagiate dal virus sono stati tre, due al "Cotugno", con morte avvenuta nella giornata, e uno al "Monaldi".
giovedì 19 novembre 2009
Protesi all'anca:ora si fanno anche su soggetti giovani
Protesi all'anca in aumento
I progressi degli ultimi anni
Oltre un milione di italiani ha un'articolazione sostituita. Gli impianti d'anca aumentano del 5 per cento ogni anno. E ora durano molto più a lungo
Anca, ginocchio, spalla: sono oltre un milione gli italiani con un'articolazione sostituita, 180mila i nuovi impianti effettuati ogni anno. L'Italia è ai primi posti in Europa per il numero di protesi d'anca impiantate, circa 100.000 all'anno. Il numero di interventi sull'anca cresce al ritmo del 5 per cento annuo, con una spesa di un miliardo e trecento milioni di euro per operazioni e ricoveri e costi che superano i 500 milioni di euro per la riabilitazione. Grazie ai nuovi materiali, capaci di resistere efficacemente all'usura, aumenta il numero degli interventi in persone giovani: ogni anno 20.000 protesi vengono impiantate in under 65 e 5000 in pazienti con meno di 50 anni. Sono ormai diffuse, soprattutto in Italia, tecniche chirurgiche "dolci", che risparmiano al massimo i tessuti e un paziente su tre riceve mini-protesi, con cui si riduce al minimo la rimozione di materiale osseo. Oltre la metà eseguiti in Lombardia e in Emilia Romagna anche a causa della mobilità sanitaria tra le Regioni. Nel 60 per cento dei casi si tratta di protesi d'anca, ma crescono a ritmo vertiginoso anche le sostituzioni di ginocchio. Questi alcuni dei dati forniti dai massimi esperti riuniti oggi a Milano per il 94° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, sul tema revisione delle protesi e mininvasività in ortopedia e traumatologia.
Nel mondo si impiantano un milione e mezzo di protesi d'anca ogni anno, di cui 300.000 negli Stati Uniti; l'Italia è fra i Paesi europei dove si effettua il maggior numero di sostituzioni d'anca. Su circa 700.000 interventi eseguiti ogni anno in Europa, infatti, oltre centomila riguardano il nostro Paese, che è superato soltanto da Germania (250.000) e Francia (130.000) e precede Regno Unito (90.000) e Spagna (70.000). La sostituzione dell'articolazione dell'anca con "pezzi di ricambio" cresce a ritmo costante: il numero di impianti aumenta come detto del 5 per cento ogni anno e quella spesa di un miliardo e trecento milioni di euro corrisponde all'1 per cento del Fondo Sanitario Nazionale. A questa cifra vanno aggiunti quegli oltre 500 milioni di euro spesi per la riabilitazione successiva all'intervento. Nel 65 per cento dei casi la sostituzione dell'anca riguarda le donne, e la percentuale sale al 75 per cento se l'impianto è successivo a una frattura da osteoporosi. continua
I progressi degli ultimi anni
Oltre un milione di italiani ha un'articolazione sostituita. Gli impianti d'anca aumentano del 5 per cento ogni anno. E ora durano molto più a lungo
Anca, ginocchio, spalla: sono oltre un milione gli italiani con un'articolazione sostituita, 180mila i nuovi impianti effettuati ogni anno. L'Italia è ai primi posti in Europa per il numero di protesi d'anca impiantate, circa 100.000 all'anno. Il numero di interventi sull'anca cresce al ritmo del 5 per cento annuo, con una spesa di un miliardo e trecento milioni di euro per operazioni e ricoveri e costi che superano i 500 milioni di euro per la riabilitazione. Grazie ai nuovi materiali, capaci di resistere efficacemente all'usura, aumenta il numero degli interventi in persone giovani: ogni anno 20.000 protesi vengono impiantate in under 65 e 5000 in pazienti con meno di 50 anni. Sono ormai diffuse, soprattutto in Italia, tecniche chirurgiche "dolci", che risparmiano al massimo i tessuti e un paziente su tre riceve mini-protesi, con cui si riduce al minimo la rimozione di materiale osseo. Oltre la metà eseguiti in Lombardia e in Emilia Romagna anche a causa della mobilità sanitaria tra le Regioni. Nel 60 per cento dei casi si tratta di protesi d'anca, ma crescono a ritmo vertiginoso anche le sostituzioni di ginocchio. Questi alcuni dei dati forniti dai massimi esperti riuniti oggi a Milano per il 94° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, sul tema revisione delle protesi e mininvasività in ortopedia e traumatologia.
Nel mondo si impiantano un milione e mezzo di protesi d'anca ogni anno, di cui 300.000 negli Stati Uniti; l'Italia è fra i Paesi europei dove si effettua il maggior numero di sostituzioni d'anca. Su circa 700.000 interventi eseguiti ogni anno in Europa, infatti, oltre centomila riguardano il nostro Paese, che è superato soltanto da Germania (250.000) e Francia (130.000) e precede Regno Unito (90.000) e Spagna (70.000). La sostituzione dell'articolazione dell'anca con "pezzi di ricambio" cresce a ritmo costante: il numero di impianti aumenta come detto del 5 per cento ogni anno e quella spesa di un miliardo e trecento milioni di euro corrisponde all'1 per cento del Fondo Sanitario Nazionale. A questa cifra vanno aggiunti quegli oltre 500 milioni di euro spesi per la riabilitazione successiva all'intervento. Nel 65 per cento dei casi la sostituzione dell'anca riguarda le donne, e la percentuale sale al 75 per cento se l'impianto è successivo a una frattura da osteoporosi. continua
dimagrire col cioccolato ora si può!Arrivano dalla Spagna le praline che ingannano la fame
La pralina dietetica:
è la micro-alga
che fa dimagrire
Un cioccolato che fa dimagrire? Esiste e lo hanno inventato in Spagna, dove presto apparirà sugli scaffali dei negozi di tutto il paese. Si chiamano Lola le praline che contengono particolari aminoacidi in grado di "ingannare" il cervello e far sentire di meno la fame.
Il colore non è dei più attraenti, con una sfumatura verdognola dovuta agli ingredienti extra, ma il gusto è in tutto simile a quello del cioccolato vero, assicurano dall`azienda spagnola, la Covcoa Bio, che lo produce e l`ha presentato in questi giorni durante la mostra internazionale di Madrid dedicata alla prelibatezza "nera".
Il segreto del dolce taglia-fame è nella spirulina, un estratto alimentare di una microscopica alga ricca di vitamine A e B12, in grado di produrre l`effetto sazietà. Secondo i suoi creatori la ricetta "magica" sarebbe infatti in grado di stimolare la produzione di un ormone che sopprime l`appetito. "Basta mangiare uno o due cioccolatini circa un`ora prima del pasto", assicura Armando Yanez, uno dei suoi creatori.http://salute24.ilsole24ore.com/salute/puntomalattie/3200_Ciocco_dieta_Creata_la_pralinache_fa_dimagrire.php
Data: 19-11-2009
Autore: c.c.
è la micro-alga
che fa dimagrire
Un cioccolato che fa dimagrire? Esiste e lo hanno inventato in Spagna, dove presto apparirà sugli scaffali dei negozi di tutto il paese. Si chiamano Lola le praline che contengono particolari aminoacidi in grado di "ingannare" il cervello e far sentire di meno la fame.
Il colore non è dei più attraenti, con una sfumatura verdognola dovuta agli ingredienti extra, ma il gusto è in tutto simile a quello del cioccolato vero, assicurano dall`azienda spagnola, la Covcoa Bio, che lo produce e l`ha presentato in questi giorni durante la mostra internazionale di Madrid dedicata alla prelibatezza "nera".
Il segreto del dolce taglia-fame è nella spirulina, un estratto alimentare di una microscopica alga ricca di vitamine A e B12, in grado di produrre l`effetto sazietà. Secondo i suoi creatori la ricetta "magica" sarebbe infatti in grado di stimolare la produzione di un ormone che sopprime l`appetito. "Basta mangiare uno o due cioccolatini circa un`ora prima del pasto", assicura Armando Yanez, uno dei suoi creatori.http://salute24.ilsole24ore.com/salute/puntomalattie/3200_Ciocco_dieta_Creata_la_pralinache_fa_dimagrire.php
Data: 19-11-2009
Autore: c.c.
Bambini:seguite questi consigli se hanno l'influenza e non dimenticate:lana,lettoe latte
Bambini con l’influenza:
il pediatra consiglia
la «regola delle 3 L»
Non vanno mai forzati a mangiare, mentre è bene incoraggiarli a bere. Via libera alle ricette leggere, mentre vanno esclusi i piatti troppo elaborati e conditi, perché più difficili da digerire. E poi, se si seguono le "tre L" che una volta venivano consigliate dai medici condotti, "non si sbaglia mai", spiega a Salute24 Andrea Vania, docente di Pediatria all`Università di Roma La Sapienza - Polo Pontino. "Durante l`influenza i bambini non vanno forzati a mangiare, perché l`inappetenza è uno dei sintomi della malattia", spiega l`esperto. Ecco le "linee guida" per i genitori dei bambini influenzati: facili regole da seguire per rendere ai bimbi l`influenza meno fastidiosa possibile.
Ricette leggere - Cucinare in modo semplice è d`obbligo se il bambino sta male: "Piatti troppo elaborati e troppo speziati non favoriscono la digestione che già di per sé, solitamente, durante un`influenza è rallentata e un po` più difficoltosa del normale. Via libera a ogni ricetta, ma cucinata in modo sano e con poco condimento".
Bere è fondamentale - Non insistere se non vogliono mangiare, spiega il medico, mentre è importante, invece, incoraggiarli a bere "per evitare la disidratazione, pericolosa tanto più quanto più il bambino è piccolo. E, se proprio non vogliono mangiare, si possono usare delle bevande zuccherate per far assumere loro, insieme ai liquidi, un po` di calorie". Tè, acqua e zucchero e succhi di frutta "ma anche latte, se non hanno problemi gastrointestinali". Ma diarrea e vomito sono sempre dietro l`angolo, soprattutto durante la stagione invernale. E se secondo i dati le complicazioni gastrointestinali interessano una persona su 10 che si ammala di influenza stagionale, per quanto riguarda la nuova influenza si parla di 4 persone su 10.
Orologio alla mano - In caso di diarrea le regole si seguono con l`orologio alla mano. "Tra le 6 e le 12 ore dopo il primo attacco è meglio limitare l`alimentazione e sostituirla con soluzioni reidratanti specifiche". Più il bambino è piccolo, più rischia di disidratarsi: "E tanto più è quindi importante seguire questo procedimento, facendosi ovviamente consigliare dal pediatra". Dopo le 12 ore, e fino alle 24 ore dopo il primo attacco, invece, è bene "evitare la somministrazione di latte e latticini, limitandosi eventualmente ai derivati a basso contenuto di lattosio, che sono più digeribili". Probiotici e prebiotici non sono specificamente richiesti dai medici, "ma possono essere consigliati, perché riducono la durata della diarrea e e aiutano l`intestino a rimettersi in sesto".
Un cucchiaino alla volta - Se il bambino ha vomitato "si deve assolutamente evitare di farlo bere subito e, comunque, di fargli assumere eccessive quantità di liquidi, perché in entrambi i casi si re-innesca facilmente il vomito". Sono out tutte le bevande che non siano acqua e zucchero o tè, e quindi latte, cioccolata, yogurt, succhi di frutta, "perché rimangono più a lungo nello stomaco, aumentando la situazione di pesantezza". E se il bambino ha sete, "dare da bere in quantità piccolissime, un cucchiaino alla volta". Le bevande migliori sono acqua e zucchero o tè: "In particolare il tè, oltre ad essere leggero e facilmente digeribile, grazie alla teina rallenta l`attività gastrica". Con o senza limone, non fa differenza: "È un falso mito quello secondo cui il limone sia di aiuto contro la nausea. Contro il vomito è la teina a funzionare, non il limone".
Le "tre L" - In sintesi, "letto, lana, latte", spiega il pediatra. Semplici e antiche, ma ancora efficaci: "Sono le norme che i vecchi medici condotti consigliavano alle mamme apprensive alla prese con bambini influenzati - continua Vania -, ma sono valide anche oggi". "Letto" significa "riposo totale": "I bambini con la febbre possono guardare la tv, stare a letto o sul divano, ma non devono assolutamente fare giochi agitati e scalmanarsi. Devono riposarsi", spiega il pediatra. "Lana" sta per "stare al caldo". Quanto al latte, "è un consiglio generale che indica che durante l`influenza bisogna assumere liquidi per non disidratarsi".
La convalescenza - Almeno 5 giorni, ma se si arriva a 7 è meglio: dopo essere stati a letto a causa dell`influenza una buona convalescenza è indispensabile evitare di riammalarsi. "Che sia influenza stagionale o pandemica, a causa della malattia l`organismo subisce una depressione immunitaria. Per tornare a svolgere le attività quotidiane il corpo deve recuperare, e per recuperare ha bisogno di stare in convalescenza". Evitare di riportare i bambini a scuola prima del tempo: "Sarebbe buona norma farli stare tranquilli per una settimana dopo la malattia, evitando di riportarli subito a scuola e all`asilo e di reinserirli nelle loro attività pomeridiane extrascolastiche che, anche se sono un divertimento, risultano pur sempre impegnative".http://salute24.ilsole24ore.com/salute/puntomalattie/3168_Bambini_con_l_influenza:il_pediatra_consigliala__regola_delle_3_L_.php
Data: 13-11-2009
Autore: Miriam Cesta
il pediatra consiglia
la «regola delle 3 L»
Non vanno mai forzati a mangiare, mentre è bene incoraggiarli a bere. Via libera alle ricette leggere, mentre vanno esclusi i piatti troppo elaborati e conditi, perché più difficili da digerire. E poi, se si seguono le "tre L" che una volta venivano consigliate dai medici condotti, "non si sbaglia mai", spiega a Salute24 Andrea Vania, docente di Pediatria all`Università di Roma La Sapienza - Polo Pontino. "Durante l`influenza i bambini non vanno forzati a mangiare, perché l`inappetenza è uno dei sintomi della malattia", spiega l`esperto. Ecco le "linee guida" per i genitori dei bambini influenzati: facili regole da seguire per rendere ai bimbi l`influenza meno fastidiosa possibile.
Ricette leggere - Cucinare in modo semplice è d`obbligo se il bambino sta male: "Piatti troppo elaborati e troppo speziati non favoriscono la digestione che già di per sé, solitamente, durante un`influenza è rallentata e un po` più difficoltosa del normale. Via libera a ogni ricetta, ma cucinata in modo sano e con poco condimento".
Bere è fondamentale - Non insistere se non vogliono mangiare, spiega il medico, mentre è importante, invece, incoraggiarli a bere "per evitare la disidratazione, pericolosa tanto più quanto più il bambino è piccolo. E, se proprio non vogliono mangiare, si possono usare delle bevande zuccherate per far assumere loro, insieme ai liquidi, un po` di calorie". Tè, acqua e zucchero e succhi di frutta "ma anche latte, se non hanno problemi gastrointestinali". Ma diarrea e vomito sono sempre dietro l`angolo, soprattutto durante la stagione invernale. E se secondo i dati le complicazioni gastrointestinali interessano una persona su 10 che si ammala di influenza stagionale, per quanto riguarda la nuova influenza si parla di 4 persone su 10.
Orologio alla mano - In caso di diarrea le regole si seguono con l`orologio alla mano. "Tra le 6 e le 12 ore dopo il primo attacco è meglio limitare l`alimentazione e sostituirla con soluzioni reidratanti specifiche". Più il bambino è piccolo, più rischia di disidratarsi: "E tanto più è quindi importante seguire questo procedimento, facendosi ovviamente consigliare dal pediatra". Dopo le 12 ore, e fino alle 24 ore dopo il primo attacco, invece, è bene "evitare la somministrazione di latte e latticini, limitandosi eventualmente ai derivati a basso contenuto di lattosio, che sono più digeribili". Probiotici e prebiotici non sono specificamente richiesti dai medici, "ma possono essere consigliati, perché riducono la durata della diarrea e e aiutano l`intestino a rimettersi in sesto".
Un cucchiaino alla volta - Se il bambino ha vomitato "si deve assolutamente evitare di farlo bere subito e, comunque, di fargli assumere eccessive quantità di liquidi, perché in entrambi i casi si re-innesca facilmente il vomito". Sono out tutte le bevande che non siano acqua e zucchero o tè, e quindi latte, cioccolata, yogurt, succhi di frutta, "perché rimangono più a lungo nello stomaco, aumentando la situazione di pesantezza". E se il bambino ha sete, "dare da bere in quantità piccolissime, un cucchiaino alla volta". Le bevande migliori sono acqua e zucchero o tè: "In particolare il tè, oltre ad essere leggero e facilmente digeribile, grazie alla teina rallenta l`attività gastrica". Con o senza limone, non fa differenza: "È un falso mito quello secondo cui il limone sia di aiuto contro la nausea. Contro il vomito è la teina a funzionare, non il limone".
Le "tre L" - In sintesi, "letto, lana, latte", spiega il pediatra. Semplici e antiche, ma ancora efficaci: "Sono le norme che i vecchi medici condotti consigliavano alle mamme apprensive alla prese con bambini influenzati - continua Vania -, ma sono valide anche oggi". "Letto" significa "riposo totale": "I bambini con la febbre possono guardare la tv, stare a letto o sul divano, ma non devono assolutamente fare giochi agitati e scalmanarsi. Devono riposarsi", spiega il pediatra. "Lana" sta per "stare al caldo". Quanto al latte, "è un consiglio generale che indica che durante l`influenza bisogna assumere liquidi per non disidratarsi".
La convalescenza - Almeno 5 giorni, ma se si arriva a 7 è meglio: dopo essere stati a letto a causa dell`influenza una buona convalescenza è indispensabile evitare di riammalarsi. "Che sia influenza stagionale o pandemica, a causa della malattia l`organismo subisce una depressione immunitaria. Per tornare a svolgere le attività quotidiane il corpo deve recuperare, e per recuperare ha bisogno di stare in convalescenza". Evitare di riportare i bambini a scuola prima del tempo: "Sarebbe buona norma farli stare tranquilli per una settimana dopo la malattia, evitando di riportarli subito a scuola e all`asilo e di reinserirli nelle loro attività pomeridiane extrascolastiche che, anche se sono un divertimento, risultano pur sempre impegnative".http://salute24.ilsole24ore.com/salute/puntomalattie/3168_Bambini_con_l_influenza:il_pediatra_consigliala__regola_delle_3_L_.php
Data: 13-11-2009
Autore: Miriam Cesta
mercoledì 18 novembre 2009
TINGERE I CAPELLI CON L'HENNE'
LA COLORAZIONE DEI CAPELLI CON LE PIANTE: L'HENNE'
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La colorazione dei capelli è diventata un momento importante nella vita di tutti i giorni per un numero sempre più grande di persone.
Se anni fa erano solo alcune signore a sottoporsi a questo trattamento cosmetico, oggi molte persone cambiano il proprio colore di capelli, più o meno frequentemente, senza limiti di sesso o di età. Questo fatto ha importanti implicazioni sociali, che coinvolgono il bisogno di sembrare sempre più giovani e in forma, ma soprattutto la necessità di essere integrati nella società, di piacere agli altri, di far parte del "gruppo".
In risposta a tale tendenza l'offerta di tinture per capelli sul mercato è sempre più ampia; inoltre i prodotti più utilizzati, sia in casa che dal parrucchiere, sono quelli formulati con coloranti di sintesi che permettono di ottenere, nella quasi totalità dei casi, dei buoni risultati ma che tuttavia alterano la struttura naturale del capello (come si vede dalle figure seguenti, che rappresentano un capello sano e dei capelli rovinati a causa di trattamenti di permanente e colorazione).
In conseguenza di questo inconveniente, si sta registrando un fenomeno non trascurabile e in continuo aumento, e cioè la richiesta da parte dei consumatori di prodotti cosmetici in generale, ma anche di tinture per capelli in particolare, sempre più naturali, e soprattutto più vegetali.
In quest'ottica suscitano sempre maggior interesse i coloranti presenti nelle piante, poiché possono essere usati con tranquillità, non avendo mai dato origine a sospetti di tossicità.CONTINUA
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La colorazione dei capelli è diventata un momento importante nella vita di tutti i giorni per un numero sempre più grande di persone.
Se anni fa erano solo alcune signore a sottoporsi a questo trattamento cosmetico, oggi molte persone cambiano il proprio colore di capelli, più o meno frequentemente, senza limiti di sesso o di età. Questo fatto ha importanti implicazioni sociali, che coinvolgono il bisogno di sembrare sempre più giovani e in forma, ma soprattutto la necessità di essere integrati nella società, di piacere agli altri, di far parte del "gruppo".
In risposta a tale tendenza l'offerta di tinture per capelli sul mercato è sempre più ampia; inoltre i prodotti più utilizzati, sia in casa che dal parrucchiere, sono quelli formulati con coloranti di sintesi che permettono di ottenere, nella quasi totalità dei casi, dei buoni risultati ma che tuttavia alterano la struttura naturale del capello (come si vede dalle figure seguenti, che rappresentano un capello sano e dei capelli rovinati a causa di trattamenti di permanente e colorazione).
In conseguenza di questo inconveniente, si sta registrando un fenomeno non trascurabile e in continuo aumento, e cioè la richiesta da parte dei consumatori di prodotti cosmetici in generale, ma anche di tinture per capelli in particolare, sempre più naturali, e soprattutto più vegetali.
In quest'ottica suscitano sempre maggior interesse i coloranti presenti nelle piante, poiché possono essere usati con tranquillità, non avendo mai dato origine a sospetti di tossicità.CONTINUA
lunedì 16 novembre 2009
dispareunia:dolore sessuale,cos'è,cause,consigli
A cura di Erica Sorelli
Il dolore sessuale che molte donne provano quando fanno l’amore con il proprio compagno è molto più diffuso di quanto si pensi. Tuttavia, le donne che ne sono colpite hanno difficoltà a parlarne, provano vergogna e imbarazzo e tentano in tutti i modi di occultarlo o superarlo senza doverlo affrontare apertamente con il medico. Solo quando la sofferenza diventa insopportabile le donne trovano il coraggio di chiedere aiuto al medico. A quel punto, però, spesso si sentono rispondere che quel tipo di dolore è una questione psicologica che sta solo a loro superare…
Poiché, al contrario, il dolore non è quasi mai solo psicogeno, ma è causato da fattori fisici di competenza strettamente medica, cercheremo di chiarire le modalità con le quali si presenta, di elencare le cause che ne sono responsabili e di indicare l’ampio ventaglio di possibilità terapeutiche. leggi tutto
Il dolore sessuale che molte donne provano quando fanno l’amore con il proprio compagno è molto più diffuso di quanto si pensi. Tuttavia, le donne che ne sono colpite hanno difficoltà a parlarne, provano vergogna e imbarazzo e tentano in tutti i modi di occultarlo o superarlo senza doverlo affrontare apertamente con il medico. Solo quando la sofferenza diventa insopportabile le donne trovano il coraggio di chiedere aiuto al medico. A quel punto, però, spesso si sentono rispondere che quel tipo di dolore è una questione psicologica che sta solo a loro superare…
Poiché, al contrario, il dolore non è quasi mai solo psicogeno, ma è causato da fattori fisici di competenza strettamente medica, cercheremo di chiarire le modalità con le quali si presenta, di elencare le cause che ne sono responsabili e di indicare l’ampio ventaglio di possibilità terapeutiche. leggi tutto
tutto quello che devi sapere sull'allattamento
Naturale o artificiale?
Aumentano le donne che decidono di allattare al seno il loro bambino ma il periodo è ancora troppo breve: se alle dimissioni dall'ospedale allatta l'80% delle neo-mamme, dopo 3 mesi la media scende al 40%. Un dato emerso in occasione del XVI Congresso nazionale della Società Italiana di Psicoprofilassi Ostetrica (SIPPO).
I benefici derivanti dall'allattamento al seno, hanno sottolineato gli esperti, sono ormai noti alla maggioranza delle donne e degli operatori ed è cresciuta la consapevolezza tra le neo-mamme che optano per l'allattamento naturale prima di prendere in considerazione quello artificiale.
Tuttavia, ha affermato la ginecologa e ricercatrice all'Università La Sapienza Paola Ciolli, "non è ancora abbastanza ed è necessario proseguire in un'opera di sensibilizzazione e informazione perché sempre più donne conoscano l'importanza dell'allattamento naturale". Ma, soprattutto, è fondamentale 'accompagnare' le neo-mamme nel loro percorso, dal momento che in moltissime rinunciano ad allattare i propri bambini, prese da una comprensibile ansia, all'insorgere delle prime difficoltà. "Al momento delle dimissioni - ha rilevato Ciolli - 8 donne su 10 allattano al seno ma, già dopo un mese, la percentuale scende al 60%, per attestarsi intorno a poco più del 40% a tre mesi dall'uscita dall'ospedale. Un dato che ci pone in coda rispetto a molti altri paesi europei". "Il fatto - ha aggiunto Ciolli - è che mancano anche degli operatori preparati che aiutino le donne in questo percorso, soprattutto nella fase iniziale". Ed ancora: "Troppo spesso non c'è un'adeguata formazione universitaria sul tema e a ciò si aggiungono anche gli ostacoli posti dalle stesse strutture ospedaliere. Non tutte permettono infatti il rooming-in che - ha precisato l'esperta - consentendo alla madre di stare a diretto contatto col neonato per tutto il tempo, favorisce anche l'allattamento al seno leggi tutto
Aumentano le donne che decidono di allattare al seno il loro bambino ma il periodo è ancora troppo breve: se alle dimissioni dall'ospedale allatta l'80% delle neo-mamme, dopo 3 mesi la media scende al 40%. Un dato emerso in occasione del XVI Congresso nazionale della Società Italiana di Psicoprofilassi Ostetrica (SIPPO).
I benefici derivanti dall'allattamento al seno, hanno sottolineato gli esperti, sono ormai noti alla maggioranza delle donne e degli operatori ed è cresciuta la consapevolezza tra le neo-mamme che optano per l'allattamento naturale prima di prendere in considerazione quello artificiale.
Tuttavia, ha affermato la ginecologa e ricercatrice all'Università La Sapienza Paola Ciolli, "non è ancora abbastanza ed è necessario proseguire in un'opera di sensibilizzazione e informazione perché sempre più donne conoscano l'importanza dell'allattamento naturale". Ma, soprattutto, è fondamentale 'accompagnare' le neo-mamme nel loro percorso, dal momento che in moltissime rinunciano ad allattare i propri bambini, prese da una comprensibile ansia, all'insorgere delle prime difficoltà. "Al momento delle dimissioni - ha rilevato Ciolli - 8 donne su 10 allattano al seno ma, già dopo un mese, la percentuale scende al 60%, per attestarsi intorno a poco più del 40% a tre mesi dall'uscita dall'ospedale. Un dato che ci pone in coda rispetto a molti altri paesi europei". "Il fatto - ha aggiunto Ciolli - è che mancano anche degli operatori preparati che aiutino le donne in questo percorso, soprattutto nella fase iniziale". Ed ancora: "Troppo spesso non c'è un'adeguata formazione universitaria sul tema e a ciò si aggiungono anche gli ostacoli posti dalle stesse strutture ospedaliere. Non tutte permettono infatti il rooming-in che - ha precisato l'esperta - consentendo alla madre di stare a diretto contatto col neonato per tutto il tempo, favorisce anche l'allattamento al seno leggi tutto
patologie della spalla in età giovanile
Le patologie dell'età giovanile
L’articolazione gleno-omerale, a causa della sua intrinseca biomeccanica, può andare incontro a diverse patologie. Comincia qui un dossier dedicato ai problemi più frequenti della spalla in età giovanile, adulta e matura. Gli specialisti di Humanitas ne spiegano le cause e presentano le possibili soluzioni di trattamento, conservative o chirurgiche.
Fino ai 30 anni la più frequente patologia della spalla è l’instabilità (traumatica, microtraumatica o atraumatica) che può condurre al quadro clinico di lussazione, di sub-lussazione o di spalla dolorosa. Dopo un primo trattamento conservativo si può ricorrere, se è necessario, a un intervento chirurgico, che viene condotto per via artroscopica e che permette alla spalla di riacquistare una corretta stabilità. Ne parliamo con il dott. Mario Borroni, specialista dell’Unità Operativa di Ortopedia-Chirurgia della Spalla di Humanitas, diretta dal dott. Alessandro Castagna. continua
L’instabilità dell’articolazione
“Il più frequente disturbo sotto i 30 anni – spiega il dott. Borroni – è una patologia di instabilità. Ricordiamo che la spalla è l’articolazione che, nel nostro corpo, presenta la più ampia capacità di movimenti e anche per questo motivo si tratta dell’articolazione intrinsecamente più instabile. Con il termine instabilità si intende sia la lussazione traumatica recidivante, sia forme di instabilità minori che portano a delle sub-lussazioni o a dei quadri di spalla dolorosa. Si ha una lussazione della spalla quando si è in presenza della fuoriuscita della testa dell’omero dalla cavità glenoidea in cui è normalmente contenuta. Nella sub-lussazione, invece, la testa dell’omero tende a fuoriuscire, ma riesce a rimanere contenuta nella cavità. Sono state le recenti tecniche di artroscopia che hanno permesso non solo di individuare meglio il funzionamento della spalla e la sua normale fisiologia, ma anche di indagare con maggiore accuratezza gli aspetti patologici”.
L’articolazione gleno-omerale, a causa della sua intrinseca biomeccanica, può andare incontro a diverse patologie. Comincia qui un dossier dedicato ai problemi più frequenti della spalla in età giovanile, adulta e matura. Gli specialisti di Humanitas ne spiegano le cause e presentano le possibili soluzioni di trattamento, conservative o chirurgiche.
Fino ai 30 anni la più frequente patologia della spalla è l’instabilità (traumatica, microtraumatica o atraumatica) che può condurre al quadro clinico di lussazione, di sub-lussazione o di spalla dolorosa. Dopo un primo trattamento conservativo si può ricorrere, se è necessario, a un intervento chirurgico, che viene condotto per via artroscopica e che permette alla spalla di riacquistare una corretta stabilità. Ne parliamo con il dott. Mario Borroni, specialista dell’Unità Operativa di Ortopedia-Chirurgia della Spalla di Humanitas, diretta dal dott. Alessandro Castagna. continua
L’instabilità dell’articolazione
“Il più frequente disturbo sotto i 30 anni – spiega il dott. Borroni – è una patologia di instabilità. Ricordiamo che la spalla è l’articolazione che, nel nostro corpo, presenta la più ampia capacità di movimenti e anche per questo motivo si tratta dell’articolazione intrinsecamente più instabile. Con il termine instabilità si intende sia la lussazione traumatica recidivante, sia forme di instabilità minori che portano a delle sub-lussazioni o a dei quadri di spalla dolorosa. Si ha una lussazione della spalla quando si è in presenza della fuoriuscita della testa dell’omero dalla cavità glenoidea in cui è normalmente contenuta. Nella sub-lussazione, invece, la testa dell’omero tende a fuoriuscire, ma riesce a rimanere contenuta nella cavità. Sono state le recenti tecniche di artroscopia che hanno permesso non solo di individuare meglio il funzionamento della spalla e la sua normale fisiologia, ma anche di indagare con maggiore accuratezza gli aspetti patologici”.
IL FREDDO è NEMICO DELLA PELLE:ECCO I CONSIGLI PER STAR MEGLIO
La pelle soffre l'inverno. Con il freddo si secca e diventa più sensibile e vulnerabile ai microbi. Peggiora l'eczema, nemico della coppia per oltre la metà dei pazienti. E a rossori e rischio infezioni si aggiungono i geloni: la dolorosa sensazione di 'paralisi' che colpisce a volte le dita di mani e piedi, quando la colonnina di mercurio precipita. Anche dei guai che nella stagione alle porte possono minacciare la cute, mega-filtro e primo 'biglietto da visita' del corpo umano, si è parlato al 18esimo congresso dell'Accademia europea di dermatologia e venereologia (Eadv), a Berlino.
Che il freddo sia nemico della pelle lo sa bene chi soffre d'eczema: fino al 30% dei bambini e oltre il 10% degli adulti nei Paesi industrializzati, stimano gli esperti. Persone che passano più di metà dell'anno (da 136 a 192 giorni, a seconda della gavità del problema) alle prese con prurito, secchezza e arrossamenti. Sintomi che aumentano il pericolo di infezioni batteriche e si aggravano nei mesi freddi, quando la temperatura esterna scende e i riscaldamenti tolgono troppa umidità all'aria di casa. Risultato: l'eczema si risveglia e la qualità di vita ne risente.CONTINUA
Che il freddo sia nemico della pelle lo sa bene chi soffre d'eczema: fino al 30% dei bambini e oltre il 10% degli adulti nei Paesi industrializzati, stimano gli esperti. Persone che passano più di metà dell'anno (da 136 a 192 giorni, a seconda della gavità del problema) alle prese con prurito, secchezza e arrossamenti. Sintomi che aumentano il pericolo di infezioni batteriche e si aggravano nei mesi freddi, quando la temperatura esterna scende e i riscaldamenti tolgono troppa umidità all'aria di casa. Risultato: l'eczema si risveglia e la qualità di vita ne risente.CONTINUA
domenica 15 novembre 2009
trovata acqua sulla luna
Acqua sulla luna
Dopo Marte arriva la notizia della scoperta di acqua sulla Luna, un obiettivo sicuramente più vicino rispetto al pianeta rosso. Le quantità di acqua rilevate sulla luna sono molto significative tant'è che si ipotizza una nuova missione dell'uomo sulla Luna entro il 2020. La scoperta è stata fatta nell'ambito della missione Lunar Crater Observation and Sensing Satellite (L-CROSS). Questo è in breve il comunicato della NASA (Novembre 2009).
http://www.universonline.it/_astronomia/articoli/09_11_14_a.php
Anche se la notizia è passata un po' in sordina, lo scorso 9 ottobre (2009) un razzo Centaur trasportato a bordo della sonda L-CROSS è stato lanciato in un'area del Polo Sud lunare. L'evento di per se non ha quindi destato particolare interesse ma ciò che ha permesso di scoprire non è passato di certo inosservato, sulla luna c'è l'acqua. L'esame spettrografico eseguito dalla sonda sul materiale liberato dall'impatto, che ha generato un cratere profondo circa 4 metri e largo 20, sul fondo del cratere Cabeus ha rilevato la presenza di acqua. Secondo gli esperti della NASA questa scoperta ha la stessa rilevanza scientifica del primo passo dell'uomo sulla luna.
Antony Colaprete, coordinatore scientifico della missione L-CROSS, spiega che in base ad alcune stime gli strumenti hanno rilevato (nella piccola porzione di area analizzata) la presenza di circa un centinaio di litri di vapore acqueo. Prima di divulgare la notizia sono state provate diverse combinazioni di materiali, eliminando anche le possibili contaminazioni indotte dal razzo Centaur, e solo quando si è avuto la certezza che fosse acqua è stato comunicato. L'esperto spiega che ora bisognerà effettuare ulteriori analisi ma è ormai certo che il cratere Cabeus contiene dell'acqua.
Qualche mese un documento della Commissione Augustine, nominata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ridefinire i piani di volo umano della NASA, dopo questa notizia probabilmente qualcosa cambierà di nuovo. La presenza di acqua sulla Luna, soprattutto se in quantità considerevoli, è fondamentale per la permanenza prolungata degli astronauti sul Satellite.
Dopo Marte arriva la notizia della scoperta di acqua sulla Luna, un obiettivo sicuramente più vicino rispetto al pianeta rosso. Le quantità di acqua rilevate sulla luna sono molto significative tant'è che si ipotizza una nuova missione dell'uomo sulla Luna entro il 2020. La scoperta è stata fatta nell'ambito della missione Lunar Crater Observation and Sensing Satellite (L-CROSS). Questo è in breve il comunicato della NASA (Novembre 2009).
http://www.universonline.it/_astronomia/articoli/09_11_14_a.php
Anche se la notizia è passata un po' in sordina, lo scorso 9 ottobre (2009) un razzo Centaur trasportato a bordo della sonda L-CROSS è stato lanciato in un'area del Polo Sud lunare. L'evento di per se non ha quindi destato particolare interesse ma ciò che ha permesso di scoprire non è passato di certo inosservato, sulla luna c'è l'acqua. L'esame spettrografico eseguito dalla sonda sul materiale liberato dall'impatto, che ha generato un cratere profondo circa 4 metri e largo 20, sul fondo del cratere Cabeus ha rilevato la presenza di acqua. Secondo gli esperti della NASA questa scoperta ha la stessa rilevanza scientifica del primo passo dell'uomo sulla luna.
Antony Colaprete, coordinatore scientifico della missione L-CROSS, spiega che in base ad alcune stime gli strumenti hanno rilevato (nella piccola porzione di area analizzata) la presenza di circa un centinaio di litri di vapore acqueo. Prima di divulgare la notizia sono state provate diverse combinazioni di materiali, eliminando anche le possibili contaminazioni indotte dal razzo Centaur, e solo quando si è avuto la certezza che fosse acqua è stato comunicato. L'esperto spiega che ora bisognerà effettuare ulteriori analisi ma è ormai certo che il cratere Cabeus contiene dell'acqua.
Qualche mese un documento della Commissione Augustine, nominata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ridefinire i piani di volo umano della NASA, dopo questa notizia probabilmente qualcosa cambierà di nuovo. La presenza di acqua sulla Luna, soprattutto se in quantità considerevoli, è fondamentale per la permanenza prolungata degli astronauti sul Satellite.
sabato 14 novembre 2009
INSONNIA:cos'è,10 regole per non soffrirne più
L'insonnia
L'insonnia è un disturbo più comune di quanto si creda e una recente statistica indica che circa il 14% delle persone lamenta un qualche disturbo del sonno ed è insoddisfatta del proprio dormire. La percentuale di insonnia aumenta poi con l'età raggiungendo, dopo i 60-65 anni, il 33% e il sesso femminile sembra essere il più colpito.
Parlare di insonnia vuol dire in primo luogo parlare di un bisogno fondamentale dell'uomo: il sonno. Vediamo dunque che cosa vuol dire dormire e quanto questo sia importante per l'economia psicofisica del corpo umano.
Che cosa è il sonno
Nell'antica Grecia il sonno era rappresentato come un adolescente che corre leggero sulla terra per dare agli uomini il riposo del corpo e della mente, recante nella mano sinistra un papavero e nella mano destra un recipiente colmo del suo succo. Sonno dunque come quiete, distacco dalle fatiche quotidiane e recupero di energia in funzione di una nuova giornata.
Visto in questo modo, il sonno sembrerebbe una parentesi tra un giorno e l'altro senza nessuna continuità con quella "relazione con il mondo" che tanto distingue l'essere svegli, attenti e vigili.
In realtà le cose non stanno proprio così, e con la scoperta delle onde elettriche cerebrali attraverso l’elettroencefalogramma è stato possibile dimostrare che il sonno appartiene al giorno biologico di ogni individuo e che lo stato di veglia in realtà continua, però in altro modo, mentre si dorme.
Le dieci regole d’oro per dormire bene
Ecco tutti i consigli alimentari da seguire e le “cattive” abitudini da evitare assolutamente
L’insonnia è un disturbo in cui il cosiddetto “fai da te” è da bandire. Troppo spesso infatti si ricorre ai sonniferi senza consultare il medico rischiando, da un lato, fastidiosi effetti collaterali e dall’altro, una rapida dipendenza biologica e psicologica. Peraltro è possibile ricorrere ad alcuni accorgimenti di tipo alimentare e comportamentale per curare e prevenire questo “antipatico” disturbo:
*
Eliminare la carne dal pasto serale: nella carne è presente un aminoacido, la tirosina, che interviene come stimolante dei processi mentali
*
Il pasto serale dovrebbe essere vegetariano e ricco di amidi (pasta e riso). Insieme alle banane questi alimenti sono ricchi di un precursore della serotonina, sostanza che a livello cerebrale induce il sonno ed ha effetto sedativo
*
Imparare un metodo di rilassamento (training autogeno, yoga, distensione immaginativa sono i più noti) per diminuire la tensione muscolare
*
Per chi non ha problemi di allergia un bicchiere di latte caldo prima di coricarsi è un toccasana conosciuto fin dall’antichità
*
Una volta svegli è inutile girarsi e rigirarsi nel letto, meglio alzarsi e preparare una camomilla o una tisana di lavanda, tiglio o passiflora
*
Andare a letto solo per dormire e quando si ha sonno. Altre attività come mangiare, leggere o guardare la televisione non devono essere fatte a letto
*
Limitare, nelle ore precedenti il sonno, attività che eccitano l’organismo come lo studio intenso o attività fisiche impegnative
*
Se si ha un bambino che non prende sonno quando i genitori si allontanano il rimedio più antico è posare vicino a lui un indumento indossato dalla madre. In questo modo la madre continua a “comunicare” al bambino la sua presenza rassicurandolo
*
Una tradizione dell’antico Egitto narra che la posizione notturna con la testa a Nord favorisce la fluidità della circolazione sanguigna. A conferma di ciò, esperimenti effettuati al Centro del sonno di Barkeley con l’uso di un letto girevole hanno dimostrato che quando la testa è a Nord la profondità del sonno è maggiore che negli altri orientamenti. Vale la pena dunque modificare in tal senso la posizione del letto
*
Evitare l’assunzione di sostanze stimolanti con il fine di aumentare “l’utilità” del giorno. Il sonno viene così costantemente sacrificato alla vita vigile e non rispettato nella sua essenza di fondamentale funzione che scandisce, sorregge ed equilibra l’esistenza dell’uomo
http://4amicialbar.forumcommunity.net/?t=33110851&st=0#lastpost
L'insonnia è un disturbo più comune di quanto si creda e una recente statistica indica che circa il 14% delle persone lamenta un qualche disturbo del sonno ed è insoddisfatta del proprio dormire. La percentuale di insonnia aumenta poi con l'età raggiungendo, dopo i 60-65 anni, il 33% e il sesso femminile sembra essere il più colpito.
Parlare di insonnia vuol dire in primo luogo parlare di un bisogno fondamentale dell'uomo: il sonno. Vediamo dunque che cosa vuol dire dormire e quanto questo sia importante per l'economia psicofisica del corpo umano.
Che cosa è il sonno
Nell'antica Grecia il sonno era rappresentato come un adolescente che corre leggero sulla terra per dare agli uomini il riposo del corpo e della mente, recante nella mano sinistra un papavero e nella mano destra un recipiente colmo del suo succo. Sonno dunque come quiete, distacco dalle fatiche quotidiane e recupero di energia in funzione di una nuova giornata.
Visto in questo modo, il sonno sembrerebbe una parentesi tra un giorno e l'altro senza nessuna continuità con quella "relazione con il mondo" che tanto distingue l'essere svegli, attenti e vigili.
In realtà le cose non stanno proprio così, e con la scoperta delle onde elettriche cerebrali attraverso l’elettroencefalogramma è stato possibile dimostrare che il sonno appartiene al giorno biologico di ogni individuo e che lo stato di veglia in realtà continua, però in altro modo, mentre si dorme.
Le dieci regole d’oro per dormire bene
Ecco tutti i consigli alimentari da seguire e le “cattive” abitudini da evitare assolutamente
L’insonnia è un disturbo in cui il cosiddetto “fai da te” è da bandire. Troppo spesso infatti si ricorre ai sonniferi senza consultare il medico rischiando, da un lato, fastidiosi effetti collaterali e dall’altro, una rapida dipendenza biologica e psicologica. Peraltro è possibile ricorrere ad alcuni accorgimenti di tipo alimentare e comportamentale per curare e prevenire questo “antipatico” disturbo:
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Eliminare la carne dal pasto serale: nella carne è presente un aminoacido, la tirosina, che interviene come stimolante dei processi mentali
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Il pasto serale dovrebbe essere vegetariano e ricco di amidi (pasta e riso). Insieme alle banane questi alimenti sono ricchi di un precursore della serotonina, sostanza che a livello cerebrale induce il sonno ed ha effetto sedativo
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Imparare un metodo di rilassamento (training autogeno, yoga, distensione immaginativa sono i più noti) per diminuire la tensione muscolare
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Per chi non ha problemi di allergia un bicchiere di latte caldo prima di coricarsi è un toccasana conosciuto fin dall’antichità
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Una volta svegli è inutile girarsi e rigirarsi nel letto, meglio alzarsi e preparare una camomilla o una tisana di lavanda, tiglio o passiflora
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Andare a letto solo per dormire e quando si ha sonno. Altre attività come mangiare, leggere o guardare la televisione non devono essere fatte a letto
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Limitare, nelle ore precedenti il sonno, attività che eccitano l’organismo come lo studio intenso o attività fisiche impegnative
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Se si ha un bambino che non prende sonno quando i genitori si allontanano il rimedio più antico è posare vicino a lui un indumento indossato dalla madre. In questo modo la madre continua a “comunicare” al bambino la sua presenza rassicurandolo
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Una tradizione dell’antico Egitto narra che la posizione notturna con la testa a Nord favorisce la fluidità della circolazione sanguigna. A conferma di ciò, esperimenti effettuati al Centro del sonno di Barkeley con l’uso di un letto girevole hanno dimostrato che quando la testa è a Nord la profondità del sonno è maggiore che negli altri orientamenti. Vale la pena dunque modificare in tal senso la posizione del letto
*
Evitare l’assunzione di sostanze stimolanti con il fine di aumentare “l’utilità” del giorno. Il sonno viene così costantemente sacrificato alla vita vigile e non rispettato nella sua essenza di fondamentale funzione che scandisce, sorregge ed equilibra l’esistenza dell’uomo
http://4amicialbar.forumcommunity.net/?t=33110851&st=0#lastpost
venerdì 13 novembre 2009
nuova influenza:finalmente il numero dei casi rallenta,forse siamo ad una svolta positiva
Influenza A, caso sospetto a Sapri
Sarebbe stato l'H1N1 ad uccidere due giorni fa una donna di 42 anni originaria di Lettere. Ne sono convinti i sanitari che attendono gli esami definitivi. Ieri due decessi: un uomo di 49 anni sottoposto tre mesi fa a trapianto di fegato e un immigrato affetto da polmonite. Ma l'assessore alla sanità Santangelo ribadisce: 'l'andamento epidemiologico è rallentato'
di Giuseppe Del Bello
L'influenza sembra a una svolta. Cala il numero di contagi, anche se il bollettino di ieri registra altri due morti. Vittime di patologie diverse ma anche positivi all´H1N1. E per la prima volta l´influenza A ha coinvolto pazienti sottoposti a trapianto, soggetti più esposti alle infezioni virali a causa del deficit immunologico indotto dai farmaci antirigetto. È morto così, per insufficienza respiratoria nella Rianimazione del Cardarelli, Nicola Velardi, 49 enne del centro storico che tre mesi fa aveva subito un trapianto di fegato a Genova e che poi, a giugno scorso, era stato rioperato nello stesso Cardarelli per una complicanza. Sottoposto a tampone, è risultato positivo al test. continua
Sarebbe stato l'H1N1 ad uccidere due giorni fa una donna di 42 anni originaria di Lettere. Ne sono convinti i sanitari che attendono gli esami definitivi. Ieri due decessi: un uomo di 49 anni sottoposto tre mesi fa a trapianto di fegato e un immigrato affetto da polmonite. Ma l'assessore alla sanità Santangelo ribadisce: 'l'andamento epidemiologico è rallentato'
di Giuseppe Del Bello
L'influenza sembra a una svolta. Cala il numero di contagi, anche se il bollettino di ieri registra altri due morti. Vittime di patologie diverse ma anche positivi all´H1N1. E per la prima volta l´influenza A ha coinvolto pazienti sottoposti a trapianto, soggetti più esposti alle infezioni virali a causa del deficit immunologico indotto dai farmaci antirigetto. È morto così, per insufficienza respiratoria nella Rianimazione del Cardarelli, Nicola Velardi, 49 enne del centro storico che tre mesi fa aveva subito un trapianto di fegato a Genova e che poi, a giugno scorso, era stato rioperato nello stesso Cardarelli per una complicanza. Sottoposto a tampone, è risultato positivo al test. continua
giovedì 12 novembre 2009
Come si può diagnosticare l'infezione da virus influenzale A/H1N1 nell'uomo?
Come si può diagnosticare l'infezione da virus influenzale A/H1N1 nell'uomo?
Con il passaggio alla fase pandemica e l'incremento progressivo dei casi in Europa e in Italia sono stati rafforzati i sistemi di sorveglianza ma non si ritiene più indispensabile la conferma di laboratorio dei casi sospetti e pertanto la diagnosi è basata soltanto sul solo criterio clinico (sintomi).
L'influenza A/H1N1 viene definita un'affezione respiratoria acuta a esordio brusco e improvviso con febbre di circa 38 gradi o superiore accompagnata da uno dei seguenti sintomi:
• cefalea
• malessere generalizzato
• sensazione di febbre (sudorazione brividi)
• astenia (debolezza)
e da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori:
• tosse
• mal di gola (faringodinia)
• congestione nasaletutte le risposte alle domande sulla nuova influenza qui
Con il passaggio alla fase pandemica e l'incremento progressivo dei casi in Europa e in Italia sono stati rafforzati i sistemi di sorveglianza ma non si ritiene più indispensabile la conferma di laboratorio dei casi sospetti e pertanto la diagnosi è basata soltanto sul solo criterio clinico (sintomi).
L'influenza A/H1N1 viene definita un'affezione respiratoria acuta a esordio brusco e improvviso con febbre di circa 38 gradi o superiore accompagnata da uno dei seguenti sintomi:
• cefalea
• malessere generalizzato
• sensazione di febbre (sudorazione brividi)
• astenia (debolezza)
e da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori:
• tosse
• mal di gola (faringodinia)
• congestione nasaletutte le risposte alle domande sulla nuova influenza qui
come diagnosticare e come curare le più comuni patologie oculari.
Il dott. Paolo Vinciguerra e la dott.ssa Grazia Maria Quaranta, responsabile e specialista di Oculistica in Humanitas, spiegano come diagnosticare e come curare le più comuni patologie oculari.
I controlli da fare da 10 a 30 anni:
- visita annuale in presenza di vizi di refrazione
- visita da concordare con oculista in presenza di patologie oculari
- visita ogni 2-3 anni in assenza di anomalie.
Controlla la tua vista: l’autodiagnosi
Quando andare dall’oculista?
- Quando si hanno difficoltà nella visione per lontano o per vicino: visione “sfuocata”, non nitida. Quando si avvertono stanchezza e cefalea immotivate
- in caso di dolore e/o fastidi oculari
- restringimento del campo visivo
- calo improvviso della vista
- visione di macchie scure mobili o fisse , centrali o periferiche
- visione distorta
- riduzione della sensibilità al contrasto, alterazione nella visione dei colori. continua a leggere
nuova TAC 40 presso la Clinica fornaca
Ottimale gestione del paziente, facilità nell’impostazione dell’esame da parte del radiologo e velocità di ricostruzione dell’immagine, migliorando la qualità e la precisione delle diagnosi: sono i punti di forza della nuova TAC 40 banchi di recente installata presso la Clinica Fornaca. a nuova macchina, prima in Piemonte in una struttura privata, incrementa le potenzialità del Servizio di Radiodiagnostica della clinica torinese guidato dal prof. Giovanni Gandini, direttore della 1° Scuola di Specializzazione in Radiodiagnostica dell’Università degli Studi di Torino con la quale Fornaca è convenzionata, affiancato dal dott. Carlo Faletti, direttore del Dipartimento di Diagnostica per immagini del CTO e dalla dott.ssa Maria Consuelo Valentini, primario di Neuroradiologa dello stesso ospedale.continua a leggere
Tatuaggi e piercing:se pensi di fartene leggi prima qui
Tatuaggi e piercing, istruzioni per l' uso
Tatuaggi e piercing sono sempre più diffusi, non solo fra i giovani. Aumentano gli appassionati della cosiddetta “body art”, ma allo stesso tempo cresce a schiera dei “pentiti” di queste pratiche così invasive per la pelle. Il professor Marcello Monti, responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, spiega quali sono i rischi e le norme da rispettare per evitare problemi anche serie.
clicca qui per l'articolo completo
Tatuaggi e piercing sono sempre più diffusi, non solo fra i giovani. Aumentano gli appassionati della cosiddetta “body art”, ma allo stesso tempo cresce a schiera dei “pentiti” di queste pratiche così invasive per la pelle. Il professor Marcello Monti, responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, spiega quali sono i rischi e le norme da rispettare per evitare problemi anche serie.
clicca qui per l'articolo completo
miopia fattore genetico o cattive abitudini?ecco casa si deve sapere
La miopia rappresenta nel mondo una delle cause principali che determinano l’abbassamento e la perdita della vista. Di cosa si tratta, come si manifesta, quali sono le cause che la determinano? Il dottor Rosario Urso dell’equipe di Oculistica diretta dal Dott. Paolo Vinciguerra presso l’Istituto Clinico Humanitas, parla di questo difetto di vista illustrando, oltre le conoscenze più consolidate in materia, le nuove evidenze scientifiche che dimostrano come proprio la miopia possa anche essere indotta da comportamenti scorretti. Le possibilità terapeutiche consentite dalla moderna tecnologia.
Le cause “classiche” e le nuove evidenze
"Le capacità visive di un individuo - spiega il dott. Rosario Urso - sono in gran parte determinate geneticamente. Esiste quindi una predisposizione familiare alla miopia. Nei figli di genitori miopi si osserva se non la presenza dello stesso difetto, una predisposizione a sviluppare il disturbo in età adulta. Esistono anche interi gruppi familiari colpiti da miopia patologica. Oltre alla predisposizione familiare,infatti, nei bambini la miopia può essere indotta anche da sforzi prolungati, come leggere con poca luce o con il testo troppo vicino al viso. Questo sembra essere confermato dal graduale aumento della prevalenza della miopia, in origine pressoché inesistente, nelle popolazioni aborigene che vengono avviate verso un’educazione di tipo occidentale. Anche le persone che per professione leggono a lungo o svolgono lavori di precisione, raggiungono gradi elevati di miopia che può progredire anche dopo i 30 anni". continua a leggere
Le cause “classiche” e le nuove evidenze
"Le capacità visive di un individuo - spiega il dott. Rosario Urso - sono in gran parte determinate geneticamente. Esiste quindi una predisposizione familiare alla miopia. Nei figli di genitori miopi si osserva se non la presenza dello stesso difetto, una predisposizione a sviluppare il disturbo in età adulta. Esistono anche interi gruppi familiari colpiti da miopia patologica. Oltre alla predisposizione familiare,infatti, nei bambini la miopia può essere indotta anche da sforzi prolungati, come leggere con poca luce o con il testo troppo vicino al viso. Questo sembra essere confermato dal graduale aumento della prevalenza della miopia, in origine pressoché inesistente, nelle popolazioni aborigene che vengono avviate verso un’educazione di tipo occidentale. Anche le persone che per professione leggono a lungo o svolgono lavori di precisione, raggiungono gradi elevati di miopia che può progredire anche dopo i 30 anni". continua a leggere
l'alimentazione consigliata per bambini sino all'adolescenza
La dieta fino all'adolescenza
A cura di Giuseppe Fatati
Responsabile Unità di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione Clinica
Azienda Ospedale S. Maria, Terni
A differenza del primo periodo di vita, in cui le indicazioni per una corretta alimentazione sono discretamente codificate, in età prescolare e scolare si hanno idee meno precise sull'argomento: interviene, infatti, una sorta di liberismo alimentare, in quanto il bambino o la bambina possono consumare gli alimenti abitualmente usati dagli adulti. In questa età le necessità energetiche sono pressoché costanti con lievi differenze tra maschi e femmine. La distribuzione calorica giornaliera dovrebbe essere la seguente:
proteine: 10-15%
lipidi: 28-30% (17-22% insaturi, 8-10% saturi)
glucidi: 55-60% (10-15% come monosaccaridi) con un apporto calorico bilanciato e frazionato
Di seguito è riportata la stima dei fabbisogni energetici dei bambini di età compresa tra i 3 ed i 9 anni.continua a leggere
A cura di Giuseppe Fatati
Responsabile Unità di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione Clinica
Azienda Ospedale S. Maria, Terni
A differenza del primo periodo di vita, in cui le indicazioni per una corretta alimentazione sono discretamente codificate, in età prescolare e scolare si hanno idee meno precise sull'argomento: interviene, infatti, una sorta di liberismo alimentare, in quanto il bambino o la bambina possono consumare gli alimenti abitualmente usati dagli adulti. In questa età le necessità energetiche sono pressoché costanti con lievi differenze tra maschi e femmine. La distribuzione calorica giornaliera dovrebbe essere la seguente:
proteine: 10-15%
lipidi: 28-30% (17-22% insaturi, 8-10% saturi)
glucidi: 55-60% (10-15% come monosaccaridi) con un apporto calorico bilanciato e frazionato
Di seguito è riportata la stima dei fabbisogni energetici dei bambini di età compresa tra i 3 ed i 9 anni.continua a leggere
mercoledì 11 novembre 2009
Come rianimare chi ha avuto un'arresto cardiocircolatorio
La rianimazione cardio-polmonare (CPR)
L'arresto del cuore e della respirazione (arresto cardio-respiratorio) è una evenienza drammatica, improvvisa ed inaspettata , che può capitare, per svariati motivi, anche a soggetti sani e richiede un intervento immediato e specifico che da solo salva la vita del paziente; l'arresto cardiorespiratorio si verifica nella maggior parte dei casi al di fuori delle strutture ospedaliere, per cui è indispensabile che tutti conoscano almeno i principi di base della Rianimazione Cardio- Respiratoria : in particolare gli addetti alle comunità, i vigili del fuoco, i vigili urbani, le forze di polizia, gli appartenenti alla protezione civile, i membri di club sportivi ecc.
IN COSA CONSISTE: La Rianimazione cardio- respiratoria consiste nel fare riprendere a battere il cuore e nel fare arrivare ossigeno ai polmoni : queste 2 sole e semplici cose salvano la vita al paziente.
QUANDO SI FA: In tutti i casi di arresto cardiaco e respiratorio con paziente privo di coscienza e senza polso.
QUANDO NON SI FA: Quando l'arresto cardiaco e respiratorio risale a molto tempo (oltre mezz'ora) o quando esso è dovuta alla fase terminale di una grave malattia incurabile (es.: tumore) o nel politraumatizzato grave.
COSA OCCORRE: Assolutamente nulla. La CPR viene eseguita senza alcuna strumentazione.
COME SI FA: Se il soccorritore è da solo: Si distende il soggetto da rianimare per terra o sopra una superficie rigida, gli si mette sotto il collo un rotolo qualsiasi (in modo che la testa si distenda all'indietro; l'operatore, in ginocchio a fianco del soggetto da rianimare comincia con 2 insufflazioni di aria direttamente nella bocca del paziente, prendendo prima una bella boccata di aria e avendo cura di fare aderire le proprie labbra a quelle del paziente e di chiudergli, con le dita, le narici per evitare che l'aria immessa invece di andare nei polmoni, fuoriesca da questa parte; poi con le mani sovrapposte palmo su dorso, esercita una energica pressione sul torace (in corrispondenza dello sterno) seguita da un rapido rilasciamento, a ritmo sostenuto 80-100 compressioni al minuto (cioè più di una compressione al secondo). Ogni 15 compressioni deve fare 2 insufflazioni di aria direttamente nella bocca del paziente come aveva fatto all'inizio. Tutta questa manovra, da quando il soggetto da rianimare viene disteso per terra a quando gli vengono fatte le compressioni sul torace e gli viene insufflata l'aria nella bocca DEVE ESSERE COMPIUTA NELL'ARCO DI MEZZO MINUTO.
Se i soccorritori sono in due: Si eseguono le stesse identiche manovre e nello stesso tempo (trenta secondi) di quando si è soli; l'unica differenza consiste nel ritmo da seguire tra compressioni sul torace ed insufflazioni : non più 2 su 15 , bensì 1 insufflazione di aria nella bocca ogni 5 compressioni sul torace.
Leonard Cobb (University of Washington, Seattle, USA) e collaboratori, hanno compiuto uno studio osservazionale per verificare se l’esecuzione della manovra di rianimazione cardiopolmonare (CPR) per circa 90 secondi prima della defibrillazione del paziente con un defibrillatore esterno automatico, producesse un miglioramento della sopravvivenza.
La CPR è associata ad un miglioramento della sopravvivenza dal 24% al 30%.
La percentuale dei sopravvissuti con una buona funzione neurologica alla dimissione è aumentata dal 71% al 79%.
http://www.farmasalute.it/percorsi/Pronto_Soccorso/arresto_cardiaco.asp
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L'arresto del cuore e della respirazione (arresto cardio-respiratorio) è una evenienza drammatica, improvvisa ed inaspettata , che può capitare, per svariati motivi, anche a soggetti sani e richiede un intervento immediato e specifico che da solo salva la vita del paziente; l'arresto cardiorespiratorio si verifica nella maggior parte dei casi al di fuori delle strutture ospedaliere, per cui è indispensabile che tutti conoscano almeno i principi di base della Rianimazione Cardio- Respiratoria : in particolare gli addetti alle comunità, i vigili del fuoco, i vigili urbani, le forze di polizia, gli appartenenti alla protezione civile, i membri di club sportivi ecc.
IN COSA CONSISTE: La Rianimazione cardio- respiratoria consiste nel fare riprendere a battere il cuore e nel fare arrivare ossigeno ai polmoni : queste 2 sole e semplici cose salvano la vita al paziente.
QUANDO SI FA: In tutti i casi di arresto cardiaco e respiratorio con paziente privo di coscienza e senza polso.
QUANDO NON SI FA: Quando l'arresto cardiaco e respiratorio risale a molto tempo (oltre mezz'ora) o quando esso è dovuta alla fase terminale di una grave malattia incurabile (es.: tumore) o nel politraumatizzato grave.
COSA OCCORRE: Assolutamente nulla. La CPR viene eseguita senza alcuna strumentazione.
COME SI FA: Se il soccorritore è da solo: Si distende il soggetto da rianimare per terra o sopra una superficie rigida, gli si mette sotto il collo un rotolo qualsiasi (in modo che la testa si distenda all'indietro; l'operatore, in ginocchio a fianco del soggetto da rianimare comincia con 2 insufflazioni di aria direttamente nella bocca del paziente, prendendo prima una bella boccata di aria e avendo cura di fare aderire le proprie labbra a quelle del paziente e di chiudergli, con le dita, le narici per evitare che l'aria immessa invece di andare nei polmoni, fuoriesca da questa parte; poi con le mani sovrapposte palmo su dorso, esercita una energica pressione sul torace (in corrispondenza dello sterno) seguita da un rapido rilasciamento, a ritmo sostenuto 80-100 compressioni al minuto (cioè più di una compressione al secondo). Ogni 15 compressioni deve fare 2 insufflazioni di aria direttamente nella bocca del paziente come aveva fatto all'inizio. Tutta questa manovra, da quando il soggetto da rianimare viene disteso per terra a quando gli vengono fatte le compressioni sul torace e gli viene insufflata l'aria nella bocca DEVE ESSERE COMPIUTA NELL'ARCO DI MEZZO MINUTO.
Se i soccorritori sono in due: Si eseguono le stesse identiche manovre e nello stesso tempo (trenta secondi) di quando si è soli; l'unica differenza consiste nel ritmo da seguire tra compressioni sul torace ed insufflazioni : non più 2 su 15 , bensì 1 insufflazione di aria nella bocca ogni 5 compressioni sul torace.
Leonard Cobb (University of Washington, Seattle, USA) e collaboratori, hanno compiuto uno studio osservazionale per verificare se l’esecuzione della manovra di rianimazione cardiopolmonare (CPR) per circa 90 secondi prima della defibrillazione del paziente con un defibrillatore esterno automatico, producesse un miglioramento della sopravvivenza.
La CPR è associata ad un miglioramento della sopravvivenza dal 24% al 30%.
La percentuale dei sopravvissuti con una buona funzione neurologica alla dimissione è aumentata dal 71% al 79%.
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